* La buona notizia del venerdi:I profughi salvano Riace dal declino

 

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Mezza Europa chiude le porte agli immigrati, ma in Italia, un paesino di pescatori offre asilo ai profughi garantendosi così la sopravvivenza.

Domenico Lucano, ma nessuno lo chiama così, è il sindaco di Riace, paesino di pescatori della costa calabra. Tre chiese per appena 1500 abitanti, per strada un paio di dozzine di polli e qualche cane un po’ acciaccato.

Lucano ha proclamato patria dei profughi il suo paese natale, mentre mezza Europa tenta di arginare isolare i migranti clandestini imponendo confini sempre più invalicabili.

Nel nostro paese” dice Lucano “accogliamo i rifugiati a braccia aperte”. Oggi a Riace vivono più di 500 migranti, negli ultimi anni quasi un residente su tre  è un immigrato. Nessuno possedeva un permesso di soggiorno o un documento di lavoro valido. Sono giovani uomini dalla Tunisia, dal Senegal ed Eritrea, donne e bambini dalla Siria e Algeria, fuggiti dai paesi di origine a causa della guerra e della povertà.

I rifugiati contribuiscono a ricostruire il paese
“A Riace la solidarietà non è a senso unico”, dice il sindaco Lucano. “Cerchiamo di offrire ai profughi un’altra casa qui, e in cambio essi ci aiutano a tenere in vita questa casa”. I profughi, che altrove sono respinti perché clandestini, a Riace trovano lavoro, s’integrano nel paese e aiutano anche a ricostruire un luogo che 14 anni fa era quasi estinto.

Il paese è collocato in una delle regioni italiane meno sviluppate. Per decenni la gente è scappata da qui, dei 3000 abitanti di una volta, a Riace oggi ne sono rimasti solo 800. Le ultime pizzerie e gelaterie del paese avevano chiuso i battenti. “La nostra amata patria” dice Lucano “era come un malato terminale che attende la sua ultima ora“.

Poi è successo ciò che ancor oggi gli abitanti di Riace considerano un miracolo: la notte del primo luglio del 1998 un’imbarcazione con a bordo 218 curdi approdò sulla nostra costa. Erano in fuga diretti verso la Grecia, ma avevano perso la rotta. Mezzi morti di fame ed esausti per il freddo e la stanchezza, la maggior parte di loro aveva già perso ogni speranza. Lucano si diede da fare affinché i profughi venissero accolti e ospitati dalla gente del posto.

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Con il passare degli anni sono arrivati sempre più rifugiati, e lui si è accorto che avevano ridato vita alla sua città. Lucano ha chiesto un mutuo a favore del Comune, per poter ricostruire le case diroccate del paese e dare un salario ai migranti. Ha chiesto inoltre alla regione Calabria un’autorizzazione speciale per accogliere senza troppi cavilli burocratici i migranti.

Secondo i dati della Croce Rossa Italiana la sistemazione di profughi nei campi di accoglienza in Calabria costa circa 55 euro al giorno pro capite. Riace invece necessita per ogni migrante solo della metà del denaro. “Perché i neoarrivati si ambientano rapidamente” dice Lucano.

La sua ultima invenzione è l’euro di Riace, con cui i migranti, che a volte per ottenere denaro da parte del governo, debbono attendere anche fino a sette mesi, sono in grado di fare acquisti nei negozi del posto con una moneta locale, in modo da procurarsi l’essenziale per sopravvivere . Una volta arrivati i pagamenti pubblici, i negozianti possono convertire le monete locali  con i contanti. I profughi inoltre hanno contribuito in questi ultimi anni al boom economico di Riace. Officine, panifici e parrucchieri hanno ripreso le loro attività. Le arti tradizionali della tessitura e della ceramica hanno ripreso vita e nel frattempo è stata riaperta persino una scuola, dove  i bambini che arrivano qui, assieme ai propri genitori, apprendono le prime nozioni di italiano.

Gli adolescenti hanno bisogno di più tempo, per adattarsi qui”, dice la maestra Emilia, di 51 anni. Molti sono cresciuti in un paese dominato dalla guerra civile e dalle persecuzioni, e conoscono solo la vita della fuga.

Inizialmente gli abitanti temevano di venire spodestati dal proprio paese.
Anche i residenti hanno avuto bisogno di tempo per abituarsi ai molti volti nuovi nel proprio paese. In particolare erano quelli più anziani ad essere scettici.

Oggi i vecchi Riacesi stanno a guardare i ragazzini africani che giocano a pallone sulla piazza del paese. Dalle panetterie che sprigionano profumo di pane fresco proviene musica araba e nei negozi di artigianato, dove vengono prodotti decorazioni e vasellame, lavorano nativi e stranieri, fianco a fianco.

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Tutta questa armonia è una spina nel fianco solo per la ‘ndrangheta. La mafia calabrese, che ha saputo sfruttare per decenni la povertà di Riace, ha tentato fino ad oggi di sabotare la ricostruzione del paese. Poco dopo la rielezione di Lucano a sindaco, nel 2009, i mafiosi gli avvelenarono il cane e crivellarono con una dozzina di colpi le pareti della Trattoria Donna Rosa, dove Lucano era a cena con degli amici. Un paio di giorni dopo però, il sindaco fece affiggere un cartellone su cui si legge ancora oggi a caratteri cubitali: “Riace – città dell’ospitalità”.

Due anni fa, per il suo impegno civile, Lucano è stato premiato con il World Mayor Award [lI premio del miglior Sindaco del mondo ndt]. A Riace lo hanno persino proposto per il premio Nobel per la pace, ma il sindaco replica: “ciò che conta di più è che la vicenda degli abitanti di Riace sia  un modello per tutti ”.

I paesi vicini di Stignano e Caulonia hanno già seguito l’esempio di Riace e ora stanno accogliendo anche loro i rifugiati.

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E nel frattempo il nome Riace arriva anche a Hollywood: nel 2010 il regista Wim Wenders è venuto in Calabria per girare un documentario sul problema dei rifugiati. Ma dopo aver sentito del paese dei rifugiati, ha deciso di raccontare la storia di Riace con una pellicola dal titolo “Il Volo”.

La vera utopia” ha dichiarato Wenders lo stesso anno, in occasione dei festeggiamenti per l’anniversario della riunificazione delle due Germanie, “Non è stata la caduta del muro di Berlino, ma la convivenza serena della gente di Riace”. In questo paesino senza nessuna attrattiva, tra brulle pareti rocciose e il mormorio del mare ho scorto un mondo migliore.

http://www.ilfattoquotidiano.it/

Altre buone notizie:

La moneta greca che batte l’euro

Lascia lavoro per fare volontariato

Tinteggia la scuola gratis per sdebitarsi

* La buona notizia del venerdì: Le sindache di Italia

Ada Fiore Sindaco di Corigliano d’Otranto

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Ada Fiore la si può definire senza ombra di dubbio un sindaco singolare, unico nel suo genere, in un angolo di Salento davvero speciale. A Corigliano d’Otranto, Ada Fiore è riuscita a rendere questa deliziosa comunità un luogo in cui la filosofia, suo grande amore, la fa da protagonista.

Infatti il primo cittadino ha realizzato con il placet e la collaborazione della sua illuminata amministrazione l’ormai celebre “Giardino di Sophia”, un parco dedicato alla filosofia (open 24 hours, perché il pensiero non va mai in vacanza) nella speranza che possa diventare un modello da seguire dalle altre realtà salentine e dall’Italia intera, giungendo a essere una possibile strada per uscire dalla crisi e tentare concretamente di liberarsi dalle catene stritolanti del mercato contemporaneo. Ada Fiore è autrice di un libro (che è parte integrante di questo ampio progetto socio/filosofico) dal titolo Vota Socrate edito da Lupo editore.

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Dall’artigianato filosofico alle conversazioni, Corigliano ha infatti creato un modello che unisce le suggestioni del borgo grico alla bellezza del pensiero. Un modello di marketing territoriale e di ricadute occupazionali sul territorio.

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Ada Fiore è docente di storia e filosofia presso il Liceo F. Capece di Maglie. Dal 1997 al 2006 ha ricoperto la carica di assessore alla cultura del suo paese natale, Corigliano d’Otranto. Dal 2006 al 2010 e dal 2010 ad oggi, riveste la carica di Sindaco ma non ha mai smesso di praticare l’esercizio filosofico con i suoi alunni e anche con i suoi cittadini. Infatti è stata promotrice sin dal 2002 di un’importante innovazione didattica nell’insegnamento della filosofia denominata “Giovani Pensatori” e ideatrice dell’istituzione di un “Parco filosofico” nelle strade del paese a servizio di un nuovo “turismo del pensiero”.
http://www.affaritaliani.it/puglia/il-sindaco-di-corigliano-d-otranto-ada-fiore-e-il-giardino-filosofico.html

Elisabetta Tripodi Sindaco di Rosarno

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“Ho deciso di impegnarmi in politica perché ho sentito il dovere civile di fare qualcosa, di dare il mio contributo alla società” racconta Elisabetta Tripodi, sindaco di Rosarno che sottolinea: “Sono stata spinta soprattutto da eventi specifici che hanno abbassato il livello e la qualità della città e compromesso la sua immagine lasciando un senso di abbandono e rassegnazione. Mi riferisco allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale”.
Laurea in giurisprudenza a Pavia, dove ha vissuto per diverso tempo, una carriera da funzionario, docenze e soprattutto una buona conoscenza della macchina amministrativa, Elisabetta Tripodi è la seconda donna sindaco a Rosarno ,la prima durò appena sei mesi.
“Il fatto che mi sia candidata ha permesso che si formasse un maggiore interesse attivo da parte delle donne della città; e, infatti, il consiglio comunale è composta da ben cinque donne su 21”.
Personalmente, nello svolgimento del mio lavoro cerco di impostare la mia amministrazione all’‘ascolto’, per rispondere alle esigenze di tutti e dando una mano concreta alla quotidianità delle donne madri che lavorano, ad esempio investendo parte delle scarse risorse dell’amministrazione in assistenza scolastica di pre e post scuola e trasporto, come servizio ma anche come possibilità di lavoro. Ascoltare, dialogare, confrontarsi sulle diverse esigenze è conditio sine qua non per lavorare bene e mettere le basi per una città che funzioni”.

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Questo è tanto più vero in una realtà del sud come Rosarno dove le condizioni sociali ed economiche sono implicitamente ed esplicitamente condizionate dalla criminalità organizzata.
Elisabetta Tripodi vive sotto scorta.
E proprio sulle nuove generazioni punta Elisabetta Tripodi, “per educare al rispetto delle leggi, base dalla quale nasce una società civile”, specifica il sindaco, descrivendo una serie di progetti nelle scuole atti a diffondere la  conoscenza dei fenomeni criminali, “perché solo attraverso la conoscenza dei fatti i ragazzi possono capire il l’importanza della  giustizia e la repulsione verso ogni forma di criminalità . La base per una città che funzioni è ascoltare, confrontarsi e puntare sui giovani”.

http://www.anci.it/index.cfm?layout=dettaglio&IdSez=808596&idDett=35223

Giusy Nicolini sindaco di Lampedusa

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Lampedusa, avamposto del sogno italiano per le migliaia di profughi che vengono dal mare, è sempre al centro della cronaca, quella più triste.

“Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. …...”
Così ha inizio la lettera all’Europa che Giusy Nicolini ha inviato dopo l’ennesima tragedia a Lampedusa.

Ma Lampedusa non è solo questo. Della vita sull’isola nessuno parla.
Dare vita a una biblioteca per bambini e ragazzi nell’isola di Lampedusa: è un sogno che nasce nel 2011.
Da allora l’attuale sindaco di Lampedusa, Giusy Nicolini, lavora per costruire e avviare questo spazio. E vuole fare di Lampedusa un avamposto per lettori e culla del libro come strumento di integrazione.

E ha fatto un appello: “Lampedusa non ha una biblioteca e neppure un negozio dove poter acquistare libri” ha detto. “Voi ci vivreste mai in una città dove non è possibile comprare dei libri? Io non credo! Quindi se in giro per casa avete libri, di qualsiasi genere, che non leggete o avete già letto e di cui volete sbarazzarvi, aderite all’iniziativa”.

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L’obiettivo è promuovere l’integrazione. Non è un caso, infatti, che il sindaco si sia appoggiata anche a IBBY-International Board of Books for Young People, associazione internazionale che promuove il libro per ragazzi proprio come strumento d’integrazione, con un’iniziativa lanciata lo scorso maggio e che ha raccolto la migliore produzione editoriale di libri senza parole da donare a Lampedusa, l’isola più remota del Mediterraneo.

I libri sono arrivati a migliaia, da privati e da case editrici, tanto che il sindaco ha dovuto richiedere l’aiuto di volontari per catalogarli e sistemarli. E anche quelli sono arrivati.

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Dal 15 al 22 novembre sulle isole di Lampedusa e Linosa si sono svolti una serie di eventi e di attività per i bambini dell’isola e per i bambini naufraghi che vivono nel centro di accoglienza. Scrittori, insegnanti, librai, associazioni per animare letture e laboratori. Nella convinzione che una biblioteca pubblica sia il primo passo per affermare il diritto di bambini e ragazzi di avere accesso alla lettura.
http://www.cadoinpiedi.it/2013/07/30/il_sogno_di_portare_libri.html

http://www.nobordersmagazine.org/2012/11/appello-giusi-nicolini-lampedusa-unione-europea/

Quante sono le donne sindaco in Italia?

Sono 903 le donne sindaco in Italia e amministrano l’11,16 per cento delle nostre 8.092 città.

Mediamente sono cinquantenni (il 67,52 per cento ha tra i 40 e i 59 anni), ma molte sono giovani con meno di 40 (22,59). Sono donne dal profilo culturale alto: avvocate, medici, ricercatrici, psicologhe. Di strada ne è stata fatta da quando l’unico sindaco italiano in gonnella era Ada Natali, la prima nel 1946 a conquistare un Municipio, quello marchigiano di Massa Fermana.
Il record di sindaci donne in Emilia Romagna, la maglia nera in Sicilia e in provincia di Napoli. Potrebbero essere molte di più.
E anche negli ultimi 5 anni si sono fatti passi avanti: fino al 2007 “le sindache” erano 776, e cioè solo l’8,7 per cento.

http://www.left.it/2012/08/10/le-prime-cittadine-ditalia/5730/

ALTRE BUONE NOTIZIE:

“Vincenza delle capre: una delle ultime pastorelle delle Alpi Apuane”

” il ponte fotovoltaico Black Friars Bridge a Londra”

” La creatività degli studenti al servizio dell’impresa”

* Non si potrà non ricordare…

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Il caos e il disordine del mondo attuale sono un pericolo per la vita.

Quindi ogni serio osservatore di se stesso e del mondo deve porsi queste domande.

Gli scienziati, i politici, i filosofi, gli psicanalisti, i guru, che siano indiani, tibetani, o del vostro stesso paese, non hanno risolto i problemi dell’umanità; ci hanno offerto un’infinità di teorie, ma senza risolvere i problemi.

Nessun altro lo farà per noi.

Noi dobbiamo risolvere questi problemi perchè li abbiamo creati. Purtoppo non siamo disposti a guardare i nostri problemi e a esaminarli per capire perchè viviamo una vita così egoistica, così incentrata su noi stessi.

Ci stiamo chiedendo se è possibile vivere con bontà e con la sua bellezza, con la sua santità. Se non è possibile,saremo costretti ad affrontare il rischio maggiore del caos nella nostra vita, nella vita dei nostri figli e delle future generazioni.

Siamo disposti a conoscere noi stessi?

Perchè il mondo è noi stessi.

In tutto il mondo gli esseri umani, di qualunque colore, religione, nazionalità o fede, soffrono psicologicamente, interiormente. Soffrono di grande angosce, di grande solitudine, di profonda disperazione e depressione, sentono profondamente la mancanza di significato nel vivere come viviamo. In tutto il mondo le persone sono psicologicamente simili. Questa è una realtà, una verità, un fatto. psicologicamente, voi siete il mondo e il mondo è voi, e comprendendo voi stessi comprenderete la totalità della struttura e della natura umana. Non è un interesse egoistico, perchè quando vi conoscete potete andare al di là di voi stessi approdando a una dimensione completamente diversa.

Che cosa ci farà cambiare? Altri shock? Altre catastrofi? Altre forme di governo? Immagini diverse? Differenti ideali? Ne avete già una vasta gamma,eppure non siete cambiati. Più sofisticata diventa la vostra istruzione, più diventiamo civilizzati, civilizzati nel senso di sempre più lontani dalla natura, e più diventiamo inumani.

Quindi, che fare?

Dato che nessuna di queste cose esterne mi sono d’aiuto, compresi tutti gli dèi, è evidente che devo conoscere da solo me stesso. Devo vedere ciò che sono e trasformarlo radicalmente. Da questo si manifesterà la bontà, e allora potremo creare una società buona.

J.Krishnamurti

Troppo spesso ci dimentichiamo che siamo tutti gli stessi esseri umani su questa terra.

Facciamo in modo di ricordarlo!