* La luna piena di ottobre ci dice: continua il processo di pace interiore, là fuori non c’è alcun nemico, questa è la vita che creiamo noi stessi

 

Osservo il Cielo Astrologico di questo prossimo Plenilunio in Ariete (05.10.2017, ore 18,40 UTC) e noto un disegno di grande perfezione rispetto al cammino che stiamo compiendo, nonostante tutto quello che apparentemente si sta manifestando fuori da noi.

Intanto vorrei precisare che i cicli lunari sono aperture e chiusure dello stato di coscienza all’interno di processi emozionali di rilascio molto potenti.

I Noviluni ed i Pleniluni scandiscono le nostre prese di consapevolezza, mettendo in luce la modalità inconscia con cui creiamo la vita, attraverso le relazioni sentimentali, per esempio, o le relazioni in generale, quelle genitoriali (altro esempio), che derivano dalla storia della nostra stirpe e dai retaggi che essa trasporta, che sono inscritti dentro il nostro DNA. 

Di questo si tratta nel Plenilunio in Ariete, dove la Luna si confronta con il Sole in Bilancia a 12°, lo stesso Asse zodiacale perno evolutivo di tutto il 2017 perché su di esso si sono confrontati in modo pressante Giove in Bilancia (l’importanza della coppia nella vita – ne ha per me? sto ubbidendo solo ad un condizionamento sociale?) e Urano in Ariete (quanta paura fa il lasciarsi andare ad un altro? mi fido? fuggo dall’amore, dal confronto?).

Ogni nostra relazione sentimentale affonda le sue radici sulla relazione con i genitori ed ora è importante prendere atto di ciò che è.

Già da gennaio 2017 queste domande si sono evidenziate nel sottofondo della vita quotidiana, costringendoci a guardare in faccia la realtà delle nostre relazioni. O ci si sta dentro con tutto quello che essa contiene, smettendo di lamentarsi, oppure si prende la via, perché non si riesce più a sostenere la tensione.

Qualunque sia la soluzione che appare all’orizzonte, essa sarà la migliore possibile per noi in questo momento.

Si può solo respirare ed accettare ciò che ci è possibile vedere con lo stato di coscienza dentro cui siamo. Il resto avverrà a suo tempo, quando avremo acquisito un’altra maturità, se questo è il nostro cammino.

Da gennaio 2017, un altro momento topico di questo percorso si è evidenziato ad aprile, con il Plenilunio in Bilancia ed il Sole in Ariete. In quel momento era probabilmente emersa la voglia di fuga.

Ora ci arriva una risposta di maggiore equilibrio, che nasce dalla spinta grintosa di questa Luna in Ariete, visto che essa mette in evidenza l’importanza dell’auto-determinazione (Io Sono).

Sapendo chi si è, ci si confronta con l’altro in piena libertà e rispetto, e questa deriva da tutto il lavoro di purificazione e successiva accettazione del sé a cui ci si è aperti negli ultimi mesi, anche nostro malgrado.

La particolarità di questo Plenilunio è anche un’altra. Calcolandolo all’orario di Greenwich, l’Ascendente del Plenilunio cade a 21° del Toro, Segno Fisso di radicamento e costruttività, e forma una Croce precisa con i Nodi Lunari a 21° dell’Asse Aquario/Leone – qui il LINK per approfondimenti – e la Parte di Fortuna a 21° dello Scorpione (ciò che ci dà gioia fare), creando una relazione numerologica specchiata, riflessa, palindroma, con i 12° della Luna e del Sole.

Tutto si manifesta in se stesso, riflette se stesso in tante rifrazioni diverse pur mantenendo la sua essenza.

Questo siamo noi e la vita che creiamo per noi stessi.

I Segni Fissi aprono un campo di manifestazione del Nuovo (l’Ariete è il primo Segno, portatore della Primavera, la Rinascita), e la Donna Luna si offre all’Uomo Sole che la accoglie per un confronto – la Guerriera (Luna in Ariete) può accettare di fare spazio all’Altro accanto a sé?

Questo Plenilunio è il proseguimento del Processo di Pace Interiore iniziato con l’Eclissi di agosto 2017, (Saturno, l’Antico Inquisitore, congiunto in Sagittario con la Strega Lilith ) che coincide con l’azzeramento dei conflitti esterni, nel momento stesso in cui decidiamo che non esiste alcun nemico, ma che siamo nella manifestazione di ciò che abbiamo dentro.

Allora con umiltà ci guardiamo intorno e nonostante tutto attingiamo alla frequenza della Gratitudine e lasciamo che essa diventi sempre più anche attraverso noi lo stato di coscienza principale nel quotidiano collettivo.


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* Arcangelo Michele: ognuno di noi ha il suo drago da affrontare !

Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro. Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre. Ora tu, Daniele, chiudi queste parole e sigilla questo libro, fino al tempo della fine: allora molti lo scorreranno e la loro conoscenza sarà accresciuta”.(Libro di Daniele Cap.12)

Nelle tradizioni esoteriche come nelle religioni cristiana ed ebraica l’Arcangelo Michele (il cui nome vuole dire Mi-Kha-El:”chi è come Dio?”), fin dai tempi antichissimi, ha un ruolo particolare nella lotta che si combatte e si combatterà a livello individuale e collettivo, fino alla fine dei tempi, contro le forze del male.

L’azione dell’Arcangelo Michele appare straordinaria nei testi sacri come nelle interpretazioni moderne.

In questa epoca, infatti, un compito particolare e grandioso è svolto dall’Arcangelo Michele secondo Peter Deunov e Omraam Mikhael Aïvanhov, due maestri spirituali del cristianesimo esoterico.

Dirà Aïvanhov :

” Le forze presiedute dall’Arcangelo Michele sono forze di equilibrio, di giustizia, quindi di discernimento tra il buono e il cattivo in vista di liberare ciò che è bene e di trasformare ciò che è male.

Solo l’Arcangelo Michele è in grado di vincere questa egregora. Con l’aiuto del suo esercito, realizzerà ciò che da secoli le moltitudini implorano dal Creatore. Ecco perchè dobbiamo collegarci all’Arcangelo Michele, chiedergli la sua protezione e la possibilità di operare con lui per accrescere la sua vittoria. La luce trionferà sulle tenebre: è stato predetto e così sarà.

Perchè non partecipare a quell’evento? I figli di Dio che saranno iscritti nel numero di coloro che avranno partecipato al combattimento dell’Arcangelo Michele, il Genio del Sole, questa potenza di Dio tra le più luminose, riceveranno il bacio dell’Angelo del fuoco. Tale bacio non li brucerà ma li illuminerà (op.citate).

Anche Rudolf Steiner si sofferma sul nuovo ciclo spirituale, sulla nuova era micaelica, e cioè sulla missione di Michele affermando che in questo ciclo spetta a Michele mostrare concretamente all’uomo la via per raggiungere il Cristo:

“ Nell’immagine del “combattimento di Michele col drago” viveva una forte coscienza del fatto che l’uomo, in virtù delle proprie forze, deve dare all’anima una direzione di vita che la natura non le può dare. L’odierna disposizione dell’anima è portata a diffidare di una simile coscienza, temendo di venire, a causa sua, estraniata dalla natura. Essa vorrebbe godere della natura nella sua bellezza, nella sua vita pullulante e rigogliosa, e non farsi privare di questo godimento dalla rappresentazione di una “caduta della natura dallo spirito”.Vorrebbe anche nella conoscenza lasciar parlare la natura e non perdersi nel fantastico con l’accordare ad uno spirito, che si elevi al di sopra della natura, una voce nell’aspirazione alla verità.”

“I veri pensatori sono coloro che servono Michele che essi considerano come il reggitore del pensiero cosmico. Michele infatti libera i pensieri dal giogo del cervello e gli apre il mondo del cuore…In lui l’immagine del mondo diviene rivelazione piena di saggezza che svela l’intelletto del mondo quale divina azione universale. In questa azione universale, vive la sollecitudine del Cristo per l’umanità; mediante la rivelazione universale di Michele, tale sollecitudine può così rivelarsi al cuore degli uomini”.

” Il poter comunicare conoscenze spirituali sinora serbate nel mistero da varie comunità esoteriche si è reso possibile con l’avvento, quale Spirito del Tempo, dell’entità dell’arcangelo Michele, alla fine del 19° secolo, il quale per sua propria natura, porta verso l’uomo l’impulso al voler conoscere tali misteri. Lo Spirito vuole che l’uomo Lo riconosca in piena coscienza e libertà “

Doreen Virtue, psicoterapeuta, lavora in stretto contatto con il reame angelico attraverso la Angel Therapy. Chiaroveggente fin dalla nascita, insegna ai suoi pazienti a guarire la propria vita attraverso il contatto con gli angeli e il paradiso.

In questo messaggio ricevuto da Doreen Virtue, l’Arcangelo Michele invita a purificarci ed a trovare il nucleo divino che è in tutti noi. Le energie sono molto intense sul Pianeta in questo momento e le persone con una spiccata sensibilità che vogliono lavorare per la luce e l’amore devono ben prendersi cura di se stesse e dei propri corpi. Preghiera, meditazione e perdono sono di fondamentale importanza nel 2012, anno in cui l’umanità si troverà ad un bivio, ma non sarà la fine del mondo. Il messaggio di Doreen ci rassicura in questo.

Paola Giovetti, studiosa di tematiche esoteriche e spirituali, giornalista e scrittrice, redattrice della più antica rivista di parapsicologia, Luci ed ombre, ha compiuto una vasta ricerca da cui ha tratto il libro Le vie dell’arcangelo. Dalle ricchissime tradizioni relative all’ Arcangelo Michele appare chiaro il suo ruolo di vincitore del male, accompagnatore delle anime nell’ aldilà e di angelo terapeuta.

Anche i testi sacri dell’India contengono indicazioni significative sull’epoca nella quale viviamo denominata “Kali yuga” ovvero età del ferro, per evidenziare che in questa epoca l’umanità ha raggiunto un punto pericoloso di allontanamento dal Cielo, dalla spiritualità, dal proprio Sé superiore; secondo questi testi sacri dopo l’età del ferro, si sarebbe realizzata una nuova età dell’oro grazie all’intervento di un grande essere che dovrà discendere sulla terra aiutato da altri discepoli (Kalki avatar).

Ognuno di noi ha il suo drago da abbattere.

“Cosa c’è in me che non mi fa soddisfa, che non mi fa procedere nella direzione che vorrei dare alla mia esistenza?” Male è ciò che limita la creazione del Bene per per me e per gli altri . Male sono gli ostacoli che con le mie convinzioni negative ho creato sul mio cammino verso la Luce.

La vittoria su noi stessi è il momento centrale del “ processo di individuazione” di cui parla Carl Gustav Yung.

E’ il momento di cambiare, di trovare la forza, il coraggio, la volontà e contribuire alla creazione di quel mondo nuovo che Michele auspica attraverso il simbolo del mappamondo, che vediamo in nelle sue immagini. Ricordiamoci che le azioni che noi poniamo in atto sulla terra siano in sintonia con il cielo.

Quando scopriamo il tesoro che dentro di noi, allora noi voleremo liberi lasciando il vecchio per continuare come uomini nuovi, come cocreatori della manifestazione, in sintonia con il cosmo e le sue leggi.

La festa di Michele è dunque la festa della nostra resurrezione interiore.

Prestami la tua spada
affinché io sia armato
per vincere in me il Drago.

Riempimi della tua forza
affinché io sgomini gli Spiriti
che vogliono paralizzarmi.

Agisci entro di me
perché splenda la luce del mio Io
così ch’io possa compiere gesta
degne di te, Michael!

 ( Rudolf Steiner)

Fonti :

http://angeliradianti.com

www.larchetipo.com

http://www.antiguatau.it

* La buona notizia del venerdì: Oscar 2018, è “A Ciambra” di Jonas Carpignano il film italiano candidato

Perchè questa notizia è una buona notizia?

Io sono l’orgogliosissima zia di tanto nipote!

Colpita al cuore fin dal suo primo cortometraggio “ A Chiana” ,vincitore al Festival di Venezia nel 2011, che un “ ragazzino “ fosse così capace di suscitare attraverso le immagini emozioni così profonde e con una tecnica sfacciatamente matura e distaccata.

Trascinata dalla sua passione con Mediterranea”, poi l’altro cortometraggio “A Chambra”e ora questo film, sempre più colpita dalla sua determinazione,dalle sue straordinarie capacità di concentrazione per raggiungere i suoi obbiettivi…tale e quale a suo nonno ( qualche lacrimuccia di commozione ci sta bene eh!)

Di premio in premio fino a questo meritatissimo riconoscimento.

In questo film non c’è lo spettatore che può apprezzare o no la visione dell’autore: lo spettatore è la visione, è l’essere umano che vive la stessa umanità di ogni essere umano. Non c’è giudizio,non c’è diversità,non c’è compiacimento.

Non c’è il là fuori. E’ la Vita, è vivere e basta, in quell’ordine incantato e vero del mondo. Oltre il tempo.

Da vedere per aprire gli occhi. Per cambiare punto di vista. Per cambiare il mondo.

Tra le tante ho scelto questa intervista che mi è apparsa la più vicina al suo intendere la vita e il suo lavoro futuro.

Il film di Jonas Carpignano, ambientato nella comunità Rom di Gioia Tauro, è stato designato dalla commissione dell’Anica a rappresentare l’Italia nella corsa al miglior film in lingua non inglese agli Oscar 2018.

Tra i suoi produttori un “padrino” come Martin Scorsese

Nato a New York da madre afroamericana con origini caraibiche e padre torinese vissuto per molti anni a Roma, Jonas Carpignano è cresciuto muovendosi tra la Grande Mela e la provincia della capitale italiana ,Monte Porzio Catone, nella villa del nonno,pluripremiato documentarista e inventore tra l’altro di Carosello, e con una biblioteca di più di trecento volumi di storia del cinema, ora alla Biblioteca Cineteca di Bologna.

Jonas oggi è considerato uno dei più promettenti talenti cinematografici emergenti a livello internazionale.

Dopo l’esordio nel 2015 con Mediterranea, in cui raccontava il viaggio di due migranti dal Burkina Faso a Rosarno, distribuito solo recentemente in Italia ma che ha avuto un’ottima accoglienza all’estero e in particolare negli Stati Uniti, il 33enne cineasta italoamericano è nelle sale in questi giorni con la sua seconda opera “A Ciambra”, presentata con notevole successo allo scorso Festival di Cannes ,dove s’è aggiudicato il primo posto Europa Cinemas Label destinato a un film europeo in cartellone alla Quinzaine des Réalisateurs.

In questo stimolante spaccato della comunità stanziale romena di Gioia Tauro che prende vita attraverso gli occhi del quattordicenne Pio Amato, Jonas Carpignano conferma la tensione verso un cinema di finzione dalla forte impronta realista che non rinuncia alla costante ricerca di uno sguardo cinematografico potente e raffinato. D’altronde, non è certo un caso che il suo talento sia stato riconosciuto da Martin Scorsese, tra i produttori esecutivi di A Ciambra.

Con Jonas, che vive da anni a Gioia a stretto contatto con i protagonisti dei suoi film, abbiamo avuto l’opportunità di parlare a lungo di influenze cinematografiche, prossimi progetti e, soprattutto, del suo peculiare modo di intendere e di vivere il cinema.

* Come sei entrato in contatto con un autore del calibro di Martin Scorsese e qual è stato il suo contributo a livello creativo?

Alcune persone che lavorano con Scorsese, tra cui il suo agente e la sua produttrice, sono sempre alla ricerca di progetti per aiutare i registi emergenti. Alcuni co-finanziatori di questo fondo avrebbero già voluto investire in Mediterranea e dopo averlo visto mi hanno subito comunicato l’intenzione di collaborare con me al secondo film. Per me si è trattato di un sogno e il ruolo di Scorsese è stato molto importante per trovare il giusto equilibrio tra i momenti più narrativi del film e quelli in cui senti di stare vivendo a contatto con Pio e la sua famiglia. Mi ha fatto capire quali erano i momenti più forti e quali i più ripetitivi, sacrificabili in fase di montaggio. Insieme abbiamo ad esempio lavorato molto alla scena della cena, che per lui doveva essere mantenuta senza tagliarla più di tanto in quanto fondamentale per capire i rapporti all’interno della famiglia Amato e i motivi per cui Pio non potrà mai uscire dal suo mondo.

*Qual è il cinema a cui ti senti più vicino e quali sono i tuoi punti di riferimento?

Come per la mia storia personale sono legato a più culture, così mi sento vicino a tipi di cinema anche molto diversi tra loro. Non sono uno alla Spielberg che ha sempre saputo di voler fare il regista, ma quello del cinema fin da piccolo l’ho sentito un mondo non lontano da me, anche grazie al rapporto con mio nonno, che ha lavorato molti anni per Carosello ed era sposato con la sorella di Luciano Emmer. Lui mi ha fatto conoscere le opere di Visconti e Bertolucci, due miei grandi punti di riferimento insieme a Rossellini e De Sica. Però sento presente in modo forte anche il cinema americano degli anni Settanta e Novanta, di cui mi nutrivo quando andavo con gli amici nelle sale del Bronx a guardare i film di registi come lo stesso Scorsese, Altman o Coppola.


* Per quanto riguarda invece i cineasti più contemporanei?

Tra gli italiani sicuramente c’è Alice Rohrwacher, che conosco bene. Stimo tutto quello che fa e mi dà sempre una mano quando mi serve. Adoro poi tutti i lavori di Andrea Arnold, la regista britannica di American Honey e Fish Tank. Tra gli americani, invece, ammiro molto Benh Zeitlin, un carissimo amico che per me è stato sempre come un fratello maggiore. Lavorando con lui in Re della terra selvaggia ho imparato che non c’è necessariamente bisogno di fare un film con una struttura cinematografica tradizionale e solida, ma che è possibile adattare la narrazione ai ritmi del luogo in cui si gira. Passare da assistente di Spike Lee in Miracolo a Sant’Anna al film di Benh mi ha arricchito molto, dandomi la possibilità di toccare con mano due modi di fare cinema assai differenti. Personalmente tento di rimanere fedele a me stesso, seguendo l’influenza del cinema che amo e con cui sono cresciuto. Non riuscirei mai a fare, ad esempio, un cinema asciutto come quello dei Dardenne, che non ha quei momenti surreali e musicali che a me invece interessano molto.

* L’uso delle musiche in effetti è molto importante nei tuoi film. In Mediterranea, e ancora di più in A Ciambra, sottolineano i momenti di maggiore intensità emotiva dei protagonisti.

Parto sempre dal presupposto di voler inquadrare i miei personaggi in maniera diversa rispetto a come siamo abituati nel cinema europeo di stampo realista o nei telegiornali. Se si vuole aderire davvero al loro punto di vista e vedere il mondo con i loro occhi è importante cogliere non solo i momenti più drammatici ma anche quelli più leggeri e spensierati, che ci permettono di non perdere delle importanti sfumature della loro esistenza e che spesso sono accompagnati proprio dall’ascolto della musica. Anche per le persone che vivono nelle circostanze più pesanti, la vita non è mai solo una tragedia. Inoltre, la musica pop presente in A Ciambra ci fa sentire queste persone più vicine a noi, dato che è un tipo di musica conosciuta da tutti i ragazzi italiani, da Milano a Gioia Tauro. La componente musicale unisce e permette al pubblico di sentirsi sulla stessa lunghezza d’onda emotiva dei personaggi.

* Del tuo cinema colpisce molto la capacità di proporre uno sguardo che osserva senza giudicare, oggettivo ma non per questo freddo o distante.

L’idea di fondo alla base del mio cinema è proprio questa: mostrare la vita di alcune persone senza giudicarle. Giudicare è una cosa che non faccio mai e questo si riflette in maniera naturale nel mio modo di intendere il cinema. Ciò che mi interessa davvero è entrare nei mondi che voglio raccontare senza porre un filtro tra pubblico e personaggi, rimanendo il più possibile fedele al loro sguardo. Per questo cerco sempre di evitare di contestualizzare troppo: Pio in A Ciambra non si ferma ad ammirare il mare o non si meraviglia delle cose brutte che lo circondano. Se il contesto per lui non è importante perché lo dà per scontato, allora per me non ha senso soffermarmici. Anche perché nel momento in cui cerchi di dare una visione che va oltre il punto di vista del protagonista, inevitabilmente anteponi una tua opinione e inizi a giudicare. In A Ciambra, così come in Mediterranea, non si ha tempo per giudicare perché si è immersi nel punto di vista dei protagonisti.

* Pensi di continuare a vivere a Gioia Tauro lavorando nella direzione di questa tua poetica o ti dedicherai a qualcosa di diverso?

Negli anni ho imparato che per me è essenziale lasciare spazio alla curiosità. Se ci sarà qualcosa in futuro che mi stimolerà cercherò di analizzarla e di spostarmi per farne un film. Forse un giorno un parente di mia madre dei Caraibi mi inviterà nelle Barbados e lì troverò qualcosa che vorrò raccontare. Tutto è possibile nella vita. Detto questo, ora come ora a Gioia Tauro sto molto bene perché ho il tempo di guardare tanti film, leggere libri e ho gli stimoli giusti per continuare a fare il mio lavoro. Se abitassi Roma o New York non troverei tutto questo tempo da dedicare al cinema. In questo momento ad esempio sto scrivendo il mio nuovo film, che sarà ambientato sempre a Gioia Tauro ma racconterà una realtà diversa, quella di una ragazza italiana che vive nel centro storico insieme alla famiglia e deve decidere se rimanere a Gioia o partire. Questa famiglia la conosco da anni, ma nei prossimi mesi cercherò di stare ancora di più con loro per approfondirne ulteriormente la storia.

 

 

 

 

 

http://www.fabriqueducinema.com/cinema/interviste/talento-piace-scorsese-jonas-carpignano-ciambra/

http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2017/09/26/news/candidato_italiano_all_oscar-176527846/

http://www.cinematografo.it/news/ciambra-vince-alla-quinzaine/

http://www.cinematografo.it/news/ciambra-arriva-sala/

http://www.cinematografo.it/recensioni/mediterranea/

http://www.cinematografo.it/news/uscita-mediterranea/

*4 giorni fa il mondo sarebbe dovuto finire. Siamo sopravvissuti? Per uno scopo!

4 giorni fa il mondo sarebbe dovuto finire.

 

Sulla base di interpretazioni di passi presi dal Libro della Rivelazione, l’Apocalisse, il 23 settembre 2017 era stato individuato come punto in cui il mondo, o ciò che ne percepiamo di esso, sarebbe arrivato ad un termine.

Il mentale collettivo di nuovo viene colpito da messaggi che portano senso di morte, distruzione, angoscia.

Molti di noi hanno sicuramente scartato il contenuto di questi stimoli a priori, eppure essi lavorano nell’inconscio, preparano il terreno a qualcosa d’altro, a ciò che in effetti è destinato a lasciare la nostra vita.

La fine sicuramente è arrivata ed ha portato una sua elaborazione interiore molto forte.

Il Cielo astrologico del 23 settembre presenta una configurazione netta di Opposizioni, dove le orbite planetarie mostrano un prima ed un dopo, la differenziazione tra ciò che era e ciò che è in divenire. Tutte queste Opposizioni espandono la visione ad accogliere Tutto ed il contrario di Tutto, situazione che può creare grande confusione dentro le nostre piccole vite fatte di tante scatole contenitive. Le scatole, le gabbie, le strutture, sono funzioni della mente umana che permettono di rimanere all’interno di contesti precisi, senza i quali non si riesce a mantenere la misura.

E se fosse arrivato il momento di superare la misura? Se la fine annunciata fosse relativa ad un modello di vita così come è sempre stato praticato qui nel mondo occidentale, produttivo, industrializzato? Se fosse arrivato il momento di aprire la visione ad una diversa modalità di vita?

Intanto in questi giorni (07.09/09.10) Giove in Bilancia – 23°/29° – (il ruolo della coppia nella vita di ciascuno) ripete la stessa Opposizione ad Urano retrogrado in Ariete – 28°/26° – (chi io sono rispetto a te), come si è verificato a gennaio 2017, mettendoci ognuno in confronto con l’altro, di nuovo (perché retrogrado), in maniera sempre più profonda, per entrare sempre più nella chiarezza.

Finché non viene fatta chiarezza, non si può pretendere di avere relazioni sane. Anche se ci siamo accorti che stare da soli è la nostra condizione migliore.

Non importa quale sia la posizione acquisita, purché ci si stia bene, oltre il rimpianto, oltre il rammarico, oltre i se ed i ma.

Questa Opposizione immette una fortissima carica elettrica dentro la vita, ci rende irrequieti, alla ricerca di soluzioni, della vera fonte del nutrimento.

E’ il momento di eliminare il superfluo, ricompattando ciò che c’è.

E’ così che si rivelano i Sogni e con essi la Forza di dare loro una forma.

La fine che si sta sviluppando è quella di una realtà creata senza sogni.

La Terra non riesce più a supportare l’assenza di questo tipo di vibrazione elevata che la nutre e la rinvigorisce, la scava nel profondo per portare in superficie tutte le potenzialità nascoste in Essa.

Questo sta accadendo anche in noi.

Un’altra Opposizione importante è quella tra Mercurio (19°/29° – rimane in Vergine fino al 30 settembre) e Chirone retrogrado a 27° dei Pesci; a cui fa seguito Venere e Marte in Vergine opposti a Nettuno retrogrado a 12° dei Pesci.

Se ci sentiamo regredire dal punto di vista emozionale è per gli stimoli che ci arrivano da questo Stellium tra il Segno di Terra di Purificazione, Vergine, ed il Segno d’Acqua simbolo dell’Oceano Divino.

Qui ci viene chiesto di abbandonare resistenze, ferite, identificazioni con i sé traumatizzati, ed andare avanti sul percorso prescelto arrendendosi. Totalmente. Mercurio è il bambino asessuato, il feto prima che sviluppi un genere sessuale.

A volte identifica nel tema natale un bambino non nato.

Chirone è il Bambino Interiore ed i talenti che esso trasporta. La loro opposizione ci chiama a manifestare in maniera concreta le potenzialità, le stesse con cui siamo atterrati qui, ma che, non appartenendo a questo mondo, abbiamo inconsapevolmente tenute celate per timore di perderle o di sporcarle o di sprecarle.

Ora è tempo di metterle a servizio.

Venere e Marte simboleggiano la Femmina ed il Maschio e Nettuno di fronte è la Dea che porta benedizione alla loro unione, affinché da una ricerca di benessere comune (Vergine) possa nascere un’integrazione profonda, sentita, vissuta, dei due opposti. Questo è il panorama che si può aprire in noi, nella nostra coppia, nella nostra interiorità tra le due parti opposte.

Il richiamo è quello di costruire pace dentro per portarla fuori.

Sempre. 

La fine dunque c’è stata ed è relativa alle barriere interiori.

La Nuova Gerusalemme di cui si parla nell’Apocalisse è lo stato di coscienza a cui possiamo vibrare imparando ad integrare una visione molto più ampia.

La Vergine con le Stelle in capo è la Dea che torna a risplendere nelle coscienze umane non più separate dalla Fonte o sclerotizzate dalla paura.

Accogliere la fine per dare vita ad un nuovo inizio è partorire.

Non è facile, può essere doloroso, ma questo è ciò a cui chiama l’Esistenza.

 

http://ashtalan.blogspot.it/2017/09/astrologia-intuitiva-il-cielo.html

* Anche io sono una maga


Anche io sono una maga

Io sono una Maga

fattucchiera di me stessa

Regina del mio Regno.

Mi diletto tra incantesimi ed immaginazioni

Guerriera di pace, indeterminabile figura.

Io sono una Maga

e tutto posso.

Disegnare il mio destino con la matita della magia.

Allo schioccar di due dita l’energia risponde.

Io sono una Maga e vivo assieme a un Lupo

tra fumi e brillii e perenni incanti.

Io Maga, caparbia e testarda

onesta e leggera,

imperscrutabile.

Addestrata a continuare.

Io Maga delicata e violenta

assaporo l’anima nell’estasi della beltà.

Io Maga buona e malvagia

alla ricerca di risposte

al fidarmi vulnerabile.

Io Maga indifesa e coraggiosa

potente e delicata come gli zefiri dell’atmosfera.

Che ama il Cosmo e Madre Terra

e coccola la fiamma della vita.

Io Maga dal sapor di vino

governo astri e betulle e considerazioni.

Io Maga, io vita, certezza e utopia.

Un sogno, il vero. Sono io.

(MAGAMEG)

 Anche tu sei  una maga

* La buona notizia del venerdì: le buone notizie del Corriere della Sera

Nasce “Buone notizie”, il settimanale del Corriere della Sera dedicato alle storie che finiscono bene

E’ in edicola gratuitamente ogni martedì a partire dal 19 settembre, per raccontare i fatti di quel pezzo di mondo, di economia e di persone che è il bicchiere mezzo pieno del pianeta Terra.

Circa duemila». «No, ventimila». «No, se si conta tutto sono più di centomila».

Ecco. Quando è venuto il momento anche solo di contarle per cominciare a raccontarle, le imprese sociali, in redazione è andata avanti così per giorni.

Imprese sociali, coop sociali, e poi tutto il resto che magari non corrisponde a una definizione ufficiale ma che comunque fa quello: riesce a combinare profitto e solidarietà, ambiente e lavoro, per dire.

E poi 6 milioni e mezzo (almeno) di volontari, e persone, e gruppi, che il profitto proprio non lo calcolano ma sono lì ogni giorno a fare qualcosa per qualcun altro, sempre e senza riflettori, anche quando non c’è un terremoto a farli finire sui giornali.

È un bel pezzo d’Italia, ma vale per il mondo.

Quel pezzo di mondo, di economia e di persone che è il bicchiere mezzo pieno del pianeta Terra e che un bel giorno ha fatto saltar fuori questa domanda: ma perché di tutti quelli che fanno qualcosa di buono si deve parlare solo quando uno di loro viene beccato a rubare?

In fondo è semplicemente da questa osservazione che è nato Buone notizie – L’impresa del bene.

Naturalmente conterrà tante di quelle che in gergo giornalistico si chiamano “storie”, perché la realtà si racconta soprattutto con quelle: di persone, di aziende, di imprese.

Ma sarà diviso in sezioni secondo lo schema del quotidiano, con le pagine di inchiesta, gli approfondimenti, ovviamente un sito online, un grande spazio ai contributi dei lettori, e in particolare diverse pagine di servizio sui bandi, gli appuntamenti, gli eventi, per aiutare anche le migliaia di associazioni magari armate di ottima volontà ma più inesperte di altre a districarsi in un settore – il famoso Terzo settore – talvolta così effettivamente complicato che la riforma per mettervi ordine, divenuta legge proprio quest’anno, è stata forse una delle più massicce mai andate in porto nell’intera Seconda Repubblica.

A dirigere Buone notizie sarà Elisabetta Soglio e la redazione sarà sostenuta da un comitato scientifico esterno e indipendente di esperti, uno per tutti l’economista Stefano Zamagni, già presidente dell’Agenzia per il Terzo settore.

A scirvere e firmare il settimanale sarà l’intera redazione del Corriere.

 

R. – “Buone Notizie – L’impresa del bene”, settimanale che sarà allegato gratuitamente al Corriere della Sera ogni martedì, nasceva dall’esigenza di andare incontro a una richiesta specifica dei lettori, che spesso ci chiedono di raccontare anche belle storie.

Perché in fondo è un modo anche per dare una rappresentazione più completa della realtà. Infatti, se è vero che ci sono disastri, tragedie e problemi, nel quotidiano e nel mondo, è anche vero che ci sono grandi forze ed energie che è nostro dovere di giornalisti valorizzare.

Lo scopo è in qualche modo duplice: vorremmo essere piattaforma per il Terzo settore, ma vorremmo anche poter fare un po’ da cassa di risonanza e microfono a esperienze positive: non per l’effetto buonismo, ma si tratta proprio di un tentativo per dare voce alle realtà positive che ci sono e sono anche vicine a noi, perché le sperimentiamo e le vediamo ogni giorno.

D. – Che cosa verrà affrontato in queste pagine? Di quali argomenti si parlerà?

R. – Il volontariato è sicuramente stata per noi la molla che ci ha convinto della bontà di questa idea, perché comunque le esperienze di volontariato sono ormai molto diffuse. In realtà poi nell’inserto avremo quattro sezioni.

La prima sezione si chiama: Non siamo soli, ed è dedicata soprattutto alle storie, i personaggi e le interviste.

La seconda sezione è “Area di servizioe vuole andare più nell’indirizzo dell’utilità per gli enti del Terzo settore: ci saranno due pagine di servizio con una spiegazione, ogni settimana, di due bandi con una guida su come compilarli, preparata da una professionista di questo settore, e una pagina di appuntamenti.

La terza sezione si chiama: L’altra impresa”, perché raccontiamo anche un altro modo di fare impresa: le aziende hanno rami di Csr (Corporate Social Responsibility – Responsabilità sociale aziendale) molto avanzati. Racconteremo anche queste esperienze.

L’ultima sezione – “Controcorrente” – è la parte di inchieste: partiamo con quattro puntate sulla riforma del Terzo settore; e finiremo con due pagine di dialoghi social perché parte anche il nuovo canale “Buone notizie – l’impresa del bene”: un canale web sul sito di Corriere.it.

D. – Si è sempre detto che una cattiva notizia è una buona notizia: si va cioè alla ricerca di scandali, tragedie… La gente ha bisogno, vuole buone notizie?

R. – Da questo punto di vista, è probabilmente anche una scommessa sia giornalistica sia editoriale.

Lei ha ragione: si dice che le buone notizie non fanno vendere. La sensazione che invece abbiamo noi è esattamente l’opposto, cioè che le persone siano alla ricerca anche di esempi positivi. Tanti di noi hanno voglia di non arrendersi e hanno quindi bisogno di trovare e dare radice alla loro speranza.

E noi vorremmo poter raccontare tutta l’energia, la passione, ma anche la competenza: questi sono i tre termini che, secondo me, meglio descrivono questo mondo.

C’è bisogno allora di raccontarli perché possono essere motivo di speranza ed esempio per altre persone.

E di esempio!

http://www.corriere.it/cronache/17_settembre_13/buone-notizie-volontari-imprese-sociali-cosi-corriere-racconta-bene-6d9c5270-9816-11e7-8ca4-27e7bbee7bdd.shtml

BRAVI! ERA ORA!!!!!

 

* Equinozio d’ autunno : Mabon, il bambino delle future generazioni

L’ EQUINOZIO D’AUTUNNO

Oltre l’Isola delle Mele cadono le foglie, i venti gelidi soffiano dal Nord il loro pianto funebre, le ore di luce comparano con quelle d’oscurità.

La ruota ha girato, il Cerchio avanza verso l’ora dell’Oscura.

E’ Mabon.

Al Tempio le figlie dell’Una e Trina hanno già addobbato l’altare come consuetudine: candele marroni, foglie di vite, edera e cardi sulla fredda pietra, frutta e foglie rigorosamente secche e in abbondanza deposte quali offerte ai suoi piedi.

Una fascetta di rami di betulla, albero sacro a Cerridwen, che ora abbandona il suo tempo, legata dalle Iniziate da nastri rossi e neri.

Tutto è pronto.

Possano i poteri dell’Uno,
La fonte di tutto il creato,
Onnipresente, onnipotente, eterno;
Possa la Dea,
La Signora della Luna,
Ed il Dio, Cacciatore Cornuto del Sole;
Possano i Poteri degli Spiriti delle Pietre,
Sovrani dei Regni Elementali;
Possano i poteri delle Stelle sopra e della Terra sotto,
E me che sono con Voi! 

Dea Misericordiosa,
Tu che sei regina degli Dei,
Luce della Notte,
Creatrice di tutte le cose selvagge e libere;
Madre delle donne e degli uomini;
Amante del Dio Cornuto e protettrice di tutti i Wiccan:
Discendi, Ti Prego!
Con il tuo raggio di Potere Lunare
Qui nel mio Cerchio!

Dio Luminoso
Tu che sei Re degli Dei,
Signore del Sole,
Sovrano di tutte le cose selvagge e libere
Padre delle donne e degli uomini;
Amante della Dea della Luna e protettore di tutti i Wiccan:
Discendi, Ti Prego! Con il tuo raggio di Potere Solare
Qui nel mio Cerchio!

Cadono le foglie,
I giorni si raffreddano.
La Dea si ricopre del Suo mantello di Terra,
Mentre Tu, o Grande Dio del Sole, navighi verso Occidente
Verso le Terre dell’eterno incanto,
Avvolto dal freddo della notte.
I frutti maturano,
I semi cadono,
Le ore del giorno comparano quelle della notte.
Venti gelidi soffiano dal Nord il loro canto funebre.
In questa apparente estinzione dei poteri della Natura,
Oh Dea Benedetta, io so che la vita continua.
Perchè non c’è Primavera senza raccolto,
Così come non c’è vita senza morte.
Che tu sia benedetto, o Dio Caduto,
Mentre viaggi nelle terre dell’Inverno,
E fra le braccia amorevoli della Dea.

O Dea misericordiosa della fertilità,
Ho seminato e raccolto i semi delle mie azioni,
Buone e Cattive.
Dammi il coraggio di piantare semi di gioia ed amore
Nell’anno che verrà, scacciando la miseria e l’odio.
Insegnami i segreti
Di un’esistenza saggia su questo pianeta,
O luminosa Signora della notte!

 

Addio spirito del Nord,
Io ti ringrazio per essere stato qui presente. Ritorna a potere.
Addio spirito dell’Est,
Io ti ringrazio per essere stato qui presente. Ritorna a potere.
Addio spirito del Sud,
Io ti ringrazio per essere stato qui presente. Ritorna a potere.
Addio spirito dell’Ovest,
Io ti ringrazio per essere stato qui presente. Ritorna a potere.

 

Io , Mabon, vengo in questo luogo come un bambino delle future generazioni.
Il mio dono è la fiamma gentile della speranza che ogni nuova vita porta in questo mondo.
Io , e quelli che mi seguono, chiediamo che quelli di voi che ci diedero la vita proteggano questa sacra fiamma.
Voi che siete i guardiani terreni della saggezza unitevi insieme in pace ed armonia, per proteggere questo pianeta, la nostra casa.
Questo io chiedo per i bambini del mondo .

(dalla cerimonia druidica -Alban Arthan)

Leggi anche : “ Equinozio di Autunno”

Fonti.

http://tesseavalon.freeforumzone.leonardo.it

http://www.cronacheesoteriche.com

Scott Cunningham “WICCA” (Armenia Edizioni).