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* La buona notizia del venerdì: Andiamo al museo? sì all’ aereoporto!

L’aeroporto di Fiumicino diventa museo grazie a tre statue di Ostia Anticaa a

 

L’Aeroporto si trasforma così in un museo attraverso queste sculture che hanno un legame particolare con il territorio.

Provengono dalla zona che diventerà per secoli la base di arrivo e di partenza dei traffici dell’antica Roma, attraverso un sistema portuale capace di collegarsi con tutto il mondo allora conosciuto, la stessa area che oggi ospita l’Aeroporto internazionale Leonardo da Vinci. E’ dunque sulla base di questa significativa relazione storica, logistica e culturale con Ostia Antica che Aeroporti di Roma ha scelto di ospitare le tre statue.

La storia delle tre sculture è stata raccontata dai giovani attori del Teatro di Roma, che si sono esibiti di fronte ai passeggeri in un happening artistico-musicale nel corso dell’inaugurazione dell’area espositiva. L’area espositiva è stata inoltre dotata di alcuni supporti multimediali che descrivono la mostra e le bellezze del Parco Archeologico di Ostia Antica.

Sempre in collaborazione con il Parco di Ostia Antica, è in corso anche il progetto ’’Navigare il Territorio”, che consente a cittadini e passeggeri di visitare gratuitamente i Porti Imperiali di Claudio e Traiano, collegati direttamente con lo scalo da un servizio navetta gratuito. 

L’amministratore delegato di Adr, Ugo de Carolis, ha sottolineato:

”Con l’esposizione di statue originali di Ostia antica, diamo rilievo internazionale a un’altra grande realtà storica e archeologica del nostro territorio. Chi parte o atterra a Fiumicino – ha continuato de Carolis – può trovarsi immerso in una mostra, ascoltare un talento dell’Accademia di Santa Cecilia esibirsi al pianoforte, visitare il Porto di Traiano tra una coincidenza e l’altra, gustare le prelibatezze di grandi chef stellati che operano nei nostri Terminal”.

”E’ questo il nostro modo di accogliere i passeggeri, che ci hanno confermato il loro apprezzamento votandoci come primo aeroporto europeo per qualità dei servizi” ha concluso de Carolis. 

Mariarosaria Barbera, Direttore del Parco archeologico di Ostia antica ha dichiarato;

 ”la mostra costituisce il primo passo di un percorso appena avviato, che mira ad inserire lo splendido Parco di Ostia-Portus in un circuito più ampio di conoscenza e fruizione, da parte di un vasto pubblico che intendiamo estendere anche ai viaggiatori internazionali. Il Parco ha lavorato per concretizzare un’idea di Alfonsina Russo, in un’ideale staffetta tra Direttori, mossa dalla volontà di esplicitare lo stretto collegamento fra la più importante infrastruttura portuale dell’antichità e la più grande infrastruttura aeroportuale del nostro Paese, significativamente situati a brevissima distanza”.

Alfonsina Russo, Sovrintendente Belle Arti, e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, ha spiegato: 

“La statua del dio Tevere è centrale nell’esposizione, a richiamare lo stretto rapporto di Ostia antica con il fiume e con Roma, mentre la statua di Venere, dea che nasce dalle spume del mare, evoca il rapporto tra la città e il mare. La statua di Apollo, ritratto mentre suona la cetra, rimanda alla passione degli antichi Romani per la musica, le arti e le rappresentazioni teatrali e invita a visitare il teatro del I secolo d.C., il monumento forse di maggior fascino degli scavi di Ostia”

Fonte:

http://www.artemagazine.it/attualita/item/4495-l-aeroporto-di-fiumicino-diventa-museo-con-le-opere-di-ostia-antica

http://www.romeguide.it/index.php?pag=tour_roma&kw=tour&bbot=bb&lang=it -boat tours

https://www.paesionline.it/italia/come-muoversi-bari/aeroporto-bari-palese-karol-wojtyla

 

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La buona notizia del venerdì:L’Eden in Cornovaglia

 Eden Project

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Eden Project aperto al pubblico dal 2001 e ideato su progetto dell’architetto Nicholas Grimshaw e della Anthony Hunt and Associates, rappresenta una delle più imponenti attrazioni turistiche del Mondo.
Questa mega struttura ha lo scopo di fondere in un unico luogo l’agricoltura e l’orticoltura con la scienza, l’educazione e l’arte, sensibilizzando l’opinione pubblica alla coltivazione delle piante in equilibrio con le necessità e con la conservazione del paesaggio naturale del mondo.
All’interno del complesso si trovano le due biosfere più grandi del mondo.
Si tratta di strutture a cupola in acciaio completamente autoportanti coperte di una particolare plastica gonfiata, in modo da creare tanti cuscinetti esagonali formanti una vera e propria protezione termica, resistente alle intemperie e autopulente.

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La più grande, 16 mila metri quadrati, è alta 55 metri (più della Torre di Londra), lunga 240 e larga 111.

Al loro interno vengono riprodotti tutti i climi della Terra (nella “giungla amazzonica” c’è un’umidità da bagno turco!) con 5 mila varietà vegetali delle 250 mila esistenti, arrivate dagli orti botanici di tutto il mondo; abbastanza per illustrare la storia delle piante e la loro importanza per l’uomo.

Per costruire questo mondo verdeggiante, dove prima si trovava solo una vecchia cava d’argilla, ci sono voluti 3 anni di lavoro e 2 milioni di tonnellate di terra. Ora vi si trovano 12 mila alberi e addirittura una cascata, alta 30 metri.

Le cupole sono di un materiale plastico (efte) riciclabile, molto più leggero del vetro, così resistente che, secondo i responsabili, «una squadra di rugby irlandese potrebbe ballarci sopra», e soprattutto trasparente, per lasciar filtrare i raggi ultravioletti, indispensabili per le piante.
In queste 5 enormi semisfere appoggiate sul fondo di pietra della vecchia cava abbandonata, si trovano oltre 100.000 piante provenienti da tutto il mondo, che rappresentano diversi ecosistemi, ed esattamente:

Il Bioma tropicale

Il Bioma mediterraneo

Il Giardino della Cornovaglia con vegetazione tipica della zona
Due delle semisfere ospitano The Core (centro didattico interattivo) e Il Teatro (spazio coperto adibito ad eventi).

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Il controllo climatico, parte essenziale all’interno delle grandi biosfere, è gestito tramite un complesso sistema informatico che regola continuamente sia temperatura che umidità, per mantenere le condizioni ambientali ottimali per il tipo di vegetazione coltivata all’interno delle maxi serre.
L’energia viene ricavata da un sistema a pannelli fotovoltaici posti sul tetto delll’edificio dedicato a The Core.

Nel viale centrale si può ammirare l’arte topiaria con cipressi potati ad hoc, ulivi, viti e platani educati a pergola, che forniscono ombra e refrigerio nelle giornate più calde, imitando un metodo diffuso nei giardini dell’impero romano.
A lato del viale si trova il bacino di raccolta delle acque piovane utilizzato per l’irrigazione.
Anche i vialetti in porfido di questa zona ricordano le pavimentazioni tipiche dell’epoca romana. 

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Una vasta zona è dedicata all’orto con migliaia di specie commestibili agrumi, vite, peperoncini,  legumi, pomodori, girasoli e piante aromatiche, ma anche agrarie fondamentali (cioè che servono alla sopravvivenza dell’umanità) quali frumento, mais, riso e patate.

Oltre a queste ci sono piante che necessitano di insetti per impollinarsi, colture tipiche della Cornovaglia, piante per la produzione di birra e infusi, colture per produrre corde o fibre tessili o per produrre carburanti e quelle spontanee importanti per la biodiversità.

All’interno del complesso è possibile trovare punti ristoro, nei quali si può gustare ottimo cibo prodotto proprio con le materie prime coltivate negli orti sopra citati, il tutto visibile da una zona soppalcata da cui si accede.

Nella biosfera più grande è stato riprodotto l’ecosistema tropicale il cui clima molto umido si aggira tra i 18 e i 35 gradi, con vapori e cascatelle d’acqua.
L’energia necessaria per mantenere tutto il sistema viene ricavata dal sole. 

Qui si trovano le piante del caffè e del cacao, la cola, la gomma da masticare, la gomma per  pneumatici, piante di spezie e tinture, oltre piante carnivore, fiori lussureggianti e piante da frutto tipiche dei tropici.
Questo bioma nel punto più alto tocca i 50 metri di altezza e dalla scaletta che si intravede nella foto sotto, si può raggiungere una piattaforma panoramica situata all’apice della cupola.

Se vi incuriosiscono i numeri sappiate che l’avveniristica struttura è costata 270 milioni di euro, le piante presenti sono più di 135 mila di 4.500 specie diverse; ci sono voluti 7 anni di lavoro e 2 milioni di tonnellate di fango rimosso dalla cava prima dell’inizio dei lavori.

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Dal 2002 Eden Project è diventata una perfetta location per centinaia di eventi, tra concerti,  esibizioni di artisti internazionali e non, citandone alcuni Amy Winehouse, Oasis, Muse, James Morrison, Pulp, e per le riprese del film di james Bond, La morte può attendere.

Nei mesi invernali, da novembre a febbraio, è a disposizione dei visitatori una pista di ghiaccio.

E’ possibile visitare gran parte del complesso tramite Google Street View.

Fonti:

http://www.edenproject.com/

http://it.wikipedia.org/wiki/Eden_Project

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* I colori della natura: autunno

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L’Autunno fa venire in mente nebbia, pioggia e freddo.Ma c’è un altro aspetto, è il ‘cambio d’abito’ che le piante ci regalano. Così, insieme alle caldarroste e ai primi caminetti accesi, in molti si accorgono che la Natura cambia gradualmente colore, anche in città.

Il momento è magico: alberi e cespugli di tante specie assumono tinte che vanno dal giallo a tutta la scala cromatica dei rossi, dal marrone all’arancione, fino ad arrivare addirittura al viola. Il fenomeno è ben visibile in molte zone collinari e rurali. E c’è chi ha reso questo momento magico un vero e proprio richiamo per il turismo, nostrano e non. Ci sono alcuni luoghi dove il fenomeno attira gli appassionati, i semplici curiosi e i fotografi, che possono osservare di persona questa spettacolare fase di transizione.

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Ecco alcune mete dove si può guardare da vicino il meraviglioso fenomeno di fall foliage, detto anche, con un’espressione inglese che indica l’estate di San Martino, indian summer.

In Italia: 

lungo la strada tra San Marcello Pistoiese e l’Abetone, nell’Appennino Tosco-Emiliano, le tonalità dei boschi vanno dal giallo all’arancione intenso.

  • Anche sulle colline del modenese gli occhi rimarranno appagati dalla vista delle vigne, che in questo periodo si tingono di giallo, arancio e persino di viola.
  • tra la Valle Aurina e la Val di Tures, i boschi che costeggiano il torrente Aurino, tra San Giovanni e Campo Tures, regalano spettacolari riflessi di luce e colore, da ammirare per tutti gli appassionati di trekking e fotografia.
  • i giardini di Trauttmansdorff a Merano: i giardini di Sissi, i Boschi del Mondo e l’orto botanico offrono una panoramica notevole, tra latifoglie nordamericane e aceri giapponesi.

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  • All’estero: 
    • le mete più famose per ammirare il foliage sono gli Stati nord americani del New England, del Vermont, delMaine e il Québec. Sono molti i tour operator che organizzano viaggi ed escursioni nei boschi nordamericani, dove si possono ammirare i forti contrasti e le variazioni cromatiche degli aceri, dall’intenso rosso scuro, dei pioppi dorati e delle betulle che, nel periodo tra Ottobre e Novembre, diventano di un porpora intenso.
    • Alcuni turisti seguono persino il corso della stagione dal Sud al Nord della costa atlantica, via via che il foliage‘sale’ dalle zone più temperate al clima rigido delle zone più al settentrione, che ovviamente arrivano a cambiare colore più tardi.

    Una meraviglia della Natura che si trasforma in risorsa turistica, pur rispettando i tempi e i ritmi legati all’alternarsi delle stagioni, è un bellissimo esempio di turismo eco-sostenibile

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Fonte: tuttogreen

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Colori Caldi e colori freddi

Tutti i colori dell’iride si ottengono, partendo da tre colori base che sono il giallo, il rosso ed il blu.

Dal mescolamento di questi tre colori, si ottengono le varie sfumature. Grazie all’utilizzo del cerchio cromatico di Itten potremmo individuare quale tinta sarà ottenuta dalla mescolanza di due o più colori ed ottenere un buon risultato estetico-visivo.

Si può inoltre trovare il colore complementare di ogni tonalità. Cioè i colori opposti sul cerchio cromatico, che danno origine ad esempio al grigio,  come il blu + il viola, il rosso + il verde.

E mescolando i colori primari otteniamo i colori secondari, sono tre il verde, l’arancio ed il viola. Il cerchio esterno di Itten è diviso in 12 porzioni, dove sono sistemati i colori terziari, ottenuti dalla mescolanza di colori primari e secondari.

Sono considerati colori caldi quello che vanno dal bianco, passando per il giallo, arancio, rosso ed i colori freddi sono quelli che partono color glicine, fucsia, vinaccia, blu, indaco, azzurro, color ghiaccio.

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* La buona notizia del venerdì: L’UNESCO ha deciso: l’Etna è patrimonio dell’umanità.

L’UNESCO ha deciso:

l’Etna è patrimonio dell’umanità.

«L’ Etna nevoso, colonna del cielo
d’acuto gelo perenne nutrice;
mugghiano dai suoi recessi
fonti purissime d’orrido fuoco,
fiumi nel giorno riservano
corrente fulva di fumo
e nella notte ròtola
rocce portando alla discesa
profonda del mare, con fragore».

Così Pindaro in una delle sue Odi descriveva l’Etna più di 2500 anni fa.

Oggi ben poco è cambiato, e un grande poeta avrebbe di fronte a se lo stesso spettacolo. Questo vulcano, uno dei più attivi sul continente europeo, ha affascinato uomini d’arte, scienziati e viaggiatori con la propria altezza, la neve in cima, il ruggente suono delle eruzioni che spezzano l’armonia della soleggiata Sicilia.

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Oggi il turismo dell’isola passa anche per l’Etna con spedizioni di vulcanologi e turisti che scalano le pendici per studiarne i segreti gli uni, e per farsi fotografare immersi in un paesaggio lunare gli altri.

Per l’importanza storica, culturale e scientifica, l’Etna è stato inserito dall’UNESCO nella lista dei patrimoni dell’umanità il 21 giugno 2013.

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Con questa decisione, che riempie di orgoglio i Siciliani in primis ma anche tutti noi italiani e gli estimatori stranieri, si spera di dare un segnale forte alle istituzioni per puntare fortemente sul turismo e sulla ricerca scientifica, investendo ingenti quantità di denaro a supporto di progetti di valorizzazione, perlomeno in controtendenza ai recenti sviluppi.

L’Etna è quindi il 45esimo bene inserito nella lista UNESCO riferita al nostro paese, e ancora oggi deteniamo il primato nel mondo per la quantità di siti tutelati dall’organizzazione internazionale.

Allora forza e coraggio: il mondo in costante cambiamento si aspetta da noi grandi cose.

Fonte: italiaiocisono.com

Altre buone notizie:

IL DELFINO CURIOSO NEL FIUME CORNO STA BENE

Il mare biorisanato da un batterio

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* La natura in rosa

Si chiama Lago Retba, ma è meglio conosciuto come Lago Rosa, per la sua caratteristica colorazione.

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Questa magnifica distesa d’acqua si trova in Senegal, precisamente lungo la costa settentrionale, a circa 30km da Dakar, ed è circondata da grandi dune di sabbia.

Il lago, grande circa 10km, ha una elevata concentrazione salina, addirittura più elevata di quella del Mar Morto. Ciò fa sì che l’unico organismo che vi possa vivere è un batterio alofilo (amante del sale) il Desulfohalobium retbaense, le cui membrane cellulari producono pigmenti che sono responsabili della tipica colorazione del lago.

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Il lago rosa non è solo una meta turistica per gli amanti della natura, ma anche una fonte di guadagno e perciò di vita per gli abitanti del luogo. Proprio la sua elevata percentuale di salgemma permette non solo che il lago non si prosciughi, attenuando l’effetto dell’evaporazione, ma soprattutto che quotidianamente possa essere effettuata la raccolta del sale; un’attività economica di tipo familiare iniziata a partire dagli anni ’80.

A praticare questa raccolta sono gli uomini, i quali si cospargono il corpo intero con il burro di karitè, prima di immergersi in acqua, per prevenire la disidratazione.

Una volta immersi, essi con un bastone staccano pezzi di sale dal fondo, che poi verranno portati a riva e trasportati in secchi dalle donne sulla spiaggia. I blocchi di sale grezzo, di colore grigio, verranno lasciati al sole per qualche giorno, affinché diventino bianchi. Questi blocchi vengono quindi caricati sulle piroghe, portati a riva e trasportati in secchi dalle donne sulla spiaggia.

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Intorno al lago, poi, si pratica anche l’orticoltura, grazie alla presenza di fonti sotterranee di acqua dolce: l’ortaggio più coltivato e diffuso è la carota.

E’ uno dei siti più visitati della penisola di Capo Verde proprio per questo sono stati costruiti numerosi campeggi ma anche hotel di lusso per poter accogliere tutti i tipi di turisti.

 Fonti:

en.wikipedia.org/wiki

http://conoscere-insieme.over-blog.it/