ambiente · amore.autostima · Comunicazione · cultura · donne · evoluzione · natura · Perchè siam donne! · sebben che siamo donne · stare bene · Testimonianze

Perchè siam donne: Nel III secolo a.C. per esercitare la professione di medico bisogna travestirsi da uomo…Agnodice lo ha fatto!

Tra il IV e il III secolo a.C., si racconta che, in Grecia, le donne e gli schiavi non potessero studiare medicina.

Per questo motivo, una donna di nome Agnodice decise di travestirsi con abiti maschili per poter frequentare la facoltà di medicina di Alessandria d’Egitto.

Dopo aver studiato medicina con il rinomato medico Erofilo, la donna rientrò ad Atene per esercitare la sua professione. Agnodice si era specializzata in Ostetricia e Ginecologia

A quel tempo, le donne greche erano restie a farsi visitare da uomini e spesso questo portava a complicazioni o morti premature in gravidanza. Qui entrava in gioco Agnodice e il suo travestimento. Inizialmente, le ateniesi, non fidandosi, non volevano ricevere le sue cure; una volta entrata in casa, lei si alzava la tunica, dimostrando di essere donna e ottenendo così la loro fiducia.

Quando la notizia si diffuse, sempre più donne nell’approssimarsi del parto richiedevano la presenza di Agnodice, al punto che gli altri medici della città cominciarono a indispettirsi, e denunciarono il presunto collega.

Così Agnodice fu portata dinanzi al tribunale dell’Areopago (massima autorità per i reati penali) con l’accusa di sedurre e raggirare le donne. Fu accusata di aver praticato la medicina sotto mentite spoglie (reato per il quale era prevista la pena di morte)e di esercitare illegalmente la medicina in quanto donna, 

Rivelò il suo sesso alla giuria sollevando la tunica (un gesto noto in greco antico come anasyma). L’aiuto arrivò dalle donne che Agnodice aveva assistito e aiutato che insieme a una delegazione di donne autorevoli si presentarono ai giudici e dissero: “Voi non siete mariti, ma nemici, perche condannate chi ci ha guarito!”Esse tutte insieme, circondarono il tribunale e minacciarono di uccidersi;

Non solo Agnodice fu assolta, ma le fu concesso di continuare ad esercitare l’arte medica. Ci fu anche un cambiamento della legge: le donne nate libere potevano svolgere l’attività medica, a condizione però di curare soltanto altre donne.

Generalmente non si ritiene che Agnodice sia una figura storica, ma la sua storia è stata spesso utilizzata come precedente per le donne che praticano l’ostetricia o la medicina.

In realtà il mestiere dell’ostetricia a quei tempi già esisteva e le donne lo praticavano normalmente. Le testimonianze in nostro possesso stabiliscono, del resto, che le donne già nel V secolo a.C. potessero diventare medici legalmente e a tutti gli effetti.

(Igino, “Fabulae”, e altre fonti)

il bassorilievo conservato al British Museum raffigura una scena in cui si ricorda Agnodice.

ambiente · armonia · Comunicazione · cultura · donne · eventi · futuro · natura · Perchè siam donne! · sebben che siamo donne · stare bene · Testimonianze · umanità

Perchè siam donne: Billie e Serena più che campionesse

Una foto emblematica , anche se non giochiamo a tennis.

Due donne che hanno cambiato il mondo dello sport femminile superando stereotipi limitanti per tutte le donne in tutti i campi.

La prima ci ha mostrato che è possibile essere pagate quanto un uomo.

La seconda che possiamo giocare trasformando le regole che non ci prevedono.

La prima è Billie Jean King.

La donna a cui dobbiamo la nascita del tennis professionistico femminile.

Prima di lei il mondo pensava che nessuno avrebbe mai pagato un dollaro per andare a vedere una partita di tennis fra donne.

Se oggi il tennis è uno dei pochi sport in cui le donne guadagnano quanto gli uomini è perché lei ci ha creduto per prima e l’ha reso possibile.

Billie Jean King, nata 1l 22 novembre 1943), è stata una tennista statunitense. Considerata tra le migliori tenniste della storia, ha vinto in carriera 78 titoli WTA; di questi, 12 titoli singolari, 16 titoli di doppio e 11 titoli di doppio misto sono prove del Grande Slam 

È inoltre la fondatrice della Women’sTennis Association (WTA)

Accesa sostenitrice della lotta al sessismo nello sport e nella società, è ricordata per l’incontro di tennis noto come  battaglia dei sessi che nel 1973, la vide sconfiggere il tennista Bobby Riggs, vincitore del singolare a Wimbledon e numero 1 al mondo tra il 1941 e il 1947.

Il match è tuttora considerato un evento molto significativo per lo sviluppo del rispetto e del riconoscimento dato al tennis femminile. 

“Ho pensato che saremmo tornati indietro di 50 anni se non avessi vinto quella partita. Avrebbe rovinato il circuito femminile e fatto perdere l’autostima a tutte le donne”.

Seguendo la classifica stilata dal “London Daily Telegraph” alla fine di ogni anno dal 1914 al 1972, Billie Jean risultò essere prima giocatrice al mondo per tre volte: 1966, 1967 e 1968.

Billie Jean si ritirò dai tornei di singolare alla fine del 1983.

La canzone di Elton John Philadelphia Freedom è un tributo alla tennista, di cui il cantante è sempre stato grande amico

L’altra è Serena Williams la donna che ha trasformato per sempre il tennis in un palcoscenico di rivoluzioni.

Lei che ha vinto più di tutte, per più tempo di tutte, che ha guadagnato più di tutte e ha trasformato la sua carriera in qualcosa che andasse oltre la vittoria personale.

La presenza di Serena come donna nera in uno sport storicamente bianco, il suo impegno e la sua volontà di mettere a nudo le sue sfide personali hanno trasformato non solo il tennis ma anche il modo di raccontarlo.

Serena Jameka Williams. Soprannominata The Queen (La regina), è considerata una delle migliori tenniste di tutti i tempi, grazie alla sua forza fisica e mentale, ai suoi potenti colpi da fondo campo e al miglior servizio del circuito, nel corso di una carriera da professionista della durata di ventisette anni (1995-2022).

Nata nel 1981, Serena Williams inizia a giocare a tennis a quattro anni insieme alla sorella Venus, sotto la guida di papà Richard, che segue personalmente la crescita delle proprie figlie 

Serena a soli 16 anni entra nel circuito professionistico di tennis nel 1997, dando il via alla scalata della classifica mondiale nel giro di breve tempo.

I numeri di Serena: 858 vittorie in carriera

73 titoli vinti, 98 considerando i doppi;-23 slam vinti in singolare, 39 con i doppi;-97 finali disputate in singolare;-un oro olimpico in singolare (Londra 2012);-tre ori olimpici in doppio (2000, 2008, 2012);-319 settimane in vetta alla classifica mondiale;-prize money in carriera di oltre 94 milioni di dollari (la giocatrice che nella storia ha guadagnato di più nel tennis femminile);-4 volte vincitrice del Laureus Sportswoman of the Year Award;-Atleta dell’anno 2015 per Sports Illustrated

Sale sul tetto del mondo vincendo poi l’oro alle Olimpiadi di Londra 2012.

Serena Williams guadagna stima e notorietà in altri campi, cinema, tv sfilando spesso come modella (sul magazine “Sports Illustrated”) realizzando una linea di abiti sportivi personale. Abiti che, per altro, indossa anche in campo: contro l’opinione degli arbitri.

Dà l’addio al tennis giocato all’inizio del mese di settembre 2022.

Hanno rivoluzionato costume e società come nessuna giocatrice mai prima, ma soprattutto hanno insegnato alle ragazze con la racchetta venute dopo di loro ad osare, nel gioco e nella vita.

Billie Jean King – Wikipedia

Serena Williams – Wikipedia

(20+) Labodif – Post | Facebook

amore.autostima · armonia · Comunicazione · donne · futuro · pensare positivo · Perchè siam donne! · sebben che siamo donne · stare bene · Testimonianze · umanità · usanze

Perchè siam donne: L’Italia è la nazione ad avere più donne stellate al mondo.

Secondo una ricerca del Censis, in Italia a preparare abitualmente il cibo nei nuclei familiari è nel 67,4% dei casi una donna. Ma è anche vero che il 58% degli uomini cucina “spesso” o almeno “qualche volta” e, tra questi, il 42,4% nella fascia che va dai 25 ai 34 anni lo fa con entusiasmo.
L’Italia è la nazione ad avere più donne stellate al mondo. Metà delle cuoche stellate della guida Michelin sono italiane. Le nuove chef stellate del Belpaese sono brave, spesso under 40, applaudite per inventività e professionalità. Ammettono che non è facile ma esigono giustamente di essere trattate come i loro colleghi maschi. Sono dieci le chef nostrane stellate, le regine dei fornelli, premiate dalla Guida Michelin.

Prima di passare in rassegna le grandi chef nostrane, va ricordata una donna di successo come Anna Gosetti della Salda, la mantovana regina dei libri e delle riviste di ricette, la Artusi al femminile, che dal 1952 al 1981 dirige La Cucina Italiana e nel 1967 pubblica Le Ricette Regionali Italiane. Il trattato nelle sue diciassette edizioni si arricchisce di 2174 ricette, presentate con dovizia di particolari, e numerose varianti, a dimostrazione che ogni ricetta, anche quella consacrata da una tradizione secolare, può comunque essere aggiornata e adeguata ai tempi.

Nadia Santini è la prima chef italiana in assoluto a essere premiata con tre stelle, nel 1996, per il ristorante Dal Pescatore a Canneto sull’Oglio, in provincia di Mantova. Nel 2013 al concorso del periodico Restaurant “The World’s 50 Best Restaurants” viene nominata “miglior chef donna del mondo”.

Non si contano le eccellenze femminili della nostra cucina: Beatrice SegoniAnna Moroni (1939), nota soprattutto come personaggio televisivo per aver preso parte, dal 2002 al 2018, alla trasmissione La prova del cuoco, condotta da Antonella Clerici; Marta Pulini, che con una laurea in biologia in tasca si dedica a seri studi gourmet fino a diventare, con un impegno di anni e anni in Italia e all’estero, una chef di fama internazionale; Aurora Mazzucchelli, premiata nel 2008 (ristorante Marconi a Sasso Marconi); Martina Caruso, chef stellata dal 2016.

Cristina Bowerman, stella Michelin dal 2010 (Glass Hostaria, nel quartiere romano di Trastevere). Quest’ultima, una delle chef più riconoscibili d’Italia, studia lingue straniere a Bari e legge a San Francisco, prima di trasferirsi ad Austin, in Texas, per fare la graphic designer. In America studia Arti culinarie all’Università del Texas e si diploma alla prestigiosissima scuola de Le Cordon Bleu. Tornata in Italia nel 2004, due anni dopo apre Glass Hostaria a Roma. Per i primi tre anni le cose non vanno bene, i clienti, affezionati ai piatti della tradizione romana, trovano troppo moderna e avanguardista la sua idea di cucina. La vita di Cristina cambia nel 2010, quando gli ispettori della Michelin la premiano con l’agognata Stella proprio per la sua notevole audacia e originalità inventiva. Il lavoro di Cristina non si ferma in cucina: la chef è la presidente dell’Associazione italiana ambasciatori del gusto.

Iside De Cesare, romana di origine, fino a 19 anni è una studente modello, prima al liceo e poi alla facoltà di ingegneria finché un bel giorno, per caso, decide di andare ad aiutare nella cucina del ristorante della sorella. È la sua rivelazione sulla via di Damasco, la scoperta di una vocazione nascosta. Il suo localeLa Parolina, ad Acquapendente nell’alto Lazio, non lontano dai confini con Umbria e Toscana, è l’immagine della sua padrona, fine nei modi e riservata.

Marianna Vitale, chef stellata di Sud a Quarto, in provincia di Napoli, non si limita alla cucina, ma dopo aver organizzato una serie di cene nelle carceri di tutta Italia, ha deciso di aprire una scuola di formazione culinaria per i ragazzi che escono dal carcere di Nisida, per quelli che scappano dalla guerra, per quelli che non hanno una casa e per tutti coloro che hanno voglia d’imparare, di formarsi, di migliorare professionalmente. 

Martina Caruso è la più giovane cuoca stellata d’Italia e dirige la cucina dell’Hotel Signum, sull’isola di Salina, in Sicilia. Il suo ristorante è una perla in mezzo al Mar Mediterraneo, che esalta le ricette di mare. La sua cucina, giocosa, creativa, affascinante per i sapienti contrasti di sapori e consistenze, conquista con la sua particolare leggerezza.

Chiara Pavan è cuoca stellata al Venissa, un ristorante chic sul Canal Grande a Venezia, che propone piatti veneziani eleganti preparati con ingredienti locali, e ha lanciato anche Antonia Klugmann e Paola Budel, altra cuoca che ha fatto la storia della gastronomia italiana contemporanea.

“La cuoca che legge Montaigne”, come è stata soprannominata per i suoi studi in filosofia, così commenta la sua visione del rapporto tra le donne e la cucina: «Le donne lavorano ancora molto meno degli uomini, sono dati ufficiali, non lo dico io. Stiamo uscendo ora da una società in cui la donna è sempre stata vista come la madre che sta in casa. Stiamo facendo dei passi da gigante, ci stiamo evolvendo, grazie al cielo. La cucina è un luogo già duro, ci sono dinamiche particolari anche a livello di leggi statali.

Ma ancora storicamente la ristorazione è legata alla figura del cuoco maschile, così come in tanti altri lavori»

E questa è solo una piccolissima parte di un lungo elenco…..

I fiori all’occhiello della cucina italiana. Parte prima (vitaminevaganti.com)

I fiori all’occhiello della cucina italiana. Parte seconda (vitaminevaganti.com)

ambiente · armonia · bambini · cultura · donne · futuro · Leggere · Perchè siam donne! · punti di vista · sebben che siamo donne · stare bene · Testimonianze

Perchè siam donne: Elena Gianini Belotti per le donne e i bambini

Quello che ci siamo sentiti dire da bambini: stai fermo, muoviti, fai piano, sbrigati, non toccare, stai attento, hai fatto la cacca, mangia tutto, lavati i denti, non ti sporcare, ti sei sporcato, stai zitto, parla t’ho detto, chiedi scusa, saluta, vieni qui, non starmi sempre intorno, vai a giocare, non disturbare, non correre, non sudare, attento che cadi, te l’avevo detto che cadevi, peggio per te, non stai mai attento, non sei capace, sei troppo piccolo, ormai sei grande, vai a letto, alzati, farai tardi, copriti, non stare al sole, stai al sole, non si parla con la bocca piena.

Quello che avremmo voluto sentirci dire da bambini: ti amo, sono felice di averti, parliamo un po’ di te, troviamo un po’ di tempo per noi, come ti senti, sei triste, hai paura, perché non ne hai voglia, sei dolce, sei morbido e soffice, sei tenero, raccontami, che cosa hai provato, sei felice, mi piace quando ridi, puoi piangere se vuoi, sei scontento, cosa ti fa soffrire, che cosa ti ha fatto arrabbiare, ho fiducia in te, mi piaci, io ti piaccio, quando non ti piaccio, ti ascolto, sei innamorato, cosa ne pensi, mi piace stare con te, ho voglia di parlarti, ho voglia di ascoltarti, mi piaci come sei, è bello stare insieme.”

Perché le bambine e i bambini non possono fare le stesse cose? Perché questa differenza?
Elena Gianini Belotti si poneva queste domande sin da piccola, vivendo come una terribile ingiustizia le limitazioni dovute alla sua appartenenza al genere femminile.
Il suo nome è legato al saggio Dalla parte delle bambine che tante donne hanno letto ed apprezzato e che è stato un testo importante per le battaglie femministe.
La prima edizione vede la luce nel 1973 e né l’autrice né la casa editrice immaginavano il grande successo che il libro avrebbe riscosso.
In Dalla parte delle bambine Elena espone la sua tesi secondo la quale la differenza caratteriale tra maschi e femmine non è innata, ma è frutto dei condizionamenti culturali che si subiscono sin dai primi anni di vita: “la bambina vivace ed esuberante non rientra negli stereotipi”, si deve quindi intervenire “femminilizzando” questa sua caratteristica.

Il maschio spacca tutto è accettato, la femmina no. La sua aggressività, la sua curiosità, la sua vitalità spaventano e così vengono messe in atto tutte le tecniche possibili per indurla a modificare il suo comportamento”.

Ancora:

I movimenti del corpo, i gesti, la mimica, il pianto, il riso sono pressoché identici nei due sessi all’età di un anno o poco più mentre cominciano in seguito a diversificarsi.. a quest’età sono aggressivi maschi e femmine. […] Mentre più tardi l’aggressività del bambino continuerà ad essere diretta verso gli altri, la bambina diventerà auto aggressiva per aderire al modello che la società impone e che le vuole incanalate verso la debolezza, la passività, la civetteria”.

Nel 1960 contribuì a fondare il Centro Nascita Montessori di Roma, ossia un’associazione di volontariato che si occupa ancora oggi di ricerca e sviluppo in ambito educativo, sociale e sanitario sui neonati. Nel 1992, invece, con Dacia Maraini fondò il gruppo di scrittrici “Controparola”.

Sono passati più di quarant’anni, ma ancora oggi spesso ad una bambina è negata la possibilità di sviluppare il proprio carattere per aderire piuttosto agli stereotipi d genere.

Donne come Elena Gianini Belotti non scompaiono alla loro morte, il loro lascito è molto più di una eredità, è genealogia, è il tessuto connettivo del nostro pensiero e del nostro agire.

L’abbiamo letta e amata soprattutto con “Dalla parte delle bambine”, ma ogni suo scritto è una pietra miliare per imparare a smascherare i tranelli del patriarcato e per improntare le relazioni a una pedagogia basata sul rispetto e il riconoscimento reciproco.

La cultura alla quale apparteniamo – come ogni altra cultura – si serve di tutti i mezzi a sua disposizione per ottenere dagli individui dei due sessi il comportamento più adeguato ai valori che le preme conservare e trasmettere: fra questi anche il “mito” della “naturale” superiorità maschile contrapposta alla “naturale” inferiorità femminile. In realtà non esistono qualità “maschili” e qualità “femminili”, ma solo “qualità umane”. L’operazione da compiere dunque non è formare le bambine a immagine e somiglianza dei maschi, ma restituire a ogni individuo che nasce la possibilità di svilupparsi nel modo che gli è più congeniale, indipendentemente dal sesso cui appartiene.

In una delle sue ultime interviste è stato chiesto ad Elena cosa ne pensava delle bambine di oggi.

Oltre ad esistere ancora discriminazioni legate al genere, alle bambine di oggi viene propinato un modello di donna legato all’immagine, al corpo. Un messaggio pericoloso, subdolo, che le proietta verso un’emancipazione formale e non sostanziale. Ancora oggi le bambine hanno fortemente bisogno di qualcuno che stia dallo loro parte.

amore.autostima · animali · armonia · arte · bambini · Comunicazione · cultura · donne · Fantasia · Leggere · natura · pensare positivo · Perchè siam donne! · sebben che siamo donne · Testimonianze

Perchè siam donne: Beatrix nella Hill Top Farm con Peter, Nutklin, Jemina, e Jeremy nel suo mondo fantastico e non solo.

In un’epoca in cui le donne non avevano diritto di voto, né accesso all’istruzione superiore ed erano considerate proprietà dei mariti, Beatrix Potter (1866-1943) divenne una scrittrice di successo, usando i diritti d’autore dei suoi libri per acquistare una fattoria, la famosa Hill Top Farm, dove visse, amando la natura, per il resto della vita.

Nessun aspetto del genio caleidoscopico di Beatrix Potter è più affascinante del suo contributo alla scienza e alla storia naturale.

A vent’anni, aveva sviluppato un vivo interesse per la micologia e iniziò a produrre disegni incredibilmente belli dei funghi che lei stessa raccoglieva per un’attenta osservazione al microscopio.

Era attratta dalla varietà della loro forma e del loro colore e dalla sfida che ponevano alle tecniche dell’acquerello. A differenza degli insetti, delle conchiglie o anche dei fossili, i funghi garantivano anche un’incursione autunnale nei campi e nei boschi, dove Beatrix poteva andare sul suo carretto di pony “senza essere ingombrata dalla famiglia o da attrezzature pesanti”.

Come altre donne che avevano tentato di ottenere un’audizione per la loro ricerca scientifica, non fu mai ricevuta alla “Linnean Society” di Londra e le sue teorie non furono mai prese in considerazione. Sarebbero state apprezzate solo un secolo dopo.

Nel frattempo, Beatrix continuava comunque a disegnare anche per proprio piacere, migliorando sempre di più nelle tecniche più varie, dai pastelli alle tempere a olio, dagli acquerelli all’inchiostro e talvolta anche alla scultura.

Beatrix , determinata e appassionata, a 32 anni riuscì a pubblicare il suo primo libro “The Tale of Peter Rabbit”, il testo che rese celebri i suoi personaggi. Peter coniglio; Nutklin, lo scoiattolo; Jemina, la papera col cappellino e Jeremy, il ranocchio elegante, la fecero diventare una delle narratrici e illustratrici più celebri e amate di tutti i tempi.

Dal giugno del 1902 fino alla fine dell’anno il libro vende 28.000 copie. Nel 1903 pubblica un nuovo racconto, “La storia dello scoiattolo Nutkin” (The Tale of Squirrel Nutkin) che ottiene altrettanto successo.

Non considerò mai arte e scienza come due attività che dovessero rimanere separate, ma registrava ciò che vedeva in natura con dei disegni per evocare anche e soprattutto una risposta estetica.

In un panorama culturale incerto tra passato e futuro, il grande successo di Beatrix Potter come innovatrice − nella letteratura per l’infanzia e nella scienza − passa dall’uso eccellente che fece della propria immaginazione, con la quale riuscì a dare valore letterario persino ai più piccoli animali che sempre popoleranno i giardini britannici. Allo stesso tempo, invogliava i propri lettori a mettere in moto la loro, di immaginazione, per figurarsi questi animaletti vestiti con cuffiette, giacchetti e grembiulini che prendono il tè, spazzano l’uscio di casa e spesso finiscono in avventure anche un po’ rischiose.

La sua biografia è raccontata nel libro “Beatrix Potter. A Life in Nature “ di Linda Lear che descrive in dettaglio l’evoluzione creativa della protagonista, il suo sviluppo rivoluzionario come donna d’affari e imprenditrice, il suo intimo rapporto con i luoghi e con il paesaggio.

Il film “Miss Potter racconta la nascita del best seller per l’infanzia “The Tale of Peter Rabbit” e la lotta della sua autrice per l’amore, il successo e la felicità.

Per saperne di più: “Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie”, Ledizioni, 2020

amore.autostima · bambini · donne · eventi · Natale · Natale · Perchè siam donne! · stagioni · usanze

Perchè siam donne: Mamma Natale? Ma certo! e fin dal 1849!

Mamma Natale è conosciuta ancora poco; anche se i nomi con cui può essere chiamata sono diversi: mamma Natale, signora Claus, Mrs.Claus!

Qualcuno pensa che Mamma Natale sia la moglie di Babbo Natale e sia adirittura la Befana

Come moglie di Babbo Natale è menzionata per la prima volta nel racconto “A Christmas Legend” (1849), di James Rees, un missionario cristiano di Philadelphia.

Nel racconto, un uomo e una donna anziani, entrambi con un fagotto sulla schiena, vengono ospitati in una casa la vigilia di Natale come stanchi viaggiatori. La mattina dopo, i bambini della casa trovano un’abbondanza di regali per loro, e la coppia si rivela non essere “il vecchio Babbo Natale e sua moglie”, ma la figlia maggiore dei padroni di casa, da tempo perduta, e suo marito sotto mentite spoglie.

La signora Santa Claus è menzionata nelle pagine dello Yale Literary Magazine nel 1851, dove lo studente autore (il cui nome è dato solo come “A. B.”) scrive dell’apparizione di Santa Claus ad una festa di Natale.

Un altro riferimento alla presenza della signora Babbo Natale è in un articolo dell’ Harper’s Magazine nel 1862;e nel romanzo comico The Metropolites (1864) di Robert St. Clar: appare in sogno ad una donna, indossando “stivali alti di Assia, una dozzina di sottovesti corte e rosse, un vecchio, grande, cesto di paglia” e portando alla donna una vasta selezione di articoli da indossare.
Una donna che potrebbe o non potrebbe essere la signora Babbo Natale è apparsa nel libro per bambini Lill in Santa Claus Land and Other Stories di Ellis Towne, Sophie May e Ella Farman, pubblicato a Boston nel 1878. Nella storia, la piccola Lill descrive la sua visita immaginaria all’ufficio di Babbo Natale (non nell’Artico,eh)



Come in The Metropolites, la signora Babbo Natale appare in un sogno dell’autore Eugene C. Gardner nel suo articolo “A Hickory Back-Log” nella rivista Good Housekeeping (1887), con una descrizione ancora più dettagliata del suo vestito:

Era vestita per viaggiare e per ripararsi dal freddo. Il suo cappuccio era grande e rotondo e rosso ed era abbellito con un nodo di nastro verde. Il suo aspetto generale non era diverso da quello fino ad allora immaginato L’ampio volant bianco del suo berretto di pizzo sporgeva diversi centimetri oltre la parte anteriore del cappuccio e si agitava avanti e indietro come le singole foglie di un grande papavero bianco
Il suo mantello a quadri di colore brillante arrivava fino al pavimento. Il suo braccio destro sporgeva attraverso una fessura verticale al lato del mantello e teneva in mano un foglio di carta coperto di figure. Il braccio sinistro, sul quale portava un grande cesto era nascosto dalle ampie pieghe dell’abito. Il suo volto era acuto e nervoso, ma buono


Dal 1889, la signora Claus è stata raffigurata nei media come una donna anziana, abbastanza robusta, gentile e dai capelli bianchi che prepara i biscotti da qualche parte sullo sfondo del mitico Babbo Natale.

A volte assiste nella produzione di giocattoli e sorveglia gli elfi di Babbo Natale.

A volte viene raffigurata da giovane con i capelli rossi.

Di solito viene raffigurata con un vestito di pelliccia rossa o verde.

La sua ricomparsa nei media popolari negli anni ’60 è iniziata con il libro per bambini How Mrs. Santa Claus Saved Christmas, di Phyllis McGinley.

Oggi, la signora Claus è comunemente vista nei cartoni animati, sui biglietti d’auguri, in soprammobili come ornamenti per l’albero di Natale, bambole ,e nei libri di storia, nelle recite scolastiche stagionali e nelle sfilate, in un grande magazzino “Santa Lands” come personaggio vicino al Babbo Natale sul suo trono.trono, nei programmi televisivi e nei film d’animazione e d’azione che trattano del Natale e del mondo di Babbo Natale.

La sua personalità tende ad essere abbastanza coerente; di solito è vista come una donna calma, gentile e paziente, spesso in contrasto con Babbo Natale stesso, che può essere troppo esuberante.

In film più recenti come la serie The Santa Clause, Fred Claus, e la serie The Christmas Chronicles, la signora Claus non è sempre rappresentata secondo lo stereotipo dell’anziana dai capelli bianchi, ma talvolta appare più giovane di Babbo Natale.

Nel caso di The Christmas Chronicles, questo è vero nonostante il fatto che Goldie Hawn, nota per mantenere il suo aspetto biondo e giovanile, abbia in realtà sei anni in più di Kurt Russell che interpreta Babbo Natale.

La signora Claus si allontana ancora di più dallo stereotipo in film più recenti, come il film di Mel Gibson del 2020 Fatman, dove è una donna di colore interpretata da Marianne Jean-Baptiste.

Fonti:

Mrs. Claus – Wikipedia

Mamma Natale: chi è e come sfruttarla al tuo evento! – Vero Babbo Natale

ambiente · amore.autostima · Comunicazione · cultura · donne · futuro · pensare positivo · Perchè siam donne! · punti di vista · sebben che siamo donne · stare bene · Testimonianze · umanità

Perchè siam donne! 130 ore settimanali per Marissa dipendente perfetta

Ingegnera originaria del Wisconsin, Marissa Mayer (1975), ha realizzato software utilizzati da milioni di utenti in tutto il mondo.

Si è laureata con lode in informatica, alla Stanford University, focalizzando i suoi interessi nel campo dell’intelligenza artificiale e a 24 anni è stata assunta da Google, prima donna in posizione di esperta.

Ha scritto diversi programmi e coordinato molte attività di ricerca, diventando in breve tempo direttrice di produzione.

Ha inventato la piattaforma pubblicitaria Ads, che ha permesso agli inserzionisti di promuovere i loro annunci e all’azienda di passare dal ruolo di motore di ricerca a qualcosa di più grande e proficuo.

Ha inoltre ideato software diventati popolarissimi come Gmail, Calendar, Maps, News, Books, Search, Toolbar e iGoogle.

È stata docente di informatica all’Università di Stanford e ha ricevuto premi prestigiosi come il “Centennial Teaching.” Nel 2009 le è stata conferita una laurea honoris causa dall’Illinois Institute of Technology.

Dal 2012 al 2017 è stata amministratrice delegata di Yahoo! e, in seguito, ha fondato Sunshine un’ azienda con sede a Palo Alto, focalizzata sull’intelligenza artificiale e sui media di consumo.

Il suo primo prodotto, Sunshine Contacts, ha migliorato i contatti degli utenti iPhone e i contatti di Google.

Marissa Mayer ha dichiarato che in Google si arrivava a lavorare «130 ore a settimana». Si tratta di più di 18 ore al giorno, fine settimana compresi. Per decretare il successo di una nuova impresa, incalza infatti la manager passata dal colosso di Mountain View a quello di Sunnyvale per provare a risollevarne le sorti, è sufficiente osservarla durante il weekend. Se opera ha qualche chance di farcela. Il duro (durissimo) lavoro prima di qualsiasi cosa, quindi.

Marissa, che si è già rivelata prendendo solo due settimane di maternità dopo la nascita del primo figlio e negando il telelavoro all’interno dell’azienda , entra nel merito della ricetta del dipendente perfetto: pianificare le ore di sonno, la doccia e il numero di volte in cui si va in bagno. Dormire sul posto di lavoro è auspicabile sia di giorno sia di notte, «è più sicuro rimanere che scendere nel parcheggio e andare a prendere la macchina alle tre di notte», grazie alla nap room. La stanza del sonnellino.

«Nei primi 5 anni in Google mi sono fermata almeno una notte a settimana», spiega.

Vita privata? Molto privata ! Se non per, appunto, raccontare di aver portato il primo figlio in ufficio per quattro mesi e definire i due gemelli nati in dicembre «una vittoria alla lotteria».

Il futuro? All’orizzonte si intravede una buonuscita da 57 milioni.

Stacanovista? Arrivista? Accumulatrice ? Esibizionista? Fenomeno?

Direi passione per il proprio lavoro e grande determinazione e costanza nell’impegno e obbiettivo sempre in vista!!

Dimostrazione che queste qualità non hanno sesso!

Nell’ immaginario comune, l’informatica è considerata un mondo totalmente maschile. È importante ricordare le numerose scienziate che ne sono state protagoniste e i loro contributi perchè le ragazze non si sentano estranee.

Per approfondire: “Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie”, Ledizioni, Milano 2020

Il successo secondo Marissa Mayer? Lavorare 130 ore a settimana – Corriere.it

ambiente · armonia · bambini · Comunicazione · donne · Fantasia · felicità · Leggere · pensare positivo · Perchè siam donne! · scuola · sebben che siamo donne · stare bene · Testimonianze · usanze

Perchè siam donne: Non si può non ricordare Pippi Calzelunghe, l’antitesi delle eroine stereotipate delle fiabe

Da quel giorno di quasi sessant’anni fa (il 1945 è l’anno di pubblicazione di Pippi) milioni di mamme nel mondo scoprono un’amica: è Astrid Lindgren la “mamma” di Pippi Calzelunghe, una scrittrice che accarezza i sogni di milioni di bambine e le aiuta a farli diventare veri.

Fino ad allora non si era mai vista un’eroina così diversa dagli stereotipati personaggi delle fiabe, principi e principesse, cenerentole e biancanevi , maghe cattive e stregoni buoni.

I capelli arancioni stretti in due trecce rigide che se ne stanno ritte in fuori, di qua e di là dalla testa; il naso a patata spruzzato di lentiggini. E, sotto il naso, la bocca grande, con una fila di denti bianchissimi e forti.

Una bambina così non la vedi tutti i giorni eppure senti che è vera; che ha qualcosa che assomiglia al fondo indomesticato e inespresso che hanno quasi tutte le bambine del mondo. Ha un vestito stranissimo che s’è cucito da sola: la sua idea sarebbe stata farlo blu, ma poi la stoffa non bastava e allora è stata costretta a metterci qua e là delle toppe rosse. Un paio di calze lunghe, una marrone e l’altra nera, copre le sue gambe magre. Le scarpe sono nere, e lunghe esattamente il doppio dei suoi piedi.

Pippi ha nove anni e abita alla periferia di una minuscola città. E’ orfana e vive sola.

Vicino alla sua casa abitano due bambini graziosi, educati e obbedienti: Tommy e Annika. Loro, ogni mattina verso le otto, si incamminano verso la scuola, con i libri sotto braccio. Nel frattempo Pippi cavalca il suo cavallo (perché ne ha uno: bianco a pois neri) o mette e toglie al signor Nilsson (la sua scimmia) il suo vestitino.

Una così non s’era mai vista spuntare dalle pagine di un libro di favole. E da quel giorno ogni bambina del mondo poteva finalmente fare spazio, nella sua fantasia, alla possibilità di non dovere aspettare per forza, per svegliarsi dal sonno, il bacio di un principe azzurro su un cavallo bianco.

Fare spazio alla possibilità non più di lottare contro un universo cattivo fatto di streghe, matrigne e sorellastre, ma di riuscire a tirare fuori la creatività, a dispetto di un mondo di adulti arido e incastrato nelle regole.

Perché se Pippi, a scuola, vuole disegnare un cavallo e si accorge che nel quaderno non ci sta, allora riempie il banco e poi la parete. Chi l’ha detto che deve entrare per forza nel quaderno a quadretti? Perché Pippi è fortissima, così tremendamente forte che in tutto il mondo non esiste un poliziotto forte come lei. Così forte che può sollevare un cavallo, se appena lo vuole. E mandare in fuga i ladri e vivere da sola senza che nessuno possa farle del male.

La magia di Astrid Lindgren è che lei racconta alla maniera discontinua e autentica delle persone piccole: a volte è incoraggiante e disinvolta – come nelle avventure di Pippi – a volte è silenziosa e sensibile – come nelle storie quotidiane della piccola città di Bullerbyn (Tutti noi bambini di Bullerbyn del 1946).

Nata a Vimmerby, in Svezia, il 14 novembre 1907, è diventata famosa come scrittrice di libri per l’infanzia insieme alle treccine e alle lentiggini rosse di Pippi Calzelunghe, che negli anni Settanta arriva anche sui nostri teleschermi.

Da noi poco si sa di quel che è successo dell’ingegno e del talento di questa “signora delle fiabe” negli anni successivi. Sappiamo però che nei suoi ultimi due libri, I fratelli Cuordileone (Bröderna Leonhjärt, del 1973 e Ronja Rövardotter del 1981), è passata a trattare temi seri come la morte e il male visti dalla parte dei piccoli.

Si sa anche che da entrambi è stato tratto un film.

Si sa, in ultimo, che qualche anno fa tutti i bambini e le bambine svedesi hanno aperto una sottoscrizione che ha raccolto una cifra pari a quella del Premio Nobel e gliel’hanno consegnata.

Una sorta di regalo sincero per risarcirla del fatto che la giuria del Nobel è sempre fatta di adulti troppo adulti.

Fonte :Omaggio a Astrid Lindgren

amore.autostima · Comunicazione · cultura · donne · eventi · pensare positivo · Perchè siam donne! · sebben che siamo donne · Testimonianze · umanità

Perchè siam donne:Chi inventò il primo tergicristallo e le frecce di segnalazione e il segnalatore di frenata,lo Stop ? Cose da uomini? No! Da donne!

Una delle caratteristiche irrinunciabili di un’automobile è il tergicristallo ma non è sempre stato così. Se oggi questo è un componente che rientrata tra i quelli fondamentali di un’autovettura il merito è di una donna. Anzi di due

Mary Elizabeth Anderson non era una ricercatrice ma un’imprenditrice, un’immobiliarista dell’Alabama, un’allevatrice e viticoltrice .Di certo era una donna attenta e grande osservatrice.

Nel novembre 1902 era a New York su un tram mentre la neve che cadeva copiosa. Era seduta vicina al conducente che, di tanto in tanto, doveva esporsi fuori dal finestrino per pulire il parabrezza con le mani o addirittura fermare la corsa, scendere e pulire il vetro.

L’intuizione: una dispositivo da azionare dall’interno, dall’autista comodamente dal posto di guida.

Una volta tornata a casa, con l’aiuto di un designer mette a punto il progetto di uno strumento manuale dotato di spatola per mantenere pulito il parabrezza e ne fa produrre un modello funzionante a un’azienda locale.

Il 18 giugno 1903 presenta il brevetto per il dispositivo per la pulizia dei vetriche riesce a depositare il 10 novembre successivo, con il numero 743.801 per 7 anni. L’invenzione consisteva in un braccio meccanico oscillante sulla parte esterna del parabrezza dotato di una lama di gomma che poteva rimuovere pioggia o neve. Era stato previsto un contrappeso per far aderire il dispositivo al vetro. Il tutto si azionava dall’interno della vettura, manualmente, con una leva. Inoltre, era rimovibile in modo da non “dar fastidio” alla vista quando non era necessario.

Il numero di autovetture per le strade all’epoca era esiguo mentre il costo era elevato. La famosa Ford Model T, la prima auto “popolare” sarebbe arrivata solo 5 anni più tardi.

Mary provò a vendere la sua invenzione a dei produttori canadesi che non ritenevano potesse rappresentare un valido investimento e non furono i soli. Anzi, si pensava potesse essere una distrazione per i guidatori

Nel 1922, a brevetto scaduto, la Cadillac inizia a realizzare le macchine con tergicristalli di serie ma a Mary Elisabeth Anderson non arrivò nessuno riconoscimento né economico né morale per uno strumento che, nel corso degli anni, è stato anche realizzato in versione mini per pulire luci e fanali.

Nel 2011 è stata inserita nel National Inventors Hall of Fame e il Mercedes Benz Museum di Stuttgart ha esposto un prototipo di quell’invenzione alla quale nessuno saprebbe più rinunciare.

Il problema della visibilità alla guida era di certo molto sentito se anche a un’altra donna venne in mente una soluzione simile.

Molto poco si sa di Charlotte Dunn Bridgwood che nel 1917 brevetta la Storm Windshield Cleaner, ovvero delle spazzole a rullo da applicare sul parabrezza. Anche in questo caso il brevetto venne registrato con scadenza nel 1920, come quello manuale.

Nella famiglia di Charlotte le idee e il buon senso devono essere stati tramandati geneticamente. La figlia Florence Lawrence, una delle prime dive degli albori cinematografici americani, inventò i bracci di segnalazione automatica da azionare tramite pulsante quando si decideva di svoltare, predecessori dei moderni indicatori di direzione. Ideò anche un segnalatore di frenata montato sul retro delle vetture che poteva entrare in azione quando si toccava il freno, quello che oggi tutti conosciamo come lo Stop. Non brevettò mai le sue intuizioni.

Chi è la donna che inventò il primo tergicristallo nel 1903 – greenMe

Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo.
(William Shakespeare)

ambiente · amore.autostima · armonia · cultura · donne · futuro · Leggere · Perchè siam donne! · scienza · Testimonianze

Perchè siam donne: Jessica che contrasta i pregiudizi e gli stereotipi di Wikipedia

Jessica Wade è una fisica dell’Imperial College di Londra.

Nel 2019 ha ricevuto una delle più alte riconoscenze del Regno Unito, la medaglia dell’Impero britannico. Ma non tanto per i suoi meriti nella fisica, quanto invece per i considerevoli risultati nel contrastare gli stereotipi di genere nella scienza. Un settore dove si è soliti pensare che le donne siano in minoranza, o che siano poco portate o interessate.

Jessica ha raggiunto questo risultato grazie a Wikipedia.

33 anni, la scienziata britannica da alcuni anni ha affiancato all’attività scientifica un’altra, per certi versi attinente.

A partire dal 2017, ha infatti aggiunto oltre 1700 profili di scienziate su Wikipedia, andando a colmare un notevole divario di genere nel campo di quell’area che ricade sotto l’acronimo STEM (science, technology, engineering, and mathematics), e che indica le discipline scientifico-tecnologiche.

L’idea nasce nel 2017, quando Jessica scopre che solo una parte molto ridotta delle biografie della popolare enciclopedia è dedicata a donne. Nella compilazione delle voci, Wikipedia si regge sul contributo dei volontari, e non è esente da pregiudizi e stereotipi, in particolare legati alla composizione demografica di questi (nel 2019 la maggior parte dei contributi proveniva per esempio da maschi bianchi del Nord America). Jessica decide allora di provare a cambiare questa tendenza, lavorando per un obiettivo a portata di mano, su cui può intervenire attivamente. Inizia così a compilare biografie di scienziate donne e appartenenti a minoranze che non hanno mai ricevuto il giusto riconoscimento. La sua prima pagina è stata su Kim Cobb, una climatologa americana. 

In questa attività Jessica ha persino incontrato resistenze da parte di membri della comunità wikipediana. Circa 15 biografie, infatti, sono state cancellate nel tempo perché non avrebbero rispettati i criteri di rilevanza enciclopedica. Tra queste, la pagina dedicata a Clarice Phelps, chimica nucleare americana, la prima donna nera coinvolta nella scoperta di un nuovo elemento chimico. In questo caso Jessica è riuscita in seguito a preservare la voce Wikipedia.

In particolare le ragazze, i bambini provenienti dalle fascie sociali più basse e le persone razzializzate – a pensare di studiare fisica alle superiori, perché la fisica è ancora una materia elitaria, da ragazzi bianchi” ha spiegato tempo fa in un’intervista al New York Times.

Nello scegliere i profili da inserire, Jessica segue ormai una metodologia consolidata. Ogni mattina, attraverso Twitter, cerca una persona che ha ricevuto un premio, un’importante borsa di ricerca, o che ha pubblicato un articolo prestigioso o, infine, ha tenuto in pubblico un discorso di impatto. Dopodiché verifica se il profilo soddisfi i criteri di Wikpedia: se ciò accade, passa alla fase di ricerche e scrittura.

Nel corso degli anni, all’attività di stesura vera e propria ha affiancato scritti e conferenze pubbliche sul tema dell’uguaglianza di genere nelle discipline scientifiche. Ha anche condotto seminari di formazione su Wikipedia e collaborato con associazioni che promuovono l’inclusività.

Nel 2021, infine, è uscito il suo primo libro di divulgazione scientifica rivolto ai bambini,” Nano. La spettacolare scienza del molto (molto) piccolo

Jessica ha anche ricevuto le lodi di Jimmy Wales in persona, il fondatore di Wikipedia, per il suo contributo. Parlando al Washington Post, Wales ne ha sottolineato l’impatto sulla qualità dei contenuti di Wikpedia, ricordando poi un’altra donna che sta seguendo le orme di Jessica, la 28enne Emily Temple-Wood. Anche lei, come editor dell’enciclopedia, è infatti impegnata a “contrastare effetti e cause dei pregiudizi di genere” su Wikipedia.

Alle ragazze viene detto a un’età incredibilmente precoce che la scienza è per i ragazzi”.

Ci sono così tante scienziate brillanti, ma semplicemente non le celebriamo abbastanza. Dobbiamo parlare di più di coloro che abbiamo, perché altrimenti rischiamo di perdere loro e il loro lavoro”. La scelta di Wikipedia arriva da qui: “Quando i giovani navigano su internet, cercano su Google qualcosa che trovano interessante, come il cambiamento climatico o la forma di una piramide. Se vanno su Wikipedia e iniziano a leggere i nomi degli scienziati, ci saranno donne e persone di colore. Ci saranno persone simili a loro che hanno avuto questo enorme impatto sulle scoperte scientifiche”.

“Sono un piccolo pesce in un mare enorme”, ha ricordato Jessica al Washington Post. “Ma continuerò a fare tutto il possibile per rendere la scienza un luogo più accessibile e inclusivo”.


La scienziata che ha creato più di 1700 voci su Wikipedia per combattere il divario di genere – Valigia Blu