*La buona notizia del venerdì: Notre Dame: dopo l’incendio la ricostruzione grazie ad Assassin’s Creed

Per riportare la cattedrale a come la ricordiamo passeranno anni.

Per l’opera di ricostruzione e restauro della cattedrale alla quale tutti stanno pensando in queste ore potrebbe venire in aiuto il mondo dei videogiochi: una versione di Notre Dame fedele all’originale è infatti presente in uno degli episodi della saga di Assassin’s Creed, ricreata dagli artisti di Ubisoft.

Per riportare la cattedrale di Notre Dame al suo splendore dopo l’incendio che l’ha devastata in queste ore potrebbero volerci decenni, anche se fortunatamente alcuni esperti sembrano fiduciosi sulla fattibilità di un’opera di restauro.

Un grande aiuto in questo senso potrebbe arrivare dal mondo della tecnologia e anche da quello dei videogiochi; in particolare dalla serie Assassin’s Creed, all’interno della quale si cela una replica decisamente realistica della cattedrale al momento perduta.

Fin da quasi subito la saga di videogiochi prodotta da Ubisoft si è distinta per l’accuratezza con la quale ritraeva i luoghi storici che le hanno fatto da ambientazione: dalla Firenze del Rinascimento all’Egitto del 49 avanti Cristo, passando per innumerevoli epoche e capitali mondiali, tra le quali figura appunto anche Parigi.

L’ottavo capitolo della saga, Assassin’s Creed: Unity, è uscito nel 2014, è ambientato nella capitale francese nella seconda metà del Settecento e tra le vie della città virtuale ospita una raffigurazione fedele proprio della cattedrale di Notre Dame.

Lo storico monumento, come tutti gli elementi di rilevanza culturale o paesaggistica all’interno della serie, ha ricevuto un’attenzione particolare dai designer del gioco; una di loro in particolare ha passato circa due anni a ricreare in 3D l’aspetto della cattedrale, dentro e fuori.

l lavoro di Caroline Miousse – l’artista che si è occupata della digitalizzazione dell’edificio – è stato quindi immenso .

Due anni passati a catalogare in maniera certosina ogni angolo, muro e finestra della cattedrale e lavorando con diversi storici per assicurarsi di ricreare appieno le atmosfere della chiesa durante la rivoluzione francese.

Il titolo inoltre fu il primo lanciato per le console di attuale generazione, motivo per cui la società dovette faticare più di quanto non avesse mai fatto per dare risalto a dettagli grafici che fino a pochi anni prima non sarebbe stato possibile trasporre in video.

E anche se la versione dipinta nel gioco risale a tre secoli fa, non mancano rappresentazioni virtuali più recenti.

Nel 2015 infatti — stanno facendo notare in queste ore alcune testate online — lo storico dell’arte recentemente scomparso Andrew Tallon aveva effettuato una scansione tridimensionale a mezzo laser dell’intera struttura: le sue rilevazioni prevedevano l’utilizzo in serie di treppiedi e macchinari che emettessero fasci di luce e ne registrassero i tempi di ritorno per costruire una mappa tridimensionale della cattedrale sotto forma di punti. Le misurazioni hanno un margine di errore di 5 millimetri e potrebbero servire per l’opera di ricostruzione e restauro a cui tutti ora stanno pensando.

Fino al 25 aprile sarà possibile scaricare gratuitamente Assassin’s Creed Unity per PC per godersi virtualmente la bellezza della cattedrale di Notre Dame. Ubisoft si aggiunge all’elenco dei donatori con 500mila euro

https://tech.fanpage.it/ricostruire-notre-dame-grazie-ad-assassins-creed/

https://games.fanpage.it/assassin-s-creed-unity-gli-sviluppatori-hanno-impiegato-due-anni-per-ricostruire-notre-dame/

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https://lauracarpi.wordpress.com/2011/07/03/facciamo-finta-che-2/

* Pioggia e sole uguale arcobaleno

Imparare dalla pioggia?

La pioggia ci insegna che dobbiamo imparare a essere flessibili e ad adattarci ai cambiamenti.

Ci avevate mai pensato?

Gli elementi della natura hanno delle lezioni di vita importanti da trasmetterci.

Come gli alberi ci insegnano la resilienza, così la pioggia ci trasmette la flessibilità e la capacità di adattamento. Dovremmo imparare ad imitare la pioggia e ad essere come una goccia d’acqua che sa che la propria forma non sarà sempre la stessa.

Prima di diventare un insieme di gocce d’acqua la pioggia è stata forse acqua di mare, poi si è trasformata in vapore acqueo per diventare una nuvola e infine eccola di ritorno nel mare, in un lago, in un fiume o sul terreno con il primo temporale.

Alcune persone non amano molto i giorni di pioggia perché li trovano grigi, tristi e noiosi oppure complicati da affrontare a causa del malumore e degli ingorghi che si aspettano di trovare per strada a causa del traffico

La pioggia è da secoli una fondamentale fonte di ispirazione per poeti e scrittori. Secondo Sylvia Plath, famosa poetessa statunitense, la maggior parte delle poesie scritte nel mondo sono nate proprio in un giorno di pioggia.

Proprio la pioggia spesso è una fonte di ispirazione, non solo nella poesia ma anche nella vita, perché ci costringe al cambiamento o ci conduce verso di esso. Quali opportunità sono nate, ad esempio, da quella gita annullata a causa della pioggia? Lo ricordate?

Possiamo definire la pioggia come una maestra di cambiamento. Non sempre è facile cambiare in meglio se stessi e aprirsi al nuovo, ma possiamo sempre provarci.

La pioggia ci insegna a lasciare andare ciò di cui non abbiamo più bisogno. L’acqua che scorre è un simbolo di liberazione.

Possiamo fermarci ad osservare la pioggia e immaginare che ogni goccia porti via con sé una difficoltà, una preoccupazione che abbiamo trascinato troppo a lungo o una paura che ci sta bloccando.

Possiamo anche immaginare le gocce di pioggia come una serie di lacrime, come un simbolo della tristezza che ci sta tenendo compagnia e che ha qualcosa di importante da insegnarci prima che se ne vada. Quando piove se ci sentiamo tristi o malinconici diamoci il permesso di piangere e di lasciarci andare per esprimere le nostre emozioni

Non dimentichiamo che la pioggia non ha soltanto degli aspetti apparentemente negativi. Infatti la pioggia sotto forma di gocce d’acqua nutre il terreno, le piante e la natura. Dunque è anche un simbolo di fertilità, di crescita e di rigenerazione.

 

Se non abbiamo nessuna voglia di uscire di casa durante un fine settimana di pioggia possiamo comunque decidere di trascorrere dei momenti a leggere o a meditare nella nostra casa in modo che il weekend sia comunque proficuo e non in qualche modo rovinato dal clima.

Infine, non è detto che un giorno di pioggia debba essere deprimente.

La pioggia infatti può insegnarci il valore dell’ottimismo. Le tempeste non possono durare per sempre e questa è una grande metafora della vita.

Solo dopo la pioggia il sole, quando arriva, sembra ancora più splendente e può portare con sé l’arcobaleno per sorprenderci.

 

 

https://lauracarpi.wordpress.com/2015/03/23/a-a-arcobaleno-cercasi-2/

https://www.greenme.it/vivere/mente-emozioni/22361-pioggia-insegnamenti

https://lauracarpi.wordpress.com/2010/10/03/e-la-pioggia-che-va/

* La buona notizia del venerdì: “The message is the bottle” non è solo una canzone ! E’ l’iniziativa delle borracce di Roma Tre

 

 

A Roma Tre sono state distribuite 30.000 borracce di acciaio per evitare che circa 10mila bottigliette di plastica vengano utilizzate al giorno
Ogni giorno nell’Università di Roma Tre vengono consumate circa 10mila bottigliette di plastica. Una cifra allarmante dato l’impatto crescente della plastica sul nostro pianeta.

Per questo motivo è nata l’iniziativa “The message is the bottle”: nell’ateneo capitolino vengono distribuite agli studenti in modo gratuito 30.000 borracce di acciaio inossidabile per l’acqua. 

Un modo per sensibilizzare e per far comprendere che la questione della plastica è davvero una faccenda seria, che tutti noi possiamo arginare con delle semplici precauzioni e azioni.

 

Prendendo spunto dalla celebre canzone dei Police, Message in a bottle, l’iniziativa di Roma Tre è un efficace modo per dare l’esempio agli studenti, e non solo, su come contribuire al benessere dell’ambiente partendo da una semplice e quotidiana abitudine: smettere di utilizzare bottigliette di plastica in favore delle borracce di acciaio, più green ed ecologiche.

30.000 borracce di acciaio sono state distribuite agli studenti, in modo da risparmiare circa 10.000 bottigliette di plastica al giorno.


Sostenitori dell’iniziativa sono Neri Marcorè, il direttore di Greenpeace Italia Giuseppe Onufrio, la Iena Giorgio Romiti e la prof.ssa Alicia Acosta, docente di Ecologia presso il Dipartimento di Scienze Biologiche di Roma Tre.

Afferma il rettore dell’Università Luca Pietromarchi:

L’università ha la missione di pensare al futuro dei suoi studenti. Roma Tre questo futuro lo vuole pensare più sostenibile e più pulito

 

 

La plastica è il materiale maggiormente utilizzato nel mondo perché è economico, duttile, pratico, ma i danni che sta arrecando al nostro pianeta è immenso: basti pensare al disastro dei mari e degli oceani, in cui la flora e la fauna lottano ogni giorno per sfuggire a una trappola di plastica.

Essendo un materiale non biodegradabile, la natura impiega quasi cinquecento anni a disintegrare una bottiglietta di plastica: è tristemente nota la Pacific Trash Vortex, l’Isola di Plastica che ha le dimensioni di 10 milioni di chilometri, pari alla superficie degli Stati Uniti d’America.

A partire dagli anni 50 sono stati prodotti oltre 8 miliardi di tonnellate di plastica, pari al peso di 47 milioni di balene blu (Greenpeace).
Nel processo di produzione e distribuzione delle bottiglie di plastica intervengono vari fattori nocivi per l’ambiente: infatti per produrre 1 Kg di PET, con cui vengono realizzare 25 bottiglie da 1,5 litri, sono richiesti 17% di acqua e 2 Kg di petrolio. A questo si aggiunge anche l’emissione di anidride carbonica pari a 265.000 tonnellate.
In pratica una bottiglietta di plastica emette tanta anidride carbonica quanto ne emette un’automobile per fare un chilometro. (BioEcoGeo)

https://libreriamo.it/news/cosa-ci-insegna-iniziativa-borracce-roma-tre/?

https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2019-01-16/trenta-multinazionali-dichiarano-guerra-contro-plastica-mari–152218.shtml?uuid=AExr7YGH

https://www.curioctopus.it/read/20741/un-ex-avvocatessa-costruisce-case-con-bottiglie-di-plastica-per-le-persone-che-non-possono-permettersi-i-mattoni?I

http://www.iuav.it/NEWS—SAL/comunicati/2018/Message-in-a-bottle.doc_cvt.htm

* E che dire del pianeta Urano nel segno del Toro…

Per migliaia di anni si è pensato che Saturno fosse l’ultimo pianeta del sistema solare, ma nel 1781 William Herschel scoprì Urano, in maniera del tutto casuale e inaspettata; e questa scoperta coincise con un periodo storico di grandi rinnovamenti sociali, economici e politici, tra due grandi rivoluzioni, quella americana e quella francese.

Quindi questo già ci dice che è il pianeta delle rivoluzioni, dei cambi radicali, dell’imprevisto, della rottura degli schemi e delle strutture esistenti, al fine di permettere al nuovo di entrare.

Effettivamente, mentre gli altri pianeti ruotano su un asse orizzontale attorno ad un asse verticale, Urano ha un equatore più o meno verticale che ruota su un asse orizzontale, facendoci capire che vuole rompere le regole del gioco, mostrandoci che esiste sempre un ulteriore punto di vista, chiedendoci di abbandonare le nostre sicurezze e riscoprire il nostro essere. E il suo simbolo ricorda un’antenna che punta verso il cielo, sintonizzandosi su ciò che ancora non, pronta a catturare il nuovo.

Urano è il primo dei pianeti transaturniani, che nell’astrologia umanistica vengono considerati trascendenti, ossia strettamente legati all’evoluzione individuale e collettiva.

Ogni circa sette anni si sposta di segno e il suo ciclo di rivoluzione dura 84 anni (dopo 84 anni torna esattamente dove si trovava al momento della nostra nascita), quindi è l’ultimo pianeta che può completare la sua rivoluzione nell’arco di una vita umana.

Per questo i pianeti lenti sono anche definiti generazionali: la loro posizione persiste per anni in un segno influenzando ed evidenziando i cambiamenti della collettività.

Mentre Saturno, secondo la psicologia astrologica, ha a che fare con la formazione dell’Io, Urano è il collegamento tra la psiche individuale e quella collettiva.

Negli anni scorsi Urano si trovava nel segno dell’Ariete, il segno dell’ “io sono”, quindi ci ha spinto a ricercare noi stessi; ma ora in Toro ci chiede di superare i nostri limiti personali, di diventare ciò che abbiamo scoperto di essere, di arrenderci a ciò che siamo, accettandoci senza più scuse.

Ovviamente per ognuno di noi l’impatto sarà diverso a seconda della nostra carta natale, ma a livello collettivo  metterà in gioco il tema dei valori personali, delle sicurezze materiali (denaro e beni materiali) e di quelle affettive.

Ci chiede di lasciar morire quelle parti che non sono più funzionali dentro di noi e nelle nostre vite, per cui potremo sentirci smarriti: la transizione da un vecchio schema di vita ad uno nuovo ci mette letteralmente in crisi (e la parola “crisi” viene dal greco “krisis”, che significa “scelta, decisione”, e dal verbo “krino”, che significa “distinguere, giudicare”); crolleranno delle certezze e, fintanto che non ne avremo costruite di nuove, le nostre fondamenta potrebbero vacillare, facendoci sperimentare ansia, paura, irritazione, inadeguatezza. In fin dei conti le trasformazioni riguardano non solo la realtà fisica, ma anche quella emotiva; però quanto più resistiamo a questi cambiamenti, tanto più il transito lo vivremo in modo negativo, quindi cerchiamo di fluire con queste energie di rinnovamento, ricordandoci che il cambiamento è lo strumento che ci permette di essere la piena manifestazione di ciò che siamo e da cui ci siamo allontanati.

Cosa siamo venuti a fare qui? Cosa siamo chiamati a condividere con il mondo? Urano ci chiede di metterlo in atto, e la sua posizione nel nostro tema natale, più la sua relazione con gli altri pianeti, ci indicano cosa siamo chiamati a fare in questa vita.

E se ci rendiamo conto che ciò che stiamo facendo non corrisponde a ciò che siamo venuti a fare, questo è il momento di cambiare; perché se non lo facciamo noi, Urano troverà comunque il modo, ma probabilmente non sarà un cambiamento lieve.

Quindi apriamoci all’opportunità di raggiungere e provare qualcosa di completamente nuovo, di camminare su strade mai percorse prima; osiamo, usciamo dalla nostra zona di comfort e cerchiamo ciò che veramente ci nutre.

Ricordiamoci che abbiamo anche Chirone in Ariete, e lui è il ponte tra il vecchio e il nuovo, quindi non abbiamo più scuse, questo è il momento di essere autentici, liberi dai condizionamenti e dalle imposizioni.

Ahava, Francesca Zangrandi

https://www.quintadimensione.net/urano-in-toro/?fbclid=IwAR3m0QQrTuHdt90Q5sKnBTJJdPH7V-HRFugucrlEQXjKKgQlVj8t0Yx6F-4

il segreto del cambiamento è nel concentrare tutta la tua energia nel costruire il nuovo, non nel combattere il vecchio.

Socrate

* Hai mai pensato di aver scelto i tuoi genitori prima di venire al mondo? 

 

Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. E’ il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto. È lui dunque il portatore del nostro destino.
Secondo Plotino (205-270 d.C.), il maggiore dei filosofi neoplatonici, noi ci siamo scelti il corpo, i genitori, il luogo e la situazione di vita adatti all’anima e corrispondenti, come racconta il mito, alla sua necessità. Come a dire che la mia situazione di vita, compresi il mio corpo e i miei genitori che magari adesso vorrei ripudiare, è stata scelta direttamente dalla mia anima, e se ora la scelta mi sembra incomprensibile, è perché ho dimenticato.

(cit. tra virgolette tratte da: “Il Codice dell’anima”, James Hillman, ed. Adelphi)

Hai mai pensato di aver scelto i tuoi genitori prima di venire al mondo? 

Premesso che esistono scuole di pensiero diverse nell’ambito della reincarnazione, sono molti gli studiosi e le correnti spirituali che attribuiscono questa scelta alla volontà personale. Che si tratti di scelta individuale, influenzata dalle circostanze e dai comportamenti adottati nelle vite precedenti o da altre presenze non è dato a sapersi. Ma una cosa è certa, perlomeno per chi si occupa di queste tematiche: i nostri genitori sono frutto di una scelta.


A soffermarsi sul tema, fra i molti, lo psicoanalista James Hillman, secondo il quale a contraddistinguere la nostra vita è la ghianda che portiamo dentro, ovvero l’immagine di ciò che siamo davvero, scelta prima di venire al mondo.

Ovvero il nostro destino che, rispetto a quanto si crede, è frutto di una scelta consapevole.

Il concetto in realtà affonda le radici in un passato remoto, basti pensare al mito di Erode “La Repubblica” di Platone. Anche il filosofo neoplatonico Plotino condivideva la teoria, sostenendo che tutti noi scegliamo il corpo, i genitori, il luogo e la situazione di vita adatti all’anima.

In tale ottica la nostra incarnazione è frutto di un destino già presente e questa scelta include, secondo Platone, sia il libero arbitrio che la necessità, le quali finiscono per coincidere.

L’idea che l’anima scelga dove e come incarnarsi ritorna in moltissime filosofie e religioni orientali, a partire dall’Induismo in cui il principio spirituale detto Jiva, che precede la forma fisica, fa la sua comparsa in questo mondo con l’individuo pur non nascendo con esso. Ovviamente la reincarnazione dello Jiva nella condizione umana non è casuale ma frutto del principio di causa effetto secondo la legge del Karma: “raccogliamo ciò che abbiamo seminato. Il buon seme procura buoni frutti; quello cattivo, frutti cattivi. Ogni azione, per piccola che sia, produce effetti sul carattere.”

Il famoso conferenziere Robert Schwartz, è uno fra i tanti sostenitori di questa teoria.

Egli afferma che tutti noi programmiamo preventivamente le nostre esistenze, sfide comprese, per bilanciare il karma e conoscerci meglio:

La programmazione che facciamo prima di nascere è estesa e dettagliata.

Essa include la selezione delle prove della vita ma va ben al di là di essa. Noi scegliamo i nostri genitori (ed essi scelgono noi), dove e quando incarnarci, le scuole che frequenteremo, le case in cui vivremo, la gente che incontreremo e le relazioni che stringeremo.Se qualche volta avete avuto la sensazione di conoscere già una persona appena incontrata, forse eravate nel vero. Quella persona faceva probabilmente parte della vostra programmazione prenatale. Quando un luogo, un nome, un’immagine vi sembrano stranamente familiari la prima volta che li vedete o sentite, si tratta spesso di un vago ricordo di ciò che fu discusso prima dell’incarnazione. In molte sessioni di programmazione usiamo il nome e prendiamo l’aspetto fisico che avremo dopo la nascita. Tali pratiche ci aiutano a riconoscerci l’un l’altro a livello fisico. La sensazione di dèjà vu viene spesso, giustamente, riferita a qualcosa successa in una vita passata, ma molte volte si tratta invece di ricordi delle programmazioni prenatali. Quando entriamo nella dimensione terrestre dimentichiamo tutto e prima di incarnarci sappiamo che subiremo questa amnesia auto indotta. 

Un dato importante è che la personalità è dotata di libero arbitrio. È dunque possibile resistere o accettare le prove della vita.

La Terra è un palco sul quale la personalità realizza o devia dal copione scritto prima della nascita.

Noi scegliamo come reagire se con rabbia e amarezza o con amore e compassione.  Quando riconosciamo che abbiamo programmato le prove della nostra vita la scelta diventa chiara e molto più facile“.

In tale ottica i genitori non sono altro che parte del programma scelto prima di venire al mondo. Gli schemi che ereditiamo da loro sono una sorta di allenamento il cui scopo finale è insegnarci a vivere a modo nostro.

Figli e genitori, quindi, si aiuterebbero reciprocamente a superare sfide, blocchi, ostacoli che in qualche modo li legano. Il fatto di vivere situazioni familiari devastanti o poco piacevoli è solo apparentemente negativo perché in realtà si tratta di una palestra per l’anima, attraverso le cui lezioni possiamo liberarci degli schemi di cui siamo prigionieri, scoprendo i nostri autentici talenti, i punti deboli e le abilità. Spesso è nelle difficoltà che troviamo la forza per cambiare.

Mettendo insieme i vari pezzi, progressivamente scopriamo chi siamo, la nostra vera natura.

Ma per riuscirci è indispensabile comprendere che siamo registi, non semplici vittime della realtà circostante.

Se abbiamo scelto i nostri genitori anziché altri non è un caso, l’abbiamo fatto perché solo con loro avremmo potuto imparare determinate cose in un reciproco scambio di insegnamenti.

Quando invece ragioniamo da vittime, puntiamo il dito contro accusandoli di tutto ciò che non siamo riusciti a realizzare. Certo, non è facile comprenderlo, specialmente se sussistono situazioni complesse, eppure è solo assumendoci la nostra fetta di responsabilità che possiamo cambiare le cose.

Perché solo se ci consideriamo registi della nostra vita riacquistiamo il potere perduto, quello che ci permette di cambiare in meglio.

 

https://www.eticamente.net/49483/sono-i-bambini-a-scegliere-i-propri-genitori.html?fbclid=IwAR1I2tCYVVelG5whsi5kLRez1tH1LPdVxSwfTui6Zvk0g_wer31IYNqDhVw&cn-reloaded=1

*La buona notizia del venerdì: Si fanno i maglioni anche per gli elefanti…succede in India!

Un maglione grande quanto un elefante ? Si può!

 

Nella parte settentrionale dell’India nel villaggio di Mathura  esiste un rifugio per animali che ospita molti elefanti salvati -soprattutto dalle minacce del cambiamento climatico e dai bracconieri-. Per quanto il rifugio si impegni per ricostruire, nel modo più verosimile e naturale possibile, l’habitat di questi animali e il loro clima ideale, l’inverno in quelle zone può essere straordinariamente freddo.

Oltre a rappresentare un pericolo per le persone, il freddo indiano lo è anche per gli elefanti, che non sempre sopportano queste rigide temperature e, anche quando riescono a sopravvivere, riportano quasi sempre malattie o danni di qualche tipo. L’associazione SOS Wildlife Elephant Conservation, in collaborazione con Care Center, ha elaborato una bizzarra soluzione a questo problema.

I volontari di queste due associazioni, infatti, sono arrivati alla conclusione che, per salvare una seconda volta questi elefanti, bisogna fornire loro degli indumenti caldi. E allora, si inizia a lavorare a maglia per i giganti buoni: i volontari realizzano enormi ‘maglioni’ per tenere al caldo i mammiferi. Gli elefanti, infatti, sono i più grandi mammiferi terrestri esistenti e vestirli non è semplice.

Realizzare un solo maglione a misura di elefante richiede ben 4 settimane di tempo.

Tuttavia, i volontari non si lasciano impaurire né demoralizzare e, oltre ad assicurarsi che i loro manufatti risultino caldi e comodi per chi li dovrà indossare, si preoccupano anche che siano colorati, allegri, simpatici e c’è chi parla addirittura di creare una ‘moda degli elefanti’.

Per quanto i volontari siano stati così abili da rendere il lavoro in questione una sorta di passatempo, seppure impegnativo, il progetto nasce da un problema grave e reale.

Infatti, come spiega Kartick Satyanarayan, cofondatore del Care Center, gli elefanti che abitano nel rifugio sono particolarmente sensibili al freddo ed hanno più possibilità di ammalarsi. Ciò è dovuto al fatto di essere cresciuti spesso in cattività o di avere comunque subito, nel corso della loro vita, ripetuti abusi.

La violenza e le condizioni di vita pessime hanno indebolito le difese immunitarie degli animali, che sono così più propensi a contrarre, nella stagione invernale, malattie come la polmonite.

Molti degli elefanti salvati, inoltre, soffrono di artrite, un problema probabilmente dovuto alle stesse cause ed aggravato ogni anno dal freddo.

https://www.supereva.it/lavorate-a-maglia-provate-a-fare-un-maglione-per-elefanti-30964

https://lauracarpi.wordpress.com/2015/03/06/la-buona-notizia-del-venerdi-lavorare-a-maglia-per-coprire-i-pinguini-feriti/

* Il cielo stellato cura le ” malattie “

 


“In Oriente c’era l’usanza di portare i pazienti sul tetto degli ospedali la notte, per far guardare loro le stelle come cura per le malattie mentali. Il cielo stellato ci ricorda la nostra posizione nel creato; uno sguardo all’ordine delle costellazioni riequilibria la mente.”

(Burhanuddin Herrmann)

Ci sono due tipi di medicina: quella degli schiavi e quella degli uomini liberi. Quella per gli schiavi,
SINTOMATICA, prevede la rapida rimozione del sintomo, perché il soggetto possa tornare al più presto al lavoro. Quella per gli uomini liberi, EZIOPATOGENETICA, prevede la conoscenza e la comprensione del sintomo, il suo significato per la salute complessiva del corpo, per l’equilibrio della persona e per la sua famiglia.

(Platone, filosofo greco IV secolo a.C.)