* Filastrocca dei figli del mondo

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FILASTROCCA DEI FIGLI DEL MONDO
—- Bruno Tognolini —-

Tu figlio di chi sei? Son figlio di due stelle
Nel cielo ce n’è tante ma le mie son le più belle

Tu figlio di chi sei? Del sole e della luna
Non splendono mai insieme: cala l’altro e sorge una


Tu figlio di chi sei? Son figlio del villaggio
Dieci madri, venti padri, cento cuori di coraggio


Tu figlio di chi sei? Di un grande albero solo
Ma così alto e forte che da lui io spicco il volo


Tu figlio di chi sei? Di un amore, di un viale
Di un bue e di un asinello, di un dio, di un ospedale


Il nostro nome è uomini, siamo figli e figliastri
Di altri figli degli uomini, della terra e degli astri

da RIME RAMINGHE, Salani 2013

illustrazione Céline Veilhan

* Liberté, égalité, fraternité! Se ci fosse Napoleone…

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,

così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile

orma di piè mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;

quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sonito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio

e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al subito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all’urna un cantico
che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,

dall’uno all’altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui

del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d’un gran disegno,
l’ansia d’un cor che indocile

serve pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch’era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,

la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.
Ei si nomò: due secoli,

l’un contro l’altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe’ silenzio, ed arbitro
s’assise in mezzo a lor.

E sparve, e i dì nell’ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d’immensa invidia
e di pietà profonda,
d’inestinguibil odio

e d’indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l’onda s’avvolve e pesa,
l’onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,

scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell’alma il cumulo
delle memorie scese!
Oh quante volte ai posteri

narrar sé stesso imprese,
e sull’eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d’un giorno inerte,

chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l’assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili

tende, e i percossi valli,
e il lampo de’ manipoli,
e l’onda dei cavalli,
e il concitato imperio,
e il celere ubbidir.

Ahi! Forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo
e in più spirabil aere

pietosa il trasportò;
e l’avviò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,

dov’è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! benefica
Fede ai trionfi avvezza!
scrivi ancor questo, allegrati;

ché più superba altezza
al disonor del Golgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:

il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.

Alessandro Manzoni

( 20 Luglio 1821 )

 

* La Pace e l’avvoltoio 25 aprile


Un giorno nel mondo finita fu l’ultima guerra, il cupo cannone si tacque e più non sparò,
e privo del tristo suo cibo dall’arida terra, un branco di neri avvoltoi si levò.

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò dal fiume
ed il fiume disse: “No,
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Nella limpida corrente
ora scendon carpe e trote
non più i corpi dei soldati
che la fanno insanguinar”.

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò dal bosco
ed il bosco disse: “No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Tra le foglie in mezzo ai rami
passan sol raggi di sole,
gli scoiattoli e le rane
non più i colpi del fucil”.

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò dall’eco
e anche l’eco disse “No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Sono canti che io porto
sono i tonfi delle zappe,
girotondi e ninnenanne,
non più il rombo del cannon”.

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò ai tedeschi
e i tedeschi disse: “No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Non vogliam mangiar più fango,
odio e piombo nelle guerre,
pane e case in terra altrui
non vogliamo più rubar”.

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò alla madre
e la madre disse: “No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
I miei figli li dò solo
a una bella fidanzata
che li porti nel suo letto
non li mando più a ammazzar”

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò all’uranio
e l’uranio disse: “No,
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
La mia forza nucleare
farà andare sulla Luna,
non deflagrerà infuocata
distruggendo le città”.

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.

Ma chi delle guerre quel giorno aveva il rimpianto in un luogo deserto a complotto si radunò
e vide nel cielo arrivare girando quel branco e scendere scendere finché qualcuno gridò:

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla testa mia…
ma il rapace li sbranò.

E la pace trionfò!

” Dove vola l’avvoltoio”

(1961)
Testo di Italo Calvino
Musica di Sergio Liberovici

Illustrazione di Lele Luzzati

Leggi anche. ” Pace…è una parola!”

* Leggere fa bene: Giornata Internazionale del Libro 2019

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I benefici di leggere un libro

un libro è come un giardino che si porta in tasca” ( Proverbio cinese)

tiene in esercizio il cervello

fornisce conoscenza e e informazione

aumenta la capacità di scrivere

riduce lo stress e ti mette in uno stato positivo

è un buon motivo di conversazione

arricchisce la concentrazione e l’attenzione

è un modo di passare il tempo liberamente

sviluppa la creatività

arricchisce il lessico ed il vocabolario personale

propone problemi e stimola la miglior risoluzione più veloce

aumenta la capacità di empatia con gli altri

introduce nel mondo sconosciuto della fantasia

i libri sono una finestra sul mondo

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria.

Chi legge avrà vissuto 5000 anni:

c’era quandoCaino uccise Abele,

quando Renzo sposò Lucia,

quando Leopardi ammirava l’infinito…

perché la lettura è un’immortalità all’indietro.

Umberto Eco

fonte: Dal Web

* Ma è primavera ? I gatti lo sapranno!

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Una rondine non fa primavera?

I gatti lo sapranno!


Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.
Farai gesti anche tu.
Risponderai parole –
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

” I gatti lo sapranno” di Cesare Pavese (1950)

L’amor che move il sole e l’altre stelle…ed io avrò cura di te…

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie

dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via

Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo

Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore

dalle ossessioni delle tue manie

supererò le correnti gravitazionali

lo spazio e la luce per non farti invecchiare

E guarirai da tutte le malattie

perchè sei un essere speciale

ed io

avrò cura di te….

vagavo per i campi del Tennesse

come vi ero arrivato chissà !

Non hai fiori bianchi per me?

Piu’ veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza

Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza

I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi

la bonaccia d’agosto non calmera’ i nostri sensi

Tessero’ i tuoi capelli come trame di un canto

Conosco le leggi del mondo e te ne farò dono

Supererò le correnti gravitazionali

lo spazio e la luce per non farti invecchiare

Ti salverò da ogni malinconia

perchè sei un essere speciale

ed io

avrò cura di te…

Io sì…. che avrò cura di te …

( Franco Battiato)

https://youtu.be/uPLVPZPuPzU

* E’ arrivato carnevale, chi sta bene e chi sta male…è sempre tempo di maschere …o no?

 

“Mi metterò una maschera da
pagliaccio,
per far credere a tutti che il sole è
di ghiaccio.
Mi metterò una maschera da
imperatore,
avrò un impero per un paio d’ore:
per voler mio dovranno levarsi la
maschera,
quelli che la portano ogni giorno
dell’anno…
E sarà il carnevale più divertente,
veder la faccia vera di tanta gente…”


(Gianni Rodari)

” Nel lungo tragitto della vita,  incontrerai tante maschere e pochi volti”

Luigi Pirandello

 

E tu la metti o la togli la maschera per carnevale?