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* ME > WE: pubblicare una buona notizia accelera il cambiamento

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Considero il web una dimensione espansa della Terra costituita  da immagini, suoni e sensazioni di tutta l’umanità. Correnti di pensiero corrono veloci o sostano a volte a formare vortici di energia o scoppiano in infiniti frammenti che poi si ricompongono in altre correnti. Tutto è vivo e palpitante e attira le attività mentali e della psiche.
Quando ho aperto il blog la mia sensazione era quella di chi è di fronte ad un panorama conosciuto e non ancora esplorato. Come quando ti viene voglia di urlare qualcosa per vedere se c’è qualcuno o è soltanto l’eco.
Mi attirava entrare nella corrente e vedere che effetto avrebbe fatto.
Non mi aspettavo di avere subito riscontri… qualcuno ha messo un like al mio primo articolo…fra milioni di viaggiatori nel web…al mio primo commento su un blog che mi attirava è nata una durevole amicizia…la mia vita si è arricchita di uno spazio nel quale sento di comunicare con l’anima delle persone e di avere la possibilità di condividerne i valori.
La condivisione è spontanea, affettuosa, crea emozione.
Così un commento è un gesto affettuoso, un dire sono contenta di averti incontrato, siamo in sintonia, mi piace quello che scrivi,  e voglio che altri lo apprezzino come me…A volte basta uno spunto per far dire non ci avevo pensato…
Così puoi agire sul cambiamento ed è gratificante farlo insieme. E sul web è facile essere in tanti.
Quando si è in tanti e ci si scambia like per testimoniare interesse, approvazione, fiducia, nasce dalla affinità un gruppo. Affinità può significare condivisione di valori e di obbiettivi. Si è  in sintonia.
La somma delle parti è maggiore dell’intero e un gruppo che nasce da un’ affinità spontanea ha una grande capacità di incidere sulla cosiddetta opinione pubblica e generare il cambiamento.
Io sono convinta che in questi tempi di cambiamenti è necessario orientarsi verso una visione potenziante del futuro e riscoprire e ribadire i valori propri di una umanità consapevole.
Possiamo come gruppo generare una forma pensiero che possa navigare nel web colorata come infiniti arcobaleni, vibrante di sensazioni ed emozioni, sonora come una orchestra perfettamente accordata...
Una forma pensiero attrae chi è in sintonia e diventa una energia positiva per molti, ma molti, molti di più…per tutti.
Come fare a farlo?
Io propongo che ognuno di noi pubblichi sul suo blog una “buona notizia” ogni venerdì. E ce ne sono di buone notizie che le scimmie urlatrici dei media ci nascondono!
Perchè il venerdì?
Venerdì è il giorno dedicato al pianeta Venere, dispensatore di energie di armonia e di bellezza attraverso la scienza e la conoscenza.
Siete pronti a cambiare il vostro ME e arricchirvi in WE?
Siete pronti? Uno…Due…Tre…Via!

PS: ho scritto questo articolo nel lontano 2013 e da allora ogni venerdì ho pubblicato una buona notizia! Quante settimane? Quattro ogni mese X dodici mesi X più di dieci anni ormai! Le trovate su “Pagine” del blog!

E quante buone notizie ho trovato, potrei citare blog che ho visto crescere in quantità e in qualità!

Ma è più costruttivo che ognuno di voi le trovi! E ce ne sono, ce ne sono, ce ne sono! Scoprirete che sono molte di più di quelle “cattive” che ci propinano le scimmie urlatrici dei massmedia!

Siete pronti a cambiare il vostro ME e arricchirvi in WE?
Siete pronti? Uno…Due…Tre…Via!

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L’anno nuovo come sarà’!

eh già! come tutti gli anni anche il 2023 sarà come noi lo faremo!

Ecco…

immagina…

amore *compassione *pace* felicità *fortuna *denaro *abbondanza *lavoro *creatività *benessere *salute *serenità *tolleranza *amicizia .….

e il tuo pensiero crea !

Love Laurin

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Auguri auguri auguri 2022

Si dice che a Natale, bisogna essere più buoni. 😌😌😌

Uffa!🥳🥳🥳


Ma che ne direste di essere tutti un po’ più cattivi a Natale e più buoni il resto dell’anno? Oppure essere semplicemente noi stessi al meglio?😊😊😊

E ricordarci che ogni giorno possiamo ridere, cantare e trovare la vita piena di tante sorprese che ce la fanno apprezzare. 🤩🤩🤩

Perchè come siamo e saremo dipende da noi.😁😁😁
Comunque so che gli auguri fanno sempre piacere ! Per cosa fate voi! 😘😘😘

Io auguro a tutti di vivere i propri sogni! E non solo per oggi ma per tutti i giorni che verranno !🌈🌈🌈

Love Laurin 42

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La buona notizia del venerdì: Anche quest’anno in Islanda si regalano libri. Paese che vai bella usanza che trovi!

succede in Islanda

 

In Islanda i libri sono scambiati come regali alla vigilia di Natale così puoi passare il resto della notte a letto leggendo e mangiando cioccolata.
La tradizione fa parte di una usanza chiamata “Jolabokaflod” o “un libro per Natale”,
perchè l’Islanda ,che pubblica il maggior numero di libri pro capite di tutto il mondo, vende la maggior parte dei libri tra Settembre e Novembre proprio perchè siano comprati per le imminenti vacanze.
Facciamolo anche noi !
“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito … perché la lettura è un’immortalità all’indietro”
(Umberto Eco)
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La buona notizia del venerdì: anche per questo anno il giocattolo sospeso!

L’iniziativa è nata a Napoli nel 2015, fino a diventare il format con il quale è stata poi inventata la spesa sospesa, altra straordinaria catena della solidarietà. 

Il punto di partenza della catena della solidarietà è sempre lo stesso: un piccolo gesto, però di grande potenza, con il quale ci ricordiamo degli altri.

È così nel caso del caffè sospeso, al quale poi sono seguiti tanti altri prodotti acquistati e lasciati a beneficio di chi viene dopo di noi: un pranzo, una pizza, un gelato, l’ingresso in uno stabilimento balneare.

E adesso a macchia d’olio, in tutta Italia, anche il giocattolo sospeso.

Come funziona il giocattolo sospeso? 

Esistono una serie di negozi che vendono giocattoli, libri e prodotti per bambini, ai quali chiunque può rivolgersi per donare.

Poi i regali vengono raccolti dall’amministrazione comunale e distribuiti con la collaborazione della rete delle associazioni di volontariato che assistono le famiglie bisognose.

Si possono donare giocattoli e libri, specie durante le vacanze di Natale e in occasione della Befana, anche online, senza muoversi di casa.

Basta accedere alla piattaforma unpaniereperte, andare nella sezione dedicata ai giocattoli, e procedere con l’acquisto del dono scelto.

Si paga, si compra e si regala: e con un piccolo gesto un bambino sarà felice.

Giocattolo sospeso a Firenze

Un’altra città dive il format del giocattolo sospeso ha avuto un grande successo è Firenze, dove il motore dell’iniziativa sono due donne, Silvana e Laura Dreoni, titolari di un negozio nel quale si vendono giocattoli da quasi un secolo. Anche in questo caso la regia del giocattolo sospeso è nelle mani dell’amministrazione comunale che ha aperto una piattaforma (www.comune.fi.it/giocattolosospeso) dove i commercianti possono iscriversi e partecipare al progetto e i donatori possono conoscere i punti vendita ai quali rivolgersi per fare il loro regalo.  I donatori hanno due possibilità: comprare il giocattolo, che poi i negozianti incartano e consegnano al comune, oppure lasciare dei soldi che sarà sempre l’amministrazione comunale a destinare, per l’acquisto di giocattoli da consegnare a istituti per l’assistenza dei poveri oppure a case-famiglia.

Giocattolo sospeso a Milano

I giocattoli, i libri (compreso il best seller della biografia del calciatore Zlatan Ibrahimovic con il suo autografo), le magliette di giocatori di calcio e di pallacanestro, sono state raccolte a cura della regione Lombardia. Della distribuzione se ne sono occupati i volontari della Croce Rossa e della Lilt, Lega italiana per la lotta contro i tumori.

Giocattolo sospeso a Gorizia

L’amministrazione comunale di Gorizia ha adottato il format napoletano, aggiungendo alcuni dettagli in più per renderlo anche più facile per i donatori. Sono previsti dei buoni di cinque euro ciascuno che i consumatori possono acquistare e destinare al giocattolo sospeso. E nell’elenco dei negozi aderenti all’iniziativa non ci sono soltanto quelli che vendono giocattoli, ma anche librerie, salumerie, e persino qualche barbiere. Nel 2020 sono stati oltre 700 i bambini della città di Gorizia che hanno ricevuto il giocattolo sospeso.

Giocattoli sospesi in Basilicata

A Matera è stato aperto un vero e proprio sportello, presso gli uffici del comune, dove tutti possono lasciare giocattoli , nuovi e usati, per bambini di famiglie bisognose. L’unica condizione è che siano funzionanti. Lo sportello è aperto tutti i giorni, dalle 9.30 alle 13.

Giocattolo sospeso in Italia

Il giocattolo sospeso è una forma di solidarietà a rete diventata sempre più contagiosa. Ecco la lista dei comuni, dove l’iniziativa è attiva con ottimi risultati.

  • Caserta
  • Aosta
  • Pisa
  • Pontedera
  • Frascati
  • Ragusa
  • Reggio Calabria

leggi anche: Riciclo giocattoli, dove si possono donare

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Perchè siam donne: Non si può non ricordare Pippi Calzelunghe, l’antitesi delle eroine stereotipate delle fiabe

Da quel giorno di quasi sessant’anni fa (il 1945 è l’anno di pubblicazione di Pippi) milioni di mamme nel mondo scoprono un’amica: è Astrid Lindgren la “mamma” di Pippi Calzelunghe, una scrittrice che accarezza i sogni di milioni di bambine e le aiuta a farli diventare veri.

Fino ad allora non si era mai vista un’eroina così diversa dagli stereotipati personaggi delle fiabe, principi e principesse, cenerentole e biancanevi , maghe cattive e stregoni buoni.

I capelli arancioni stretti in due trecce rigide che se ne stanno ritte in fuori, di qua e di là dalla testa; il naso a patata spruzzato di lentiggini. E, sotto il naso, la bocca grande, con una fila di denti bianchissimi e forti.

Una bambina così non la vedi tutti i giorni eppure senti che è vera; che ha qualcosa che assomiglia al fondo indomesticato e inespresso che hanno quasi tutte le bambine del mondo. Ha un vestito stranissimo che s’è cucito da sola: la sua idea sarebbe stata farlo blu, ma poi la stoffa non bastava e allora è stata costretta a metterci qua e là delle toppe rosse. Un paio di calze lunghe, una marrone e l’altra nera, copre le sue gambe magre. Le scarpe sono nere, e lunghe esattamente il doppio dei suoi piedi.

Pippi ha nove anni e abita alla periferia di una minuscola città. E’ orfana e vive sola.

Vicino alla sua casa abitano due bambini graziosi, educati e obbedienti: Tommy e Annika. Loro, ogni mattina verso le otto, si incamminano verso la scuola, con i libri sotto braccio. Nel frattempo Pippi cavalca il suo cavallo (perché ne ha uno: bianco a pois neri) o mette e toglie al signor Nilsson (la sua scimmia) il suo vestitino.

Una così non s’era mai vista spuntare dalle pagine di un libro di favole. E da quel giorno ogni bambina del mondo poteva finalmente fare spazio, nella sua fantasia, alla possibilità di non dovere aspettare per forza, per svegliarsi dal sonno, il bacio di un principe azzurro su un cavallo bianco.

Fare spazio alla possibilità non più di lottare contro un universo cattivo fatto di streghe, matrigne e sorellastre, ma di riuscire a tirare fuori la creatività, a dispetto di un mondo di adulti arido e incastrato nelle regole.

Perché se Pippi, a scuola, vuole disegnare un cavallo e si accorge che nel quaderno non ci sta, allora riempie il banco e poi la parete. Chi l’ha detto che deve entrare per forza nel quaderno a quadretti? Perché Pippi è fortissima, così tremendamente forte che in tutto il mondo non esiste un poliziotto forte come lei. Così forte che può sollevare un cavallo, se appena lo vuole. E mandare in fuga i ladri e vivere da sola senza che nessuno possa farle del male.

La magia di Astrid Lindgren è che lei racconta alla maniera discontinua e autentica delle persone piccole: a volte è incoraggiante e disinvolta – come nelle avventure di Pippi – a volte è silenziosa e sensibile – come nelle storie quotidiane della piccola città di Bullerbyn (Tutti noi bambini di Bullerbyn del 1946).

Nata a Vimmerby, in Svezia, il 14 novembre 1907, è diventata famosa come scrittrice di libri per l’infanzia insieme alle treccine e alle lentiggini rosse di Pippi Calzelunghe, che negli anni Settanta arriva anche sui nostri teleschermi.

Da noi poco si sa di quel che è successo dell’ingegno e del talento di questa “signora delle fiabe” negli anni successivi. Sappiamo però che nei suoi ultimi due libri, I fratelli Cuordileone (Bröderna Leonhjärt, del 1973 e Ronja Rövardotter del 1981), è passata a trattare temi seri come la morte e il male visti dalla parte dei piccoli.

Si sa anche che da entrambi è stato tratto un film.

Si sa, in ultimo, che qualche anno fa tutti i bambini e le bambine svedesi hanno aperto una sottoscrizione che ha raccolto una cifra pari a quella del Premio Nobel e gliel’hanno consegnata.

Una sorta di regalo sincero per risarcirla del fatto che la giuria del Nobel è sempre fatta di adulti troppo adulti.

Fonte :Omaggio a Astrid Lindgren

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La buona notizia del venerdì: A Roma la fabbrica del cioccolato

A San Lorenzo un posto da scoprire

Si chiama Said (Società Anonima Industria Dolciumi) ed è una vera chicca della capitale. Questa antica fabbrica di cioccolato, infatti, si trova solo a Roma in Italia. Le altre sono a Londra e a Dubai.

È un’antica fabbrica di cioccolato che è stata inaugurata nel 1923 e che da allora propone dei dolci deliziosi e dei piatti incredibili all’interno del ristorante accanto, il B-SAID. Ci siete mai andati?

È stata aperta per la prima volta nel quartiere di San Lorenzo,a pochi passi dal cimitero Verano, ma la sua fama la porta ad essere conosciuta perfino a Londra e DubaiTutti impazziscono per i suoi dolci.

La fabbrica nacque nel 1923 grazie ad Aldo de Mauro che iniziò a collaborare con uno stabilimento svizzero per la produzione della cioccolata. Infatti, in principio il nome del marchio era Zurich.

In epoca fascista è stata però costretta a cambiare nome e a diventare la Società Anonima Industria Dolciumi, meglio conosciuta come SAID.

Negli anni è stata poi ristrutturata più volte. Una prima volta durante la seconda guerra mondiale, perché era stata colpita dai bombardamenti e una seconda volta in periodi più recenti.

Oggi è una struttura che produce ed offre del delizioso cioccolato e che accanto ospita un ristorante che prepara dei piatti davvero incredibili.

È un posto davvero accogliente, che con la sua calda atmosfera invita le persone ad entrare e gustare dell’ottimo cioccolato.

È qualcosa di favoloso, che viene inserito anche nei piatti del ristorante B-Said, il lato B della fabbrica. Si tratta di un bistrot che è stato inaugurato nel 2006 e che propone dei piatti veloci, gustosi, che spesso contengono del cioccolato.

Tra le proposte spiccano il pasticcio di polenta e formaggio, che viene servito con una croccante granella al cioccolato, e una tartare di manzo, che viene ricoperta dal cioccolato in scaglie. Non mancano poi i piatti della tradizione romanesca, come una buona pasta alla gricia o una lasagna bianca ai carciofi.

Ovviamente però le portate più gustose sono i dolci. Nel locale viene proposto di tutto, dalle fondute di cioccolato alle scenografiche sacher.

A quanto pare però la SAID non è la sola fabbrica di cioccolato presente nella Capitale. Sembra che infatti che nel 2017 ne sia stata realizzata una che ricorda molto il bellissimo film di Tim Burton, “la Fabbrica di Cioccolato”.

Si trovava nei padiglioni di Fiera di Roma ed era un vero villaggio di cioccolato, che era stato costruito per svelare ogni segreto sulla deliziosa barretta marrone. Al suo interno custodiva la più grande cascata di cioccolato d’Europa, che aveva fatto sicuramente invida a Willie Wonka.

Era qualcosa di tanto incredibile quanto delizioso. Svelava ogni cosa sul cioccolato, dal procedimento della raccolta, alle tecniche di lavorazione. Probabilmente è stato la fabbrica – museo più delizioso di sempre.

La particolarità di questo posto è che puoi cenare comodamente nel regno della cioccolata. Quindi, non solo un negozio dove i più golosi possono trovare cioccolata di tutti i tipi – le creme spalmabili, idee regalo, scorzette di agrumi – ma anche un ristorante accogliente.

Il bar è aperto per una gustosa merenda o per l’happy hour. La cioccolata, neanche a dirlo, è l’elemento principale del menu. Consigliamo di provare la Said cake e il cappuccino grande con i tre cioccolati. I prezzi sono un po’ alti ma la qualità non si può mettere in discussione.

A Roma puoi mangiare in una fabbrica di cioccolato – Secret Roma

Le migliori cioccolaterie di Roma | Negozi Di Roma

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* Settembre è il mese dei fichi !

Nel mio giardino ho un grande albero di fichi.

Fa tantissimi frutti nel mese di luglio e poi nel mese di settembre.

Ho già fatto 10 chili di marmellata e più di altrettanti ne ho mangiati.

Platone era un grande divoratore di fichi, diceva che fanno aumentare l’intelligenza.

Albero e frutto sacro, il fico è l’emblema della vita, della luce, della forza e della conoscenza. Nella tradizione antica il fico riveste quindi un significato di immortalità e di abbondanza. Esso rappresenta anche l’asse del mondo, che collega la terra al cielo.

Leggiamo infatti nel racconto biblico Genesi 3,7:
“Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.”

Il Signore Iddio aveva piantato l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male al centro del giardino dell’Eden, ordinando ad Adamo ed Eva di non mangiarne i frutti se non volevano morire.
La narrazione biblica del peccato originale e della cacciata dall’ Eden si legano al misterioso frutto, che Eva raccolse su invito del serpente ed offrì ad Adamo.
Di quale frutto poteva trattarsi?

Durante tutto il medioevo si conosceva ancora l’identità del frutto in questione: si trattava di un fico, quel dolce frutto estivo che fin dall’antichità si legava all’idea di fertilità, abbondanza e sessualità.

L’albero della conoscenza del bene e del male era dunque un albero carico di fichi, e non di mele, come confermato da molte opere d’arte di età medievale. Osservando ad esempio i rilievi che Lorenzo Maitani scolpì sulle lastre di marmo che oggi rivestono la facciata del duomo di Orvieto, non vi è alcun dubbio che le foglie e i frutti dell’albero incriminato  rappresentati nei minimi dettagli sono di un fico.

La stessa pianta torna in due  scene nel ciclo della Genesi: in una si vede Dio con il dito puntato verso Adamo ed Eva mentre ordina loro di non mangiare frutti dall’albero al centro del giardino. Nella seconda si vede lo stesso albero sul cui tronco è attorcigliato un serpente, mentre Eva tende il braccio verso quello di Adamo per offrirgli il fico che avrebbe resi entrambi simili a Dio.

Le tracce storiche del fico sembrano risalire al VI secolo a. C. e ancora oggi possiamo trovare rappresentazioni pittoriche degli stessi fichi nei nostri patrimoni storici (La Villa di Poppea-Scavi di Oplonti-Torre Annunziata).

Nell’antica Grecia, era l’albero sacro ad Atena, dea della saggezza e a Dioniso dio del vino, e a Priapo, dio lubrico della fecondità.

Il titano Sykèus, (da syke, fico), per sottrarsi a Zeus che lo stava inseguendo, si sarebbe rifugiato presso la madre Gea, la terra. Questa avrebbe poi fatto sorgere dal suo grembo l’albero che ricorda il nome del suo figlio.
Nell’antichità era proibito esportare fichi considerati un prodotto di prima necessità, e, se frutto di alberi sacri, veniva reputato un sacrilegio.

In Grecia, in certi culti agrari primitivi, esisteva la “rivelazione del fico”, come culto di iniziazione ai segreti della fecondità.

Ad Eleusi,una cittadina vicina ad Atene, sede di un famoso tempio dedicato alla dea Demetra, non poteva mancare il  fico sacro, protetto da un portico, come narra Pausania (110-180), scrittore e geografo greco.

In questa località dicono che Fitalo abbia accolto nella propria casa Demetra e che la dea, in cambio dell’ospitalità, gli abbia donato la pianta di fico. A quanto io dico rende testimonianza l’epigramma che è inscritto sulla tomba di Fitalo: – Qui il signore, eroe Fitalo accolse un tempo la veneranda Demetra, quando per la prima volta ella fece spuntare il frutto della tarda estate, che il genere umano chiama sacro fico: da allora la stirpe di Fitalo ebbe onori immortali -.” (Pausania,Viaggio in Grecia, I, 37, 2) (32)

Si narra che a Platone, essendo un grande estimatore dei fichi, venne dato il nome di “mangiatore di fichi”; inoltre egli sosteneva che cibarsi di fichi contribuiva ad accrescere l’intelligenza.

Anche Plinio si era dimostrato sensibile alle virtù dei fichi ed infatti era solito affermare che mangiare fichi aumentava la forza dei giovani e manteneva la salute degli anziani.

Plutarco narra, riguardo alle origini di Roma, che la cesta con Romolo e Remo, destinati a morire come frutto illegittimo della vestale Rea Silva, non fu trascinata dalla corrente del Tevere, ma si arenò miracolosamente in un’insenatura fangosa, sotto un fico selvatico dove vennero nutriti dalla lupa. La pianta divenuta sacra, in quanto riferita a Marte, padre dei gemelli, era diligentemente curata dai sacerdoti del dio che provvedevano alla sostituzione della pianta ogni volta che questa moriva.

Il fico inteso come albero, nella tradizione ebraica, rappresenta il popolo di Israele. Il fico, inteso come frutto allora rappresenta la legge che il popolo di Israele genera, cioè la Torah che significa legge. Allora la stagione dei fichi è la stagione delle leggi e delle sentenze, cioè il tempo del giudizio.

L‘albero di Bodhi (fico sacro, lat. Ficus religiosa), quell’albero, sotto il quale il Buddha ha vissuto il Bodhi (“Illuminazione” o “Risveglio”). Il simbolo dell’albero ha in parte origine anche nei culti pre-buddhisti della fertilità e nell'”Albero della vita“.     A volte viene anche raffigurato un trono vuoto sotto all’albero, che, come l’albero stesso, dovrebbe ricordare il risveglio del Buddha.

L’albero della Bodhi è un grande e molto antico fico sacro ,collocato all’interno dell’area in cui oggi sorge il Tempio di Mahabodhi, a Bodh Gaya. Il fico sacro, di cui l’albero di Bodhi è un esemplare, è sacro a induisti, giainisti e buddhisti

Nella mitologia egizia ci si riferisce al sicomoro (Ficus sycomorus); in Egitto si narra che la rinascita di Osiride avviene quando le zolle alla base del sicomoro sacro cominciavano a coprirsi di germogli di grano ed orzo. Il fico sicomoro era insomma considerato un albero cosmico, simbolo di immortalità, di rinascita dalla distruzione. Il suo succo, inoltre, era prezioso perché si riteneva donasse poteri occulti e il suo legno era usato per la fabbricazione dei sarcofagi: seppellire un morto in una cassa di sicomoro significava reintrodurre la persona nel grembo della dea madre dell’albero, facilitando così il viaggio nell’aldilà.

Nel Libro dei Morti, il sicomoro è l’albero che sta fuori dalla porta del Cielo, da cui ogni giorno sorge il dio sole Ra. Esso inoltre era consacrato alla dea Hathor, chiamata anche la “dea del sicomoro”: Dea madre, feconda e nutrice, Hathor abita gli alberi ed è la “signora del sicomoro del sud”, a Menfi; ma è anche la “signora dell’Occidente”, ossia la signora del regno dei morti.

Nel mondo islamico il fico è ritenuto dotato di una certa baraka (letteralmente “benedizione”, intesa nel senso di “potenza spirituale”). Esso infatti si conserva assai bene secco senza bisogno di alcuna aggiunta di sale o spezie. Il fico non manca mai nei rituali di nozze berberi e campagnoli

La novantacinquesima Sura del Corano viene chiamata “Il fico” (At-Tîn) inizia evocando il fico e l’olivo: “Per il fico e l’olivo/ per il monte Sinai/ e per questa contrada sicura!/ Invero creammo l’uomo nella forma migliore,/ quindi lo riducemmo all’infimo dell’abiezione/ eccezion fatta per coloro che credono e fanno il bene: avranno ricompensa inesauribile./ Dopo di ciò cosa mai ti farà tacciare di menzogna il Giudizio?/ Non è forse Allah il più Saggio dei giudici?”.

In India il Ficus bengalensis ed il Ficus religiosa sono ritenuti gli alberi sacri rispettivamente di Visnu e Shiva. In molte tradizioni (ed in particolare sempre in India) sulle sue radici si acciambella il serpente, simbolo che esprime la forza fecondatrice per eccellenza (e la stessa energia-coscienza dell’essere umano- kundalini non è forse rappresentata come un serpente che si attorciglia attorno alla colonna vertebrale –albero cosmico- a mò di caduceo?).

Nell’oroscopo degli alberi chi nasce nel periodo del FICO (dal 14 al 23 Giugno e dal 12 al 21 Dicembre) è un individuo molto forte, un po’ testardo, indipendente, non tollera le contraddizioni né le controversie, adora la vita, la sua famiglia, i bambini e gli animali, un po’ volubile con gli altri, ha un buon senso dell’umorismo, ama l’ozio e la pigrizia, possiede talento ed un’intelligenza pratica.Per saldare il loro carattere i nati in questo periodo hanno molta fiducia nella famiglia e nei suoi affetti in modo da poter anche attenuare il loro comportamento autoritario. Per frenare la loro prepotenza devono accompagnarsi a persone gentili e miti come i Pini e le Betulle che possono riuscire a costringerli a mostrare la loro gentilezza.

Nel mio giardino ho un grande albero di fichi.

Fa tantissimi frutti nel mese di luglio e poi nel mese di settembre.

Quelli di settembre sono più rossi e zuccherini.

Farò altri chili di marmellata e ne mangerò altrettanti.

Del resto:

Platone diceva che fanno aumentare l’intelligenza…….

fonti :

http://www.evus.it

http://www.istitutopontevaltellina.it

http://www.mr-loto.it
http://www.ficusnet.it
http://damaimandra.beepworld.it/
http://www.puntosufi.it/
http://www.tanogabo.it/fico.htm
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* La buona notizia del venerdì: Soluzioni originali per il traffico! per l’ Estate ma non solo!

Invece di trascorrere intere giornate sui mezzi pubblici per raggiungere il suo ufficio, quest’uomo si è inventato un modo del tutto originale, magari un po’ folle, ma sicuramente salutare.

La maggior parte dei pendolari a Monaco di Baviera in Germania impiega molto tempo per arrivare sul luogo di lavoro, addirittura c’è chi passa ore sul bus, sul treno o in metropolitana.

Stanco di questa vita, il quarantenne Benjamin David, ha deciso di non utilizzarli più. L’alternativa? Andare in ufficio a nuoto, attraversando il fiume Isar: con due chilometri di bracciate David arriva fino in Kulturstrand. Da due anni,infatti, ha cambiato vita e rotta.

L’uomo è uno dei tanti pendolari di Münchners che trascorreva troppo tempo sui mezzi per raggiungere Kulturstrand, dal suo appartamento situato a Baldeplatz. Un giorno, David ha un’illuminazione: perché non utilizzare il fiume che scorre sotto casa per evitare il traffico?
Ma invece di salire su di una barchetta, il quarantenne tedesco, sicuramente stravagante, ha scelto il nuoto. Ogni mattina, David che è fondatore e portavoce di una struttura commerciale, lascia il suo appartamento a Baldeplatz, attraversa la strada e si tuffa nel fiume Isar. 

Deve nuotare due chilometri per raggiungere il suo ufficio, ma dopo tutto questo allenamento, ci mette solo mezz’ora. 

Una volta uscito dall’acqua, si asciuga e si cambia con degli abiti che porta in una sacca speciale che non solo impermeabile, ma che si riempie di aria fungendo da boa.

La tecnologia che si chiama “Wickelfisch” ed è stata progettato a Basilea, in Svizzera, permette di far arrivare sani e salvi non solo gli abiti, ma addirittura portatile e documenti di lavoro. 

A seconda della stagione, David indossa un semplice costume o una muta e non rinuncia mai alle sue scarpe di gomma, visto che il fiume soffre l’inquinamento.  Anche se eccentrico, l’uomo sposato con dei figli, non mette a rischio la sua vita.

Controlla sempre temperatura, livello dell’acqua e correnti.

Per adesso nuota in solitaria, ma con 30mila persone che ogni anno si trasferiscano nella città tedesca, non è detto che qualcuno lo segua, voi lo fareste?

fonte:
https://www.greenme.it/tecno/24664

Esercitare liberamente il proprio ingegno, ecco la vera felicità 

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