* Che ritorni presto l’ Era del Cinghiale Bianco

 

 

 

Pieni gli alberghi a Tunisi 
per le vacanze estive 
a volte un temporale 
non ci faceva uscire, 
un uomo di una certa età 
mi offriva spesso sigarette turche, ma 
Spero che ritorni presto 
l’Era del Cinghiale Bianco 
Spero che ritorni presto 
l’Era del Cinghiale Bianco

Profumi indescrivibili
nell’aria della sera
studenti di Damasco
vestiti tutti uguali,
l’ombra della mia identità
mentre sedevo al cinema oppure in un bar, ma
spero che ritorni presto
l’Era del Cinghiale Bianco
Spero che ritorni presto
l’Era del Cinghiale Bianco

https://youtu.be/Ai14HRro0YM
Franco Battiato 1979

L’era del cinghiale bianco” è un brano del 1979 e contenuto nell’omonimo album.

Per questo testo Battiato prende spunto dal saggio: “Simboli della scienza sacra” del 1962 di René Guénon dove, il cinghiale, viene analizzato come elemento della mitologia dei Celti, per la quale era un animale sacro e simbolo dell’autorità spirituale contrapposta all’orso che rappresenta l’emblema del potere temporale, e come figura della tradizione Indù dove oltre a rappresentare il terzo dei dieci avatar di Vishnu, identifica la nostra stessa era e quindi, l’era del cinghiale bianco.

Questa era, per gli Indù, rappresenta una fase mitologica e magica per l’uomo nella quale si raggiunge la conoscenza assoluta in senso spirituale.

L’aspirazione al raggiungimento di una dimensione spirituale è un messaggio che Battiato fa passare anche attraverso il minimo utilizzo delle parole. Il brano, infatti, presenta solo due brevi strofe oltre al ritornello lasciando campo libero alla musica ed al pensiero.

La canzone, tra le altre cose, è stata tradotta anche per il mercato spagnolo per la raccolta “Nomadas” del 1987 con il titolo “La era del jabalì blanco”.

simbologia del cinghiale

Data la diffusione del cinghiale in quasi tutti i paesi della Terra, specialmente in Europa, pressoché tutte le culture lo hanno preso a riferimento come animale sacro o dal forte valore simbolico.

A partire dalla tradizione induista, fino ad arrivare a quelli nordici e orientali: presso tutte queste culture il cinghiale rappresenta l’energia della ferinità selvaggia e il coraggio indomito

Nella mitologia greca il cinghiale fu la quarta prova che l’eroe greco Ercole  figlio di Zeus e Alcmena, dovette affrontare. Dopo aver imprigionato la cerva del Monte Cerineo, in passato sfuggita anche alla dea Artemide, fu inviato dal Re in Arcadia per catturare vivo l’Erimanto, un selvaggio e indomito cinghiale di enormi dimensioni, con zanne grandi quanto le braccia di un uomo, che stava terrorizzando l’intera provincia. Naturalmente Ercole riuscì nell’impresa.

Sempre secondo il mito greco gli dèi dell’Olimpo, durante lo scontro con titani tra cui spiccava il terribile Tifone, fuggirono e per non essere scoperti si trasformarono in animali: Ares, il dio della guerra, scelse di trasformarsi in un cinghiale.

Nei racconti della mitologia vichinga, si narra che il potente dio Loki avesse fatto infuriare Thor, dio del tuono, per aver tagliato, spinto dall’invidia, le bionde trecce a sua moglie Sif. Per sfuggire alla furia di Thor, Loki si fece costruire dei doni da alcuni nani, abili artigiani: essi crearono per lui una chioma d’oro bellissima, una lancia per Odino, supremo capo degli dèi norreni e una nave per Frey (amica di Sif). In possesso di questi tesori, Loki, incontrò due fratelli nani Brokk e Sindri, ritenuti artigiani ineguagliabili, e li sfidò a fabbricare dei tesori come quelli in suo possesso.

Tra le varie cose create dai due nani, Sindri, dopo aver steso sui carboni della fucina una pelle di porco, creò un cinghiale con le setole d’oro che chiamarono Gullinbursti. Il resto della storia per noi non ha molto interesse, se non per il fatto che furono proprio Brokk e Sindri a realizzare il famoso martello di Thor. I guerrieri norreni, in particolare quelli vichinghi, che desideravano ottenere in battaglia la protezione della dea dell’amore Freyia, erano soliti indossare pellicce di cinghiale ed elmi che lo rappresentavano.

Presso i Celti il cinghiale era considerato un animale sacro e dal forte valore simbolico: il selvatico suino, infatti, permetterebbe di comprendere e svelare la sfera spirituale a coloro che gli si avvicinano e rappresenterebbe la forza solare (divina), ossia il principio maschile di forza e coraggio.

Data l’enorme diffusione in Europa (e in Italia) di quest’animale, è normale che esso sia stato utilizzato come simbolo dalle antiche popolazioni del vecchio continente: lo troviamo, infatti, presente nei vessilli dei Romani per rappresentare la legione Legio XX Valeria Victrix, in numerosi stemmi medievali è raffigurato, sia su tela che in forma scultorea, in opere che si rinvengono nelle cattedrali di tutta Europa: in Italia troviamo forme scultoree in moltissime cattedrali, specialmente in Toscana. 

Varie leggende circa la fondazione di città toscane, tra cui Pisa, sono riconducibili al mito del cinghiale bianco.

Nella tradizione post medievale europea il verro selvatico fu accostato varie volte al diavolo e in particolare a Satana  conferendogli un significato negativo legato al peccato originario, alla lussuria, alla carnalità e alla bestialità. 

http://www.latelanera.com/misteriefolclore/misteriefolclore.asp?id=345

 

* La luce si nasconde nel buio

I movimenti planetari ci spingono a un cambiamento che diventa ogni giorno più importante per preservare e difendere la nostra umanità.

Un suggerimento che va accolto, un invito che non dovrebbe essere declinato se sappiamo cogliere il significato dell’esistenza nel flusso temporale che va oltre la nostra esistenza.

Nelle notti più scure, c’è sempre la possibilità di scorgere le stelle del firmamento, anche nelle città, dove la luminosità terrena cerca di attrarre gli uomini verso un piano terrestre che è importante ma non unico.

Abbiamo la fortuna di essere molto più di quello che vediamo e le prove sono intorno a noi ogni momento, anche nei movimenti più incredibilmente difficili come quelli che stanno vivendo in molti in questo periodo.

E’ proprio questa consapevolezza, pur fievole come una piccola stella che brilla ignorata, che ci rende diversi, unici, creatori di quel cambiamento anche se non c’è una chiarezza da renderci forti al punto da credere.

La luce si nasconde nel buio, questa è la sua forza.

Il buio non può nascondersi nella luce, questa è la sua fragile inconsistenza.

Spesso si confonde il piano della consapevolezza con una chiarezza mentale.

Non è detto che questo avvenga anzi è auspicabile che la chiarezza non sia il seme della consapevolezza. Se così fosse la consapevolezza diverrebbe un fragile tassello che chiunque potrebbe spostare.

La consapevolezza è un dono, spesso frutto di un lavoro interiore che ci permette di vedere la realtà senza restarne intrappolati, certi che ogni cambiamento sarà positivo per la nostra vita finchè saremo in grado di scorgere in ogni notte buia quella luce che si nasconde, quella forza che nessuno potrà far vacillare, quell’Amore da cui nessuno ci potrà allontanare.

Sui kan consigliato: Angelo con la Spada.

Fiore di Bach : water violet.

 

https://energiamaya.org/2017/07/19/la-luce-si-nasconde-nel-buio/