* Filastrocca dei figli del mondo

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FILASTROCCA DEI FIGLI DEL MONDO
—- Bruno Tognolini —-

Tu figlio di chi sei? Son figlio di due stelle
Nel cielo ce n’è tante ma le mie son le più belle

Tu figlio di chi sei? Del sole e della luna
Non splendono mai insieme: cala l’altro e sorge una


Tu figlio di chi sei? Son figlio del villaggio
Dieci madri, venti padri, cento cuori di coraggio


Tu figlio di chi sei? Di un grande albero solo
Ma così alto e forte che da lui io spicco il volo


Tu figlio di chi sei? Di un amore, di un viale
Di un bue e di un asinello, di un dio, di un ospedale


Il nostro nome è uomini, siamo figli e figliastri
Di altri figli degli uomini, della terra e degli astri

da RIME RAMINGHE, Salani 2013

illustrazione Céline Veilhan

* O capitano! Mio capitano!

O capitano ! Mio capitano!

O Captain! My Captain!

our fearful trip is done;

The ship has weather’d every rack, the prize we sought is won;

The port is near, the bells I hear, the people all exulting,

While follow eyes the steady keel, the vessel grim and daring

 But O heart! heart! heart!

O the bleeding drops of red,

Where on the deck my Captain lies,

Fallen cold and dead.

 O Captain! My Captain!

rise up and hear the bells;

Rise up-for you the flag is flung-for you the bugle trills;

For you bouquets and ribbon’d wreaths-for you the shores a-crowding;

For you they call, the swaying mass, their eager faces turning

Here Captain! dear father!

……………………………………………….

 

O capitano! Mio capitano!

il nostro viaggio tremendo è finito,

La nave ha superato ogni tempesta, l’ambito premio è vinto,

Il porto è vicino, odo le campane, il popolo è esultante,

Gli occhi seguono la solida chiglia, l’audace e altero vascello;

 Ma o cuore! cuore! cuore!

……………………………………………………………

O capitano! Mio Capitano,

àlzati e ascolta le campane; àlzati,

Svetta per te la bandiera, trilla per te la tromba, per te

I mazzi di fiori, le ghirlande coi nastri, le rive nere di folla,

Chiamano te, le masse ondeggianti, i volti fissi impazienti,

Qua capitano! padre amato!

…………………………………………………………………………………..

 La nave è ancorata sana e salva, il viaggio è finito,

Torna dal viaggio tremendo col premio vinto la nave;

Rive esultate, e voi squillate, campane!

…………………………………………………………………………………

Walt Withman

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Mi è sempre piaciuta questa ode alla vittoria, al raggiungimento di obbiettivi condivisi, tutti insieme con il capitano a vele spiegate sulle onde del mare .

ll capitano, è essenziale.

Il capitano sa dove andare, come andare e quando.

Ha già percorso tante e tante volte le onde su e giù. Ne ha esperienza.

Il capitano sa affrontare le tempeste e la bonaccia e trarne vantaggio per la sua rotta.

Il capitano è consapevole di tutto e di tutti sulla sua nave. E si sente responsabile.

l capitano sa come stimolare il suo equipaggio con la visione della meta.

Il capitano è l’autorità, è il comandante, è il padre: è la guida nel bene e nel male.

La nave è la solida casa, l’equipaggio è la famiglia, il suo scopo è portare entrambi nel porto sicuro. E lui sa bene quale. Li conosce tutti. Ne ha esperienza.

Il capitano ha sempre presente quale è il porto sicuro, fa la sua scelta di volta in volta, secondo il tempo e la missione, e vuole portarci e la sua casa e la sua famiglia.

L’equipaggio è essenziale.

L’equipaggio è fatto di competenze, di ruoli, di livelli di responsabilità.

Una nave senza equipaggio non può navigare.

Una nave senza equipaggio non ha bisogno di un capitano.

La nave con il capitano e con l’equipaggio scivola sicura e veloce sulle acque verso la sua meta.

Arrivare può sembrare una fine, una morte dell’ideale che ha legato la nave, il capitano e l’equipaggio per tutto quel tempo che sono stati insieme.

Ma ciò che si è conquistato è ormai celebrato e certo ed è motivo per cambiare.

A volte il cambiamento può apparire come una morte.

Ma il capitano sta già studiando la prossima rotta. Per aggiungere una altra esperienza alla sua conoscenza e e maturare saggezza.

Siamo sulla stessa barca” mi ha sempre suggerito un senso di appartenenza.

Ho visto e vedo l’umanità come l’equipaggio, la nave come il bagaglio delle esperienze, il mare come l’acqua della conoscenza, la meta come l’evoluzione…

E il capitano?

Ogni essere umano è il capitano di se stesso, con le sue scelte, le sue esperienze , le sue mete si arricchisce in conoscenza e saggezza.

 

 

E insieme sulla stessa barca,

con la meta bene in vista,

sul Mare dell’Evoluzione,

guidati dal Capitano delle Stelle,

continua il viaggio,

da sempre e per sempre.

(Dedicato ad un Capitano delle Stelle Illuminato)

* Eppure sì, io sono una stella, tu sei una stella,lui,lei,loro sono stelle, siamo tutti stelle! Nonostante!

Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo, disprezza il mondo
e si consuma nel proprio ardore.

 

Io sono il mare di notte in tempesta
il mare urlante che accumula nuovi
peccati e agli antichi rende mercede.

 

Sono dal vostro mondo
esiliato di superbia educato, dalla superbia frodato,
io sono il re senza corona.

 

Son la passione senza parole
senza pietre del focolare, senz’arma nella guerra,
è la mia stessa forza che mi ammala. 

Hermann Hesse,

“Sono una stella”

” Siamo fatti della stessa materia delle stelle…”

Margherita Hack

* Non aspettare che ci sia sereno!

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“Non aspettare che ci sia sereno o cada una tiepida pioggia 
o l’orchestra dei fiori incominci a suonare 
o i già muti pesci tacciano ancor di più. 
Fa che ti basti che cominci il giorno 
e che sia fatto chiaro come pagina bianca
voltata dopo la nera.
Allora tieni la faccia più alta che si può e tenta
perché tentar non nuoce…”


(Pablo Neruda)

* Maggio

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On May morning

 

Now the bright morning Star, Dayes harbinger,
Comes dancing from the East, and leads with her
The Flowry May, who from her green lap throws
The yellow Cowslip, and the pale Primrose.
Hail bounteous May that dost inspire
Mirth and youth, and warm desire,
Woods and Groves, are of thy dressing,
Hill and Dale, doth boast thy blessing.
Thus we salute thee with our early Song,
And welcom thee, and wish thee long.


John Milton

(9 December 1608 – 8 November 1674)


 

 

Dipinto di Sir Lawrence Alma-Tadema (Leeuwarden, 8 gennaio 1836 – Wiesbaden, 25 giugno 1912) è stato un pittore olandese naturalizzato britannico.Artista dell’epoca del decadentismo, è conosciuto per i suoi ritratti di scene di vita nell’antichità (particolarmente quelle ambientate all’epoca pompeiana),

* Racconto sulla Befana

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La scopa e… la Befana

Quando la Befana di Roma ha finito il suo giro, torna nel paese delle Befane dove, per prima cosa, sgrida sua sorella perché non ha lavato i pavimenti, non ha spolverato i mobili e non è andata dal parrucchiere.
Alla sorella della Befana non va di viaggiare sta sempre in casa a mangiucchiare cioccolatini e a succhiare caramelle all’anice. È più pigra di ventiquattro mucche.
Le due sorelle hanno un negozio .di scope.
Lì si servono tutte le Befane del paese.
Le Befane sono migliaia e consumano un monte di scope. Gli affari vanno benone.
Quando le vendite diminuiscono si pensa a lanciare una nuova moda.
La moda della miniscopa, ad esempio, fa furore.
In principio le Befane più anziane protestano.
Poi i cominciano anche loro a fare delle prove di nascosto in casa, con le tende ben tirate.
E un bel giorno escono anche loro con la miniscopa.
Dopo un po’ di tempo le vendite tornano a diminuire.
E allora viene lanciata la moda della maxiscopa: una scopa lunghissima.
Due volte più del necessario.
Il giorno che una Befana giovane giovane, molto graziosa, si fa vedere in giro con la maxiscopa, tutte le altre diventano matte per l’invidia.
L’anno dopo la sorella della Befana inventa la scopa midi e diventa ricca.
Mette su un negozio di aspirapolvere.
E qui cominciano i guai. Perché le Befane viaggiando con l’aspirapolvere, aspirano nuvole, comete, uccellini, paracadutisti, satelliti naturali e artificiali, pipistrelli, professori di latino.
Già, per i viaggi è più pratica la vecchia scopa.

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Gianni Rodari

Gianni Rodari è autore di molti libri per bambini. E’ un autore che aiuta a immaginare cose sempre nuove in fondo alle quali c’è sempre un messaggio.

 

 

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* I 33 nomi di Dio

I trentarè nomi di Dio

Tentativo di un diario senza data e senza pronome personale”.

1. Mare al mattino

2. Rumore dalla
sorgente nelle
rocce sulle pareti di
pietra

3. Vento di mare
a notte
su un’isola

4. Ape

5. Volo triangolare
dei cigni

6. Agnello appena nato
bell’ariete
pecora.

7. Il tenero muso
della vacca
il muso selvaggio
del toro

8. Il muso
paziente
del bue

9. La fiamma rossa
nel focolare.

10. Il cammello
zoppo
che attraversò
la grande città
affollata
andando verso la morte.

11. L’erba
L’odore dell’erba.

12. (disegno suo, come tanti asterischi, stelline)

13. La buona terra
La sabbia e
la cenere

14. L’airone che ha
atteso tutta
la notte, intirizzito,
e che trova
di che placare la sua
fame all’aurora

15. Il piccolo pesce
che agonizza nella gola dell’
airone

16. La mano
che entra in
contatto
con le cose

17. La pelle – tutta la superficie del corpo

18. Lo sguardo
e quello che guarda

19. Le nove porte
della
percezione

20. Il torso
umano

21. Il suono di una viola o di un lauto indigeno

22. Un sorso
di una bevanda
fredda
o calda

23. Il pane


24. I fiori
che spuntano
dalla terra
a primavera

25. Sonno in un letto

26. Un cieco che canta
e un bambino invalido

27. Cavallo che
corre
libero

28. La donna
– dei –
cani

29. I cammelli
che si abbeverano
con i loro piccoli
nel difficile wadi

30. Sole nascente
sopra un lago
ancora mezzo
ghiacciato

31. Il lampo
silenzioso
Il tuono
fragoroso

32. Il silenzio
fra due amici

33. La voce che viene
da est,
entra dall’orecchio
destro
e insegna un canto.

*

Marguerite Yourcenar