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Perchè siam donne: Prestigiatrice o maga o illusionista . La figura femminile nell’Arte Magica.

La  storia della magia, della prestigiazione, mette in evidenza il mago, quale stereotipo maschile, che indossa un frac ed un cilindro, almeno nel mondo occidentale. Ma allora è esistita, in passato, la “donna prestigiatore”, la “donna maga” e attualmente esiste tale figura artistica?”.

A 16 anni Elisa Valle è già un’apprezzata illusionista e un’influencer di successo.

Disinvolta nella manipolazione delle carte, consapevole delle dinamiche dei social e capace di fare rete con importanti conferenzieri e affermate colleghe, l’artista alessandrina sta coltivando la sua passione per la magia senza chiedere il permesso a nessuno, facendo leva sulla propria bravura e senza nutrire alcun senso di inferiorità.

Elisa usa la notorietà raggiunta con il suo profilo social e i suoi dodicimila fans per appassionare il suo pubblico alla sua passione la Magia, contribuendo alla divulgazione di questa meravigliosa Arte, grazie anche ai mezzi tecnologici attualmente utilizzati (Internet; piattaforme telematiche…) e alla presenza di alcuni Circoli Magici sul territorio internazionale.

E’ questo lo spirito con il quale organizza una lezione al Camp Magico di Canazei.

Al Camp di Magia Assokappa, i partecipanti possono mettere alla prova e migliorare le proprie abilità magiche nella Cartomagia, Cubomagia, Mental magic e tanto altro ancora! In tutto il percorso hanno modo di confrontarsi con i principali giovani esponenti della magia italiana.

Qui Elisa sfrutta la visibilità raggiunta sui social per puntare il riflettore sulla figura della donna illusionista; non c’è lei, sotto il fascio di luce, ma tre illusioniste dimenticate che – grazie a un lodevole lavoro di ricerca – ritrovano uno spazio dove raccontarsi e riprendere voce.
Ricostruendo la vita di tre donne che hanno fatto della magia la loro professione, Elisa ci accompagna in un giro del mondo che parte dalla sua regione (Fatima Miris era piemontese 1882/1954), attraversa la Parigi della belle epoque (con Benita Anguinet) e approda alla New York contemporanea (con Dorothy Dietrich 1969;) ed è un viaggio che si estende non solo nello spazio ma anche nel tempo, coprendo oltre due secoli di storia: l’illusionista parigina era nata nel 1819 mentre Dietrich è in attività ancora oggi.


In modo sottile, l’autrice forza le barriere dell’immaginario senza doversi affidare a una narrazione fantascientifica: anche se sembrano provenire da un universo parallelo, Anguinet, Miris e Dietrich sono vissute nel nostro stesso mondo e hanno trovato nell’illusionismo uno strumento attraverso cui conquistare la visibilità e guadagnarsi uno spazio di emancipazione e indipendenza, in un mondo a loro ostile perché ritagliato solo alla figura maschile.

La figura femminile, in passato, è stata per molto tempo considerata lontana dal mondo artistico della Magia.

Se consideriamo le fiabe antiche, come diverse storie del passato, e che ci sono state raccontate da piccoli, esse contengono un immaginario fatto di streghe, con poteri paranormali. Ed il periodo storico denominato “Caccia alle streghe” (XIV– XV secolo), come pure determinati stereotipi di genere, contesti storici, sono tutti elementi che hanno contribuito ad accettare le donne solo in forme artistiche quali la danza, la musica e il canto.

La donna relegata nel ruolo di assistente del mago, e coinvolta nelle cosiddette “grandi illusioni” da palcoscenico, la possiamo associare al “suo taglio in due parti”, una volta inserita all’interno di una cassa.

La prima donna ad essere tagliata a metà fu la donna che partecipò allo show del dicembre 1920, cioè Jan Glenrose, che all’epoca era l’assistente principale del mago Selbit, oltre ad essere anche partner del mago Fred Culpitt.

Gli assistenti maschili diventano comuni fino all’epoca vittoriana, poiché i vestiti ingombranti imposti alle donne dalle mode del tempo rendevano difficile il rannicchiarsi negli spazi ristretti all’interno della scatola, richiesti da alcuni effetti.

Con il cambiare delle mode degli inizi del XX secolo, il ruolo femminile della “vittima” diventò più pratico. “…al di là delle preoccupazioni pratiche, l’immagine della donna in pericolo è diventata una moda particolare nello spettacolo…

I maghi moderni, donne comprese, hanno replicato con un interprete maschile, nel ruolo originariamente ricoperto da una donna.

L’illusionista Dorothy Dietrich, che da adolescente si è affermata come mago di spicco, è stata definita la “prima donna a tagliare un uomo a metà“.

Elisa non ci sta ad abbassare la testa o a farsi segare in due dal maschio di turno: raccontandoci tre storie femminili piene di coraggio e ribalderia, l’illusionista alessandrina offre alle sue colleghe altrettante antenate a cui ispirarsi per coltivare la propria passione libere da condizionamenti e dare spazio alla creatività in ogni direzione; soprattutto quella ostinata e contraria.

Fonti:
Elisa Valle “Studio della figura femminile nella storia della magia”, Alessandria 2022) 

La figura femminile nell’arte della Magia – Il Torinese

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Perchè siam donne: Eva Widdowson Crane l’amica delle api

Eva Widdowson Crane (1912-2007) biologa, scrittrice e intellettuale inglese, ha dedicata la sua vita allo studio delle api e all’ apicoltura.

La sua formazione è iniziata con la matematica quantistica, ma successivamente i suoi interessi si sono rivolti alle api a partire da quando, nel 1942, sposò James Crane e le fu donato un alveare, come regalo di nozze.

Si era nel pieno della seconda guerra mondiale, le scorte alimentari scarseggiavano e il miele prodotto dall’alveare poteva essere un valido sostituto dello zucchero, difficile da reperire.

Per Eva Widdowson-Crane fu una folgorazione e, a partire da quel momento, lo studio delle api diventerà la sua occupazione principale.

La sua mentalità scientifica la portò ad affrontare l’argomento dal punto di vista biologico, agricolo ed ecologico, ma se ne occupò anche dal punto di vista storico e antropologico, essendo l’apicoltura una pratica millenaria, diffusa in decine di culture diverse.

Nel 1945 entrò a far parte del comitato di ricerca dell’associazione degli apicoltori britannici e nel 1949 fondò l’International Bee Research Association (IBRA), che contiene il più ampio database mondiale di ricerche sulle api, realizzato dalla studiosa visitando più di 60 paesi, spesso anche in condizioni primitive.

Eva Crane non smise mai di documentarsi e viaggiò senza sosta per condurre le sue ricerche sulla biologia delle api, sulle proprietà organolettiche del miele e sulle forme di apicoltura praticate dalla preistoria al presente.

Nelle sue peregrinazioni in giro per il mondo attraversò oltre sessanta Paesi.

Scoprì, tra l’altro, che gli antichi babilonesi usavano il miele per preservare i cadaveri, che l’apicoltura praticata in alcune zone del Pakistan è identica a quella diffusa nell’antica Grecia e che durante la guerra del Vietnam le api sono state usate come armi dai Viet Cong.

Realizzò anche uno studio meticoloso sulle raffigurazioni di api e miele nelle opere di arte rupestre, analizzando oltre centocinquanta siti preistorici in diciassette Paesi.

Eva Crane scrisse più di 180 pubblicazioni tra saggi, articoli e libri molti dei quali dai 70 ai 90 anni.Honey: A Comprehensive Survey (1975), testo al quale contribuì per diversi importanti capitoli.

Sebbene oggi non venga più stampato rimane uno dei libri più significativi mai scritti sul miele.

Le api impollinatrici sono fondamentali per l’agricoltura e per il mantenimento dell’equilibrio di numerosi ecosistemi e, ancora oggi, i testi di Eva Crane sono un valido riferimento per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla loro importanza, sulle minacce che affrontano e sul loro contributo allo sviluppo sostenibile.

Nel mondo esistono oltre 20000 specie di api, molte delle quali a rischio di estinzione.

Per questo, il 20 maggio è stato istituito, dall’ Assemblea generale dell’ ONU, il World Bee Day: per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di questi preziosi impollinatori, per la nostra vita e per quella del pianeta.

fonte di ispirazione:

Dea e Donna: Sacro Femminino | Facebook

Leggi anche:

* Non si può non comunicare… ce lo ricordano le api danzando ! – Laurin42 (wordpress.com)

NB

Il 99% delle api sono tutte femmine
Possiamo dire che il l’organizzazione sociale delle api è un matriarcato, poiché le femmine svolgono un ruolo centrale nella colonia. La maggior parte della colonia è composta da femmine, sono responsabili dell’organizzazione, mantenimento ed espansione della colonia, il ruolo dei fuchi è quello di soddisfare i bisogni riproduttivi della Regina.

In un alveare normale, la covata di fuchi inizia in primavera e i fuchi muoiono in autunno. Manterrànno i fuchi fuori stagione, solo quelle colonie che hanno perso la regina per qualche motivo

Al di là di fecondare la regina, le loro funzioni sono di tenere al caldo e ventilare l’alveare.

Le api non hanno una regina. Le api non capiscono la politica.

Un’ape regina è un’ape femmina che viene nutrita appositamente per essere sessualmente matura. In altre parole, sono in grado di riprodursi. Ce n’è sempre solo una in un alveare. Finché le uova vengono fecondate nascono solo femmine,

All’interno degli alveari ciascuno degli abitanti, ha ruoli diversi per la colonia.

Le api regine sono le api più grandi e più importanti della colonia, poiché sono loro che depongono le uova.

Queste uova attraversano varie fasi di metamorfosi.

Le api femmine nascono da uova fecondate, i fuchi invece da quelle non fecondate.

All’interno dell’alveare ogni ape ha un ruolo ben definito.

Le api operaie sono quelle che svolgono più compiti suddividendosi le mansioni in base alle esigenze dell’alveare.

Dal momento in cui nasce una operaia essa passa attraverso diverse mansioni: fare la cera, pulire, nutrire i piccoli e le regine, le guardiane e, infine, le raccoglitrici.

Invito a meditare e trarre conclusioni!

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Perchè siam donne: Se basta una statua per Margherita ,la signora delle stelle

«Tutti noi abbiamo un’origine comune, siamo tutti figli dell’evoluzione dell’Universo, dell’evoluzione delle stelle, e quindi siamo davvero tutti fratelli. Noi siamo fatti di materia che è stata costruita nell’interno delle stelle, tutti gli elementi, dall’idrogeno all’uranio, sono stati fatti nelle reazioni nucleari che avvengono nelle supernove, cioé queste stelle molto più grosse del Sole, che alla fine della loro vita esplodono e sparpagliano nello spazio il risultato di tutte le reazioni nucleari avvenute al loro interno. Per cui noi siamo veramente figli delle stelle».

In un paese che sul piedistallo mette solo gli uomini, Milano inaugurerà il 13 giugno un bronzo, alto quasi tre metri, dedicato a MARGHERITA HACK, così come l’ ha pensato l’artista bolognese Daniela Olivieri.

La scienziata emerge, le mani dorate che si innalzano al cielo, da una galassia dove brillano le stelle, La cerimonia si terrà il 13 giugno alle ore 11 in Largo Richini, davanti all’ Università Statale.

Per il centenario della sua nascita la scienziata tornerà all’università,in un luogo dove Margherita Hack potrà ancora ispirare tanti giovani all’impegno scientifico, politico e civile. “Senza giovani desiderosi di diventare scienziati non c’è futuro per la scienza stessa e il suo destino sarebbe un inevitabile e progressivo deperimento”.

Si abbassa l’età delle ragazze che la scuola desidera avvicinare alle discipline STEM (Science Technology Engineering Mathematics) che costituiscono un insieme di competenze che sono oggi fondamentali per la comprensione di numerosissimi meccanismi alla base della vita civica e sociale.

Tra le scienziate che hanno contribuito a mostrare ai giovani come il metodo scientifico possa essere applicato alla vita quotidiana c’è sicuramente Margherita Hack (1922- 2013).

E’ stata una delle menti più brillanti della comunità scientifica italiana contemporanea ed è nota a livello mondiale per gli importanti studi da lei svolti nell’ambito dell’astrofisica .

Un personaggio unico, spontanea e incurante di apparire( diceva di essere stata dal parrucchiere sola una volta nella vita) atea convintissima e vegetariana, impegnata in ogni campo nel sociale a difesa delle ingiustizie.

La sua è una famiglia particolare: i genitori sono antifascisti e fanno parte della Società Teosofica Italiana, le trasmettono l’amore e il rispetto per gli animali (da qui la scelta vegetariana) e la lasciano libera di scegliere di studiare quello che vuole.

Io sono un esempio di come un’educazione familiare priva di pregiudizi sessuali lasci una bambina libera di seguire le proprie attitudini, senza condizionamenti di sesso”, dichiarava la scienziata.

E anche: “Fin da piccola mi sono trovata in sintonia con tutte le bestie, e soprattutto con i cani e i gatti che erano quelli più facili da incontrare”.

Laureatasi in Fisica e subito ad occuparsi di spettroscopia stellare che sarà il suo campo di ricerca.

Margherita Hack è stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico, quello di Trieste, e in breve tempo diventa un eccellenza nel settore a livello internazionale.

Scrive, oltre a centinaia di pubblicazioni scientifiche, testi universitari e libri di divulgazione di grande successo, Il suo linguaggio è immediato, accessibile a tutti, anche quando affronta tematiche scientifiche di non semplice comprensione.

Conquista università, partecipa a talkshow televisivi, entra nelle scuole a dialogare con i bambini di stelle e universo, e proprio per loro pubblica numerosi libri illustrati.

Diventa membro della prestigiosa Accademia Nazionale dei Lincei, lavora con i gruppi di lavoro dell’ESA e della NASA. Fonda riviste (L’AstronomiaLe Stelle), si impegna in politica, candidandosi e facendosi eleggere molto spesso, per poi dimettersi alla prima seduta.

Quando ai talk show le chiedevano cosa pensasse della possibilità di una vita extraterreste, lei rispondeva che “erano tutte bischerate”.

La scelta di non avere figli.:” Siamo già troppi nel mondo…”

Sempre attenta al tema dei diritti civili, è stata in prima linea per ll riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali.

Quando alla soglie dei 90 anni si accinge a fare il rinnovo della patente e le viene negata la vita medica, si arrabbia tantissimo. E protesta pubblicamente.

Seguire le proprie passioni, anche controcorrente, è il segreto per sopravvivere alla noia e alla mediocrità.

Perché nella vita, ma anche nella scienza, bisogna essere ribelli.

Parola di Margherita.

Da non perdere:

Storie di vero amore : Margherita e i suoi gatti. – Laurin42 (wordpress.com)

La buona notizia del venerdì: Margherita Hack sarà la prima scienziata ad avere una statua sul luogo pubblico – Laurin42 (wordpress.com)

Un parco intitolato a Margherita Hack | Attualità CALENZANO (quinewsfirenze.it)

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Perchè siam donne: Josephine Cochrane, la donna che nel 1886 inventò la lavastoviglie. Nel 1886!

Ingegno, creatività e tanta voglia di fare Josephine Cochrane è la donna che inventò la prima lavastoviglie, inseguendo il suo sogno.

Era il 1886 e la vedova che viveva a Shelbyville, in Illinois, decise di rimboccarsi le maniche per risolvere un problema che sembrava non interessare l’universo maschile. All’epoca erano stati inventati già diversi macchinari, per cucire o tagliare l’erba, nessuno però aveva pensato a ideare una macchina che aiutasse le donne a lavare i piatti.

Josephine amava tenere cene e invitare gente a casa propria, ma puntualmente restavano moltissime stoviglie da lavare. Lei, che apparteneva a una famiglia nobile, non sopportava l’idea che si dovesse sprecare così tanto tempo per pulire i piatti, con il risultato che spesso la porcellana si scheggiava o rompeva. “Se nessuno ha ancora inventato una macchina per lavare i piatti, lo farò io stessa!”, disse durante una conversazione con le sue amiche e così fece.

Ingegnosa e determinata, Josephine ideò il progetto per una macchina che fosse in grado di  lavare i piatti e arrivò persino a costruirla. L’apparecchio proiettava dei getti di acqua e sapone su piatti e bicchieri, utilizzando un sistema di pompe che veniva azionato manualmente. In quel periodo le stoviglie venivano pulite con acqua fredda e cenere, ma Josephine preferì il sapone. Non solo: dopo aver preso le misure di ogni pezzo dei suoi servizi, disegnò i vari compartimenti, creando una gabbia a forma di ruota.

Il macchinario era costituito da un boiler in rame in cui erano posizionati i compartimenti, in grado di ruotare. Un motore manuale gettava sulle stoviglie contenute in esso dell’acqua calda e saponata, in seguito dell’acqua calda e pulita. Terminato il lavaggio i piatti venivano estratti e si potevano asciugare. Il prototipo della lavastovigliereato da Josephine Cochrane venne presentato per la prima volta nel 1893 alla Fiera Colombiana di Chicago.

Fu un enorme successo e l’invenzione conquistò i visitatori, superando tutte le altre opere. Le amiche della donna rimasero così entusiaste dal macchinario che lo ribattezzarono Lavapiatti Cochrane.

Josephine aveva creato qualcosa di straordinario e iniziarono ad arrivare ordini da tutto il paese, non solo da parte di altre signore, ma anche di alberghi e ristoranti. Il progetto, dopo essere stato brevettato, entrò in produzione in una fabbrica fondata da Josephine, la Garis-Cochran lavastoviglie Machine Company.

Nel 1897 l’inizio della produzione fu un successo e in seguito la società creò altri elettrodomestici. Il destino però non fu altrettanto benevolo con l’inventrice della lavastoviglie che scomparve a 74 anni a causa di un esaurimento nervoso.

L’azienda in seguito cambiò nome e venne assorbita da alcune multinazionali.

Josephine Cochrane, viva la donna che inventò la lavastoviglie (dilei.it)

La Top 10 delle invenzioni di donne che hanno fatto la storia e delineato il nostro futuro (startupitalia.eu)

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Perchè siam donne: Rachel Carson ha avvisato gli esseri umani che non possono avere il dominio sulla natura senza conseguenze

Sono passati 60 anni dalla pubblicazione del sensazionale “Silent Spring”, un grande classico del pensiero ecologista, pietra miliare – come lo definì Al Gore – dell’ambientalismo. Pubblicato ad agosto 1962 divenne subito uno dei libri più discusso degli ultimi decenni.

Silent Spring ha ispirato il moderno movimento ambientalista, iniziato sul serio un decennio dopo.

È riconosciuto come il testo ambientale che “ha cambiato il mondo”.

Mirava ad accendere un movimento attivista democratico che non solo mettesse in discussione la direzione della scienza e della tecnologia, ma richiedesse anche risposte e responsabilità. E’ diventato il manuale per il futuro di tutta la vita sulla terra.

In quegli appassionanti capitoli Rachel Carson, l’autrice, metteva nero su bianco probabilmente per la prima volta i danni irreversibili all’ambiente e all’umanità causati (anche) dai pesticidi, a partire dal DDT.

Nata a Springdale, in Pennsylvania, nel 1907, Rachel si dedica fin da bambina all’osservazione della natura. Natura che non smette mai di osservare e proteggere.

Dopo aver pubblicato numerosi articoli e testi scientifici, nel 1941 pubblica il suo primo libro Under the Sea Wind, seguito nel 1951 da The Sea around us (Il mare intorno a noi).

Con le vendite di The Sea around us, pluripremiato e il cui adattamento per il cinema vince l’Oscar del miglior documentario, nel 1953 acquista un potente microscopio e un cottage a Southport Island, nel Maine.

Oggi quell’area è il Rachel Carson National Wildlife Refuge.

Cambiamento climatico, innalzamento del livello del mare, scioglimento dei ghiacciai artici, crollo delle popolazioni di uccelli e animali, lo sgretolamento delle faglie geologiche: tutto fa parte del lavoro di Rachel.

Iniziò così la sua campagna contro il DDT, il cui risultato forse più importante e duraturo fu la capacità di aprire per la prima volta un dibattito sull’ambiente, come insieme di correlazioni che non possono prescindere l’una dall’altra.

Fu lei, infatti, la prima a prevedere con largo anticipo gli effetti delle tecniche agricole e la prima a denunciare pubblicamente i danni all’ambiente provocati dalla deforestazione e dal consumo del suolo.

L’appassionata preoccupazione di Rachel riguarda il futuro del Pianeta e tutta la vita sulla Terra. In queste pagine invita gli esseri umani ad agire in modo responsabile e attento e suggerisce un cambiamento necessario nel modo in cui le democrazie e le società liberali operano.

Rachel crede che il Governo federale sia parte del problema e lancia un monito ai suoi lettori a gettare i semi della rivoluzione sociale.

Non solo, propone delle alternative biologiche all’avvelenamento del pianeta, basate sulla conoscenza degli organismi viventi.


Fu attaccata, nel pieno degli anni ’60, dalle multinazionali della chimica e dell’industria agroalimentare. Ma non si fermò.

Contro di lei fu montata una campagna di denigrazione molto feroce e trascorse i suoi ultimi anni difendendo coraggiosamente la verità delle sue conclusioni fino alla sua prematura morte nel 1964

A Rachel, oggi, dobbiamo una grossa fetta del nostro sapere sul degrado subdolo dell’acqua, dell’aria e del suolo, e su quel “prezzo del benessere” che, in realtà, è causa di malessere e di sottosviluppo per i più poveri

Non è un caso se Rachel sia ad oggi riconosciuta come la madre dell’ambientalismo statunitense.

Dopo 16 dalla sua morte, venne assegnata alla Carson lMedaglia Presidenziale della libertà, l’onorificenza civile più alta negli Stati Uniti. anni


“Coloro che contemplano la bellezza della Terra trovano riserve di forza che durano fintanto che dura la vita”.

C’è un modo in cui la natura parla, in cui la terra parla. La maggior parte delle volte noi, semplicemente, non siamo abbastanza pazienti, non abbastanza calmi, per prestare attenzione alla storia.(Mohandas K. Gandhi)


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Perchè siam donne: Amori e delitti della Contessa Lara

Evelina Cattermole, diventata famosa come Contessa Lara, è stata poetessa e scrittrice di discreta notorietà attiva nella seconda metà dell’Ottocento, sino a quando il 30 novembre 1896 non viene uccisa con un colpo di pistola sparato dal violento amante Giuseppe Pierantoni.

Evelina Cattermole nasce a Firenze il 26 ottobre 1849 da Guglielmo, insegnante di inglese in un istituto tecnico di Firenze, ed Elisa Sandusch.

La prima educazione della giovane avviene sotto la guida del padre Guglielmo che le insegna le lingue: inglese, francese e spagnolo. La madre, impegnata nel mondo musicale, le dà i primi rudimenti di musica.

La ragazza cresce bella, dai modi gentili e dotata di naturali grazia ed eleganza, e la famiglia, intuite le sue passioni letterarie, decide di affidarla alla poetessa Marianna Giarré-Billi.

Passano pochi anni e nel 1867 Evelina Cattermole dà alle stampe la sua prima silloge poetica dal titolo Canti e ghirlande.

La raccolta comincia a circolare per Firenze e la giovane contessa è accolta nei salotti letterari più esclusivi della città.

È in uno di questi circoli che conosce Francesco Saverio Eugenio Mancini, ufficiale dei bersaglieri e figlio di Laura Beatrice Oliva, tra le più grandi poetesse del XIX secolo italiano. I due si innamorano e, dopo alcuni dissidi – la famiglia del ragazzo non è d’accordo con la relazione – il 5 marzo 1871 si sposano.

Evelina segue lo sposo, trasferito per servizio a Roma, Napoli, infine Milano, trovando un appartamento in via Cesare Correnti. A Milano la giovane riceve gli sguardi di tanti uomini che frequentano gli stessi circoli cui partecipa, e dopo un po’ Evelina Cattermole si infatua di uno di loro: un veneziano, Giuseppe Bennati di Baylon, conoscente del marito.

La loro brevissima storia si rivela drammatica: il Mancini scopre i due amanti in flagrante adulterio e sfida il Bennati a duello. A uscire mortalmente ferito dalla sfida è l’amante veneziano; Francesco Mancini vince e si separa dalla moglie avendone perso oramai ogni fiducia.

Evelina Cattermole, infangata la sua immagine dall’opinione pubblica milanese, è costretta dunque al ritorno nella natìa Firenze: è la primavera del 1875. Accade però che il padre, rimasto vedovo, non la accoglie in casa ed Evelina deve cercare una sistemazione propria. I primi periodi del rientro a Firenze sono duri: vicina a lei c’è solo l’anziana nonna, che le dà un tetto dove ripararsi.

Col tempo Evelina riesce a ricostruire i rapporti con il padre e con la gente fiorentina, ritornando a frequentare le tavole culturali della città. La donna è ancora abbastanza giovane e avvenente, e non passa troppo tempo che si ritrova travolta in una nuova relazione con il poeta catanese Mario Rapisardi, soprannominato “il Vate Etneo”. L’uomo, sposato, viene presto scoperto dalla moglie: la tresca con la Cattermole finisce, così come il matrimonio dell’uomo con Giselda Fojanesi che, dal canto suo, trova nuove braccia in cui consolarsi nell’amico, collega e conterraneo dell’ex-marito, Giovanni Verga, il genio dei Malavoglia.

Nel frattempo la contessa continua la sua attività culturale: collabora al quotidiano fiorentino “Fieramosca” e nel 1883 pubblica la sua seconda raccolta di poesie, Versi, con lo pseudonimo di Contessa Lara, il nome con il quale da adesso in poi verrà conosciuta

Nel 1896 Evelina Cattermole, poetessa e giornalista (anche per il Corriere ), fu colpita dal compagno. Prima di morire riuscì a incastrarlo e a evitare che avesse le attenuanti

Alla sua morte un’ondata di commozione scosse tutti, e furono versati fiumi di retorica. Anche coloro che un tempo avevano ridicolizzato il suo modo di far poesia ora la trovavano eccelsa.

Chi meglio di altri allora sembrò capirla fu il giornalista Raffaello Barbiera,collega del Corriere

«Non sempre i versi della Contessa Lara, presi uno a uno, sono modelli supremi come fattura, no; ma nel loro insieme rispondono a parte della vita sociale, della vita moderna sia pur ipocrita, peccaminosa; hanno le nostre miserie; qualche palpito nostro, qualche nostro fremito».

Fonte:

Gli Amori fatali e il Delitto della poetessa Evelina Cattermole – Vanilla Magazine

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Perchè siam donne: Rukmini Devi: dalla teosofia alla danza tradizionale indiana, dalla lotta per la difesa degli animali, alla diffusione del metodo montessori in India e nel mondo, all’impegno politico per migliorare il suo paese.

India, primi anni del Novecento. Il Paese vive sotto la dominazione britannica e si accinge a dover affrontare numerosi cambiamenti.

Rukmini Devi (1904-1986) è una giovane donna proveniente da una famiglia benestante, e cresce circondata dall’arte, dalla musica e dalla cultura. I suoi genitori le permettono di studiare e in particolare la madre, appassionata di musica, garantisce alla figlia una buona formazione.

Da giovanissima, grazie all’influenza del fratello, si avvicina alla teosofia, particolarmente diffusa in quegli anni in Inghilterra.
Dopo aver aderito anche lei alla Società Teosofica Adyar, Rukmini conosce e si innamora di un teosofo inglese, George Arundale, che sposa a soli sedici anni suscitando un notevole scandalo (lui infatti ha quarantadue anni e per molti/e il matrimonio è inconcepibile).
Grazie al legame con Arundale inizia a viaggiare e a conoscere il mondo, soggiornando in tutta Europa.

A vent’anni già è presidente della Federazione indiana dei giovani teosofie presidente della Federazione mondiale dei giovani teosofi, dimostrando di essere una delle prime donne del suo Paese a ottenere degli incarichi di vertice

Rientrata in India, durante un incontro con alcune ballerine russe ed europee (tra cui la celebre danzatrice russa Anna Pavlova), Rukmini riscopre la danza (una disciplina che aveva studiato da bambina) e si impegna attivamente nel recupero di alcune danze tipiche e tradizionali indiane e alla loro diffusione. In particolar modo si dedica al Bharatanatyam, un ballo strettamente legato alla religione che unisce musica, danza e recitazione, cercando di far tornare questa forma d’arte a essere un elemento culturalmente apprezzato e riconosciuto da tutti e tutte. Infatti il Bharatanatyam con il passare dei secoli non solo ha perso la sua funzione religiosa ma è ormai considerato estremamente volgare e fuori luogo da chi è più di tendenza conservatrice. Rukmini modifica alcuni elementi della danza e cerca di modernizzarli, adattandoli a gusti più moderni.

Nel 1956, Rukmini Devi Arundale ricevette il Padma Bhushan, che è uno dei riconoscimenti civile più importante dell’India. per il suo contributo alle arti.

Durante i suoi viaggi fuori dall’India stringe numerosi legami con filosofi/e e pedagogisti/e. Tra tutte, spicca l’amicizia con Maria Montessori: Rukmini infatti è una grande estimatrice dell’educatrice italiana, e insieme al marito Arundale lavora per diffondere il “metodo Montessori” in India, promuovendo l’apertura di diversi centri educativi (sia scuole primarie che secondarie). La vita di questa donna è interamente dedita all’aiuto verso gli altri e le altre, e durante gli anni di lotta per l’indipendenza indiana è una figura fondamentale.

Maria and Mario with the Sarabhais (Nachiappan 1939)

E proprio grazie al suo impegno costante e alle sue battaglie per migliorare il Paese diviene la prima donna a essere parte del Rajya Sabha, il Parlamento indiano, un evento assolutamente inedito per i tempi.
Negli anni Settanta le viene anche proposta la carica di presidente dell’India, ma la donna rifiuta. In ogni caso, per i suoi numerosi impegni rientra tra le cento figure indiane più influenti di sempre.

Tuttavia, tra le sfide meno conosciute affrontate da Rukmini troviamo anche l’impegno per la tutela del benessere animale.

Rukmini, infatti, è inserita nella lista delle attiviste animaliste più conosciute al mondo e attraverso la sua presenza nel Parlamento è promotrice di numerose leggi per gli animali.

Tra queste legislazioni ricordo negli anni Sessanta il Prevention of cruelty to animal act e l’istituzione dell’Animal Welfare Board of India (Awbi), di cui Rukmini è stata la prima presidente. L’Awbi negli anni ha lottato su diversi fronti, tra cui la tutela degli animali da laboratorio e degli animali utilizzati negli spettacoli circensi.
Per il suo lavoro Rukmini ha ricevuto numerose onorificenze, tra cui la Medaglia d’argento della regina Vittoria per le sue iniziative animaliste. Bisogna fare una considerazione: l’India è sempre stato un Paese che tendenzialmente sostiene la non violenza e la compassione nei confronti degli animali, ma allo stesso tempo è tra i maggiori produttori di prodotti animali. Per questi motivi è sempre stata necessaria una attenzione particolare verso la tutela del benessere animale; tuttavia solo Rukmini ha colto questa necessità e ha lavorato ogni giorno per tutelare non solo la vita degli animali ma anche per garantire loro una morte dignitosa e priva di sofferenze.

Rukmini Devi morì il 24 febbraio 1986 a Madras, all’età di 82 anni. Per il suo lavoro, è considerata una delle 100 persone che hanno contribuito a plasmare l’India.

Nelle pieghe del tempo di sono gioielli che brillano comunque e indicano la Via !

Laurin

Fonte:

Storie di donne che non si conoscono. Rukmini Devi (vitaminevaganti.com)

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Perchè siam donne: Troppo poco su Samantha Cristoforetti

Da tempo, dalle sue prime imprese, seguivo appassionata le notizie su Samantha Cristoforetti.

Le ho dedicato un articolo sulla rubrica settimanale del mio blog”perchè siam donne”

Sono rimasta colpita dai particolari della sua preparazione per l’ennesima missione nello spazio, i turni di 6 ore con addosso le pesantissime tute spaziali immersa a dieci metri di profondità di una apposita e gigantesca piscina dove è stata riprodotta a grandezza naturale la Stazione spaziale.

Però!

Poi ho visto in un video al suo arrivo nella stazione spaziale che parlava in inglese con i tecnici della Nasa e in russo con quelli di Mosca e ho letto che sta studiando il cinese in previsione di possibili future missioni con la Cina.

Però!

Che ha un curriculum di 230 pagine dove risulta che si è laureata in ingegneria meccanica in Germania, poi si è laureata in Scienze aeronautiche in Italia, poi all’Accademia militare di Pozzuoli dove si è distinta come allieva modello e negli Stati Uniti si è specializzata e diventata pilota di guerra sui caccia Nato.

Però!

Che ha superato una selezione con 8.000 candidati che avevano a loro volta rispettabili e straordinari requisiti ed è stata scelta per diventare astronauta.

Però!

Che è già rimasta per 7 mesi nello spazio nel 2014, prima donna italiana con la più lunga permanenza nella stessa missione.

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Però!

Che nel maggio 2021è diventata la prima donna europea ad essere alla guida della Stazione Spaziale Internazionale.

Però!

Che ha una passione per la letteratura. Nella prima missione porta con sé Palomar di Calvino, “Ho anche preparato io stessa dei libricini piccoli piccoli con poesie, testi filosofici”.

Ci sono film, libri che parlano di lei.

Però!

La Mattel, in collaborazione con Esa, ha lanciato sul mercato una Barbie con il volto di Samantha, in concomitanza con la World Space Week 2021.

Però!

Nella Missione Minerva lei è il capo ingegnere di bordo. Che significa conoscere ogni dettaglio di ogni strumento di ogni ogni bullone e ogni circuito della navicella perché se c’è un problema può essere un grave problema.

Della sua forza d’animo. Paura?

Non si può avere paura di qualcosa che si è desiderato tanto” dice.

Troppo poco per meritare quasi solo polemiche perchè partendo per la sua missione “lascia” i figli per 6 mesi ! “Abbandonati “alle cure del suo compagno !

Che ne sappiamo! Forse avrà lasciato 100 frigoriferi pieni di lasagne surgelate ? E 1000 istruzioni per l’uso?

Poche o nessuna domanda e commento sulla famiglia se al suo posto ci fosse stato un uomo…

Ma quanta strada da fare ancora perchè siano aboliti gli stereotipi che rallentano l’evoluzione dell’umanità!

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Perchè siam donne: Gulabo Sapera e la Banda Rosa per la giustizia

Gulabo Sapera è una ballerina tra le più famose del Rajasthan, uno stato nel nord dell’India.

Alla sua nascita nel 1960, essendo la quarta femmina di altri sei fratelli, tre donne e tre maschi, secondo le usanze della comunità tribale era destinata ad essere soppressa.

E pensare che in India, la maternità è venerata. Il Paese è equiparato alla figura della madre e riceve persino il nome di Madre India.

Fu salvata dal coraggio dei genitori, contrari a simili pratiche barbariche, e il padre ,un incantatore di serpenti,temendo per la sua vita, la tenne sempre con sé, anche durante ogni esibizione.. “

Non sono cresciuta con i miei fratelli ma con i serpenti, ho ballato con loro arricciati intorno al collo”

Dhanvanti, era il suo nome essendo nata il giorno di Dhanteras, il primo dei cinque giorni della festività indiana di Diwali. All’età di un anno, si ammalò gravemente e fu portata da un guaritore che le posò una rosa sul petto. “

Ero quasi morta. Così, quando mi sono ripresa con la benedizione della rosa, mio padre ha detto – Dhanvanti è morta e Gulabi,(rosa) è nata“.

Non tutti nella comunità apprezzarono l’idea, ma la lasciarono ballare durante i festival e le fiere in cambio di denaro e cibo.

Sfuggi ad un matrimonio combinato con un uomo di 30 anni più grande di lei per una “fortunata” coincidenza, cadde dalla bicicletta così i futuri suoceri la ripudiarono temendo che non potesse più lavorare per loro!

Gulabo Sapera chiese che non la costringessero più al matrimonio e che la lasciassero ballare.

La sua scoperta come ballerina avvenne da parte di una commissione turistica locale quando lei aveva circa 13 anni. Gulabo ballava come se non avesse ossa nel suo corpo, esattamente come i movimenti sinuosi dei serpenti.

.Fu invitata a ballare su di un palco di fronte ad ospiti stranieri, che rimasero affascinati, ma per l’esibizione ricevette in cambio applausi e non monete.Così la sua comunità ripudiò per sempre l’intera famiglia.

Le esibizioni di Gulabo continuarono per il dipartimento del turismo straniero fino a quando venne invitata a ballare negli Stati Uniti. Era la prima ragazza nella sua città a salire in un aereo!

Guadagnando fama e prestigio Gulabo Sapera ha portato nel mondo la cultura del Rajasthan ed ha ottenuto il riconoscimento internazionale della sua arte con il nome di Danza di Sapera.

Nel Rajasthan non c’è università che non balla la danza di Gulabo Sapera.

Gulabo Sapera, si è esibita ad oggi in circa 165 Paesi, e quando è tornata dal tour degli Stati Uniti, la comunità l’ha nuovamente accolta proponendole un incarico importante nel governo.

Lei ha accettato solo dopo aver avuto l’assicurazione che le pratiche tribali verso le bambine fossero abolite.

Il suo nome è legato alla Gulabi Gang , gruppo di combattenti per i diritti delle donne fondato nel 2006 dalla attivista Sampat Pal Devi.Gulabi in Hindi significa rosa. Rosa è il colore del sari che indossano le donne della Banda Rosa

Banda è al centro di Bundelkhand, una delle zone più povere di uno degli stati più popolosi dell’India.

La leader Sampat Pal Devi afferma: “Noi siamo una banda per la giustizia

I loro obbiettivi più importanti sono: Abolizione dei matrimoni con le bambine, abolizione della tradizione del ripudio delle mogli, abolizione di pratiche tribali sulle bambine, condanna della violenza su donne e bambine, lotta alla criminalità e alla corruzione in India.

Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.

(Rita Levi-Montalcini)

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Perchè siam donne: Le tre sorelle Caira, modelle e artiste

Una storia che ci trasporta nella Parigi di fine ‘800, a Montparnasse ,il centro culturale di riferimento per gli artisti più importanti d’Europa.

Una storia di fermento culturale e femminismo  che ha un’origine molto poco parigina.

In quel periodo, intorno all’unità d’Italia, si registra una forte migrazione dalla Valle di Comino verso le grandi capitali europee, molti, arrivati a Parigi, si trovarono a fare gli artisti di strada e poi i modelli.

La storia delle sorelle Caira, partite da Gallinaro , diventate prima modelle a Parigi e poi artiste riconosciute che hanno avuto l’intuizione di aprire “Academie Vitti”, aperta solo alle donne dal 1889 al 1900 mentre le scuole statali erano rivolte solo agli uomini fino al 1900.


Sono tre sorelle, la più grande Maria che nasce a Gallinaro nel 1872 e inizia a fare la modella, posa per fotografi importanti e per scultori noti.

Nel 1889 sposa Cesare Vitti di Casalvieri e aprono insieme la scuola di pittura che resta aperta per 25 anni coinvolgendo insegnanti come Gauguin, il primo, e poi Picasso, Fattori, Papini, forse Apollinaire e avvicinando artisti come Rainer Maria Rilke e Sylvia Beach, la prima donna ad aver aperto una libreria, la Shakespeare and Company.

Anna Caira, la seconda sorella nasce nel 1876 e sposa il nobile Henri des Prureaux ed entra in contatto con i massimi esponenti della cultura di fine ‘800. Prima modella e poi poetessa viaggia per tutta l’Europa insieme al marito.

La terza sorella Giacinta nasce nel 1882 e da modella divenne pittrice. Le tre sorelle avevano un fratello, Antonio Caira che ha posato come modello per la banconota da 100 franchi.


Dal 1850 il modello più ricercato era l’italienne e di italiani disposti a fare questo mestiere, a posare nudi in ambienti freddi e per tante ore, ce n’erano tanti.

Venivano da tutta l’Italia, ma i due centri più rappresentati erano la Valle di Comino e Anticoli Corrado alle porte di Roma, da qui proveniva anche Agostina, la modella più bella del mondo.

Dal 1914 si impone la modella parigina e tramonta il fascino degli italiani. All’inizio del 1900 a Parigi si contano 800 modelli provenienti dalla Valle di Comino e la maggior parte arriva da Gallinaro.

Negli ultimissimi anni è salito alla ribalta il nome di Marianna Mattiocco originaria di Cassino che potrebbe aver posato per Van Gogh.

Questa vicenda affascinante è narrata nel volume ” Madame Vitti” pubblicato di recente da Sellerio.

E’ la storia di tre donne che hanno combattuto il maschilismo del loro tempo, contribuendo alla diffusione dell’Arte in ambito femminile e non solo.

Dare il giusto posto nella storia a queste tre donne e alle loro coetanee che, partendo da condizioni di povertà assoluta, con grande determinazione hanno perseguito i loro sogni fino ad eccellere nelle loro attitudini.

Con grande intuizione hanno individuato grandi maestri del momento per condividere la loro passione per l’espressione artistica e avvalersi del loro contributo per far riconoscere le capacità delle donne .

Una storia al femminile che apre ai temi della libertà di espressione per le donne in ogni campo e in ogni epoca.

Ancora da conquistare!

La donna è stata bloccata per secoli. Quando ha accesso alla cultura è come una affamata. E il cibo è molto più utile a chi è affamato rispetto a chi è già saturo Rita Levi Montalcini