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Perchè siam donne: Mamma Natale? Ma certo! e fin dal 1849!

Mamma Natale è conosciuta ancora poco; anche se i nomi con cui può essere chiamata sono diversi: mamma Natale, signora Claus, Mrs.Claus!

Qualcuno pensa che Mamma Natale sia la moglie di Babbo Natale e sia adirittura la Befana

Come moglie di Babbo Natale è menzionata per la prima volta nel racconto “A Christmas Legend” (1849), di James Rees, un missionario cristiano di Philadelphia.

Nel racconto, un uomo e una donna anziani, entrambi con un fagotto sulla schiena, vengono ospitati in una casa la vigilia di Natale come stanchi viaggiatori. La mattina dopo, i bambini della casa trovano un’abbondanza di regali per loro, e la coppia si rivela non essere “il vecchio Babbo Natale e sua moglie”, ma la figlia maggiore dei padroni di casa, da tempo perduta, e suo marito sotto mentite spoglie.

La signora Santa Claus è menzionata nelle pagine dello Yale Literary Magazine nel 1851, dove lo studente autore (il cui nome è dato solo come “A. B.”) scrive dell’apparizione di Santa Claus ad una festa di Natale.

Un altro riferimento alla presenza della signora Babbo Natale è in un articolo dell’ Harper’s Magazine nel 1862;e nel romanzo comico The Metropolites (1864) di Robert St. Clar: appare in sogno ad una donna, indossando “stivali alti di Assia, una dozzina di sottovesti corte e rosse, un vecchio, grande, cesto di paglia” e portando alla donna una vasta selezione di articoli da indossare.
Una donna che potrebbe o non potrebbe essere la signora Babbo Natale è apparsa nel libro per bambini Lill in Santa Claus Land and Other Stories di Ellis Towne, Sophie May e Ella Farman, pubblicato a Boston nel 1878. Nella storia, la piccola Lill descrive la sua visita immaginaria all’ufficio di Babbo Natale (non nell’Artico,eh)



Come in The Metropolites, la signora Babbo Natale appare in un sogno dell’autore Eugene C. Gardner nel suo articolo “A Hickory Back-Log” nella rivista Good Housekeeping (1887), con una descrizione ancora più dettagliata del suo vestito:

Era vestita per viaggiare e per ripararsi dal freddo. Il suo cappuccio era grande e rotondo e rosso ed era abbellito con un nodo di nastro verde. Il suo aspetto generale non era diverso da quello fino ad allora immaginato L’ampio volant bianco del suo berretto di pizzo sporgeva diversi centimetri oltre la parte anteriore del cappuccio e si agitava avanti e indietro come le singole foglie di un grande papavero bianco
Il suo mantello a quadri di colore brillante arrivava fino al pavimento. Il suo braccio destro sporgeva attraverso una fessura verticale al lato del mantello e teneva in mano un foglio di carta coperto di figure. Il braccio sinistro, sul quale portava un grande cesto era nascosto dalle ampie pieghe dell’abito. Il suo volto era acuto e nervoso, ma buono


Dal 1889, la signora Claus è stata raffigurata nei media come una donna anziana, abbastanza robusta, gentile e dai capelli bianchi che prepara i biscotti da qualche parte sullo sfondo del mitico Babbo Natale.

A volte assiste nella produzione di giocattoli e sorveglia gli elfi di Babbo Natale.

A volte viene raffigurata da giovane con i capelli rossi.

Di solito viene raffigurata con un vestito di pelliccia rossa o verde.

La sua ricomparsa nei media popolari negli anni ’60 è iniziata con il libro per bambini How Mrs. Santa Claus Saved Christmas, di Phyllis McGinley.

Oggi, la signora Claus è comunemente vista nei cartoni animati, sui biglietti d’auguri, in soprammobili come ornamenti per l’albero di Natale, bambole ,e nei libri di storia, nelle recite scolastiche stagionali e nelle sfilate, in un grande magazzino “Santa Lands” come personaggio vicino al Babbo Natale sul suo trono.trono, nei programmi televisivi e nei film d’animazione e d’azione che trattano del Natale e del mondo di Babbo Natale.

La sua personalità tende ad essere abbastanza coerente; di solito è vista come una donna calma, gentile e paziente, spesso in contrasto con Babbo Natale stesso, che può essere troppo esuberante.

In film più recenti come la serie The Santa Clause, Fred Claus, e la serie The Christmas Chronicles, la signora Claus non è sempre rappresentata secondo lo stereotipo dell’anziana dai capelli bianchi, ma talvolta appare più giovane di Babbo Natale.

Nel caso di The Christmas Chronicles, questo è vero nonostante il fatto che Goldie Hawn, nota per mantenere il suo aspetto biondo e giovanile, abbia in realtà sei anni in più di Kurt Russell che interpreta Babbo Natale.

La signora Claus si allontana ancora di più dallo stereotipo in film più recenti, come il film di Mel Gibson del 2020 Fatman, dove è una donna di colore interpretata da Marianne Jean-Baptiste.

Fonti:

Mrs. Claus – Wikipedia

Mamma Natale: chi è e come sfruttarla al tuo evento! – Vero Babbo Natale

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* C’è una Befana per tutti i gusti!

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Prima versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana:
Viva, viva la Befana!

Seconda versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col vestito alla romana:
Viva viva la Befana!

Terza versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col cappello alla romana:
Viva viva la Befana!

Quarta versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
porta un sacco pien di doni
che regala ai bimbi buoni

Quinta versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
con la scopa di saggina:
viva viva la nonnina!

Sesta versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
se ne compra un altro paio
con la penna e il calamaio.

Settima versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
viene e bussa alla tua porta
sai tu dirmi che ti porta?

Ottava versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte;
viene, bussa e scappa via,
la befana è mamma mia.

Nona versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
il suo sacco è pien di toppe
e le ossa ha tutte rotte.

Decima versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
il vestito trulla là, la Befana:
“Eccomi qua!!!”

Undicesima versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
con la gerla sulle spalle
e le calze rosse e gialle.

Dodicesima versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
s’è scucita la sottana:
viva, viva la Befana!

Tredicesima versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
il cappello alla tramontana,
viva, viva la Befana!

Quattordicesima versione
Befana Befana
che stai nella tana
vestita di rosa
portaci qualche cosa!

Quindicesima versione
Befana Befana
con le scarpe tutte rotte,
col vestito da Furlana
viva, viva la Befana!

e allora

Viva Viva la Befana..

illustrazione di : https://www.facebook.com/giuseppinabrunoscrittrice

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* La buona notizia del venerdì: Eliminare lo spreco alimentare delle feste natalizie? Si può con Equoevento!

Feste e cene aziendali, e se l’evento diventasse il recupero dei tanti pasti avanzati e sprecati?

La lezione di Equoevento, con i suoi giovani volontari che recuperano il cibo sprecato durante gli eventi. Cene aziendali, matrimoni, compleanni, pranzi durante i congressi. In soli 3 giorni a Roma recuperate porzioni per dare da mangiare a 150 famiglie.

Già la parola, evento, mi lascia molto perplesso.

Quale sarebbe «l’avvenimento» che giustifica l’utilizzo di questo vocabolo per una banalissima e rituale cena aziendale, o per una di quelle infinite cerimonie al confine tra marketing, pubblicità e ordinaria vita d’impresa?

Non c’è «l’avvenimento». Se non il rischio altissimo di una gigantesca sagra dello spreco alimentare, e non solo, con un’infinita quantità di piatti (primi, secondi, frutta e dolci) che, zac, in poche ore finiscono nei secchi dell’immondizia.

Tutto cibo sprecato.

Con il relativo conto dello spreco di denaro contante, considerando i costi di questi eventi, e con l’affermarsi nel nome di un «avvenimento», tra un frizzo e un lazzo, della consuetudine di festeggiare buttando nella spazzatura ciò che manca a 815 milioni di persone nel mondo.

Uomini e donne di un altrove, molto distanti dai fortunati partecipanti a quest’orgia del cibo sprecato truccata sotto la fattispecie dell’evento. Lo stesso film dell’orrore, badate bene, che si gira quando celebriamo un matrimonioun compleanno vip (sinonimo di evento, stesso suono gracchiante) di una fanciulla diciottenne, una cena in occasione di un congresso o di un’assemblea annuale della più sconosciuta associazione professionale. Sempre la stessa sceneggiatura: una quota variabile tra un terzo e la metà del cibo offerto ha il suo capolinea nella giungla dei rifiuti, che intanto ci stanno soffocando.

Una piccola ma battagliera e ben organizzata associazione di volontari, Equovento, è concentrata in diverse città italiane, da Roma a Milano passando anche per Lecce, e all’estero, da Parigi a Madrid, per impedire lo sconcio dello spreco di cibo durante gli eventi.

Nel periodo di Natale, per esempio, le squadre di Equovento passano in rassegna i vari eventi aziendali e cercano di scendere in campo.

In modo pratico e semplice: basta chiamarli, e fanno tutto loro, dal ritiro del cibo avanzato, fino alla riconsegna ad altre squadre di volontari che hanno bisogno di pasti per i poveri che assistono, per le case famiglia sempre a corto di risorse, per quelle mense degli ultimi in perenne affanno. 

Tutto al costo di una semplice donazione (che dovrebbe essere la più generosa possibile, considerando anche le spese per il prelievo e per la riconsegna del cibo) per il festeggiato, privato o azienda che sia, e per le società che si occupano del catering talvolta però preoccupate per la scoperta dello spreco di cibo.

Svelata la quantità di pasti andati in malore, magari con il prossimo evento la fornitura si riduce.

Per noi di Non sprecare, l’associazione Equovento è come una compagna di strada. Ne parliamo spesso, l’ultima volta in occasione della selezione delle candidature al Premio Non sprecare, seguiamo con attenzione le loro iniziative e cerchiamo di fare in modo che possano moltiplicarsi in tutta Italia e all’estero, come puntualmente sta avvenendo.

Con numeri che, se li andate a sommare, diventano enormi, proprio come lo scandalo dello spreco di cibo che invece così si azzera: in appena tre giorni di attività a Roma, i volontari di Equovento sono riusciti, per esempio, a recuperare 800 porzioni di ottimo cibo, destinato come al solito al bidone dell’immondizia, e hanno consentito di portare a tavola pasti completi a 150 famiglie in difficoltà e aiutate dalla Comunità di Sant’Egidio.

Poveri veri, non finti.

Ma se davvero vogliamo aiutare Equovento, e questo straordinario gruppo di ragazzi, dovremmo tutti iniziare a pensare a qualcosa di più.

A qualcosa da poter fare, ogni giorno, anche noi nel nostro piccolo quotidiano, che sommato diventa poi un grande cambiamento generale.

Per esempio: chi ha in mano il rubinetto, e quindi il budget, e l’organizzazione di questi benedetti eventi, a qualsiasi livello, faccia la cosa più semplice del mondo. Apra le porte a Equovento, aiuti a creare sul territorio tante, tantissime, sezioni dell’associazione, convinca le aziende di catering a non mettere i bastoni tra le ruote per il recupero del cibo rimasto a tavola e non consumato dagli ospiti. Lo faccia con forza, con la stessa energia con la quale ha convinto tante persone che l’evento sia un «avvenimento» imperdibile e beato chi ci partecipa.

Con questa spinta, anche la battaglia contro lo spreco alimentare farà un salto in avanti, e diventerà un «avvenimento», vero e non finto, di una vita sociale allegra, giustamente ispirata all’idea di festeggiare, ma con un minore tasso di insopportabile indifferenza.

 

 

 

Fonte:

http://www.nonsprecare.it/sprechi-cibo-eventi

La mensa scolastica che, evitando gli sprechi, sfama sessanta famiglie in difficoltà

Spazzatura elettronica, ne produciamo 20 chili a testa. Un’enormità. E spesso la mettiamo nel posto sbagliato

Mense scolastiche, ogni giorno si butta cibo per 360mila euro. E poi mancano i soldi per gli asili