* Pioggia e sole uguale arcobaleno

Imparare dalla pioggia?

La pioggia ci insegna che dobbiamo imparare a essere flessibili e ad adattarci ai cambiamenti.

Ci avevate mai pensato?

Gli elementi della natura hanno delle lezioni di vita importanti da trasmetterci.

Come gli alberi ci insegnano la resilienza, così la pioggia ci trasmette la flessibilità e la capacità di adattamento. Dovremmo imparare ad imitare la pioggia e ad essere come una goccia d’acqua che sa che la propria forma non sarà sempre la stessa.

Prima di diventare un insieme di gocce d’acqua la pioggia è stata forse acqua di mare, poi si è trasformata in vapore acqueo per diventare una nuvola e infine eccola di ritorno nel mare, in un lago, in un fiume o sul terreno con il primo temporale.

Alcune persone non amano molto i giorni di pioggia perché li trovano grigi, tristi e noiosi oppure complicati da affrontare a causa del malumore e degli ingorghi che si aspettano di trovare per strada a causa del traffico

La pioggia è da secoli una fondamentale fonte di ispirazione per poeti e scrittori. Secondo Sylvia Plath, famosa poetessa statunitense, la maggior parte delle poesie scritte nel mondo sono nate proprio in un giorno di pioggia.

Proprio la pioggia spesso è una fonte di ispirazione, non solo nella poesia ma anche nella vita, perché ci costringe al cambiamento o ci conduce verso di esso. Quali opportunità sono nate, ad esempio, da quella gita annullata a causa della pioggia? Lo ricordate?

Possiamo definire la pioggia come una maestra di cambiamento. Non sempre è facile cambiare in meglio se stessi e aprirsi al nuovo, ma possiamo sempre provarci.

La pioggia ci insegna a lasciare andare ciò di cui non abbiamo più bisogno. L’acqua che scorre è un simbolo di liberazione.

Possiamo fermarci ad osservare la pioggia e immaginare che ogni goccia porti via con sé una difficoltà, una preoccupazione che abbiamo trascinato troppo a lungo o una paura che ci sta bloccando.

Possiamo anche immaginare le gocce di pioggia come una serie di lacrime, come un simbolo della tristezza che ci sta tenendo compagnia e che ha qualcosa di importante da insegnarci prima che se ne vada. Quando piove se ci sentiamo tristi o malinconici diamoci il permesso di piangere e di lasciarci andare per esprimere le nostre emozioni

Non dimentichiamo che la pioggia non ha soltanto degli aspetti apparentemente negativi. Infatti la pioggia sotto forma di gocce d’acqua nutre il terreno, le piante e la natura. Dunque è anche un simbolo di fertilità, di crescita e di rigenerazione.

 

Se non abbiamo nessuna voglia di uscire di casa durante un fine settimana di pioggia possiamo comunque decidere di trascorrere dei momenti a leggere o a meditare nella nostra casa in modo che il weekend sia comunque proficuo e non in qualche modo rovinato dal clima.

Infine, non è detto che un giorno di pioggia debba essere deprimente.

La pioggia infatti può insegnarci il valore dell’ottimismo. Le tempeste non possono durare per sempre e questa è una grande metafora della vita.

Solo dopo la pioggia il sole, quando arriva, sembra ancora più splendente e può portare con sé l’arcobaleno per sorprenderci.

 

 

https://lauracarpi.wordpress.com/2015/03/23/a-a-arcobaleno-cercasi-2/

https://www.greenme.it/vivere/mente-emozioni/22361-pioggia-insegnamenti

https://lauracarpi.wordpress.com/2010/10/03/e-la-pioggia-che-va/

* La buona notizia del venerdì: “The message is the bottle” non è solo una canzone ! E’ l’iniziativa delle borracce di Roma Tre

 

 

A Roma Tre sono state distribuite 30.000 borracce di acciaio per evitare che circa 10mila bottigliette di plastica vengano utilizzate al giorno
Ogni giorno nell’Università di Roma Tre vengono consumate circa 10mila bottigliette di plastica. Una cifra allarmante dato l’impatto crescente della plastica sul nostro pianeta.

Per questo motivo è nata l’iniziativa “The message is the bottle”: nell’ateneo capitolino vengono distribuite agli studenti in modo gratuito 30.000 borracce di acciaio inossidabile per l’acqua. 

Un modo per sensibilizzare e per far comprendere che la questione della plastica è davvero una faccenda seria, che tutti noi possiamo arginare con delle semplici precauzioni e azioni.

 

Prendendo spunto dalla celebre canzone dei Police, Message in a bottle, l’iniziativa di Roma Tre è un efficace modo per dare l’esempio agli studenti, e non solo, su come contribuire al benessere dell’ambiente partendo da una semplice e quotidiana abitudine: smettere di utilizzare bottigliette di plastica in favore delle borracce di acciaio, più green ed ecologiche.

30.000 borracce di acciaio sono state distribuite agli studenti, in modo da risparmiare circa 10.000 bottigliette di plastica al giorno.


Sostenitori dell’iniziativa sono Neri Marcorè, il direttore di Greenpeace Italia Giuseppe Onufrio, la Iena Giorgio Romiti e la prof.ssa Alicia Acosta, docente di Ecologia presso il Dipartimento di Scienze Biologiche di Roma Tre.

Afferma il rettore dell’Università Luca Pietromarchi:

L’università ha la missione di pensare al futuro dei suoi studenti. Roma Tre questo futuro lo vuole pensare più sostenibile e più pulito

 

 

La plastica è il materiale maggiormente utilizzato nel mondo perché è economico, duttile, pratico, ma i danni che sta arrecando al nostro pianeta è immenso: basti pensare al disastro dei mari e degli oceani, in cui la flora e la fauna lottano ogni giorno per sfuggire a una trappola di plastica.

Essendo un materiale non biodegradabile, la natura impiega quasi cinquecento anni a disintegrare una bottiglietta di plastica: è tristemente nota la Pacific Trash Vortex, l’Isola di Plastica che ha le dimensioni di 10 milioni di chilometri, pari alla superficie degli Stati Uniti d’America.

A partire dagli anni 50 sono stati prodotti oltre 8 miliardi di tonnellate di plastica, pari al peso di 47 milioni di balene blu (Greenpeace).
Nel processo di produzione e distribuzione delle bottiglie di plastica intervengono vari fattori nocivi per l’ambiente: infatti per produrre 1 Kg di PET, con cui vengono realizzare 25 bottiglie da 1,5 litri, sono richiesti 17% di acqua e 2 Kg di petrolio. A questo si aggiunge anche l’emissione di anidride carbonica pari a 265.000 tonnellate.
In pratica una bottiglietta di plastica emette tanta anidride carbonica quanto ne emette un’automobile per fare un chilometro. (BioEcoGeo)

https://libreriamo.it/news/cosa-ci-insegna-iniziativa-borracce-roma-tre/?

https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2019-01-16/trenta-multinazionali-dichiarano-guerra-contro-plastica-mari–152218.shtml?uuid=AExr7YGH

https://www.curioctopus.it/read/20741/un-ex-avvocatessa-costruisce-case-con-bottiglie-di-plastica-per-le-persone-che-non-possono-permettersi-i-mattoni?I

http://www.iuav.it/NEWS—SAL/comunicati/2018/Message-in-a-bottle.doc_cvt.htm

* E che dire del pianeta Urano nel segno del Toro…

Per migliaia di anni si è pensato che Saturno fosse l’ultimo pianeta del sistema solare, ma nel 1781 William Herschel scoprì Urano, in maniera del tutto casuale e inaspettata; e questa scoperta coincise con un periodo storico di grandi rinnovamenti sociali, economici e politici, tra due grandi rivoluzioni, quella americana e quella francese.

Quindi questo già ci dice che è il pianeta delle rivoluzioni, dei cambi radicali, dell’imprevisto, della rottura degli schemi e delle strutture esistenti, al fine di permettere al nuovo di entrare.

Effettivamente, mentre gli altri pianeti ruotano su un asse orizzontale attorno ad un asse verticale, Urano ha un equatore più o meno verticale che ruota su un asse orizzontale, facendoci capire che vuole rompere le regole del gioco, mostrandoci che esiste sempre un ulteriore punto di vista, chiedendoci di abbandonare le nostre sicurezze e riscoprire il nostro essere. E il suo simbolo ricorda un’antenna che punta verso il cielo, sintonizzandosi su ciò che ancora non, pronta a catturare il nuovo.

Urano è il primo dei pianeti transaturniani, che nell’astrologia umanistica vengono considerati trascendenti, ossia strettamente legati all’evoluzione individuale e collettiva.

Ogni circa sette anni si sposta di segno e il suo ciclo di rivoluzione dura 84 anni (dopo 84 anni torna esattamente dove si trovava al momento della nostra nascita), quindi è l’ultimo pianeta che può completare la sua rivoluzione nell’arco di una vita umana.

Per questo i pianeti lenti sono anche definiti generazionali: la loro posizione persiste per anni in un segno influenzando ed evidenziando i cambiamenti della collettività.

Mentre Saturno, secondo la psicologia astrologica, ha a che fare con la formazione dell’Io, Urano è il collegamento tra la psiche individuale e quella collettiva.

Negli anni scorsi Urano si trovava nel segno dell’Ariete, il segno dell’ “io sono”, quindi ci ha spinto a ricercare noi stessi; ma ora in Toro ci chiede di superare i nostri limiti personali, di diventare ciò che abbiamo scoperto di essere, di arrenderci a ciò che siamo, accettandoci senza più scuse.

Ovviamente per ognuno di noi l’impatto sarà diverso a seconda della nostra carta natale, ma a livello collettivo  metterà in gioco il tema dei valori personali, delle sicurezze materiali (denaro e beni materiali) e di quelle affettive.

Ci chiede di lasciar morire quelle parti che non sono più funzionali dentro di noi e nelle nostre vite, per cui potremo sentirci smarriti: la transizione da un vecchio schema di vita ad uno nuovo ci mette letteralmente in crisi (e la parola “crisi” viene dal greco “krisis”, che significa “scelta, decisione”, e dal verbo “krino”, che significa “distinguere, giudicare”); crolleranno delle certezze e, fintanto che non ne avremo costruite di nuove, le nostre fondamenta potrebbero vacillare, facendoci sperimentare ansia, paura, irritazione, inadeguatezza. In fin dei conti le trasformazioni riguardano non solo la realtà fisica, ma anche quella emotiva; però quanto più resistiamo a questi cambiamenti, tanto più il transito lo vivremo in modo negativo, quindi cerchiamo di fluire con queste energie di rinnovamento, ricordandoci che il cambiamento è lo strumento che ci permette di essere la piena manifestazione di ciò che siamo e da cui ci siamo allontanati.

Cosa siamo venuti a fare qui? Cosa siamo chiamati a condividere con il mondo? Urano ci chiede di metterlo in atto, e la sua posizione nel nostro tema natale, più la sua relazione con gli altri pianeti, ci indicano cosa siamo chiamati a fare in questa vita.

E se ci rendiamo conto che ciò che stiamo facendo non corrisponde a ciò che siamo venuti a fare, questo è il momento di cambiare; perché se non lo facciamo noi, Urano troverà comunque il modo, ma probabilmente non sarà un cambiamento lieve.

Quindi apriamoci all’opportunità di raggiungere e provare qualcosa di completamente nuovo, di camminare su strade mai percorse prima; osiamo, usciamo dalla nostra zona di comfort e cerchiamo ciò che veramente ci nutre.

Ricordiamoci che abbiamo anche Chirone in Ariete, e lui è il ponte tra il vecchio e il nuovo, quindi non abbiamo più scuse, questo è il momento di essere autentici, liberi dai condizionamenti e dalle imposizioni.

Ahava, Francesca Zangrandi

https://www.quintadimensione.net/urano-in-toro/?fbclid=IwAR3m0QQrTuHdt90Q5sKnBTJJdPH7V-HRFugucrlEQXjKKgQlVj8t0Yx6F-4

il segreto del cambiamento è nel concentrare tutta la tua energia nel costruire il nuovo, non nel combattere il vecchio.

Socrate

* Un nuovo vento spira nel mondo

Un nuovo vento spira nel mondo


E’ il vento solare che tocca la superficie terrestre verso 
le 3:30 di notte, quando c’è la secrezione ormonale 
che influenza i nostri umori quotidiani.

C’è un nuovo vento oggi nell’aria e si sente come distacco da una politica mondiale centrata sul debito e sulle banche, da una commedia quotidiana che spesso è tragedia per i popoli. Il nuovo vento spira in cielo mentre in terra cresce il bisogno di verità e di libertà, la sensazione di un radicale e profondo mutamento che è imminente e senza precedenti nella storia.

Siamo convinti di essere in un mondo a risorse limitate e lontani dalla fonte prima di energia, il sole, quindi costretti a lavorare con il sudore della fronte per poter sopravvivere. Corriamo ogni giorno contro il tempo che fa crescere i debiti e ci conduce inesorabilmente verso la morte.

 

Eppure confini e limiti non esistono in natura.
Il vento solare unisce il sole alla terra e un’immane energia “oscura” pullula da ciò che, ai nostri occhi, appare “vuoto”. E il “vuoto” permea tutto, lo spazio in alto, atomi e cellule degli organismi in basso, una Natura splendida che ci affascina con la Sua bellezza e si rigenera senza combustibili.

Manca l’energia? No, l’intelligenza disposta a riconoscerla.

Per millenni il “vuoto” è stato chiamato etere, “cancellato“ nel 1897 da un esperimento che negò la sua esistenza e relegò al silenzio stampa le interpretazioni, diverse da quelle ufficiali. Nel 20° secolo sono salite sulla ribalta accademica due teorie – relatività e fisica quantica – entrambe celebri ma… incompatibili tra loro. Eppure era semplice conciliarle: bastava superare il “limite” della velocità, quello della luce nel vuoto. Molti ricercatori affrontarono i calcoli, superando il limite, e trovarono una soluzione semplice: il Back Clock, l’orologio che va indietro. Sono tuttora tacciati di eresia.

Eppure è l’abilità al progetto, tipica di tutti gli organismi, confermata dalla scoperta del codice genetico. Nel DNA sono scritte, infatti, le tappe probabili di un organismo sin dal suo concepimento, prima quindi della sua nascita.

L’inversione del tempo – il Back Clock – è il progetto genetico, evento normale per tutta la Natura vivente!

E per il “sistema mondiale”? Basato sulla crescita del debito legata a quella del tempo, il sistema crolla con il Back Clock.

Per conservare il sistema serviva il credo nei limiti!

Le chiese sostenevano i limiti dell’uomo e le accademie quelli dell’energia e/o della velocità. C’erano però esperimenti che li superavano. Uno fu compiuto da Maurice Allais, poi premio Nobel per l’economia nel 1988. Durante due eclissi solari (1954 e 1959) Allais osservò le rotazioni di un pendolo simile a quello di Foucault che, com’è noto, riflette le rotazioni della terra. A Parigi, il piano di oscillazione del pendolo fa un intero giro in 32 ore. Allais vide che, appena iniziata l’eclisse, il piano invertiva di scatto la sua rotazione che da oraria diventava antioraria e tornava poi oraria, solo alla fine dell’eclisse. Era una prova sperimentale del black clock.

L’eclisse solare – l’allineamento sulla stessa direzione di sole, luna e terra – inverte la rotazione della terra? Un fenomeno simile fu osservato poi anche dalla NASA in alcune eclissi successive, ma non in tutte. Lo stesso Allais interpretò il fenomeno con l’esistenza di un vento nello spazio.

E la causa era l’etere? Di sicuro era l’indizio che il “vuoto” non è omogeneo né isotropo (non uguale in tutte le direzioni) come presume il principio copernicano su cui si basa quasi tutta l’astronomia moderna. Era un rischio per il credo nella divisione tra terra e cielo ed era la prova che il “vuoto” ha comportamenti imprevedibili, turbati dai moti della luna.

L’inversione del campo magnetico solare è prevista per il 2025 e potrebbe coinvolgere quella del campo magnetico terrestre.

Il fascino esercitato dalle Scienze dello Spazio che osservano solo le luci, solo gli abbaglianti fotoni in cielo, è in contrasto con lo scarso interesse rivolto ai deboli biofotoni emessi da tutti i corpi viventi in terra. Oggi tutti parlano di energia, di materia e di tempo, ma in fondo nessuno sa cosa siano, né sa che i corpi umani sono fatti di tessuti organici, curati da un sistema immunitario complesso e intelligente.

E allora perché ci ammaliamo? Forse perché ignoriamo l’Intelligenza Organica del corpo e gli effetti sulla psiche della secrezione ormonale che avviene ogni notte quando proprio quando il vento solare tocca la superficie terrestre.

Cos’è la Vita?

Non una “proprietà” misteriosa da proteggere con una medicina che ignora l’abilità del sistema immunitario ad autoeducarsi e cioè a creare gli anticorpi opportuni senza ricorrere sempre ai vaccini. A volte questi sono utili, ma discernere i diversi casi invece di imporre obblighi vaccinali indiscriminati non dimostra intelligenza. Il dramma è una “conoscenza” che ignora cos’è la Vita e che succede nei nuclei atomici, contenenti il 99,99% della massa di ogni corpo. Non solo; ignora anche l’Intelligenza organica che si manifesta nell’orientamento degli spin nucleari come dimostra la Risonanza Magnetica Nucleare.

Spazio, tempo e materia sono i pilastri sempre più vacillanti di una “conoscenza” che ignora il legame tra il corpo, l’eros, e la psiche, in fondo ignora la crucialità delle emozioni umane. Si sa poco del sistema immunitario e del suo legame con la psiche. Si fa molta pubblicità alla scoperta di particelle alle alte energie, utili alla visione meccanicista, dominata da idee quali la proprietà e la stabilità, nonché la venerazione degli idoli.

Gli idoli li conosciamo. Uno è il denaro gestito dalle finanze e un altro è l’energia equivalente alla massa (E = mc2), secondo la celebre formula di Einstein. Questa è però solo l’energia a riposo, la presunta “proprietà” di un corpo ed è pure la prova di una comune ignoranza. Esistono sempre altre due forme di energia: potenziale che dipende dalle relazioni tra ogni corpo e tutte le forze universali, e cinetica evidente nelle altissime velocità di tutti i corpi e/o corpuscoli che non fanno mai benzina né si attaccano a una rete elettrica.

Qual è la FONTE di tanta e diffusa energia cinetica? Il “vuoto” da cui pullula l’inesauribile e immane energia oscura. E la fonte dell’energia potenziale? Questa dipende dalle relazioni tra ogni singolo corpo e le forze universali. Quello umano ha relazioni intime sia con il “vuoto” sia con le forze universali, relazioni mutevoli e non riproducibili come richiede, invece, il paradigma dominante, meccanicista.

Siamo di fronte a una scelta cruciale. Siamo uomini o robot? Servi di un potere o liberi di scegliere non solo le cure, ma anche i modi di vivere e di comunicare con il nostro corpo e la Natura tutta? E poi se vogliamo giustizia e libertà reali, se vogliamo gioia e prosperità quali vie seguire? Le vie sono infinite, ma c’è una Via maestra. E’ la coscienza, il senso d’identità che ci accompagna sempre, a qualsiasi età, il mistero principe che la scienza non sa spiegare.

La scienza in apparenza più “certa” – l’astronomia – è di fronte all’ampio vento solare (Fig 1) che potrebbe invertire la piccola magnetosfera terrestre a forma di mela (Fig. 2). La mela allora si spegnerebbe per poco, forse pochi giorni.

Sarebbe la rivelazione che abbiamo osservato una realtà non reale, ma virtuale, una matrix che dipende in modo critico dalle nostre convinzioni. I segni della rivelazione sono tanti e crescenti e sono dati sperimentali, fatti noti, ignorati però dai media e pure dalle varie “spiritualità”.

Oggi possiamo riconoscere cosa ci vincola alla matrix. è una “conoscenza” che ignora l’etere ovvero il “vuoto” pieno di energia che anima tutto e tutti, e non solo; ignora anche cos’è la Vita. Sono i segni che tale “conoscenza” è artificiale e contro Natura. Perciò è urgente una revisione dei pilastri che la sostengono, tra questi, il credo “scientifico” nell’oggettività dello spazio e nell’immutabilità del tempo, nonché la globale ignoranza dell’Intelligenza Organica.

Una cellula T o leucocite che compone il sangue bianco ovvero il nostro sistema immunitario, una delle meraviglie della natura, capace di riconoscere il sé dal non sé e di creare anticorpi che non combattono, ma fagocitano gli agenti nocivi.

La matrix appare divisa, la realtà reale è unita, ricca di energia e di risorse quali la creatività e l’intelligenza, la sincerità, l’amicizia, il rispetto… unite tutte dalla coscienza. è la netta sensazione che siamo prossimi a un evento epocale: il Risveglio della coscienza. 

E’ la fine del potere e l’inizio della libertà, un radicale cambio delle menti umane e anche del panorama terrestre e celeste, l’evento epocale al quale vogliamo partecipare e contribuire anche con questa rivista, RISVEGLIO.

Ci auguriamo di essere utili.

Fonte:http://www.giulianaconforto.it/?p=7074

*La buona notizia del venerdì: Si fanno i maglioni anche per gli elefanti…succede in India!

Un maglione grande quanto un elefante ? Si può!

 

Nella parte settentrionale dell’India nel villaggio di Mathura  esiste un rifugio per animali che ospita molti elefanti salvati -soprattutto dalle minacce del cambiamento climatico e dai bracconieri-. Per quanto il rifugio si impegni per ricostruire, nel modo più verosimile e naturale possibile, l’habitat di questi animali e il loro clima ideale, l’inverno in quelle zone può essere straordinariamente freddo.

Oltre a rappresentare un pericolo per le persone, il freddo indiano lo è anche per gli elefanti, che non sempre sopportano queste rigide temperature e, anche quando riescono a sopravvivere, riportano quasi sempre malattie o danni di qualche tipo. L’associazione SOS Wildlife Elephant Conservation, in collaborazione con Care Center, ha elaborato una bizzarra soluzione a questo problema.

I volontari di queste due associazioni, infatti, sono arrivati alla conclusione che, per salvare una seconda volta questi elefanti, bisogna fornire loro degli indumenti caldi. E allora, si inizia a lavorare a maglia per i giganti buoni: i volontari realizzano enormi ‘maglioni’ per tenere al caldo i mammiferi. Gli elefanti, infatti, sono i più grandi mammiferi terrestri esistenti e vestirli non è semplice.

Realizzare un solo maglione a misura di elefante richiede ben 4 settimane di tempo.

Tuttavia, i volontari non si lasciano impaurire né demoralizzare e, oltre ad assicurarsi che i loro manufatti risultino caldi e comodi per chi li dovrà indossare, si preoccupano anche che siano colorati, allegri, simpatici e c’è chi parla addirittura di creare una ‘moda degli elefanti’.

Per quanto i volontari siano stati così abili da rendere il lavoro in questione una sorta di passatempo, seppure impegnativo, il progetto nasce da un problema grave e reale.

Infatti, come spiega Kartick Satyanarayan, cofondatore del Care Center, gli elefanti che abitano nel rifugio sono particolarmente sensibili al freddo ed hanno più possibilità di ammalarsi. Ciò è dovuto al fatto di essere cresciuti spesso in cattività o di avere comunque subito, nel corso della loro vita, ripetuti abusi.

La violenza e le condizioni di vita pessime hanno indebolito le difese immunitarie degli animali, che sono così più propensi a contrarre, nella stagione invernale, malattie come la polmonite.

Molti degli elefanti salvati, inoltre, soffrono di artrite, un problema probabilmente dovuto alle stesse cause ed aggravato ogni anno dal freddo.

https://www.supereva.it/lavorate-a-maglia-provate-a-fare-un-maglione-per-elefanti-30964

https://lauracarpi.wordpress.com/2015/03/06/la-buona-notizia-del-venerdi-lavorare-a-maglia-per-coprire-i-pinguini-feriti/

* Il cielo stellato cura le ” malattie “

 


“In Oriente c’era l’usanza di portare i pazienti sul tetto degli ospedali la notte, per far guardare loro le stelle come cura per le malattie mentali. Il cielo stellato ci ricorda la nostra posizione nel creato; uno sguardo all’ordine delle costellazioni riequilibria la mente.”

(Burhanuddin Herrmann)

Ci sono due tipi di medicina: quella degli schiavi e quella degli uomini liberi. Quella per gli schiavi,
SINTOMATICA, prevede la rapida rimozione del sintomo, perché il soggetto possa tornare al più presto al lavoro. Quella per gli uomini liberi, EZIOPATOGENETICA, prevede la conoscenza e la comprensione del sintomo, il suo significato per la salute complessiva del corpo, per l’equilibrio della persona e per la sua famiglia.

(Platone, filosofo greco IV secolo a.C.)

* 31 marzo 1851: Il pendolo di Foucault

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160 anni fa, il 31 marzo del 1851, nel Pantheon di Parigi (su richiesta di Napoleone III), Jean Bernard Leon Foucault metteva in azione il pendolo che porta tutt’oggi il suo nome, dando pubblica dimostrazione di una semplice prova della rotazione terrestre che avrebbe entusiasmato Galileo Galilei.

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Il pendolo era formato da una sfera rivestita di ottone libera di oscillare in tutte le direzioni grazie al perno girevole con cui era appesa alla sommità della cupola mediante un cavo lungo 67 metri.
Dopo un’ora, il piano dell’oscillazione si era spostato di 11°.

Alla latitudine di Parigi, l’intero giro viene compiuto in 32.7 ore.
Più ci si avvicina al polo, più si approssimano le 24 ore della rotazione della Terra. Il piano dell’oscillazione del pendolo ruota rispetto alla superficie terrestre perché tende a rimanere fermo rispetto alle stelle.
Il pendolo infatti oscilla sempre lungo la stessa direzione rispetto al sistema di riferimento inerziale dello spazio stellare in cui è immerso il Sistema solare.

 

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Era la prima dimostrazione diretta della rotazione della Terra intorno al proprio asse non basata sul movimento delle stelle nel cielo.
Foucault ci aveva lavorato per mesi, nella cantina della sua abitazione in rue Arras, e il mese prima all’Osservatorio di Parigi aveva stupito gli scienziati francesi con lo stesso esperimento, ma senza convincerli del tutto. Questa volta, invece, il successo fu indiscutibile. Napoleone rimase notevolmente impressionato e, nel 1855, divenuto imperatore, nominò Foucault assistente di fisica all’osservatorio imperiale.

Nel medesimo anno, come riconoscimento per la validità della sua dimostrazione e per l’invenzione del giroscopio, Jean ricevette la medaglia Copley dalla Royal Society di Londra.

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Grazie alla dimostrazione del 31 marzo il nome di Foucault è conosciuto in tutto il mondo.

Lo scienziato, però, andrebbe ricordato anche per aver fatto la prima fotografia al Sole, per aver stimato la velocità della luce, per aver osservato che questa viaggia più lentamente nell’acqua rispetto all’aria, per aver contribuito agli studi sull’ elettromagnetismo e aver scoperto le correnti che portano il suo nome.
Da allora era passato da un laboratorio di fisica all’altro, seguendo di volta in volta un interesse diverso.

Così i parrucconi dell’Académie des sciences gli negarono per quasi tutta la vita l’accesso alla prestigiosa istituzione. Fino al 1865.
Ironia della sorte, Foucault poté godere solo per poco di questo successo: l’anno seguente lo scienziato iniziò a mostrare i primi sintomi della terribile malattia – la sclerosi laterale amiotrofica –  che lo avrebbe portato alla morte nel 1868.

Fonte:
http://www.wired.it/scienza/2014/03/31/la-terra-gira/