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* La buona notizia del venerdì: milioni di dollari per salvaguardare il nostro pianeta

Milionario compra 200mila ettari di Amazzonia, non per business ma preservarla“, 

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Non capita tutti i giorni che un multimilionario spendi soldi per salvare il pianeta, anziché investire capitale per guadagnarci di più, è quello che il Signor Johan Eliasch ha fatto con parte della Foresta Amazzonica.

Il Signor Eliash è una persona molto importante nel suo campo, è il Presidente del consiglio di amministrazione e CEO della compagnia Head, conosciuta per l’equipaggiamento da tennis e da sci. E’ anche un banchiere e un produttore cinematografico negli UK, membro anche della Fondazione Internazionale della Pace.


Nel 2006 dunque Johan Eliasch ha comprato 200 mila ettari della Foresta Amazzonica da una compagnia atta all’abbattimento di alberi in Brasile. Questo terreno ha un alto valore commerciale appunto per l’alta densità di alberi che si possono sfruttare per l’industria della carta. Johan Eliasch adora gli alberi e comprende quanto siano importanti per gli esseri umani.

L’imprenditore permetterà anche gli scienziati di utilizzare la sua terra per fini di esplorazione e di ricerca di specie sconosciute.

In una recente intervista concessa a Chanel 4, Eliasch ha espresso il suo amore per gli alberi e per la loro conservazione. Ha continuato dicendo:

L’Amazzonia produce il 20% di ossigeno per il Pianeta, quindi è importante preservare la foresta pluviale“. Incoraggia poi gli altri a fare lo stesso, affermano che più gente compra la foresta e meno saranno gli alberi abbattuti.

L’investimento è un ottimo affare: si fa qualcosa di buono per il Pianeta. I gas ad effetto serra e le attività degli uragani hanno una certa connessione con il taglio della foresta pluviale. Dobbiamo preservare la foresta per evitare disastri globali.”

Attualmente, ogni minuto, 2000 alberi della foresta amazzonica vengono tagliati. 20 miliardi di tonnellate al giorno.

 

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Oltre 40 milioni di dollari.

Una cifra da capogiro per la Leonardo Di Caprio Foundation, ottenuta durante il suo gala annuale di Saint Tropez. Il ricavato sarà utilizzato per proteggere gli ultimi luoghi selvaggi della Terra e per mettere in pratica delle soluzioni per aiutare l’ambiente.

Una lunga lista di VIP e nomi noti che, sollecitati dall’iniziativa di Leonardo Di Caprio, ha messo mano al portafoglio per aiutare a ridurre i danni che l’uomo sta infliggendo alla Terra e ai suoi stessi abitanti. Una cifra che di certo non salverà il mondo ma che permetterà di avviare una serie di iniziative sia di prevenzione che di “riparazione”.

Leonardo DiCaprio ha aperto la serata con un appassionato discorso sul lavoro della Fondazione spiegando:

L’evento di stasera è volto a sostenere gli sforzi della Fondazione per proteggere specie chiave come la tigre, il rinoceronte, lo squalo e il gorilla di montagna, lavorando con i governi per conservare le giungle, le barriere coralline e le foreste. Concentrarsi sulla protezione di queste specie iconiche in pericolo è quasi come creare una rete mondiale di arche di Noè”.

Durante il gala di ieri, è stata svolta un’asta in cui l’attore americano ha offerto numerosi oggetti personali tra cui opere di Andy Warhol e Bansky della sua collezione personale, ma anche una casa sull’isola Belize venduta per oltre 11 milioni di dollari.

Il gala è stato caratterizzato da una performance improvvisata da Elton John,che ha cantato una serie dei suoi successi iconici. Presenti anche Bono degli U2,Orlando Bloom, Naomi Campbell e Heidi Klum.

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Tre saranno gli obiettivi a cui i fondi raccolti saranno destinati: tutela della biodiversità, la conservazione delle foreste e degli oceani e la lotta ai cambiamenti climatici.

Di recente, la stessa Di Caprio Foundation aveva donato 15 milioni di dollari per finanziare soluzioni concrete per proteggere le specie in via di estinzione e progetti nonprofit per tutelare gli ecosistemi marini e terrestri. Molto importante anche l’intervento volto a rafforzare le comunità indigene che dovranno essere le custodi a lungo termine delle loro risorse naturali.

La distruzione del nostro pianeta continua a un ritmo che non possiamo più permetterci di ignorare. Sono orgoglioso di sostenere queste organizzazioni che stanno lavorando per risolvere più grande sfida del genere umano” ha detto Di Caprio. “Abbiamo la responsabilità di innovare un futuro in cui l’abitabilità del nostro pianeta non vada a scapito di chi lo abita”.

Dal 2010, la Fondazione ha finanziato più di 70 progetti ad alto impatto in più di 40 paesi in tutto il mondo.

Fonti:

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/05/johan-eliasch-il-milionario-compra.html

http://www.luxgallery.it/leonardo-dicaprio-foundation-gala-a-st-tropez-51685.php

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* Salviamo la foresta amazzonica

Riusciremo a salvare la foresta amazzonica?

Quasi 2.000 indigeni hanno fatto un’entrata trionfale a La Paz alla fine di una marcia di due mesi partita il 15 agosto dalla foresta Amazzonica: protestano contro il piano del governo di costruire un’autostrada nella loro terra, che è anche una riserva ecologica.

L’autostrada lunga 300 km taglierebbe in due il territorio TIPNIS (Territorio Indigeno e Parco Nazionale Isiboro Sécure), famoso per i suoi enormi alberi, fauna selvatica e acqua purissima.

La natura incontaminata e il significato culturale del TIPNIS gli hanno valso la nomina di area doppiamente protetta, sia come parco nazionale che come riserva degli indigeni.

L’autostrada è finanziata dal Brasile e collegherebbe il Brasile con i porti del Pacifico.

Ma distruggerebbe queste comunità e la foresta e aprirebbe questa terra incontaminata al disboscamento, alle esplorazioni di petrolio e di minerali, e alle attività industriali e agricole in larga scala.

Uno studio recente dimostra che se l’autostrada fosse portata a compimento, il 64% del parco sarebbe disboscato entro il 2030.

Circa un terzo del territorio della Colombia, per un’estensione di quasi 400mila chilometri quadrati, è compreso nella Foresta Amazzonica, l’immensa area di vegetazione pluviale che circonda il bacino del Rio delle Amazzoni. 

Dalla relazione che fu scritta dal cappellano della spedizione Gaspar de Carvajal il 22 aprile del 1542, sul diario del suo viaggio in Amazzonia, si nota che gli spagnoli incontrarono una tribù di donne guerriere.

Francisco de Orellana chiamò il fiume Rio delle Amazzoni, perché le donne guerriere gli ricordarono le antiche Amazzoni dell’Asia e dell’Africa, descritte da Erodoto e Diodoro Siculo, nella mitologia greca.

Il “polmone della terra”, preziosissimo per la vita sul nostro pianeta per la quantità di ossigeno prodotta, è anche la principale riserva ecologica del mondo per il patrimonio di biodiversità che racchiude. La foresta amazzonica è anche il termometro naturale del nostro Pianeta.

Si stima che nella regione vivano circa 2,5 milioni di specie di insetti, 3.000 specie di pesci, 1.294 specie di uccelli (si pensa che un quinto di tutti gli uccelli viva nella foresta amazzonica), 427 specie di mammiferi, 427 specie di anfibi e 378 specie di rettili e sono state classificate almeno 40.000 specie di piante.

La diversità delle specie di piante è la più alta sulla Terra e alcuni esperti valutano che 1 km² possa contenere più di 75.000 tipi diversi d’albero. 1 km² di foresta amazzonica può arrivare a 90.790 tonnellate di piante.

Dalle numerosissime piante che forniscono centinaia di prodotti utilizzati per l’alimentazione, la medicina e la cosmetica, alle grandi quantità d’acqua trattenute nel sottosuolo, fino alla fertilità del terreno.

La foresta amazzonica è un fornitore indispensabile di servizi ecologici non solo per i 30 milioni di persone che la abitano, ma anche per il resto del mondo: contribuisce a stabilizzare il clima locale e globale, è ricchissima di biodiversità e risorse naturali ed è importante anche dal punto di vista socio-economico.

E poi, rame, ferro, alluminio, oro, manganese, stagno, nichel, solo per citarne alcuni. Il sottosuolo dell’Amazzonia è molto ricco e rappresenta una delle maggiori riserve minerarie del mondo.

Da alcuni anni, inoltre, sono stati scoperti grandi giacimenti e riserve di petrolio e gas naturale, soprattutto in Ecuador e Perù.

La perdita delle foreste amazzoniche avrebbe conseguenze devastanti, a livello locale e globale, per la scomparsa di rare specie di piante che potrebbero avere un ruolo importante in medicina e nella ricerca scientifica, nel minacciare gli habitat di animali rari e in pericolo, nell’impoverire le comunità locali che sono legate alla foresta per i mezzi di sussistenza, nel rilascio di grandi quantità di carbonio nell’atmosfera e nel diminuire gradualmente le funzioni ecologiche dell’Amazzonia quali la regolazione delle piogge e del clima.
Ancora una volta la protezione della terra, da cui tutti dipendiamo, e i diritti delle popolazioni indigene sono sacrificati dai governi con la giustificazione dello sviluppo e della crescita economica

favorendo i profitti delle multinazionali, scegliendo le attività minerarie e la deforestazione anziché la conservazione dei beni naturali che il pianeta ci offre.

Nel futuro che tutti noi vogliamo, l’ambiente e le vite delle persone vengono prima del profitto.

Il Presidente Evo Morales ora ha l’opportunità di mettersi dalla parte della sua gente, salvare l’Amazzonia e ripensare a cosa lo sviluppo significhi per l’America Latina in termini concreti.

E noi nel concreto cosa possiamo fare se non perseguire l’obiettivo di una vita più a nostra misura rivalutando la qualità al posto della quantità.

Ognuno di noi può contribuire a fare la differenza!

Fonti:

http://www.wwf.it

http://www.liquida.it

Wikipedia