* Sotto il vischio…

cosa c’entra il vischio

Dal solstizio invernale in poi le giornate si allungano e il Sole “nasce”.
La parola Natale indica infatti “il giorno della nascita”.
Ci troviamo nel momento dell’anno più sacro e spirituale, tanto che la medicina solstiziale pone l’attenzione sulla cura dell’anima e sulle possibilità di vivere serenamente tutto l’anno.Alle piante che sfidando il freddo invernale veniva concesso di restare verdi e di fruttificare, sono state assegnate molteplici valenze: terapeutiche, propiziatorie, apotropaiche.
Tra queste, i Celti avevano eletto la pianta del Vischio, quale vegetale simbolico del solstizio d’inverno.
Il Vischio era una delle piante più preziose dell’erboristeria celtica tanto da essere ritenuto quasi un animale e da venire associato alla vita di un re o di un capo.
I druidi sceglievano accuratamente i modi ed i tempi per raccoglierlo.
Era la pianta dedicata alla festa di Imbolc e veniva tagliato dall’albero che lo ospitava durante una cerimonia di Yule o Alban Arthan.
Proprio in questo giorno, il più corto dell’anno, il sole ricomincia a crescere e la luce che irraggia la terra, fecondandola di vita, aumenta gradualmente fino a rinnovare il risveglio primaverile.

I Celti credevano che il ciclo vitale del Vischio si sviluppasse su tre elementi: un soggetto che trapassa la morte rappresentato dal Vischio, un messaggero della vita cioè l’uccello trasportatore, e l’interazione divina che dava il potere di nascere e di crescere.
Rappresenta la sopravvivenza dell’anima dopo la morte, il suo lavoro per preparare la Vita Futura, e tende verso la luce fino al rinnovamento primaverile che esprime la rinascita sulla terra.
Venerando il vischio colto in un giorno di cerimonie è l’Anima immortale che i druidi veneravano.


Secondo la tradizione celtica fu RAMA a scoprire le proprietà terapeutiche del vischio: questo giovane druido, addormentandosi sotto un albero di quercia ebbe in sogno la rivelazione del modo in cui avrebbe potuto vincere una grave epidemia, usando proprio il vischio.
Svegliatosi preparò un infuso a base di vischio che cresceva sulla quercia e riuscì a salvare il suo popolo.

Plinio il Vecchio riferisce che il vischio venerato dai Celti era quello che cresceva sulla quercia, considerato l’albero del dio dei cieli e della folgore perché su di esso cadevano spesso i fulmini.
Si credeva che la pianticella cadesse dal cielo insieme ai lampi.
Questa congettura – scrive il Frazer nel suo “Ramo d’oro” – è confermata dal nome di “scopa del fulmine” che viene dato al vischio nel cantone svizzero di Argau. Perchè gli ignoranti credono realmente che questi organismi parassitici siano un prodotto del fulmine”.
Tagliando dunque il vischio con i mistici riti ci si procura tutte le proprietà magiche del fulmine.

Secondo Plinio e altri storici, il Vischio della Quercia, quello appunto ‘quercino’, giallognolo, considerato Sacro, veniva tagliato dalla Quercia solo in caso di epidemie gravi, ed era considerato l’erba che ‘guariva tutti i mali’.
Pare che proprio il suo nome, in lingua celtica, avesse questo significato.


Il vischio di rovere, colto solennemente nel sesto giorno della luna da un druido vestito di bianco, con l’aiuto di una roncola d’oro, è tradizionalmente considerato una “ pianta animale” dell’antica Luna. Effettivamente la sua crescita nelle spazio e nel tempo sfugge all’attrazione della Terra minerale alla quale obbediscono tutte le altre piante.
Rudolf Steiner ha indicato come utilizzare le forze astrali più potenti del vischio.
Questo preparato è chiamato Iscador.
L’Iscador è conosciuto anche sotto il nome di Viscum Album Fermentato: e oggi è un efficace medicamento prescritto dalla Medicina Antroposofica come anticancerogeno.Non solo presso i popoli nordici però ottenne grande importanza.
Il Vischio nell Eneide di Virgilio apre le porte degli Inferi a Enea.
Alla vista del ramo dorato di Vischio (prende infatti il colore d’oro, una volta seccato) infatti il nocchiero del fiume infernale Stige si convince a traghettare l’eroe nel regno dei morti, per permettergli di rivedere il padre Anchise.
Probabilmente anche presso questi popoli era considerato pianta sacra, ‘emanazione divina’, essendo considerata persino ‘illuminante’ anche al buio, tanto da poter aiutare Enea nel oscurità degli Inferi.

Le leggende che considerano il vischio strettamente connesso al cielo e alla guarigione di tutti i mali si ritrovano anche in altre civiltà del mondo come ad esempio presso gli Ainu giapponesi o presso i Valo, una popolazione africana.
Inoltre queste usanze, continuarono (specie in Francia) anche dopo la cristianizzazione.
La natura del vischio, la sua nascita dal cielo e il suo legame con i solstizi non potevano infatti non ispirare ai cristiani il simbolo del Cristo, luce del mondo, nato in modo misterioso.
“Come il vischio è ospite di un albero, così il Cristo – scrive Alfredo Catabiani nel suo “Florario” – è ospite dell’umanità, un albero che non lo generò nello stesso modo con cui genera gli uomini”.

L’usanza di appendere un ramo di vischio all’uscio di casa nasce quindi nel Nord Europa.
Nella mitologia scandinava, il vischio è anche la pianta sacra di Frigg, dea dell’amore.
Dopo che suo figlio Balder venne ucciso da una freccia di vischio, Frigg cominciò a piangere sul suo corpo, e mentre le sue lacrime si trasformavano nelle perle bianche del vischio, Balder tornò in vità.
Per la felicità, Frigg cominciò a baciare chiunque passasse sotto l’albero sul quale cresce il vischio (di solito querce, pioppi, olmi e tigli), facendo sì che non potesse capitare mai nulla di male a tutti coloro che si fossero dati un bacio sotto un ramoscello di vischio.

E’ ben augurale per l’anno che viene, averne un ramoscello nelle case.
Il ceppo messo ad ardere nel camino
(per chi lo ha) non deve ardere del tutto.
Un pezzetto di questo legno deve essere conservato per accendere il nuovo ceppo di yule festività del prossimo anno.
Si brinda al Sole con del succo d’arancia, frutto solare.

FONTI
ffz.leonardo.it/lofi/Erbe-
ontanomagico.altervista.org
il calderone magico
druidsvischio.jpg
http://www.ilcerchiodellaluna.it/

 

* La tredicesima luna

Si avvicina la fine dell’anno di tredici lune.

E d’un tratto lei sta dietro di noi. Coglie impreparata la donna che crede di aver attraversato ogni gioia e ogni durezza: è Lilith.

Lilith è la prima, l’originaria, la demone senza misericordia, la nera.

In tutti i miti e religioni esiste come minaccia, come ammonimento o addirittura come tentazione del Male. Si invoca, civetta chiamata per essere subito demonizzata.

Lilith è l’inizio dell’umanità. Una forza creativa, incontrollata, caotica.

Nella Bibbia è tenuta quasi nascosta oppure citata sotto nomi fittizi, ovviamente solo nella funzione di demone cattivo.

Soprattutto Lilith viene bandita.

Con buoni motivi perchè è l’inconciliabile avversaria del dominio patriarcale. Non viene offerta nessuna mela, non viene data nessuna elemosina. Nessuna parola conciliante. Nessun gesto vincolante. Lotta e violenza è il suo messaggio.

Lilith è nella cattiva matrigna di Biancaneve, nella Virginia Woolf che si rifiuta di donare due ghinee per una caritatevole rappezzatura di un sistema ormai sfasciato.

Lilith è nella donna che ha ucciso il suo uomo. E’ nella donna che va con il suo bambino alla morte. E’ nell’avvelenatrice. Nella levatrice che sopprime il nato deforme.

Questa demone primigenia in ogni donna è stata distrutta dalle modalità del nuovo tempo, degradata ad un piccolo scoppio di aggressività premestruale. Ma violenza e oscurità fanno parte dell’intera personalità e non possono essere ignorate.

L’animale delle dodicesima luna è un animale mitico, il drago.

I draghi sono vecchi come il mondo. Si dice che non esistono veramente, che sono frutto della fantasia..

Ma più livelli e realtà si è in grado di scoprire, più ci si allena a percepire gli esseri mitici, proprio quelli che richiedono una vista speciale.

I draghi vivono su un ‘isola alla fine del mondo. La fine del mondo è là dove incontri la tua parte violenta.

I draghi si inseriscono nel paesaggio di quest’ isola in modo da passare inosservati ad ogni occhio che non sia esercitato. I draghi non si alleano con nessuno. Parlano nell’antico linguaggio della creazione. Non giungono a nessun compromesso o accordo con altri esseri o persone. Non hanno nessun nemico naturale.

Solamente lo spegnersi della coscienza mitica delle persone può distruggerli.

Sulla tua strada prima o poi inevitabilmente incontrerai un drago. Ricordati di chiedere la cosa più importante!

Come sappiamo dalle fiabe, i draghi hanno solo madri e nonne, niente padri.

Dunque incarnano l’epoca del diritto materno.

E la lotta del cavaliere cristiano con il drago altro non è che la lotta contro il potere della donna. Il sangue di drago che rende invulnerabile, è il potente sangue mestruale delle ave, che ha il suo riscontro nelle fiabe in cui alla figlia del re viene donato per protezione un fazzoletto con tre gocce di sangue della madre.

La pianta della dodicesima luna è il vischio.

Esso è altrettanto mitico ed enigmatico del drago. Il vischio cresce solo sugli alberi.

Le druide e i druidi celtici lo tagliavano con falcetti d’oro senza che sfiorassero la terra.

Se si appende un ramo di vischio preso dall’aria in questo modo, porta fortuna, salute, allegria.

Il vischio risveglia nelle persone la forza vitale perduta, la coscienza mitica, la responsabilità della propria vita.

Con il vischio nelle cliniche antroposofiche viene trattato il cancro.

Il potere di guarigione del vischio è soprattutto di vitale importanza per l’anima ed il corpo spirituale. Nel vischio ci sono sostanze che risvegliano la nostra antica memoria, che ci aiutano a riallacciarci alle nostre molte manifestazioni e personalità.

Il periodo della dodicesima luna è dopo l’equinozio di autunno.

In questo periodo si ripone il raccolto, si celebrano feste per la terra e si tengono rituali di ringraziamento per la ricchezza e l’abbondanza.

Dal libro di Luisa Francia “ Le tredici lune ”

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