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* Un gelato può cambiare il tuo umore…..dimmi come lo mangi e ti dirò chi sei…


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Ma quando è stato inventato il gelato?

Ci sono riferimenti alla refrigerazione di frutta, latte e miele  sia negli antichi testi sia nelle cronache delle scoperte archeologiche più note.
Pensate che nella Bibbia Isacco offre ad Abramo latte di capra misto a neve e si narra che Alessandro Magno, durante le sue campagne in India, pretendesse un continuo rifornimento di neve da consumare mescolata a miele e frutta durante le lunghe marce e la preparazione delle battaglie.

Alcuni studiosi fanno risalire l’origine del gelato a circa 3.000 anni prima di Cristo, in estremo Oriente, precisamente in Cina.

In seguito alle invasioni mongoliche, il gelato sarebbe poi approdato in Grecia e in Turchia, diffondendosi negli altri Paesi del bacino del Mediterraneo.

Gli antichi faraoni egizi, tra le portate più ambite dei loro sontuosi banchetti, annoveravano primitive forme di granite e la stessa Cleopatra offrì con successo a Cesare ed Antonio frutta mescolata a ghiaccio.

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Gli antichi Romani si distinsero ben presto grazie alle loro nivatae potiones”, veri e propri dessert freddi.
Il generale Quinto Fabio Massimo inventò una ricetta molto simile a quella del sorbetto. La parola sorbetto sembra tragga origine proprio dall’arabo scherbet = dolce neve oppure dall’etimo, sempre arabo, sharber = sorbire, da cui passando attraverso la lingua turca, sarebbe stato coniato il termine chorbet.

Marco Polo, verso la fine del XIII secolo, al termine del suo famoso viaggio in Asia, portò dalla Cina nuove idee per il congelamento artificiale, grazie ad una miscela di acqua e salnitro.

Nel corso del Medioevo invece i sorbetti insieme ad altri cibi raffinati finirono addirittura di sparire dalle mense perchè ritenuti simbolo del peccato.

Il  trionfo di questo dolce freddo sulle tavole dei ricchi avviene, tuttavia, nel Cinquecento, in seguito allo sbarco in Europa d’ingredienti provenienti dai nuovi continenti: frutta, piante nuove, aromi e spezie, tè, caffè, cacao.

Fu Caterina de’ Medici che diffuse oltralpe un dessert semifreddo a base di crema dolce, dopo aver sposato il futuro re Enrico II di Francia nel 1533. Questo dessert assomigliava molto al gelato attuale.

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Fino ad allora il gelato seppur nella sua forma di crema ghiacciata era stato prerogativa solo dei più ricchi, per la difficoltà di conservare il ghiaccio d’estate ma  verso il 1560 un medico spagnolo che viveva a Roma, Blasius Villafranca, scoprì che, aggiungendo salnitro alla neve e al ghiaccio, si poteva congelare molto più rapidamente qualsiasi cosa: fu questa la scoperta che segnò l’inizio di tutto e trasformo il ghiaccio e la neve in quello che oggi chiamiamo gelato dando il via ad una produzione destinata, siamo convinte, a non finire mai.

Bisogna però aspettare il Cinquecento per assistere al trionfo di questo alimento. In particolare, è Firenze a rivendicare l’invenzione del gelato ‘moderno’, che per primo utilizza il latte, la panna e le uova. Golosa innovazione che si deve all’architetto Bernardo Buontalenti. Altro grande epigono del gelato fu anche un gentiluomo palermitano, Francesco Procopio dei Coltelli che, trasferitosi a Parigi alla corte del Re Sole, aprì il primo caffè-gelateria della storia, il tuttora famosissimo caffè Procope.

Ma la storia moderna di questo goloso alimento comincia ufficialmente quando l’italiano Filippo Lenzi, alla fine del XVIII secolo, aprì la prima gelateria in terra americana. Il gelato si diffuse a tal punto da stimolare una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young.

Il primo gelato industriale su stecco, il Mottarello al fiordilatte nasce in Italia nel 1948. Subito dopo, negli anni 50, arriva il primo cono con cialda industriale il mitico Cornetto. Gli anni 70 e la diffusione del frezeer domestico battezzano invece il primo secchiello formato famiglia, ilBarattolino. 

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Fino ad arrivare al primo biscotto famoso diventato un gelato di successo, il bicolore Ringo.

Gelato e…psicologia

Da una ricerca sulle scelte del gelato e la psicologia umana, la psicologa Viviana Finestrella, esperta in tematiche nutrizionali dice:

Il gelato è un alimento che si gusta in maniera semplice e diretta (senza posate, e non c’è bisogno di sedersi a tavola) che quindi permette alla persona di “spogliarsi” degli aspetti formali e vivere un momento di piacere senza imporsi rigidità e controllo, atteggiamenti che invece predominano in altri momenti e periodi dell’anno (in inverno, ad esempio, quando si è al lavoro). Il gelato contribuisce a disattivare (quanto meno ad abbassare) le nostre difese (in altre parole…”scioglie il Super-Io!”) e a vivere in maniera più autentica e genuina, anche nelle relazioni.

Ci sono le prove, lo hanno verificato i ricercatori dell’Istituto di psichiatria di Londra, secondo i quali il gelato «accende» gli stessi centri del piacere nel cervello stimolati da una vincita di denaro o dall’ascolto della musica preferita.

Dimmi come lo mangi e ti dirò chi sei?

Il Cono con cialda è scelto da chi predilige un’esperienza sensoriale completa non negandosi nulla, costituito dalla parte cremosa e da quella croccante del cono, contando comunque sulla sicurezza di un appagamento finale (la parte terminale di cioccolato). Chi mangia il cono di solito è un tipo Voglioso.

Lo Stecco: a prima vista chi mangia questo tipo di gelato è una persona intraprendente, che ama curiosare nella moltitudine di gusti possibili, ma allo stesso tempo si tratta di un tipo Insicuro… Questa persona ha bisogno che rimanga qualcosa di tangibile, lo stecco appunto, con cui giocare o anche solo da tenere in bocca.

 – Il Ghiacciolo: si addice ad una personalità Effimero/Indipendente, a colui che preferisce un piacere da gustare immediatamente, convinto che non c’è nulla da aspettare (come nel cono). Questo tipo di persona tollera poco la frustrazione dell’attesa.

Il Biscotto: per chi ha bisogno di grande rassicurazione: è quasi la merenda preparata dalla mamma, dove c’è di tutto, anche la parte di biscotto che rimanda al bisogno di un surplus di nutrimento affettivo. Non è croccante né duro, è un piacere adatto al bambino.

La Coppetta: scelta di solito dal tipo Controllato/Misurato. È l’unico gelato “contenuto”, e quindi non libero, neanche nella modalità di assunzione dovendo utilizzare il cucchiaino. Il formato preferito da chi non riesce a lasciarsi andare fino in fondo e concedersi un piacere (che a volte “sporca” le mani o i vestiti), e da chi deve mantenere le buone maniere, anche con se stesso.

Le Praline: sinonimo di personalità Moderno/Attuale. Si tratta infatti di una scelta un po’ “mordi e fuggi”, caratteristica dei nostri tempi, molto veloci. Sono il gelato di chi ama portarsi una “scorta” di benessere, un piacere più piccolo, non dilagante, ma ripetuto nel tempo, da gustarsi in contesti diversi, tra cui quello lavorativo.

Che sia un croccante cono, uno stecco o una coppetta, il gelato ci regala sempre un attimo di felicità: è veramente magico come ci faccia tornare bambini … Anche solo per un minuto!

Miami, Florida, USA --- Woman and young girl on outdoor patio eating ice cream --- Image by © Ocean/Corbis

Fonti:

http://lifepretaporter.it/il-gelato-storia-curiosita-e-psicologia/

http://www.istitutodelgelato.it/

Gelato sospeso: anche quest’anno puoi lasciare pagato il gelato ai bambini meno fortunati

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Perchè siam donne: Sarah Weddington e la Corte suprema degli USA

Washington, 24 giugno 2022 – La Corte suprema degli Stati Uniti ha abolito la storica sentenza ‘Roe contro Wade’ che, nel 1973, aveva legalizzato l’aborto negli Usa. La decisione odierna delega quindi ai singoli Stati l’applicazione delle loro leggi in materia

Lei è #SarahWeddington.

Nasce e cresce in Texas. Luogo di cui si dice che ‘è un bel posto per uomini e cani, ma l’inferno per donne e cavalli’.

Da bambina vuole fare l’insegnante. Crescendo si appassiona al diritto.

Ma il preside del college le dice che nessuna donna di quel college ha mai studiato legge.

Non le vogliono le donne lì. Possono iscriversi e assistere ma fare domande solo una volta a semestre.

Lei, insieme ad altre giovani donne di quell’Università, comincia a farsi domande.

Perché le donne sono considerate così poco? Perché fanno così paura? Perchè le donne non possono controllare il proprio corpo e scegliere o no la maternità??

Si unisce così a un gruppo di studenti laureati dell’Università del Texas-Austin che stanno ricercando modi per sfidare vari statuti anti-aborto ,

Il centro sanitario universitario non fornisce informazioni sulla contraccezione. Un paio di ragazze erano andate a New York e avevano ricevuto una copia di Our Bodies Ourselves e avevano iniziato a dare informazioni.

Pensano che è necessario ribaltare le leggi restrittive del Texas a proposito delle donne. Sarah aveva fatto solo divorzi pacifici, testamenti, un’adozione per suo zio; non aveva alcuna esperienza in tribunale federale. Ma sarà lei ad agire come avvocata dei diritti delle donne di scegliere .

Sarah ha solo 26 anni quando dibatte davanti ai giudici della Corte Suprema.

Diventa la persona più giovane che riesce a vincere col caso Roe.

Nel 1969 la 21enne Norma McCorvey rimane incinta. Era la sua terza gravidanza, ma per problemi economici e di abuso di sostanze, non aveva potuto tenere con sé nessuno dei suoi figli. Questa volta vuole abortire. Ma in Texas, l’aborto è vietato anche nei casi in cui è in gioco la sopravvivenza della madre. Le donne più benestanti vanno nei paesi dove l’aborto è legale.

Norma acconsente a partecipare alla causa presentata dagli avvocati Sarah Weddington e Linda Coffee.

Sarah discute il caso davanti all’alta corte due volte, nel dicembre 1971 e di nuovo nell’ottobre 1972, ottenendo l’anno successivo la sentenza 7-2 che legalizza l’aborto a livello nazionale.

In un colpo solo, la Corte Suprema spazza via un secolo di restrizioni sull’aborto e rende incostituzionale la legislazione di 46 Stati. 

In quegli anni Sarah viene eletta alla Camera dei rappresentanti del Texas per poi diventare consigliere generale del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti e, successivamente, consulente per le questioni femminili del presidente Jimmy Carter.

Quando arriva Reagan, torna in Texas, dirigendo l’Ufficio per le relazioni statali-Federali. Per più di 35 anni è prof. aggiunta presso l’Università del Texas ad Austin.

Ad Austin, fonda il Weddington Center, progettato per portare più donne in posizioni di leadership più elevate.

Insieme a #MollyIvins e #AnnRichards, era considerata la santissima trinità del “Grande Matriarcato di Austin”.

È rimasta attiva nel mondo politico e legale fino ai suoi ultimi anni.

La sua morte nel dicembre 2021 arriva in un momento particolare della storia degli Stati Uniti, dove la Corte Suprema – che dopo Trump conta sei giudici conservatori su nove – è chiamata ad affrontare la richiesta del Mississippi di vietare l’aborto dopo la 15esima settimana..

“Quando ho iniziato il caso [Roe], se qualcuno avesse detto: ‘Ne parlerete ancora tra 45 anni’ non ci avrei creduto. E quindi quello che più mi stupisce è da quanto tempo la questione sia ancora al centro di molte conversazioni politiche.

Pensavo che ci sarebbero voluti alcuni anni prima che le persone giungessero ad un accordo comune che non spettasse al governo decidere la libertà riproduttiva delle donne. Non so quanto tempo ci vorrà. Presto, una generazione più giovane, donne e uomini più giovani alla facoltà di legge, dovranno assumersi questa responsabilità”.

Care donne non abbassiamo la guardia! Sappiamo che la strada è ancora lunga e in salita ma possiamo contare sui nostri compagni ! Questa , come tante ancora , è una battaglia per cambiare i comportamenti oscurantisti che limitano la crescita della coscienza umana. Non abbassiamo la guardia!

Leggi anche

*Risvegliatevi Sacerdotesse…Maghe…Streghe…Donne! – Laurin42 (wordpress.com)

Fonti:

Dea e Donna: Sacro Femminino | Facebook

Le origini della sentenza “Roe contro Wade” e il futuro della legge sull’aborto | National Geographic

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* La buona notizia del venerdì: Anna e la sindrome di down.

Anna e la sindrome di down.

I suoi compagni di classe le ‘insegnano’ ad essere autonoma

I giornali anche a scadenza giornaliera, raccontano di storie di ordinaria emarginazione di persone con disabilità.

Bambini che non sanno cosa vuol dire integrazione,  perchè si imbattono in insegnanti e compagni di scuola che non hanno voglia di entrare in contatto con la disabilità.

Che non vanno in gita e non hanno le opportunità che invece, per i normodotati sono un diritto.

A Sarcedo  (Vicenza) invece, grazie alla sensibilità e alla professionalità di chi crede ‘nel sostegno’ come ruolo educativo per soggetti  diversamente abili e non solo, Anna,  con sindrome di Down, frequenta la prima media a Sarcedo ed i suoi compagni hanno imparato a considerare il suo handicap come motivo di crescita e di educazione. Hanno voluto addirittura avere per lei un ruolo attivo. Vogliono aiutarla nella riabilitazione e a diventare indipendente, meta più importante a cui ambire quando sei affetto da certe sindromi.

Come accadde per tutte le ragazzine della sua età sta tastando il terreno dell’autonomia: ogni giorno va a scuola, ci va a piedi, ma non ci va da sola e non sono nemmeno i suoi genitori ad accompagnarla. Perché Anna se ha una particolarità spiccata, che non sia quella impressa dai suoi geni, è quella di attorniarsi dei suoi compagni di classe che le vogliono bene, che a turno e in gruppo di cinque o sei, puntualmente la aspettano ogni mattina davanti al municipio di Sarcedo e poi la ‘scortano’ a scuola.

Da oggi, Anna è ancora più autonoma perchè prende addirittura il bus. Anche in questa ‘impresa’, ha avuto il sostegno dei suoi compagni di classe e di scuola che hanno fatto letteralmente a gara per proteggere la bambina, in quel gesto quotidiano che per qualcuno è normale, ma quando c’è un certo tipo di disabilità di mezzo, risulta straordinario.
Un sapere stare assieme che se fa da antidoto alla sindrome di Anna, crea nel contempo uno spirito di responsabilità nei suoi compagni.

Alcuna forzatura in tutto ciò, perché difficilmente le cose imposte riescono bene, anzi: ben felicemente i suoi compagni hanno colto il segnale dato dall’insegnate di sostegno di Anna e subito si sono mossi per accompagnarla a scuola.

Il Comune paga il servizio

Un bell’ esempio di comunità che non è sfuggito all’occhio accorto e sensibile del sindaco Luca Cortese: “E’ un grande esempio che Anna e i suoi compagni ci stanno dando. Mi dà tanta speranza vedere che insegnante e compagni ci sono per questa bimba”.

Ma non si è fermato alle parole il sindaco Cortese ed è passato ai fatti: “Come amministrazione comunale vogliamo contribuire a dispiegare le ali della libertà personale di Anna, mettendo a disposizione il trasporto comunale scolastico gratuitamente per lei assieme a suoi due compagni ed all’insegnante di sostegno, ogni giovedì, per permetterle di prendere dimestichezza con i mezzi di trasporto – conclude il sindaco Cortese – A Sarcedo non dimentichiamo nessuno, è un progetto semplice con una valenza sociale altissima”.

Paola Viero

http://www.altovicentinonline.it/attualita-2/attualita/sarcedo-anna-e-la-sindrome-di-down-i-suoi-compagni-di-classe-le-insegnano-ad-essere-autonoma/

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo”.

(Maria Montessori)

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* La buona notizia del venerdì: in Europa si parla di ” Dignità animale”


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Non ammazzerai i pulcini solo perché sono maschi e non fanno le uova.

Non offrirai animali in premio per gare, concorsi o riffe.

Non alleverai una bestia solo per poterla uccidere e prenderne la pelle, il pelo o la pelliccia.

Non venderai i cani e gatti nei negozi di città, ma solo negli allevamenti certificati e controllati.

E se farai una di queste cose, per lo meno in terra di Lussemburgo, sarai punito duramente, con una multa sino a 200 mila euro. O con il carcere.  

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Il piccolo Granducato ha deciso la rivoluzione. 

Da paradiso fiscale che era (e in parte è ancora) vuol diventare il paradiso della fauna continentale.

Il governo ha presentato una proposta di legge che per la prima volta – così dicono – introduce il concetto di «dignità animale», stabilendo nuove regole di protezione, sicurezza e benessere per l’universo che va dalle mucche alle galline passando per felini e canini. Il testo aggiorna un codice del 1993 giudicata «obsoleta» sulla base del progresso scientifico e «su la posizione degli animali nella nostra società moderna».

Spiega a Lussemburgo che l’animale deve essere considerato come «essere vivente non umano dotato di sensibilità che sente il dolore e altre emozioni».Non una novità, per molti degli umani, ma certo un passo avanti dal punto di vista strettamente giuridico. Per questo gli si riconosce una «dignità». Animale, ma pur sempre dignità. 

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Per questo non sarà possibile allevare ermellini e visoni nella terra del Granduca (non per scuoiarli!) e saranno puniti con decisione anche i maltrattamenti degli animali. Fatevi prendere a picchiare il vostro cucciolo e pagherete sino a 250 euro di multa, con la possibilità che la bestiola vi sia sequestrata.

Se invece un’azienda agricola fosse colta a eliminare i pulcini maschi si potrebbe arrivare tre anni di galera e/o duecentomila euro di multa. Nessuna crudeltà sarà più ammessa, diretta o indiretta che sia.

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La legge è stata disegnata con le organizzazioni animaliste, con le quali si è deciso anche di lanciare una campagna di sensibilizzazione del grande pubblico. Non è previsto che tutti debbano diventare vegetariani, sarebbe un controsenso nella patria dello stinco alla birra. Però bisogna essere più umani con gli animali.

Oltre che con gli uomini, naturalmente.

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Fintanto che l’uomo continuerà a distruggere gli esseri viventi inferiori non conoscerà mai né la salute né la pace. Fintanto che massacreranno gli animali, gli uomini si uccideranno tra loro. Perchè chi semina delitto e dolore non può mietere gioia e amore.

Pitagora

http://www.goware-apps.com/dignita-animale-tatiana-guarnier/

https://www.mclink.it/assoc/lida/carta.htm

http://www.lastampa.it/2016/05/10/societa/lazampa/animali/il-lussemburgo-verso-il-riconoscimento-della-dignit-animale-tv4zthabmsOED0BWNal8VK/pagina.html

http://www.redacon.it/2016/04/16/mozione-per-il-rispetto-della-dignita-animale/

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* Liberté, égalité, fraternité! Se ci fosse Napoleone…faites la paix! Parbleu!

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,

così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile

orma di piè mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;

quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sonito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio

e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al subito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all’urna un cantico
che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,

dall’uno all’altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui

del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d’un gran disegno,
l’ansia d’un cor che indocile

serve pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch’era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,

la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.
Ei si nomò: due secoli,

l’un contro l’altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe’ silenzio, ed arbitro
s’assise in mezzo a lor.

E sparve, e i dì nell’ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d’immensa invidia
e di pietà profonda,
d’inestinguibil odio

e d’indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l’onda s’avvolve e pesa,
l’onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,

scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell’alma il cumulo
delle memorie scese!
Oh quante volte ai posteri

narrar sé stesso imprese,
e sull’eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d’un giorno inerte,

chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l’assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili

tende, e i percossi valli,
e il lampo de’ manipoli,
e l’onda dei cavalli,
e il concitato imperio,
e il celere ubbidir.

Ahi! Forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo
e in più spirabil aere

pietosa il trasportò;
e l’avviò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,

dov’è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! benefica
Fede ai trionfi avvezza!
scrivi ancor questo, allegrati;

ché più superba altezza
al disonor del Golgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:

il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.

Alessandro Manzoni

( 20 Luglio 1821 )

 

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* ME > WE: pubblicare una buona notizia accelera il cambiamento

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Considero il web una dimensione espansa della Terra costituita  da immagini, suoni e sensazioni di tutta l’umanità. Correnti di pensiero corrono veloci o sostano a volte a formare vortici di energia o scoppiano in infiniti frammenti che poi si ricompongono in altre correnti. Tutto è vivo e palpitante e attira le attività mentali e della psiche.
Quando ho aperto il blog la mia sensazione era quella di chi è di fronte ad un panorama conosciuto e non ancora esplorato. Come quando ti viene voglia di urlare qualcosa per vedere se c’è qualcuno o è soltanto l’eco.
Mi attirava entrare nella corrente e vedere che effetto avrebbe fatto.
Non mi aspettavo di avere subito riscontri… qualcuno ha messo un like al mio primo articolo…fra milioni di viaggiatori nel web…al mio primo commento su un blog che mi attirava è nata una durevole amicizia…la mia vita si è arricchita di uno spazio nel quale sento di comunicare con l’anima delle persone e di avere la possibilità di condividerne i valori.
La condivisione è spontanea, affettuosa, crea emozione.
Così un commento è un gesto affettuoso, un dire sono contenta di averti incontrato, siamo in sintonia, mi piace quello che scrivi,  e voglio che altri lo apprezzino come me…A volte basta uno spunto per far dire non ci avevo pensato…
Così puoi agire sul cambiamento ed è gratificante farlo insieme. E sul web è facile essere in tanti.
Quando si è in tanti e ci si scambia like per testimoniare interesse, approvazione, fiducia, nasce dalla affinità un gruppo. Affinità può significare condivisione di valori e di obbiettivi. Si è  in sintonia.
La somma delle parti è maggiore dell’intero e un gruppo che nasce da un’ affinità spontanea ha una grande capacità di incidere sulla cosiddetta opinione pubblica e generare il cambiamento.
Io sono convinta che in questi tempi di cambiamenti è necessario orientarsi verso una visione potenziante del futuro e riscoprire e ribadire i valori propri di una umanità consapevole.
Possiamo come gruppo generare una forma pensiero che possa navigare nel web colorata come infiniti arcobaleni, vibrante di sensazioni ed emozioni, sonora come una orchestra perfettamente accordata...
Una forma pensiero attrae chi è in sintonia e diventa una energia positiva per molti, ma molti, molti di più…per tutti.
Come fare a farlo?
Io propongo che ognuno di noi pubblichi sul suo blog una “buona notizia” ogni venerdì. E ce ne sono di buone notizie che le scimmie urlatrici dei media ci nascondono!
Perchè il venerdì?
Venerdì è il giorno dedicato al pianeta Venere, dispensatore di energie di armonia e di bellezza attraverso la scienza e la conoscenza.
Siete pronti a cambiare il vostro ME e arricchirvi in WE?
Siete pronti? Uno…Due…Tre…Via!

PS: ho scritto questo articolo nel lontano 2013 e da allora ogni venerdì ho pubblicato una buona notizia! Quante settimane? Quattro ogni mese X dodici mesi X dieci anni ormai! Le trovate su “Pagine” del blog!

E quante buone notizie ho trovato, potrei citare blog che ho visto crescere in quantità e in qualità!

Ma è più costruttivo che ognuno di voi le trovi! E ce ne sono, ce ne sono, ce ne sono! Scoprirete che sono molte di più di quelle “cattive” che ci propinano le scimmie urlatrici dei massmedia!

Siete pronti a cambiare il vostro ME e arricchirvi in WE?
Siete pronti? Uno…Due…Tre…Via!

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22 .02.2022 !una di quelle date che ci invitano a riflettere sul significato dei numeri.

2.02.2022

Il 22 febbraio 2022 è una data palindroma,letteralmente dal greco “che corre all’indietro”, significa che può essere letta sia dall’inizio che dalla fine.

E nel mezzo ci sono ben due zeri : lo zero può essere la fine di un ciclo e l’inizio di un altro, lasciare alle spalle ciò che è finito, concluso e l’inizio di nuove esperienze e nuove scelte ricche di energie

E le opportunità sono ben due, due zeri nella stessa data! E nello stesso giorno.

martedì (Tuesday in inglese), ed è stata soprannominata Twosday (giorno del Due) dai media internazionali.

Ma non finisce qui! Ci sono molti altri numeri!

Le energie vibranti dei numeri 2, 4, 6, 20, 22 e 222 faranno del 2022 un anno unico. .

La somma di questa data è un 12. La sacra dozzina che indica la via agli iniziati nella Divina Commedia.

Il valore 12 in un anno cosmico 6 rafforza il suo significato che è Amore ma anche scelta, dove vogliamo stare, come vogliamo agire, cosa vogliamo credere, quali energie vogliamo respirare. Un innovamento totale, se lo vogliamo..

Il numero 2 così ripetuto riguarda le nostre relazioni con gli altri, la capacità di comprendere le differenze e di far proprie le dualità.La mente e il cuore in un nuovo equilibrio ci donano intuizione, empatia e attenzione all’altro.

Il numero 4 è un numero di struttura, è la nostra base, il numero della solidità della Terra, il quadrato compiuto, il lavoro finito, la solidità del lavoro fatto bene

Il numero 6 riguarda la comunicazione, cioè come ci esprimiamo e comunichiamo con gli altri

Il numero 20 combina l’energia del numero 2 con l’energia dello 0, essendo lo 0 un numero potente, spesso associato all'”Uno” e al sacrificio, alla sensibilità e all’empatia.

Unendo i numeri di questa data il 22022022 appare ben tre volte.

Numero spirituale, considerato anche un numero maestro, il 22 ha a che fare con gli ideali che si materializzano che siamo noi i costruttori della nostra realtà  

Il numero 222 è una forte combinazione energetica che dà a questa data la sua estrema energia. Segna il momento di evoluzione della coscienza nteriore

Questa sequenza di numeri sono anche conosciuti come Numeri dell’Angelo, l’universo che sta mandando un messaggio


Anche il numero 3 è rilevante per questa data. Ecco come ci arriviamo: 2+2+2+2+2+2=12 e 1+2=3.

Il 3 rappresenta uguaglianza e maturità interior che ci porta ad accettarci come siamo con i nostri pregi e le nostre contraddizioni.

Il 22 febbraio non è l’unica data in cui potrete sfruttare al massimo l’energia di questo portale.

Anche le date che precedono l’apertura del portale sono state importanti dal punto di vista energetico. Queste sono il 02/02/2022, 11/02/2022 e 20/02/2022.

In Aprile , mese 4 dell’anno, quindi 44,Costruire con determinazione e disciplina

Le date da tenere a mente in termini di stabilità e disciplina (pensate a un compito difficile che volete completare) sono: 04/04/2022, 13/04/2022 e 22/04/2022.

Giugno è il mese definitivo del numero 6. Usate la sua energia per approfondire la vostra spiritualità e intuizione. Le date da tener d’occhio sono: 06/06/2022, 15/06/2022 e 24/06/2022.

Novembre 2022 è il numero 11 dell’anno.

il numero 11 è un numero maestro, in grado di dare al mese di novembre un’energia extra. Questo è il momento di dedicarsi al proprio se interiore , a riflettere sulle proprie scelte, decisioni e futuro

Le date su cui concentrarsi sono: 02/11/2022, 11/11/2022, 20/11/2022, 22/11/2022 e 29/11/2022.

E le stelle nel 2022?

Plutone tornerà negli Stati Uniti!

Plutone compie un ciclo di 248 anni per tornare sulla sua posizione di partenza in un tema natale.

Ebbene questo è il primo passaggio di Plutone sulla sua posizione dalla fondazione del paese nel 1776!

In Europa l’ultimo passaggio di Plutone è stato in Francia ed ha segnato la morte di Napoleone Bonaparte!

„L’evoluzione è la legge della vita. Il numero è la legge dell’universo. “

Pitagora

Cos’ha di tanto speciale la data 22.02.2022? (msn.com)

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* 1 Febbraio : Imbolc la festa della Luce Crescente,Brigit e la Candelora

IMBOLC

La festa della luce crescente.
Con Imbolc si festeggia il ritorno
della Luce  della fertilità
della Dea 

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L’energia di Imbolcgrazia, purezza, luce e rinascita.

La luce che è nata al Solstizio di Inverno comincia a manifestarsi all’inizio del mese di febbraio, le giornate si allungano poco alla volta e anche se la stagione invernale continua a mantenere la sua gelida morsa, ci accorgiamo che qualcosa sta cambiando.
Le genti antiche erano molto più attente di noi ai mutamenti stagionali, anche per motivi di sopravvivenza, e questo era il più difficile periodo dell’anno poiché le riserve alimentari accumulate per l’inverno cominciavano a scarseggiare.

Pertanto, i segni che annunciavano il ritorno della primavera erano accolti con uno stato d’animo che oggi, al riparo delle nostre case riscaldate e ben fornite, facciamo fatica ad immaginare.
Se sovrapponiamo la Ruota dell’Anno al nostro moderno calendario, la prima festa che incontriamo cade l’1 febbraio.

Presso i Celti l’1 febbraio era Imbolc(pronuncia Immol’c) detta anche Oimelc o Imbolg. L’etimologia della parola è controversa ma i significati rinviano tutti al senso profondo di questa festa, infatti Imbolc pare derivare da Imb-folc, cioè “grande pioggia”, e in molte località dei paesi celtici questa data è chiamata anche “Festa della Pioggia”: ciò può riferirsi ai mutamenti climatici della stagione, ma anche all’idea di una lustrazione che purifica dalle impurità invernali. Oimelc invece significa “lattazione delle pecore”, mentre Imbolg vorrebbe dire “nel sacco”, inteso nel senso di “nel grembo”, con riferimento simbolico al risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra e con un riferimento più materiale agli agnelli, nuova fonte di cibo e di ricchezza, che la previdenza della Natura e degli allevatori avrebbe fatto nascere all’inizio della buona stagione. L’allattamento degli agnelli garantiva un rifornimento provvidenziale di proteine. Il nuovo latte, il burro, il formaggio costituivano spesso la differenza tra la vita e la morte per bambini ed anziani nei freddi giorni di febbraio.

La pianta sacra di Imbolc è il bucaneve, che è il primo fiore dell’anno a sbocciare e il suo colore bianco ricorda allo stesso tempo la purezza della Giovane Dea e il latte che nutre gli agnelli.
Imbolc è una delle quattro feste celtiche maggiori, dette “feste del fuoco” perché l’accensione rituale di fuochi e falò ne costituiscono una caratteristica essenziale. In questa ricorrenza il fuoco è però considerato sotto il suo aspetto di luce, questo è infatti il periodo della luce crescente.

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Gli antichi Celti, consapevoli dei sottili mutamenti di stagione come tutte le genti del passato, celebravano in maniera adeguata questo tempo di risveglio della Natura, non vi erano grandi celebrazioni tribali in questo buio e freddo periodo dell’anno, tuttavia le donne dei villaggi si radunavano per celebrare insieme la Dea della Luce (le celebrazioni iniziavano la vigilia, perché per i Celti ogni giorno iniziava all’imbrunire del giorno precedente).
Nell’Europa celtica era onorata 
Brigit (conosciuta anche come Brighid o Brigantia), Dea del Fuoco, infatti era la patrona dei fabbri, dei poeti e dei guaritori. Il suo nome deriva dalla radice “breo” (fuoco): il fuoco della fucina si univa a quello dell’ispirazione artistica e dell’energia guaritrice.

Brigit, figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la conservatrice della tradizione, perché per gli antichi Celti la poesia era un’arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni.

La capacità di lavorare i metalli era ritenuta anch’essa una professione magica, e le figure di fabbri semidivini si stagliano nelle mitologie non solo europee ma anche extra-europee; l’alchimia medievale fu l’ultima espressione tradizionale di questa concezione sacra della metallurgia.
Sotto l’egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose “sorgenti di Brigit”. Diffuse un po’ ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici. Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri ad indicare le malattie da cui vogliono essere guariti.
Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio. Lo specchio è strumento di divinazione e simboleggia l’immagine dell’Altro Mondo cui hanno accesso eroi ed iniziati, la ruota del filatoio è il centro ruotante del Cosmo, il volgere della Ruota dell’Anno ed anche la ruota che fila i fili delle nostre vite. La coppa, infine, è il grembo della Dea da cui tutte le cose nascono.
Cristianizzata come Santa Bridget o Bride, come viene chiamata familiarmente in gaelico, essa venne ritenuta la miracolosa levatrice o madre adottiva di Gesù Cristo, e la sua festa si celebra appunto l’1 febbraio, giorno di Santa Bridget o Là Fhéile Brfd. Riguardo questa santa, di cui è tanto dubbia l’esistenza storica quanto certa la sua derivazione pagana, si diceva che avesse il potere di moltiplicare cibi e bevande per nutrire i poveri, potendo trasformare in birra perfino l’acqua in cui si lavava.

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A Santa Bridget fu consacrato il monastero irlandese di Kildare, dove un fuoco in suo onore era mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache. Ogni suora a turno vegliava sul fuoco per un’intera giornata di un ciclo di venti giorni; quando giungeva il turno della diciannovesima suora ella doveva pronunciare la formula rituale: “Bridget, proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte”. Il ventesimo giorno si diceva fosse la stessa Bridget a tenere miracolosamente acceso il fuoco. Il numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico, che si ripete identico ogni diciannove anni solari.
Inutile ricordare come questa usanza ricordasse il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di vesta nell’antica Roma, ma più probabilmente la devozione delle suore di Kildare si ricollega alle Galliceniae, una leggendaria sorellanza di druidesse che sorvegliavano gelosamente il loro recinto sacro dall’intrusione degli uomini, e i cui riti furono mantenuti attraverso molte generazioni. Allo stesso modo, nel monastero di Kildare solo alle donne era concesso di entrare nel recinto dove bruciava il fuoco, che veniva tenuto acceso con mantici, come ricorda Geraldo di Cambria nel dodicesimo secolo: il fuoco bruciò ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a questa devozione più pagana che cattolica.
I riti di Brigit celebrati ad Imbolc ci sono stati tramandati dal folklore scozzese e irlandese.
In Irlanda si preparano con giunchi e rametti le cosiddette croci di Brigit, a quattro bracci uguali racchiusi in un cerchio, cioè la figura della ruota solare (che è simbolo appropriato per una divinità del fuoco e della luce); lo stesso giorno vengono bruciate le croci preparate l’anno prima e conservate fino ad allora.

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La fabbricazione delle croci di Brigit deriva forse da un’antica usanza precristiana collegata alla preparazione dei semi di grano per la semina. Questi oggetti simbolici, confezionati con materiale vegetale, ci ricordano tra l’altro che la luce ed il calore sono indispensabili alla vegetazione che si rinnova in continuazione, anno dopo anno.
Le spighe di avena (o grano, orzo) usate per fabbricare le bambole di Brigit, provengono dall’ultimo covone del raccolto dell’anno precedente. Questo ultimo covone, in molte tradizioni europee è chiamato la Madre del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena) e la bambola propiziatoria confezionata con le sue spighe è la Fanciulla del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena), si credeva cioè che lo spirito del cereale o la stessa Dea del Grano risiedesse nell’ultimo covone mietuto: come le spighe del vecchio raccolto sono il seme di quello successivo, così la vecchia divinità dell’autunno e dell’inverno si trasformava nella giovane Dea della primavera, in quella infinita catena di immortalità che è il ciclo di nascita, morte e rinascita. E Brigit rappresenta appunto la giovane Dea della primavera.

Un antico codice irlandese, il Libro di Lisrnore, riporta una curiosa leggenda. Si narra che a Roma i ragazzi usavano giocare ad un gioco da tavolo in cui una vecchia megera liberava un 
drago, mentre dall’altra parte una giovane fanciulla lasciava libero un agnello che sconfiggeva il drago. La megera allora scagliava un leone contro la fanciulla, la quale però provocava a sua volta una grandine che abbatteva il leone. Papa Bonifacio, dopo aver interrogato i ragazzi ed aver saputo che il gioco era stato insegnato loro dalla Sibilla, lo proibì.
La megera non è altro che la Vecchia Dea dell’Inverno sconfitta dalla Giovane Dea della Primavera. Essendo questa leggenda stata raccolta in un ambito culturale celtico, si può supporre che la Vecchia altri non era che la Cailleach a cui si contrappone Brigit. Il riferimento all’agnello è un altro simbolo del periodo di Imbolc, anche se i commentatori medievali lo considerarono l’emblema di Gesù Cristo.
In realtà, è la Vecchia Dea che si rinnova trasformandosi in Giovane Dea, così come il Vecchio Grano diviene il nuovo raccolto.


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Carmina Gadelica, una raccolta di miti, proverbi e poemi gaelici di Scozia, raccolti e trascritti alla fine dell’800 dal folklorista scozzese Alexander Carmichael, riportano la seguente filastrocca:

La mattina del Giorno di Bride
Il serpente uscirà fuori dalla tana
Non molesterò il serpente
Né il serpente molesterà me”

Il serpenteappare come uno degli animali totem di Brigit.

In molte culture il serpente o drago è simbolo dello spirito della terra e delle forze naturali di crescita, decadimento e rinnovamento. Nel giorno di Bride il serpente si risveglia dal suo sonno invernale e i contadini ne traevano il presagio della fine imminente della cattiva stagione.
Il serpente è uno dei molti aspetti dell’antica Dea della terra: la muta della sua pelle simboleggia il rinnovamento della Natura ed anche la sua dualità, infatti in gaelico “neamh” (cielo) è simile a “naimh” (veleno), provenendo entrambi dalla radice “nem”. Quindi la Vecchia Dea e la Giovane Dea sono la stessa persona.
In un’altra area culturale europea, nell’antica Roma, i primi giorni di febbraio erano sacri alla
dea Februa o a Giunone Februata. “Februare” in latino significa purificare, quindi febbraio è il mese delle purificazioni (anche la febbre è un modo di purificarsi usato dal nostro corpo).
Processioni in onore di Februa percorrevano la città con fiaccole accese, simbolo di luce e, allo stesso tempo, di purificazione.

Col nome di 
Candelora o Candlemas (nei paesi anglosassoni) è nota la festa cristiana del 2 febbraio, denominata “Presentazione del Signore al Tempio”, ma è evidente che la nuova religione non ha potuto modificare il significato autentico della festa, un significato che è profondamente incarnato nella Natura e nello spirito umano. Il legame della festa con le candele, la purificazione e l’infanzia, sopravvisse nell’usanza medievale di condurre le donne in chiesa dopo il parto a portare candele accese.
L’idea di una purificazione rituale in questo periodo è rimasta forte nel folklore europeo, ad esempio le decorazioni vegetali natalizie vengono messe da parte e bruciate alla Candelora per evitare che i Folletti in esse si sono nascosti infestino le case.
Il concetto di purificazione è presupposto di una nuova vita, si eliminano le impurità del passato per far posto alle cose nuove.

Blessed

Alcuni gruppi neopagani europei festeggiano Imbolc accendendo candele che sporgono da una bacinella di acqua. Il significato è quello della luce della nuova vita che emerge dalle acque del grembo materno, le acque lustrali di Imbolc che lavano via le scorie invernali.

https://it.wikipedia.org/wiki/Imbolc
https://giardinodellefate.wordpress.com/mondo-celtico/gli-8-sabbat/

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La buona notizia del venerdì : le luci verdi dei contadini polacchi per i migranti

Un’iniziativa solidale dei contadini polacchi per i migranti che superano il confine della Bielorussia come esempio per il significato del Natale

Natale non era ancora nell’aria quando il mese scorso i contadini polacchi hanno iniziato ad accendere nelle loro case delle luci verdi per aiutare i migranti stremati in arrivo dalla Bielorussia. Un simbolo che oggi, sotto la festività più rappresentativa dell’anno, assume un significato ancora più importante.

Era novembre quando al confine tra Bielorussia e Polonia i contadini dello stato polacco hanno iniziato ad accendere luci verdi per segnalare ristoro e accoglienza ai migranti stremati.

L’iniziativa ha subito suscitato grande clamore, un gesto di profonda umanità che non si vede tutti i giorni. Da novembre a oggi le temperature si sono fatte sempre più rigide e gli abitanti della Polonia che si trovano al limite del confine continuano con questa catena umanitaria per aiutare tutte quelle persone in fuga verso un futuro migliore.

,A dare il via all’iniziativa è stato l’avvocato Kamil Syller che, grazie ai social ha fatto girare il messaggio per spiegare ai migranti lungo la zona di frontiera che la luce significa aiuto.

L’esempio giusto per lo spirito di Natale

Il cuore grande di tutte queste persone che si mettono in gioco per aiutare gli altri dovrebbe essere di monito per tutti noi, soprattutto durante questo periodo.

Non è sicuramente semplice aprire casa e mettersi a disposizione per aiutare chi non si conosce, soprattutto in una situazione come quella delle migrazioni dove spesso ci sono tensioni e paura.

Ciò che sono riusciti a fare i polacchi in questione è stato di superare pregiudizi e timori e offrire un supporto a coloro che non hanno più niente. Un esempio concreto e tangibile della bellezza dell’animo umano che purtroppo rischia di perdersi. In fin dei conti questo è il vero spirito della festa del Natale: la solidarietà e la generosità verso l’altro.

Ovviamente nessuno si aspetta che per Natale ogni famiglia apra casa propria ai più bisognosi, ma anche il minimo gesto di aiuto può cambiare la vita di chi è meno fortunato di noi.

Il significato del Natale nelle luci verdi dei contadini polacchi per i migranti (libreriamo.it)

C’è anche una pubblicità che recita ” E’ Natale e a Natale si può fare di più”

E gli altri giorni?

Si tratta di considerare l”altro” un essere umano che come te ha le tue stesse necessità ,e si mette in gioco, pericoloso, per ottenerle, e la maggior parte delle volte fallisce.

Banalmente si ripete ” sii tu il cambiamento che vuoi nel mondo” ma cominciare si può e non solo a Natale come dimostra questo gesto di solidarietà .

E che non sia un eccezione ma un esempio!

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La buona notizia del venerdì: i ragazzi sostengono la libertà delle donne indossando minigonne.

Gli alunni dell’ultimo anno hanno dato il via all’iniziativa in solidarietà delle compagne, il cui corpo viene costantemente sessualizzato, andando a scuola in gonna

Per un ambiente più inclusivo e una scuola che sappia portare una gonna!, così si legge sul loro profilo Instagram, arrivato in poche ore a quasi 1000 follower. Il loro obiettivo? Manifestare il desiderio di vivere in un luogo in cui sentirsi liberi di essere ciò che si è e di non essere definiti dai vestiti che si indossano: così i ragazzi del Liceo classico Zucchi di Monza hanno deciso di dire la loro. Anzi, di indossare la loro: una gonna, per dire a tutti – e soprattutto ai loro coetanei – che si è “contro la sessualizzazione del corpo” e la “mascolinità tossica”.

L’iniziativa, già al secondo anno, chiama Zucchingonna ed è stata ideata dagli alunni dellultimo anno riprendendo eventi simili organizzati in altri Paesi.

Sui social lo scopo lo spiegano gli stessi ragazzi:Viviamo in una società che, per quanto ami definirsi libera e inclusiva, non si dimostra tale. Le problematiche riguardanti le discriminazioni sono tantissime, ma impossibili da affrontare tutte insieme. Come in tutte le cose infatti bisogna fare piccoli passi alla volta, e perché non partire da un oggetto semplice e concreto?Una gonna, per esempio, ci permette di sollevare due importanti questioni, attuali ed evidenti a chi combatte per l’inclusione: la sessualizzazione del corpo femminile e la mascolinità tossica. Sono problematiche diffuse nella nostra società, e quale luogo migliore se non la scuola riflette il sistema nel quale ci troviamo a convivere con tanti altri. L’ambiente scolastico infatti dovrebbe farci sentire protetti e compresi nel nostro esprimerci liberamente.

A dire la sua circa questa tematica è anche la dirigente scolastica dell’Istituto Zucchi, la dottoressa Rosaria Caterina Natalizi Baldi:Gli studenti e le studentesse stanno difendendo uno sguardo pulito sulla donna, dotata di intelligenza e cuore, anche di una fisicità , che ne palesa la differenza e non la subalternità. La vera lotta, secondo me, è per esempio rivolgersi alle compagne guardando al loro volto, alla loro intelligenza, alla loro sensibilità. Sempre.

Sui social lo scopo lo spiegano gli stessi ragazzi:Viviamo in una società che, per quanto ami definirsi libera e inclusiva, non si dimostra tale. Le problematiche riguardanti le discriminazioni sono tantissime, ma impossibili da affrontare tutte insieme. Come in tutte le cose infatti bisogna fare piccoli passi alla volta, e perché non partire da un oggetto semplice e concreto?Una gonna, per esempio, ci permette di sollevare due importanti questioni, attuali ed evidenti a chi combatte per l’inclusione: la sessualizzazione del corpo femminile e la mascolinità tossica. Sono problematiche diffuse nella nostra società, e quale luogo migliore se non la scuola riflette il sistema nel quale ci troviamo a convivere con tanti altri. L’ambiente scolastico infatti dovrebbe farci sentire protetti e compresi nel nostro esprimerci liberamente.

A dire la sua circa questa tematica è anche la dirigente scolastica dell’Istituto Zucchi, la dottoressa Rosaria Caterina Natalizi Baldi:Gli studenti e le studentesse stanno difendendo uno sguardo pulito sulla donna, dotata di intelligenza e cuore, anche di una fisicità , che ne palesa la differenza e non la subalternità. La vera lotta, secondo me, è per esempio rivolgersi alle compagne guardando al loro volto, alla loro intelligenza, alla loro sensibilità. Sempre.

Un giorno a scuola con la gonna per i ragazzi del Liceo classico Zucchi di Monza, contro la sessualizzazione del corpo della donna – greenMe

Gli uomini sostengono i diritti delle donne indossando minigonne.

Sta accadendo in Turchia, da dove è partito l’hahstag che ha spopolato sui social #ozgecanicinminietekgiy, che tradotto significa “indossa una minigonna per Ozgecan.

Come spiega la nota avvocato e attivista Hulya Gulbahar, la protesta della gonna è “molto efficace” ed è la prima volta che i diritti delle donne vengono così ampiamente sostenuti in Turchia. Nonostante i progressi nella legislazione turca, i dati più recenti sulla violenza contro le donne mostrano che due donne su cinque ancora esposte a soprusi di natura sessuale e fisica.

La protesta della minigonna, in questo senso, ha fatto centro. Anche ricordando agli uomini turchi l’importanza di riconsiderare i loro atteggiamenti. Certo, è una goccia nel mare, ma il suo significato simbolico è molto potente. E decisamente virale.

Uomini turchi in minigonna contro la violenza sulle donne (#ozgecanicinminietekgiy) – greenMe

https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/spagna-i-prof-insegnano-con-la-gonna-impazza-laropanotienegenero_33529722-202102k.shtml