* Si chiama Wirtanen ed è una cometa. Sarà quella di Natale?

Mi chiamo Wirtanen e sono una cometa

 

” Pallidi fantasmi del cielo, vagano le comete nella notte buia del deserto siderale. Talvolta il Sole ne afferra qualcuna con la sua forza di attrazione. Appare allora ai nostri telescopi un tenue fiorellino lontano che brilla nel firmamento spiegando l’argenteo strascico.

Benvenuta nei nostri territori, ospite fugace.Qualcuno forse ti guarda con diffidenza e vorrebbe imputare a te la responsabilità delle avventure umane., ma io ti credo innocente. Sei tenue, diafana fatta di luce; forse in alcune grandi anfore si potrebbero racchiudere, compressi e liquefatti i gas che fluttuano nella raggera della tua chioma e della tua coda. Non può venire male da te.

Vorrei sapere qualcosa di te, celeste pellegrina dei cieli, e delle tue sorelle.La tua storia per esempio. Da dove vieni? Dove vai? Chi ti ha ordinato un lungo vagabondaggio nello spazio come all’inseguimento di una meta che sempre fugge davanti a te? Cosa hai visto nei millenari pellegrinaggi? Ora come una celeste libellula voli intorno al rogo ardente del Sole; ma non ti brucerai mai le ali, potrai fuggire ancora attraverso l’infinito. Fra pochi giorni ti vedremo come uno spettro lontano, ti dileguerai nel mistero della notte senza fine.”

Così inizia un vecchio libro di astronomia della nonna nel quale si parla di comete.

Ma anticamente le comete erano considerate come effimeri fenomeni celesti, o si credeva che fossero anime di grandi uomini ascese come beati al Cielo.

Secondo Aristotele, “il maestro di color che sanno”, come lo chiama Dante nella Divina Commedia, le comete erano esalazioni della Terra, che venendo in contatto con l’alta atmosfera prendevano fuoco, originando splendide code.

Ma quasi sempre la loro comparsa era considerata come un presagio nefasto e provocava terrore. Antichi pittori davano forme mostruose alle apparizioni: teste umane mozzate, croci insanguinate, spade fiammeggianti, draghi minacciosi.

Un testo cinese del ’600 a.C. descriveva i guai che provocavano: secondo loro le balene morivano al suo passaggio, se passava nella costellazione dell’Orsa Maggiore invece morivano i soldati. Se malauguratamente la cometa transitava vicino alla Stella Polare l’imperatore perdeva il suo trono.

arazzo

Nella cometa del 1528 il medico Antonio Parè vide un mostro celeste contornato da una folla di orribili facce umane . Perfino il matematico Bernoulli affermava che se il corpo di una cometa non è un segno visibile della collera di Dio la coda tuttavia poteva esserlo.E il matematico Maupertuis riteneva che una cometa avrebbe potuto ardere ed incenerire tutto il genere umano.

L’astronomo Pingrè temeva che una cometa portasse via la Luna, e persino Lambert, che aveva esplorato il mistero della Via Lattea, supponeva che le enormi teste delle comete avrebbero potuto strappare la terra dalla sua orbita e trasportarla negli abissi dello spazio.

Effettivamente le teste delle comete hanno dimensioni enormi: si calcolava che molte centinania di pianeti potevano essere contenuti in quella famosa cometa del 1811.

Le code poi, hanno lunghezze immense: quella della cometa di Donati si sarebbe potuta avvolgere circa duecento volte intorno alla Terra.

cometa-del-1811

Fra i tanti pensatori che si espressero sulle comete, Seneca affermava che le comete si muovono regolarmente secondo le vie prescritte dalla natura.

E così avviene:alcune seguono un’orbita chiusa intorno al Sole , allontanandosi e avvicinandosi, e tornano periodicamente a visitarci, anche dopo migliaia di anni.

La cometa del 1843 aveva una coda lunga 320 kilometri ad una velocità di 2200 chilometri al secondo.Si pensava che fosse la maggiore velocità misurata nell’universo.

La cometa del 1860 volò a oltre 500 chilometri al secondo , un periodo probabile di 88 secoli, 44 all’andata e altrettanti al ritorno.

Laplace scrisse che un urto della terra con una cometa avrebbe provocato adirittura un cambiamento nella posizione dell’asse terrestre …ci sarebbe stato un nuovo diluvio e i segni della civiltà sarebbero spariti per sempre…

Ancora nei primi anni di questo secolo l’asrtonomo Guglielmo Meyer ammetteva la possibilità di pericolose conseguenze ” il Sole si oscurerà, lampi giuzzeranno dal cielo nero e pietre roventi piomberanno sulla terra …i monti precipiteranno nelle valli e le calde onde saliranno alte come montagne…”

Sappiamo oggi che un fenomeno del genere è altamente improbabile, anche se i catastrofisti sono fertili di immaginazione.

Come per la cometa del 1910. I calcoli avvertivano che nella notte del 19 maggio la Terra sarebbe stata avvvolta dalla coda di questa figlia errante del Sole. Si diffuse così un vero panico perchè si venne a sapere che la coda conteneva probabilmente gas velenosi.

Inutilmente seri ed illustri scienziati smentirono tale notizia. Un industriale americano si rifugiò con la famiglia in un sotterraneo corazzato munito di cento bombole di ossigeno per sfuggire alla morte.

Nell’ Europa centrale alcune persone si tolsero la vita per il timore dell’imminente fine del mondo. Tutti attendevano con ansia il fatale momento. E non accadde proprio niente.

A poco più di una settimana dal suo incontro ravvicinato con la Terra, la cometa di Natale 46P/Wirtanen comincia a dare spettacolo e, nonostante il suo nucleo abbia le dimensioni di appena un chilometro, la sua chioma gassosa appare come la Luna piena.

La cometa infatti sta aumentando la sua luminosità, giorno dopo giorno, sia per effetto del suo avvicinamento alla Terra, previsto il 16 dicembre, quando passerà a circa 12 milioni di chilometri, sia per il suo avvicinamento al Sole del 12 dicembre.

Nelle notti del massimo avvicinamento la cometa 46P/Wirtanen sarà visibile nella costellazione del Toro, che sorge a est al tramonto ed è alta nel cielo a mezzanotte e nel corso del mese “attraversa le costellazioni della Balena, l’Eridano e l’Auriga”.

 

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* Eppure sì, io sono una stella, tu sei una stella,lui,lei,loro sono stelle, siamo tutti stelle! Nonostante!

Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo, disprezza il mondo
e si consuma nel proprio ardore.

 

Io sono il mare di notte in tempesta
il mare urlante che accumula nuovi
peccati e agli antichi rende mercede.

 

Sono dal vostro mondo
esiliato di superbia educato, dalla superbia frodato,
io sono il re senza corona.

 

Son la passione senza parole
senza pietre del focolare, senz’arma nella guerra,
è la mia stessa forza che mi ammala. 

Hermann Hesse,

“Sono una stella”

” Siamo fatti della stessa materia delle stelle…”

Margherita Hack

* La buona notizia del venerdì: Capsula Mundi, ovvero continuare la vita in un albero

Tutti noi abbiamo un’unica certezza nel cammino della vita: la morte.

È come se la materia desiderasse animarsi e passeggiare per il tempo in una danza che solo la Parca (Parche: divinità greco-romane che stabilivano il destino degli uomini ndt) potrebbe concedere. Come diceva Lynn Margulis, la vita è materia che può scegliere.

La morte è la condizione della vita… sia che arriviamo alla fine del cammino vecchi e stanchi, e che la Parca ci dia l’ultimo bacio e ci metta a dormire in eterno, sia che ci imbattiamo accidentalmente in essa prima del tempo.

Ma la morte è la condizione di tutti gli esseri viventi?

La morte è una transizione della materia, è il limite di una forma animata che esaurisce le sue frontiere e collassa su sé stessa: il tempo è l’ultima barriera che molte forme viventi non possono superare.

Dal momento del concepimento, il tempo e la materia si erodono nello scorrere di un ciclo che giungerà al suo culmine: e ritorniamo al nostro stato originario,

La nostra essenza è chiusa nella prigione organica della nostra condizione evolutiva, della nostra individualità: siamo unici e irripetibili

Anche l’Italia potrà avere cimiteri “verdi” se un giorno la legge lo permetterà.

E ognuno di noi, alla fine della propria vita, potrà trasformarsi in un albero. È questa l’idea su cui da tempo lavora il team italiano di Capsula Mundi, che ha realizzato un contenitore a forma di uovo in cui il corpo del defunto viene disposto in posizione fetale per poi essere posto sotto terra insieme ai semi di un albero. L’iniziativa è sbarcata su Kickstarter.

Realizzato con un materiale 100% biodegradabile, la plastica di amido, la Capsula Mundi permetterà così di ricordare il defunto non attraverso la sua lapide o un’urna ma trovandosi davanti l’albero cresciuto al di sopra del suo corpo.

Capsula Mundi è messa a dimora come un seme nella terra; sopra di essa – a segnarne spazialmente la presenza, viene lasciato un cerchio di terra ribassato. Al centro di questo è piantato un albero la cui essenza viene scelta in vita dal defunto e sarà cura dei parenti e degli amici seguirne la crescita” spiega il sito ufficiale.

In questo modo, il cimitero potrebbe trasformarsi, spogliandosi della sua veste talvolta lugubre e diventando un grande parco sacro.

Abbiamo voluto dedicare il nostro lavoro ad un momento della vita di estrema importanza così come lo sono il momento della la nascita e il matrimonio. La morte è un passaggio delicato, misterioso e inevitabile. I defunti non possono solo essere un problema tecnico, la morte non può essere trattata come un tabù. Se visto come fenomeno naturale, di trasformazione delle sostanze, il trapasso è un momento di ricongiunzione dell’essere alla natura, al suo perpetuo mutare. Al di là delle radici religiose e culturali a cui ognuno appartiene, questo è un fenomeno biologico, quindi uguale per tutti” spiega il team.

La loro riflessione però si è concentrata anche sull’impatto ambientale dell’utilizzo della bara, un oggetto dimenticato da chi si occupa di design. Per costruirla oggi si sacrificano alberi ad alto fusto, spesso di essenze pregiate, quindi a lento accrescimento.

È l’oggetto con il più breve ciclo di vita prodotto dalla nostra società, ne consegue il più alto impatto ambientale (la crescita di un albero richiede dai 10 ai 40 anni, a fronte di tre giorni di fruibilità del prodotto!)” fanno notare. Capsula Mundi invece utilizza materiale biodegradabile al 100% e realizzato da “plastica” di amido (l’amido si ricava da piante con ricrescita stagionale, quali patate e mais), risparmiando la vita di un albero e proponendo di piantarne uno in più. 

Un albero accanto all’altro, di essenze diverse a creare un bosco, magari lì dove un bosco è scomparso. Un luogo in cui i bambini potranno andare ad imparare a riconoscere i diversi tipi di alberi oppure in cui recarsi per una passeggiata e ricordarsi di persone che non ci sono più”.

Non si tratta però dell’unica iniziativa di questo tipo.

Negli ultimi anni infatti si sono moltiplicate le urne biodegradabili che danno vita a un albero come la Bios Urn, o ancora PoeTree, che permette di trasformare le nostre ceneri in una “creatura” vegetale vivente.

Nel maggio 2016 l’iniziativa è sbarcata su Kickstarter dove è a caccia di fondi sperando di arrivare entro un mese circa all’ingegnerizzazione del prototipo industriale e alla preparazione degli stampi nel 2017.

“Vogliamo affrontare il percorso che ci porterà alla realizzazione della Capsula grande per il corpo, rivolgendoci a un tipo di produzione meno artigianale. Per questo il primo passo sarà l’ingegnerizzazione del prototipo industriale. Il prototipo industriale è necessario per lo studio e la verifica di tutti i dettagli, testandoli mano a mano su un modello 3D in rapid prototyping, fino a giungere al prototipo funzionante. Una volta ottenuto il modello della Capsula funzionante avremo tutte le informazioni necessarie per la realizzazione degli stampi in materiale plastico leggero con strumenti a controllo numerico (CNC) per produrre i primi esemplari della Capsula” spiegano gli ideatori del progetto.

 

Albero, nuvola;

domani libro o vento:

il libro che leggo, il vento che bevo. (…)

Perché muoio ogni attimo, io,

e rinasco vuoto e senza ricordi:

vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori.

~Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila

fonti

https://www.greenme.it/vivere/costume-e-societa/15865-capsula-mundi-albero-morte

https://rivistanatura.com/bios-urn-diventare-alberi-dopo-la-morte/

http://www.ilgiornale.it/news/politica/urne-biodegradabili-e-ceneri-radici-sepoltura-green-1459479.html

http://www.italiachecambia.org/2017/10/io-faccio-cosi-185-boschi-vivi-cimitero-naturale-salvaguardia-paesaggio/

http://www.architetturadeglialberi.it/la-morte-e-gli-alberi/

*Il suono ha una forma, ogni suono ha una forma , lo prova la Cimatica

La cimatica è lo studio del suono visibile le cui basi furono poste da Ernst Chladni, musicista e fisico tedesco ( 1756 – 1857).

La parola cimatica, dal greco Kyma -grande onda- è stata coniata da Hans Jenny, (1904-1972) un medico svizzero e studioso di scienze naturali, per descrivere il suono visibile.

Una delle scoperte più affascinanti che fece Jenny fu che quando venivano pronunciate le vocali in ebraico e sanscrito attraverso il fonoscopio, strumento a fiato da lui inventato, venivano riprodotti i modelli reali delle stesse vocali.

Questo però non si verificava pronunciando le lingue moderne.

Tutto ciò portò a pensare che ci potesse essere qualcosa di vero nel concetto di “lingua Sacra”.

Una vera e propria ragione fisica per cui la recitazione di mantra e testi sacri potessero avere proprietà curative vere e proprie.

 

 

Il Cymascope è un nuovo tipo di strumento scientifico, che rende il suono visibile.


E’ stato creato da John Stuart Reid, ingegnere acustico, e dal progettista americano Erik Larson  ispirandosi al lavoro di Ernst Chladni..

Viene utilizzato per lo studio visivo di suoni umani, animali, suoni dello Spazio e strumenti musicali.

Un Cymascope può anche essere usato in logopedia e per applicazioni di intrattenimento come fare musica visibile.

Grazie a questo strumento è stato possibile vedere per esempio che forma hanno le frequenze delle onde cerebrali, le vocali delle lingue moderne e le note del pianoforte.

 

Frequenze cerebrali viste con il Cymascope
Note del pianoforte viste con il Cymascope

Vocali viste con il Cymascope

In precedenza era stato ipotizzato che ciascuna delle cinque vocali avesse una forma base uguale per ogni persona.

Tuttavia con l’utilizzo del Cymascope, si è scoperto che la forma varia da persona a persona.

In sostanza è il tono della voce di una persona a determinare la geometria di base di ogni vocale.


Le forme geometriche che derivano dalla voce umana sono come dei bellissimi mandala .


È possibile avere il mandala della propria voce acquistabile sul sito ufficiale cymascope.com. 

Si deve registrare la propria voce con il registratore vocale online del sito che verrà poi “fatta ascoltare” allo Cymascope che la visualizzerà.
È possibile anche avere l’immagine di qualsiasi altro suono che ha un significato speciale per voi come per esempio le fusa di un gatto o la risata di un bimbo. 

L’immagine creata verrà poi inviata per posta normale o via mail a seconda della richiesta.

Ora è anche disponibile un’App che permette, tra le altre cose, di suonare uno strumento musicale dal vivo e vederne le immagini in tempo reale. Si possono anche vedere le differenze d’immagine tra la musica a 432 Hz. e quella a 440 Hz.

La tua voce è una rappresentazione olografica di tutto ciò che sei che riflette ilDNA personale “.

Le onde sonore in realtà non esistono.

Il modello “onda” è solo un concetto matematico  ma non è così che il suono viaggia in realtà.

Se i nostri occhi potessero vedere i suoni non vedremmo quindi delle onde, come comunemente si crede, ma delle bellissime bolle olografiche con scintillanti disegni caleidoscopici sulla loro superficie .

Il Cymascope permette di vedere questo regno di bellezza precedentemente nascosto.

Nella foto sotto, la sfera, in rapida espansione, viene catturata in un momento congelato.

L’interno rivela una struttura bella e complessa che rappresenta la ricca natura armonica della musica del violino.

” Gli atomi e le molecole presenti nell’aria, vengono eccitati dalle corde vocali della tua laringe, creando una piccola perla di energia acustica che si espande rapidamente dalla bocca e corre via a circa 1126 Km. all’ora.

Quando si parla si crea luce infrarossa. 

La luce infrarossa porta con sé le modulazioni della tua voce alla incredibile velocità di 300.000 Km. all’ora.

A differenza del suono di una voce che diventa impercettibile dopo circa un chilometro, la luce infrarossa creata dalla tua voce si precipita nello Spazio dove viaggia per l’eternità, portando le tue parole o canzoni alle stelle”.


https://riccamente.blogspot.com/2012/02/cimatica-la-meravigliosa-forma-delle.html?fbclid=IwAR02XDvI78UGIjjMB5ltREpn2p5Xa1XoT1vgOaSqDLsUuB2yB22EhgkZ5XU

* La buona notizia del venerdì:Donne e scienza, Il Nobel per la fisica a Donna Strickland  e quello per la chimica a Frances H. Arnold sono la migliore risposta a chi ancora dubitasse della capacità delle donne di eccellere in ambiti scientifici.

donne, scienza e Nobel

Il Nobel per la fisica 2018 va ad Ashkin, Moureau e Strickland per i loro studi innovativi nel campo della fisica dei laser.

Donna Strickland – la terza donna al mondo, dopo Marie Curie e Maria Goeppert-Mayer, a ricevere il Nobel per la fisica – è una ricercatrice canadese in forza alla University of Waterloo. Si è laureata in ingegneria fisica alla McMaster University e ha completato il dottorato di ricerca alla University of Rochester.

Fu proprio durante il periodo di dottorato che lavorò, insieme a Mourou, alla chirped pulse amplification, il tema per cui le è stato assegnato il massimo riconoscimento. Attualmente dirige un gruppo di ricerca che si occupa di laser ultraveloci e ad alta intensità per studi nel campo dell’ottica non lineare.

 

Imbrigliare il potere dell’evoluzione, e sfruttarlo per realizzare nuovi materiali ecologici, energia pulita, nuovi farmaci e terapieantitumorali.

Di tutto e di più, insomma, spostando in provetta i processi che hanno creato, modificato e adattato la vita dalla sua comparsa sul nostro pianeta. E in particolare, i suoi elementi costitutivi: le proteine. È questo il tema del premio Nobel per la chimica di quest’anno, assegnato a Frances H. Arnold, scopritrice dell’evoluzione diretta degli enzimi, ed ex aequo a George P. Smith e Sir Gregory P. Winter, inventori di una tecnica definita phage display, con cui è possibile realizzare in laboratorio nuovi anticorpi e peptidi.

 

 

Frances H. Arnold ha iniziato la sua carriera come ingegnere aerospaziale, nel 1979. L’allora giovane ricercatrice americana voleva sviluppare nuove tecnologie che aiutassero l’umanità a ridurre il suo impatto sull’ambiente.

All’inizio degli anni ‘80 Frances decise di seguire un approccio completamente differente: imitare la natura, e affidarsi all’evoluzione.

Nel 1981 scopre le incredibili potenzialità della genetica. “Era chiaro – racconta oggi la scienziata – che la capacità di riscrivere il codice della vita ci avrebbe permesso di sviluppare un metodo completamente nuovo per creare materiali e sostanze chimiche che usiamo nella vita di tutti i giorni”..

E oggi il comitato dei Nobel ha deciso di premiare i suoi sforzi con l’onorificenza più alta per uno scienziato.

Eh già perché c’è ancora chi dubita.

E se nessuno osa più parlare di inferiorità dell’intelligenza femminile, presunte differenze psico-cognitive di genere vengono ancora addotte per spiegare il motivo per cui  solo poche donne intraprendono studi e carriere universitari nell’area STEM (Science Technology Engineerings Mathematics).

Una ricerca svolta dalla University of New South Wales (UNSW Sydney) pubblicata su Nature Communications qualche giorno prima dell’annuncio dei Nobel,una meta-analisi  che prende in considerazione le performance scolastiche e universitarie di 1,6 milioni di studenti e studentesse di 268 scuole di tutto il mondo.

Come atteso – lo dicono tutte le statistiche mondiali – i voti delle ragazze sono risultati in media più alti di quelli dei loro compagni, e con una minore variabilità (differenza tra il voto più alto e quello più basso).  Sorprendentemente, però, entrambe queste differenze di genere sono risultate minori nelle materie scientifiche che in tutte le altre, per esempio, l’inglese.

In definitiva, nelle materie STEM le prestazioni di maschi e femmine sono molto simili. Ma è invece nell’area umanistica che le differenze tra i due sessi sono significative, sia nella media sia nella variabilità. E in questo caso a essere svantaggiati sono gli uomini.

 Secondo Rose O’Dea, Ph.D. studente e autrice dello studio della UNSW di Sydney, l’orientamento delle ragazze verso carriere in ambiti umanistici sarebbe motivato dalla sensazione, confermata anche dai dati statistici, che in questi campi vi sia una minore competizione maschile.

Ma contano anche aspetti psicologici e culturali: lo stereotipo ancora largamente diffuso secondo il quale le donne sarebbero meno portate per la matematica influisce sullo stesso modo di aprocciarsi alla materia fin dalla più tenera età. Perché si tende a interiorizzare le percezioni degli altri come proprie e quindi ad allinearsi con gli stereotipi vigenti.

A tenere lontane le donne dalle carriere scientifiche, evidentemente, non è la “natura” ma la cultura dominante, e lo status quo:  il fatto che negli altri campi ci siano meno uomini con cui competere.  

E per cambiare questa cultura e incoraggiare le ragazze a intraprendere carriere nella scienza e nella tecnologia servono nuovi modelli di riferimento.

Figure scientifiche femminili che suscitino emulazione, come Donna Strickland  e Frances H. Arnold, che con il loro lavoro provano che a una donna nessun traguardo può essere precluso nella scienza.

 

https://www.galileonet.it/2018/10/donne-e-scienza-studio-demolisce-stereotipi/

https://www.galileonet.it/2018/10/studio-laser-nobel-fisica-2018/

 

 

La buona notizia del venerdì: Chi la fa l’aspetti…soprattutto con una donna!

Era stata ‘derubata’ del Nobel per la sua scoperta

44 anni dopo è stata premiata con 3 milioni di dollari, da studentessa Jocelyn Bell Burnell aveva, infatti, scoperto i pulsar, ma il premio era stato riconosciuto al suo relatore di tesi Anthony Ewish.

Oggi l’astrofisica si prende la sua rivincita con il Breakthrough Prize.

(Photo by Jane Barlow/PA Images via Getty Images)

La sua storia ha fatto il giro del mondo, perché dopo quell’ingiustizia subita, Jocelyn Bell Burnell si è battuta con tutte le sue forze per la parità in un mondo, quello scientifico, sempre proiettato verso il sesso maschile.

E ce l’ha fatta aggiudicandosi finalmente il Breakthrough prize 2018 per la Fisica Fondamentale, il più ricco riconoscimento per la ricerca scientifica (vale 3 milioni di dollari, oltre 2,5 milioni di euro).

Denaro che ha già deciso di investire per la causa che più le sta a cuore, ovvero la sua battaglia contro la discriminazione delle donne in ambito accademico.

Nata il 15 luglio 1943 nell’Irlanda del Nord, Jocelyn Bell Burnell ha una laurea in fisica all’Università di Glasgow e un dottorato di ricerca all’ Università di Cambridge. Proprio da studentessa ascoltando il rumore di fondo della registrazione compiuta sul cielo aveva scoperto un segnale che pulsava regolarmente.

All’inizio la sorgente venne chiamata “LGM” (Little Green Men, piccoli omini verdi in inglese) poichè si pensava potesse essere un segnale proveniente da esseri extraterrestri.

In seguito Jocelyn Bell capì che si trattava di una nuova classe di stelle, denominata pulsar, ovvero stelle rotanti ultracompatte che emettono radiazioni a intervalli regolari.

La scoperta però diventò come per magia opera del suo relatore e l’allora studentessa non venne neanche nominata durante la cerimonia.

Col tempo però Jocelyn Bell Burnell è riuscita a volare alto, oggi è a capo del Dipartimento di Fisica della Open University, in Inghilterra, ha vinto numerosi premi e medaglie e oggi questo importassimo riconoscimento.

sebben che siamo donne !

* Marte torna diretto… dove ci portano le sue stimolanti energie!

 

Sono accaduti così tanti eventi  nel cosmo che potresti non aver ricordato che Marte, il pianeta dell’azione e della motivazione,  è stato retrogrado per molto tempo.

Marte diventa retrogrado solo ogni due o tre anni, quindi quando accade ha un forte impatto sulle nostre vite.

Dopo diversi mesi Marte cambia il suo moto  e diventa diretto  e non tornerà retrogrado fino al settembre 2020.

Ogni volta che un pianeta entra in retrogradazione, la sua energia tocca il nostro inconscio  , quasi come se se stesse filtrando attraverso di noi negli strati più profondi.

Mentre Marte agiva sui nostri strati più profondi, potremmo non essere  stati consapevoli di cosa esattamente stesse cercando di insegnarci. 

Ma ora, mentre Marte si muove direttamente e inizia a salire in superficie, nella nostra mente cosciente vedremo quali messaggi e intuizioni Marte ha per noi.

Qualunque sia il lavoro interiore che Marte sta facendo sarà rivelato, ed è probabile che saremo in grado di prendere queste nuove informazioni e usarle per andare avanti nelle nostre vite.

Poiché Marte è tutto basato sull’agire e motivarsi, qualunque nuovo insight emerga in superficie ci aiuterà a compiere alcuni progressi tanto necessari.

Il 2018 è stato davvero un anno di forti stimoli all’introspezione , e anche se questo tono continuerà, Marte diretto porterà una nuova ondata di energia e un’esplosione di ispirazione.

Dopo mesi di attesa, ci sentiamo finalmente supportati per andare avanti e intraprendere le azioni che volevamo fare.

Nuove ispirazioni potrebbero coglierci e potremmo anche scoprire che i progetti che abbiamo avviato a giugno possono essere rivalutati e attuati.

In effetti, se hai lavorato sul tuo passato  e hai faticato per ristrutturarlo , o alcune problematiche  che si sono presentate a Giugno sono ancora esistenti potresti scoprire che Marte tornato diretto fornisce quella spinta risolutiva.

Per aiutare ad attivare questa energia, prendi in considerazione di portare nuova visione o apportare qualche cambiamento a qualsiasi progetto tu abbia faticato a  far decollare. Cerca nuove ispirazioni e  apri la tua mente per pensare alle cose in modo diverso.

Apportando alcune modifiche e sintonizzandoti sulle  lezioni  ricevute da  Marte retrogrado, riuscirai a far progredire i tuoi progetti con maggiore velocità e facilità.

Marte retrogrado è in realtà l’Universo che ci ricorda di rallentare e rilassarci. In questo mondo frenetico, ci dimentichiamo di fermarci a volte e riflettere su ciò che stiamo facendo e dove stiamo andando.

A volte continuiamo ad andare e venire senza fermarci veramente a riflettere su dove ci stanno portando le nostre azioni. 

A volte seguiamo semplicemente la folla perché è la cosa più facile da fare.

Marte retrogrado, ci ricorda che le nostre azioni hanno delle conseguenze e in qualsiasi momento, possiamo scegliere di prendere una strada diversa e fare scelte diverse.

Non dobbiamo andare verso il percorso  già provato e riconosciuto, invece possiamo ascoltare la chiamata della nostra stessa anima e agire nella direzione che ci parla e ispira  di più.

Marte retrogrado rappresenta  un momento per tutti noi per riflettere se  le nostre azioni ci stanno portando  verso la vita che desideriamo o allontanando dalla vita che desideriamo.

Quindi chiediamoci se sarà di nuovo come al solito o potremo aprirci a ciò che questa energia retrograda stava cercando di insegnarci e mostrarci?

Oppure apportare direttamente e con fiducia alcuni cambiamenti e ritocchi basati sulle intuizioni che abbiamo ricevuto, e trovare che siamo in grado di realizzare i nostri sogni più velocemente e con più facilità.

Presta attenzione a ciò che accade nei giorni in cui Marte diventa diretto: saranno indizi su quali azioni l’Universo ti sta guidando a prendere.

Autore : Tanaaz

Fonte : https://foreverconscious.com/intuitive-astrology-mars-direct-august-2018