* cambiare relativo

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Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri,
altri mulini a vento.

(Proverbio cinese)

Prima della fine dell’anno e anche dopo, all’inizio dell’anno nuovo, ho trovato tanti e poi tanti articoli tra i bloggers con elenchi di “buoni propositi” per il futuro.
Alcuni come un dialogo con se stessi, dopo aver fatto un bilancio degli obiettivi raggiunti, altri rivolti all’umanità intera per riacquistare il senso dei valori, alcuni ironici, alcuni amari, alcuni fiduciosi.
Alcuni, anzi molti, tanti, sono poesie, riflessioni, incitazioni che rivelano un comune denominatore, derivano da una comune aspirazione, cambiare secondo i valori condivisi dell’ umanità.
Se è vero che, come recita una delle più inflazionate citazioni, ” cambia te stesso per cambiare il mondo “, è anche indispensabile che ognuno si consideri parte del gruppo umanità, parte operante e responsabile della manifestazione, del Tutto.
” La somma delle parti è maggiore dell’intero “, lo diceva già Aristotele.
Del resto una sinfonia è ben più della somma degli ascolti degli strumenti ascoltati singolarmente. E’ un risultato dell’ Armonia.
E tanti pensieri ed aspirazioni della stessa qualità, quando condivisi, si materializzano in una forma pensiero di maggiore capacità di incidere sulla realtà di un singolo pensiero o di una singola aspirazione.
Tutti insieme appassionatamente possiamo raggiungere gli obbiettivi condivisi.
” Di buoni propositi è lastricato l’Inferno ” recita un detto popolare.
Semplicemente questo futuro tanto celebrato e dai catastrofisti e dagli esoterici come un momento di cambiamento, certo ha spinto i più a non trovarsi impreparati.
Perchè cambiare può far paura e soprattutto implica una visione precisa del cambiamento ed un impegno a realizzarlo.

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Non mi piace incasellare le persone in categorie. Nè segnalare formule vincenti.
Ogni essere umano è talmente unico nei suoi molteplici aspetti e come tale considero e rispetto tutti i miei simili.
“ Cambiare “ è …migliorare?
“ Migliorare ” implica un termine di paragone rispetto al quale voglio ottenere un cambiamento.
Quindi parto da qualcosa di già esistente per arrivare a qualcosa che desidero diventi qualcosa altro.
E’ un mettermi in discussione se non mi sento soddisfatto.
Ciò implica una analisi, una valutazione di cosa mi fa essere insoddisfatto, in quale campo della vita
Dipende da me, dalla mie aspettative, dal mio modo di vedere.
Poi mi chiedo quale obiettivo voglio raggiungere, quali risorse ho a disposizione e quale metodo voglio adottare.
Non c’entra il destino, la fortuna, il capo, la collega, i figli,la società, il governo ladro, la crisi.
Loro sono la realtà esterna che mi si presenta qui ed ora. Della quale devo comunque tenere conto.
Ciò che voglio ottenere che impatto ha sul mio ambiente più prossimo, cose, luoghi, persone comprese?
Sarò io comunque l’artefice. Il mio campo di influenza è oltre me. E l’impegno è mio.
E’ il meglio per me?
Può anche essere un meglio che tiene conto dei meglio degli altri.
Un meglio non è sempre un accumulare, un crescere in quantità, un apparire. Potrebbe essere un togliere, un rivalutare, un fare bene in qualità.
Meglio è avere una visione di sè nel futuro e la volontà ad impegnarsi per raggiungere quella visone. C’è sempre un futuro che dipende da noi.
Per cambiare in meglio, per ciò che si ritiene meglio. Ognuno ha diritto al meglio.
E mettersi d’accordo su cosa è meglio.
Migliorare è una aspirazione legittima purchè sia nel rispetto delle aspirazioni degli altri e non a discapito di qualcuno. Non tolgo a te per avere un miglioramento per me, ma mi impegno per un miglioramento per me che lo sia anche per te.
Il meglio è quando si ottiene un equilibrio tra noi, le persone che interagiscono con noi, l’ ambiente che ci circonda.
Migliorare in collaborazione con gli altri ad un obiettivo comune è avere coscienza di se stessi nel gruppo umanità e nell’ambiente che la ospita.
Desiderare di migliorare è la spinta che fa girare il nostro mondo e lo rinnova continuamente attraverso un cambiamento che inizia dal singolo e diventa lo stimolo per una intera generazione, per il futuro.

Facciamo  che ogni giorno del prossimo anno rappresenti un importante passo verso cio’ che desideriamo, 365 passi che ci porteranno, a guardarci indietro e dire: “wow! che anno speciale! “

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                                       ”Quando la determinazione cambia, tutto inizia a muoversi nella direzione che desiderate.
                  Nell’istante in cui decidete di vincere, ogni nervo e fibra del vostro essere si orienteranno verso quella realizzazione.”
                                                                                                               (Daisaku Ikeda)

* Se ti piace l’ albicocca

Quest’anno il mio albero di albicocche è così

L’albicocca è uno dei miei frutti preferiti,e, colta direttamente dall’albero, ha un profumo inebriante che fa venire subito l’acquolina in bocca. Ma questi frutti maturano tutti insieme appassionatamente, così…ho dovuto fare  parecchi chili di marmellata!

Sull’etimologia della parola “albicocca” esiste qualche perplessità. La maggioranza degli studiosi concorda sul fatto che la parola di riferimento sia araba (al-barquq=susina) e quindi al latino “praecox”, come suggerito da Plinio il Vecchio che ne sottolineava la maturazione precoce rispetto alla pesca.

In numerosi dialetti italici, infatti, si indica ancora la pesca con il nome di “percoca”.

Il nome scientifico Prunus armeniaca, trae in inganno: infatti le albicocche non sono originarie dell’Armenia ma della Cina dove erano note già 2000 anni prima di Cristo.
L’introduzione delle al
bicocche nel mondo greco-romano è senza dubbio avvenuta a seguito delle campagne di Alessandro Magno.
Columella, nel “De re rustica” (Il secolo d.C.) parla di una varietà precoce “arbor precox” da cui deriva appunto il nome albicocco.
Poi furono i romani, cento anni prima della nascita di Cristo, a portare le piante di albicocche in Italia da quella che era stata la Magna Grecia oltre che dalla lontana Armenia (“Prunus armeniaca”); e infatti il segno e la “radice” di quella regione d’origine rimangono nel dialetto romagnolo (“maniaga”) e in quello toscano (“armellino”).

Secondo una leggenda, l’albicocco era considerato inizialmente una pianta ornamentale dalla folta chioma, dal fogliame verde e dai fiori bianchi. Quando l’Armenia fu invasa da un esercito nemico, si dovettero abbattere gli alberi improduttivi per il legname. Una fanciulla, essendo molto affezionata ad un albicocco, trascorse la notte precedente alla guerra piangendovi vicino. Il mattino seguente si risvegliò e vide che sull’albero erano cresciuti frutti dorati, le albicocche.

Nella valle degli Hunza, regno nascosto dell’Himalaya, protetto da gigantesche muraglie che graffiano il cielo sfiorando gli 8000 metri, sorprende la coltivazione dell’albicocca, frutto dalle virtù quasi “magiche” che ha permesso a questo popolo di sopportare gli stenti e le privazioni di una vita difficile, segnata da lunghi inverni.

E proprio durante le “primavere di fame” quando erano ormai esaurite le scorte di cibo, che le albicocche, abilmente seccate durante l’estate precedente, fornivano sostentamento alle popolazioni delle montagne.

Tra fine giugno e luglio ogni pietra, ogni tetto (rispettando la tradizione tibetana, le coperture delle case sono una sorta di terrazzo “vivibile”) si tinge di mille sfumature di arancio vivo, trasformando il paesaggio in un irreale quadro naïf.

Ovunque, i frutti dell’albicocco, aperti e privati del seme legnoso (la cui mandorla verrà anch’essa seccata e messa da parte per essere consumata come “snack” pregiato) seccano lentamente al sole, mutando dal colore vivo e brillante di quelli freschi alle sfumature ocra e ruggine della frutta ormai pronta per essere immagazzinata nelle dispense.

Il panorama, in quella stretta fascia viva tra l’immobilità delle montagne in alto e la furia del fiume in basso, diventa uno straordinario patchwork di arancioni e verdi declinati in sfumature che nessun pittore può immaginare.”

http://www.focusitalia.com

Eleanor Hardwick

Lalbicocca stimola la produzione di emoglobina, la proteina che trasporta il ferro e da’ colore al sangue, un frutto anti-anemia per eccellenza. I medici arabi la usavano per curare il mal d’orecchi, i disturbi della gola e l’afonia.  La mandorla contenuta nel nocciolo, oleaginosa, è commestibile solo quando è dolce; di solito è invece amara: contiene, in tal caso, una sostanza che genera acido cianidrico, un potente veleno. 

Il succo fresco dell’albicocca è un eccellente tonico per la pelle del viso. 

Il colore albicocca è particolare: un po’ di rosso vermiglione, una punta di giallo e di bianco. E’ il colore dell’immortalità e della giovinezza eterna. E’ stimolante, dolce e rigeneratore.

Le albicocche sono paragonate, per forma e colore, alle guance femminili

Nel linguaggio dei fiori significa: “Il mio amore non è ricambiato”

La tradizione popolare di alcune località inglesi vuole che sognare albicocche porti fortuna.

E Dulcis in fundo…

La marmellata di albicocche, è uno degli ingredienti principali della torta Sacher.



Fonti. www.alimentipedia.it * http://web.dsc.unibo.it *http://it.wikipedia.org *http://www.bussolaverde.it