* Incontri ravvicinati con i fiocchi di neve

 

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*

Neve bella,
fatta a stella,
bianca neve,
lieve lieve
vienmi in mano,
piano piano
Sei per poco
dolce gioco,
dolce gioco
in mille fiocchi
che mi frullan
sotto gli occhi.

(Ada Negri)

Ma com’è la neve vista molto da vicino?

Sappiamo che non ci sono due fiocchi di neve identici, ma guardando da vicino si scopre una infinita varietà di forme e dimensioni.

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Ecco una raccolta di questi primi piani ravvicinati, ottenuti da Alexey Kljatov, artista e fotografo di Mosca, Russia.

La serie, chiamata “Snowflakes and snow crystals“, è creata con una fotocamera Canon A650 insieme ad alcune aggiunte personalizzate, come un Helios 44M-5 proveniente da una vecchia camera russa chiamata Zenit.

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Le immagini mostrano i fiocchi poggiati su lana scura, in colore naturale.

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Ma questi sono soltanto alcuni esempi del suo originale lavoro.

Per vedere altre immagini seguite il link sotto:

http://chaoticmind75.blogspot.ru/2013/08/my-technique-for-snowflakes-shooting.html

* Dentro un granello di sabbia polvere di Luna

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La sabbia è una roccia sedimentaria clastica sciolta, proveniente dall’erosione di altre rocce tra le quali l’arenaria (roccia sedimentaria). La sabbia è formata da granuli di dimensioni comprese tra i 2 e gli 0,063 millimetri. La sabbia è il classico esempio di materiale granulare: ogni singola particella che la compone è chiamata “granello di sabbia”.

Quando si deposita la sabbia dà luogo a tipiche forme, quali la duna, se trasportata dal vento o la barra se trasportata dalla corrente marina e la spiaggia se l’agente di trasporto è il moto ondoso.

Cosa succede quando si ingrandiscono i granelli di sabbia 250 fino a 300 volte? Che quei piccoli granelli che ai nostri occhi appaiono tutti uguali prendono vita svelando colori insospettabili, forme geometriche, conchiglie di minuscoli microorganismi e luminescenze affascinanti.

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Ecco quindi una serie di immagini scattate al microscopio dal fotografo professionista Gary Greenberg che ha immortalato granelli di sabbia provenienti da spiagge sparse per il mondo, di tutte le forme e dimensioni, per un risultato veramente sorprendente.

Il dott. Gary Greenberg è un – fortunato – americano che vive nelle isole Hawaii e ha raccolto sul sito Sand Grains le fotografie che è riuscito a fare alla sabbia attraverso il filtro del microscopio.

La prima storica missione Apollo 11 sulla Luna ha riportato sulla terra rocce, sabbia e polvere dalla superficie lunare per poter scoprire l’origine del nostro satellite e la sua evoluzione.

Il dott. Greenberg ha esaminato da allora tutto il materiale lunare di tutte le seguenti spedizioni nei quarantanni a seguire. Ha creato delle spettacolari fotografie in 3D della sabbia e della polvere della Luna usando dei potenti microscopi.

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E’ incredibile vedere le forme e i colori che hanno, alcuni sembrano dei gioielli, altri addirittura delle caramelle.

Pensare che sono sempre li solo che ad occhio nudo non possiamo vederlo!

E continuiamo a credere di aver scoperto tutto! Oltre c’è molto ma molto di più!

 

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La sabbia del tempo

Come scorrea la calda sabbia lieve
Per entro il cavo della mano in ozio,
Il cor sentì che il giorno era più breve.

E un’ansia repentina il cor m’assalse
Per l’appressar dell’umido equinozio
Che offusca l’oro delle piagge salse.

Alla sabbia del Tempo urna la mano
Era, clessidra il cor mio palpitante,
L’ombra crescente d’ogni stelo vano
Quasi ombra d’ago in tacito quadrante.

Gabriele d’Annunzio

Tutto ciò che è manifesto ha una coscienza, dal granello di sabbia ai pianeti, al Sole, alle galassie…
Ogni essenza fa questo percorso: Regno Minerale, Regno Vegetale, Regno Animale, Regno Umano…

http://it.wikipedia.org/wiki/Sabbia

* Arte e scienza

Superfici Planetarie su Bolle di Sapone

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Una delle cose più affascinanti dei pianeti con grandi atmosfere, come i giganti gassosi, sono i pattern che nascono tra mille tempeste e cinture di tempeste.
Le leggi dietro queste formazioni sono molto complesse, ma l’effetto è governato per molti aspetto dalla fluidodinamica, dal modo in cui interagiscono e si muovono i gas ed i vari fluidi nelle atmosfere.
Questo è l’anello di congiunzione che ci porta al soggetto di oggi: parliamo di Jason Tozer, un fotografo che un giorno ha ricevuto una commissione da parte da parte del giornale Creative Review, per testare una nuova fotocamera, la Sony D-SLR, fotografando da vicino delle bolle di sapone. Il risultato è incredibilmente suggestivo e bello e alla base di questi effetti c’è sempre la stessa fluidodinamica, sebbene con effetti e meccaniche e processi molto diversi.
Ma l’effetto resta comunque molto affascinante, anche pensando a cosa si nasconde dietro una semplice bolla di sapone come ne vediamo tante quotidianamente, specialmente considerando che non sono stati applicati filtri ed effetti secondari in post-produzione alle foto che vedete.

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Per riuscire a raggiungere questi risultati “planetari”, Tozer ha iniziato creando bolle, soffiandole con una cannuccia su un piatto di soluzione a base di sapone, puntando la fotocamera sul piatto. Una grande sfida è stata riuscire a catturare in dettaglio anche i colori più sottili, specie su bolle dove cambiano rapidamente.

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Anche se poi Jason fa notare di aver osservato una drastica diminuzione nella quantità di colori visibili andando avanti con la sessione fotografica, man mano che faceva più bolle.

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Fonte:http://www.link2universe.net

* A proposito della Luna

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Primissima fotografia della Luna!

Oggi giorno, le macchine fotografiche sono diventate di uso estremamente comune, e scattare una foto della Luna non è più impresa memorabile, ma vi siete mai chiesti qual è stata la primissima fotografia che l’umanità ha registrato della Luna?

Siamo nel lontano 1839, ovvero 174 anni fa, e John W. Draper, professore di chimica presso l’Università di New York, usa alcune primordiali tecniche che fanno uso di piatti di platino e argento, insieme al suo telescopio privato, per ottenere un dagherrotipo della Luna. Più tardi mostrò la sua immagine all’Accademia delle Scienze, e da allora la foto è un po’ passata nel dimenticatoio. Ma eccola qui, digitalizzata in tutto il splendore storico.

La dagherrotipia fu il primo procedimento fotografico per lo sviluppo di immagini (tuttavia non riproducibili). Messo a punto dal francese Louis Jacques Mandé Daguerre da un’idea di Joseph Niépce e del figlio di questi, Isidore.

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Si utilizzava una lastra di rame su cui veniva applicato elettroliticamente uno strato d’argento. Quest’ultimo veniva poi sottoposto alla luce e sensibilizzato da vapori di iodio. La lastra veniva esposta alla luce dell’oggetto per circa 10-15 minuti, dopo di che iniziava il lungo processo dello sviluppo.
Lo sviluppo avviene mediante vapori di mercurio a circa 60 °C, che rendono biancastre le zone precedentemente esposte alla luce. Il fissaggio conclusivo si ottiene con una soluzione di tiosolfato di sodio, che elimina gli ultimi residui di ioduro d’argento.

 

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L’immagine ottenuta, il dagherrotipo, non è riproducibile e deve essere osservata sotto un angolo particolare per riflettere la luce in modo opportuno. Inoltre, a causa del rapido annerimento dell’argento e della fragilità della lastra, il dagherrotipo veniva racchiuso sotto vetro, all’interno di un cofanetto impreziosito da eleganti intarsi in ottone, pelle e velluto, volti anche a sottolineare il valore dell’oggetto e del soggetto raffigurato.

Sono sopravvissuti relativamente pochi dagherrotipi fino ai giorni nostri (relativamente al numero scattato), ed è quindi una gran fortuna che possiamo avere ancora traccia di una così antica foto astronomica di quell’epoca!

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http://exp.lore.com/post/51512302598/the-very-first-photo-of-the-moon-taken-by-john

http://www.treccani.it/enciclopedia/tag/dagherrotipia/

* Arte e Scienza

Black Hole

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In una nuova serie di fotografie, battezzata “Black Hole”, l’artista Fabian Oefner, ha trovato un modo originalissimo e spettacolare di modellare la pittura usando la forza centripeta insieme alla fotografia ad altissima velocità.

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Fabian ha creato le foto grazie all’uso di vari colori di vernice acrilica, distesa su un cilindro metallico, che poi è stato fatto connettere ad una trivella e fatto ruotare. Il movimento rapido ha iniziato a muovere la vernice intorno, creando delle strutture stupende!

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Come sono state ottenute queste immagini?
“Il movimento della vernice avviene in tempi estremamente brevi, le immagini sono scattate solo un millisecondo dopo che la trivella viene accesa. Per catturare questo momento, dove la vernice crea queste forme distinte, ho connesso un sensore alla trivella, che manda un impulso ai flash. Queste unità specializzate sono capaci di creare flash fotografici anche della durata di appena 1/40000 di un secondo, rilevando quindi anche i più brevi movimenti della vernice.”

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Vernice in movimento, ripresa per la serie “Black Hole”. Credit: Fabian Oefner

Fonte:http://www.link2universe.net

* Arcobaleno sull’Everest

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Questa straordinaria immagine mostra un arcobaleno tra le nuvole sul Monte Everest.

L’effetto arcobaleno è creato dalla presenza di piccoli cristalli di ghiaccio che riflettono nel vapore acqueo delle nuvole la luce del sole.

Questo è un effetto molto raro e non è mai stato fotografato, solo due o tre volte ne tempo,

Immagine di credito: Oleg Bartunov