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*La filastrocca dell’altro ferragosto!

Filastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.
Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…
E chi quattrini non ne ha?
Solo, solo resta in città:
si sdrai al sole sul marciapide,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.
Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;
“Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato”.
Ferragosto,
di Gianni Rodari
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* Un gelato può cambiare il tuo umore…..dimmi come lo mangi e ti dirò chi sei…


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Ma quando è stato inventato il gelato?

Ci sono riferimenti alla refrigerazione di frutta, latte e miele  sia negli antichi testi sia nelle cronache delle scoperte archeologiche più note.
Pensate che nella Bibbia Isacco offre ad Abramo latte di capra misto a neve e si narra che Alessandro Magno, durante le sue campagne in India, pretendesse un continuo rifornimento di neve da consumare mescolata a miele e frutta durante le lunghe marce e la preparazione delle battaglie.

Alcuni studiosi fanno risalire l’origine del gelato a circa 3.000 anni prima di Cristo, in estremo Oriente, precisamente in Cina.

In seguito alle invasioni mongoliche, il gelato sarebbe poi approdato in Grecia e in Turchia, diffondendosi negli altri Paesi del bacino del Mediterraneo.

Gli antichi faraoni egizi, tra le portate più ambite dei loro sontuosi banchetti, annoveravano primitive forme di granite e la stessa Cleopatra offrì con successo a Cesare ed Antonio frutta mescolata a ghiaccio.

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Gli antichi Romani si distinsero ben presto grazie alle loro nivatae potiones”, veri e propri dessert freddi.
Il generale Quinto Fabio Massimo inventò una ricetta molto simile a quella del sorbetto. La parola sorbetto sembra tragga origine proprio dall’arabo scherbet = dolce neve oppure dall’etimo, sempre arabo, sharber = sorbire, da cui passando attraverso la lingua turca, sarebbe stato coniato il termine chorbet.

Marco Polo, verso la fine del XIII secolo, al termine del suo famoso viaggio in Asia, portò dalla Cina nuove idee per il congelamento artificiale, grazie ad una miscela di acqua e salnitro.

Nel corso del Medioevo invece i sorbetti insieme ad altri cibi raffinati finirono addirittura di sparire dalle mense perchè ritenuti simbolo del peccato.

Il  trionfo di questo dolce freddo sulle tavole dei ricchi avviene, tuttavia, nel Cinquecento, in seguito allo sbarco in Europa d’ingredienti provenienti dai nuovi continenti: frutta, piante nuove, aromi e spezie, tè, caffè, cacao.

Fu Caterina de’ Medici che diffuse oltralpe un dessert semifreddo a base di crema dolce, dopo aver sposato il futuro re Enrico II di Francia nel 1533. Questo dessert assomigliava molto al gelato attuale.

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Fino ad allora il gelato seppur nella sua forma di crema ghiacciata era stato prerogativa solo dei più ricchi, per la difficoltà di conservare il ghiaccio d’estate ma  verso il 1560 un medico spagnolo che viveva a Roma, Blasius Villafranca, scoprì che, aggiungendo salnitro alla neve e al ghiaccio, si poteva congelare molto più rapidamente qualsiasi cosa: fu questa la scoperta che segnò l’inizio di tutto e trasformo il ghiaccio e la neve in quello che oggi chiamiamo gelato dando il via ad una produzione destinata, siamo convinte, a non finire mai.

Bisogna però aspettare il Cinquecento per assistere al trionfo di questo alimento. In particolare, è Firenze a rivendicare l’invenzione del gelato ‘moderno’, che per primo utilizza il latte, la panna e le uova. Golosa innovazione che si deve all’architetto Bernardo Buontalenti. Altro grande epigono del gelato fu anche un gentiluomo palermitano, Francesco Procopio dei Coltelli che, trasferitosi a Parigi alla corte del Re Sole, aprì il primo caffè-gelateria della storia, il tuttora famosissimo caffè Procope.

Ma la storia moderna di questo goloso alimento comincia ufficialmente quando l’italiano Filippo Lenzi, alla fine del XVIII secolo, aprì la prima gelateria in terra americana. Il gelato si diffuse a tal punto da stimolare una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young.

Il primo gelato industriale su stecco, il Mottarello al fiordilatte nasce in Italia nel 1948. Subito dopo, negli anni 50, arriva il primo cono con cialda industriale il mitico Cornetto. Gli anni 70 e la diffusione del frezeer domestico battezzano invece il primo secchiello formato famiglia, ilBarattolino. 

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Fino ad arrivare al primo biscotto famoso diventato un gelato di successo, il bicolore Ringo.

Gelato e…psicologia

Da una ricerca sulle scelte del gelato e la psicologia umana, la psicologa Viviana Finestrella, esperta in tematiche nutrizionali dice:

Il gelato è un alimento che si gusta in maniera semplice e diretta (senza posate, e non c’è bisogno di sedersi a tavola) che quindi permette alla persona di “spogliarsi” degli aspetti formali e vivere un momento di piacere senza imporsi rigidità e controllo, atteggiamenti che invece predominano in altri momenti e periodi dell’anno (in inverno, ad esempio, quando si è al lavoro). Il gelato contribuisce a disattivare (quanto meno ad abbassare) le nostre difese (in altre parole…”scioglie il Super-Io!”) e a vivere in maniera più autentica e genuina, anche nelle relazioni.

Ci sono le prove, lo hanno verificato i ricercatori dell’Istituto di psichiatria di Londra, secondo i quali il gelato «accende» gli stessi centri del piacere nel cervello stimolati da una vincita di denaro o dall’ascolto della musica preferita.

Dimmi come lo mangi e ti dirò chi sei?

Il Cono con cialda è scelto da chi predilige un’esperienza sensoriale completa non negandosi nulla, costituito dalla parte cremosa e da quella croccante del cono, contando comunque sulla sicurezza di un appagamento finale (la parte terminale di cioccolato). Chi mangia il cono di solito è un tipo Voglioso.

Lo Stecco: a prima vista chi mangia questo tipo di gelato è una persona intraprendente, che ama curiosare nella moltitudine di gusti possibili, ma allo stesso tempo si tratta di un tipo Insicuro… Questa persona ha bisogno che rimanga qualcosa di tangibile, lo stecco appunto, con cui giocare o anche solo da tenere in bocca.

 – Il Ghiacciolo: si addice ad una personalità Effimero/Indipendente, a colui che preferisce un piacere da gustare immediatamente, convinto che non c’è nulla da aspettare (come nel cono). Questo tipo di persona tollera poco la frustrazione dell’attesa.

Il Biscotto: per chi ha bisogno di grande rassicurazione: è quasi la merenda preparata dalla mamma, dove c’è di tutto, anche la parte di biscotto che rimanda al bisogno di un surplus di nutrimento affettivo. Non è croccante né duro, è un piacere adatto al bambino.

La Coppetta: scelta di solito dal tipo Controllato/Misurato. È l’unico gelato “contenuto”, e quindi non libero, neanche nella modalità di assunzione dovendo utilizzare il cucchiaino. Il formato preferito da chi non riesce a lasciarsi andare fino in fondo e concedersi un piacere (che a volte “sporca” le mani o i vestiti), e da chi deve mantenere le buone maniere, anche con se stesso.

Le Praline: sinonimo di personalità Moderno/Attuale. Si tratta infatti di una scelta un po’ “mordi e fuggi”, caratteristica dei nostri tempi, molto veloci. Sono il gelato di chi ama portarsi una “scorta” di benessere, un piacere più piccolo, non dilagante, ma ripetuto nel tempo, da gustarsi in contesti diversi, tra cui quello lavorativo.

Che sia un croccante cono, uno stecco o una coppetta, il gelato ci regala sempre un attimo di felicità: è veramente magico come ci faccia tornare bambini … Anche solo per un minuto!

Miami, Florida, USA --- Woman and young girl on outdoor patio eating ice cream --- Image by © Ocean/Corbis

Fonti:

http://lifepretaporter.it/il-gelato-storia-curiosita-e-psicologia/

http://www.istitutodelgelato.it/

Gelato sospeso: anche quest’anno puoi lasciare pagato il gelato ai bambini meno fortunati

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* L’ottavo mese del calendario lunare è’ il mese del Re Agrifoglio !

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Ed ecco l’agrifoglio che è così generoso:
compiacere tutti è il suo intento
ad eccezione di lords e ladies, distaccati da tutto questo,
chiunque inveisca contro l’agrifoglio
d’un balzo sarà appeso su in alto. Alleluia.
Chiunque canti contro l’agrifoglio
Può piangere e torcersi le mani”

 

Secondo il calendario celtico, l’agrifoglio rappresenta l’ottavo mese dell’anno , Tinne (8 Luglio – 4 Agosto), che comprende la festa celtica di Lughnassadh (Lammas) celebrata il 1° agosto.

Nella tradizione, l’agrifoglio è conosciuto con molti nomi diversi, tra i quali ricordiamo: Hulver, Marruca, Albero degli Spiriti …

Il “Calendario degli Alberi”, usato presso i popoli celti, fissava una certa corrispondenza tra numerose serie di elementi: gli alberi, le lettere dell’alfabeto, i mesi lunari dell’anno, parti del corpo umano,metodi di guarigione e dei.
I sacerdoti celti, i Druidi, utilizzavano le piante anche per scopi magici e terapeutici e il ciclo di 13 alberi corrispondeva alle 13 energie arboree alle quali si associavano anche elementi divinatori che operavano come genii protettori cui rivolgersi in cerca di forza, fortuna o buoni consigli.

L’anno lunare, composto da 13 mesi di 28 giorni, contava quindi di solo 364 giorni. Restava un giorno intercalare, il 23 dicembre, vigilia del solstizio d’inverno, giorno nefasto perché ritenuto la “morte dell’anno” e perciò raffigurato dal tasso, chiamato “albero della morte”. Il giorno seguente, cioè il 24 dicembre, giorno del solstizio, era invece simboleggiato dall’abete rosso, chiamato “albero del parto” o “albero della vita”.

 

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Ailm ( abete rosso)

Idho (tasso)

Queste due vocali aprivano e chiudevano l’anno lunare.

Le altre vocali erano adibite a simboleggiare i due equinozi e l’altro solstizio:

Onn, la ginestra, per l’equinozio di primavera,

Eadha, il pioppo bianco, per l’equinozio d’autunno

Ura, il brugo, per il solstizio d’estate.

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Le prime tracce del Re agrifoglio risalgono al XII secolo.

Era la trasposizione dell’antica entità chiamata “ Uomo Verde. “.
Capace di donare la fertilità della foresta e delle piante alle donne e al bestiame, l’Uomo Verde è il consorte della Dea madre e si occupa della fioritura della primavera e dell’estate, del rigoglio della terra.

Il volto e i lineamenti dell’Uomo Verde sono formati da foglie e rampicanti.

Trae il vigore dalla terra stessa e rappresenta il ruolo maschile nell’unione sessuale,nella fertilità e nella fioritura della vita e del talento degli uomini. Rappresenta l’innocenza, il procedere senza difficoltà e il successo, soprattutto nell’intraprendere nuove attività.

Considerata dalla tradizione magica pianta di genere maschile perché collegata all’elemento fuoco e al pianeta Marte. Per questo motivo, se era portata addosso, la pianta avrebbe donato fortuna soprattutto agli uomini (il corrispondente femminile è l’Edera). Le si attribuivano protezione, sogni magici e il potere contro il fulmine.

Era considerata la pianta protettiva per eccellenza, capace di difendere e proteggere dai fulmini, dai veleni, dagli spiriti cattivi e dagli stregoni malvagi se veniva piantato intorno alla casa. Se invece si lanciava l’Agrifoglio contro una bestia feroce, questo aveva la facoltà di calmarla immediatamente, anche se l’animale non veniva colpito.

L’acqua di Agrifoglio (infuso o distillato) era spruzzata sui neonati in segno di protezione.

Una ballata medievale dell’Inghilterra, dove l’ agrifoglio è ancora il sempreverde più utilizzato a Natale, ne difende la tradizione: “Chi parla male dell’agrifoglio”, in un baleno verrà impiccato. Alleluia!”

L’origine dell’agrifoglio si ritrova anche in una leggenda dei paesi nordici nella quale si narra che quando Baldur, dio della luce e del sole, morì trafitto da una freccia, cadde proprio su un cespuglio di agrifoglio; allora suo padre, il dio Odino, decise di ricompensare la pianta che aveva ospitato il figlio al momento della morte trasformandola in sempreverde e riempendola di bacche rosse, in ricordo del sangue versato dal figlio.

Lughnasadh

Un antico rito magico per realizzare un desiderio, consisteva nel raccogliere, dopo la mezzanotte di un venerdì, nove foglie di Agrifoglio nel più completo silenzio, scegliendo una pianta non troppo spinosa. Si dovevano poi avvolgere le foglie in un panno bianco e annodare per nove volte le due estremità del panno. Infine, si riponeva questo sacchetto sotto il cuscino, e quello che si era pensato o desiderato si sarebbe avverato.

L’ agrifoglio rappresenta la sopravvivenza, la speranza, la rinascita.

E’ simbolo di protezione e forza vitale. Appeso sopra le porte impedisce l’ingresso di persone ed energie limitanti.
I nati sotto il segno dell’Agrifoglio hanno questo temperamento che riecheggia il sole: la vitalità, il potere, l’egocentrismo, ma anche la generosità. Nati per comandare, hanno carisma, volontà e autostima da vendere. In amore danno molto: eros, fedeltà e coinvolgimento, ma pretendono altrettanto. Impennate di orgoglio da controllare.

Parola chiave: eroismo

Fonti:

http://www.elfland.it
http://www.daltramontoallalba.it
http://www.inerboristeria.com

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La buona notizia del venerdì: Riscopriamo le nostre eccellenze creative: Corda che cerchi ” Il Cordaio ” che trovi… a Milano

COPERTINE


Milano è la capitale dello shopping. Nascoste lungo i navigli e nel dedalo di Brera brillano le meraviglia e la storia del design.

Artigianato è la parola d’ordine: tra cacciatori di vintage, dinastie di fioriste, liutai d’eccezione e atelier che da materiali poveri modellano gioielli di straordinaria eleganza, questa guida vi porterà nei più originali e sorprendenti negozi della città, regina del gusto e della moda, museo a cielo aperto e laboratorio di nuove tendenze in continua evoluzione.

Ne hanno elencati così tanti e se pensate che abbiano esagerato vi sbagliate.
Particolari, antichi, nuovissimi, per iperspecialisti.

In quale negozio si parlano nove lingue? Dove inorridirebbe perfino Frankenstein? E dove si possono far stampare biglietti da visita per il proprio cane? A volte tradizionale, a volte esclusiva oppure folle, è Milano. Esplorate le nuove vie dello shopping, scoprirete la città da una prospettiva insolita e conoscerete negozi originali e i loro proprietari.

Il Cordaio di Roberto Carpignano

INGLESE

ITALIANO

Grazie Roberto ! ( la creatività è di famiglia!)

https://www.ilcordaio.com/

Fonte:” 111 negozi di Milano che devi proprio scoprire”
di Aylie Lonmon
Emons, 2015 

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* Il 24 giugno è passato! Hai preparato il nocino?Sei ancora in tempo!


Ogni anno, il 24 Giugno (cioè nel giorno di San Giovanni Battista) procurati 39 (non 38 e non 40) delle noci acerbe che quella mattina stessa saranno state abbacchiate.
……………..

La tradizione vuole che le noci vengano raccolte il 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista, allorché la maturazione del frutto non è ancora completata ed il mallo risulta verde e tenero. L’antica credenza popolare voleva che la rugiada (guazza) formatasi nella notte tra il 23 e il 24 giugno fosse una panacea per ogni male, specie per i problemi dell’apparato digerente e per i disturbi gastro-intestinali, per i quali il Nocino era considerato un rimedio eccellente.

Le origini del liquore sono incerte. Si sa che esistono versioni di liquore di noci in molti paesi europei, dall’Italia, agli Urali, all’Inghilterra. Documenti romani antichi riportano che i Picti, cioè i Britanni, si radunassero nella notte di mezza estate e bevessero da uno stesso calice uno scuro liquore di noce. Successive fonti riportano che tra i francesi era in uso un liqueur de brou de noix o ratafià di mallo. Probabilmente dalla Francia fece il suo ingresso in Italia, diffondendosi prima nella zona del Sassello e poi nel Modenese.

ricetta su tavola di legno Certosa di Pavia

 Il noce mantenne sempre un alone di leggenda, legato alla presenza di streghe e incantesimi, che si comunicò alla preparazione del liquore.

Tradizionalmente, infatti, le noci venivano raccolte nella notte di San Giovanni dalla mano di una vergine che, salita sull’albero a piedi scalzi, staccava solo le noci migliori a mano e senza intaccarne la buccia. Lasciate alla rugiada notturna per l’intera nottata, si mettevano in infusione il giorno dopo. La loro preparazione terminava la vigilia di Ognissanti, cioè la notte di Halloween.

Nella raccolta la tradizione chiede di non usare attrezzi di ferro. Il metallo, infatti, intaccherebbe le proprietà delle piante officinali. È un fatto che i vegetali tagliati con lama di metallo ossidano prima e appassiscono più in fretta di quelli tagliati, ad esempio, con una lama di ceramica. L’usanza è comunque molto antica e già i druidi la seguivano cogliendo il vischio con un falcetto d’oro.

Uomo di scienza, cultura, critico letterario, nazionalista, scrittore attentissimo ai fatti di lingua, igienista, gastronomo, Pellegrino Artusi trascorse la sua vita fra la Romagna e la Toscana.

Autore del famosissimo manuale di alimentazione La Scienza in Cucina e l’Arte di Mangiar Bene, che ebbe larghissima popolarità per la sua prosa scorrevole e simpatica, grazie al corretto italiano con cui fu scritto, contribuì all’unificazione linguistica della Nazione. Infatti, nei suoi scritti si percepisce un’idea di Nazione ed il progetto di unificare il futuro dell’idioma italico, basato su tali valori, nel rispetto di tutte le regioni e dei loro passati splendori.

Ecco il nocino del grande Artusi:

Il nocino è un liquore da farsi verso la metà di giugno, quando le noci non sono ancora giunte alla maturazione. *Noci (col mallo) n. 30; spirito, litri uno e mezzo; zucchero in polvere, grammi 750; cannella regina tritata grammi 2; chiodi di garofano interi 10 di numero; acqua decilitri 1; la corteccia di un limone di giardino a pezzetti.* Tagliate le noci in quattro spicchi e mettetele in infusione con i suddetti ingredienti in una damigiana od un fiasco della capacità di quattro o cinque litri. *Chiudetelo bene e tenetelo per quaranta giorni in luogo caldo scuotendo a quando a quando il vaso. *Colatelo da un pannolino e poi, per averlo ben chiaro, passatelo per cotone o per carta, ma qualche giorno prima assaggiatelo, perché se vi paresse troppo spiritoso potete aggiungervi un bicchier d’acqua”.

Ingredienti e quantità:
Noci col mallo verde 300g
Spirito di vino gradi 36 1500g
Zucchero in polvere 750g
Cannella 2g
Chiodi di garofano n. 10
Acqua 400g
Scorza di limone q.b

…..e un pò di pazienza perchè deve maturare per almeno 6 mesi!

Fonti:

http://www.artusi.net/

http://blog.greenme.it/

http://www.peccatidigolaediamicizia.com/

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La buona notizia del venerdì: Sonni tranquilli con le bambole della preoccupazione

Una piccola bambolina in abiti tradizionali a cui raccontare tutto quello che ci angoscia: la soluzione all’insonnia che arriva dai Maya

Spesso, quando ci mettiamo a letto, la nostra mente è ancora affollata dallo stress accumulato durante la giornata, dalle preoccupazioni per il giorno successivo, dall’incombenza di scadenze o urgenze di cui bisogna occuparsi.

È chiaro che, con una disposizione d’animo tanto agitata, prendere sonno e dormire tranquilli per tutta la notte è praticamente impossibile. Ci vorrebbe qualcuno a cui raccontare i problemi che ci attanagliano e ci tolgono il sonno, qualcuno che si prendesse carico delle nostre preoccupazioni per permetterci di riposare bene.

Anche gli antichi Maya avevano le loro preoccupazioni e avevano trovato un metodo geniale per metterle momentaneamente da parte e dormire sonni tranquilli.

Questo metodo, arrivato fino ai giorni nostri, è rappresentato dalla presenza di una Muñeca quitapena sotto il nostro cuscino.

Potremmo tradurre questo nome con “bambola della preoccupazione”: si tratta di una piccola bambolina (alta appena tre o quattro centimetri) realizzate a mano dagli artigiani indigeni che attualmente popolano gli altipiani del Guatemala, costituite da un’anima in legno e fil di ferro e agghindate con colorati abiti della tradizione Maya

Il “rituale” è molto semplice: prima di mettersi a letto, si prende in mano la bambolina e le si confessano paure, preoccupazioni, ansie e progetti che ci tengono la mente occupata, poi la si sistema sotto al cuscino e ci si addormenta.

Nella notte, la piccola bambola attrarrà a sé le nostre preoccupazioni e ci concederà un riposo sereno.

Ma non solo: secondo alcuni indigeni, le bambole della preoccupazione hanno il magico potere di risolvere i nostri problemi, trasformandoli in amuleti.

Non ci sono prove scientifiche dell’effettiva efficacia della Muñeca quitapena come rimedio all’ansia e alle preoccupazioni: ciò che di certo può aiutarci a dormire sonni tranquilli è il fatto di nominare ad alta voce tutto quello che ci stressa e, in questo modo, farlo uscire dalla nostra mente in una sorta di sano “transfert” indirizzato alla piccola bambola.

Un processo molto simile a quello messo in atto dai bambini che raccontano al proprio peluche preferito o all’amico immaginario ciò che li angoscia, liberando la mente

Fonte:

Le tradizionali “bambole della preoccupazione” realizzate dagli indigeni del Guatemala per portarci sonni più tranquilli – greenMe

Avete provato con il vostro gatto? Chi vi capisce e vi consola più del vostro gatto? Un gatto è indispensabile!

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* La magia delle erbe di San Giovanni

E’ nella festa di San Giovanni , il 24 Giugno, che convergono i riti indoeuropei e celtici esaltanti i poteri della luce e del fuoco, delle acque e della terra feconda di erbe, di messi e di fiori.

Sunrise at Summer Solstice (week)
Sunrise at Summer Solstice (week)

Tutte le leggende si basano su di un evento che accade nel cielo : il 24 giugno il sole, che ha appena superato il punto del solstizio, comincia a decrescere, sia pure impercettibilmente, sull’orizzonte : insomma, noi crediamo che cominci l’estate, ma in realtà, da quel momento in poi, il sole comincia a calare, per dissolversi, al fine della sua corsa verso il basso, nelle brume invernali. Sarà all’altro solstizio, quello invernale, che in realtà l’inverno, raggiunta la più lunga delle sue notti, comincerà a decrescere, per lasciar posto all’estate.
E’ così che avviene, da millenni, la corsa delle stagioni.

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Nella notte della vigilia di San Giovanni, la notte più breve dell’anno, in tutte le campagne del Nord Europa l’attesa del sorgere del sole era (è ?) propiziata dai falò accesi sulle colline e sui monti, poiché da sempre, con il fuoco, si mettono in fuga le tenebre con le tenebre e con esse gli spiriti maligni, le streghe e i demoni vaganti nel cielo. Attorno ai fuochi si danzava e si cantava, e nella notte magica avvenivano prodigi : le acque trovavano voci e parole cristalline, le fiamme disegnavano nell’aria scura promesse d’amore e di fortuna, il Male si dissolveva sconfitto dalla stessa forza di cui subiva alla fine la condanna la feroce Erodiade, la regina maledetta che ebbe in dono il capo mozzo del Battista.

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Allo spuntar del sole si sceglievano e raccoglievano in mazzi per essere benedetti in chiesa dal sacerdote. Ed ancora oggi le donne si recano in processione, recando con loro i fiori da benedire.
I fiori di San Giovanni, dunque : l’artemisia, l’arnica ; le bacche rosso fuoco del ribes ; la verbena, della quale è credenza diffusa che, colta a mezzanotte della vigilia di San Giovanni, costituisca un’infallibile protezione contro i fulmini, ed è conosciuta in Bretagna come “erba della croce”, perché si ritiene che protegga chi la porta con sé da qualsiasi male ed anche come “erba della doppia vista” perché il berne un infuso facilita la visione di realtà altrimenti nascoste.

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E ancora, tipico della notte di San Giovanni, il raro, misterioso fiore della felce che cresce nella notte magica, e si dice fiorisca a mezzanotte.
La storia relativa ai fiori magici è interessante, ed è frutto di credenze molto diffuse. Ad esempio, si crede che il fiore della felce risplenda come l’oro, o come il fuoco, nella notte di San Giovanni : chiunque lo possieda in questa magica notte, e salga una montagna tenendolo in mano, scoprirà una vena d’oro, e vedrà brillare di fiamma azzurra i tesori della terra.
Oppure chi riesce ad impadronirsi del meraviglioso fiore nella vigilia di San Giovanni, se lo getta in aria, lo vedrà ricadere per terra nel punto preciso dove è nascosto un tesoro. Pare che questo fiore fiorisca improvvisamente, talvolta, a mezzanotte precisa della magica notte del solstizio d’estate.

E si racconta che chi abbia la fortuna di cogliere l’istante di quella fioritura improvvisa, potrà nello stesso tempo assistere a tanti altri spettacoli meravigliosi : gli sarebbero apparsi tre soli, e una luce avrebbe illuminato a giorno la foresta, e avrebbe udito un coro di risa, ed una voce femminile chiamarlo.

Il fortunato a cui accade tutto questo non deve spaventarsi : se riesce a conservare la calma, raggiungerà la conoscenza di tutto ciò che sta succedendo o succederà nel mondo. Anche se resta da vedere se quest’ultima sia una buona magia.

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Un altro fiore, questo facilmente rintracciabile e che appare d’oro anche ad occhio nudo, è legato nella memoria popolare al solstizio d’estate. La densità della sua fioritura è tale da risaltare sulle grandi distese, come una gran macchia di colore giallo oro misto a rame ; i fiori infatti, così numerosi e brillanti, durano poco, un giorno soltanto, e subito appassiscono e assumono un colore rosso ruggine.

Si tratta dell’iperico, un fiore dei campi che è detto erba di San Giovanni, perché anticamente chi si trovava per strada la notte della vigilia, quando le streghe si recavano a frotte verso il luogo del convegno annuale, se ne proteggeva infilandoselo sotto la camicia insieme con altre erbe, dall’aglio, all’artemisia, alla ruta. IL suo stretto legame col Battista sarebbe testimoniato dai petali che, strofinati tra le dita, le macchiano di rosso perché contengono un succo detto per il suo colore “sangue di San Giovanni”.

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Nelle leggende si parla anche di un ‘erba piccolissima e sconosciuta, detta Erba dello Smarrimento. Si dice che essa venisse seminata dalle Fate e dai Folletti nei luoghi da loro frequentati e, calpestata, avrebbe allontanato dalla retta via il malcapitato.

A questa leggenda si intreccia quella, di origine tedesca ma alquanto diffusa che, se taluno passa vicino alla magica fioritura della felce, nella notte di San Giovanni, senza raccogliere il seme che la pianta lascia cadere, sarà condannato a smarrirsi per via, anche se percorre strade a lui note.


Altrettanto conosciuta era l‘Erba Lucente, che consentiva, se portata sul corpo, di vedere la verità delle cose senza mascheramenti o inganni. Poiché quest’erba era invisibile agli uomini, ma non ai bovini domestici, la si poteva raccogliere solo seguendo un vitello al suo primo pascolo, oppure le mandrie, nella notte di San Giovanni.

Si raccontava infatti che in quelle occasioni i bovini mangiassero solo quell’erba, dando così la possibilità a chi proprio lo desiderava di individuarla.

Le vecchie storie non tramandano cosa accadesse agli incauti che ci riuscivano, cui da allora, conoscendo ogni verità, era negata la possibilità dell’illusione.

Fonte: http://www.ginevra2000.it/fiori/fiori_leggende/giugno.

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* Sebben che siamo donne:Il voto delle donne italiane per la Repubblica

IL 1° FEBBRAIO DEL 1945 VIENE RICONOSCIUTO, PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA, IL DIRITTO DI VOTO ALLE DONNE…

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Pochi mesi prima della conclusione del secondo conflitto mondiale, il secondo governo Bonomi – su proposta di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi – introduceva in Italia il suffragio universale, con Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945, “Estensione alle donne del diritto di voto”.


A 154 anni dalla “Dichiarazione dei diritti delle donne e delle cittadine” firmata da Olympe de Gouges che purtroppo le valse – nel 1793 – la ghigliottina, in Italia finalmente le donne si poterono recare alle urne.

Una prima volta che assunse una valenza ancor maggiore poiché avvenne in occasione del Referendum del 2 giugno 1946 in cui gli italiani furono chiamati a scegliere fra Monarchia e Repubblica.

Si trattava di un diritto riconosciuto tardivamente nel panorama occidentale; non solo, ma si trattava, in un certo senso, di un diritto “concesso”.

La struttura del decreto era la seguente:

l’art. 1 ne sanciva l’esercizio alle condizioni previste dalla legge elettorale..;

l’art. 2 ordinava la compilazione di liste elettorali femminili distinte da quelle maschili;

l’art. 3 stabiliva che, alle categorie escluse dal diritto di voto, dovevano aggiungersi le donne indicate nell’art. 354 ,..ovvero le prostitute schedate che esercitavano “il meretricio fuori dei locali autorizzati“.

Il Decreto n. 74 “Norme per l’elezione dei deputati all’Assemblea Costituente“, sanciva – un anno più tardi – la loro eleggibilità.

Le Donne italiane votarono effettivamente per la prima volta in occasione delle elezioni amministrative di marzo – aprile 1946 e del succesivo Referendum Repubblica-Monarchia del 2 giugno.

Voto-donne

La Costituzione garantiva l’uguaglianza formale fra i due sessi, ma di fatto restavano in vigore tutte le discriminazioni legali vigenti durante il periodo precedente, in particolare quelle contenute nel Codice di Famiglia e nel Codice Penale.

Ad onor del vero, in Italia, le donne potevano gia votare – solo per le amministrative – sin dal 1924. Benito Mussolini sulla carta le aveva riconosciuto il diritto di voto al fine di dimostrare che non temeva l’elettorato femminile, anzi.

Fu però solo un atto di pura demagogia, in quanto la dittatura aveva già deciso la proibizione di qualsiasi elezione per comuni e province, sostituendoli con i podestà ed i governatori.

n Francia, tale decisione venne presa con qualche mese di anticipo, per l’esattezza il 21 aprile del 1944, ma con essa anche la possibilità alle donne di essere elette.

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Ma facendo un passo indietro, questo passo segnò il definitivo ingresso della donna come punto di riferimento nella società di allora? La risposta è no.

Il diritto di voto non garantì un diritto di cittadinanza consolidato.

Sul lavoro il cammino fu molto più arduo, attraverso un percorso di emancipazione che arrivò almeno fino al 1963, quando entrarono nella magistratura prendendo possesso di ogni tipo di carica.

Fino ad allora le donne si accontentarono di ruoli “scartati” dall’uomo. Accrebbe sicuramente il numero di insegnanti nelle scuole, a conferma della qualità e della necessità di una formazione al femminile per i propri figli.

Il diritto di voto resterà una pura formalità fino a quando le strutture politiche non saranno popolate da donne libere

Una donna può – anzi deve – essere ambiziosa, cosa diversa dall’esser competitiva. L’ambizione significa dire “so che sarei capace di…” e uscire dalla corazza di timidezza che inibisce ogni passo avanti.

Le donne non sono nate né per essere modeste, né per essere sottomesse.È non elemosinare il diritto.

Non è sufficiente il diritto di voto per sbloccare le libertà sociali.

A titolo di esempio servono due occhi per vedere la profondità del mondo in cui viviamo. Con un occhio solo il mondo viene percepito piatto. Lo stesso per quello che udiamo: con un orecchio solo non si percepisce da dove proviene la voce, anche in questo caso il suono si appiattisce.

Fonti:

http://www.facebook.com/

www.freeopinionist.com/

 

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* Una grande onda di energia avvolgerà la Terra e tutti, proprio tutti e tutto saranno coinvolti. Come ogni anno sarà la luna piena di Maggio a spingere l’umanità verso un futuro rispettoso dei suoi valori.

L’IRIS, LA LUNA E IL PLENILUNIO DELLO SCORPIONE


foto_iris

Nel mio giardino sono sbocciati gli iris, tutti insieme, come se improvvisamente si fossero accese tante luci viola, rivolte verso il cielo.

Nel cielo si accende in questi giorni la luna, tutta tonda: è il plenilunio, la luna piena. Nell’anno si è appena entrati, astrologicamente, nel segno del Toro.

Ogni anno, in questo periodo, succede tutto questo, sarà un caso?E’ un caso pieno di significati. Cosa può legare questi tre elementi? Una energia particolare fa sì che l’iris sbocci, che la luna si mostri alla terra completamente illuminata, che dalla terra si veda la luna  nel cielo nella costellazione del Toro  o dello Scorpione.

Ogni anno, dai tempi dei tempi. L’energia è la causa di tutto ciò che è manifesto, dal granello di sabbia all’universo intero e dell’inizio di tutto. Una energia vibrante e in continua evoluzione. Una energia che spinge ad aspirare all’esistenza più evoluta, dal granello di sabbia all’universo intero.

Domanda: Allora potrò diventare una stella, o un sole, o un universo?A qualcuno dovrò pure ispirarmi!

Ecco perchè l’Energia primaria si collega in cicli ricorrenti in ogni regno di natura agli esseri viventi: per spingerli a raggiungere i loro obbiettivi di evoluzione. Più si ha coscienza e più si è in grado di recepire l’Energia e usarla per l’evoluzione. Più si ha coscienza di appartenere ad un livello di evoluzione, più si è in grado di di innescare una catena di eventi che coinvolgono più livelli.

Domanda: E se non sono cosciente? L’Energia ti spingerà  comunque alla tua evoluzione.

Domanda : E come posso incominciare? Osserva la luna piena il giorno del suo massimo splendore, senti il profumo degli iris, percepisci la luce dell’occhio del Toro, la stella Aldebaran. Lasciati riempire dall’energia di luce, sentila vibrare in te, collegati all’energia universale  e sentiti parte operante del progetto dell’evoluzione, perfettamente inserito nel tuo gruppo di appartenenza, l’umanità. Guarda la tua vita come al mezzo per contribuire all’evoluzione di tutti e di tutto. Progettala in un ottica universale. Vivila per te e per gli altri.

Domanda: Ce la posso fare? L’energia è a portata di tutti, in ogni momento, in ogni luogo, è inesauribile, come una cornucopia senza fondo. E’ la tua causa. E’ la tua vitalità.

E se vuoi saperne di più continua a leggere… Continua a leggere “* Una grande onda di energia avvolgerà la Terra e tutti, proprio tutti e tutto saranno coinvolti. Come ogni anno sarà la luna piena di Maggio a spingere l’umanità verso un futuro rispettoso dei suoi valori.”