ambiente · amore.autostima · bambini · buone notizie · Comunicazione · Fantasia · Natale · Pace · pensare positivo · stare bene · Testimonianze · usanze

* La buona notizia del venerdì: Hai ricevuto regali che non ti piacciono o non ti servono? Niente paura . Ora c’è il Regifting! E puoi sempre donare a chi non ne ha !

 

 

Il primo passo non è il riciclo ma il dono !

Il primo passo non è il riciclo, ma il dono. Gratuito, senza contropartite, a beneficio di chi non ha la stessa nostra fortuna di dare e ricevere doni durante le vacanze di Natale, e non solo. Ma in ogni caso, guai a sprecare i regali di Natale, che spesso finiscono in qualche cassetto e tra i tanti oggetti che abbiamo e non utilizziamo: in America è stato calcolato, per esempio, che sotto l’albero, ogni anno, riceviamo e diamo 35 miliardi di dollari di regali sgraditi. E dunque a fortissimo rischio spreco.

Secondo una ricerca realizzata da Coldiretti/Ixe, quasi un italiano su quattro ricicla i regali di Natale indesiderati. La maggioranza li regala a parenti ed amici ai quali possono tornare utili. Una buona percentuale, circa il 30 per cento, li riporta nel punto vendita in cui sono stati acquistati per effettuare un cambio o richiedere un buono mentre il 29 per cento degli italiani li rivende su Internet. Un ottimo modo quest’ultimo, per trasformare i regali non graditi in una fonte di guadagno e un’ottima occasione per i compratori, per accaparrarsi articoli nuovi a prezzi decisamente interessanti.

Una moda e un fenomeno, il Regifting, in forte crescita nel nostro Paese e una tendenza accelerata dalla sempre maggiore diffusione di smartphone e tablet grazie ai quali è possibile mostrare il prodotto da rivendere ad un numero molto ampio di persone. Senza contare la possibilità di esporre l’oggetto sui portali specializzati in specifici prodotti o servizi, affinando ancora di più la ricerca dei potenziali acquirenti.

Ecco allora tanti consigli utili per combattere l’affanno dei regali sgraditi (o sbagliati):

  1. Innanzitutto, quando scartate i regali, evitate di rovinare la confezione originale e richiudetela con cura in modo da non avere problemi al momento di un eventuale cambio presso il punto vendita in cui il prodotto è stato acquistato.
  2. Se decidete di regalare il dono ricevuto ad un amico o parente che potrebbe apprezzarlo o ritenerlo particolarmente utile, ricordate almeno di sostituire la carta regalo ed eliminare il bigliettino di auguri. E per evitare figuracce, assicuratevi che il destinatario del regalo riciclato non conosca chi vi ha donato l’oggetto indesiderato.
  3. Se decidete di conservare il dono e rimandare il riciclo all’anno successivo, non dimenticate di attaccare al regalo un post-it con su indicato il nome di chi ve l’ha fatto: eviterete così il tragicomico “riciclo al mittente”.
  4. Se si tratta di un prodotto con scadenza, controllate bene la data prima di riciclarlo.
  5. E siccome non sarete i soli da aver ricevuto un regalo sgradito: che ne dite di organizzare una divertente serata in compagnia degli amici in cui scambiarsi i regali desiderati?
  6. Ricordate che sui social sono tanti i gruppi e le pagine attraverso le quali scambiare o donare gli oggetti e i regali non graditi. Noi vi suggeriamo: Io regalo e Te lo regalo se vieni a prenderlo.
  7. Non dimenticate la possibilità di donare il regalo in beneficenza: potrete fare felice chi ne ha più bisogno.
  8. Infine, non sottovalutate il riciclo creativo: come abbiamo visto più volte, basta veramente poco per dare nuova vita agli oggetti che non utilizziamo. Ad esempio, con un pizzico di fantasia, quel maglione che non vi piace può trasformarsi in un caldo cappello invernale o in un originale copritazza fai da te.

In alternativa, ecco alcuni consigli utili per rivendere i regali di Natale su internet:

  • Prima di pubblicare il vostro annuncio, fate una ricerca per controllare i prezzi di vendita degli oggetti simili al vostro.
  • Descrivete l’oggetto che state mettendo in vendita in maniera accurata: specificate il brand e indicate i dettagli del prodotto, dal colore alle dimensioni fino alle caratteristiche tecniche se si tratta di un prodotto tecnologico.
  • Al testo di presentazione del prodotto, associate immagini chiare, specificando bene che si tratta di un oggetto nuovo e mai utilizzato.
  • Se possibile, offrite la possibilità di scegliere tra diverse modalità di pagamento.
  • Assicuratevi che il prodotto sia ben confezionato prima di procedere con la spedizione e, una volta conclusa la trattativa, non fate aspettare molto l’acquirente.

Fonte: nonsprecare.it

anima e corpo · bambini · Comunicazione · cultura · donne · eventi · Leggere · Religione · Riflessioni · Testimonianze · umanità · usanze

* Significato dell’Epifania

 los-3reyes-magos

Epifania ἐπιφάνεια, epifanèia significa manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina, ma come festa è precedente al cristianesimo .

Epifani sono, nella cultura greca, le divinità che appaiono agli uomini, come Zeus, Atena, Ermete.
L’epifania cristiana non s’ispira al loro culto pagano, poiché si tratta di una celebrazione della manifestazione pubblica di Gesù al mondo, non a partire da una rivelazione esterna all’umanità o sotto gli aspetti dell’umanità, come nella mitologia greca, ma nella nascita di un bambino nel popolo ebreo e che è il suo messia, e l’incontro col mondo pagano, simbolizzato dai Re Magi del vangelo.
La festa si chiama anche “Teofania”, che significa “manifestazione di Dio”.

L’uso di Epifania come festa cristiana appare non prima del III secolo e da subito diventa una celebrazione confusa: alcuni festeggiano la nascita vera e propria di Gesù, in quanto le natività di Luca e di Matteo non erano ancora state redatte e dunque la storia di Gesù partiva dal suo battesimo nel Giordano, altri collegarono la data al primo miracolo di Gesù, e quindi sempre ad una sua manifestazione come divinità, ed infine subentrate le natività, l’adorazione da parte dei Re Magi che ha il significato di manifestazione di Gesù ai pagani.

Questa confusione della festa perdura anche oggi, in quanto i Cristiani orientali associano all’Epifania il suo significato più originale, ovvero il battesimo di Gesù nel Giordano, mentre i cristiani occidentali ormai associano la data alla sola venuta dei Magi.

Nella cultura occidentale vengono addirittura attribuiti ai Magi i nomi di Melchiorre, Gasparre e Baldassare e vengono, ovviamente, identificati nel numero di 3, anche se il Vangelo di Matteo non specifica affatto quanti essi fossero. Il numero 3, oltre ad avere tutti i suoi significati esoterici, fu scelto per via dei doni che i Magi portarono, ovvero “oro, incenso e mirra”.

Non possiamo sapere con certezza chi introdusse la figura dei Re Magi e chi decise i loro nomi, fatto sta che a seconda della zona dove ci spostiamo la comunità cristiana che troviamo li identifica in tre personaggi e gli da tre nomi secondo la propria cultura, ad esempio Hor, Basanater e Karsudan per la Chiesa Cattolica Etiope oppure Larvandad, Hormisdas e Gushnasaphper la Comunità Cristiana della Siria.

Nelle chiese ortodosse, invece, la data è direttamente associata alla nascita biologica di Gesù, facendo diventare il 6 gennaio una sorta di Natale.

phanes-modena-205x300

Il verbo greco φαίνω (faïnò), (col senso di ” manifestarsi, apparire, brillare”), riemerge nel nome FANES ( phos= luce; phane= torcia), divinità dei seguaci dell’orfismo, che onoravano in lei la fase ultima dell’evoluzione della vita, dunque un nuovo tempo di redenzione, di apocalisse (apo: sopra, calypso: il velo= al di là del velo).

L’immagine qui sopra di Fanes, rappresenta un uomo posto al centro dello cerchio zodiacale inquadrato da quattro teste (le quattro direzioni dello spazio); tiene nella mano sinistra lo scettro del potere, nella destra il folgore; porta ali d’oro. Pone i piedi biforcuti sulla meta dell’uovo cosmico che esala fiamme, l’altra meta, sempre con fiamme , è posta sulla testa del Dio; suo corpo è avvolto dal serpente cosmico di cui si vede la testa sulla parte superiore dell’uovo.

L’Uomo è un composto in perpetuo divenire delle dodici energie primordiali ( rappresentate dalle forze zodiacali), nelle quali si è scissa l’Energia UNA, rappresentata dalla rottura dell’uovo celeste. Lo scopo supremo dell’esistenza dell’uomo nello spazio, nel tempo e nella materia è il suo ritorno alla sua origine immortale facendo coscientemente la sintesi di queste energie dissociate, attraverso un lavoro d’introspezione, di osservazione di Sé stesso e di attività interiore.

Fanes il raggiante è l’intelligenza e la luce divina che si manifestano nell’uomo, è l’Epifania divina nell’umanità, l’uomo vittorioso che finalmente vive come anima cristica, la coscienza risvegliata, l’Adam Kadmon.

Se abbiamo capito il senso del Natale, come presa di coscienza di essere anche noi una particella divina, di esser creato all’ immagine di Dio, sapremo con questa rivelazione trovare la forza, il coraggio, la determinazione per finalmente manifestare – epifania- questa nostra natura, nella nostra vita quotidiana ?

Nessun organizzazione esterna, nessun guru, nessuna legge umana potrà salvare lo Spirito umano dalla sua totale immersione nel materialismo, se la coscienza continua ad ignorare sé-stessa, rimanendo preda delle forze infra-razionali che l’asservono psicologicamente, fisicamente e socialmente.

L’inizio di questa nuova Era- con l’anno simbolico 2012- segnala un giro di boa decisivo nella nostra storia.

Ed è ora che tutta l’umanità è confrontata con la sfinge antica, dal corpo leonino, dalle ali dell’aquila scorpionica, dal busto umano: la sua voce risuona sempre più potente ed imperiosa, esigendo la soluzione dell’Enigma dell’uomo: se questo saprà o no, trovare la risposta giusta, iscritta nel cerchio zodiacale, entrerà nella via del suo glorioso avvenire, oppure sarà divorato.

E la Befana? 

befana

Il personaggio della Befana e la sua festa nasce e si evolve dai culti atavici della Dea Madre e dai riti e miti legati all’agricoltura e alla fertilità.

In diverse ere e culture i giorni che vanno dal Natale al 6 Gennaio venivano festeggiati perché legati alla fine del solstizio d’inverno. In popoli la cui sussistenza era legata all’abbondanza dei raccolti e ai frutti della terra, la fine dell’inverno e la rinascita del sole erano un’occasione troppo importante per non venire considerata “sacra”.

Nel grande nord, dove l’inverno è particolarmente freddo e buio si narra che Odino,in questi giorni in cui il sole riprende vigore e le giornate cominciano ad allungarsi, percorresse l’arco del cielo portando doni ai comuni mortali.

Nell’antica Grecia era la dea Hera a percorrere il cielo portando doni e abbondanza durante i dodici giorni solstiziali.

In Egitto il 6 Gennaio si festeggiava la nascita del dio Eone con una processione sulle sponde del Nilo. Statuette raffiguranti Epona, la dea amazzone, venivano poste dai celti in piccole edicole nelle stalle con il compito di proteggere gli animali e di favorire l’abbondanza dei raccolti e la fertilità della terra.

Nella tradizione rurale italiana la Befana è venuta ad incarnare la figura pagana di Madre Natura nei giorni in cui si celebra la morte e la rinascita della natura.

La dodicesima notte dopo il Natale, Madre Natura, stanca per aver dato agli uomini cibo e doni della terra per dodici mesi, prende le sembianze di una vecchia strega per farsi bruciare come un ramo secco e far sì che dalle ceneri possa nascere una nuova madre Natura, giovane e piena di forze per donare la vita alla terra per altri dodici mesi. 

Prima di partire però la vecchia passa a distribuire a tutti i semi che sarebbero nati l’anno successivo. Per questo in molte parti d’Italia si eseguono diversi riti purificatori in cui si scaccia il male e la cattiva sorte facendo un gran rumore percuotendo dei pentoloni o si accendono dei grandi falò in cui spesso viene bruciato un fantoccio dalle sembianze di vecchia strega.

Poiché la Befana è l’immagine della Madre Terra, colei che presiede a tutto ciò che si rinnova e dispensatrice di doni e frutti, alla terra sono legati i regali che nella tradizione elargisce ai bambini: fichi secchi, noci, castagne, mele diventati ai giorni nostri tanti dolciumi industriali.

Con il trascorrere dei secoli la Befana perde la propria connotazione benigna di Madre Natura e, sotto la spinta del cristianesimo, comincia ad essere considerata una sorta di strega.  Nel Medioevo, periodo a tinte fosche in cui forti sono le credenze e le paure popolari, la componente magica e demoniaca trasforma una divinità della fertilità in una vecchia malvagia e dissoluta legata a satana.

Il mito legato al periodo romano di Diana, dea notturna e dell’abbondanza che, in compagnia di altre donne, sorvolava i campi appena seminati per renderli fertili, decade sino a trasformare queste donne in malvagie streghe brutte e sdentate, dai capelli arruffati a dagli abiti cenciosi, aprendo così la strada all’iconografia della Befana giunta sino ai giorni nostri.

La chiesa cristiana che condannò questi rituali di fertilità pagani come demoniaci e la fantasia popolare, portarono alla credenza che queste streghe fossero solite solcare il cielo a cavallo di una scopa nella notte tra il 5 e il 6 Gennaio per compiere i loro sortilegi.

Poiché una dea buona e generosa non può trasformarsi improvvisamente in una strega assolutamente malvagia, nella credenza popolare questi due aspetti continuarono a convivere.
La Befana divenne quindi una vecchia signora capace di portare in sé sia il bene che il male.
Gentile e benevola come dea della terra e della fertilità si sa dimostrare cattiva e spietata con chi non rispetta le regole.

Sino alla fine del ‘500 comunque la Befana non è ancora una persona sola, che viene incarnata da queste donne/streghe, ma soprattutto è una festa.
Una festa in cui si accendono fuochi e si suona e si balla per esorcizzare l’inverno con le sue paure (la faccia demoniaca della Befana) e si festeggia l’arrivo di una nuova stagione, si spera, ricca di messi e di doni (la faccia buona della befana).
Sino alla fine del ‘600 esiste la credenza che le Befane siano due, una buona ed una cattiva.
Con il passare degli anni le due diventano una, buona e cattiva al tempo stesso, ma rimane sempre una splendida occasione per fare festa.
Una festa a cui partecipano tutte le classi sociali senza distinzioni tra nobili e plebei.

Da questo periodo in avanti la Befana diventa sempre di più la figura fantastica e folcloristica che è arrivata sino ai giorni nostri.
Una vecchia spaventosa nell’aspetto ma buona nell’animo che viene a portare doni per i bimbi buoni e carbone (nero, il simbolo del peccato) per chi si è comportato male.

Fonte: http://www.kurokumoryu.wordpress.com
http://biblia.wordpress.com
http://masseria.over-blog.com

 

amore.autostima · armonia · arte · Comunicazione · cultura · donne · Energia · eventi · Leggere · pensare positivo · Poesia · Riflessioni · Testimonianze · usanze

Perchè siam donne: * Sospese sulle stelle…a ricordarsi chi sono e di cosa sono capaci!

«Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di cosa sono capaci.

Non devono temere di attraversare gli sterminati campi dell’irrazionalità’, e neanche di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo.

Non devono aver paura del buio che inabissa le cose, perché quel buio libera una moltitudine di tesori.

Quel buio che loro, libere, scarmigliate e fiere, conoscono come nessun uomo saprà mai».

Virginia Woolf

amore.autostima · armonia · astronomia · buone notizie · Comunicazione · cultura · Energia · eventi · evoluzione · felicità · pensare positivo · punti di vista · Riflessioni · scienza · stare bene · Testimonianze · umanità · usanze

* Cosa c’entra il vischio…

Dal solstizio invernale in poi le giornate si allungano e il Sole “nasce”.
La parola Natale indica infatti “il giorno della nascita”.
Ci troviamo nel momento dell’anno più sacro e spirituale, tanto che la medicina solstiziale pone l’attenzione sulla cura dell’anima e sulle possibilità di vivere serenamente tutto l’anno.Alle piante che sfidando il freddo invernale veniva concesso di restare verdi e di fruttificare, sono state assegnate molteplici valenze: terapeutiche, propiziatorie, apotropaiche.
Tra queste, i Celti avevano eletto la pianta del Vischio, quale vegetale simbolico del solstizio d’inverno.
Il Vischio era una delle piante più preziose dell’erboristeria celtica tanto da essere ritenuto quasi un animale e da venire associato alla vita di un re o di un capo.
I druidi sceglievano accuratamente i modi ed i tempi per raccoglierlo.
Era la pianta dedicata alla festa di Imbolc e veniva tagliato dall’albero che lo ospitava durante una cerimonia di Yule o Alban Arthan.
Proprio in questo giorno, il più corto dell’anno, il sole ricomincia a crescere e la luce che irraggia la terra, fecondandola di vita, aumenta gradualmente fino a rinnovare il risveglio primaverile.
I Celti credevano che il ciclo vitale del Vischio si sviluppasse su tre elementi: un soggetto che trapassa la morte rappresentato dal Vischio, un messaggero della vita cioè l’uccello trasportatore, e l’interazione divina che dava il potere di nascere e di crescere.
Rappresenta la sopravvivenza dell’anima dopo la morte, il suo lavoro per preparare la Vita Futura, e tende verso la luce fino al rinnovamento primaverile che esprime la rinascita sulla terra.
Venerando il vischio colto in un giorno di cerimonie è l’Anima immortale che i druidi veneravano.

Secondo la tradizione celtica fu RAMA a scoprire le proprietà terapeutiche del vischio: questo giovane druido, addormentandosi sotto un albero di quercia ebbe in sogno la rivelazione del modo in cui avrebbe potuto vincere una grave epidemia, usando proprio il vischio.
Svegliatosi preparò un infuso a base di vischio che cresceva sulla quercia e riuscì a salvare il suo popolo.
Plinio il Vecchio riferisce che il vischio venerato dai Celti era quello che cresceva sulla quercia, considerato l’albero del dio dei cieli e della folgore perché su di esso cadevano spesso i fulmini.
Si credeva che la pianticella cadesse dal cielo insieme ai lampi.
Questa congettura – scrive il Frazer nel suo “Ramo d’oro” – è confermata dal nome di “scopa del fulmine” che viene dato al vischio nel cantone svizzero di Argau. Perchè gli ignoranti credono realmente che questi organismi parassitici siano un prodotto del fulmine”.
Tagliando dunque il vischio con i mistici riti ci si procura tutte le proprietà magiche del fulmine.
Secondo Plinio e altri storici, il Vischio della Quercia, quello appunto ‘quercino’, giallognolo, considerato Sacro, veniva tagliato dalla Quercia solo in caso di epidemie gravi, ed era considerato l’erba che ‘guariva tutti i mali’.
Pare che proprio il suo nome, in lingua celtica, avesse questo significato.

Il vischio di rovere, colto solennemente nel sesto giorno della luna da un druido vestito di bianco, con l’aiuto di una roncola d’oro, è tradizionalmente considerato una “ pianta animale” dell’antica Luna. Effettivamente la sua crescita nelle spazio e nel tempo sfugge all’attrazione della Terra minerale alla quale obbediscono tutte le altre piante.
Rudolf Steiner ha indicato come utilizzare le forze astrali più potenti del vischio.
Questo preparato è chiamato Iscador.
L’Iscador è conosciuto anche sotto il nome di Viscum Album Fermentato: e oggi è un efficace medicamento prescritto dalla Medicina Antroposofica come anticancerogeno.Non solo presso i popoli nordici però ottenne grande importanza.
Il Vischio nell Eneide di Virgilio apre le porte degli Inferi a Enea.
Alla vista del ramo dorato di Vischio (prende infatti il colore d’oro, una volta seccato) infatti il nocchiero del fiume infernale Stige si convince a traghettare l’eroe nel regno dei morti, per permettergli di rivedere il padre Anchise.
Probabilmente anche presso questi popoli era considerato pianta sacra, ‘emanazione divina’, essendo considerata persino ‘illuminante’ anche al buio, tanto da poter aiutare Enea nel oscurità degli Inferi.
Le leggende che considerano il vischio strettamente connesso al cielo e alla guarigione di tutti i mali si ritrovano anche in altre civiltà del mondo come ad esempio presso gli Ainu giapponesi o presso i Valo, una popolazione africana.
Inoltre queste usanze, continuarono (specie in Francia) anche dopo la cristianizzazione.
La natura del vischio, la sua nascita dal cielo e il suo legame con i solstizi non potevano infatti non ispirare ai cristiani il simbolo del Cristo, luce del mondo, nato in modo misterioso.
“Come il vischio è ospite di un albero, così il Cristo – scrive Alfredo Catabiani nel suo “Florario” – è ospite dell’umanità, un albero che non lo generò nello stesso modo con cui genera gli uomini”.
L’usanza di appendere un ramo di vischio all’uscio di casa nasce quindi nel Nord Europa.
Nella mitologia scandinava, il vischio è anche la pianta sacra di Frigg, dea dell’amore.
Dopo che suo figlio Balder venne ucciso da una freccia di vischio, Frigg cominciò a piangere sul suo corpo, e mentre le sue lacrime si trasformavano nelle perle bianche del vischio, Balder tornò in vità.
Per la felicità, Frigg cominciò a baciare chiunque passasse sotto l’albero sul quale cresce il vischio (di solito querce, pioppi, olmi e tigli), facendo sì che non potesse capitare mai nulla di male a tutti coloro che si fossero dati un bacio sotto un ramoscello di vischio.
E’ ben augurale per l’anno che viene, averne un ramoscello nelle case.
Il ceppo messo ad ardere nel camino
(per chi lo ha) non deve ardere del tutto.
Un pezzetto di questo legno deve essere conservato per accendere il nuovo ceppo di yule festività del prossimo anno.
Si brinda al Sole con del succo d’arancia, frutto solare.
FONTI
ffz.leonardo.it/lofi/Erbe-
ontanomagico.altervista.org
il calderone magico
druidsvischio.jpg
http://www.ilcerchiodellaluna.it/
amore.autostima · anima e corpo · armonia · arte · Comunicazione · cultura · Energia · eventi · evoluzione · Leggere · Natale · pensare positivo · Riflessioni · stare bene · Testimonianze · usanze

* Le dodici notti di Natale per fare progetti per il futuro!

La notte appena trascorsa, quella che intercorre fra il 25 e il 26 Dicembre, è la Prima delle Dodici Notti del Natale.
Durante queste notti la splendente Berchta vola nei cieli e benedice i campi, così come le case e le persone, donando a ognuno ciò che ha meritato, nel bene e nel male.
Oggi, 26 Dicembre, è il Primo dei Dodici Giorni di Natale, e ognuno di questi giorni può essere dedicato a fare o creare qualcosa che richiami lo spirito natalizio e la benevolenza – e dunque la Fortuna – di Berchta e delle Fate-Dee Filatrici.

2bbb0df13ea9a23041543dc7403e5a1d

I giorni e le notti che vanno dal 24 dicembre (la sera di Natale) al 6 gennaio (sera dell’Epifania), dette le Tredici Notti Sante, sono un periodo molto particolare nel quale l’intima introspezione cosciente, fatta con il cuore, giunge alla più grande forza e chiarezza.
Come di fronte ad uno specchio, i dodici mesi passati si rispecchiano nel presente su quelli a venire, alla visione retrospettiva si unisce quella prospettiva.
Il primo giorno corrisponde al primo mese trascorso (gennaio) e all’ultimo futuro (dicembre); così allo stesso modo per il secondo (febbraio-novembre), il terzo (marzo-ottobre), ecc., sino al dodicesimo per dicembre e gennaio. Il tredicesimo, l’Epifania, è dedicato alla sintesi di tutto: «Epifania», dal greco, significa “manifestazione”, in generale, di ciò che è nascosto.

.
Ogni giorno corrisponde anche quindi ad un segno zodiacale e alle sue qualità ed è un ottimo esercizio meditare su ognuna di essa, anche quelle che meno sentiamo appartenerci.


zodiaco

Notte del 26 Dicembre. Capricorno. Mese di Gennaio. Virtù: coraggio.
Notte del 27 Dicembre. Aquario. Mese di Febbraio. Virtù: discrezione.
Notte del 28 Dicembre. Pesci. Mese di Marzo. Virtù: generosità.
Notte del 29 Dicembre. Ariete. Mese di Aprile. Virtù: devozione.
Notte del 30 Dicembre. Toro. Mese di Maggio. Virtù: equilibrio.
Notte del 31 Dicembre. Gemelli. Mese di Giugno. Virtù: perseveranza.
Notte del 1 Gennaio. Cancro. Mese di Luglio. Virtù: distacco.
Notte del 2 Gennaio. Leone. Mese di Agosto. Virtù: compassione.
Notte del 3 Gennaio. Vergine. Mese di Settembre. Virtù: cortesia.
Notte del 4 Gennaio. Bilancia. Mese di Ottobre. Virtù: ottimismo.
Notte del 5 Gennaio. Scorpione. Mese di Novembre. Virtù: pazienza.
Notte del 6 Gennaio. Sagittario. Mese di Dicembre. Virtù: utilizzo del pensiero.

getImage

 

Nella raccolta di conferenze “Le Tredici Notti Sante” di Rudolf Steiner, si accenna ad una magnifica antica saga norvegese, conosciuta come “Il canto del sogno”, che narra di come Olaf Asteson venga inizia­to — mediante forze naturali — durante il sonno che lo colse la sera di Natale e che durò ininterrottamente fino al 6 gennaio; egli vive tutte le vicissitudini che l’essere umano deve sperimentare at­traverso le incarnazioni dall’inizio del mondo fino al Mistero del Golgota.

«La dodicesima notte» è anche il titolo di quella che, a giudizio di molti critici, è la più perfetta commedia di Shakespeare, il cui titolo ha suscitato da sempre la curiosità di numerosi studiosi alla ricerca del nesso con il contenuto della commedia, che pare fu rappresentata per la prima volta proprio il giorno dell’Epifania del 1601.

 

epifania

 

Ci sono vari antichi riti, tradizioni e usanze: ci basti, per ogni giorno e ogni notte, annotare sogni, immagini, ispirazioni, nuove idee, avvenimenti o incontri importanti, fatti accaduti nel personale e nel mondo, nel presente e relativo mese passato e cercatene le risonanze.

Immaginate per il futuro le qualità, i colori, le forme che queste risonanze possono sviluppare, liberate dagli ostacoli che fino ad ora sono intercorsi alla loro manifestazione.


Questo lavoro può essere fatto da soli o anche in un piccolo gruppo, purchè con perseveranza, serietà interiore e regolarità.

Non sono necessarie ore ogni giorno, possono bastare anche pochi minuti, soprattutto se aiutati da strumenti che aiutino il ricordo (agende, giornali, messaggi…).
Se può servire, scrivete e conservate tutto in un quaderno, che possa essere la traccia di questo prezioso lavoro che durante l’anno potrete consultare scoprendo quanto tutto vi ritornerà.
Trovate magari un momento particolare che resterà un appuntamento quotidiano tra voi stessi e il vostro Io Superiore e vivete ogni giorno , vivendo con coscienza desta e attiva volontà di ricerca.
Scoprirete come questo lavoro vi porterà le forze e le qualità necessarie per affrontare l’anno che sta per iniziare, facendo luce su legami nascosti tra gli avvenimenti apparentemente lontani nel tempo e nello spazio, trovando nuova unione tra voi stessi e l’Universo.


Ognuno può in fondo trovare la propria modalità di ricerca interiore, attraverso l’arte, la bellezza e tutto ciò che ci consente di ritrovare l’innocenza, la purezza, la pace e la forza che originariamente contraddistinguono la nostra stessa anima, facendo rinascere il Bambino Divino in noi; e anche i nostri figli ce ne saranno eternamente grati.

Fonti:

Sarah Catalano
sarah@mammafatata.it
http://www.mammafatata.it

https://www.facebook.com/Il-Tempio-della-Ninfa-269594886398102/?fref=nf

anima e corpo · armonia · arte · astronomia · Comunicazione · Energia · eventi · Pace · pensare positivo · Religione · stagioni · stare bene · Testimonianze · usanze

* 25 dicembre: buon Natale a tutti, proprio tutti

1497643_739114852784050_1169149838_n

 

Natale letteralmente natale significa “nascita”. La festività del Dies Natalis Solis Invicti (“Giorno di nascita del Sole Invitto”) veniva celebrata nel momento dell’anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare dopo il solstizio d’inverno: la “rinascita” del sole. Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente “sole fermo” (da sol, “sole”, e sistere, “stare fermo”).

E proprio il 25 dicembre il Sole sembra rinascere, ha cioè un nuovo “Natale”.

Questa interpretazione “astronomica” può spiegare perché il 25 dicembre sia una data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra loro. Tutto parte da una osservazione attenta del comportamento dei pianeti e del sole, e gli antichi, per quanto possa apparire sorprendente, conoscevano bene gli strumenti che permettevano loro di osservare e descrivere movimenti e comportamenti degli astri.

in Egitto si festeggiava la nascita del dio Horo e il padre, Osiride, si credeva fosse nato nello stesso periodo;

nel Messico pre-colombiano nasceva il dio Quetzalcoath e l’azteco Huitzilopochtli; Bacab nello Yucatan;

il dio Bacco in Grecia, nonché Ercole e Adone o Adonis;

il dio Freyr, figlio di Odino e di Freya, era festeggiato dalle genti del Nord;

Zaratustra in Azerbaigian;

Buddha, in Oriente;

Krishna, in India;

Scing-Shin in Cina; i

in Persia, si celebrava il dio guerriero Mithra, detto il Salvatore

a Babilonia vedeva la luce il dio Tammuz, “Unico Figlio” della dea Istar, rappresentata col figlio divino fra le braccia e con, intorno al capo, un’aureola di dodici stelle.

Nella Romanità, in una data compresa tra il 21 e il 25 dicembre, si celebrava solennemente la rinascita del Sole, iDies Natalis Solis Invicti, il giorno del Natale del Sole Invitto, dopo l’introduzione, sotto l’Imperatore Aureliano, del culto del dio indo-iraniano Mithra nelle tradizioni religiose romane e l’edificazione del suo tempio nel campus Agrippae, l’attuale piazza San Silvestro a Roma, che era praticamente incluso all’interno di un più vasto ciclo di festività che i Romani chiamavano Saturnalia, festività dedicate a Saturno, Re dell’Età dell’Oro, che, a partire dal  .C. e dopo le successive riforme introdotte da Cesare e da Caligola, si prolungavano dal 17 al 25 Dicembre e finivano con le Larentalia o festa dei Lari, le divinità tutelari incaricate di proteggere i raccolti, le strade, le città, la famiglia.”

Huitzilopochtli, il dio azteco della guerra, è stato associato con il Sole. Il suo nome, che significa “colibrì del sud”, proviene dalla credenza azteca secondo la quale gli spiriti dei guerrieri uccisi in battaglia seguono il Sole attraverso il cielo per quattro anni.

A Babilonia già intorno al 3000 a.c. nel periodo del nostro Natale veniva celebrato ilDio del Sole Shamash. Il suo nome oltre ad essere collegato al Sole, si riferisce anche alla giustizia e alla veggenza, in quanto a causa dei suoi attributi solari è capace di vedere tutto, anche il futuro. Insieme al culto di Shamash sempre a Babilonia nasce la venerazione della Regina del Cielo, Isthar, e di suo figlio Tammuz, divinità che rappresenta la reincarnazione del Sole.
La nascita di questo Dio avveniva proprio durante il solstizio d’inverno: rappresentato come un bambino, a Babilonia il Dio Sole Tamuz prendeva il nome di Yule, e il “Giorno di Yule” veniva festeggiato il 25 Dicembre.

In Egitto il 24/25 dicembre si celebravano importanti cerimonie in onore del culto diHorus e della madre Iside, e testimonianze risalenti al 1400 a.c. ci mostrano il Dio Bambino con una corona solare in testa.
Il padre divino di Horus era Osiride, con cui egli si identificava: “Io e mio padre siamo Uno”; e la madre era Iside, al quale il dio Thot annunciò che avrebbe concepito un figlio virginalmente, scena rappresentata a Luxor su edifici risalenti al 1500 a.c. Horus nacque in una grotta, annunciato da una stella d’oriente, e fu adorato da pastori e da tre uomini saggi che gli offrirono dei doni. A dodici anni insegnò nel tempio e poi scomparve fino a trent’anni. Horus nella sua vita terrena partecipò anche ad una sorta di battesimo officiato da Anup, il quale in seguito verrà decapitato.
Con Iside ed Osiride, Horus rappresenta la “trinità” egiziana. Osiride, padre di Horus, è una divinità che compare già in epoca arcaica egiziana, personificato anch’esso con il Sole. Era considerato il Dio che soffrì e morì sulla Terra, e alla sua morte il cielo si oscurò.

Altro culto assai antico e che si ricollega alla venerazione del Sole è quello del dio Mitra indiano. Tale culto risale ad un’epoca di gran lunga precedente a quella in cui è vissuto Cristo, e cioè all’India del 1200 a.c. Le prime testimonianze infatti sono contenute nel testo sacro indiano conosciuto come Rig Veda, in particolar modo per quanto riguarda la coppia divina che in India è conosciuta come Varuna-Mitra, rispettivamente portatori di buio e di luce, della realtà interiore ed esteriore delle cose.

Sempre nei Veda viene riportato il mito di Krishna, dove ritorna l’episodio della nascita di un essere divino da una vergine: “Mahadeva, il Sole dei Soli, le apparve nel lampo di un folgorante raggio sotto forma umana. Allora ella concepì il figlio divino”. La vita di Krishna è segnata da particolari molto simili alla storia di Cristo, e alcuni studiosi hanno fatto notare come la radice del nome della divinità indiana sia molto simile a quella del figlio del Dio cristiano

In Mesopotania insieme a Mitra ritroviamo la figura del profeta Zarathustra, nato nel 714 a.c. in Persia, sempre nel periodo del Natale. Era considerato il figlio del Sole, e quindi di Mitra, e allo stesso tempo Sole egli stesso. La religione professata dal figlio di Mitra doveva essere monoteistica, universale e basata su un “giusto sentiero, giusto parlare, giusto operare”, come aveva ordinato il suo padre divino, che successivamente prenderà il nome di Mazda.

Presso i Celti durante il solstizio d’inverno, chiamato anche Mezz’inverno o Alban Arthuan, si celebrava Yule, il Dio Sole che rinasceva nel ventre della Dea, che durante tale festa assume l’aspetto di Madre.

Eppure siamo la stessa umanità che abita sulla terra,un gruppo eterogeneo di esseri che si esprime in modi e tempi diversi ma con la stessa aspirazione a trovare una stessa identità. 

Scelte politiche, sociali e soprattutto religiose hanno creato e creano le diversità che portano ai conflitti. 

Facciamo in modo di non rifletterci sopra solo a Natale.

Quindi Buon Natale a tutti, nessuno escluso!

Fonti:

Sol Invictus – Wikipedia

 

 

amore.autostima · bambini · donne · eventi · Natale · Natale · Perchè siam donne! · stagioni · usanze

Perchè siam donne: Mamma Natale? Ma certo! e fin dal 1849!

Mamma Natale è conosciuta ancora poco; anche se i nomi con cui può essere chiamata sono diversi: mamma Natale, signora Claus, Mrs.Claus!

Qualcuno pensa che Mamma Natale sia la moglie di Babbo Natale e sia adirittura la Befana

Come moglie di Babbo Natale è menzionata per la prima volta nel racconto “A Christmas Legend” (1849), di James Rees, un missionario cristiano di Philadelphia.

Nel racconto, un uomo e una donna anziani, entrambi con un fagotto sulla schiena, vengono ospitati in una casa la vigilia di Natale come stanchi viaggiatori. La mattina dopo, i bambini della casa trovano un’abbondanza di regali per loro, e la coppia si rivela non essere “il vecchio Babbo Natale e sua moglie”, ma la figlia maggiore dei padroni di casa, da tempo perduta, e suo marito sotto mentite spoglie.

La signora Santa Claus è menzionata nelle pagine dello Yale Literary Magazine nel 1851, dove lo studente autore (il cui nome è dato solo come “A. B.”) scrive dell’apparizione di Santa Claus ad una festa di Natale.

Un altro riferimento alla presenza della signora Babbo Natale è in un articolo dell’ Harper’s Magazine nel 1862;e nel romanzo comico The Metropolites (1864) di Robert St. Clar: appare in sogno ad una donna, indossando “stivali alti di Assia, una dozzina di sottovesti corte e rosse, un vecchio, grande, cesto di paglia” e portando alla donna una vasta selezione di articoli da indossare.
Una donna che potrebbe o non potrebbe essere la signora Babbo Natale è apparsa nel libro per bambini Lill in Santa Claus Land and Other Stories di Ellis Towne, Sophie May e Ella Farman, pubblicato a Boston nel 1878. Nella storia, la piccola Lill descrive la sua visita immaginaria all’ufficio di Babbo Natale (non nell’Artico,eh)



Come in The Metropolites, la signora Babbo Natale appare in un sogno dell’autore Eugene C. Gardner nel suo articolo “A Hickory Back-Log” nella rivista Good Housekeeping (1887), con una descrizione ancora più dettagliata del suo vestito:

Era vestita per viaggiare e per ripararsi dal freddo. Il suo cappuccio era grande e rotondo e rosso ed era abbellito con un nodo di nastro verde. Il suo aspetto generale non era diverso da quello fino ad allora immaginato L’ampio volant bianco del suo berretto di pizzo sporgeva diversi centimetri oltre la parte anteriore del cappuccio e si agitava avanti e indietro come le singole foglie di un grande papavero bianco
Il suo mantello a quadri di colore brillante arrivava fino al pavimento. Il suo braccio destro sporgeva attraverso una fessura verticale al lato del mantello e teneva in mano un foglio di carta coperto di figure. Il braccio sinistro, sul quale portava un grande cesto era nascosto dalle ampie pieghe dell’abito. Il suo volto era acuto e nervoso, ma buono


Dal 1889, la signora Claus è stata raffigurata nei media come una donna anziana, abbastanza robusta, gentile e dai capelli bianchi che prepara i biscotti da qualche parte sullo sfondo del mitico Babbo Natale.

A volte assiste nella produzione di giocattoli e sorveglia gli elfi di Babbo Natale.

A volte viene raffigurata da giovane con i capelli rossi.

Di solito viene raffigurata con un vestito di pelliccia rossa o verde.

La sua ricomparsa nei media popolari negli anni ’60 è iniziata con il libro per bambini How Mrs. Santa Claus Saved Christmas, di Phyllis McGinley.

Oggi, la signora Claus è comunemente vista nei cartoni animati, sui biglietti d’auguri, in soprammobili come ornamenti per l’albero di Natale, bambole ,e nei libri di storia, nelle recite scolastiche stagionali e nelle sfilate, in un grande magazzino “Santa Lands” come personaggio vicino al Babbo Natale sul suo trono.trono, nei programmi televisivi e nei film d’animazione e d’azione che trattano del Natale e del mondo di Babbo Natale.

La sua personalità tende ad essere abbastanza coerente; di solito è vista come una donna calma, gentile e paziente, spesso in contrasto con Babbo Natale stesso, che può essere troppo esuberante.

In film più recenti come la serie The Santa Clause, Fred Claus, e la serie The Christmas Chronicles, la signora Claus non è sempre rappresentata secondo lo stereotipo dell’anziana dai capelli bianchi, ma talvolta appare più giovane di Babbo Natale.

Nel caso di The Christmas Chronicles, questo è vero nonostante il fatto che Goldie Hawn, nota per mantenere il suo aspetto biondo e giovanile, abbia in realtà sei anni in più di Kurt Russell che interpreta Babbo Natale.

La signora Claus si allontana ancora di più dallo stereotipo in film più recenti, come il film di Mel Gibson del 2020 Fatman, dove è una donna di colore interpretata da Marianne Jean-Baptiste.

Fonti:

Mrs. Claus – Wikipedia

Mamma Natale: chi è e come sfruttarla al tuo evento! – Vero Babbo Natale

amore.autostima · anima e corpo · armonia · Astrologia · astronomia · Comunicazione · cultura · Energia · eventi · evoluzione · futuro · Pace · punti di vista · Religione · stagioni · Testimonianze · umanità · usanze

* Con il solstizio invernale la luce riprende gradualmente il suo dominio sul buio fino al solstizio estivo… come ogni anno…come ogni ciclo delle stagioni da eoni a eoni…


solstizio-inverno-2012

Solstizio d’inverno: 21 dicembre 

In termini astronomici, in questo periodo il sole inverte il proprio moto nel senso della “declinazione”, cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima.

Si verificano cioè la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno.

Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta.

Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo.

Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e “invincibile” sulle stesse tenebre. E proprio il 25 dicembre sembra rinascere, ha cioè un nuovo “Natale”.

Tre giorni dal 21 al 25 dicembre.

Tre giorni di buio apparente quindi occorrono perchè il Sole torni a mostrarsi visivamente a risplendere come fonte di ogni vita in cammino verso il nuovo ciclo dell’anno.

Ogni anno il Solstizio invernale appare come una fine e una rinascita. La fine dell’anno passato e l’inizio del nuovo. E questo è il ciclo della Vita.

Le genti dell’ antichitá si consideravano parte dei fenomeni della natura che ritenevano l’espressione nella vita terrestre dei grandi cicli del cosmo.

Al centro di questi cicli c’era l’astro che scandiva il ritmo della giornata, la “stella del mattino” che determinava i ritmi della fruttificazione e che condizionava tutta la vita dell’uomo. Temere che il sole non sorgesse più, vederlo perdere forza d’inverno riducendo sempre più il suo corso nel cielo, era un’esperienza che minacciava la vita di ogni regno di natura.

Così celebravano riti per assicurare la rigenerazione del sole e si accendevano fuochi per sostenerne la forza e per incoraggiare la rinascita e la ripresa della sua marcia trionfale.

celebrazioni-pagane

Questo avvenimento iniziò ad essere celebrato dai nostri antenati, ad esempio presso le costruzioni megalitiche di Stonehenge, in Gran Bretagna, di Newgrange, Knowth e Dowth, in Irlanda o attorno alle incisioni rupestri di Bohuslan, in Iran, e della Val Camonica, in Italia, già in epoca preistorica e protostorica.

Esso, inoltre, ispirò il “frammento 66” dell’opera di Eraclito di Efeso (560/480 a.C) e fu allegoricamente cantato da Omero (Odissea 133, 137) e da Virgilio (VI° libro dell’Eneide).

Quello stesso fenomeno, fu invariabilmente atteso e magnificato dall’insieme delle popolazioni indoeuropee: i Gallo-Celti lo denominarono “Alban Arthuan” (“rinascita del dio Sole”); i Germani, “Yulè” (la “ruota dell’anno”); gli Scandinavi “Jul” (“ruota solare”); i Finnici “July” (“tempesta di neve”); i Lapponi “Juvla”; i Russi “Karatciun” (il “giorno più corto”)”. (1)

Durante queste feste venivano accesi dei fuochi (usanza che si ritrova nella tradizione natalizia di bruciare il ceppo nel camino la notte della vigilia) che, con il loro calore e la loro luce, avevano la funzione di ridare forza al sole indebolito.
Spesso questi rituali avevano a che fare con la fertilità ed erano quindi legati alla riproduzione. Da qui l’usanza, nelle antiche celebrazioni, di danze e cerimoniali propiziatori dell’abbondanza e in alcuni casi, come negli antichi riti celtici e germanici, ma anche romani e greci, di accoppiamento durante le feste.

post-yule-pyre5

Presso i celti era in uso un rito in cui le donne attendevano, immerse nell’oscurità, l’arrivo della luce-candela portata dagli uomini con cui veniva acceso il fuoco, per poi festeggiare tutti insieme la luce intorno al fuoco.

Yule, o Farlas, è insieme festa di morte, trasformazione e rinascita.

Il Re Oscuro, il Vecchio Sole, muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce dall’utero della Dea: all’alba la Grande Madre Terra dá alla luce il Sole Dio.
La Dea è la vita dentro la morte, perche’ anche se ora è regina del gelo e della oscuritá, mette al mondo il Figlio della Promessa, il Sole suo amante, che la rifeconda riportando calore e luce al suo regno.

I solstizi possono anche leggersi come portali energetici, passaggi dimensionali per nuovi cambiamenti : ”il portale degli uomini”, corrispondente al solstizio d’estate, mentre il solstizio d inverno e’ ” la porta verso il divino”.

Il Solstizio d’Inverno corrisponde alla presa di coscienza della propria spiritualità, come uscita nella luce. Un fascio di luce che penetra da un’apertura nel tetto della “caverna” e che genera quell’illuminazione di riflesso, descritta anche dal mito della caverna sacra di Platone e la cui fonte è il “Sole Intellegibile”.

La rinascita solare rappresenta il simbolo della rigenerazione cosmica, e il Sole e la Luce sono associati all’idea d’immortalità dell’uomo, che rinnova la sua nascita spirituale, verso una maggiore acquisizione della sua consapevolezza, nelle notti del solstizio d’inverno.

E’ il momento in cui, quando la notte ed il buio sembrano prevalere e sovrastarci, è necessario mantenere accesa la fiamma della Coscienza, che al mattino con la Luce ci spingerà a nuove e potenzianti scelte per realizzare i nostri obbiettivi.

Questa è l’opportunità che ogni anno si rinnova nei “ tre giorni di buio” del solstizio invernale.

nascita-del-bambino-solare

Regina del Sole, Regina della Luna
Regina dei corni, Regina dei fuochi
Portaci il Figlio della Promessa.
E’ la Grande Madre che Lo crea
E’ il Signore della Vita che è nato di nuovo!
L’oscurità e la tristezza vengono messe da parte
quando il Sole si leva di nuovo!
Sole dorato, delle colline e dei campi,
illumina la Terra, illumina i cieli,
illumina le acque, accendi i fuochi!!
Questo è il compleanno del Sole,
io che son morto, oggi son di nuovo vivo.
Il Sole bambino, il Re nato in inverno!

(canto tradizionale tratto da “La danza a spirale” di Starhawk)

Leggi anche:

Solstizio d’inverno ” Sol Invictus”

Chiamata per il solstizio d’inverno

amore.autostima · anima e corpo · armonia · Comunicazione · cultura · donne · eventi · Leggere · Natale · Pace · stagioni · stare bene · Testimonianze · usanze

* Lucia, portatrice di Luce, colei che libera dal velo dell’illusione

Lucia, intesa come portatrice di luce, portatrice di nuova vita. Colei che libera dal velo dell’illusione, dal velo di maya. Velo che separa gli esseri dalla conoscenza/percezione della realtà.

Il 13 dicembre si celebra santa Lucia, una festivita’ particolarmente sentita nel nord Europa, specie in Svezia, anche se Lucia ha origini siciliane.

La tradizione cristiana che celebra santa Lucia si inserisce su culti preesistenti e rituali legati al culto della terra e a quello del sole, su un calendario che ha subito molte traversie fino ad arrivare ai giorni nostri.

Prima della modifica del calendario da parte di Papa Gregorio XIII, il 13 dicembre era considerato il giorno piu’ corto con la notte piu’ lunga dell’anno, da qui il famoso detto “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia” ed era celebrato come il solstizio d’inverno. 

L’assenza di luce perche’ in questo periodo dell’anno il sole tramonta prima, l’assopimento della natura, la caduta delle foglie e l’inasprimento del clima dominato dal freddo, tutto richiamava il concetto della fine della vita e quindi, nelle culture antiche legate all’agricoltura e ai cicli della natura, la paura della morte.

I sacerdoti depositari dei saperi astronomici sapevano anche che da quel giorno in poi le giornate si sarebbero allungate e che, nonostante il rigore della stagione invernale, sotto la neve, i semi stavano preparandosi alla prossima rinascita mentre alberi come l’abete e piante sempreverdi come il vischio e l’agrifoglio potevano significare la capacita’ di resistere alle intemperie e la vitalita’ della natura.

Cosi’ furono istituite celebrazioni che coinvolgevano tutta la comunita’ per assicurarsi il ritorno del sole, per celebrare la luce, per ingraziarsi la natura e fugare ogni timore delle tenebre. 

In questo contesto si colloca la festa di Santa Lucia, una giovane cristiana vissuta nel V secolo.

Gia’ il suo nome deriva dal latino lux traducibile con luce, e’ un richiamo fortissimo alle antiche usanze di offrire una giornata di riti e festivita’ per scongiurare l’espansione delle tenebre e del buio.

La santa viene raffigurata spesso come una giovane fanciulla, con una corona di candele, specie nell’iconografia nordica, mentre essendo una martire nell’iconografia mediterranea oltre a portare una palma, simbolo del martirio, nell’altra mano sostiene una patena con degli occhi.

Secondo la tradizione e la leggenda, la santa stessa se li strappo’ gettandoli ai piedi di un pretendente, diventando anche la patrona della vista. 

Gli occhi di santa Lucia, sono un simbolo molto importante, dunque perche’ indicano la capacita’ di vedere, si sapersi orientare e sono un richiamo spirituale alla saldezza e all’illuminazione.

Per i nativi americani attraverso l’occhio si puo’ catturare l’anima di una persona, per questo non guardano mai direttamente nell’obiettivo delle macchine fotografiche. 

Per gli indu’ il terzo occhio e’ il simbolo di Shiva, che tutto distrugge che tutto purifica, l’occhio dell’onniscenza capace di vedere oltre la manifestazione della realta’ fenomenica.

Anche nel buddismo la raffigurazione degli occhi del Buddha rappresenta la sua onniscienza, di solito sono dipinti sulle quattro pareti esterne degli stupa.

Per gli egiziani era l’occhio all’origine del mondo e anche il dio Ra ha un occhio sulla fronte, perche’ grazie all’organo della vista la realta’ diventa possibile e si percepisce; cosi’ come Platone definisce l’occhio il simbolo dell’anima e della visione interiore.

Su questo concetto si basa anche la tradizione della chiaroveggenza collegata spesso con la cecita’ fisica, per esempio il dio Odino rinuncia ad un occhio per  bere alla fonte di Mimir e acquisire quindi la conoscenza, la stessa sorte che tocca ad Omero, capace di raccontare le storie e le leggende degli eroi greci e delle loro divinita’ ma solo perche’ guidato dalla luce interiore.

Bisogna anche stare attenti al potere della vista, chi non e’ preparato, chi osa alzare lo sguardo sfidando cio’ che la divinita’ consente rischia di perdere la propria vita e l’occhio si trasforma nel veicolo di morte.

Nella tradizione mitologica greca, per non essere trasformati in una statua di sale non si doveva guardare Medusa negli occhi, e un episodio nella Bibbia riporta lo stesso ammonimento, la moglie di Lot durante la fuga, si gira a guardare la distruzione di Sodoma e Gomorra contravvenendo ad un ordine divino e all’istante si tramuta in una statua di sale.

Gli occhi sono un’importante allegoria e un segno anche nel mandala.

L’occhio e’ un mezzo per entrare in contatto con la realta’ sia quella esteriore sia quella interiore.

Guardando la sua forma, l’occhio stesso e’ un mandala, considerando la forma della pupilla con un punto al centro, mentre la sua forma allungata ricorda quella della mandorla.

Secondo C. G. Jung e’  “prototipo del mandala” (citazione da S. Fincher, Mandala).

Quando in un nostro mandala sono presenti piu’ occhi, possono esprimere la nostra sensazione di essere osservati dagli altri e quindi giudicati, piuttosto, potrebbero esprimere il nostro di giudizio sul mondo esterno.

Gli occhi sono anche lo schermo sul quale proiettiamo i nostri sentimenti e le resistenze, quindi cio’ che riceviamo dall’esterno e’ sicuramente influenzato in maniera non obiettiva dai nostri sentimenti.

Un verso del Talmud contiene un concetto che all’incirca dice che non guardiamo le cose come sono, ma come noi le vediamo secondo l’inclinazione del nostro cuore.  Quando nel mandala l’occhio e’ uno e posizionato al centro, di solito indica che siamo molto in contatto con noi stessi e con il nostro “Io”, potrebbe anche essere che stiamo ricevendo conoscenze e “illuminazione” per altre vie superiori a quella fenomenica.

Indica che siamo connessi con la nostra spiritualita’ e il nostro se’ piu’ profondo. 

Fonte:

http://www.mandalaweb.info/approfondimenti/news/ilmandalaegliocchidisantalucia

anima e corpo · armonia · arte · Comunicazione · cultura · donne · eventi · Leggere · punti di vista · Religione · Riflessioni · Testimonianze · usanze

* Perchè siam donne: L'(immacolata) concezione

L’ (IMMACOLATA) CONCEZIONE

Il concetto dell’immacolata concezione di Gesù sta al centro della tradizione cristiana ortodossa.
Ciò nonostante viene menzionato soltanto in due dei quattro Vangeli e in nessun altro testo del Nuovo Testamento.
Marco dice…..”
ecco  la Vergine sarà gravida e partorirà un figlio, il quale sarà chiamato Emmanuele, il che interpretato vuol dire: Dio con noi…”
Si fa riferimento ad una profezia di Isaia che fece nel 735 a.C. , per ingraziarsi l‘ allora Re  di Gerusalemme Araz.
Ma nulla fa pensare che si riferisse alla nascita di Gesù 700 anni dopo.
Inoltre Maria e Giuseppe chiamarono il loro figlio Gesù ( in ebraico Yehoshua)
Anche l’interpretazione del testo evangelico non è esatta: infatti la parola semitica tradotta come “vergine” è almah, che significa semplicemente  “giovane donna”,  mentre in latino la parola  “ virgo “  significa  “ nubile ” .
La verginità fisica attribuita a Maria diviene ancora più incredibile riguardo alla dogmatica asserzione cattolica che ella rimase sempre vergine.
Nei Vangeli viene confermato che Maria ebbe altri figli, e Gesù viene citato come il “primogenito”, e i suoi fratelli erano Giacomo, Iosa, Simone e Giuda, e anche delle sorelle.
Le scritture dicono che Gesù era un “
Nazareno”, ma questo non vuol dire che venisse dalla città di Nazareth, la cui effettiva esistenza non è mai stata provata.
Giovanni Battista e il fratello di Gesù, erano Nazareni, individui ascetici , vincolati da rigidi voti durante periodi stabiliti, come nel caso di Mosè.
All’epoca di Giuseppe e Maria, i Nazareni erano affiliati alla
comunità Essena di Qunram.

LA COMUNITA’ ESSENA DI QUNRAM .

La comunità osservava alcune severe regole disciplinari in rapporto al fidanzamento e al matrimonio dinastico.
Queste regole erano molto definite e imponevano una vita di castità eccetto che per la procreazione di figli solo ad intervalli stabiliti.
Tre mesi dopo la cerimonia del fidanzamento, aveva luogo un “ Primo Matrimonio” ufficiale con l’unzione degli sposi, che segnava l’inizio degli sponsali  nel mese di settembre.
Dopo di che erano permessi rapporti fisici, ma soltanto nella prima metà di dicembre.
Scopo di questa limitazione era assicurare che un’eventuale nascita messianica avvenisse in settembre, mese dell’Espiazione.  Se la sposa non concepiva i rapporti intimi erano sospesi fino al dicembre successivo e così via.
Una volta che la sposa in prova aveva concepito, veniva celebrato un “Secondo Matrimonio” con unzione per legalizzare l’unione.
Tuttavia la sposa era ancora considerata una
almah, giovane donna, fino al compimento del Secondo Matrimonio, che non veniva celebrato fino a che lei non era in cinta di tre mesi.
Questo rinvio era stato stabilito in previsione di un possibile aborto.
I Secondi Matrimoni avevano quindi luogo nel mese di marzo.
Quindi Maria poteva benissimo essere la moglie di Giuseppe e allo stessa tempo una
almah.
Ma Maria rimase in cinta mentre stava trascorrendo un periodo di prova come donna sposata  della gerarchia dinastica, un periodo nel quale erano proibiti i rapporti sessuali, e Giuseppe ebbe bisogno di avere l’approvazione del sommo sacerdote Abiatar , il designato Gabriele.
Dal tempo di re Davide, la dinastia di Abiatar era insediata nell’alta gerarchia ecclesiastica.
Oltre ai tradizionali titoli sacerdotali, gli Esseni conservavano anche i nomi degli arcangeli del Vecchio Testamento nella loro struttura governativa.
Quindi , secondo l’ordine gerarchico, sotto al gran sacerdote “
Arcangelo Michele “ era il sacerdote “Angelo Gabriele”, che era anche l’Angelo Ambasciatore del Signore.

Così si spiega l’episodio dell ”Annunciazione”, dove si racconta che a Maria viene annunciata la nascita di Gesù dall’Angelo Gabriele.
In realtà si trattò di una conferma da parte di un alto sacerdote, che aveva il grado di Angelo Gabriele, nella
gerarchia degli Esseni.
E questo permesso fu dato perchè Giuseppe era un diretto discendente di Re Davide e suo figlio avrebbe preso posto nella discendenza regale, quindi non poteva essere  abbandonato come un qualsiasi figlio illegittimo.
Dopo questa dispensa a Giuseppe sarebbero state applicate di nuovo le regole normali: prima fra tutte quella che nessun contatto fisico era permesso tra marito e moglie fino alla nascita del bambino.
Intanto le regole erano state infrante e Maria dette alla luce Gesù nel momento sbagliato dell’anno: domenica 1 marzo del 7 a.C.
Così Maria non solo concepì come
almah, ma partorì anche come tale prima del Secondo  Matrimonio.

continua….: ” Le Marie :Lo sposo e la sposa “

Fonti:

Robert Graves ” La dea Bianca” Adelfi Edizioni

Edoardo Schurè : ” I grandi iniziati” Edizioni Laterza

Illustrazioni : Antonello da Messina / Dante Gabriele Rossetti