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La buona notizia del venerdì: anche per questo anno il giocattolo sospeso!

L’iniziativa è nata a Napoli nel 2015, fino a diventare il format con il quale è stata poi inventata la spesa sospesa, altra straordinaria catena della solidarietà. 

Il punto di partenza della catena della solidarietà è sempre lo stesso: un piccolo gesto, però di grande potenza, con il quale ci ricordiamo degli altri.

È così nel caso del caffè sospeso, al quale poi sono seguiti tanti altri prodotti acquistati e lasciati a beneficio di chi viene dopo di noi: un pranzo, una pizza, un gelato, l’ingresso in uno stabilimento balneare.

E adesso a macchia d’olio, in tutta Italia, anche il giocattolo sospeso.

Come funziona il giocattolo sospeso? 

Esistono una serie di negozi che vendono giocattoli, libri e prodotti per bambini, ai quali chiunque può rivolgersi per donare.

Poi i regali vengono raccolti dall’amministrazione comunale e distribuiti con la collaborazione della rete delle associazioni di volontariato che assistono le famiglie bisognose.

Si possono donare giocattoli e libri, specie durante le vacanze di Natale e in occasione della Befana, anche online, senza muoversi di casa.

Basta accedere alla piattaforma unpaniereperte, andare nella sezione dedicata ai giocattoli, e procedere con l’acquisto del dono scelto.

Si paga, si compra e si regala: e con un piccolo gesto un bambino sarà felice.

Giocattolo sospeso a Firenze

Un’altra città dive il format del giocattolo sospeso ha avuto un grande successo è Firenze, dove il motore dell’iniziativa sono due donne, Silvana e Laura Dreoni, titolari di un negozio nel quale si vendono giocattoli da quasi un secolo. Anche in questo caso la regia del giocattolo sospeso è nelle mani dell’amministrazione comunale che ha aperto una piattaforma (www.comune.fi.it/giocattolosospeso) dove i commercianti possono iscriversi e partecipare al progetto e i donatori possono conoscere i punti vendita ai quali rivolgersi per fare il loro regalo.  I donatori hanno due possibilità: comprare il giocattolo, che poi i negozianti incartano e consegnano al comune, oppure lasciare dei soldi che sarà sempre l’amministrazione comunale a destinare, per l’acquisto di giocattoli da consegnare a istituti per l’assistenza dei poveri oppure a case-famiglia.

Giocattolo sospeso a Milano

I giocattoli, i libri (compreso il best seller della biografia del calciatore Zlatan Ibrahimovic con il suo autografo), le magliette di giocatori di calcio e di pallacanestro, sono state raccolte a cura della regione Lombardia. Della distribuzione se ne sono occupati i volontari della Croce Rossa e della Lilt, Lega italiana per la lotta contro i tumori.

Giocattolo sospeso a Gorizia

L’amministrazione comunale di Gorizia ha adottato il format napoletano, aggiungendo alcuni dettagli in più per renderlo anche più facile per i donatori. Sono previsti dei buoni di cinque euro ciascuno che i consumatori possono acquistare e destinare al giocattolo sospeso. E nell’elenco dei negozi aderenti all’iniziativa non ci sono soltanto quelli che vendono giocattoli, ma anche librerie, salumerie, e persino qualche barbiere. Nel 2020 sono stati oltre 700 i bambini della città di Gorizia che hanno ricevuto il giocattolo sospeso.

Giocattoli sospesi in Basilicata

A Matera è stato aperto un vero e proprio sportello, presso gli uffici del comune, dove tutti possono lasciare giocattoli , nuovi e usati, per bambini di famiglie bisognose. L’unica condizione è che siano funzionanti. Lo sportello è aperto tutti i giorni, dalle 9.30 alle 13.

Giocattolo sospeso in Italia

Il giocattolo sospeso è una forma di solidarietà a rete diventata sempre più contagiosa. Ecco la lista dei comuni, dove l’iniziativa è attiva con ottimi risultati.

  • Caserta
  • Aosta
  • Pisa
  • Pontedera
  • Frascati
  • Ragusa
  • Reggio Calabria

leggi anche: Riciclo giocattoli, dove si possono donare

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Perchè siam donne: Non si può non ricordare Pippi Calzelunghe, l’antitesi delle eroine stereotipate delle fiabe

Da quel giorno di quasi sessant’anni fa (il 1945 è l’anno di pubblicazione di Pippi) milioni di mamme nel mondo scoprono un’amica: è Astrid Lindgren la “mamma” di Pippi Calzelunghe, una scrittrice che accarezza i sogni di milioni di bambine e le aiuta a farli diventare veri.

Fino ad allora non si era mai vista un’eroina così diversa dagli stereotipati personaggi delle fiabe, principi e principesse, cenerentole e biancanevi , maghe cattive e stregoni buoni.

I capelli arancioni stretti in due trecce rigide che se ne stanno ritte in fuori, di qua e di là dalla testa; il naso a patata spruzzato di lentiggini. E, sotto il naso, la bocca grande, con una fila di denti bianchissimi e forti.

Una bambina così non la vedi tutti i giorni eppure senti che è vera; che ha qualcosa che assomiglia al fondo indomesticato e inespresso che hanno quasi tutte le bambine del mondo. Ha un vestito stranissimo che s’è cucito da sola: la sua idea sarebbe stata farlo blu, ma poi la stoffa non bastava e allora è stata costretta a metterci qua e là delle toppe rosse. Un paio di calze lunghe, una marrone e l’altra nera, copre le sue gambe magre. Le scarpe sono nere, e lunghe esattamente il doppio dei suoi piedi.

Pippi ha nove anni e abita alla periferia di una minuscola città. E’ orfana e vive sola.

Vicino alla sua casa abitano due bambini graziosi, educati e obbedienti: Tommy e Annika. Loro, ogni mattina verso le otto, si incamminano verso la scuola, con i libri sotto braccio. Nel frattempo Pippi cavalca il suo cavallo (perché ne ha uno: bianco a pois neri) o mette e toglie al signor Nilsson (la sua scimmia) il suo vestitino.

Una così non s’era mai vista spuntare dalle pagine di un libro di favole. E da quel giorno ogni bambina del mondo poteva finalmente fare spazio, nella sua fantasia, alla possibilità di non dovere aspettare per forza, per svegliarsi dal sonno, il bacio di un principe azzurro su un cavallo bianco.

Fare spazio alla possibilità non più di lottare contro un universo cattivo fatto di streghe, matrigne e sorellastre, ma di riuscire a tirare fuori la creatività, a dispetto di un mondo di adulti arido e incastrato nelle regole.

Perché se Pippi, a scuola, vuole disegnare un cavallo e si accorge che nel quaderno non ci sta, allora riempie il banco e poi la parete. Chi l’ha detto che deve entrare per forza nel quaderno a quadretti? Perché Pippi è fortissima, così tremendamente forte che in tutto il mondo non esiste un poliziotto forte come lei. Così forte che può sollevare un cavallo, se appena lo vuole. E mandare in fuga i ladri e vivere da sola senza che nessuno possa farle del male.

La magia di Astrid Lindgren è che lei racconta alla maniera discontinua e autentica delle persone piccole: a volte è incoraggiante e disinvolta – come nelle avventure di Pippi – a volte è silenziosa e sensibile – come nelle storie quotidiane della piccola città di Bullerbyn (Tutti noi bambini di Bullerbyn del 1946).

Nata a Vimmerby, in Svezia, il 14 novembre 1907, è diventata famosa come scrittrice di libri per l’infanzia insieme alle treccine e alle lentiggini rosse di Pippi Calzelunghe, che negli anni Settanta arriva anche sui nostri teleschermi.

Da noi poco si sa di quel che è successo dell’ingegno e del talento di questa “signora delle fiabe” negli anni successivi. Sappiamo però che nei suoi ultimi due libri, I fratelli Cuordileone (Bröderna Leonhjärt, del 1973 e Ronja Rövardotter del 1981), è passata a trattare temi seri come la morte e il male visti dalla parte dei piccoli.

Si sa anche che da entrambi è stato tratto un film.

Si sa, in ultimo, che qualche anno fa tutti i bambini e le bambine svedesi hanno aperto una sottoscrizione che ha raccolto una cifra pari a quella del Premio Nobel e gliel’hanno consegnata.

Una sorta di regalo sincero per risarcirla del fatto che la giuria del Nobel è sempre fatta di adulti troppo adulti.

Fonte :Omaggio a Astrid Lindgren

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* 13 novembre: la Giornata Mondiale della Gentilezza richiama i valori dell’umanità

 

Il 13 novembre in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale della Gentilezza, nata da una conferenza del 1997 a Tokyo e introdotta in Italia dal 2000.

 

Una professoressa educa alla gentilezza i suoi alunni: “Sii gentile, sempre”

La docente che insegna ed educa i suoi ragazzi ad essere gentili verso il prossimo.

L’iniziativa comprende lezioni, show e tante emozioni.

Insegnare ai bambini ad essere gentili verso il prossimo è importante. Una persona gentile ha dei sentimenti importanti come l’onestà, l’altruismo, la generosità e l’empatia verso il prossimo. Uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università della California, ha dimostrato come la vita dei bambini, dei pre-adolescenti, che compiono azioni gentili verso il prossimo, può cambiare in meglio.

Con dei semplici gesti gentili si può sia migliorare la vita di chi li fa e sia di chi li riceve. Per questo è importante incoraggiare le attività legate alla pro-socialità per avere effetti a catena ed aumentare la felicità e la popolarità di chi fa azioni gentili.

Quello che ha fatto una professoressa nel trevigiano con i suoi studenti è in linea con lo studio americano. La docente crede che, accanto al compito istituzionale, la scuola deve educare gli studenti ai sentimenti.

La professoressa che educa alla gentilezza ed ai sentimenti: “Ragazzine in gruppo che non si preoccupano se una loro compagna di classe rimane sola”

La professoressa Mara Pillon, 54 anni ed insegnate di italiano alla scuola media Marco Polo di Silea ha deciso di insegnare la gentilezza ai suoi alunni.

Osservando i suoi studenti si è accorta della loro indifferenza verso i compagni più “deboli”: “Li osservo da anni a ricreazione. Ragazzine in gruppo che non si preoccupano se una loro compagna di classe rimane sola. Ragazzi senza merenda costretti a rubarla ad altri con prepotenza, perché a nessuno viene in mente di condividere”.

Ha deciso così di insegnare la gentilezza a 19 alunni di età compresa tra gli 11 ed i 12 anni. Vuole insegnare, ai suoi alunni, a guardarsi intorno, osservare le persone ed a cercare di capirle.

É partito tutto da una frase del teologo Ian Maclaren e riportata nel libro di R.J. Palacio “Wonder”:

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre”.

Per un mese le sei ore di lezione alla settimana di italiano sono state utilizzate solo per imparare la gentilezza, come riportato da Il Napolista. Dopo varie riflessioni ed attività legate alla gentilezza, gli alunni hanno invitato gli studenti di prima e seconda media dell’istituto, in aula magna, per condividere le loro esperienze.

Hanno iniziato a leggere loro degli articoli nei quali si spiega come una persona non nasce gentile ma lo può diventare. Si è passati ad analizzare il testo letterario di Dante “Tanto gentile e tanto onesta pare“, per sottolineare come la gentilezza non rende belle le persone fuori ma belle dentro e quindi nobili d’animo.

Inoltre hanno sottolineato come la gentilezza sia una forma di rispetto verso se stessi e verso l’ambiente che ci circonda: “per pulire il nostro pianeta bisogna essere puliti dentro. La coerenza tra il dentro e il fuori è essenziale e si riflette nel nostro comportamento“, come riportato dal sito dell’Istituto.

Successivamente è stata raccontata un’attività che si è volta in classe. Gli alunni hanno annotato sul diario scolastico per una settimana le gentilezze ricevute e nella settimana seguente quelle donate agli altri.

Alla fine si sono accorti che le gentilezze ricevute sono state tante ma spesso non vengono riconosciute o le diamo per scontate.

Inoltre hanno usato un lenzuolo bianco dove al centro hanno scritto: “GENTILEZZA MAGIA CONTAGIOSA“. Nel restante spazio sono stati attaccati dei fili di lana colorata, ai quali sono state pinzate moltissime frasi significative riportate su alcuni cartoncini colorati.

Infine è stato raccontato in breve la trama del libro Wonder e sono state create delle scenette teatrali. Si sono ripresi i momenti di vita scolastica nella ricreazione come la condivisione della merenda, l’inclusione, l’aiuto e, appunto, la gentilezza.L’attività è stata presentata anche ai genitori che hanno gradito molto l’iniziativa.

La professoressa Pillon ha dichiarato: “Adesso questi 19 studenti sono i messaggeri della gentilezza. Sono chiamati a mettere in pratica ciò che hanno studiato, saranno loro all’interno dell’istituto a consigliare gli altri di fare altrettanto. Spero che il progetto sia esteso anche ad altre classi”.

la gentilezza un valore che va trasmesso a scuola”

Cortesia, altruismo, solidarietà tra compagni di classe. Sono i valori che vogliamo trasmettere a #scuola. I nostri ragazzi devono infatti sentirsi parte integrante di una grande famiglia, di una comunità.

È quello che accade all’Istituto ‘Marco Polo’ di Silea, in provincia di Treviso, dove la docente di italiano Mara Pillon ha introdotto Condiviuna “nuova materia”: la #gentilezza. Con la sua bellezza e la sua semplicità ci ricorda quanto sia fondamentale, ogni giorno, il ruolo della scuola nella vita dei nostri ragazzi”.

 

«La gentilezza ci consente di allentare le continue difficoltà della vita, le nostre e quelle degli altri, di essere aperti agli stati d’animo e alla sensibilità degli altri, di interpretare le richieste di aiuto che giungano non tanto dalle parole quanto dagli sguardi e dai volti degli altri: familiari, o sconosciuti. La gentilezza è un fare e un rifare leggera la vita, ferita continuamente dalla indifferenza e dalla noncuranza, dall’egoismo e dalla idolatria del successo, e salvata dalla gentilezza nella quale confluiscono, in fondo, timidezza e fragilità, tenerezza e generosità, mitezza e compassione, altruismo e sacrificio, carità e speranza. La gentilezza è come un ponte che mette in relazione, in misteriosa e talora mistica relazione, queste diverse disposizioni dell’anima: queste diverse forme di vita: queste diverse emozioni. Ma la gentilezza è un ponte anche perché ci fa uscire dai confini del nostro io, della nostra soggettività, e ci fa partecipare della interiorità, della soggettività, degli altri; creando invisibili alleanze, invisibili comunità di destino, che allentano la morsa della solitudine, e della disperazione, aprendo i cuori ad una diversa speranza, e così ad una diversa forma di vita».

Eugenio Borgna, La dignità ferita

https://www.giuntiscuola.it/psicologiaescuola/news/13-novembre-la-giornata-mondiale-della-gentilezza/

https://www.universomamma.it/professoressa-educa-gentilezza-alunni/

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La buona notizia del venerdì: Un video gioco per diagnosticare la dislessia!

IDEA è l’Associazione di categoria dell’industria dei videogiochi in Italia; fondata agli inizi degli anni 2000, si pone come obiettivo quello di andare a riunire sotto un’unica voce le innovazioni e le idee del settore.

La promessa viene mantenuta con un impegno costante, anche attraverso iniziative specifiche che, talvolta hanno uno scopo ben preciso ed importante, il tutto a braccetto con l’evoluzione del mondo del gaming.

In questo specifico caso l’iniziativa racconta una storia che parla di videogiochi e di ricerca e di come queste due cose, viaggiando parallelamente, sono in grado di creare qualcosa di straordinario. 

A Milano infatti parte la sfida per diagnosticare in modo veloce, precoce ed attraverso il gioco la dislessia (disturbo specifico dell’apprendimento, che emerge classicamente all’inizio della scolarizzazione e incide sulla capacità di leggere, e talvolta pure di scrivere, in modo corretto e fluente). 

Playseriously è un hackathon internazionale, che coinvolge oltre al SAE Institute di Milano altre cinque istituzioni formative in altrettanti Paesi del Sud Est Europa. Sviluppare un gioco con finalità educative, che potrebbe diventare uno strumento non invasivo e soprattutto inclusivo per lo screening della dislessia in fase prescolare.

Il 12 novembre dalle 9:00 alle 18:30 studenti, alunni e professionisti junior del mondo game e di altre discipline umanistiche si sfideranno per realizzare un cosiddetto “applied game”, al fine appunto di riuscire a diagnosticare la dislessia in età prescolare.

Un applied game è un gioco con finalità non solo educative, ma soprattutto inclusive, che dovrà diventare uno strumento di screening non invasivo per diagnosticare la dislessia in età prescolare, quindi nella fascia 5-7 anni.

Le iscrizioni per l’evento si chiuderanno il 31 ottobre e questa iniziativa segna un punto importante nella storia videoludica anche perché va a scardinare definitivamente stereotipi sull’incisione del videogame nel bambino. 

Ecco cosa è stato dichiarato in merito da Alessandra Micalizzi, docente e ricercatrice presso il SAE Institute Milano; la quale risponde alla domanda sul ruolo del videogame in questione sulla diagnosi del disturbo:

Avevamo iniziato a sviluppare internamente un progetto che ci consentisse di trovare una modalità efficace per ridurre l’ansia da prestazione nei soggetti dello screening, creando un contesto ludico e protetto per testare alcuni indicatori, ma ci siamo dovuti scontrare con le difficoltà connesse ai finanziamenti e alle tempistiche.

Grazie alla possibilità di accedere al bando CEI (Central European Initiative), però, abbiamo potuto tornare a riflettere sull’idea iniziale e aprire nuove strade coinvolgendo partner internazionali nella realizzazione Playseriusly, un progetto in cui sviluppatrici e sviluppatori, game designer, game artist e psicologhe e psicologi potranno costruire le proprie squadre e partecipare a una sfida creativa con una finalità preziosissima.”

Insomma, grazie al supporto di partner internazionali, l’azienda videoludica compie molto probabilmente un importante passo avanti.

Non ci resta che aspettare ulteriori dichiarazioni ed aggiornamenti in merito da parte di IDEA. Restiamo sintonizzati.

Nel frattempo però, lo sapevate che durante il Lucca Comics & Games 2022 si potranno provare quattro giochi gratis? 

IDEA: un videogioco per diagnosticare la dislessia | GamesVillage.it

Storie di straordinaria dislessia. 15 dislessici famosi raccontati ai ragazzi : Grenci, Rossella, Zanoni, Daniele: Amazon.it: Libri

Leggi anche:

https://lauracarpi.wordpress.com/2011/07/03/facciamo-finta-che-2/

https://lauracarpi.wordpress.com/2012/08/16/videogames-e-vantaggi/

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La buona notizia del venerdì: Tutti insieme in bici con il CycloBUS !

Parla italiano la storia del cycleBUS, il pulmino a pedali dove bambini, anziani e disabili raggiungono la loro meta andando in bici tutti insieme. Questo veicolo innovativo e sostenibile “migliora la connessione” come acclama il tema della Settimana Europea della Mobilità, dal 16 al 22 settembre di ogni anno.

Il pulmino mette a contatto le persone, tra loro e con l’ambiente ma va anche oltre, supportando la connessione territoriale promessa dalla ciclovia Adriatica, la pista ciclabile che attraversa l’Italia.

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La storia del cycleBUS, il pulmino a pedali inventato in Italia

Patrizio Merelli è marchigiano, portatore sano di cultura e aggregazione.

In passato si è distinto girando il nord Italia a bordo di due musei itineranti creati da lui, uno dal nome “Viaggio nella Preistoria” e l’altro “La scuola antica nel 1800”. Due musei realizzati dentro due pullman lunghi 18 metri portati in giro per scuole elementari e medie del Veneto e della Lombardia.

Andando lì vedevo questi bambini contenti di andare a scuola con il pedibus, camminano uno dietro l’altro attaccati a delle corde. Da lì l’idea di portarli a scuola pedalando, tutti insieme a stretto contatto divertendosi. L’aggregazione è fantastica.”

Il pulmino a pedali si muove nel virtuoso circuito dell’economia circolare a chilometro zero: tutti i protagonisti sono nelle Marche. La storia del cycleBUS inizia con uno schizzo, poi il prototipo inizia a prendere forma nelle mani sapienti di ingegneri e meccanici.

Nel 2017 viene brevettato, prima in Italia poi a livello internazionale.

Nel 2019 assemblato, perfezionato durante lo stop pandemico e più volte testato. Infine, industrializzato e prodotto nella fabbrica Biciclette Trubbiani di Santa Maria in Selva.

A credere nell’idea è la Banca Etica, dove i soldi sono investiti solo in progetti ad hoc di utilità sociale e ambientale.

Il 19 maggio 2022 il cycleBUS, è stato utilizzato per la prima volta dagli alunni della quinta della primaria “De Amicis” di Colmurano, nelle Marche.

“Realizzare sogni, seppellendo le paure” è il motto di Merelli, e ha funzionato.

Il velocipide del futuro: il pulmino a pedali inclusivo

Il cycleBUS è il velocipide del futuro perché ecologico, multifunzione, inclusivo. Ha dieci ruote tutte controsterzanti, messo in sicurezza nei meccanismi e nelle congiunzioni a vista del telaio. In più è modulare: lo si può fare da quattro, sei, otto, dieci posti.

Robusto, non ribaltabile e facile da pedalare sia da bimbi sia da adulti e anziani. Il cycloBUS si ferma solo sulla neve. Ci salgono i bimbi con il caschetto che assieme agli adulti pedalano, se ne hanno voglia. Chi lo fa, segue la propria andatura: tanto la velocità del pulmino è la somma dei contributi. Certo magari in salita è bene partecipare tutti!

È brevettato per scaricare direttamente il peso a terra e solo il conducente può frenare, fermare il cycleBUS, usare la pedalata assistita con motore elettrico da 250 watt. Ed è proprio questo particolare a renderlo innovativo e unico al mondo: è a tutti gli effetti una bicicletta sia per il codice della strada italiano che europeo. Non lascia indietro neppure i diversamente abili, e per una maggiore inclusività le carrozzine sono posizionate solo al centro del cycleBUS, in modo da essere circondati da tutti gli altri passeggeri.

E’ la prima volta che un mezzo che accompagna i passeggeri  diventa virtuoso: l’utilizzo da parte del cittadino è gratuito, evita emissioni di CO2 e crea posti di lavoro.

Pedalando verso il futuro: la ciclovia Adriatica

La ciclovia Adriatica è un itinerario cicloturistico lungo 1600 chilometri che costeggia il mar Adriatico. Strade interne e brevi tratti della statale adriatica uniscono due comuni agli estremi: Trieste e Santa Maria di Leuca. Dal Friuli alla Puglia, ben 7 regioni sono coinvolte nel collegamento della ciclovia Adriatica a siti urbani, turistici, archeologici, paesaggistici per regalare emozioni e momenti di svago. Il pulmino a pedali inventato in Italia, si incastona in questa realtà.

Il cycleBUS è un mezzo green che può circolare sia su pista ciclabile sia su strada, e grazie alla sua multifunzionalità può essere affiancato capillarmente agli altri mezzi di trasporto pubblico.

Tre pulmini a pedali sostituiscono uno a motore da 30 posti e con soste di un minuto e con velocità massima di 25 chilometri orari, il mezzo risulta più rapido negli spostamenti.

Un progetto sostenuto dalle amministrazioni comunali coinvolte, dalla Federazione Italiana Ambiente Bicicletta nella persona del Presidente Alessandro Tursi e di Bandiera Lilla associazione per il turismo inclusivo.

Fonte:

La storia del cycleBUS, il pulmino a pedali inventato in Italia (buonenotizie.it)

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La buona notizia del venerdì: Vietato usare i cellulari al parco!

In provincia di Palermo ha aperto i battenti il primo parco giochi italiano inclusivo e social free, dove sono messi al bando cellulari e dispositivi elettronici come i tablet! Un luogo unico che invita a divertirsi e ad essere più sociali e meno social

Riponi qui il tuo smarphone e dedica del tempo ai tuoi bimbi” si legge in un cartello sopra gli armadietti, dove bisogna lasciare i cellulari per entrare al parco. Un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria che fa del nuovo parco giochi di Balestrate(in provincia di Palermo) un luogo unico.

In quest’area coloratissima, appena inaugurata, ci si diverte giocando, saltando e chiacchierando.

C’è spazio per le risate e le corse, ma non per gli smartphone, che spesso non ci fanno godere a pieno i momenti di svago con i nostri bambini.

Il nuovo parco giochi, progetto promosso dall’associazione Genitori balestratesi e realizzato in collaborazione con l’amministrazione comunale, sorge in un’area di mille metri appartenente alla scuola elementare Aldo Moro ed è recintata.

Per realizzare questo parco urbano social free, con altalene e scivoli, nel corso di 5 anni sono stati raccolti 30mila euro, donati da cittadini e negozi di Balestrate.

Questo parco  nasce con l’obiettivo di lanciare un segnale, a genitori e bambini, di attenzione e cura dei beni pubblici. – spiega l’ideatore Riccardo Vescovo – Non usare social e smartphone significa riflettere sull’importanza della realtà che ci circonda, riscoprire i valori autentici della vita. Un invito a essere più sociali e meno social.

Il parco, inaugurato lo scorso martedì, si è già rivelato un vero successo. Sono centinaia i visitatori ogni giorno.

Per bambini e genitori è una grande novità – commenta Piera Testaverde, presidente dell’associazione Genitori balestratesi – I piccoli sono molto attenti a seguire il divieto, anche gli adulti trovano piacevole staccare la spinta per qualche ora. Abbiamo inserito anche dei giochi di una volta per favorire a nonni e bambini di stare insieme.

(15) Un parco giochi vietato ai social per Balestrate | Facebook

E’ vero che i cellulari e altri ” imbrogli”, diceva mia nonna, hanno reso possibile la comunicazione immediata a distanze impensabili , e a vedere contemporaneamente luoghi e persone senza muoversi dalla nostra comoda poltrona

Ma ciò che unisce dei potenti mezzi social anche divide.

E più che una comoda abitudine diventa una dipendenza.

Si crea un filtro inconscio tra noi e la realtà circostante , la realtà è

quella virtuale. Si tratta sempre della giusta misura nell’uso.

E allora perchè non dare l’esempio?

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Gattini su Facebook? Ma speciali che hanno almeno duemila anni!

 

🐈Sì, se il gattino in questione è dipinto su una parete dell’Insula delle Muse, una delle Case Decorate di Ostia antica.

Si trova precisamente in uno dei due piccoli corridoi (detti “alae”) che fiancheggiavano l’ambiente più grande e più importante della casa, il tablinum.

La parete di questo corridoio in età adrianea (117-134 d.C.) fu affrescata con una serie di pilastri gialli che incorniciano dei pannelli a fondo bianco: in essi si inserisce di volta in volta un animale diverso: oltre al gatto infatti si trovano raffigurate anche capre e altri animali.

Il Teatro che ancora oggigiorno viene usato per spettacoli estivi

Il cuore dell’attività economica di Ostia era un’area, coperta da portici, nota come 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗖𝗼𝗿𝗽𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 e faceva parte del complesso costruito da Agrippa negli anni ’20 a.C.👉🏻

Fu durante il regno di Domiziano che fu costruito un tempietto sull’asse principale della piazza, con il teatro e il colonnato ricostruiti da Commodo. La maggior parte dei mosaici della fine del II secolo sono ancora al loro posto e ciò che è notevole sulla loro conservazione sono le informazioni che ci danno degli uomini d’affari che vi lavoravano: dagli spedizionieri provenienti da varie parti del mondo conosciuto, dalle città dell’Africa, della Sardegna e della Gallia.

Le iscrizioni lasciate ci danno un’idea di coloro che hanno fatto parte della storia di Ostia, individui provenienti dall’Egitto, dalla Spagna, ecc. Anche se il loro soggiorno a Ostia è stato breve, le prove della loro esistenza sopravvivono, molti molti anni dopo.

Un esempio di bottega a Ostia Antica

Mosaici di animali

Parco Archeologico di Ostia Antica

E’ il migliore esempio a portata di mano per conoscere i criteri di architettura dei romani e della distribuzione delle attività in una città romana. Le abitazioni, le botteghe, le terme, le vie di comunicazione e il teatro danno una idea di come vivevano gli antichi romani.

Consigliatissimo per una gita educativa all’aria aperta.

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* La buona notizia del venerdì: Anna e la sindrome di down.

Anna e la sindrome di down.

I suoi compagni di classe le ‘insegnano’ ad essere autonoma

I giornali anche a scadenza giornaliera, raccontano di storie di ordinaria emarginazione di persone con disabilità.

Bambini che non sanno cosa vuol dire integrazione,  perchè si imbattono in insegnanti e compagni di scuola che non hanno voglia di entrare in contatto con la disabilità.

Che non vanno in gita e non hanno le opportunità che invece, per i normodotati sono un diritto.

A Sarcedo  (Vicenza) invece, grazie alla sensibilità e alla professionalità di chi crede ‘nel sostegno’ come ruolo educativo per soggetti  diversamente abili e non solo, Anna,  con sindrome di Down, frequenta la prima media a Sarcedo ed i suoi compagni hanno imparato a considerare il suo handicap come motivo di crescita e di educazione. Hanno voluto addirittura avere per lei un ruolo attivo. Vogliono aiutarla nella riabilitazione e a diventare indipendente, meta più importante a cui ambire quando sei affetto da certe sindromi.

Come accadde per tutte le ragazzine della sua età sta tastando il terreno dell’autonomia: ogni giorno va a scuola, ci va a piedi, ma non ci va da sola e non sono nemmeno i suoi genitori ad accompagnarla. Perché Anna se ha una particolarità spiccata, che non sia quella impressa dai suoi geni, è quella di attorniarsi dei suoi compagni di classe che le vogliono bene, che a turno e in gruppo di cinque o sei, puntualmente la aspettano ogni mattina davanti al municipio di Sarcedo e poi la ‘scortano’ a scuola.

Da oggi, Anna è ancora più autonoma perchè prende addirittura il bus. Anche in questa ‘impresa’, ha avuto il sostegno dei suoi compagni di classe e di scuola che hanno fatto letteralmente a gara per proteggere la bambina, in quel gesto quotidiano che per qualcuno è normale, ma quando c’è un certo tipo di disabilità di mezzo, risulta straordinario.
Un sapere stare assieme che se fa da antidoto alla sindrome di Anna, crea nel contempo uno spirito di responsabilità nei suoi compagni.

Alcuna forzatura in tutto ciò, perché difficilmente le cose imposte riescono bene, anzi: ben felicemente i suoi compagni hanno colto il segnale dato dall’insegnate di sostegno di Anna e subito si sono mossi per accompagnarla a scuola.

Il Comune paga il servizio

Un bell’ esempio di comunità che non è sfuggito all’occhio accorto e sensibile del sindaco Luca Cortese: “E’ un grande esempio che Anna e i suoi compagni ci stanno dando. Mi dà tanta speranza vedere che insegnante e compagni ci sono per questa bimba”.

Ma non si è fermato alle parole il sindaco Cortese ed è passato ai fatti: “Come amministrazione comunale vogliamo contribuire a dispiegare le ali della libertà personale di Anna, mettendo a disposizione il trasporto comunale scolastico gratuitamente per lei assieme a suoi due compagni ed all’insegnante di sostegno, ogni giovedì, per permetterle di prendere dimestichezza con i mezzi di trasporto – conclude il sindaco Cortese – A Sarcedo non dimentichiamo nessuno, è un progetto semplice con una valenza sociale altissima”.

Paola Viero

http://www.altovicentinonline.it/attualita-2/attualita/sarcedo-anna-e-la-sindrome-di-down-i-suoi-compagni-di-classe-le-insegnano-ad-essere-autonoma/

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo”.

(Maria Montessori)

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La buona (?)notizia del venerdì: La Svezia addestra i corvi a raccogliere i mozziconi di sigaretta!

Ma sono le persone che dovremmo educare!

Una start-up svedese ha addestrato un gruppo di corvi per raccogliere la spazzatura che noi siamo troppo pigri per buttare nel cestino

È più facile addestrare gli animali a raccogliere la nostra spazzatura che educarci a non disperderla nell’ambiente?

O almeno, questo è quanto sembra apprendendo la notizia di un’azienda svedese di pulizia e raccolta rifiuti, che ha “ammaestrato” un gruppo di corvi a raccogliere e smaltire correttamente i mozziconi di sigaretta in cambio di cibo.

Accade a Södertälje, a due passi dalla capitale Stoccolma: qui è stato installato uno speciale macchinario che fornisce un po’ di cibo agli uccelli per ogni cicca depositata al suo interno.

Ogni anno sulle strade svedesi vengono abbandonati più di un miliardo di mozziconi di sigaretta (62% di tutti i rifiuti): raccoglierli e smaltirli costa all’amministrazione pubblica circa 20 milioni di corone svedesi (circa 19 milioni e mezzo di euro). Questo ingegnoso sistema di raccolta permetterebbe di risparmiare molto denaro per le campagne di pulizia delle strade e delle aree urbane – fino al 75% dei costi totali.

Gli ideatori del progetto Corvid Cleaning affermano convinti che non si tratta di una costrizione per i corvi, che non cono trattenuti in cattività ma che partecipano su base “volontaria”, allettati dalla prospettiva di poter ricevere del cibo senza fatica.

Allo scopo sono stati addestrati i corvi della Nuova Caledonia (Corvus moneduloides), scelti per la loro intelligenza e la loro capacità di ragionamento che li rendono particolarmente adatti a svolgere questa mansione: i più giovani sono in grado di apprendere dagli esemplari che già sono stati addestrati (facendo risparmiare tempo e fatica agli addestratori umani) e c’è un minor rischio che ingeriscano spazzatura per sbaglio.

Ma la follia del progetto non si ferma qui, purtroppo: gli ideatori vogliono portare i corvi anche in altri ambienti, in altre città svedesi, a riparare i danni provocati dalla stupidità umana e dalla totale mancanza di rispetto nei confronti della natura. 

L’iniziativa è la parabola triste dei tempi in cui viviamo, in cui al posto di trovare una soluzione ai nostri errori nei nostri comportamenti, chiediamo aiuto alla natura e agli animali (che nella creazione dei rifiuti non hanno colpe).

Speriamo quantomeno chi inquina, sporca e distrugge l’ambiente in cui vive possa essere spinto ad una riflessione che lo porti a modificare i propri comportamenti.

I mozziconi di sigarette sono i rifiuti più scartati al mondo, rappresentando oltre 766.000 tonnellate di rifiuti tossici ogni anno, con impatti diffusi e gravi sull’ambiente e sulla salute umana.

La denuncia arriva dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) che, insieme al Segretariato della Convenzione quadro dell’Oms per la lotta al tabacco, hanno lanciato una campagna per sensibilizzare e incoraggiare l’azione di contrasto alle microplastiche contenute nei filtri delle sigarette.

Ogni anno, l’industria del tabacco produce miliardi di sigarette che vengono consumate dai fumatori in tutto il mondo.

Queste sigarette contengono filtri composti principalmente da microplastiche chiamate fibre di acetato di cellulosa. Se non smaltiti correttamente, i mozziconi di sigaretta vengono scomposti da fattori come la luce solare e l’umidità e rilasciano microplastiche, metalli pesanti e molte altre sostanze chimiche, con un impatto sulla salute e sugli ecosistemi.

I mozziconi di sigaretta sono anche i rifiuti di plastica più comuni abbandonati sulle spiagge e ciò aumenta la presenza di microplastica negli ecosistemi marini. Infatti, se ingerite, le sostanze chimiche che compongono le microplastiche causano, a lungo termine, la morte degli organismi marini, tra cui uccelli, pesci, mammiferi, piante e rettili. Inoltre, spiegano le due agenzie delle Nazioni Unite, queste microplastiche entrando nella catena alimentare possono causare cambiamenti nella genetica e danni nello sviluppo del cervello.

Dunque la campagna pensata dalle due organizzazioni Onu vuole, attraverso i social media, coinvolgere influencer, ambasciatori di buona volontà e giovani campioni dello sport per aumentare la consapevolezza sui danni causati dalle microplastiche.

La domanda è: siamo sicuri che gli “animali “sono loro ( gli animali ovviamente)

Purchè il “risparmio” sia impiegato nella educazione al rispetto dell’ambiente!

La Svezia addestra i corvi a raccogliere i mozziconi, ma sono le persone che dovremmo educare – greenMe

I mozziconi di sigaretta inquinano più della plastica monouso e non fanno germogliare i semi – greenMe

«Nel mondo ci sono 766.000 tonnellate di mozziconi» (msn.com)

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La buona notizia del venerdì: L’affido culturale che viene incontro alla povertà educativa di tanti bambini

In Italia la povertà educativa priva milioni di bambini del diritto di crescere e di seguire i loro sogni, e le gravi conseguenze di questa situazione non si fermano con il passare degli anni, è un circolo vizioso che nega ai futuri cittadini il diritto ad una vita dignitosa, trasmettendo poi questa ingiustizia di generazione in generazione.

Per fermarla è nato il progetto Affido Culturale e voi potreste essere una delle 400 famiglie che attraverso la condivisione solidale di momenti culturali – come andare al teatro, sentire un concerto, visitare un museo o passeggiare in un bosco – contribuiranno a creare un ponte solido per l’accesso libero di tutti i bambini a spazi in cui potranno far fiorire liberamente le loro capacità, i loro talenti e le loro aspirazioni.

 progetto Affido Culturale è alla ricerca di 400 famiglie “affidatarie” residenti nelle città di Roma, Napoli, Bari o Modena (100 per ogni città) per accompagnare 400 bambini in povertà educativa, di età compresa tra i 6 e i 10 anni, accompagnati da un familiare per partecipare insieme a 29 eventi culturali nell’arco di 14 mesi.

La partecipazione è aperta ad ogni tipo di famiglia: con bambini, senza bambini e singoli che abitualmente partecipi agli eventi culturali della città. La cosa importante è che si abbia voglia di contagiare i più piccoli con l’amore per la cultura ed essere aperti mentalmente imparando a guardare con i loro occhi.  In questo modo una visita al museo o uno spettacolo teatrale diventerà un momento di aggregazione e un modo per riprendere una radice comune e trovare forme di contatto tra le proprie diversità.

L’idea del progetto è quella di avvicinare bambini e adulti, facendogli scoprire e condividere insieme il patrimonio culturale della propria città, in modo tale da ridurre le barriere sociali e culturali che tante volte impediscono a famiglie in povertà educativa di vivere a pieno gli spazi e i momenti culturali.

In Affido Culturale sono coinvolti un numero vasto di spazi culturali: cinema, teatri, librerie, biblioteche, musei, parchi e ludoteche sostengono il progetto proponendo una ricca offerta culturale di qualità rivolta ai bambini.

Le famiglie coinvolte potranno accedere all’offerta tramite l’app del progetto in cui si troveranno tutte le informazioni riguardo l’evento. Saranno loro stessi ad organizzarsi, guidati sempre dagli specialisti di Affido Culturale, rispettando l’impegno di partecipare ai 29 incontri entro i 14 mesi

La famiglia “affidataria” riceverà una dotazione di e-ducati, una moneta virtuale solidale di Affido Culturale, con cui potrà pagare i biglietti di accesso ai luoghi convenzionati. La partecipazione al progetto è parzialmente gratuita, per ogni bambino in povertà educativa sono previsti 3 ingressi gratuiti per ognuna delle 29 iniziative culturali, per un totale di 87 ingressi gratuiti.

Le famiglie abituate a vivere l’offerta culturale della propria città, oltre a condividere la propria passione, avranno anche un risparmio equivalente ad un biglietto per ogni evento. Inoltre, nel caso ci fosse anche un bambino all’interno della famiglia affidataria, questo potrà partecipare gratuitamente insieme al suo nuovo amico ad un campo estivo

Il progetto Affido Culturale, vincitore del bando “Un passo avanti” dell’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo della povertà educativa, unisce in un’unica rete gli sforzi di venticinque realtà che vantano tutte una grande esperienza nel mondo della cultura, della formazione e del sociale.

Ognuna delle 4 città partecipanti ha un “capogruppo cittadino” a cui rivolgersi nel caso vogliate partecipare.

Roma: Casa dello Spettatore | affidoculturale.roma@gmail.com – 351 988 2078

Napoli: Con La Mano del Cuore | affidoculturale.napoli@gmail.com – 327 855 9833

Bari: Fondazione SAT | affidoculturale.bari@gmail.com – 351 122 7065

Modena: PopBrains | affidoculturale.modena@gmail.com – 059 867 7814

Guardare un film, visitare un museo, andare al teatro o a un concerto non è mai stato così bello, solidale, accogliente e rivoluzionario. Insieme possiamo abbattere le barriere.

Attenzione amici di Roma, Napoli, Bari e Modena, il progetto Affido Culturale cerca alleati per condividere momenti culturali insieme ad altre famiglie e sconfiggere la povertà educativa. Requisiti e come candidarsi.

Per saperne di più e scoprire come candidarsi a Milano clicca qui: https://bit.ly/3IAFiQX

Affido culturale: cercansi volontari per portare i bambini in povertà educativa al museo o al cinema – greenMe

Centri estivi gratuiti per le famiglie di Affido Culturale a Modena (percorsiconibambini.it)