*La buona notizia del venerdì: L’uragano Irma ha risparmiato i gatti di Hemingway, in salvo grazie alla manager

Hanno rischiato grosso i 54 gatti che vivono nella casa-museo di Hemingway.

L’uragano Irma, che ha causato grandi devastazioni in Florida, ha risparmiato la dimora storica dello scrittore americano, a Key West.

L’uragano Irma ha causato danni minori, lasciando la casa senza elettricità, acqua corrente e servizio internet.

Ma i gatti stanno tutti bene!

Jacque Sands si è rifiutata di abbandonare casa e gatti.

Insieme ad altri nove dipendenti ha vissuto la furia dell’uragano all’interno del museo di Key West, che gestisce da diversi anni.

A niente è valso l’appello della nipote di Hemingway.

La general manager della casa-museo dello scrittore a Key West in Florida, ha scelto i gatti e il suo lavoro. Si è barricata al 907 di Whitehead Street insieme al custode e ad altri impiegati in attesa che l’uragano si placasse. E in mezzo a tanta distruzione, da Barbuda a Tampa, la buona notizia è che animali e casa sono stati risparmiati.


Quando la scorsa settimana l’uragano ha cominciato a rafforzarsi e ad avvicinarsi alla Florida, è stato diramato l’ordine di evacuazione da tutte le isole Keys. Jacque Sands si è rifiutata di obbedire: “Ho il dovere di avere cura di questo luogo – ha dichiarato – nonostante lrma”. Inutile sottolineare l’agitazione ma anche il plauso di tutti gli amanti degli animali.
Mariel Hemingway, nipote di Ernest, ha lanciato pubblicamento un appello a Sands, attraverso un video diffuso dal sito di gossip Tmz: “Credo che lei sia una persona incredibile e le sue intenzioni ammirevoli. Ma questo uragano è terrificante e pericoloso. Salga sulla macchina con i gatti e si metta in salvo”.

Caparbia e ligia, Jacque è rimasta. E ha poi raccontato di non aver faticato molto a radunare i mici per metterli al sicuro. Grazie al loro leggendario carattere, l’intuito li aveva già allertati: “Quando è arrivata l’ora abbiamo iniziato a cercarli per raggrupparli. Non ce n’è stato bisogno. Sono rientrati a casa tutti insieme spontaneamente come se avessero già capito che era ora di mettersi al riparo”.

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La casa in cui abitò Hemingway insieme alla sua seconda moglie, Pauline Pfeiffer, venne costruita nel 1851 e acquistata dallo scrittore nel 1931. Vi rimase fino al 1940, anno in cui divorziò da Pauline a cui rimase l’abitazione, e si trasferì a Cuba con la sua terza moglie, Martha Gellhorndal.

La sua passione per i felini era incondizionata e in un qualche modo anche in contraddizione con la sua smodata attrazione per la caccia grossa e la corrida. Tante le immagini che lo ritraggono accanto a carcasse di rinoceronti, orici, leoni e bufali, cacciati nelle “Verdi colline d’Africa” in Tanzania, vicino a Lake Manyara.

I gatti sono spesso presenti nelle sue pagine.

Thomas Hudson, uno dei protagonisti del suo romanzo: “Isole nella Corrente”, fu descritto proprio attraverso il rapporto col gatto: “Aveva il gatto allungato sul petto e tirò una leggera coperta su tutti e due e aprì e lesse le lettere e bevve a piccoli sorsi un bicchiere di whisky annacquato che tra un sorso e l’altro rimetteva per terra…Il gatto faceva le fusa, ma lui non lo sentiva perché le fusa del gatto erano mute, e allora lui teneva una lettera in mano e toccava la gola del gatto con un dito dell’altra.”


Hemingway ne lodava caratteristiche e identità: “Ai gatti riesce senza fatica ciò che resta negato all’uomo: attraversare la vita senza fare rumore. I gatti dimostrano di avere un’assoluta onestà emotiva.”

http://gattissimi.com/2017/09/12/luragano-irma-risparmia-gatti-hemingway/

http://www.repubblica.it/esteri/2017/09/12/news/florida_risparmiata_la_casa_di_hemingway_e_i_gatti_sono_salvi-175251893/

leggi anche:

https://lauracarpi.wordpress.com/2015/05/05/i-gatti-di-ernest/

* Anche gli scarabei seguono le stelle

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Viaggiare di notte facendosi guidare dalla Luna e dalle stelle è sicuramente un’abilità tipica di essere umani (magari di altri tempi) e degli uccelli.

O almeno così si credeva finora.

Uno studio condotto presso l’ Università di Lund in Svezia, e pubblicato su Current Biology, dimostra però che spostarsi di notte seguendo le stelle è un’abilità anche di alcuni insetti, come gli scarabei stercorari. Quando trovano un ammasso di sterco (di cui si nutrono), infatti, questi coleotteri formano una pallina che poi fanno rotolare seguendo una linea retta e si orientano facendosi guidare dalla luce della Via Lattea.

Gli scarabei stercorari, detti anche scarabei rollers, devono il loro nome al fatto che depongono le uova in palline di escrementi che fanno rotolare in linea retta fino alla loro tana muovendosi lungo una direzione specifica, come ha spiegato Marie Dacke, responsabile dello studio. Questo compito presenta molte difficoltà per un animale così piccolo e poco intelligente. 

Non deve essere facile, infatti, spingere con le zampe posteriori una palla di sterco più grande di se stessi mentre la testa è rivolta verso il basso e riuscire a mantenere la direzione giusta evitando di tornare indietro (alla pila di sterco), dove si corre il rischio di essere attaccati e derubati dagli avversari.

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“Agli scarabei stercorari non importa quale direzione seguire; hanno solamente bisogno di allontanarsi dalla pila di sterco dove si svolge la lotta con gli avversari”, precisa al riguardo Marcus Byrne dell’ Università di Wits a Johannesburg, che ha preso parte allo studio. E muoversi in linea retta assicura all’insetto esattamente questo, evitandogli di tornare al punto di partenza.

Un primo indizio su come gli scarabei fossero in grado di orientarsi era venuto da alcuni studi precedenti che avevano dimostrato che questi insetti usano il Sole o la Luna come una sorta di bussola per muoversi verso la loro destinazione, e quando si perdono o trovano un ostacolo sul loro cammino salgono sulla palla di sterco e effettuano una specie di danza acrobatica che permette loro di riorientarsi, rilocalizzando la fonte di luce. Ciò che non era ancora chiaro era come riuscissero a trovare la strada di notte quando il cielo è nuvoloso e la Luna non è visibile.

Per rispondere a questa domanda, i ricercatori svedesi hanno studiato il comportamento di una specie di scarabei notturni africani, gli Scarabaeus satyrus, osservandoli sia nel loro ambiente naturale sia nel planetario dell’ Università di Wits, in diverse condizioni di luminosità del cielo. Gli animali con le loro palline di sterco venivano depositati su una piattaforma di legno circolare con un diametro di due metri e circondata da una parete nera, e filmati dall’alto mentre facevano rotolare le palline di escrementi verso il bordo fino a cadere dalla piattaforma stessa. Dalle registrazioni ottenute gli studiosi hanno calcolato la direzione e la velocità di movimento degli scarabei.

I risultati hanno dimostrato che questi insetti erano in grado di orientarsi e spostarsi in linea retta sia in presenza sia in assenza di Luna, a condizione che il cielo fosse stellato. Inoltre, il tempo impiegato per raggiungere il bordo della piattaforma quando sulla cupola del planetario erano proiettate tutte le oltre 4mila stelle visibili di notte, inclusa la Via Lattea, era simile a quello necessario quando si vedeva solo la Via Lattea (43 secondi nel primo caso e 53 nel secondo), mentre ci volevano ben 81 secondi se erano presenti soltanto le 18 stelle più luminose. Infine, in completa oscurità gli scarabei non riuscivano a orientarsi e si muovevano disordinatamente per oltre due minuti prima di raggiungere la loro destinazione.

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Secondo Dacke questi dati dimostrano che gli scarabei stercorari usano la Via Lattea come bussola per orientarsi quando non c’è Luna. Tuttavia, poiché i loro occhi sono troppo deboli per distinguere le singole stelle, anche se luminose, è più probabile che a guidarli sia il gradiente di luce formato dalla nostra galassia. “Per ora questi insetti sono gli unici animali conosciuti che usano la Via Lattea per orientarsi”, conclude l’autrice.
Sarà interessante capire se anche altre specie possano fare la stessa cosa.

Fonte: http://www.wired.it

* La buona notizia del venerdì: Arriva anche in Italia il “cestino intelligente”


Aiutare cani e gatti randagi e contribuire al riciclo della plastica.

Ecco l’idea di diffondere in Italia e nel mondo dei distributori automatici di cibo per animali da ottenere inserendo nel dispositivo delle bottiglie di plastica e lattine da riciclare.

In cosa consiste esattamente questo progetto?

L’idea di realizzare dei distributori automatici di cibo per animali randagi è nata in Turchia con il progetto Pugedon per alleggerire il problema del randagismo a Istanbul, dove numerosi cani e gatti soffrivano la fame, talvolta fino a giungere alla morte.

Da qualche tempo il progetto Pugedon è arrivato anche nel nostro Paese. L’idea nasce per dare un contributo reale al randagismo e all’ambiente attraverso la raccolta differenziata.

Pugedon è una parola che non ha un equivalente in turco o in qualsiasi altra lingua ed è stata ideata per indicare un progetto sociale a favore degli animali e dell’ambiente.

Pugedon viene soprannominato ‘Cestino intelligente’, come dispositivo che in cambio di rifiuti da riciclare offre nutrimento per gli animali randagi.

Come funzionano i distributori per randagi?

Si tratta di distributori di cibo per animali randagi che accettano bottiglie di plastica da riciclare e in cambio offrono razioni di cibo e acqua. Il funzionamento, semplice ed economico, si basa quindi sullo scambio tra plastica e cibo, praticamente a costo zero, dal momento che i contenitori riciclati coprono per intero l’acquisto dei pasti dei randagi. 

Nell’estate 2016 è stata lanciata la nuova versione di Pugedon in Italia.

Alcuni dei distributori sono sponsorizzati da aziende che hanno deciso di supportare il progetto.

In Italia le spese per la gestione degli animali randagi sono molto elevate. Esistono realtà di volontariato che si finanziano con le donazioni per mettere a disposizione cibo e coperte agli animali abbandonati e per accoglierli nei rifugi. Con i distributori automatici ora tutti possono contribuire a dare gratuitamente cibo agli animali randagi. Infatti basta inserire nei distributori automatici bottiglie di plastica o lattine per ricevere in cambio cibo per animali.

L’associazione Cani Sciolti, ad esempio, mira ad installare ad Avola (SR) il primo distributore di cibo per i cani randagi PUGEDON, alimentato ad energia solare e rifornito grazie alla raccolta differenziata della plastica.

Per sostenere il progetto clicca qui Per maggiori informazioni visitate la pagina Pugedon Italia

Pugedon è una parola, che non ha un equivalente in turco o in qualsiasi altra lingua.
E’ un’eredità preziosa da lasciare alle generazioni future per un ambiente migliore e garantire un eco-sistema sostenibile.

E’ quindi soprattutto un progetto sociale.

Pur essendo un dispositivo tecnicamente molto semplice il progetto Pugedon ha un fine molto nobile ed è quello di introdurre una nuova filosofia ambientale intesa nella sua accezione globale.
Aumentare sempre più la percentuale del riciclo è un gesto dovuto per la nostra generazione ma soprattutto per quelle future al fine di tutelare la natura in cui viviamo e, contemporaneamente, nutrire gli animali randagi che, indissolubilmente, del nostro ambiente fanno parte. Questo progetto, contribuirà all’adeguamento che l’Italia dovrà perseguire per il recepimento delle normative europee in materia di raccolta differenziata e riciclo.
Sinteticamente potremmo chiamarlo “Cestino Intelligente”
Quindi un cestino che nutre gli animali randagi.

Ogni comune d’Italia dovrebbe avere un Pugedon.

Vorrebbe dire che noi italiani abbiamo raggiunto un grado di civiltà degna della nostra storia.

https://www.pugedon.com/en/pugedon/

Fonte: http://www.vendingnews.it/pugedon-distributore-automatico-sostegno-del-randagismo/

* Quanti grilli per la testa hai ?

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Questa è la rappresentazione grafica di un suono che molti di noi, in queste sere estive hanno sentito.

E’ il canto di un grillo!

Cri-cri…Cri-cri…Cri-cri

Son piccin, cornuto e bruno

Me ne sto fra l’erba e i fior:

sotto un giunco o sotto un pruno

la mia casa è da signor

Non è d’oro nè d’argento

terra è tetto e pavimento

e vi albergo come un re “.

Giovanni Prati

Gryllus campestris o Acheta campestris è il nome scientifico del grillo che appartiene all’ordine degli insetti ortotteri ensiferi.
I grilli hanno un corpo robusto e tozzo con capo grosso e hanno un colore verde, nero o bruno. Sono provvisti di lunghe antenne, tegmine, e ali posteriori variamente sviluppate, le zampe posteriori sono robuste e adatte al salto.
Amano frequentare luoghi caldi e umidi, preferiscono stabilirsi nei prati.
I maschi emettono caratteristici suoni “cri cri” sfiorando rapidamente la tegmina destra sulla sinistra.
Sono insetti onnivori che scavano, nei terreni arabili, buche e gallerie nelle quali vivono.

Cri-cri…Cri-cri…Cri-cri

Il canto e la presenza stessa dei grilli sono legati a una serie di curiose leggende.

Per i cinesi, ad esempio, questi insetti portano fortuna, e se una persona pura di cuore ne cattura uno, l’animaletto dovrà esaudire un suo desiderio.

Per un cinese tenere un grillo è come per un occidentale possedere un cane o un cavallo. Lo accudisce dandogli da mangiare le cose che predilige: alcuni mangiano solo carote o lattuga, altri solo castagne già masticate dal padrone, altri ancora dei vermi speciali che a loro volta mangiano solo granturco.

I grilli devono fare il bagno: di solito in una tazza di tè appena tiepido.

I grilli vanno poi portati a spasso, un po’ per distrarli, un po’ per dar loro la sensazione che non sono trascurati.

La gente ha tasche speciali in cui tenerli, fatte apposta nell’interno delle giacche o dei cappotti, così che le bestiole possono essere portate ovunque uno vada, comode nelle loro gabbie e piacevolmente riscaldate dal calore del corpo umano.

Nelle varie zone del Brasile la presenza di un grillo indica buone speranze (se è verde), l’arrivo di una gravidanza (se canta in continuazione) o di una malattia (se è nero).

Alle Barbados un esemplare particolarmente canterino indica un’imminente guadagno: guai ad ucciderne uno, se non si vuole rimanere al verde.

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La temperatura dell’aria può essere stimata contando quanti cri-cri emette un grillo in un determinato periodo di tempo.

La regola empirica citata da Wikipedia come legge di Dolbear dice di contare i cri-cri del grillo in 8 secondi e poi aggiungervi 5 per ottenere la temperatura dell’aria in gradi Celsius.

Nel blog del “GLOBE Program” vengono riportati i dati grezzi relativi al canto di grilli presso Boulder, Colorado, USA.

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Secondo l’ oroscopo degli animali, il grillo è dei nati dal 22 febbraio al 18 marzo.

L’individuo grillo ha piacere nel colloquiare, è un ottimo intrattenitore, sa usare bene le parole e far cambiare idea alla gente toccando i punti deboli di chi lo ascolta.

La professione adatta a questo personaggio sarebbe il politico, ma spesso diventa pesante e non si accorge che annoia le persone. Dotati di un intelligenza lucida e penetrante, nell’amore l’individuo grillo manifesta con prepotenza la sua natura gelosa e possessiva. Il suo pianeta è Urano, il colore l’azzurro.

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Quando un grillo salta improvvisamente nella tua stanza...

Il grillo ci sintonizza con nuove vibrazioni e ci aiuta nell’innalzamento dell’intuizione,della sensibilità e della consapevolezza.
I grilli ci insegnano tecniche efficaci di comunicazione, e la comunicazione subconscia ci da’ lo spunto per ottenere ciò che ci e’ necessario e ciò che desideriamo.
I grilli rappresentano la resurrezione, la trasformazione nei vari stadi, come nel processo della muta. Non e’ forse tempo di accantonare vecchie idee per far spazio alle nuove?
Bisogna aspettarsi cambiamenti e nuovi sviluppi che porteranno crescita attraverso la pazienza e la riflessione, così come l’attenzione alle nuove opportunità mentali, emotive e fisiche che si manifestano nella nostra vita.
Questa volta stai cantando la tua canzone affinché venga udita?
E’ tempo di fermarsi nella contemplazione o tempo di slanciarsi verso l’obiettivo che ci siamo prefissi nel lavoro, nelle relazioni, o verso una meta personale, un sogno?
Il grillo ci aiuterà a trovare il giusto equilibrio nelle nostre azioni, usando l’intuizione e la nostra più sottile consapevolezza.

 

 “ Silence and a deeper silence when the crickets hesitate

– Leonard Cohen, “Summer-Haiku”

fonti:

http://infattoria.com

http://sites.google.com

http://www.ilpalo.com

* La buona notizia del venerdì: Vittoria storica per gli elefanti!



Una notizia storica: la Cina chiude negozi e fabbriche di avorio!

La promessa di mettere al bando il commercio d’avorio e salvare gli elefanti sembra mantenuta. 

Il colosso asiatico infatti sta iniziando a chiudere i negozi e fabbriche che intagliano questo ambito materiale.

La prima tornata di chiusure riguarda circa un terzo di tutti i negozi e le fabbriche, secondo i documenti rilasciati dalla State Forestry Administration cinese.

A darne conferma è WildAid.

Alla fine dello scorso anno, la Cina aveva annunciato l’intenzione di bloccare tutte le vendite di avorio nazionali entro la fine del 2017.

Il paese è attualmente il più grande mercato del mondo per i prodotti in avorio ricavati dalle zanne di elefante. Anche se il commercio internazionale è proibito, fino a 30.000 elefanti vengono uccisi illegalmente ogni anno per le loro zanne.

Queste chiusure dimostrano che la Cina fa sul serio nella chiusura del commercio di avorio e per aiutare l’elefante africano”, ha detto PeterKnights, CEO di WildAid. “Il prezzo dell’avorio è sceso di due terzi dai massimi precedenti, quindi ora è un cattivo investimento. Ci aspettiamo ulteriori cali non appena si avvicinerà la chiusura totale alla fine dell’anno”.

Il calo del costo dell’avorio scoraggia anche il commercio illegale.

Un rapporto pubblicato nei giorni scorsi da Save the Elephants ha evidenziato che il prezzo all’ingrosso delle zanne d’avorio in Cina era sceso a $ 730 per chilogrammo, un calo importante rispetto alle cifre del 2014, quando l’avorio costava $ 2.100.

Evidentemente, anche le campagne di sensibilizzazione hanno dato i loro frutti, informando gli amanti dell’avorio delle terribili violenze che i loro acquisti comportavano per gli elefanti.

Finora in Cina operavano 34 fabbriche ufficiali sparse in tutto il paese. Dodici sono state chiuse. Di queste, 10 praticavano anche la vendita dal dettaglio dei prodotti intarsiati. Inoltre, 45 dei 130 punti vendita dotati di licenza sono già stati avviati alla chiusura.

La notizia è stata rilanciata anche da Leonardo DiCaprio su Instagram:

L’anno scorso la Cina ha promesso di fermare la vendita di avorio di elefante per la fine del 2017. Ora sta lavorando bene su quella promessa: 67 fabbriche di sculture in avorio e negozi di vendita al dettaglio in tutto il paese chiuderanno venerdì, e il resto durante l’anno. Questa è un’ottima notizia per i 30.000 elefanti uccisi ogni anno per le loro zanne in Africa”.

 

https://www.greenme.it/informarsi/animali/23523-avorio-cina-elefanti-negozi

 

” Fintanto che l’uomo continuerà a distruggere gli esseri viventi inferiori non conoscerà mai né la salute né la pace.

Fintanto che massacreranno gli animali, gli uomini si uccideranno tra loro.

Perchè chi semina delitto e dolore non può mietere gioia e amore.”

Pitagora

*La buona notizia del venerdì: Mille pecore per aiutare i pastori del Centro Italia.

I pastori sardi donano mille pecore a quelli di Cascia che hanno perso le greggi

Mille pecore per aiutare i pastori del Centro Italia a rimettersi in piedi dopo il terremoto, che ha causato tra il resto anche la morte di molti animali.

Il dono arriva dai colleghi sardi in nome di un’antica tradizione isolana di solidarietà chiamata “Sa paradura”, in base alla quale i pastori regalano uno o più capi a chi ha perso i suoi a causa di roghi o calamità naturali.

Sabato 1 aprile le prime 780 pecore sono arrivate nella città umbra di Cascia e nei prossimi giorni arriveranno le altre. All’iniziativa hanno aderito oltre 600 pastori di circa 150 Comuni della Sardegna. Gli animali sono stati caricati su due autotreni imbarcati su una nave a Olbia assieme a 500 quintali di foraggio.

Domenica pomeriggio alle 16, in piazza Leone XIII, ci sarà la cerimonia di consegna al comitato “Pastori di Cascia e frazioni” costituito da 38 allevatori umbri. “E’ un gesto carico di significati e soprattutto un atto di vera solidarietà”, ha detto all’Ansa il vicesindaco di Cascia Mario De Carolis, ricordando che “nella prima fase post sisma, la nostra città è stata assistita dai volontari della Protezione civile della Sardegna: quindi, con questo ennesimo atto di generosità, il legame tra la nostra terra e l’isola si rafforza ulteriormente”.

Un’iniziativa simile era stata realizzata anche nel 2009 in occasione del sisma dell’Abruzzo. Il progetto stavolta è nato da un’idea di Gigi Sanna, pastore e leader del gruppo musicale Istentales, ed è stato sposato da Coldiretti Sardegna. Sanna dopo la consegna terrà un concerto insieme a Tullio de Piscopo e Roberto Vecchioni.

La consegna del gregge, che conta anche numerosi agnellini, è avvenuta in un clima di festa con uno scambio di prodotti tipici della tradizione sarda e umbra, rallegrato da musiche folcloristiche e che ha coinvolto centinaia di agricoltori e allevatori, oltre ai rappresentanti delle Istituzioni. 

L’area del cratere, sottolinea la Coldiretti, è a prevalente indirizzo agricolo con una significativa presenza di allevamenti che è importante sostenere concretamente affinchè la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo. 

Sono 25mila le aziende agricole e le stalle nei 131 comuni terremotati di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo con 292mila ettari di terreni agricoli coltivati soprattutto a seminativi e prati e pascoli da imprese per la quasi totalità a gestione familiare (96,5%), secondo le elaborazioni Coldiretti sull’ultimo censimento Istat.

Significativa la presenza di allevamenti con quasi 65 mila bovini, 40 mila pecore e oltre 11 mila maiali che sviluppano un fiorente indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo.

Il crollo di stalle, fienili, caseifici e la strage di animali hanno limitato l’attività produttiva nelle campagne, con lo stress da scosse e freddo che ha tagliato del 30% la produzione di latte mentre lo spopolamento ha ridotto le opportunità di mercato. 

Il dono del maxigregge è stato realizzato grazie ad una operazione logistica organizzativa senza precedenti coordinata dalla Coldiretti con l’arrivo di pecore da tutta la Sardegna, dalla Barbagia alla Gallura, dall’Ogliastra al Campidano, dalla Nurra al Sarrabus. 

Un gesto di solidarietà che acquisisce ancora maggiore valore se si considera che tantissimi pastori si sono privati di parte del proprio gregge nonostante la drammatica situazione di crisi che sta vivendo l’allevamento in Sardegna dove si trova il 40% delle pecore italiane.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/01/terremoto-i-pastori-sardi-donano-mille-pecore-a-quelli-di-cascia-che-hanno-perso-le-greggi/3491953/

https://www.ascolinews.it/2017/04/02/terremoto-pastori-sardi-donano-mille-pecore-ai-colleghi-di-cascia/

* I gatti di Freddie

 

Freddie Mercury, il celebre cantante dei Queen, era noto per il suo atteggiamento stravagante sul palco, mentre a casa era il dolce papà di una numerosa famiglia di gatti. Anche Brian May afferma: “Freddie era un grande amante degli animali e amava i suoi gatti più di ogni altra cosa”.

I mici erano nella sua casa di Londra ed era grazie a loro che Freddie lì si sentiva veramente “a casa”. Tom, Jerry, Oscar, Tiffany, Delilah, Goliath, Miko, Romeo e Lily trascorrevano il tempo con lui ovunque si trovasse, in particolare facendogli compagnia sul suo letto.

Quando era in tour Freddie telefonava sempre a Londra per parlare con ognuno di loro: Mary Austin, la sua ex fidanzata nonché migliore amica fino all’ultimo, glieli “passava” al telefono uno per uno, in modo che potessero sentire la sua voce. Ognuno di loro, a Natale, riceveva anche il suo regalo personale.

Nel 1985 Mercury ha dedicato il suo primo album da solista Mr Bad Guy “al mio gatto Jerry – ma anche a Tom, Oscar e Tiffany e a tutti gli amanti dei gatti in giro per il mondo – al diavolo gli altri”.

La sua gatta Delilah, invece, è stata protagonista di una delle canzoni scritte per l’album dei Queen “Innuendo.”

Perché Freddie Mercury, musicista, cantante, e grande leader del gruppo musicale dei Queen oggi scomparso, aveva una predilezione particolare per i felini, che si dice amasse ancor più degli esseri umani.

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Nella sua casa amava attorniarsi di mici, la sua gioia quando era di ritorno da un tour. Alcuni portati in dono da amici, altri trovati per strada.

I primi si chiamavano Tom e Jerry e a seguire arrivarono Tiffany, Oscar, Delilah e ancora Goliath, Miko, Romeo e Lilly. Infine tra i suoi ultimi gatti vi furono un micio tutto nero che venne chiamato dalla rock star Sansone, poi Tiko un soriano tricolore, il soriano Romeo ed infine Lily, una gatta bianca.

E proprio il soriano Delilah, in italiano Dalila, fu una femmina che gli rubò il cuore e a cui dedicò anche una canzone, omonima, contenuta nel famoso album dei Queen “Innuendo”.

Molti, che non conoscevano il suo amore per i felini, credettero che Delilah fosse una donna e che la canzone raccontasse di una storia d’amore, ma invece si trattava proprio di un’ode alla sua piccola amica a quattro zampe.

Tutti i gatti di casa venivano comunque adorati e venerati allo stesso modo.

A loro era permesso entrare in ogni stanza e calpestare il giardino e se facevano i loro bisogni, lo staff del cantante provvedeva subito a ripulire.

Freddie telefonava loro quando era fuori per lavoro e a Natale portava a ognuno doni speciali da tutto il mondo.

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La piccola Delilah però era la regina della casa. Adottata da Freddie nel 1987, si dice che in casa fosse sempre la prima ad accorrere per il cibo e per le coccole e che fosse proprio la preferita del cantante. Era lei a dormire ai suoi piedi e in alcuni scatti di Mercury già ammalato la si vede sempre accanto al suo padrone.

Insieme agli altri gatti, Delilah è rimasta con lui fino alla fine ed è stata poi affidata alle cure di Mary Austin, che tuttora vive nella tenuta di Freddie del Garden Lodge, Kensington. Chi passa di lì narra che tuttora la si vede arrampicarsi sul muraglione della proprietà, e guardare verso l’esterno. Per qualcuno, sta ancora aspettando il ritorno di Freddie.

Negli ultimi mesi della sua vita i gatti furono la sua unica compagnia, si trattava degli esseri viventi capaci di distrarlo dalla sua sofferenza e di farlo sorridere.

I suoi primi mici furono Tom e Jerry, che aveva preso con sè quando viveva con Mary Austin, poi arrivò Oscar, un gattone rosso che però manifestava una forte timideza: in seguito arrivò Tiffany, cui seguirono Delilah, il suo gatto preferito, e Goliath.

Come abbiamo già ricordato la preferita di Freddie era senza dubbio Dalilah, alla quale fece fare anche un ritratto dalla pittrice Ann Ortman: inoltre le dedicò anche una canzone, Dalilah appunto.

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Infine, ultima curiosità, pare che Freddie avesse inserito anche i gatti nel proprio testamento: non gli lasciò nulla ma volle che al momento della sua morte venissero tutelati come membri della famiglia.

fonte:

http://www.youanimal.it/freddie-mercury-e-i-suoi-amati-gatti/