* Filastrocca dei figli del mondo

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FILASTROCCA DEI FIGLI DEL MONDO
—- Bruno Tognolini —-

Tu figlio di chi sei? Son figlio di due stelle
Nel cielo ce n’è tante ma le mie son le più belle

Tu figlio di chi sei? Del sole e della luna
Non splendono mai insieme: cala l’altro e sorge una


Tu figlio di chi sei? Son figlio del villaggio
Dieci madri, venti padri, cento cuori di coraggio


Tu figlio di chi sei? Di un grande albero solo
Ma così alto e forte che da lui io spicco il volo


Tu figlio di chi sei? Di un amore, di un viale
Di un bue e di un asinello, di un dio, di un ospedale


Il nostro nome è uomini, siamo figli e figliastri
Di altri figli degli uomini, della terra e degli astri

da RIME RAMINGHE, Salani 2013

illustrazione Céline Veilhan

*La buona notizia del venerdì: La casa di riposo è anche un asilo

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Una situazione davvero particolare è quella che si presenta a chi entra a Seattle nella casa di riposo Providence Mount St. Vincent.

Una volta all’interno della struttura, infatti, ci si trova davanti a qualcosa di molto insolito: ospiti anziani e bambini che interagiscono insieme.

Spesso la nostra società si dimentica che i nonni, e più in generale le persone anziane, sono una risorsa preziosa, un’ottima occasione di arricchire la nostra esperienza di vita con l’aiuto di chi ne ha decisamente di più.

Non è però questo il caso della speciale casa di cura americana dove gli anziani trascorrono del tempo insieme ai bambini che proprio lì frequentano l’asilo.

I benefici sono tanti e per tutti: i residenti anziani, interagendo con i bambini, sono stimolati e si sentono ancora utili. I bambini invece hanno l’opportunità di imparare tanto da questi nonni, molti dei quali hanno circa 90 anni e costante bisogno di assistenza.

Cinque giorni a settimana, dunque, i residenti e il personale della casa di cura condividono la grande struttura con 125 bambini di età compresa da pochi mesi a cinque anni. Il programma è stato progettato per controbilanciare la solitudine e la noia che spesso caratterizza la vita in una struttura di cura.

Abbiamo voluto creare una vivace comunità per assicurarci che questo fosse un luogo dove la gente veniva a vivere, non a morire” spiega Charlene Boyd, un amministratore del centro. E cosa c’è di meglio dei bambini per ravvivare un po’ la situazione? 

Numerosi studi hanno collegato l’interazione sociale con l’effetto benefico di diminuire il senso di solitudine ma anche di ritardare il declino mentale, migliorare la pressione sanguigna e ridurre il rischio di malattia e morte negli anziani. Si è visto anche che socializzare in maniera intergenerazionale aumenta il numero dei sorrisi giornalieri e la conversazione tra gli anziani. 

Naturalmente anche i giovanissimi ospiti della struttura godono di numerosi vantaggi: i bambini che entrano precocemente in contatto con gli anziani vedono migliorare il proprio sviluppo sociale e personale, inoltre hanno meno probabilità di vedere queste persone come inutili o addirittura come un peso per la società e imparano a sentirsi a loro agio anche con i disabili (dato che molti anziani della struttura sono sulla sedia a rotelle o soffrono di altre problematiche invalidanti).

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Ma come funziona esattamente la casa di cura – asilo? 

Come interagiscono anziani e bambini? 

Ogni giorno (tranne quelli in cui l’asilo rimane chiuso) gli insegnanti prendono i loro gruppi e li portano ai piani residenziali per visitare gli anziani. 

Le attività durano 20 minuti per i bambini più piccoli o 60 minuti per quelli più grandi. Anziani e bambini partecipano ad attività strutturate insieme secondo un programma ben preciso ma, dato che condividono lo stesso edificio, ci sono anche diverse opportunità per impegni extra che nascono del tutto spontaneamente ad esempio quando fuori non si può stare a causa del mal tempo e i bambini al posto del parco giochi devono accontentarsi di corridoi, hall e camere libere.

Capita poi che alcuni musicisti della zona vengano nella struttura per allietare gli ospiti e così bambini e anziani si trovano a cantare e ballare insieme.

L’iniziativa ha un grande successo, a tal punto che la struttura ha sempre una lista d’attesa molto lunga per potervi accedere. Questo non stupisce vista la tristezza a cui siamo abituati se pensiamo alle classiche case di cura per anziani ma, anche guardando dalla parte dei bambini, il successo è garantito dal fatto che non è affatto semplice trovare opportunità speciali come questa.

Da questa fantastica esperienza è nato anche un documentario “Passato prossimo”, opera di Evan Briggs, che uscirà nel 2017 e che si propone di esplorare cosa accade quando viene incoraggiata e facilitata la connessione umana tra diverse generazioni.

A livello burocratico purtroppo non è semplicissimo attivare possibilità di reciproco scambio come questa, anche se attualmente strutture intergenerazionali per anziani e bambini esistono non solo negli Stati Uniti ma anche in Giappone a Canada.

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Sarebbe bello però che esperienze come queste fossero esportate anche un po’ in tutto il mondo, pensate quanta “ricchezza” in più e quanti problemi in meno se in ogni località bambini e anziani potessero “crescere” insieme!

Francesca Biagioli

https://www.greenme.it/vivere/speciale-bambini/20052-casa-di-cura-asilo

https://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/17903-case-di-riposo-studenti

http://www.eticamente.net/52556/home-farm-la-casa-di-riposo-e-anche-una-fattoria-urbana-sostenibile.html

* Roba da … gatti!

Un asilo a forma di gatto

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Ci troviamo a Karisruhe, in Germania.

L’artista francese Tomi Ungerer , noto illustratore e scrittore francese nato a Strasburgo nel 1931, famoso soprattutto per i suoi libri per bambini,e l’architetto Ayla-Suzan Yondel hanno ideato questo progetto davvero fori dal comune.

Ungerer, in un suo libro, scrive: “Era un cacciatore spietato, in giro giorno e notte. Non lo fermava neppure il maltempo. Piper catturava tre topi in un giorno. Due con le zampe anteriori e uno con la bocca”.

Piper, il gatto dei suoi libri, ora è immortalato in questo edificio che ha proprio le sembianze del felino. L’asilo, dove i bimbi possono apprendere e giocare, è illuminato dalla luce solare che filtra dagli occhioni dell’animale, i quali fungono da grandi finestre.

Le jardin d’enfants Die Katze”, questo il nome dell’asilo, è stato costruito per celebrare l’amicizia tra Francia e Germania, al confine tra la regione del Baden-Württemberg e dell’Alsazia.

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Ogni giorno questo asilo a forma di gatto accoglie centinaia di bambini che entrano nell’edificio attraverso la bocca del gatto, trascorrono il tempo nelle stanze interne e escono dalla coda o da uno scivolo argentato presente sul retro.

Pare che i bambini che frequentano questo asilo a forma di gatto siano entusiasti di andarci ogni giorno, per imparare e per giocare. Dal punto di vista della sostenibilità, la struttura è sormontata da un bel tetto verde.

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Gli occhi tondi del gatto non sono delle semplici decorazioni. Si tratta infatti di vere e proprie finestre che illuminano i due piani dell’edificio con la luce naturale. All’interno i bambini vengono accolti in aule con disegni colorati appesi alle pareti.

Nell’asilo a forma di gatto ci sono anche una stanza che fa da guardaroba, una cucina, una sala da pranzo e delle aree gioco, che si trovano a livello delle zampe. Al piano superiore una sala giochi permette ai bambini di sbirciare fuori dalle finestre a forma di occhi.

E infine, ecco la coda, a forma di tubo, con tanto di scivolo metallico per arrivare all’uscita.

 

 

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