* Buone notizie e cattive notizie! Giudizi e pregiudizi!

Ci sono tanti pregiudizi sulle buone notizie.

L’importanza della musica nella creatività

Da dove arrivano?
Sostanzialmente da sei miti che si sono creati e che ora vorrei sfatare con voi.

* Le notizie positive creano un senso di finta sicurezza nel mondo.
Lo scopo delle good news non è affatto di rassicurare il lettore. Non è un “stai tranquillo che va tutto bene”. Questo non sarebbe utile e tantomeno reale. Il loro scopo, invece, è di mostrare una soluzione ai problemi esistenti e mostrare cosa è possibile realizzare. Pubblicare storie di chi ce l’ha fatta stimola all’emulazione, speranza e incrementa la consapevolezza del proprio potenziale. (Attenzione perché anche le cattive notizie favoriscono l’emulazione)

* Le notizie positive sono frivole.
Dipende dalla notizia. Se ci riferiamo al gattino salvato da un albero posso anche essere d’accordo, ma queste sono news di colore non costruttive. A meno che non si racconti la tecnica per far scendere il gattino o di un’associazione impegnata in questo. Quello che fanno le vere good news è di raccontare storie di innovazione, iniziative, progresso, soluzioni, costruzione della pace, aspetti positivi della società. Valori che è un bene portare avanti.

* Le notizie positive ci rendono passivi.
Ciò su cui portiamo attenzione si amplifica. Quindi se porto il focus sulle notizie positive il risultato sarà che alimento emozioni positive dentro di me. Questo mi rende certamente una persona più motivata a fare qualcosa, a contribuire al mondo. Non sono senza speranze ma osservo una realtà che fa concretamente. Sto parlando di emozioni come gioia, interesse, felicità e speranza. Tutti stati emozionali che contribuiscono al nostro benessere come afferma il prof. Martin Seligman, padre della Psicologia Positiva.

* Le notizie positive sono l’opposto delle notizie negative.
Non stiamo parlando di due poli estremi, stiamo piuttosto parlando di due piatti della bilancia. Nel giornalismo costruttivo, positivo e negativo collaborano e coesistono con un unico obiettivo: mostrare la realtà in tutti i suoi aspetti favorendo il dialogo verso le soluzioni ai problemi.

* Le notizie positive non sono importanti quanto le notizie negative.
Un giornalismo costruttivo bilancia i media. E’ proprio lo scompenso a favore del negativo che causa effetti devastanti sulle persone e sulla società: ansia, senso di abbandono, ostilità, indifferenza, paura e rifiuto. Talvolta anche rifiuto delle notizie stesse.

* Le notizie positive sono inapropriate quando si tratta di raccontare le cose terribili che accadono nel mondo.
La deontologia del giornalista dice che occorre raccontare la realtà. E quale realtà è fatta solo di aspetti negativi? Sarebbe un’assurdità, non credete? Dovere del giornalista è raccontare i fallimenti come i successi, le forze come le debolezze, le eccellenze umane come gli scandali e la corruzione, le soluzioni come i problemi e il progresso come la recessione.

#giornalismocostruttivo

https://www.facebook.com/AssuntaCorboOfficial/posts/2178404548921453

* La buona notizia del venerdì: Il Giornalismo Costruttivo di Assunta e Silvio che cambia il mondo raccontando che si può

Possiamo come gruppo generare una forma pensiero che possa navigare nel web colorata come infiniti arcobaleni, vibrante di sensazioni ed emozioni, sonora come una orchestra perfettamente accordata…”

https://lauracarpi.wordpress.com/2013/05/27/me-we/

Così cercavo sul web buone notizie, così penso che si può cambiare il mondo, raccontando che si può…

Così ho incontrato Assunta Corbo e il suo blog “ That’s good news “ e subito l’ho trovato in sintonia…

Così ho trovato “ Buone notizie” di Silvio Malvolti...e mi sono piaciute molto le sue buone notizie.costruttive …

Così ho scritto sul mio blog il perchè e la mia prima “ buona notizia del venerdì”…

Era il 27 maggio del 2013.

Oggi Assunta Corbo e Silvio Malvolti sono i coofondatori del Giornalismo Costruttivo…

Ed è il 29 Maggio 2018!

Maggio è il mese delle rose.“ se son rose fioriranno “ diceva mia nonna.

Altrochè! 

Altrochè!

 

E avranno tutti i colori di tutte le buone notizie che cambieranno il mondo!

 

 

 

Il giornalismo costruttivo

Il giornalismo costruttivo (constructive journalism) o giornalismo delle soluzioni (solutions journalism) appartiene al corollario di nuove esperienze legate al mondo dell’informazione. Si basa su di un nuovo approccio che pone maggiore attenzione alle soluzioni, piuttosto che ai problemi descritti nei fatti e nelle storie raccontate.

L’idea di un giornalismo costruttivo nasce dall’esigenza, condivisa da diversi esponenti del mondo dell’informazione, di promuovere una pratica professionale che, pur rimanendo accurata e adeguata agli standard del giornalismo tradizionale, e quindi – laddove necessario – critica e di denuncia, sia impegnata nel riportare informazioni e raccontare storie secondo modalità “costruttive”, ovvero orientate a mettere in luce soluzioni per i problemi denunciati, sensibilizzando e coinvolgendo l’audience attraverso la promozione di un dibattito concreto e propositivo.

Non esiste una versione ufficiale e univoca di giornalismo costruttivo. Per questa ragione esso è costantemente in espansione, nel senso che la sua evoluzione procede di pari passo con lo sviluppo di ricerche e con l’acquisizione di conoscenze sia in ambito accademico sia giornalistico e redazionale. Attualmente attinge da diverse aree metodologiche quali la psicologia positiva, le sue applicazioni e il problem solving, ovvero una metodologia di reporting che permette ai giornalisti e ai professionisti dei media di affrontare attivamente questioni relative al loro pubblico, dai problemi delle comunità locali alle sfide globali.

L’obiettivo è indagare e dare risposte credibili a vari problemi sociali, mettendo in luce il modo in cui le persone stanno lavorando a soluzioni possibili, non concentrandosi solo su cosa può essere fatto, ma dando una particolare rilevanza al come e al perché. Il giornalismo costruttivo intende scavare in profondità nei fatti mostrando angoli e storie che descrivano il mondo in cui viviamo presentando soluzioni ai problemi. Se scritte bene, ovvero senza ingerenze e assoggettamenti, le storie sono un utile strumento per fornire informazioni preziose su come le società possano migliorare il modo di affrontare problemi importanti.

Questa forma di giornalismo nasce in nord Europa dall’incontro di un gruppo di professionisti dell’informazione, riuniti per supportare un uso costruttivo dei media per facilitare e meglio consentire di affrontare sfide sociali, economiche e ambientali.

I recenti casi di cronaca italiana offrono un significativo esempio di come molti giornali insistano nel riportare notizie nefaste ed efferate, insistendo con maniacale accuratezza su dettagli torbidi e riprovevoli, convinti che le vere notizie siano quelle atroci mentre le belle storie – accorpate tutte e indistintamente nella categoria “salvato il gatto dall’albero” – richiedano meno abilità stilistiche e siano meno interessanti.

Ogni giorno siamo così esposti a notizie relative a corruzione e fallimenti delle società e dell’umanità, e mentre un tipo di copertura mediatica critica ha rovesciato presidenti e conservato il potere sotto controllo, diverse ricerche suggeriscono che le notizie “negativamente polarizzate” possono indurre nei lettori un senso di insicurezza e apatia e creare ansia e preoccupazione piuttosto che stimolarli verso atteggiamenti responsabili, contribuendo in questo modo a creare cittadini globali informati.

Sempre più frequentemente però, tanto i professionisti dell’informazione quanto i lettori, sembrano prendere coscienza di quanto il giornalismo tradizionale propenda in maniera preoccupante ed eccessiva nella direzione di una drammatizzazione della realtà, e dunque in questo senso aumentano l’esigenza e la domanda di nuove modalità del fare informazione.

Il giornalismo costruttivo è dunque questo: un modo diverso e possibile di fare del buon giornalismo, reso completo di un dibattito positivo che sia allo stesso tempo critico ma propositivo, e che spinga dunque i fruitori della notizia nella direzione di un cambiamento.

Non solo dunque un giornalismo che dia rilevanza e copertura alle “buone notizie”, quanto piuttosto una nuova attitudine nel modo di scrivere gli articoli, offrendo cioè ai lettori diverse sfumature e prospettive, più orientate alle soluzioni.

 

«Quando scriviamo di qualcosa che funziona accade una cosa bizzarra: le persone lo notano.
Le buone notizie vengono lette fino alla fine, vengono condivise e generano un effetto positivo e di benessere sui social media.
Poi le persone ci scrivono per ringraziarci».

Fonti:

Mark Rice-Oxley, responsabile del progetto di giornalismo costruttivo The Upside di The Guardian

https://lauracarpi.wordpress.com/2013/05/27/me-we/

https://www.facebook.com/search/top/?q=assunta%20corbo

https://giornalismocostruttivo.com/the-guardian-lesperimento-riuscito-di-giornalismo-costruttivo/

https://giornalismocostruttivo.com/il-giornalismo-costruttivo/