* La buona notizia del venerdì : Ikea lo fa già, fallo anche tu e crea aiuti per gli animali!

I vecchi mobili Ikea diventano rifugi per animali selvatici

 

Probabilmente ognuno di noi, in casa, ha un oggetto o un mobile comprato da Ikea. Il colosso svedese, produttore di arredamenti venduti in kit da montare è una delle aziende più gettonate quando si deve arredare senza spendere troppo.

Cosa succede, però, quando i mobili Ikea diventano vecchi, vanno sostituiti o rimangono in magazzino? Possono trovare una nuova collocazione e quindi avere una “nuova vita”? Da queste domande è partita l’idea alla base di un originale progetto ideato da uno studio di design londinese. E il risultato è positivo e sorprendente-

 

L’occasione per mettere in piedi “Wild homes for Wildlife” è stata quella dell’apertura di un nuovo punto vendita Ikea nella zona di Greenwich, a Londra. Come suggerisce il nome, la multinazionale svedese, in collaborazione con lo studio Mother, ha dato modo agli artisti e ai designer di esprimere la loro creatività per produrre oggetti utili, ecologici e amici degli animali.

Si tratta di casette per uccelli, api, pipistrelli e altri insetti che vivono nel Sutcliffe Park, una zona verde non lontana dal celebre Osservatorio di Greenwich dove passa il meridiano “zero”.

La particolarità di queste colorate e originali opere d’arte è che sono realizzate interamente con materiali di scarto, vecchi mobili Ikea in disuso e fondi di magazzino ormai ritenuti “inutili”.


Inutili però non sono, visto che, tramite questa lodevole pratica di riciclo anti-sprechi, sono letteralmente rinati per dare riparo agli animali selvatici. Specie durante i mesi più freddi, ciò è sicuramente un grande aiuto per la fauna, che può contare su un posto sicuro dove tornare, dormire e ripararsi.

“Wild homes for wildlife” non è una semplice trovata pubblicitaria.

Con questo pretesto, Ikea è andata oltre, promuovendo una sana cultura di riuso utile e intelligente contro qualunque tipo di spreco. Le casette, poi, sono anche belle a vedersi, visto che sono il prodotto di abili menti (e mani) artistiche che hanno partecipato al progetto.

Da un “villaggio per api” fatto con un tavolino a delle classiche casette per uccelli, passando per un “uovo per insetti” proveniente da alcune sedie: gli animali non potranno che essere felici delle loro “nuove” sistemazioni! 

fonte:

https://www.curioctopus.it/read/22732/i-vecchi-mobili-ikea-diventano-rifugi-per-animali-selvatici:-l-idea-anti-spreco-di-uno-studio-di-design?fbclid=IwAR1twfFp2uMD9Ro6nMKs-1qFys48KegPsGrHnmf6W2LrdlVCfg1e0o1gCqg

 

 

* A te piacciono i fichi?

Nel mio giardino ho un grande albero di fichi.

Fa tantissimi frutti nel mese di luglio e poi nel mese di settembre.

Ho già fatto 10 chili di marmellata e più di altrettanti ne ho mangiati.

Platone era un grande divoratore di fichi, diceva che fanno aumentare l’intelligenza.

Albero e frutto sacro, il fico è l’emblema della vita, della luce, della forza e della conoscenza. Nella tradizione antica il fico riveste quindi un significato di immortalità e di abbondanza. Esso rappresenta anche l’asse del mondo, che collega la terra al cielo.

Leggiamo infatti nel racconto biblico Genesi 3,7:
“Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.”

Il Signore Iddio aveva piantato l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male al centro del giardino dell’Eden, ordinando ad Adamo ed Eva di non mangiarne i frutti se non volevano morire.
La narrazione biblica del peccato originale e della cacciata dall’ Eden si legano al misterioso frutto, che Eva raccolse su invito del serpente ed offrì ad Adamo.
Di quale frutto poteva trattarsi?

Durante tutto il medioevo si conosceva ancora l’identità del frutto in questione: si trattava di un fico, quel dolce frutto estivo che fin dall’antichità si legava all’idea di fertilità, abbondanza e sessualità.

L’albero della conoscenza del bene e del male era dunque un albero carico di fichi, e non di mele, come confermato da molte opere d’arte di età medievale. Osservando ad esempio i rilievi che Lorenzo Maitani scolpì sulle lastre di marmo che oggi rivestono la facciata del duomo di Orvieto, non vi è alcun dubbio che le foglie e i frutti dell’albero incriminato  rappresentati nei minimi dettagli sono di un fico.

La stessa pianta torna in due  scene nel ciclo della Genesi: in una si vede Dio con il dito puntato verso Adamo ed Eva mentre ordina loro di non mangiare frutti dall’albero al centro del giardino. Nella seconda si vede lo stesso albero sul cui tronco è attorcigliato un serpente, mentre Eva tende il braccio verso quello di Adamo per offrirgli il fico che avrebbe resi entrambi simili a Dio.

Le tracce storiche del fico sembrano risalire al VI secolo a. C. e ancora oggi possiamo trovare rappresentazioni pittoriche degli stessi fichi nei nostri patrimoni storici (La Villa di Poppea-Scavi di Oplonti-Torre Annunziata).

Nell’antica Grecia, era l’albero sacro ad Atena, dea della saggezza e a Dioniso dio del vino, e a Priapo, dio lubrico della fecondità.

Il titano Sykèus, (da syke, fico), per sottrarsi a Zeus che lo stava inseguendo, si sarebbe rifugiato presso la madre Gea, la terra. Questa avrebbe poi fatto sorgere dal suo grembo l’albero che ricorda il nome del suo figlio.
Nell’antichità era proibito esportare fichi considerati un prodotto di prima necessità, e, se frutto di alberi sacri, veniva reputato un sacrilegio.

In Grecia, in certi culti agrari primitivi, esisteva la “rivelazione del fico”, come culto di iniziazione ai segreti della fecondità.

Ad Eleusi,una cittadina vicina ad Atene, sede di un famoso tempio dedicato alla dea Demetra, non poteva mancare il  fico sacro, protetto da un portico, come narra Pausania (110-180), scrittore e geografo greco.

In questa località dicono che Fitalo abbia accolto nella propria casa Demetra e che la dea, in cambio dell’ospitalità, gli abbia donato la pianta di fico. A quanto io dico rende testimonianza l’epigramma che è inscritto sulla tomba di Fitalo: – Qui il signore, eroe Fitalo accolse un tempo la veneranda Demetra, quando per la prima volta ella fece spuntare il frutto della tarda estate, che il genere umano chiama sacro fico: da allora la stirpe di Fitalo ebbe onori immortali -.” (Pausania,Viaggio in Grecia, I, 37, 2) (32)

Si narra che a Platone, essendo un grande estimatore dei fichi, venne dato il nome di “mangiatore di fichi”; inoltre egli sosteneva che cibarsi di fichi contribuiva ad accrescere l’intelligenza.

Anche Plinio si era dimostrato sensibile alle virtù dei fichi ed infatti era solito affermare che mangiare fichi aumentava la forza dei giovani e manteneva la salute degli anziani.

Plutarco narra, riguardo alle origini di Roma, che la cesta con Romolo e Remo, destinati a morire come frutto illegittimo della vestale Rea Silva, non fu trascinata dalla corrente del Tevere, ma si arenò miracolosamente in un’insenatura fangosa, sotto un fico selvatico dove vennero nutriti dalla lupa. La pianta divenuta sacra, in quanto riferita a Marte, padre dei gemelli, era diligentemente curata dai sacerdoti del dio che provvedevano alla sostituzione della pianta ogni volta che questa moriva.

Il fico inteso come albero, nella tradizione ebraica, rappresenta il popolo di Israele. Il fico, inteso come frutto allora rappresenta la legge che il popolo di Israele genera, cioè la Torah che significa legge. Allora la stagione dei fichi è la stagione delle leggi e delle sentenze, cioè il tempo del giudizio.

L‘albero di Bodhi (fico sacro, lat. Ficus religiosa), quell’albero, sotto il quale il Buddha ha vissuto il Bodhi (“Illuminazione” o “Risveglio”). Il simbolo dell’albero ha in parte origine anche nei culti pre-buddhisti della fertilità e nell'”Albero della vita“.     A volte viene anche raffigurato un trono vuoto sotto all’albero, che, come l’albero stesso, dovrebbe ricordare il risveglio del Buddha.

L’albero della Bodhi è un grande e molto antico fico sacro ,collocato all’interno dell’area in cui oggi sorge il Tempio di Mahabodhi, a Bodh Gaya. Il fico sacro, di cui l’albero di Bodhi è un esemplare, è sacro a induisti, giainisti e buddhisti

Nella mitologia egizia ci si riferisce al sicomoro (Ficus sycomorus); in Egitto si narra che la rinascita di Osiride avviene quando le zolle alla base del sicomoro sacro cominciavano a coprirsi di germogli di grano ed orzo. Il fico sicomoro era insomma considerato un albero cosmico, simbolo di immortalità, di rinascita dalla distruzione. Il suo succo, inoltre, era prezioso perché si riteneva donasse poteri occulti e il suo legno era usato per la fabbricazione dei sarcofagi: seppellire un morto in una cassa di sicomoro significava reintrodurre la persona nel grembo della dea madre dell’albero, facilitando così il viaggio nell’aldilà.

Nel Libro dei Morti, il sicomoro è l’albero che sta fuori dalla porta del Cielo, da cui ogni giorno sorge il dio sole Ra. Esso inoltre era consacrato alla dea Hathor, chiamata anche la “dea del sicomoro”: Dea madre, feconda e nutrice, Hathor abita gli alberi ed è la “signora del sicomoro del sud”, a Menfi; ma è anche la “signora dell’Occidente”, ossia la signora del regno dei morti.

Nel mondo islamico il fico è ritenuto dotato di una certa baraka (letteralmente “benedizione”, intesa nel senso di “potenza spirituale”). Esso infatti si conserva assai bene secco senza bisogno di alcuna aggiunta di sale o spezie. Il fico non manca mai nei rituali di nozze berberi e campagnoli

La novantacinquesima Sura del Corano viene chiamata “Il fico” (At-Tîn) inizia evocando il fico e l’olivo: “Per il fico e l’olivo/ per il monte Sinai/ e per questa contrada sicura!/ Invero creammo l’uomo nella forma migliore,/ quindi lo riducemmo all’infimo dell’abiezione/ eccezion fatta per coloro che credono e fanno il bene: avranno ricompensa inesauribile./ Dopo di ciò cosa mai ti farà tacciare di menzogna il Giudizio?/ Non è forse Allah il più Saggio dei giudici?”.

In India il Ficus bengalensis ed il Ficus religiosa sono ritenuti gli alberi sacri rispettivamente di Visnu e Shiva. In molte tradizioni (ed in particolare sempre in India) sulle sue radici si acciambella il serpente, simbolo che esprime la forza fecondatrice per eccellenza (e la stessa energia-coscienza dell’essere umano- kundalini non è forse rappresentata come un serpente che si attorciglia attorno alla colonna vertebrale –albero cosmico- a mò di caduceo?).

Nell’oroscopo degli alberi chi nasce nel periodo del FICO (dal 14 al 23 Giugno e dal 12 al 21 Dicembre) è un individuo molto forte, un po’ testardo, indipendente, non tollera le contraddizioni né le controversie, adora la vita, la sua famiglia, i bambini e gli animali, un po’ volubile con gli altri, ha un buon senso dell’umorismo, ama l’ozio e la pigrizia, possiede talento ed un’intelligenza pratica.Per saldare il loro carattere i nati in questo periodo hanno molta fiducia nella famiglia e nei suoi affetti in modo da poter anche attenuare il loro comportamento autoritario. Per frenare la loro prepotenza devono accompagnarsi a persone gentili e miti come i Pini e le Betulle che possono riuscire a costringerli a mostrare la loro gentilezza.

Nel mio giardino ho un grande albero di fichi.

Fa tantissimi frutti nel mese di luglio e poi nel mese di settembre.

Quelli di settembre sono più rossi e zuccherini.

Farò altri chili di marmellata e ne mangerò altrettanti.

Del resto:

Platone diceva che fanno aumentare l’intelligenza…….

fonti :

http://www.evus.it

http://www.istitutopontevaltellina.it

http://www.mr-loto.it
http://www.ficusnet.it
http://damaimandra.beepworld.it/
http://www.puntosufi.it/
http://www.tanogabo.it/fico.htm

* Ogni lacrima è un microcosmo unico e diverso da qualsiasi altro e informa del nostro stato d’animo

LACRIME BASALI

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LACRIME DURANTE UN INCONTRO TANTO DESIDERATO

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LACRIME LIBERATORIE

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Le abbiamo asciugate con le mani, ne abbiamo riempiti interi fazzoletti, ma così non le avevamo ancora viste, come le gocce d’acqua cristallizzate da Masaru Emoto sono differenti a seconda dei messaggi da cui vengono influenzate, così anche le lacrime sono diverse a seconda dello stato d’animo per cui le versiamo.

Come una goccia d’acqua nell’oceano, ogni lacrima è un microcosmo unico e diverso da qualsiasi altro.

Rose-Lynn Fisher si è chiesta se le sue lacrime di dolore fossero diverse rispetto a quelle di gioia, perciò ha iniziato a studiarle al microscopio. Ha così fotografato 100 diverse lacrime sue e di amici con un microscopio standard, in diversi tipi di situazioni: dalla lacrima per cipolle a quelle di dolore, frustrazione, rifiuto, a quelle da risata, sbadiglio, nascita, speranza, liberazione e molte altre.

Il risultato è stato soprendente!
Ogni tipo di lacrima è risultato assolutamente diverso dall’altra. Lacrime basali (che il nostro corpo produce per lubrificare gli occhi) sono diverse dalle lacrime che scendono quando si taglia una cipolla. Così come le lacrime di gioia non sono nemmeno paragonabili a quelle di dolore

Ogni lacrima è costituita da molecole diverse.

Le lacrime di commozione sono costituite, ad esempio, da ormoni e proteine, tra cui i neurotrasmettitori leucina ed encefalina, un antidolorifico naturale rilasciato quando siamo stressati.

Joseph Stromberg (Smithsonian College) ha spiegato che ci sono tre tipi principali di lacrime: le lacrime basali (prodotte naturalmente per mantenere il grado di liquidità all’interno dell’occhio), le lacrime riflesso (prodotte in risposta alle irritazioni al fine di eliminare eventuali corpi estranei), le lacrime emotive (innescate da emozioni intense o stress psicologico).

Tutte le lacrime contengono sostanze organiche, compresi oli, anticorpi ed enzimi, in sospensione in acqua salata. I diversi tipi di lacrime hanno molecole distinte. Ad esempio, solo le lacrime emotive contengono ormoni polipeptidici, tra cui il neurotrasmettitore leucina encefalica, un antidolorifico naturale che viene rilasciato quando siamo stressati, allieva il dolore e dona sollievo.

Inoltre le lacrime viste al microscopio sono cristallizzazioni di sale, e possono assumere diverse forme.

Così anche le lacrime emotive con la stessa composizione chimica possono sembrare molto diverse fra loro. Fisher ha commentato: “Molti sono i fattori che intervengono: c’è la chimica, la viscosità, il setting, la velocità di evaporazione e le impostazioni del microscopio”.

Il pianto è la prima modalità espressiva dell’essere umano: il neonato lo usa per esprimere pressochè tutti i suoi bisogni.

Nel corso della vita, anche quando il linguaggio verbale è ampiamente acquisito, l’uomo continua ad usare il pianto per esprimere diverse sfumature emotive e comunicare sensazioni non facilmente traducibili in parole.

Su questo argomento, vi propongo alcuni stralci di un progetto artistico ad opera della fotografa Rose-Lynn Fisher, che ha osservato al microscopio lacrime di vario tipo e provenienza, dimostrando che esse, come i fiocchi di neve e le impronte digitali, sono molto diverse l’una dall’altra.

Vediamo così che le lacrime versate in seguito ad emozioni di vario genere sono diverse da quelle scaturite a causa degli irritanti contenuti nelle cipolle, che a loro volta sono diverse dalle lacrime “basali” prodotte per mantenere la cornea sufficientemente lubrificata…. 



Fonte: http://www.psicologo-milano.it/newblog/anilisi-microscopio-tipologie-lacrime/

Ognuno di noi è un microcosmo unico e irripetibile!

o no?

* La buona notizia del venerdì: Dopo gli …anta è più bello vivere insieme agli amici !

Un gruppo di pensionati acquista un villaggio disabitato in Galizia per ritirarsi tutti insieme

 

Un villaggio abbandonato faceva gola a un gruppo di pensionati e lo hanno comprato! Succede vicino a Lugo, nella comunità autonoma della Galizia, in Spagna.

Qui nella penisola iberica, in realtà, sono in vendita oltre un centinaio di villaggi abbandonati e, anche se sembra che acquistarli possa essere eccessivamente costoso, in realtà non lo è.

Per questo quella nutrita comitiva di over 60 ha preso per sé quel piccolo villaggio disabitato da oltre 50 anni.

Pagando una somma totale di 140mila euro, i pensionati hanno “riconquistato” l’intera città con un unico importante scopo: rendere realizzabile il loro sogno di ritirarsi tutti insieme in questo bellissimo posto lontano dalle grandi metropoli.

L’idea è quella di avere un alloggio indipendente per ogni famiglia, ma di stare vicini gli uni agli altri per qualsiasi evenienza e farsi compagnia. Invecchiare tra amici è un sogno di molti pensionati e la considerano una seconda opportunità di vita.

Un’agenzia immobiliare specializzata nella vendita di questo tipo di proprietà ha fatto visitare il villaggio al gruppo di anziani e glielo ha venduto. L’agente immobiliare sostiene che per lo stesso importo , forse , si riuscirebbe ad acquistare un solo appartamento al centro di una città.

Il prossimo passo sarà quello di riabilitare le fattorie e le abitazioni, rispondendo così anche alla pratica esigenza di rivalutare le aree rurali che sono state abbandonate negli ultimi anni a causa del grande esodo che la Spagna ha subito.

A tale proposito, altri villaggi rurali offrono case o stipendi alle famiglie che decidono di rimanere a vivere lì per scongiurare il totale abbandono.

Proprio come succede a Fluminimaggiore, l’ex comune minerario sardo che ha lanciato il progetto Happy Village, combattere lo spopolamento di un luogo tornando a usare le risorse naturali e accogliendo tanti pensionati in cerca di pace e serenità, è ottima idea per fare qualcosa di bello e di utile.

 

https://www.greenme.it/vivere/costume-e-societa/pensionati-villaggio-galizia/?fbclid=IwAR0ycyg74CYPJrH-exZBm6hfz0ofY-tEimGD4Nsz-hxac0_ZctZVqbGRPf0

https://curiosandosimpara.com/2019/08/14/un-gruppo-di-pensionati-ha-acquistato-un-villaggio-abbandonato-dove-ritirarsi-tutti-insieme/?fbclid=IwAR3d91yOrPk4ouf8ybJnULfeaJXhbut_SvCCHQaQ7Ihn_u3r1uxe4RwAnJU

http://www.italiachecambia.org/2019/08/borgo-in-abbandono-posto-giusto-dove-vivere/?fbclid=IwAR3yJmqqybxPiiOg61O2e7evrAEiQj4GSYl295lZh6ICb88wu1MUpRPUBJw

https://curiosandosimpara.com/2019/09/03/niente-piu-solitudine-ad-acerra-degli-anziani-vivono-insieme-per-aiutarsi-e-per-farsi-compagnia/?fbclid=IwAR1pSFpaShzb_wsU20J-q_gYdai8gFjZFeTSQwEqCfdHZB6bmma19ZFwHcQ

* Ogni grande ha con sè un gatto: Andrea Camilleri e Gatto Barone

Un gatto non è ” solo un gatto”!

Il rapporto tra gatti e scrittori ha origini secolari. Sarà perché allo scrittore serve quiete, e il gatto dormendo così tante ore al giorno gliela dona… sapendo però intervenire, tentandolo a una pausa, quando ce n’è bisogno. Come sia, come non sia, anche Andrea Camilleri amava questi animali. E come si potrebbe non pronunciarsi in ricordo del gattofilo Andrea Camilleri, ora che ha chiuso gli occhi e lasciato questa terra?

Andrea Camilleri, in versione Volpe, con il Gatto Ugo Gregoretti nello show “Pinocchio (mal)visto dal Gatto e la Volpe”. 

Il grande amore felino di Camilleri è senza dubbio stato Barone. Lo ha raccontato, agli internauti, la sua amica Federica.

Gatto Barone fa parte della mia vita, è stato anche un ottimo consigliere in momenti difficili, era estremamente intelligente. Lo raccolsi in un paese della Toscana. Vidi dei bambini che giocavano a palla, dopo un attimo mi resi conto con orrore che la palla che stavano adoperando era un gattino vivo. Allora presi il gattino – dopo aver un po’ ecceduto su quei bambini, lo confesso.

Lo curammo con un amore infinito, e lui si legò a noi di altrettanto amore. Guarì e credo che non si rese mai conto di essere un gatto. Partecipò attivamente alla vita della famiglia, non piangeva mai, per nessuna ragione al mondo. Era una presenza attiva, non passiva, della casa. L’abbiamo molto amato.

E secondo altre fonti, lo scrittore si sarebbe persino avvalso della sua consulenza in tema letterario.

Io non sono uno di quelli che tratta un gatto come un figlio. Un figlio è un figlio, un gatto è un gatto. Ma Barone è stato per me più di un amico. Un vero consigliere. Quando scrivevo i miei romanzi, sempre gli chiedevo cosa ne pensasse. Se continuava a guardarmi, era un giudizio positivo. Se si girava e se ne andava con la coda dritta, allora voleva dire che dovevo cambiare strada anch’io.

Per questo lo ricordo come uno dei più fidi e intelligenti consiglieri.

Ma in ricordo del gattofilo Andrea Camilleri, se di gatti si parla, c’è molto di più da raccontare.

La morte di Barone, che secondo il veterinario non sarebbe sopravvissuto al trauma e invece gli è rimasto accanto 18 anni, ha lasciato lo scrittore annichilito emozionalmente.

Quando non c’è stato più ho sofferto maledettamente; allora, per egoismo, mi rifiuto di affezionarmi ancora. Però usufruisco dei gatti delle mie figlie, ogni tanto telefono e chiedo: “portatemi un gatto!”. I gatti lo sanno, le mie figlie dicono: “andiamo dal nonno”, loro entrano subito nella gabbietta, mi raggiungono, restano da me tre o quattro giorni felici e beati.

Nonostante il dolore, per tutta la vita ha continuato a considerare i gatti dei maestri. In particolare quelli che lui chiamava “i gatti guerrieri”, quelli “lottano per la sopravvivenza, senza un occhio, con mezzo orecchio”.

In genere le persone adottano micini piccoli, perché sono graziosi, simpatici. Però avere un gatto guerriero accanto, che con le sue ferite ti dimostra quanto è difficile l’esistenza e quanto è dura la sopravvivenza, credo sarebbe un esempio per chi cerca la vita facile.

Sapeva che in realtà sono i gatti a scegliere noi, e non il contrario, e che si affiancano a chi sentono affine a loro.

E infine, in ricordo del gattofilo Andrea Camilleri, non si può non citare le sue parole con cui spiega la differenza tra cani e gatti.

Un gatto è una gran cosa. La compagnia che dà un gatto è quasi umana, a differenza della compagnia che può dare un cane che pende dalle tue labbra e vuole adeguarsi alla tua volontà.

Il gatto è sempre in una posizione dialettica; può condividere quello che stai dicendo, ma può anche non condividerlo. Ha quella sorta di piccola autonomia che può avere un amico nei tuoi riguardi.

Certe volte il gatto ti dice: non sono d’accordo con quello che stai facendo, e te lo dimostra in mille modi, voltandoti le spalle ad esempio. La bontà estrema e la posizione dialettica fanno la differenza tra cane e gatto.

Per Andrea Camilleri il gatto era un amico e un consigliere, un saggio a cui dare ascolto

https://www.gcomegatto.it/in-ricordo-del-gattofilo-andrea-camilleri-un-saluto-felino/?

https://www.elle.com/it/magazine/libri/a25423317/andrea-camilleri-ultimo-libro/

* La buona notizia del venerdì: Anche le nonne possono diventare street artists! Succede a Lisbona !

Lata 65, l’associazione che insegna alle nonne a fare i graffiti sui muri come i street writers

Sotto la sapiente guida di Lara Seixo Rodriguez, un gruppo di arzille signore over 70 ha imparato a fare graffiti come fanno i veri writer, per abbellire le vie del Portogallo


A Lisbona, in Portogallo, c’è una gang di nonne writer che contrasta il degrado urbano, colorando i muri della città.

Il merito è di Lata 65, un progetto che mira a avvicinare gli anziani ad una forma di espressione artistica, generalmente associata ai più giovani: fare i graffiti.

In questo modo l’associazione cerca di perseguire l’obiettivo di abbattere i pregiudizi verso la vecchiaia, che spesso albergano nei più giovani.

E allo stesso tempo creare un utile e divertente passatempo per tante pensionate che altrimenti rischiano di cadere nella trappola della solitudine. 


Nello specifico il workshop Lata 65, nato nel 2012, si propone di insegnare alle persone anziane le basi della Street Art.

Così, un gruppo di signore armate di spray sono scese in piazza in Portogallo per creare graffiti alle pareti e mostrare le loro capacità artistiche.

La “crew” ha mostrato tutte le sue potenzialità al lavoro con bombolette e mascherine protettive in Juncal do Campo (una parrocchia portoghese del distretto di Castelo Branco).

Ma non solo, con il tempo infatti si sono moltiplicate le zone cittadine dove hanno potuto dare libero sfogo alla loro creatività. 


Il workshop consiste in due fasi:

la prima è teorica e ruota attorno alla storia dell’arte urbana, approfondendo il contesto storico dei graffiti e le tecniche di realizzazione, come ad esempio lo stencil. 

La seconda, invece, è pratica e consiste nella realizzazione di stencil che poi vengono utilizzati dai partecipanti insieme alle varie tag per realizzare i graffiti sui muri. 

Lara Seixo Rodrigues, coordinatrice del progetto, ha dichiarato: “Lo scopo del workshop è quello di insegnare alle signore una nuova attività, abbastanza inusuale per loro età,e poter dar loro autostima e gioia”. 

E, a giudicare dal risultato, le signore sono proprio contente.

Leggi anche : Non ho l’età…

https://www.nonsprecare.it/lata-65-graffiti-lisbona-portogallo?fbclid=IwAR1ZsQqH-Sgsd2c-EVxYoPlKhLoVSaeCZBOKPFb8HJgFZs7G1LwPliOEN5M&refresh_cens

Dai pascoli sardi alle gallerie d’arte, la storia della novantunenne Bonaria Manca (foto)

https://www.nonsprecare.it/progetti-con-bambini-case-di-riposo-anziani?fbclid=IwAR2fUx5olS-lHriDd7AVa2NF6YqWqCFmmKUIbD_Ti_DdR68SsL361MxwfAw

Leggi anche:

* Astronomia in cucina

how-to-make-planet-cakes-01

how-to-make-planet-cakes-02

 

how-to-make-planet-cakes-06

 

how-to-make-planet-cakes-03

how-to-make-planet-cakes-07

 

how-to-make-planet-cakes-08

dedicato all’amica Laura

 

Fonte:

http://www.waitwow.com/make-scientifically-accurate-cake-planets/

dove trovate anche il tutorial per fare queste insolite torte!

http://cakecrumbs.me/2013/08/01/spherical-concentric-layer-cake-tutorial/