* La buona notizia del venerdì: Oscar 2018, è “A Ciambra” di Jonas Carpignano il film italiano candidato

Perchè questa notizia è una buona notizia?

Io sono l’orgogliosissima zia di tanto nipote!

Colpita al cuore fin dal suo primo cortometraggio “ A Chiana” ,vincitore al Festival di Venezia nel 2011, che un “ ragazzino “ fosse così capace di suscitare attraverso le immagini emozioni così profonde e con una tecnica sfacciatamente matura e distaccata.

Trascinata dalla sua passione con Mediterranea”, poi l’altro cortometraggio “A Chambra”e ora questo film, sempre più colpita dalla sua determinazione,dalle sue straordinarie capacità di concentrazione per raggiungere i suoi obbiettivi…tale e quale a suo nonno ( qualche lacrimuccia di commozione ci sta bene eh!)

Di premio in premio fino a questo meritatissimo riconoscimento.

In questo film non c’è lo spettatore che può apprezzare o no la visione dell’autore: lo spettatore è la visione, è l’essere umano che vive la stessa umanità di ogni essere umano. Non c’è giudizio,non c’è diversità,non c’è compiacimento.

Non c’è il là fuori. E’ la Vita, è vivere e basta, in quell’ordine incantato e vero del mondo. Oltre il tempo.

Da vedere per aprire gli occhi. Per cambiare punto di vista. Per cambiare il mondo.

Tra le tante ho scelto questa intervista che mi è apparsa la più vicina al suo intendere la vita e il suo lavoro futuro.

Il film di Jonas Carpignano, ambientato nella comunità Rom di Gioia Tauro, è stato designato dalla commissione dell’Anica a rappresentare l’Italia nella corsa al miglior film in lingua non inglese agli Oscar 2018.

Tra i suoi produttori un “padrino” come Martin Scorsese

Nato a New York da madre afroamericana con origini caraibiche e padre torinese vissuto per molti anni a Roma, Jonas Carpignano è cresciuto muovendosi tra la Grande Mela e la provincia della capitale italiana ,Monte Porzio Catone, nella villa del nonno,pluripremiato documentarista e inventore tra l’altro di Carosello, e con una biblioteca di più di trecento volumi di storia del cinema, ora alla Biblioteca Cineteca di Bologna.

Jonas oggi è considerato uno dei più promettenti talenti cinematografici emergenti a livello internazionale.

Dopo l’esordio nel 2015 con Mediterranea, in cui raccontava il viaggio di due migranti dal Burkina Faso a Rosarno, distribuito solo recentemente in Italia ma che ha avuto un’ottima accoglienza all’estero e in particolare negli Stati Uniti, il 33enne cineasta italoamericano è nelle sale in questi giorni con la sua seconda opera “A Ciambra”, presentata con notevole successo allo scorso Festival di Cannes ,dove s’è aggiudicato il primo posto Europa Cinemas Label destinato a un film europeo in cartellone alla Quinzaine des Réalisateurs.

In questo stimolante spaccato della comunità stanziale romena di Gioia Tauro che prende vita attraverso gli occhi del quattordicenne Pio Amato, Jonas Carpignano conferma la tensione verso un cinema di finzione dalla forte impronta realista che non rinuncia alla costante ricerca di uno sguardo cinematografico potente e raffinato. D’altronde, non è certo un caso che il suo talento sia stato riconosciuto da Martin Scorsese, tra i produttori esecutivi di A Ciambra.

Con Jonas, che vive da anni a Gioia a stretto contatto con i protagonisti dei suoi film, abbiamo avuto l’opportunità di parlare a lungo di influenze cinematografiche, prossimi progetti e, soprattutto, del suo peculiare modo di intendere e di vivere il cinema.

* Come sei entrato in contatto con un autore del calibro di Martin Scorsese e qual è stato il suo contributo a livello creativo?

Alcune persone che lavorano con Scorsese, tra cui il suo agente e la sua produttrice, sono sempre alla ricerca di progetti per aiutare i registi emergenti. Alcuni co-finanziatori di questo fondo avrebbero già voluto investire in Mediterranea e dopo averlo visto mi hanno subito comunicato l’intenzione di collaborare con me al secondo film. Per me si è trattato di un sogno e il ruolo di Scorsese è stato molto importante per trovare il giusto equilibrio tra i momenti più narrativi del film e quelli in cui senti di stare vivendo a contatto con Pio e la sua famiglia. Mi ha fatto capire quali erano i momenti più forti e quali i più ripetitivi, sacrificabili in fase di montaggio. Insieme abbiamo ad esempio lavorato molto alla scena della cena, che per lui doveva essere mantenuta senza tagliarla più di tanto in quanto fondamentale per capire i rapporti all’interno della famiglia Amato e i motivi per cui Pio non potrà mai uscire dal suo mondo.

*Qual è il cinema a cui ti senti più vicino e quali sono i tuoi punti di riferimento?

Come per la mia storia personale sono legato a più culture, così mi sento vicino a tipi di cinema anche molto diversi tra loro. Non sono uno alla Spielberg che ha sempre saputo di voler fare il regista, ma quello del cinema fin da piccolo l’ho sentito un mondo non lontano da me, anche grazie al rapporto con mio nonno, che ha lavorato molti anni per Carosello ed era sposato con la sorella di Luciano Emmer. Lui mi ha fatto conoscere le opere di Visconti e Bertolucci, due miei grandi punti di riferimento insieme a Rossellini e De Sica. Però sento presente in modo forte anche il cinema americano degli anni Settanta e Novanta, di cui mi nutrivo quando andavo con gli amici nelle sale del Bronx a guardare i film di registi come lo stesso Scorsese, Altman o Coppola.


* Per quanto riguarda invece i cineasti più contemporanei?

Tra gli italiani sicuramente c’è Alice Rohrwacher, che conosco bene. Stimo tutto quello che fa e mi dà sempre una mano quando mi serve. Adoro poi tutti i lavori di Andrea Arnold, la regista britannica di American Honey e Fish Tank. Tra gli americani, invece, ammiro molto Benh Zeitlin, un carissimo amico che per me è stato sempre come un fratello maggiore. Lavorando con lui in Re della terra selvaggia ho imparato che non c’è necessariamente bisogno di fare un film con una struttura cinematografica tradizionale e solida, ma che è possibile adattare la narrazione ai ritmi del luogo in cui si gira. Passare da assistente di Spike Lee in Miracolo a Sant’Anna al film di Benh mi ha arricchito molto, dandomi la possibilità di toccare con mano due modi di fare cinema assai differenti. Personalmente tento di rimanere fedele a me stesso, seguendo l’influenza del cinema che amo e con cui sono cresciuto. Non riuscirei mai a fare, ad esempio, un cinema asciutto come quello dei Dardenne, che non ha quei momenti surreali e musicali che a me invece interessano molto.

* L’uso delle musiche in effetti è molto importante nei tuoi film. In Mediterranea, e ancora di più in A Ciambra, sottolineano i momenti di maggiore intensità emotiva dei protagonisti.

Parto sempre dal presupposto di voler inquadrare i miei personaggi in maniera diversa rispetto a come siamo abituati nel cinema europeo di stampo realista o nei telegiornali. Se si vuole aderire davvero al loro punto di vista e vedere il mondo con i loro occhi è importante cogliere non solo i momenti più drammatici ma anche quelli più leggeri e spensierati, che ci permettono di non perdere delle importanti sfumature della loro esistenza e che spesso sono accompagnati proprio dall’ascolto della musica. Anche per le persone che vivono nelle circostanze più pesanti, la vita non è mai solo una tragedia. Inoltre, la musica pop presente in A Ciambra ci fa sentire queste persone più vicine a noi, dato che è un tipo di musica conosciuta da tutti i ragazzi italiani, da Milano a Gioia Tauro. La componente musicale unisce e permette al pubblico di sentirsi sulla stessa lunghezza d’onda emotiva dei personaggi.

* Del tuo cinema colpisce molto la capacità di proporre uno sguardo che osserva senza giudicare, oggettivo ma non per questo freddo o distante.

L’idea di fondo alla base del mio cinema è proprio questa: mostrare la vita di alcune persone senza giudicarle. Giudicare è una cosa che non faccio mai e questo si riflette in maniera naturale nel mio modo di intendere il cinema. Ciò che mi interessa davvero è entrare nei mondi che voglio raccontare senza porre un filtro tra pubblico e personaggi, rimanendo il più possibile fedele al loro sguardo. Per questo cerco sempre di evitare di contestualizzare troppo: Pio in A Ciambra non si ferma ad ammirare il mare o non si meraviglia delle cose brutte che lo circondano. Se il contesto per lui non è importante perché lo dà per scontato, allora per me non ha senso soffermarmici. Anche perché nel momento in cui cerchi di dare una visione che va oltre il punto di vista del protagonista, inevitabilmente anteponi una tua opinione e inizi a giudicare. In A Ciambra, così come in Mediterranea, non si ha tempo per giudicare perché si è immersi nel punto di vista dei protagonisti.

* Pensi di continuare a vivere a Gioia Tauro lavorando nella direzione di questa tua poetica o ti dedicherai a qualcosa di diverso?

Negli anni ho imparato che per me è essenziale lasciare spazio alla curiosità. Se ci sarà qualcosa in futuro che mi stimolerà cercherò di analizzarla e di spostarmi per farne un film. Forse un giorno un parente di mia madre dei Caraibi mi inviterà nelle Barbados e lì troverò qualcosa che vorrò raccontare. Tutto è possibile nella vita. Detto questo, ora come ora a Gioia Tauro sto molto bene perché ho il tempo di guardare tanti film, leggere libri e ho gli stimoli giusti per continuare a fare il mio lavoro. Se abitassi Roma o New York non troverei tutto questo tempo da dedicare al cinema. In questo momento ad esempio sto scrivendo il mio nuovo film, che sarà ambientato sempre a Gioia Tauro ma racconterà una realtà diversa, quella di una ragazza italiana che vive nel centro storico insieme alla famiglia e deve decidere se rimanere a Gioia o partire. Questa famiglia la conosco da anni, ma nei prossimi mesi cercherò di stare ancora di più con loro per approfondirne ulteriormente la storia.

 

 

 

 

 

http://www.fabriqueducinema.com/cinema/interviste/talento-piace-scorsese-jonas-carpignano-ciambra/

http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2017/09/26/news/candidato_italiano_all_oscar-176527846/

http://www.cinematografo.it/news/ciambra-vince-alla-quinzaine/

http://www.cinematografo.it/news/ciambra-arriva-sala/

http://www.cinematografo.it/recensioni/mediterranea/

http://www.cinematografo.it/news/uscita-mediterranea/

* Jeanne Moreau : Le tourbillon de la vie

Elle avait des bagues à chaque doigt,
Des tas de bracelets autour des poignets,
Et puis elle chantait avec une voix
Qui, sitôt, m’enjôla.

Elle avait des yeux, des yeux d’opale,
Qui me fascinaient, qui me fascinaient.
Y avait l’ovale de son visage pâle
De femme fatale qui m’fut fatale {2x}

On s’est connus, on s’est reconnus,
On s’est perdus de vue, on s’est r’perdus d’vue
On s’est retrouvés, on s’est réchauffés,
Puis on s’est séparés.

Chacun pour soi est reparti.
Dans l’tourbillon de la vie
Je l’ai revue un soir, hàie, hàie, hàie
Ça fait déjà un fameux bail {2x}.

Au son des banjos je l’ai reconnue.
Ce curieux sourire qui m’avait tant plu.
Sa voix si fatale, son beau visage pâle
M’émurent plus que jamais.

Je me suis soûlé en l’écoutant.
L’alcool fait oublier le temps.
Je me suis réveillé en sentant
Des baisers sur mon front brûlant {2x}.

On s’est connus, on s’est reconnus.
On s’est perdus de vue, on s’est r’perdus de vue
On s’est retrouvés, on s’est séparés.
Dans le tourbillon de la vie.

On a continué à toumer
Tous les deux enlacés
Tous les deux enlacés.
Puis on s’est réchauffés.

Chacun pour soi est reparti.
Dans l’tourbillon de la vie.
Je l’ai revue un soir ah là là
trallallla
Elle est retombée dans mes bras

Quand on s’est connus,
Quand on s’est reconnus,
Pourquoi se perdre de vue,
Se reperdre de vue?

Quand on s’est retrouvés,
Quand on s’est réchauffés,
Pourquoi se séparer ?

Alors tous deux on est repartis
Dans le tourbillon de la vie
On à continué à tourner
Tous les deux enlacés
Tous les deux enlacés.