* Filastrocca dei figli del mondo

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FILASTROCCA DEI FIGLI DEL MONDO
—- Bruno Tognolini —-

Tu figlio di chi sei? Son figlio di due stelle
Nel cielo ce n’è tante ma le mie son le più belle

Tu figlio di chi sei? Del sole e della luna
Non splendono mai insieme: cala l’altro e sorge una


Tu figlio di chi sei? Son figlio del villaggio
Dieci madri, venti padri, cento cuori di coraggio


Tu figlio di chi sei? Di un grande albero solo
Ma così alto e forte che da lui io spicco il volo


Tu figlio di chi sei? Di un amore, di un viale
Di un bue e di un asinello, di un dio, di un ospedale


Il nostro nome è uomini, siamo figli e figliastri
Di altri figli degli uomini, della terra e degli astri

da RIME RAMINGHE, Salani 2013

illustrazione Céline Veilhan

* Cosa c’entrano i gatti con gli artisti? I gatti c’entrano sempre

Elly Liyana Rusian

*La buona notizia del venerdì: Si fanno i maglioni anche per gli elefanti…succede in India!

Un maglione grande quanto un elefante ? Si può!

 

Nella parte settentrionale dell’India nel villaggio di Mathura  esiste un rifugio per animali che ospita molti elefanti salvati -soprattutto dalle minacce del cambiamento climatico e dai bracconieri-. Per quanto il rifugio si impegni per ricostruire, nel modo più verosimile e naturale possibile, l’habitat di questi animali e il loro clima ideale, l’inverno in quelle zone può essere straordinariamente freddo.

Oltre a rappresentare un pericolo per le persone, il freddo indiano lo è anche per gli elefanti, che non sempre sopportano queste rigide temperature e, anche quando riescono a sopravvivere, riportano quasi sempre malattie o danni di qualche tipo. L’associazione SOS Wildlife Elephant Conservation, in collaborazione con Care Center, ha elaborato una bizzarra soluzione a questo problema.

I volontari di queste due associazioni, infatti, sono arrivati alla conclusione che, per salvare una seconda volta questi elefanti, bisogna fornire loro degli indumenti caldi. E allora, si inizia a lavorare a maglia per i giganti buoni: i volontari realizzano enormi ‘maglioni’ per tenere al caldo i mammiferi. Gli elefanti, infatti, sono i più grandi mammiferi terrestri esistenti e vestirli non è semplice.

Realizzare un solo maglione a misura di elefante richiede ben 4 settimane di tempo.

Tuttavia, i volontari non si lasciano impaurire né demoralizzare e, oltre ad assicurarsi che i loro manufatti risultino caldi e comodi per chi li dovrà indossare, si preoccupano anche che siano colorati, allegri, simpatici e c’è chi parla addirittura di creare una ‘moda degli elefanti’.

Per quanto i volontari siano stati così abili da rendere il lavoro in questione una sorta di passatempo, seppure impegnativo, il progetto nasce da un problema grave e reale.

Infatti, come spiega Kartick Satyanarayan, cofondatore del Care Center, gli elefanti che abitano nel rifugio sono particolarmente sensibili al freddo ed hanno più possibilità di ammalarsi. Ciò è dovuto al fatto di essere cresciuti spesso in cattività o di avere comunque subito, nel corso della loro vita, ripetuti abusi.

La violenza e le condizioni di vita pessime hanno indebolito le difese immunitarie degli animali, che sono così più propensi a contrarre, nella stagione invernale, malattie come la polmonite.

Molti degli elefanti salvati, inoltre, soffrono di artrite, un problema probabilmente dovuto alle stesse cause ed aggravato ogni anno dal freddo.

https://www.supereva.it/lavorate-a-maglia-provate-a-fare-un-maglione-per-elefanti-30964

https://lauracarpi.wordpress.com/2015/03/06/la-buona-notizia-del-venerdi-lavorare-a-maglia-per-coprire-i-pinguini-feriti/

* Ma è primavera ? I gatti lo sapranno!

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Una rondine non fa primavera?

I gatti lo sapranno!


Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.
Farai gesti anche tu.
Risponderai parole –
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

” I gatti lo sapranno” di Cesare Pavese (1950)

*…sospese sulle stelle

«Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di cosa sono capaci.

Non devono temere di attraversare gli sterminati campi dell’irrazionalità’, e neanche di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo.

Non devono aver paura del buio che inabissa le cose, perché quel buio libera una moltitudine di tesori.

Quel buio che loro, libere, scarmigliate e fiere, conoscono come nessun uomo saprà mai».

Virginia Woolf

 

 

 

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Fonte: http://womenoclock.com/2015/01/06/sospese-sulle-stelle-virginia-woolf

* Le Dame del Natale sono le splendenti madri del Sole.

Nel soffice biancore della neve, che riposa sulla terra assopita, un leggero tintinnare di campanellini si ode da lontano. Sono le Dame del Natale, che attraversano il cielo sulle loro slitte, o emergono dal fitto dei boschi coronate d’abete e agrifoglio, di luci e di brina.
Luminose e bianchissime, reggono la fiamma della nuova vita e portano doni d’abbondanza, nutrimento e calore.

E pur essendo vestite di ghiaccio e neve, sono le splendenti madri del Sole.

In molti paesi europei, prima dell’avvento della religione cristiana e, successivamente, della più comune figura di Babbo Natale, bellissime Fate e Dée conoscitrici del destino degli uomini presiedevano le festività solstiziali e natalizie in un’incantevole predominanza femminile, e durante le magiche notti d’inverno vagavano per le strade e passavano in ogni casa a osservare se fosse pulita e ordinata, e se ogni lavoro di filatura fosse stato portato a termine.
La loro visita era attesa e al contempo temuta, poiché avrebbe potuto recare liete benedizioni, o punizioni terribili. Il loro tocco poteva essere leggero e delicato come un fiocco di neve, o implacabile come una tempesta di ghiaccio, ed esse potevano apparire a loro piacimento giovani e bellissime o vecchie e raccapriccianti, benefiche o malefiche, amorevoli e materne o gelide e impietose, portatrici di buona fortuna o di sorte funesta. Ciò nonostante, è soprattutto nel loro aspetto più amabile che vengono ricordate, come eterne divinità della luce, della rinascita, della prosperità e dell’anelato ritorno del sole.

Ogni terra ha la sua dama e ogni dama è diversa, seppure sempre simile alle sue sorelle. Quelle che seguono sono solo alcune delle molte Dèe e Fate, sopravvissute sino a oggi, legate al solstizio invernale, alla vigilia di Natale e ai dodici giorni che intercorrono fra il ventisei dicembre e il sei di gennaio.
Questa ricerca pertanto non avrà termine e ogni anno sarà arricchita e perfezionata, in onore delle buone Dame del Natale, che sempre vegliano e osservano nel cuore buio e gelido dell’inverno.

 

Kolyada, la bianca Fanciulla dell’inverno

 

Nelle gelide terre della Russia e della Slovenia si onorava un tempo la candida Kolyada, una luminosa entità femminile legata al tempo invernale, e in particolare al giorno del solstizio.
Kolyada era infatti la Dea dell’inverno e del sole nascente, e si credeva che ogni mattina incoraggiasse i pallidi raggi solari a sorgere per benedire con il loro tepore la terra addormentata. La stessa lucentezza delle belle giornate invernali era considerata un suo dono, e spesso la si immaginava mentre guidava il sole su per il cielo, fino ai caldi giorni d’estate.
La leggenda vuole che la divina fanciulla visitasse le vie dei villaggi nella notte del solstizio d’inverno – oppure la vigilia di Natale – portando i suoi doni di luce e abbondanza alle famiglie e ai bambini. Un dolcissimo tintinnare di campanelle annunciava il suo arrivo, e Kolyada giungeva sorridente, vestita di un finissimo abito candido come la neve e seduta sulla sua slitta. “I capelli bianchi, la pelle bianca, vestita tutta di bianco, bianchi anche i cavalli che trainano la sua bianca slitta, è difficile distinguerla in mezzo alle nuvole di neve.” (1) In un incantato e luminoso candore la Dea percorreva le strade innevate, dispensando intorno a sé benedizioni e fortuna.

Proprio per richiamare la sua presenza e la sua benevolenza, in alcuni paesi russi si celebra ancora oggi il rito tradizionale della sua visita natalizia. Alla vigilia di Natale, giorno a lei sacro, una delle giovinette più belle viene vestita di uno splendido abito bianco, e durante la giornata percorre le vie del villaggio seduta su una slitta, mentre ragazzi e bambini, talvolta mascherati da animali, la accompagnano e precedono nel suo festoso peregrinare. La fanciulla viene chiamata Kolyada, poiché personifica e sostituisce la Dea, e visitando casa dopo casa porta la benedizione del sole e imita il suo benefico ritorno dopo la lunga notte del solstizio.
All’arrivo della splendida giovane, ogni famiglia la accoglie con gioia e i bambini intonano gli antichi kolyadki, i canti tradizionali con i quali si celebra la sua venuta, nonché la rinascita e la nuova vita che lei infonde alla terra. Per ricambiarli, Kolyada offre dolci e piccoli doni, come simboli di fortuna, luce e prosperità per il nuovo anno.

In diversi paesi dell’Europa dell’Est, Kolyada era considerata anche una Dea del tempo. Il suo nome, che potrebbe derivare da kolo, ovvero “ruota”, richiama simbolicamente sia il sole, sia il cerchio della perenne ciclicità, e dunque il tempo ciclico, il ruotare costante delle stagioni e il sicuro ritorno della luce dopo il gelido inverno.
La stessa parola potrebbe significare anche “danza circolare”, e a questo proposito si potrebbe pensare che in occasione delle feste di Kolyada (2) venissero compiute danze sacre in cerchio, per richiamare la presenza della radiosa fanciulla e dunque il ritorno del sole, così come il suo crescente cammino attraverso la volta celeste.

“Kolyada! Kolyada!
Kolyada has arrived
On the Eve of the Nativity.
We went about, we sought
Holy Kolyada,
Through all the courts, in all the alleys.
We found Kolyada
In Peter’s Court.
Round Peter’s Court there is an iron fence,
In the midst of the Court there are three rooms:
In the first room is the bright Moon;
In the second room, the red Sun;
And in the third room, the many Stars.” (3)

 

2. Kolyada o Koliada è il nome che ancora oggi viene dato all’intero ciclo di festeggiamenti invernali e natalizi in Slovenia, in Russia e in altri paesi dell’Europa dell’Est. Con l’arrivo del Cristianesimo le feste dedicate alla Dea Kolyada vennero soffocate e assorbite nelle nuove celebrazioni, ma nonostante questo, alcuni kolyadki vengono ancora innalzati in suo onore, e il suo nome viene tuttora invocato la vigilia di Natale.

3. Uno dei canti tradizionali –kolyadki – che invocano la presenza di Kolyada alle feste solstiziali e natalizie. W. R. S. Ralston, Songs of Russian People.
“Kolyada! Kolyada! Kolyada è arrivata, Alla vigilia della Natività. Abbiamo vagato, abbiamo cercato la Santa Kolyada, Attraverso tutte le corti, in tutti i vicoli. Abbiamo trovato Kolyada alla Corte di Pietro. Intorno alla Corte di Pietro c’è un recinto di ferro, Nel mezzo della Corte ci sono tre stanze: Nella prima stanza c’è la Luna luminosa; Nella seconda stanza, il rosso Sole; E nella terza stanza, le molte Stelle.” (T.d.A.)
Nonostante sia evidente l’influenza della religione cristiana, il senso originario di questi canti, nonché le gioiose invocazioni alla divina Kolyada, sono rimasti fortunatamente invariati.

Ricerca e testo di Violet. .

http://www.tempiodellaninfa.net/public/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=280&pagenum=2&mode=thread&order=0&thold=0

* La buona notizia del venerdì: L’Italia vince la Coppa del Mondo … di cucina

Nel più importante concorso di cucina al mondo, il Team Calabria dell’Associazione Professionale Cuochi Calabresi, presieduta dal prof. Giuseppe Sgrò, stupisce ancora, confermando e migliorando le già eccellenti prestazioni delle precedenti partecipazioni a competizioni internazionali: al termine della Coppa del Mondo della Cucina 2018, svoltasi dal 24 al 28 Novembre 2018 in Lussemburgo, il medagliere della rappresentativa calabrese si è attestato a ben 9 MEDAGLIE: 2 ori, 1 argento e 6 bronzi!

Nel corso dei cinque intensi e impegnativi giorni di gare, gli chef e i pasticceri calabresi sono giunti a queste prestigiose affermazioni sfidando, nelle varie specialità individuali (cucina, pasticceria, sculture, intaglio vegetale), migliaia tra i migliori professionisti del Pianeta, in una competizione in cui l’ambitissimo titolo di Campione del Mondo spinge sempre tutti i partecipanti a creare opere fuori dal comune, al punto che la cucina si sublima a vera e propria arte, capace di emozionare, esprimendosi a livelli tecnici ed estetici altissimi.
Per queste ragioni la Culinary World Cup, la cui prima edizione risale al 1972 e che si svolge soltanto ogni quattro anni, nell’ambito dell’importante Fiera Gastronomica Internazionale ExpoGast, è un evento molto atteso dagli addetti ai lavori, trattandosi di una straordinaria vetrina per tutte le nuove tendenze e le correnti d’avanguardia della cucina contemporanea.


La Calabria può dunque fregiarsi di due nuovi Campioni del Mondo, entrambi di Laureana di Borrello: lo chef Pino Sofrà, vincitore della medaglia d’oro nel concorso di intaglio su vegetali con il punteggio più alto tra tutti i concorrenti italiani (8° posto assoluto mondiale) e la maestra cake designer Cetta Cuppari, oro nella categoria sculture di pasticceria (terzo punteggio assoluto tra gli italiani), che ha realizzato una stupenda torta dedicata agli dei della mitologia greca, con figure e decorazioni realizzate in pasta di zucchero, cioccolato plastico e pasta di gomma.
Nella categoria sculture di cucina si aggiudica la medaglia d’argento lo chef Andrea Dicosta, autore di una composizione di formaggi lavorati con intagli a motivi floreali.
Tre delle sei medaglie di bronzo del Team Calabria sono arrivate dalla cucina artistica, la categoria tradizionalmente più difficile e selettiva del concorso (soltanto 5 ori assegnati tra tutti i concorrenti, in tutta la competizione) con gli chef Bruno Mamone, Domenico Cognetta e Nunzio Infantino, che si sono esercitati per partecipare al concorso all’interno del laboratorio del Centro Enogastronomico di Laureana; altri due bronzi sono stati conquistati nell’intaglio su vegetali, dallo chef Domenico Santoro di Villa San Giovanni e dal maestro Pino Sofrà, che si aggiudica così una seconda medaglia nel contest live carving; il bottino del Team calabrese è completato dal bronzo dello chef Nicola Stratoti, autore di una dettagliatissima opera in pasta di pane dedicata al tema “Vacanze Romane” e caratterizzata da un celebre simbolo dell’Italia nel mondo, la mitica Vespa.


Questi straordinari risultati, che rendono la Calabria una delle regioni italiane più medagliate di questa edizione della Coppa del Mondo, sono il frutto di lunghi mesi di preparazione e allenamento, oltre che di un’attenta organizzazione da parte dell’Associazione Professionale Cuochi Calabresi, che ha reso possibile la vincente partecipazione al mondiale lussemburghese del Team Calabria più numeroso della storia, composto da ben 16 elementi: oltre ai vincitori delle medaglie e al Team Manager Rocco Sgrò, hanno infatti fatto parte della squadra gli chef Antonio Chirico (coordinatore settore cucina), Enzo Oliveri, Luigi Quintieri, Rocco Pietro Zinghinì (tutti premiati con Diploma di merito per le loro opere), Michele Monteleone e il maestro pasticcere Roberto Furfaro.


Sempre più determinato a rappresentare al meglio l’indiscussa professionalità e il grande talento degli operatori calabresi del settore, il Team Calabria inizierà a pianificare già dai prossimi mesi la partecipazione al prossimo importante appuntamento: le Olimpiadi della Cucina, in programma per il 2020 a Stoccarda, in Germania.

http://www.strill.it/citta/reggio/2018/12/coppa-del-mondo-della-cucina-team-calabria-conquista-in-lussemburgo-9-medaglie/