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Perchè siam donne : La Oxford University decide di sostituire la definizione di “woman”

L’Oxford English Dictionary cambierà la definizione (sessista) di “woman”/“donna”e la sezione degli esempi e dei sinonimi,grazie a Maria Beatrice Giovanardi.

Mentre stava svolgendo una ricerca online sul termine “donna” per un suo progetto, Maria Beatrice Giovanardi, la manager italiana esperta di marketing e pr e da anni attiva nelle battaglie per i diritti delle donne, si era imbattuta durante alcune ricerche di lavoro nella definizione della parola “woman” dell’Oxford Dictionary rimanendone fortemente contrariata.

La donna, che oltre a “essere umano adulto femminile”, veniva definita e descritta in funzione dell’esemplare maschio dell’uomo come “la moglie, la fidanzata, l’amante di un uomo”.

Ma non solo. Nella pagina online del vocabolario si leggevano, tra i sinonimi di donna, le parole “bitch, besom, piece, bit, mare, baggage, wench, petticoat, frail, dird, bint, biddy, filly”. I significati? Ne riportiamo solo alcuni: puttana, cavalla, puledra, cagna. .

Alcuni di questi non sono esattamente lusinghieri, il primo è un termine decisamente noto per essere un insulto.(“puttana“)

Le loro definizioni sono concesse in licenza a Google, Yahoo e Bing, quindi chi fa una ricerca simile su questi motori di ricerca le trova e pensa sia corretto utilizzarle.

Ha deciso quindi ad agosto 2019 di lanciare una petizione, che oggi è arrivata a quasi 35 mila firme, per chiedere al dizionario una modifica importante: una partecipazione che ha spinto l’Oxford English Dictionary a rivedere la definizione.

Come ha spiegato la stessa Maria Beatrice Giovanardi , dopo aver lanciato l’appello, era entrata in contatto con la Oxford University Press che cura il vocabolario, dopodiché li aveva nuovamente sollecitati lo scorso settembre poiché la promessa di modifiche fatta a marzo era stata disattesa.

La notizia che la sua voce sia stata ascoltata da uno dei pilastri della linguistica l’ha resa molto felice.

Ora la donna, ma anche l’uomo, saranno definiti come partner femminile o maschile di una persona, includendo quindi tutti gli orientamenti sessuali, saranno modificati e ampliati gli esempi di frasi in cui è utilizzata la parola donna, a dimostrazione di un cambio di ruolo nella società, e saranno eliminati alcuni sinonimi tipo baggage (bagaglio), ma rimarrà bitch, etichettato però come offensivo.

La lingua è per sua stessa natura fluida: si modifica nel tempo in base alle influenze storiche e culturali, ed esprime le  nuove correnti di pensiero e di comportamento.

Se fino a qualche tempo fa era impensabile declinare alcuni mestieri al femminile, oggi è del tutto normale parlare di avvocatessa, ministra, sindaca e via dicendo.

L’italiano non avendo il neutro come in inglese, ancora sta cercando una regola generale, basti pensare che per ovviare al problema, soprattutto online molti utilizzano l’asterisco neutro per includere tutti.

Maria Beatrice Giovanardi, che vive a Londra dal 2014, ha dichiarato che sarebbe felice di portare la sua rivoluzione linguistica anche in Italia, un paese che sulla parità di diritti ha ancora molto da fare.

Se un’istituzione come l’Oxford English Dictionary ha accettato di rivedere le sue definizioni, significa che il cambiamento è davvero iniziato.

https://www.pourfemme.it/articolo/oxford-english-dictionary-cambiera-definizione-donna/330750/

Anche se il linguaggio ha un peso di soltanto il 7% nella comunicazione,le parole, soprattutto quelle scritte che non sono accompagnate da suoni e gesti, sono molto importanti.

Dare un significato ad una parola è una grande responsabilità che orienta un pensiero che genera una convinzione che genera uno stereotipo che induce una scelta di comportamento.

Pensiamoci!

Sebben che siamo donne!

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A proposito del Thanksgiving Day i tacchini ” graziati “ringraziano ! Eh sì! Non tutti i tacchini finiscono in forno!

Il Giorno del Ringraziamento è fondamentalmente una ricorrenza di origine cristiana che viene osservata in tutti gli Stati Uniti e in Canada, un segno di gratitudine per i profitti dei raccolti e per quanto di buono avuto durante l’anno che trova radici nel 17° secolo, nel 1621.
Senza dilungarmi in un trattato storico, va detto che i Pellegrini cristiani migrarono in America nel 1621, trovando un territorio dal terreno inospitale e poco fertile, che non riuscirono a sfruttare con le loro conoscenze di semine e coltivazione, andando incontro ad un inverno arido di raccolto, che vide una buona metà di loro morire di fame.

I nativi americani intervennero insegnando loro come seminare e coltivare al meglio i prodotti agricoli e come allevare gli animali, in particolare il granoturco e il tacchino, per questo simbolo della ricorrenza.

Da lì, ogni anno, il ringraziamento è un modo di ringraziare Dio per il raccolto e anche per rafforzare la socializzazione tra popolazioni, che ha permesso la sopravvivenza dei pellegrini.
Per alcuni decenni la ricorrenza subì una graduale diffusione tra i popoli delle Americhe, fino ad arrivare al 1789, quando George Washington – allora il primo presidente degli Stati Uniti – la decretò giornata Nazionale di Ringraziamento.

Alcuni giorni prima del Giorno del ringraziamento, alla Casa Bianca si svolge la tradizionale cerimonia della grazia presidenziale a due tacchini, nota come National Thanksgiving Turkey Presentation.

Risale al 1963 e ne fu artefice John Fitzgerald Kennedy che scelse di non cucinare il tradizionale tacchino donato al Presidente dalla National Turkey Federation fin dal 1947.

Si è a lungo ritenuto che fosse stato il presidente Harry Truman a dar vita alla tradizione, ma gli storici della Truman Library non sono riusciti a trovare alcuna prova che lo dimostrasse.

Dal 1989 uno dei tacchini graziati apre la parata sulla Main Street di Disneyland, poi entrambi vengono trasferiti nel ranch di Frontierland, nel parco stesso. Nonostante alla parata partecipi solo uno, ne vengono graziati due nell’eventualità che uno dei due non riesca ad arrivare vivo alla parata.

A partire dal 2005 il trasferimento da Washington a Los Angeles avviene con un volo di prima classe della United Airlines.

A partire dal 2003 i cittadini americani sono invitati a scegliere il nome dei tacchini votando sul sito della Casa Bianca: dopo il primo sondaggio furono battezzati Stars e Stripes (Stelle e Strisce, nome che indica la bandiera statunitense):

Negliannisuccessivi Biscuit e Gravy (2004), Marshmallow e Yam (2005), Flyer e Fryer (2006), May e Flower (2007), Pumpkin e Pecan (2008), Courage (2009), Apple e Cider (2010), Cobbler e Gobbler (2012), Popcorn e Caramel (2013), Mac e Cheese (2014), Honest e Abe (2015), Tater e Tot (2016), Drumstick e Wishbone (2017), Peas e Carrots (2018)


Il giorno della settimana è Giovedì e cade durante la 48° settimana dell’anno

Il presidente Joe Biden ha ospitato alla Casa Bianca la cerimonia di apertura della Festa di Ringraziamento, che cade il 24 novembre, e ha graziato due tacchini, provenienti da una fattoria nella Carolina del Nord, il Circle S Ranch, che alleva oltre 9 milioni e mezzo di tacchini.

I due, Chocolate e Chip, pesano intorno ai 20 chili, non finiranno sulle tavole degli americani, ma nel dipartimento di studi scientifici dell’Università della Carolina del Nord.

https://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_del_ringraziamento

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* A che serve la giornata internazionale “contro” la violenza sulle donne

A che serve?

Bella domanda… che fa riflettere.
L’ora del momento significa “ una presa di posizione di donne  e uomini “ che scendono in piazza per richiamare l’attenzione … le motivazioni sono varie e tutte valide.
A me viene in mente “ dignità
Una parola dimenticata, obsoleta, fuori moda.
Un valore che impegna ogni essere umano a rispettare la sua umanità, la sua qualità di entità pensante e consapevole delle sue scelte.
Parole, parole, parole, soltanto parole…parole d’amore!
Se non ora, quando?
Il primo amore è verso se stessi. Cosa penso di me. Cosa voglio essere in questa vita. Quali cose voglio fare per raggiungere i miei obbiettivi. Quali mezzi ho a disposizione.
Quali qualità e risorse riconosco in me.
Poi le scelte.
Se non ora, quando?
Il primo rispetto è verso se stessi.
Essere coerente con le scelte fatte ed impegnarmi ad ottenere gli obbiettivi.
Essere per essere, esistere con dignità.
Non essere per avere. L’avere è effimero, non è una esigenza del cosmo.
Il primo amore è verso se stessi, poi automaticamente è per gli altri.
Negli altri mi riconosco, riconosco la loro umanità, le loro qualità di esseri pensanti e consapevoli delle loro scelte.
Come rispetto me stessa rispetto gli altri.
Se non ora, quando?
L a prima lealtà è verso se stessi.
Il primo avversario sono io, i giudizi che mi do, le scuse che mi trovo per giustificare le mie paure, il trasgredire alle regole che io stessa mi sono date, per opportunità, per pigrizia, il mettermi in dubbio invece di agire.
Se non sono leale verso me stessa come posso pretendere lealtà da altri.
Se non ora, quando?
La prima uguaglianza è sentirmi parte dell’umanità.
Sentirmi quell’essere umano che ha coscienza della sua umanità, la sua qualità di entità pensante e consapevole delle sue scelte.
Un essere umano degno di questa nominalizzazione è un abitante di questa terra.
Esseri umani compongono ogni nazione, ogni razza, ogni religione, ogni stato sociale, ogni età, ogni sesso.
Una pecularietà degli esseri umani è la necessità di rapportarsi tra loro.
Per creare, costruire, progredire, conoscere il micro ed il macrocosmo.
Così è nata quella che chiamiamo civiltà.
Se non ora, quando?
La prima responsabilità è verso se stessi.
Come posso creare un rapporto paritario, di amore, rispetto, lealtà, se ho un rapporto ambiguo con me stessa?
Se costruisco un rapporto ingabbiato in rigidi ruoli predeterminati dalle consuetudini?
Se considero una libertà raggiunta il ribaltamento di questi ruoli ?
Se considero l’altro comunque un avversario ?
Se non ora, quando?
Quando affermare dignità è uno dei miei valori fondamentali.
Quando lo sono e lo insegno con i miei comportamenti, le mie scelte.
Quando mi sento degna di appartenere al gruppo umanità.
Ieri, oggi , sempre.
“Se non lo faccio io, chi lo farà?
Se non lo faccio adesso, quando lo farò?
Se lo faccio solo per me stesso, chi sono io?”
(Hillel, cabalista del 2° sec. a. C.)
Opere di Marc Chagall
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* Arrivano i leoni …del cielo

Picco di stelle cadenti visibili per molti giorni dalla costellazione del Leone

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Le nuvole si preparano ad alzare il sipario per le Leonidi: le stelle cadenti di novembre, uno sciame di meteore visibile osservando verso Sud, il cui picco è previsto proprio in questi giorni.

Le Leonidi sono uno dei più importanti sciami meteorici: è causato dalla Cometa Tempel-Tuttle.

Lo sciame è visibile ogni anno intorno al 18 novembre ed è formato da particelle emesse dalla cometa durante il suo passaggio accanto al Sole.

Devono il loro nome alla posizione del radiante, il punto cioè da cui sembrano provenire, localizzato nella costellazione del Leone: le meteore infatti sembrano irradiarsi proprio da quel punto del cielo.

Si tratta di uno sciame di stelle cadenti, meno celebri delle ‘sorelle’ visibili in agosto e forse meno spettacolari, ma che possono riservare sempre bellissime sorprese. Nel ’66 vi fu una bellissima pioggia di queste meteore talmente luminose che furono visibili anche dagli abitanti di Londra, una città che soffriva già allora di forte inquinamento luminoso.

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La Terra, nel suo movimento di rivoluzione intorno al sole, attraversa la scia dei meteoroidi lasciati dal passaggio della cometa: la scia è formata da particelle solide, i meteoroidi appunto, emesse dalla cometa man mano che il gas ghiacciato sublima a causa della vicinanza al Sole (solitamente a una distanza inferiore a quella dell’orbita di Giove).

Le Leonidi formano una scia in rapido movimento che attraversa l’orbita terrestre a 72 km/s[1].

Tra le stelle cadenti, esse sono ben note per la brillantezza delle meteore e dei bolidi che possono avere una sezione di 9 mm e una massa di 85 g e che penetrano nell’atmosfera con una intensità pari a quella di un’automobile che urta a quasi 100 km/h. Le sue piogge meteoriche, che talvolta assumono il carattere di tempeste meteoriche, possono in un anno far depositare 12-13 tonnellate di particelle sul nostro pianeta.

I meteoroidi persi da una cometa danno vita a delle scie con orbite simili ma leggermente diverse da quelle della cometa che le origina. Il loro percorso, infatti, viene disturbato dai pianeti, in particolare da Giove[2] e in misura minore dalla pressione radiativa del sole (effetto Poynting–Robertson ed effetto Yarkovsky[3]): in generale, le scie vecchie sono spazialmente meno dense e danno luogo a piogge meteoriche con qualche meteora al minuto.

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Nel caso delle Leonidi esse raggiungono l’apice il 18 novembre, sparpagliandosi per diversi giorni intorno all’apice stesso che cambia di anno in anno[4]; per contro, le scie giovani sono spazialmente più dense e danno luogo, quando la Terra le attraversa, a tempeste meteoriche con oltre 1000 meteore all’ora [5], in confronto a circa 1-2 meteore l’ora degli anni normali e a qualche meteora l’ora in occasione delle piogge meteoriche.

Le Leonidi presentano un ciclo di 33 anni, pari al periodo orbitale della cometa Tempel-Tuttle: tra le piogge meteoriche ad esse associate vanno ricordate quelle del 1698, 1799, 1833[6], 1866, 1966[7], e 2001.

La sigla internazionale dello sciame è LEO.

Questa costellazione sorge dopo la mezzanotte a est ed è osservabile dalla mezzanotte fino all’alba.

“Nel 1998 hanno mostrato una fantasmagorica tempesta di bolidi e meteore luminose. Nel 2002, oltre alla normale attività annuale, hanno mostrato due grossi picchi di frequenza, uno dei quali osservato nel nostro paese. Attualmente la frequenza delle Leonidi è ritornata verso la normalità con un numero contenuto di eventi” spiega l’Uai.

Fonte: Wikipedia

Per ogni scia nel cielo un desiderio che si può avverare…

un desiderio è solo l’obiettivo che voglio raggiungere…

è l’inizio del mio progetto per ottenerlo…

con la mia volontà posso ottenere ciò che desidero…

è possibile!

e le stelle mi forniscono l’energia…

tutte le stelle…

tutto l’universo

 

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Perchè siam donne: In bicicletta con Florence per superare i clichè!

Si chiama Florence Nakaggwa, ha 21 anni, si allena sulla bici alla periferia di Masaka, una città a 80 miglia dalla capitale ugandese, Kampala, percorrendo centinaia di chilometri su strade sterrate o a volte piene di fango.

Pedala per 30-60 miglia (50-100 km) ogni giorno, passando dall’asfalto alla terra rossa delle strade del villaggio.

E’ così che si ‘ fatta le ossa e ha sbaragliato ogni tipo di concorrenza fino ad ottenere un contratto professionistico.

Nel 2015, un assistente sociale e appassionato di ciclismo sulla sedia a rotelle, #MiiroMichael nota un gruppetto di ragazzi che corrono in bicicletta. Decide così di formare un club di ciclismo, che ora comprende 10 ragazze e 15 ragazzi.

Il suo scopo è sfruttare i talenti locali e coinvolgere i giovani nel lavoro di comunità.

“Anche essere su sedia a rotelle, contrarre la poliomielite a due anni, non poteva impedirmi di amare il Tour de France in televisione da bambino. Mi chiedevo perché non ci fosse mai stato un ugandese a partecipare”.

Quando lei ha iniziato a correre nel 2019 Michael ha riconosciuto le sue qualità di leadership e l’ha nominata la sua capitana.

Da allora altre nove #ragazze e donne si sono unite.

“Racconto alle ragazze da dove sono partita, dico loro di non puntare solo sui loro talenti. Devi solo credere che tutti i sogni possono diventare realtà ma con il duro lavoro”, dice.”Quando ti siedi su una bici non sei un ragazzo o una ragazza, sei solo un essere – e hai bisogno di stare al passo con tutti in gara, non importa chi siano”.

Florence le guida in percorsi di allenamento attraverso i villaggi “in modo che possano essere viste”.

Suo padre è un membro del club e un allenatore. Era un pilota di mountain bike, ma non ha raggiunto lo status di professionista. Ora è desideroso di autorizzare sua figlia ad aiutarla a raggiungere il livello successivo: competere a livello internazionale.

In pratica Florence è la prima donna ciclista ugandese che corre con il Team Amani, un club che ha sede nei Paesi Bassi e in diversi altre nazioni africane. Le corse femminili sono un fenomeno relativamente nuovo.

Con questo contratto la sua vita ha fatto un salto di qualità. Guadagna 900.000 scellini ugandesi (circa 230 euro) al mese, oltre che adeguate attrezzature, spese mediche, abbigliamento.

L’ascesa di Florence è stata una festa per il suo villaggio dove la gente la ha vista crescere sulle bici, a volte insultandola perché non erano passatempi da bambine.

“Le persone, giovani e meno giovani, insultavano come ‘lascia andare in bicicletta per i ragazzi o diventerai un uomo’.

Il ciclismo è ancora una cosa da uomini nella cultura ugandese e il passaggio di Florence dal punto di vista culturale significa tantissimo.

Nel frattempo l’officina di riparazione di biciclette ,sede del Masaka Cycling Club, dove Florence lavora part-time, è diventata famoso e il clichè che una donna non possa essere brava a riparare bici o a pedalare sta finendo in soffitta.

Sette anni fa la svolta per questa ragazza tenace e ottimista è arrivata quando il club Team Amani si è imbattuto nella sua storia. 

Florence e suoi due compagni di squadra maschi, Paul Kato e Peter Wasswa, saranno i primi ugandesi a partecipare alla gara.

Florence e i suoi due compagni di squadra maschi, Paul Kato e Peter Wasswa, saranno i primi ugandesi a partecipare alla gara.

Florence e i suoi due compagni di squadra maschi, Paul Kato e Peter Wasswa, saranno i primi ugandesi a partecipare alla gara Rhino Run, una spedizione di resistenza che inizia in Sud Africa e attraversa 1.700 miglia (2.750 km) di catene montuose, foreste e imponenti dune di sabbia fino alla Namibia.

Sarà un ‘altra sfida per questa giovane pioniera, determinata a prendere il suo posto tra i grandi del ciclismo. “Devo raggiungere il livello del Tour de France … questo è il posto migliore per un ciclista professionista per mostrare il proprio tatto

Se arrivi li ce l’hai fatta” dice.

Fonte:

La favola di Florence Nakaggwa , prima donna ugandese ciclista (msn.com)

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A chi non piacciono le castagne! Ma non mangiate quelle “matte”!!!!

Nel giardino della villa di campagna del nonno, nelle colline astigiane, c’era un enorme ippocastano che alle prime sventolate di ottobre faceva cadere una pioggia di castagne lucide e profumate.

A noi bambini veniva proibito tassativamente di mangiarle e noi di nascosto davamo una leccatina e aspiravamo con voluttà quell’odore acre di muschio e mistero.

Il nonno le chiamava le castagne “matte” e ne metteva una nelle nostre tasche , anche nelle sue, che erano un rimedio sicuro contro il raffreddore.

Secondo la tradizione popolare contadina tenere una castagna in tasca aiuta a prevenire il raffreddore.

Ma attenzione ! La castagna da utilizzare per tenere alla larga il raffreddore non è quella che comunemente conosciamo, ma la castagna d’india o “di cavallo”, la cosiddetta castagna matta!

Si tratta di quelle castagne lucide e tonde che sono il frutto (non commestibile e tossico) dell’ ippocastano, non dunque quello del castagno.

La tradizione vuole che si tenga nella tasca del cappotto per tutto l’inverno in modo tale da evitare i malanni ma c’è anche chi ritiene sia sufficiente conservarla in auto, sulla scrivania o in borsa.

Le origini della credenza derivano dalle proprietà che hanno le castagne matte nel lenire i sintomi di raffreddore e asma nei cavalli. Gli esseri umani, però, non possono in alcun caso ingerirle in quanto sono tossiche e di conseguenza pericolose.

Il principio attivo interessante per il trattamento del raffreddore è l’escina che queste castagne contengono e che ha azione antinfiammatoria oltre che utile a favorire il drenaggio linfatico e la permeabilità capillare.

Le castagne soprannominate dai latini ghiande di Zeus” perchè questo albero evocava il dio supremo, reggitore dell’universo,grazie al suo tronco corto ma possente ed ai rami che si allargano in tutti i sensi

Un albero cosmico? Forse!

Dal punto di vista simbolico, il castagno rappresenta l’unione del maschile e del femminile: l’uno determinato dalla maestosità della chioma e dalla possanza del tronco; l’altra dal frutto, che determina il nutrimento e, dunque, la vita.

L’albero di castagno raffigura la celebrazione della vita nella sua semplicità e concretezza. Nella simbologia araldica, il castagno rappresenta la virtù nascosta (come il suo frutto) e la resistenza (come il suo legno).

Nella tradizione popolare italiana, il Castagno è simbolo di previdenza e generosità, per la sua capacità di donare frutti in grado di garantire un sostentamento per l’intera stagione invernale.

Oltre a costituire una fonte di nutrimento essenziale per i vivi, le castagne fin dall’antichità sono sempre state considerate anche cibo per il giorno dei morti nelle celebrazioni di quelle festività

In alcune zone della Francia e dell’Italia da qualche parte é ancora  in uso consumare castagne nel giorno di Ognissanti, in corrispondenza a Samhain, la festività celtica legata dall’apertura dei confini tra i mondi e all’inizio del nuovo anno lunare.

Nella tradizione popolare le castagne costituiscono il pasto rituale della veglia del giorno dei morti, e in certe case si lasciano le castagne sul tavolo, come omaggio ai defunti.

Nella Vienne, in Francia, durante la notte che precedeva il 31 ci si riuniva nei castagneti per cuocervi le castagne.

Il Castagno è governato da Giove (funzione primaria) e da Venere (funzione secondaria) ed è legato alla fonte dell’Energia Ancestrale che secondo i Cinesi e gli Egizi esce dai reni, si dirige verso gli organi genitali e risale lungo il meridiano posteriore e anteriore fino alla sommità del cervello, per entrarvi e uscire di nuovo terminando nell’interno del labbro superiore e inferiore.

I frutti nei sogni sono sempre legati alla vita e all’abbondanza, ma le castagne nei sogni enfatizzano questi significati, perchè concentrano in una forma piccola, nutrienti, calorie e zuccheri.

La polpa e la farina che se ne ricava, al pari del pane nei sogni può essere considerata nutrimento per eccellenza, cibo indispensabile per sopravvivere, come accadeva alle popolazioni montane che, grazie alle castagne ed alla farina di castagne conservate durante l’autunno, superavano i periodi di carestia dell’inverno.

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Uno degli alberi più famosi e vecchi d’Italia è il Castagno dei Cento Cavalli, che vive forse da più di tremila anni nel comune di Sant’Alfio, sulle pendici dell’Etna. Si narra che sotto i suoi rami trovarono rifugio durante un temporale Giovanna d’Aragona e i cento cavalieri che l’accompagnavano per una gita sul vulcano.

modi di dire e proverbi: “prendere in castagna” ” cavar le castagne dal fuoco con la zampa del gatto” ” gli è avanzato men di una castagna”

(e che dire del “marron glacé”….mmmmmm)

Fonti:

https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/castagna-in-tasca-raffreddore

https://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/castagno-cento-cavalli-leggende/

Alfredo Cattabiani “ Florario”

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E dopo la Luna Piena di Ottobre ?

Quando la Luna Piena è nel segno dell’Ariete, il Sole è in Bilancia e la Luna è direttamente in posizione opposta sullo Zodiaco .

Ci ritroviamo quindi sull’asse Bilancia- Ariete, in cui l’energia della Bilancia, segno d’aria legato all’equilibrio e alla comunicazione con l’altro, si unisce con l’elemento fuoco dell’Ariete, segno d’intraprendenza ed azione personale, elemento che vitalizza e riscalda l’energia temperata ed altruista della Bilancia per cercare un nuovo equilibrio.

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In questa Era in completa trasformazione, non possiamo rimanere ancorati e fermi a un’idea o un fissazione se questa non produce apertura e prospettiva, come non possiamo stagnare nell’inerzia e nell’immobilità se questa non ha in sé una costruzione.

Per raggiungere un equilibrio dobbiamo innanzi tutto uscire dalla nostra area di confort, valutare gli insegnamenti delle esperienze vissute fino ad oggi e solo dopo guardare al futuro

Dovremmo permetterci di cambiare idea, e approdare in territori più vasti. Ora le vecchie ragioni del mondo non sono più sufficienti. siamo coinvolti in quel cambiamento globale, che forse potranno vedere solo le generazioni successive

Ci troviamo profondamente nei fuochi della trasformazione e la Luna dell’Ariete aumenterà solo la fiamma, per così dire. Possiamo aspettarci molte scintille, siano esse scintille di rabbia o scintille di creatività.

Non ci servirà cadere nel giudizio e nella rabbia in questo momento. Siamo andati troppo oltre per rimanere intrappolati in vecchi schemi che ci spingono verso il basso e all’indietro.

Se ora non riusciamo a scegliere qualcosa, se siamo in un dilemma che ci spaventa o semplicemente in una fase faticosa, teniamo le forze, poniamo bene al centro la prospettiva a lungo termine, e rimandiamo un attimo la questione.

Si sta creando una terza via, anche ancora giace al di là della materia, e che si dovrà manifestare-

La Luna piena in Ariete si trova congiunta a Kirone, esperienze non risolte possono riaffiorare e sembrarci ancor più irrisolvibili, quando pensavamo che fossero andati via per sempre. Ma è il momento di cambiare finalmente la prospettiva e coglierne gli insegnamenti ricevuti.

Riusciamo per un attimo ad arrestare la mente dall’ansia del futuro, percorrere il presente sentendolo per quello che è adesso e non per quello che vorremmo domani?

Siamo pronti ad usare la mente in un modo più aperto più costruttivo e trovare un equilibrio tra i nostri impulsi di rabbia per quelle ”non risoluzioni “ e una valutazione onesta priva di giudizi verso le nostre risorse ?

Siamo certi che il risultato sia quello che gli altri si aspettano o che sia veramente quello che profondamente vogliamo essere?

La Luna Piena in Ariete è una Luna dinamica, forte , battagliera , è un plenilunio d’azione che ci spinge ad esprimere quello che pensiamo con chiarezza e con il bisogno di essere ascoltati.

La nostra esigenza di conoscerci si riflette poi sul tipo di comportamento nei confronti degli altri, nell’equilibrio necessario a rispettare i reciproci bisogni

La chiarezza di espressione nella relazione fa sempre scoprire aspetti inaspettati che rendono la convivenza più costruttiva per gli obbiettivi futuri.

In questa stagione di cambiamento nella quale regna la nebulosità più assoluta per le prospettive di quale futuro, di quali iniziative per quali ragioni, di quali metodi scegliere per quali risultati ottenere. E le scimmie urlatrici dei media soffiano venti di paura che aleggiano sopra al buon senso e nascondono i buoni propositi .

Ma Il tempo del lamento è finito , insieme possiamo superare la nostra paura di smarrirci e cercare ansiosamente la verità, sintonizzamoci sulle ragioni del cuore.

Nel cielo ogni elemento fa la sua parte e insieme tutte le configurazioni esprimono incitamenti necessari all’evoluzione del momento,. Come sempre del resto!
Permettiamo alle energie di fluire attraverso di noi liberandoci del superfluo, come un acqua di sorgente che ci depura e ci rinnova.

Il portale della data 10/10, ci ricorda che siamo a un Punto Zero : la qualità dell’inizio dipende da noi!

Questa luna di ottobre e le sue energie di fuoco saranno di guarigione, formazione , creatività, trasformazione e distruzione.

Distruzione non in negativo! Anzi, si tratta della distruzione di credenze limitanti nella nostra vita, di legami tossici, di ciò che blocca il nostro cammino e la nostra crescita.

D’altra parte a ottobre spesso si bruciano le foglie e i rami secchi.

Così possiamo fare noi stessi, arrendendoci, senza resistenza, all’energia di questo plenilunio e alla guarigione e trasformazione che porterà in noi.

Love Laurin

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La Luna piena in Pesci del 10 settembre 2022

foto di Laurin

L’energia di questa Luna Piena esplode potente e irrradia le piccole nuvole che non riescono a celarla.

Ci consiglia di guardare indietro solo per apprezzare gli insegnamenti ricevuti dalle nostre esperienze.

Ci invita a cogliere le opportunità per costruire il futuro con saggezza nelle scelte e di farle passo dopo passo.

E’ la fine di un ciclo per tutti noi e il prossimo equinozio d’autunno porterà ulteriore consapevolezza del ruolo di ognuno di noi nella fase del rinnovo e del cambiamento.

Love Laurin

( foto di Laurin )

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* Cri-cri…quanti grilli hai per la testa?

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Questa è la rappresentazione grafica di un suono che molti di noi, in queste sere estive hanno sentito.

E’ il canto di un grillo!

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Son piccin, cornuto e bruno

Me ne sto fra l’erba e i fior:

sotto un giunco o sotto un pruno

la mia casa è da signor

Non è d’oro nè d’argento

terra è tetto e pavimento

e vi albergo come un re “.

Giovanni Prati

Gryllus campestris o Acheta campestris è il nome scientifico del grillo che appartiene all’ordine degli insetti ortotteri ensiferi.
I grilli hanno un corpo robusto e tozzo con capo grosso e hanno un colore verde, nero o bruno. Sono provvisti di lunghe antenne, tegmine, e ali posteriori variamente sviluppate, le zampe posteriori sono robuste e adatte al salto.
Amano frequentare luoghi caldi e umidi, preferiscono stabilirsi nei prati.
I maschi emettono caratteristici suoni “cri cri” sfiorando rapidamente la tegmina destra sulla sinistra.
Sono insetti onnivori che scavano, nei terreni arabili, buche e gallerie nelle quali vivono.

Cri-cri…Cri-cri…Cri-cri

Il canto e la presenza stessa dei grilli sono legati a una serie di curiose leggende.

Per i cinesi, ad esempio, questi insetti portano fortuna, e se una persona pura di cuore ne cattura uno, l’animaletto dovrà esaudire un suo desiderio.

Per un cinese tenere un grillo è come per un occidentale possedere un cane o un cavallo. Lo accudisce dandogli da mangiare le cose che predilige: alcuni mangiano solo carote o lattuga, altri solo castagne già masticate dal padrone, altri ancora dei vermi speciali che a loro volta mangiano solo granturco.

I grilli devono fare il bagno: di solito in una tazza di tè appena tiepido.

I grilli vanno poi portati a spasso, un po’ per distrarli, un po’ per dar loro la sensazione che non sono trascurati.

La gente ha tasche speciali in cui tenerli, fatte apposta nell’interno delle giacche o dei cappotti, così che le bestiole possono essere portate ovunque uno vada, comode nelle loro gabbie e piacevolmente riscaldate dal calore del corpo umano.

Nelle varie zone del Brasile la presenza di un grillo indica buone speranze (se è verde), l’arrivo di una gravidanza (se canta in continuazione) o di una malattia (se è nero).

Alle Barbados un esemplare particolarmente canterino indica un’imminente guadagno: guai ad ucciderne uno, se non si vuole rimanere al verde.

Cri-cri…Cri-cri…Cri-cri

La temperatura dell’aria può essere stimata contando quanti cri-cri emette un grillo in un determinato periodo di tempo.

La regola empirica citata da Wikipedia come legge di Dolbear dice di contare i cri-cri del grillo in 8 secondi e poi aggiungervi 5 per ottenere la temperatura dell’aria in gradi Celsius.

Nel blog del “GLOBE Program” vengono riportati i dati grezzi relativi al canto di grilli presso Boulder, Colorado, USA.

Cri-cri…Cri-cri…Cri-cri

Secondo l’ oroscopo degli animali, il grillo è dei nati dal 22 febbraio al 18 marzo.

L’individuo grillo ha piacere nel colloquiare, è un ottimo intrattenitore, sa usare bene le parole e far cambiare idea alla gente toccando i punti deboli di chi lo ascolta.

La professione adatta a questo personaggio sarebbe il politico, ma spesso diventa pesante e non si accorge che annoia le persone. Dotati di un intelligenza lucida e penetrante, nell’amore l’individuo grillo manifesta con prepotenza la sua natura gelosa e possessiva. Il suo pianeta è Urano, il colore l’azzurro.

Cri-cri…Cri-cri…Cri-cri

Quando un grillo salta improvvisamente nella tua stanza...

Il grillo ci sintonizza con nuove vibrazioni e ci aiuta nell’innalzamento dell’intuizione,della sensibilità e della consapevolezza.
I grilli ci insegnano tecniche efficaci di comunicazione, e la comunicazione subconscia ci da’ lo spunto per ottenere ciò che ci e’ necessario e ciò che desideriamo.
I grilli rappresentano la resurrezione, la trasformazione nei vari stadi, come nel processo della muta. Non e’ forse tempo di accantonare vecchie idee per far spazio alle nuove?
Bisogna aspettarsi cambiamenti e nuovi sviluppi che porteranno crescita attraverso la pazienza e la riflessione, così come l’attenzione alle nuove opportunità mentali, emotive e fisiche che si manifestano nella nostra vita.
Questa volta stai cantando la tua canzone affinché venga udita?
E’ tempo di fermarsi nella contemplazione o tempo di slanciarsi verso l’obiettivo che ci siamo prefissi nel lavoro, nelle relazioni, o verso una meta personale, un sogno?
Il grillo ci aiuterà a trovare il giusto equilibrio nelle nostre azioni, usando l’intuizione e la nostra più sottile consapevolezza.

 

 “ Silence and a deeper silence when the crickets hesitate

– Leonard Cohen, “Summer-Haiku”

fonti:

http://infattoria.com

http://sites.google.com

http://www.ilpalo.com