* 2 febbraio, il giorno dell’orso

” Il  2 febbraio è uno di quei giorni, dispiegati nel calendario, utili, in base alle credenze popolari, per trarre auspici per il futuro, per predire l’esito dei raccolti. In fondo, da un punto di vista tecnico-agricolo, è effettivamente importante che, in certe fasi dello sviluppo del grano e della vite, le condizioni meteorologiche siano favorevoli.”

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In alcuni luoghi viene chiamato “Giorno dell’orso“.

In questo particolare giorno, l’orso si sveglierebbe dal letargo e uscirebbe fuori dalla sua tana per vedere come e’ il tempo e valutare se sia o meno il caso di mettere il naso fuori: se il tempo è nuvoloso annuncia con tre salti l’arrivo della primavera, se viceversa il tempo è chiaro e soleggiato l’orso torna a dormire nella tana.
Un proverbio piemontese in questo senso recita:
se l’ouers fai secha soun ni, 
per caranto giouern a sort papì”
(“Se l’orso alla Candelora fa saltare la paglia (il giaciglio) si rientra nell’inverno”).
In altre regioni, viene utilizzato il lupo o il leone come protagonista simbolico di questo proverbio che esplora le dinamiche interne della terra, che proprio nel momento di maggior gelido, ricominciano a risvegliare gli elementi assopiti, e quindi al di sotto di una superficie brulla corrisponde una vita intensa.

Non è un caso se il termine febbraio derivi dal latino februus (“purificante”), associato al periodo annuale di purificazione e quindi di rinascita.
Un altro proverbio simile al primo, ma meridionale in questo caso, sostiene che se il due Febbraio il tempo è buono, l’orso ha la possibilità di farsi il pagliaio e quindi l’inverno continua.
L’orso era anche protagonista di alcuni riti rurali del mese di febbraio, collocati nel ciclo agreste/vegetativo: al termine di una caccia simulata, l’orso viene catturato e portato all’interno del paese dove viene fatto oggetto di dileggi e di scherzi. L’epilogo può variare dall'”uccisione” dell’orso alla sua liberazione/fuga e ritorno alla natura. La figura dell’orso è rivestita da qualcuno del luogo che non deve essere riconosciuto fino alla fine della rappresentazione rituale.
In tempi remoti  un montanaro/domatore andava in giro da un paese all’altro facendo ballare l’orso nelle piazze, celebrando il  ritorno della luce e della bella stagione, con la sconfitta delle forze del buio e del freddo. In seguito questo uso scomparve e in alcuni paesi, per mantenere la tradizione, l’orso fu sostituito da una persona appositamente mascherata che ripeteva la stessa pantomima.

Altre celebrazioni del “ giorno dell’orso” e altre usanze.

Nel periodo di Carnevale, un uomo veniva mascherato da orso e tirato con una catena o una corda per le strade, dove veniva schernito e bastonato.
Sempre nel periodo di carnevale, un personaggio mascherato da orso apriva la sfilata in costume, e in questa “rappresentazione” veniva mostrato pure il giaciglio asciutto dell’orso
Si celebra anche  la “festa dell’orso“: qualche giorno prima della ricorrenza, i cacciatori con il volto annerito, andavano alla ricerca dell’orso, che (un uomo travestito) veniva immancabilmente trovato la sera della vigilia. Cacciatori, “orso”, e domatore visitavano le stalle e le osterie con il pretesto di spaventare la gente (e le ragazze) si lasciavano andare a trasgressive bevute. Il giorno dopo, l’orso compariva in paese e, dopo aver fatto il giro della borgata, ballava con la ragazza più bella prima di scomparire per ritrasformarsi in uomo.
In Puglia, chi impersonificava l’orso girava per le vie del paese, fermandosi nelle piazze: lì, al suono di tamburi, si metteva a ballare la tarantella, tra i presenti disposti in cerchio che battevano le mani a tempo e lo punzecchiavano e colpivano con qualche sberla. A volte, a seconda del tempo, l’orso imitava o no l’atto del costruire il suo rifugio (u pagghiar’).
Questi riti riproponevano comunque una tradizione antica che celebrava la festa del ritorno della luce e della bella stagione, con la sconfitta delle forze del buio e del freddo.

Nello svolgimento di questi riti traspare la simbologia dell’orso (che con l’inverno va in letargo e si risveglia a primavera), interprete della forza primitiva della natura. L’orso può anche essere accostato alla figura dell'”uomo selvaggio”. In entrambe le raffigurazioni rappresenterebbe comunque il binomio natura – uomo.

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Ci saranno ancora sei settimane d’inverno o la primavera arriverà in anticipo?

Chiedetelo a Chuck, la marmotta dello Staten Island Zoo che come ogni anno farà la sua previsione.
L’appuntamento con Chuck è fissato per il 2 febbraio, il “Groundhog Day“, cioè il giorno della marmotta, una festa celebrata ogni anno sia negli Stati Uniti che in Canada, nel corso della quale si osserva il rifugio della marmotta prestando attenzione a quando farà capolino dalla sua tana. Se Chuck vedrà la sua ombra ci saranno altre sei settimane d’inverno, mentre se non la vedrà significa che la primavera arriverà presto. Chuck e la sua famiglia hanno predetto correttamente la fine dell’inverno 23 volte negli ultimi 30 anni.
A New York ogni anno per il giorno della marmotta il sindaco Bloomberg va a fare visita a Chuck allo zoo di Staten Island per leggere il responso. E’ ormai una tradizione consolidata!

Leggi anche: “ Il giorno della marmotta”

http://marisamoles.wordpress.com/2013/02/02/la-madonna-candelora-e-la-primavera-che-verra-tardi/

Fonti:
http://www.lucedistrega.net/documenti/feste-candelora.htm
http://www.nyc-site.com/newyork/nymag-eventi/3386-nel-giorno-della-marmotta

* Per favore rinuncia ai botti di Capodanno…Miao! Bau! Prr! Cip cip!

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Tutti i sindaci italiani emanino un’ordinanza che vieti l’utilizzo di petardi e botti per i festeggiamenti di Capodanno.

E’ la richiesta della Lav all’Anci perché le feste non si traducano in una tragedia per gli animali, oltre che per salvaguardare l’incolumità delle persone.

Secondo i dati resi noti dal Dipartimento della pubblica sicurezza il bilancio complessivo degli incidenti legati ai festeggiamenti di San Silvestro solo nel 2012 è stato di due morti e 561 feriti (di cui 76 minori di 12 anni).

”L’emanazione di un’Ordinanza è un atto di responsabilità sia per tutelare l’incolumità pubblica, sia per evitare le conseguenze negative a carico degli animali domestici spiega la Lav in una nota -e della fauna selvatica. Il fragore dei botti, infatti, oltre a scatenare negli animali una naturale reazione di spavento, li porta frequentemente a perdere l’orientamento, esponendoli, così, al rischio di smarrimento e/o investimento.
In caso poi di esplosioni vicino all’animale, le conseguenze possono essere molto più drammatiche, causandone spesso il ferimento o la morte per ustioni e bruciature”. ”

 

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Gli animali, inoltre, hanno l’udito molto più sviluppato di quello umano e i forti rumori li gettano nel panico, inducendoli a reazioni istintive e incontrollate, come gettarsi nel vuoto, divincolarsi spaventati, scavalcare recinzioni e fuggire in strada mettendo seriamente a repentaglio la loro incolumità e quella degli altri. sottolinea.

” Ogni anno sono tantissime le segnalazioni di cani smarriti dopo Capodanno – ricorda Ilaria Innocenti responsabile del Settore Cani e Gatti Lav- e numerosissimi gli ingressi nei canili, soprattutto di cani e gatti investiti dalle automobili, oltre, purtroppo, agli animali morti in seguito alla fuga dovuta al panico che si scatena in loro a seguito delle esplosioni”.

Cosa possiamo fare per aiutare i nostri amici pelosi e non?

Seguire questi consigli:

Teniamo gli animali il più lontano possibile dai festeggiamenti e dai luoghi in cui i petardi vengono esplosi

Non lasciamoli soli. Gli animali fobici potrebbero avere reazioni incontrollate e ferirsi, quindi è necessario stare loro vicino, senza esagerare con coccole e carezze. E’ necessario mostrarsi tranquilli e felici, cercando di distrarli, se possibile, con giochi e bocconcini, mostrando che non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Non lasciamoli in giardino. Tenere in casa o in un luogo protetto e rassicurante anche gli animali che abitualmente vivono fuori in modo da scongiurare il pericolo di fuga.

Teniamo alto il volume di radio o televisione in modo che venga attutito il rumore dei botti proveniente dall’esterno, chiudendo le finestre e abbassando persiane.

Lasciamo che si rifugi dove preferisce, anche se si tratta di un luogo che normalmente gli è “vietato”.

Durante le passeggiate teniamoli al guinzaglio, evitando anche di liberarli nelle aree per gli animali per evitare fughe dettate dalla paura.

E’ fondamentale non portarli fuori a mezzanotte o nelle ore immediatamente precedenti perché spesso gli scoppi iniziano con anticipo.

Nei mesi precedenti facciamo visitare l’animale da un veterinario comportamentalista che prescriverà la terapia da seguire, sia comportamentale che, nel caso si necessario, farmacologica.

Evitiamo soluzioni fai-da-te somministrando tranquillanti, alcuni sono addirittura controindicati e fanno aumentare lo stato fobico.

Sensibilizziamo l’opinione pubblica, e soprattutto i bambini, su quanto questi inutili rumori possano essere dannosi per i quattro zampe.

( Per esperienza personale è consigliabile aggiungere alla pappa o nell’acqua da bere 4 gocce di Rescue Remedy)

appello

Chi ama gli animali non spara botti.

https://www.2duerighe.com/attualita/96163-fuochi-san-silvestro-2018-dai-sequestri-ai-divieti.html

* Miaoguri…

* Miaoguri…

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Cmq miaouguri!

* Miao! Miao! Bao!Bau! Cip!Cip! Prrrr…che freddo che fa!

Se quando ti siedi un momento, sul divano o al computer, il tuo gatto ti salta sempre, sì sempre in grembo, allora vuol dire che fa veramente freddo.

Gli animali soffrono il freddo?

Anche i nostri amici animali, nonostante le loro pellicce naturali, temono il freddo. Lo temono gli animali che vivono in cattività nei parchi faunistici così come quelli che vivono nelle nostre case. E’ curioso sapere ad esempio che, per riscaldarsi, le giraffe del parco faunistico di Fasano (Brindisi), il più grande d’Italia, si giovano dell’aiuto di lampade a infrarossi e di termoventilatori o che gli scimpanzè del Bioparco di Roma iniziano la loro giornata, nei mesi invernali, con una colazione a base di tè o orzo caldo.

In linea di massima si può dire che i mammiferi hanno, nel loro pelo, il giusto vestito per ogni stagione: d’inverno diventa più folto e lungo e in primavera si accorcia e si sfoltisce. Ne sappiamo qualcosa quando siamo costretti a raccogliere matasse di peli durante il periodo della muta!

Dando uno sguardo agli animali selvatici vediamo che alcuni mammiferi come gli orsi si riparano in una tana e dormono a lungo durante l’inverno ma la loro temperatura resta alta .
Il ghiro durante la stagione più fredda perde circa la metà del proprio peso.
Molti prima del letargo sì nutrono il più possibile per accumulare il grasso che gli serve durante la stagione fredda per sopravvivere senza mangiare .
Anche la biscia,la tartaruga vanno in letargo e si riparano nel terreno.
Gli animali come il ghiro e l’orso durante il letargo rallentano al minimo il battito del cuore , cosi consumano meno energie.

l’ENPA ( Ente Nazionale Protezione Animali)che ormai da qualche giorno ha lanciato una campagna di sensibilizzazione per aiutare gli animali a resistere all’inverno gelido.

A soffrire non sono solo i nostri amici animali che vivono con noi, cani,gatti, conigli, etc, ma anche gli animali che vivono nei boschi, che cercano rifugio come possono. Numerosi sono stati i soccorsi nei confronti di animali come ricci, uccelli, che vengono curati e riscaldati dai volontari dell’Enpa e da altre associazioni animaliste che svolgono un ruolo sociale importantissimo.

Di certo non possiamo pensare di avvicinare un uccellino per asciugarlo dalla pioggia, ma possiamo fare comunque qualcosa per lui e gli altri animali selvatici che potrebbero avvicinarsi alla nostra casa: ad esempio può essere utile lasciare sul balcone qualche briciolina, una ciotolina di acqua per bere ed un’altra per farsi il bagnetto. Non è abbastanza risaputo, ma questo permette agli uccellini di tenere in ordine e curate le piume,garantendo loro una migliore protezione dalle intemperie.

Sarebbe buona cosa, se possibile, mettere in prossimità della casa delle vere e propriemangiatoie da tenere sempre piene di arachidi non salate, semi di girasole, di zucca, miglio, briciole (panettone, dolci e pane), fiocchi di cereali, croste di formaggio tagliate a cubetti, fino alla primavera, in modo che i nostri amici uccelli abbiano un costante punto di riferimento.

Moltissimi cani e gatti randagi si trovano tra le strade delle nostre città, alla ricerca di una tana dove rannicchiarsi e aspettare “tempi migliori”. Ricordiamoci anche di loro mentre rivestiamo di costosi indumenti alla “moda” i nostri più fortunati.

Mettiamo nel giardino, al riparo, una cassetta di legno o una robusta scatola di cartone con all’interno una coperta. Fornire un riparo o un pasto caldo ad un cane randagio, inoltre, potrebbe significare salvargli la vita, soprattutto se si tratta di un cane di piccola stazza. L’animale più grosso, infatti, ha maggiori capacità di sopportare le basse temperature, rispetto a quelli di piccola taglia.

Nei periodi più freddi, ad esempio, è usanza dei gatti, specie i più piccoli, rannicchiarsi nei cofani o sulle ruote delle auto, sfruttando così il calore del motore. A tal proposito è opportuno dare qualche colpo sul cofano o meglio aprirlo e controllare che non vi sia alcun gatto, prima di usare la nostra auto.

Aiutiamo gli animali che hanno freddo come noi!

Fonti:

http://animali.bloglive.it

http://www.petforpassion.com

http://www.tuttozampe.com

* La buona notizia del venerdì: Sebben che sono gatti…In Nuova Zelanda arriva la prima gatta poliziotta in servizio

In Nuova Zelanda non ci sono topi d’appartamento in grado di dileguarsi da Tia, la gatta poliziotta.

Sempre che non si presentino fuori dai suoi 30 minuti di servizio: il resto del tempo lo passa a dormire, ma questa bella gatta dalla pelliccia vaporosa non teme proprio nessuno. 

Adora andare in perlustrazione con il suo partner umano sulla macchina della polizia, ma per lo più ha una propensione per il lavoro d’ufficio: «Ci aiuta molto qui»», e speriamo che «oggi snifferà qualche indizio», standosene appollaiata su una sedia. 

Tia è protagonista di un video pubblicato dalla New Zealand Police su Facebooper presentare a tutti il nuovo agente in servizio. Si è presentata con la sua pettorina personalizzata e lo sguardo fiero, pronta ad analizzare ogni scena del crimine.

Una vera poliziotta coi baffi. 

«Tia in genere lavora solo per mezz’ora, poi torna a fare il gatto», racconta il suo umano, che ha deciso di portarla a lavoro sapendo i benefici che portano gli animali nei luoghi in cui lo stress è all’ordine del giorno.

E non avrebbe potuto ricevere un’accoglienza migliore. 

 

La storia di Felix

Ci troviamo nello Yorkshire, e qui mi risparmio ogni tipo di battuta, più precisamente nella stazione della cittadina di Huddersfield in Inghilterra.

Felix quattro anni fa è stata ingaggiata dall’agenzia di disinfestazioneTranspennine Express, per ripulire la stessa stazione dai topi in libera circolazione.

Pochi giorni fa, Felix è diventata “Addetto senior alla disinfestazione”.

Per questa promozione, al felino hanno dato il cartellino riconoscitivo e la divisa personalizzata.

La gatta è diventata ormai parte dello staff, da quando a soli nove settimane dalla nascita, l’hanno trovata per strada nei pressi della stazione.

I suoi colleghi le hanno aperto un profilo Facebook che vanta 8.500 mi piace e solo 1.500 la scorsa settimana.

Un responsabile di stazione ha rilasciato un’intervista su BuzzFeed in cui afferma “La fama non le sta dando più di tanto alla testa. Essendo un gatto, i gatti già di loro pensano che il mondo giri intorno al loro musetto, quindi …Sta avendo alla fine solo un po’ più di carezze e sembra molto felice a riguardo”

Inutile dire che la gatta poliziotta ha riscosso molto successo, da Hong Kong a Taiwan fino ad arrivare in America.

Molte testate giornalistiche le hanno dedicato la prima pagina , e ora si spera che venga ricevuta dalla Regina Elisabetta.

Fonti:

http://www.cosmocloud.it/attenti-a-quella-gatta/#more

https://www.greenme.it/informarsi/animali/16256-gatto-infermiere-polonia

Leggi anche:https://lauracarpi.wordpress.com/2012/04/13/un-gatto-non-e-solo-un-gatto/

*La buona notizia del venerdì: L’uragano Irma ha risparmiato i gatti di Hemingway, in salvo grazie alla manager

Hanno rischiato grosso i 54 gatti che vivono nella casa-museo di Hemingway.

L’uragano Irma, che ha causato grandi devastazioni in Florida, ha risparmiato la dimora storica dello scrittore americano, a Key West.

L’uragano Irma ha causato danni minori, lasciando la casa senza elettricità, acqua corrente e servizio internet.

Ma i gatti stanno tutti bene!

Jacque Sands si è rifiutata di abbandonare casa e gatti.

Insieme ad altri nove dipendenti ha vissuto la furia dell’uragano all’interno del museo di Key West, che gestisce da diversi anni.

A niente è valso l’appello della nipote di Hemingway.

La general manager della casa-museo dello scrittore a Key West in Florida, ha scelto i gatti e il suo lavoro. Si è barricata al 907 di Whitehead Street insieme al custode e ad altri impiegati in attesa che l’uragano si placasse. E in mezzo a tanta distruzione, da Barbuda a Tampa, la buona notizia è che animali e casa sono stati risparmiati.


Quando la scorsa settimana l’uragano ha cominciato a rafforzarsi e ad avvicinarsi alla Florida, è stato diramato l’ordine di evacuazione da tutte le isole Keys. Jacque Sands si è rifiutata di obbedire: “Ho il dovere di avere cura di questo luogo – ha dichiarato – nonostante lrma”. Inutile sottolineare l’agitazione ma anche il plauso di tutti gli amanti degli animali.
Mariel Hemingway, nipote di Ernest, ha lanciato pubblicamento un appello a Sands, attraverso un video diffuso dal sito di gossip Tmz: “Credo che lei sia una persona incredibile e le sue intenzioni ammirevoli. Ma questo uragano è terrificante e pericoloso. Salga sulla macchina con i gatti e si metta in salvo”.

Caparbia e ligia, Jacque è rimasta. E ha poi raccontato di non aver faticato molto a radunare i mici per metterli al sicuro. Grazie al loro leggendario carattere, l’intuito li aveva già allertati: “Quando è arrivata l’ora abbiamo iniziato a cercarli per raggrupparli. Non ce n’è stato bisogno. Sono rientrati a casa tutti insieme spontaneamente come se avessero già capito che era ora di mettersi al riparo”.

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La casa in cui abitò Hemingway insieme alla sua seconda moglie, Pauline Pfeiffer, venne costruita nel 1851 e acquistata dallo scrittore nel 1931. Vi rimase fino al 1940, anno in cui divorziò da Pauline a cui rimase l’abitazione, e si trasferì a Cuba con la sua terza moglie, Martha Gellhorndal.

La sua passione per i felini era incondizionata e in un qualche modo anche in contraddizione con la sua smodata attrazione per la caccia grossa e la corrida. Tante le immagini che lo ritraggono accanto a carcasse di rinoceronti, orici, leoni e bufali, cacciati nelle “Verdi colline d’Africa” in Tanzania, vicino a Lake Manyara.

I gatti sono spesso presenti nelle sue pagine.

Thomas Hudson, uno dei protagonisti del suo romanzo: “Isole nella Corrente”, fu descritto proprio attraverso il rapporto col gatto: “Aveva il gatto allungato sul petto e tirò una leggera coperta su tutti e due e aprì e lesse le lettere e bevve a piccoli sorsi un bicchiere di whisky annacquato che tra un sorso e l’altro rimetteva per terra…Il gatto faceva le fusa, ma lui non lo sentiva perché le fusa del gatto erano mute, e allora lui teneva una lettera in mano e toccava la gola del gatto con un dito dell’altra.”


Hemingway ne lodava caratteristiche e identità: “Ai gatti riesce senza fatica ciò che resta negato all’uomo: attraversare la vita senza fare rumore. I gatti dimostrano di avere un’assoluta onestà emotiva.”

http://gattissimi.com/2017/09/12/luragano-irma-risparmia-gatti-hemingway/

http://www.repubblica.it/esteri/2017/09/12/news/florida_risparmiata_la_casa_di_hemingway_e_i_gatti_sono_salvi-175251893/

leggi anche:

https://lauracarpi.wordpress.com/2015/05/05/i-gatti-di-ernest/

* Anche gli scarabei seguono le stelle

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Viaggiare di notte facendosi guidare dalla Luna e dalle stelle è sicuramente un’abilità tipica di essere umani (magari di altri tempi) e degli uccelli.

O almeno così si credeva finora.

Uno studio condotto presso l’ Università di Lund in Svezia, e pubblicato su Current Biology, dimostra però che spostarsi di notte seguendo le stelle è un’abilità anche di alcuni insetti, come gli scarabei stercorari. Quando trovano un ammasso di sterco (di cui si nutrono), infatti, questi coleotteri formano una pallina che poi fanno rotolare seguendo una linea retta e si orientano facendosi guidare dalla luce della Via Lattea.

Gli scarabei stercorari, detti anche scarabei rollers, devono il loro nome al fatto che depongono le uova in palline di escrementi che fanno rotolare in linea retta fino alla loro tana muovendosi lungo una direzione specifica, come ha spiegato Marie Dacke, responsabile dello studio. Questo compito presenta molte difficoltà per un animale così piccolo e poco intelligente. 

Non deve essere facile, infatti, spingere con le zampe posteriori una palla di sterco più grande di se stessi mentre la testa è rivolta verso il basso e riuscire a mantenere la direzione giusta evitando di tornare indietro (alla pila di sterco), dove si corre il rischio di essere attaccati e derubati dagli avversari.

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“Agli scarabei stercorari non importa quale direzione seguire; hanno solamente bisogno di allontanarsi dalla pila di sterco dove si svolge la lotta con gli avversari”, precisa al riguardo Marcus Byrne dell’ Università di Wits a Johannesburg, che ha preso parte allo studio. E muoversi in linea retta assicura all’insetto esattamente questo, evitandogli di tornare al punto di partenza.

Un primo indizio su come gli scarabei fossero in grado di orientarsi era venuto da alcuni studi precedenti che avevano dimostrato che questi insetti usano il Sole o la Luna come una sorta di bussola per muoversi verso la loro destinazione, e quando si perdono o trovano un ostacolo sul loro cammino salgono sulla palla di sterco e effettuano una specie di danza acrobatica che permette loro di riorientarsi, rilocalizzando la fonte di luce. Ciò che non era ancora chiaro era come riuscissero a trovare la strada di notte quando il cielo è nuvoloso e la Luna non è visibile.

Per rispondere a questa domanda, i ricercatori svedesi hanno studiato il comportamento di una specie di scarabei notturni africani, gli Scarabaeus satyrus, osservandoli sia nel loro ambiente naturale sia nel planetario dell’ Università di Wits, in diverse condizioni di luminosità del cielo. Gli animali con le loro palline di sterco venivano depositati su una piattaforma di legno circolare con un diametro di due metri e circondata da una parete nera, e filmati dall’alto mentre facevano rotolare le palline di escrementi verso il bordo fino a cadere dalla piattaforma stessa. Dalle registrazioni ottenute gli studiosi hanno calcolato la direzione e la velocità di movimento degli scarabei.

I risultati hanno dimostrato che questi insetti erano in grado di orientarsi e spostarsi in linea retta sia in presenza sia in assenza di Luna, a condizione che il cielo fosse stellato. Inoltre, il tempo impiegato per raggiungere il bordo della piattaforma quando sulla cupola del planetario erano proiettate tutte le oltre 4mila stelle visibili di notte, inclusa la Via Lattea, era simile a quello necessario quando si vedeva solo la Via Lattea (43 secondi nel primo caso e 53 nel secondo), mentre ci volevano ben 81 secondi se erano presenti soltanto le 18 stelle più luminose. Infine, in completa oscurità gli scarabei non riuscivano a orientarsi e si muovevano disordinatamente per oltre due minuti prima di raggiungere la loro destinazione.

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Secondo Dacke questi dati dimostrano che gli scarabei stercorari usano la Via Lattea come bussola per orientarsi quando non c’è Luna. Tuttavia, poiché i loro occhi sono troppo deboli per distinguere le singole stelle, anche se luminose, è più probabile che a guidarli sia il gradiente di luce formato dalla nostra galassia. “Per ora questi insetti sono gli unici animali conosciuti che usano la Via Lattea per orientarsi”, conclude l’autrice.
Sarà interessante capire se anche altre specie possano fare la stessa cosa.

Fonte: http://www.wired.it