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Perchè siam donne: A Bologna c’è Isabella Seragnoli e il suo Mast

A Bologna c’è un posto molto bello.

Un posto dove i bambini possono vedere i film come al cinema, senza che le loro famiglie debbano spendere niente.

Oggi in questo posto ho visto bambini con le mamme bionde e piene di gioielli e altri bambini con le mamme col capo coperto dal velo, e altri bambini ancora seduti in mezzo alle loro mamme e ai loro papà che avevano gli occhi di chi è nato in Estremo Oriente.

Ed è stato bello vedere che tutti questi bambini, almeno per una volta, erano perfettamente uguali, che tutti potevano passare la domenica a guardare un film al cinema, senza che questo momento gravasse sul bilancio delle loro famiglie: perché non tutte le famiglie possono regalare ai propri bambini un pomeriggio al cinema.

Ma per fortuna a Bologna c’è una signora molto buona, qualcuno la definirebbe una filantropa, si chiama Isabella Seragnoli.

Io non l’ho mai incontrata, ma questa signora buona ha regalato a Bologna e ai suoi bambini la magia del cinema. Lo ha fatto creando un posto bellissimo dove ci sono mostre aperte a tutti, dove si tengono incontri e presentazioni di libri, e dove i bambini (ma anche gli adulti) possono guardare film che non vedranno in tv senza mai pagare un solo euro.

Possono anche avere biscotti e brick di acqua, cioccolata e the senza dover mai tirare fuori un solo spicciolo.

Questo posto si chiama Mast ed è il regalo più bello che Isabella Seragnoli ha fatto nella sua generosa vita: la cultura ai bambini. ♥️

Fonte:

Deborah Dirani | Facebook

Il “MAST. Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia” di Bologna è un grande centro polifunzionale che si estende per più di 25.000 m² e che ospita al suo interno – oltre a diversi spazi espositivi – anche un auditorium da 400 posti, una academy dedicata alla tecnologia, un asilo nido, una palestra, un ristorante e un caffè, e laboratori per bambini.

Si trova nella prima periferia bolognese, nel quartiere Santa Viola.

È stato creato dalla Fondazione MAST dell’imprendrice Isabella Seragnoli, presidente e azionista unica di Coesia, un gruppo che controlla diverse aziende di packaging e della meccanica tra le quali la GD, che la sua sede storica proprio accanto al MAST.

Isabella Seragnoli nasce in una famiglia di industriali bolognesi: i fratelli Enzo e Ariosto (rispettivamente padre e zio di Isabella) hanno strutturato l’impero del packaging e posizionandosi nel giro di pochi anni ai vertici mondiali del settore. È all’inizio degli anni 2000 che Isabella prende le redini delle svariate società di famiglia diventando presidente ed azionista unico di Coesia.

Ad oggi l’impero di Coesia vanta una forza lavoro di oltre 7mila dipendenti dislocati in oltre 38 paesi e si prevede un fatturato 2019 che supererà 2,2 Mld di euro.

Tuttavia la forza di Isabella è anche riversata nella minuziosa cura per i propri dipendenti, il welfare aziendale: con lei alla guida si sono strutturate nuove mense “moderne” con al centro l’educazione al buon cibo e alla sana alimentazione (ricordiamo che Isabella ha conseguito la Laurea in Dietologia); pacchetti per le famiglie con il nido e summer camp per i figli; pacchetti per la formazione personale, oltre alle agevolazioni per palestre ed eventi culturali.

Quest’ultimo punto è ulteriormente sviluppato con il progetto della fondazione MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia), un luogo dove la principale mission è stimolare le nuove generazioni a molteplici interessi nel campo dell’imprenditoria, della tecnologia e dell’arte meccanica.

Isabella quindi pone l’investimento sulle persone come suo obiettivo di vita.

I suoi dipendenti, quindi, sono importantissimi per lei, ma ancora di più coloro che sono in difficoltà. Tramite la sua omonima Fondazione, Isabella riesce a sviluppare e a vincere importanti battaglie a sostegno dei malati non guaribili (gli Hospice dislocati in Emilia), dei disturbi del comportamento alimentare (Centro Gruber); sostiene finanziariamente l’ampliamento dell’Istituto di Ematologia del Policlinico di Bologna e la ristrutturazione di Istituti medici a Pisa; supporta gli sviluppi di nuovi programmi per la ricerca clinica e preclinica (corsi universitari in collaborazione con ASMEPA e UNIBO) a Bologna.

La voglia di Isabella di approfondire e sviluppare i «temi della filantropia nasce probabilmente anche da un trauma personale», dovuto alla scomparsa del fratello, morto per una leucemia a 16 anni: un momento fondamentale per Isabella, che la porterà ad essere una delle più importanti “mecenati sociali” dell’Emilia.

Le imprese, sia materiali che immateriali, di Isabella, ci aiutano a comprendere ancora di più l’importanza di Donne come lei, capaci di avere una salda responsabilità sociale verso il territorio e una visione imprenditoriale che non si limiti unicamente a numeri e dati, ma che converga sulla cura dei propri dipendenti, perno di ogni sana Impresa.

Isabella Seragnoli: esempio limpido di sana imprenditoria italiana.

ISABELLA SERAGNOLI: IMPRENDITRICE, FILANTROPA, DONNA ESEMPIO PER TUTTI – Studio Grimaldi (studiogrimaldipfi.it)

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Perchè siam donne: Mamma Natale? Ma certo! e fin dal 1849!

Mamma Natale è conosciuta ancora poco; anche se i nomi con cui può essere chiamata sono diversi: mamma Natale, signora Claus, Mrs.Claus!

Qualcuno pensa che Mamma Natale sia la moglie di Babbo Natale e sia adirittura la Befana

Come moglie di Babbo Natale è menzionata per la prima volta nel racconto “A Christmas Legend” (1849), di James Rees, un missionario cristiano di Philadelphia.

Nel racconto, un uomo e una donna anziani, entrambi con un fagotto sulla schiena, vengono ospitati in una casa la vigilia di Natale come stanchi viaggiatori. La mattina dopo, i bambini della casa trovano un’abbondanza di regali per loro, e la coppia si rivela non essere “il vecchio Babbo Natale e sua moglie”, ma la figlia maggiore dei padroni di casa, da tempo perduta, e suo marito sotto mentite spoglie.

La signora Santa Claus è menzionata nelle pagine dello Yale Literary Magazine nel 1851, dove lo studente autore (il cui nome è dato solo come “A. B.”) scrive dell’apparizione di Santa Claus ad una festa di Natale.

Un altro riferimento alla presenza della signora Babbo Natale è in un articolo dell’ Harper’s Magazine nel 1862;e nel romanzo comico The Metropolites (1864) di Robert St. Clar: appare in sogno ad una donna, indossando “stivali alti di Assia, una dozzina di sottovesti corte e rosse, un vecchio, grande, cesto di paglia” e portando alla donna una vasta selezione di articoli da indossare.
Una donna che potrebbe o non potrebbe essere la signora Babbo Natale è apparsa nel libro per bambini Lill in Santa Claus Land and Other Stories di Ellis Towne, Sophie May e Ella Farman, pubblicato a Boston nel 1878. Nella storia, la piccola Lill descrive la sua visita immaginaria all’ufficio di Babbo Natale (non nell’Artico,eh)



Come in The Metropolites, la signora Babbo Natale appare in un sogno dell’autore Eugene C. Gardner nel suo articolo “A Hickory Back-Log” nella rivista Good Housekeeping (1887), con una descrizione ancora più dettagliata del suo vestito:

Era vestita per viaggiare e per ripararsi dal freddo. Il suo cappuccio era grande e rotondo e rosso ed era abbellito con un nodo di nastro verde. Il suo aspetto generale non era diverso da quello fino ad allora immaginato L’ampio volant bianco del suo berretto di pizzo sporgeva diversi centimetri oltre la parte anteriore del cappuccio e si agitava avanti e indietro come le singole foglie di un grande papavero bianco
Il suo mantello a quadri di colore brillante arrivava fino al pavimento. Il suo braccio destro sporgeva attraverso una fessura verticale al lato del mantello e teneva in mano un foglio di carta coperto di figure. Il braccio sinistro, sul quale portava un grande cesto era nascosto dalle ampie pieghe dell’abito. Il suo volto era acuto e nervoso, ma buono


Dal 1889, la signora Claus è stata raffigurata nei media come una donna anziana, abbastanza robusta, gentile e dai capelli bianchi che prepara i biscotti da qualche parte sullo sfondo del mitico Babbo Natale.

A volte assiste nella produzione di giocattoli e sorveglia gli elfi di Babbo Natale.

A volte viene raffigurata da giovane con i capelli rossi.

Di solito viene raffigurata con un vestito di pelliccia rossa o verde.

La sua ricomparsa nei media popolari negli anni ’60 è iniziata con il libro per bambini How Mrs. Santa Claus Saved Christmas, di Phyllis McGinley.

Oggi, la signora Claus è comunemente vista nei cartoni animati, sui biglietti d’auguri, in soprammobili come ornamenti per l’albero di Natale, bambole ,e nei libri di storia, nelle recite scolastiche stagionali e nelle sfilate, in un grande magazzino “Santa Lands” come personaggio vicino al Babbo Natale sul suo trono.trono, nei programmi televisivi e nei film d’animazione e d’azione che trattano del Natale e del mondo di Babbo Natale.

La sua personalità tende ad essere abbastanza coerente; di solito è vista come una donna calma, gentile e paziente, spesso in contrasto con Babbo Natale stesso, che può essere troppo esuberante.

In film più recenti come la serie The Santa Clause, Fred Claus, e la serie The Christmas Chronicles, la signora Claus non è sempre rappresentata secondo lo stereotipo dell’anziana dai capelli bianchi, ma talvolta appare più giovane di Babbo Natale.

Nel caso di The Christmas Chronicles, questo è vero nonostante il fatto che Goldie Hawn, nota per mantenere il suo aspetto biondo e giovanile, abbia in realtà sei anni in più di Kurt Russell che interpreta Babbo Natale.

La signora Claus si allontana ancora di più dallo stereotipo in film più recenti, come il film di Mel Gibson del 2020 Fatman, dove è una donna di colore interpretata da Marianne Jean-Baptiste.

Fonti:

Mrs. Claus – Wikipedia

Mamma Natale: chi è e come sfruttarla al tuo evento! – Vero Babbo Natale

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Perchè siam donne:Plautilla Bricci pittrice e architettrice del barocco

Plautilla Bricci è stata una pioniera, una prima donna, ovvero la prima architetta d’Europa.

Il suo lavoro ha regalato a Roma bellezza e arte. A raccontare questa figura così importante della storia artistica della città è una mostra allestita alla Galleria Corsini: “Una rivoluzione silenziosa: Plautilla Bricci, pittrice ed architettrice”.

Si tratta della prima esposizione interamente dedicata alla figura e al lavoro dell’artista che operò nella Roma barocca. In mostra, l’intera produzione grafica e pittorica dell’artista e vari progetti rinvenuti nell’Archivio di Stato, come uno per il rifacimento della Scalinata di Trinità de’ Monti.

Plautilla Bricci nacque nell’agosto del 1613 in quel dedalo di vicoli intorno piazza del Popolo che allora e anche dopo era ad alta densità di artisti, pittori, musicisti, scrittori.

Il padre di Palutilla era appunto, uno di questi artisti e faceva parte del circolo del Cavalier D’Arpino.

Sebbene non fosse frequente per una donna all’epoca diventare un’artista di fama, una firma capace di attrarre a sé incarichi prestigiosi e ricche commesse, ormai sappiamo, grazie alle ricerche degli ultimi anni che di artiste ce ne erano.

In particolare, la sorte che spingeva una donna a intraprendere la strada dell’arte era spesso legata a due o alla vita claustrale nelle quattro mura di un monastero (circostanza che ci ha regalato grandi pittrici e miniaturiste) oppure, come nel caso di Plautilla, l’essere figlia di artista. 

Il che apriva la strada all’apprendimento diretto delle tecniche pittoriche nei laboratori artigianali di famiglia, come era accaduto anche per la più celebre collega pressoché contemporanea della Bricci, ovvero Artemisia Gentileschi.

Fu così che Plautilla, grazie al padre Giovanni e alla frequentazione del circolo di intellettuali che si riunivano intorno al Cavalier d’Arpino potè apprendere le tecniche pittoriche e i rudimenti dell’architettura per poi intraprendere la propria carriera e contribuire a quell’esplosione di splendore che fu la Roma Barocca.

L’incontro che cambiò le sortì e diede spinta alla carriera artistica di Palutilla Bricci fu quello con l’abate Elpidio Benedetti. Messo pontificio a Parigi, al suo ritorno dalla Francia era in cerca di giovani talenti da proporre al cardinale Mazzarino.

La sua attenzione si posò su una giovane donna artista che iniziava a farsi strada. Siamo intorno al 1630 e Plautilla Bricci inizia a lavorare con costanza. Delle sue opere ne sono arrivate molto poche a noi, e tutte di un periodo successivo. Ma sappiamo per esempio, che la pittrice e architetta frequentò la prestigiosa Accademia di San Luca.

Sebbene ebbe diverse commesse come pittrice, la vera fama arrivò con la sua opera di architetta, architettrice.

La scoperta di documenti inediti sulla vita di Plautilla, l’identificazione di nuove opere e il restauro dei suoi progetti architettonici conservati presso l’Archivio di Stato di Roma , consentono di fare nuova luce su questa affascinante figura di artista, unico architetto donna dell’Europa preindustriale.

In mostra si potranno ammirare un ambizioso progetto della Bricci per la scalinata di Trinità dei Monti (1660), la vasta lunetta da lei dipinta per i Canonici lateranensi (1669-1673) e altre due sue tele conservate a Poggio Mirteto, restaurate per l’occasione: lo Stendardo della Compagnia della Misericordia raffigurante la nascita e il martirio del Battista (1675) e la Madonna del Rosario (1683-1687) del duomo.

Chiude l’esposizione un prestito eccezionale: il quadro d’altare raffigurante San Luigi IX di Francia tra la Storia e la Fede dipinto da Plautilla per la cappella di San Luigi (1676-1680) nella chiesa dei Francesi, interamente progettata dall’architettrice per l’abate Benedetti, accanto alla cappella Contarelli.

A incaricarla della sua opera forse più celebre, compiuta con il fratello Basilio, fu ancora una volta Benedetti che la incaricò della costruzione della villa, presso Porta San Pancrazio, detta poi ‘del Vascello’.

Come si sa, la villa venne distrutta dalle cannonate francesi nell’assedio alla Repubblica Romana, ma dalle testimonianze precedenti sappiamo che l’opera venne molto elogiata e con lei l’architettrice.

Ciò che possiamo ancora ammirare invece è la cappella creata all’interno della Chiesa di San Luigi dei Francesi. Nota per lo più per i dipinti di Caravaggio, all’interno della chiesa la cappella principale è opera proprio di Plautilla Bricci. E’ dedicata a Luigi IX e all’interno splende la a pala d’altare ‘La Francia tra la Storia e la Fede’.

Il quadro è ora in mostra alle Gallerie Corsini.

Dopo questi due trionfi, Plautilla continuò a lavorare fino circa al 1692 quando decise di ritirarsi, ormai anziana, in un convento a Trastevere, dove morì alla fine del 1705.

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporanea
mente dimenticate.

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Perchè siam donne: Finalmente in mostra centodieci artiste pioniere dell astrattismo del ‘900! Molte sconosciute!

LA MONUMENTALE MOSTRA ALLESTITA GUGGENHEIM MUSEUM DI BILBAO, CON 400 LAVORI ESPOSTI, VUOLE RIBALTARE LA PERCEZIONE DEL SECOLO SCORSO CON UN AMPLISSIMO BACINO DI ARTISTE. SPAZIANDO DALL’ARTE TESSILE AI VIDEO, DALLA PITTURA ALLA DANZA.

Chiedendo a cento persone diverse che forma darebbero a un’idea, si riceveranno cento risposte altrettanto diverse. Lo stesso vale per ognuna delle 110 donne in mostra al Guggenheim Museum di Bilbao, molte delle quali è probabile che non abbiate mai sentito nominare: l’astrazione è una cosa diversa. Alcune rispondono con arte pittorica, altre tessile – troppo a lungo annoverata tra gli “hobby” artigianali –, c’è chi risponderebbe con un video e chi non riuscirebbe a condensare le sue emozioni in nient’altro che in una danza.

Il compito della mastodontica collettiva Women in Abstraction, in mostra fino alla primavera 2022, è duplice. Da un lato, vuole riportare alla luce le opere e i volti di quelle personalità considerate visionarie: “In apertura ci sono i ritratti di tutte e 110 le artiste della mostra, è uno statement”, racconta la curatrice del Centre Pompidou Christine Macel a cui dobbiamo la mostra insieme alla curatrice del Guggenheim Lekha Hileman Waitoller. “Se conosciamo alcune delle opere in mostra, o persino i loro nomi, quanti di noi possono dire di riconoscerne i volti, come faremmo con Picasso o Giacometti?”.
Il secondo scopo è quello – ancora più arduo – di trasmettere la complessità della percezione artistica, della manifestazione emotiva e stilistica di teorie e modelli che dialogano molto con il proprio tempo, pur offrendo qualcosa di assolutamente ineditolo sguardo delle donne.
Gli oltre 400 lavori in mostra compongono un’enciclopedia del Novecento mai vista prima, una mastodontica rivisitazione di ciò che molti pensano di sapere sui più grandi movimenti artistici del secolo scorso e dei loro protagonisti. L’esposizione, ideata dal Centre Pompidou dopo due anni di ricerca, ordina quasi cronologicamente una quantità impressionante di lavori, che rinnovano la nostra visione del secolo scorso.

Georgiana Houghton

Osservando le linee bianche delle opere di Georgiana Houghton, si assiste a una forma di astrattismo che è comunicazione spirituale e divina attraverso le simbologie – non troppo diverso dal fare arte “filosofico” di Hilma Af Klint, a cui troppo spesso viene attribuita l’anticipazione dell’opera di Kandinskij: “Fanno due cose completamente diverse”, dice Macel.

Hilma Af Klint, The Swan, No. 16, Group IX/SUW, 1915. Oil on canvas, 154.5 x 151 cm. Courtesy of The Hilma af Klint Foundation © Hilma Af Kint, VEGAP, Bilbao, 2021. Photo Moderna Museet, Stockholm

Se le prime forme di astrattismo sono pittoriche, non passa molto perché artiste come Loie Fuller o Gret Palucca concretizzino l’astrazione nella danza, o nell’arte tessile come Gertrud Arndt, che come tutte le donne del Bauhaus permettevano il mantenimento del gruppo di artisti uomini vendendo tappeti e arazzi. Arrabbiarsi, passeggiando per la mostra, è inevitabile se si è femministi

. Spicca con forza il volto di Hedda Sterne, nel ritratto collettivo degli irascibili americani, unica donna in un mare di uomini, e lo stesso vale per le sfortunate “mogli”, occultate dal successo dei mariti: Lee Krasner sopra tutte, la moglie di Jackson Pollock – le cui opere in olio e smalto su cartone e lino sono talmente precise e stratificate da parere ricami fatti all’uncinetto –, che insisteva su come lei fosse semplicemente un’artista, non una “donna artista”. La mostra, aspetto a cui Macel teneva molto, non è eurocentrica: fortissimo il “vestito” di luci di Wook-kyung Choi, che mutua dall’astrazione coreana e dal pop newyorchese una critica della cultura patriarcale, e immaginifica l’astrazione modulare della libanese Saloua Raouda Choucair, che, ispirata dalla poesia rap, ricrea il modo in cui si combinano le lettere nel flow

L’astrazione è in queste voci di donna eccentrica e umoristica: due esempi sono la scultura-danza di Marta Pan – che acquisisce senso solamente quando la si guarda insieme a un video di forsennata danza di coppia – e l’opera di Rosemarie Castoro, che nei Seventies dedica una scultura ai peli delle ascelle. L’impressione che nasce da tutte queste opere è quella di avere molto da imparare, e una nuova grande occasione per farlo.

Fonte:

Le donne dell’astrazione in mostra a Bilbao (artribune.com)


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Perchè siam donne: Ksenia Coffman, ha riscritto la Storia della Seconda Guerra Mondiale su Wikipedia per ribadire i valori dell’umanità.

Nel giro di pochi anni l’utente di Wikipedia K.e.coffman, pseudonimo di Ksenia Coffman, si è fatta notare per aver modificato, cancellato o riscritto migliaia di voci dell’enciclopedia online più grande e conosciuta del mondo: in particolare, quelle che raccontavano la Seconda guerra mondiale in modo tale da glorificare il nazismo o le operazioni militari tedesche, spesso basandosi su fonti non attendibili oppure fuorvianti.

Ksenia Coffman si era accorta che spesso le voci relative al nazismo sulla versione in inglese di Wikipedia (e non soltanto in inglese) indugiavano in dettagli eccessivi e aneddoti eroici, col risultato di glorificare l’esercito e altri corpi tedeschi e di ridimensionare le atrocità del regime nazista.

Con pazienza e meticolosità, Ksenia ha smontato e riscritto una dopo l’altra oltre 96mila voci e ha creato più di 3.200 pagine, fino a diventare la 735ma editor di Wikipedia sui circa 121mila autori che si occupano in maniera costante di aggiornare la piattaforma.

Nel farlo però è stata spesso criticata da altri editor, secondo cui il suo metodo sarebbe troppo rigoroso, o addirittura una forma di censura.

Ksenia è nata a Mosca, dove si è laureata in Linguistica computazionale, la disciplina che studia i linguaggi naturali dal punto di vista della loro modellazione con sistemi informatici; completati gli studi, ha ottenuto una borsa di studio in California per specializzarsi in materie manageriali e finanziarie, e ancora oggi vive vicino a San Francisco, nella Silicon Valley, dove hanno sede moltissime aziende e startup tecnologiche.

Tutto cominciò nel 2015, quando si trovò a leggere un articolo di Wikipedia sulle SS, in tedesco Schutzstaffel (“squadre di protezione”), le milizie speciali incaricate di compiti di polizia nel periodo del regime nazista, che parteciparono attivamente alla persecuzione degli ebrei e alle operazioni di sterminio nei campi di concentramento.

Ksenia Coffman notò alcune immagini a suo parere «visivamente molto inquietanti», tra cui fotografie che ritraevano gli ufficiali delle SS in pose che le sembravano accattivanti; allo stesso modo, in altre pagine collegate i mitraglieri e gli ufficiali delle SS venivano descritti per le loro imprese eroiche, che mettevano in ombra i crimini di guerra spesso compiuti dalle stesse persone.

Ksenia iniziò quindi a esaminare accuratamente le fonti citate in vari articoli di Wikipedia sulla Seconda guerra mondiale, uno dei suoi argomenti preferiti, rimuovendo i pezzi che erano stati tratti da fonti di parte o che provenivano da documenti non verificati; se a suo giudizio le informazioni che restavano erano insufficienti per giustificare l’esistenza di una pagina intera di Wikipedia, li cancellava del tutto. Cominciò a modificare voci quasi ogni giorno, un po’ per hobby, appassionandosi peraltro alle rigide linee guida da seguire per rivederle: all’inizio modificava circa 1.400 voci al mese, adesso nello stesso arco di tempo ne rivede circa 5mila.

L’interesse di Ksenia n passò alla storiografia, cioè il modo in cui vengono raccontati e interpretati gli avvenimenti storici. Concluse che in molti casi su Wikipedia gli eventi erano stati distorti al punto tale da rischiare di trasformare la memoria storica: non perché chi ne aveva scritto fosse necessariamente dalla parte dei nazisti o in cattiva fede, ma perché secondo lei il linguaggio dettagliato e avventuroso che può appassionare una cerchia molto ristretta di lettori ed esperti di storia militare non farebbe parte della ricostruzione storica, ma sarebbe più tipico della “fan fiction”, il genere di narrativa scritto dai fanatici di un certo argomento.

Per fare qualche esempio, Ksenia Coffman ha modificato la pagina relativa alla storia di Arthur Nebe, l’alto ufficiale delle SS a cui si dovette l’idea di usare i gas per asfissiare le persone, in seguito usata per compiere l’Olocausto. L’articolo diceva che Nebe aveva condotto i primi esperimenti su pazienti psichiatrici sovietici e che in seguito si era impegnato per «ridurre le atrocità commesse», per esempio fornendo ai suoi superiori dati su un numero maggiore di morti rispetto a quelli che erano stati realmente uccisi.

Ksenia ha spiegato di essersi sentita «del tutto disorientata» nel vedere come venivano attenuate le responsabilità di Nebe e di aver quindi cancellato la citazione, che aveva trovato sì in una raccolta di saggi del 1995, ma accanto alla frase «questo, naturalmente, non ha alcun senso».

Tra le altre cose, Ksenia ha rivisto alcune frasi della pagina Wikipedia sul luglio 1944, in cui si raccontava del piano – fallito – organizzato da alcuni ufficiali tedeschi per uccidere Adolf Hitler, che era stato descritto come «un gesto imponente», che avrebbe «salvato il loro onore e quello delle loro famiglie, quello dell’esercito e della Germania».

A questo proposito, ha anche contribuito a fare chiarezza sul cosiddetto “mito della WEHRMACHT pulita”, un equivoco storiografico ancora diffuso attraverso cui si cercò di riabilitare il ruolo dell’esercito tedesco (Wehrmacht), sostenendo che a parte pochi membri corrotti l’esercito sarebbe stato in buona parte estraneo ai crimini della Germania nazista.

Ksenia si occupò molto anche delle pagine di vari militari tedeschi che erano stati insigniti di onoreficenze naziste, le cui imprese militari venivano raccontate con grandissimo dettaglio e spesso con toni positivi. Eliminando tutti gli elementi aneddotici e non verificati, Ksenia finiva per ridurre la pagina a poche righe di testo, e in alcuni casi la pagina veniva cancellata del tutto.

Sulla pagina “wiki user” di Ksenia si può leggere un commento del 2017 in cui un utente dice: «In passato il fatto che vari articoli sulla Seconda guerra mondiale sembrassero lodare la versione tedesca, per capacità, eroismo, eccetera, mi aveva dato fastidio, ma non mi ero mai reso conto della misura in cui lo facevano. Sono davvero colpito e ti ringrazio per aver migliorato Wikipedia».

Non tutti però hanno ammirato il lavoro di Ksenia , anzi, molte critiche le sono arrivate proprio da altri editor della piattaforma, che hanno contestato il suo approccio considerandolo troppo rigido, e l’hanno accusata di voler censurare alcuni aspetti della storia, che in altre situazioni a detta loro non verrebbero rimossi.

Tra le altre cose, Ksenia è stata accusata di voler condurre una campagna che «scredita gli editor volontari che aggiungono i propri contenuti all’enciclopedia con piacere» e in buona fede.

Finora però nelle discussioni più intense tra gli esperti di Seconda guerra mondiale di Wikipedia gli amministratori della piattaforma le hanno dato ragione, e anche la Wikipedia Arbitration Committee – una commissione interna che ha l’ultima parola sulle controversie tra gli autori – le ha espresso il suo sostegno, espellendo dal sito un utente che continuava a contestare le sue rettifiche in maniera insistente.

Rispondendo a un editor che aveva contestato alcuni suoi interventi, Ksenia Coffman si è chiesta se si debba «continuare a diffondere disinformazione quando può essere eliminata», aggiungendo di ritenere che gli standard di Wikipedia debbano essere più alti.

La donna che corregge la storia del nazismo su Wikipedia – Il Post

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Perchè siam donne: Se vuoi puoi e tutto è possibile , parola di Monica

Lei è Monica Contrafatto, caporale maggiore scelto dell’esercito, Primo Reggimento Bersaglieri, prima donna che ha ricevuto la medaglia d’oro al valore dell’Esercito.

Il 9 marzo del 2012 festeggia il suo trentunesimo compleanno e poco dopo decide di partire per la sua seconda missione in Afghanistan. L’ultima cosa che usa sono le armi, il suo unico obiettivo è cercare di aiutare.

Ma il 24 marzo sulla base italiana grandinano bombe.

Le schegge di una la colpiscono a una gamba, all’arteria femorale, all’intestino e a una mano. La gamba destra viene amputata, l’arteria femorale cambiata con la vena safena, l’intestino tolto per mezzo metro, la mano “sistemata” con un osso della gamba.

Monica è forte, supera anche un’embolia polmonare e riesce a tornare a casa.

A fine agosto a Londra si disputano le Paralimpiadi.

Davanti al televisore Monica incontra il suo destino.

L’azzurra Martina Caironi, amputata come lei a una gamba poco sopra il ginocchio, è in pista per correre i 100 metri. Il sogno diventa promessa: “Ci andrò anche io”.

Ad agosto 2016 vince la medaglia di bronzo paralimpica nei 100 metri piani categoria T42 ai Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro e nel 2018 si aggiudica la medaglia d’oro nei 100 metri piani agli Invictus Games a Sydney. 

Alle Paralimpiadi a Tokyo Monica è impegnata sui 100 metri femminili T63 (amputate di gamba), ma non ha dimenticato la terra che le ha cambiato la vita per sempre: .

E sa già chi omaggerà in caso di vittoria: «Correrò per l’Italia, ma anche per l’Afghanistan e spero di dedicargli una medaglia»,

«Ho fatto la mia prima missione in Afghanistan tra il 2009 e il 2010, a Schindad, e non me l’aspettavo così bello – ha raccontato qualche anno fa, rivivendo la sua prima volta in quella terra -. Quando abbiamo cominciato a fare le prime uscite per fare aiuti umanitari, ho conosciuto un sacco di bambini che con poco sembrava che gli tu dessi la vita e quindi ti riempivano il cuore. Mi sono resa conto che dando poco, ho ricevuto tantissimo. Sono partita vuota e sono rientrata piena dentro»

Così il 4 settembre nella finale dei 100 metri a Tokio conquista la medaglia di bronzo. E la dedica all’Afghanistan

E sul podio dei 100 metri T63 con lei Ambra Sabatini e Martina Caironi , un podio tutto italiano !

“Ci sono tante cose belle nello sport, ma la voglia di riscattarsi per me è la migliore. Quando la vita ti toglie qualcosa lo sport te ne dà 100 in cambio e tra queste il riscatto”. 

Quando vuoi puoi e tutto è possibile! Parola di Ambra, Martina e di tutti gli atleti delle Paralimpiadi !

https://sport.sky.it/olimpiadi/paralimpiadi-2021-medaglie-italia

https://www.eurosport.it/paralimpiadi/ambra-sabatini-pieta-se-solo-sapeste-quanto-corro-forte_sto8530214/story.shtml?fbclid=IwAR3aXGa4laQpswu9IN-BZYMyBbJsVEDwkk5hfxWMKRsgxdOECdJw8hVTxGc