* La buona notizia del venerdì: “Te lo regalo se vieni a prendertelo” : il riutilizzo in Facebook

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LUGANO – Dare una seconda vita agli oggetti che non si usano più. E’ questo lo scopo di “Te lo regalo se vieni a prenderlo”, gruppo su Facebook che promuove il re-utilizzo tramite regalo di qualsiasi tipo di oggetti. La prima finalità è quella di diminuire l’inquinamento, evitando di sovraccaricare le discariche con prodotti ancora funzionanti.

L’ideatore – Il promotore dell’iniziativa è Salvatore Benvenuto, cittadino ticinese che ha avuto l’idea di questa rete sociale un giorno in discarica: “Io vado ogni tanto a Bellinzona e rimango sempre stupito dalle cose che vengono buttate, e che sono funzionanti”. L’esperienza personale, la sua attuale situazione lavorativa (formatore di adulti attualmente disoccupato) e un video su Youtube chiamato ‘La storia delle cose’ gli hanno dato le motivazioni per far nascere l’iniziativa.

Il gruppo – Questa idea, nata in Ticino lo scorso settembre (oltre 1800 iscritti al gruppo) si sta rapidamente diffondendo anche in Italia, con vari gruppi regionali nati in questi giorni.”Ogni giorno ricevo un sacco di richieste, e il gruppo veneto ha ottenuto 850 iscritti in due giorni”. Un’idea semplice e geniale: sulla bacheca si fanno offerte di oggetti e richieste, e i membri si mettono d’accordo sull’andare a prenderli a domicilio. Non esiste un punto di raccolta centralizzato al quale portare gli oggetti, come avviene in alcune realtà italiane, ma tutto quanto è delocalizzato e lasciato all’iniziativa del singolo. “In questo momento non penso ad un evento di raccolta, tipo mercatino delle pulci, ma sono aperto ai consigli e alle suggestioni” spiega Benvenuto.

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Rapporto tra le persone – Si propone anche un modello diverso di relazione tra le persone e le cose: non solo il classico rapporto venditore-cliente, ma un interscambio tra i consumatori in modo da allungare la vita dell’oggetto. Non è solo una scelta ecologista che ha spinto Benvenuto a far nascere il gruppo, ma anche il desiderio di creare una nuova connessione tra gli individui.

“Si crea una comunicazione, un dialogo”; dinamiche che una volta erano usuali, e che negli ultimi anni si erano perse, specie per i ritmi frenetici della vita quotidiana. “Bisogna sfatare il luogo comune dell’egoismo, e delle persone che pensano a sé stesse. Dando loro un mezzo, la gente è disposta a fare le cose, e vedo che molti si vengono incontro, soddisfacendo i propri bisogni scambiandosi oggetti. Infatti non mi aspettavo il successo che il gruppo sta avendo”.

In tempi di crisi il valore di un oggetto viene rivalutato. In molti scoprono (o riscoprono) concetti quali il baratto, la condivisione e una filosofia come quella decrescita.

Come dice l’intestazione del gruppo:

“Evolversi vuol dire “utilizzare al meglio le risorse“”.

E’ un discorso di maggiore sostenibilità e collaborazione tra le persone” continua Benvenuto. “In questo gruppo si chiede, e si dà. Punto su questo aspetto: si può fare qualcosa l’uno per l’altro. Ho regalato tanti oggetti, e ogni volta che ho incontrato le persone è stato un momento particolare, per me e anche per loro”.

 

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Questo il link del gruppo originario partito in Svizzera (Ticino):

https://www.facebook.com/groups/222970677758752/

http://www.nonsprecare.it/te-lo-regalo-se-vieni-a-prenderlo-2

* La buona notizia del venerdì: A 13 anni usa Facebook per salvare i cani randagi

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La condizione dei cani randagi in Romania è ancora molto delicata: tanti gli esemplari che vengono prelevati brutalmente dalla strada e rinchiusi in canile, dove trovano la morte per soppressione. Nonostante gli appelli di svariate associazioni animaliste, come Save The Dogs, ma anche di personaggi famosi come Brigitte Bardot, i cani continuano a morire. Spesso per fame e inedia, ma spesso anche a causa dei rastrellamenti di gruppo che vengono sistematicamente messi in atto

 

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Questa ragazza si chiama Ana-Maria Ciulcu ed ha aperto una pagina Facebook (clicca qui) dove posta tutte le immagini dei randagi che incontra.

Il dramma dei randagi in Romania è purtroppo ormai noto: nel settembre scorso viene approvata una legge che mira a ridurre drasticamente il problema del randagismo, ma che, di fatto, è una strage quotidiana di animali: invece di sterilizzare gli animali come hanno fatto per anni molte associazioni animaliste, vengono rinchiusi in canili in attesa solo di essere soppressi.

Ana-Maria vede in prima persona, quotidianamente la situazioni per le vie del Paese.

Ana Maria pubblica la foto su Facebook e non appena qualcuno si fa vivo dicendosi disponibile all’adozione lei parte con un’analisi attenta dell’interlocutore. Vuole sapere tutto perché vuole essere sicura di affidare il suo amichetto alla famiglia giusta.

Ogni giorno Ana-Maria passa due ore del suo tempo a selezionare chi si fa avanti per l’adozione perché ci tiene molto al futuro dei “suoi cani”: «Mi piace pensare che i miei cani andranno a coricarsi sul divano di casa – racconta la ragazza alla Reuters -. Per questo motivo la prima domanda che faccio è: “Lo terrai alla catena?”».

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Ana-Maria parla perfettamente tedesco e anche per questo è stato più facile riuscire a far trovare casa a 150 cani in Germania e Austria.

Ana Maria è mossa da una grande passione ed è sostenuta dai suoi genitori che pagano tutte le spese (circa 150 euro a cane)per medicine, vaccinazioni, sterilizzazioni, microchip ed eventuali passaporti per l’espatrio. Il trasporto del cane alla nuova famiglia è a carica di chi effettua l’adozione.

Da settembre i cani pronti per un’adozione sono già 30, destinazione: Germania e Inghilterra. Certo, sono ancora tanti, troppi gli animali in attesa di soppressione… ma di certo è una soluzione migliore rispetto ai soldi spesi dallo Stato per la cattura e la soppressione dei cani.
Questa storia dimostra che la passione muove il mondo e che anche a 13 anni e utilizzano un
social media è possibile fare qualcosa di importante.

Ana Maria ha messo sulla terra un piccolo semino che può fare molto.

 

La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui essa tratta gli animali.
M. K. Mahatma Gandhi

 

http://www.tuttozampe.com/cani-randagi-romania-salvati-ragazzina-13-anni/51266/

http://www.lastampa.it/2014/04/21/societa/lazampa/romania-a-anni-usa-facebook-per-salvare-i-cani-randagi-VXZmpjdS4MLIfCr0ywDAWP/pagina.html

* La gatta chimera

Al momento è il felino più famoso del mondo: Venus è una gatta di tre anni che ha la sua pagina Facebook, un video su Youtube visto oltre un milione di volte ed è persino apparsa alla Tv americana nel celebre Today Show.

Per capire la ragione di tanto successo basta guardarla: la sua faccia è per metà completamente nera con un occhio verde, per l’altra ha il tipico pelo tigrato e un occhio blu. Come è possibile?


Leslie Lyons, che insegna genetica animale alla University of California, di Davis, ammette di non aver mai visto mai nulla del genere: “È estremamente rara, ma si può assolutamente spiegare”.
Molti si riferiscono a Venus chiamandola “chimera” (nella mitologia, una creatura fatta da parti di animali diversi), che fra i felini indica un animale le cui cellule contengono due tipi di DNA, frutto di due embrioni fusi assieme.
“Un evento tutt’altro che raro fra i felini”, spiega Lyons.

Infatti, la maggior parte dei gatti maschi tricolore sono chimere; il tipico mantello a chiazze arancio e nere è un segno che l’animale ha un cromosoma X in più.

Le gatte femmine invece, che ne hanno già due, sfoggiano quel mantello senza alterazione cromosomiche.
Per avere la certezza che anche Venus sia una chimera è però necessario sottoporre l’animale a un test genetico “prelevando campioni di pelle da entrambi i lati, in modo da ottenerne il DNA e scoprire se un lato del corpo è geneticamente diverso dall’altro”.

In realtà, la cosa più bizzarra nell’aspetto di Venus non è il suo doppio volto, ma il suo occhio blu. Gli occhi dei gatti in genere sono gialli e o verdi, non azzurri, che sono invece tipici dei Siamesi o dei gatti bianchi.
Venus però ha solo una chiazza bianca sul petto, non sufficiente a giustificare l’occhio azzurro.
“In effetti, Venus è un po’ un mistero”, conclude Lyons.

Fonte:

http://www.nationalgeographic.it/