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* La buona notizia del venerdì: Hai ricevuto regali che non ti piacciono o non ti servono? Niente paura . Ora c’è il Regifting! E puoi sempre donare a chi non ne ha !

Il primo passo non è il riciclo ma il dono !

Il primo passo non è il riciclo, ma il dono. Gratuito, senza contropartite, a beneficio di chi non ha la stessa nostra fortuna di dare e ricevere doni durante le vacanze di Natale, e non solo. Ma in ogni caso, guai a sprecare i regali di Natale, che spesso finiscono in qualche cassetto e tra i tanti oggetti che abbiamo e non utilizziamo: in America è stato calcolato, per esempio, che sotto l’albero, ogni anno, riceviamo e diamo 35 miliardi di dollari di regali sgraditi. E dunque a fortissimo rischio spreco.

Secondo una ricerca realizzata da Coldiretti/Ixe, quasi un italiano su quattro ricicla i regali di Natale indesiderati. La maggioranza li regala a parenti ed amici ai quali possono tornare utili. Una buona percentuale, circa il 30 per cento, li riporta nel punto vendita in cui sono stati acquistati per effettuare un cambio o richiedere un buono mentre il 29 per cento degli italiani li rivende su Internet. Un ottimo modo quest’ultimo, per trasformare i regali non graditi in una fonte di guadagno e un’ottima occasione per i compratori, per accaparrarsi articoli nuovi a prezzi decisamente interessanti.

Una moda e un fenomeno, il Regifting, in forte crescita nel nostro Paese e una tendenza accelerata dalla sempre maggiore diffusione di smartphone e tablet grazie ai quali è possibile mostrare il prodotto da rivendere ad un numero molto ampio di persone. Senza contare la possibilità di esporre l’oggetto sui portali specializzati in specifici prodotti o servizi, affinando ancora di più la ricerca dei potenziali acquirenti.

Ecco allora tanti consigli utili per combattere l’affanno dei regali sgraditi (o sbagliati):

  1. Innanzitutto, quando scartate i regali, evitate di rovinare la confezione originale e richiudetela con cura in modo da non avere problemi al momento di un eventuale cambio presso il punto vendita in cui il prodotto è stato acquistato.
  2. Se decidete di regalare il dono ricevuto ad un amico o parente che potrebbe apprezzarlo o ritenerlo particolarmente utile, ricordate almeno di sostituire la carta regalo ed eliminare il bigliettino di auguri. E per evitare figuracce, assicuratevi che il destinatario del regalo riciclato non conosca chi vi ha donato l’oggetto indesiderato.
  3. Se decidete di conservare il dono e rimandare il riciclo all’anno successivo, non dimenticate di attaccare al regalo un post-it con su indicato il nome di chi ve l’ha fatto: eviterete così il tragicomico “riciclo al mittente”.
  4. Se si tratta di un prodotto con scadenza, controllate bene la data prima di riciclarlo.
  5. E siccome non sarete i soli da aver ricevuto un regalo sgradito: che ne dite di organizzare una divertente serata in compagnia degli amici in cui scambiarsi i regali desiderati?
  6. Ricordate che sui social sono tanti i gruppi e le pagine attraverso le quali scambiare o donare gli oggetti e i regali non graditi. Noi vi suggeriamo: Io regalo e Te lo regalo se vieni a prenderlo.
  7. Non dimenticate la possibilità di donare il regalo in beneficenza: potrete fare felice chi ne ha più bisogno.
  8. Infine, non sottovalutate il riciclo creativo: come abbiamo visto più volte, basta veramente poco per dare nuova vita agli oggetti che non utilizziamo. Ad esempio, con un pizzico di fantasia, quel maglione che non vi piace può trasformarsi in un caldo cappello invernale o in un originale copritazza fai da te.

In alternativa, ecco alcuni consigli utili per rivendere i regali di Natale su internet:

  • Prima di pubblicare il vostro annuncio, fate una ricerca per controllare i prezzi di vendita degli oggetti simili al vostro.
  • Descrivete l’oggetto che state mettendo in vendita in maniera accurata: specificate il brand e indicate i dettagli del prodotto, dal colore alle dimensioni fino alle caratteristiche tecniche se si tratta di un prodotto tecnologico.
  • Al testo di presentazione del prodotto, associate immagini chiare, specificando bene che si tratta di un oggetto nuovo e mai utilizzato.
  • Se possibile, offrite la possibilità di scegliere tra diverse modalità di pagamento.
  • Assicuratevi che il prodotto sia ben confezionato prima di procedere con la spedizione e, una volta conclusa la trattativa, non fate aspettare molto l’acquirente.

Fonte: nonsprecare.it

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La buona notizia del venerdì: c’è una Befana per tutti i gusti!

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Prima versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana:
Viva, viva la Befana!

Seconda versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col vestito alla romana:
Viva viva la Befana!

Terza versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col cappello alla romana:
Viva viva la Befana!

Quarta versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
porta un sacco pien di doni
che regala ai bimbi buoni

Quinta versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
con la scopa di saggina:
viva viva la nonnina!

Sesta versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
se ne compra un altro paio
con la penna e il calamaio.

Settima versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
viene e bussa alla tua porta
sai tu dirmi che ti porta?

Ottava versione
La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte;
viene, bussa e scappa via,
la befana è mamma mia.

Nona versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
il suo sacco è pien di toppe
e le ossa ha tutte rotte.

Decima versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
il vestito trulla là, la Befana:
“Eccomi qua!!!”

Undicesima versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
con la gerla sulle spalle
e le calze rosse e gialle.

Dodicesima versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
s’è scucita la sottana:
viva, viva la Befana!

Tredicesima versione
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
il cappello alla tramontana,
viva, viva la Befana!

Quattordicesima versione
Befana Befana
che stai nella tana
vestita di rosa
portaci qualche cosa!

Quindicesima versione
Befana Befana
con le scarpe tutte rotte,
col vestito da Furlana
viva, viva la Befana!

e allora

Viva Viva la Befana..

illustrazione di : https://www.facebook.com/giuseppinabrunoscrittrice

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Perchè siam donne: Beatrix nella Hill Top Farm con Peter, Nutklin, Jemina, e Jeremy nel suo mondo fantastico e non solo.

In un’epoca in cui le donne non avevano diritto di voto, né accesso all’istruzione superiore ed erano considerate proprietà dei mariti, Beatrix Potter (1866-1943) divenne una scrittrice di successo, usando i diritti d’autore dei suoi libri per acquistare una fattoria, la famosa Hill Top Farm, dove visse, amando la natura, per il resto della vita.

Nessun aspetto del genio caleidoscopico di Beatrix Potter è più affascinante del suo contributo alla scienza e alla storia naturale.

A vent’anni, aveva sviluppato un vivo interesse per la micologia e iniziò a produrre disegni incredibilmente belli dei funghi che lei stessa raccoglieva per un’attenta osservazione al microscopio.

Era attratta dalla varietà della loro forma e del loro colore e dalla sfida che ponevano alle tecniche dell’acquerello. A differenza degli insetti, delle conchiglie o anche dei fossili, i funghi garantivano anche un’incursione autunnale nei campi e nei boschi, dove Beatrix poteva andare sul suo carretto di pony “senza essere ingombrata dalla famiglia o da attrezzature pesanti”.

Come altre donne che avevano tentato di ottenere un’audizione per la loro ricerca scientifica, non fu mai ricevuta alla “Linnean Society” di Londra e le sue teorie non furono mai prese in considerazione. Sarebbero state apprezzate solo un secolo dopo.

Nel frattempo, Beatrix continuava comunque a disegnare anche per proprio piacere, migliorando sempre di più nelle tecniche più varie, dai pastelli alle tempere a olio, dagli acquerelli all’inchiostro e talvolta anche alla scultura.

Beatrix , determinata e appassionata, a 32 anni riuscì a pubblicare il suo primo libro “The Tale of Peter Rabbit”, il testo che rese celebri i suoi personaggi. Peter coniglio; Nutklin, lo scoiattolo; Jemina, la papera col cappellino e Jeremy, il ranocchio elegante, la fecero diventare una delle narratrici e illustratrici più celebri e amate di tutti i tempi.

Dal giugno del 1902 fino alla fine dell’anno il libro vende 28.000 copie. Nel 1903 pubblica un nuovo racconto, “La storia dello scoiattolo Nutkin” (The Tale of Squirrel Nutkin) che ottiene altrettanto successo.

Non considerò mai arte e scienza come due attività che dovessero rimanere separate, ma registrava ciò che vedeva in natura con dei disegni per evocare anche e soprattutto una risposta estetica.

In un panorama culturale incerto tra passato e futuro, il grande successo di Beatrix Potter come innovatrice − nella letteratura per l’infanzia e nella scienza − passa dall’uso eccellente che fece della propria immaginazione, con la quale riuscì a dare valore letterario persino ai più piccoli animali che sempre popoleranno i giardini britannici. Allo stesso tempo, invogliava i propri lettori a mettere in moto la loro, di immaginazione, per figurarsi questi animaletti vestiti con cuffiette, giacchetti e grembiulini che prendono il tè, spazzano l’uscio di casa e spesso finiscono in avventure anche un po’ rischiose.

La sua biografia è raccontata nel libro “Beatrix Potter. A Life in Nature “ di Linda Lear che descrive in dettaglio l’evoluzione creativa della protagonista, il suo sviluppo rivoluzionario come donna d’affari e imprenditrice, il suo intimo rapporto con i luoghi e con il paesaggio.

Il film “Miss Potter racconta la nascita del best seller per l’infanzia “The Tale of Peter Rabbit” e la lotta della sua autrice per l’amore, il successo e la felicità.

Per saperne di più: “Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie”, Ledizioni, 2020

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Perchè siam donne: Non si può non ricordare Pippi Calzelunghe, l’antitesi delle eroine stereotipate delle fiabe

Da quel giorno di quasi sessant’anni fa (il 1945 è l’anno di pubblicazione di Pippi) milioni di mamme nel mondo scoprono un’amica: è Astrid Lindgren la “mamma” di Pippi Calzelunghe, una scrittrice che accarezza i sogni di milioni di bambine e le aiuta a farli diventare veri.

Fino ad allora non si era mai vista un’eroina così diversa dagli stereotipati personaggi delle fiabe, principi e principesse, cenerentole e biancanevi , maghe cattive e stregoni buoni.

I capelli arancioni stretti in due trecce rigide che se ne stanno ritte in fuori, di qua e di là dalla testa; il naso a patata spruzzato di lentiggini. E, sotto il naso, la bocca grande, con una fila di denti bianchissimi e forti.

Una bambina così non la vedi tutti i giorni eppure senti che è vera; che ha qualcosa che assomiglia al fondo indomesticato e inespresso che hanno quasi tutte le bambine del mondo. Ha un vestito stranissimo che s’è cucito da sola: la sua idea sarebbe stata farlo blu, ma poi la stoffa non bastava e allora è stata costretta a metterci qua e là delle toppe rosse. Un paio di calze lunghe, una marrone e l’altra nera, copre le sue gambe magre. Le scarpe sono nere, e lunghe esattamente il doppio dei suoi piedi.

Pippi ha nove anni e abita alla periferia di una minuscola città. E’ orfana e vive sola.

Vicino alla sua casa abitano due bambini graziosi, educati e obbedienti: Tommy e Annika. Loro, ogni mattina verso le otto, si incamminano verso la scuola, con i libri sotto braccio. Nel frattempo Pippi cavalca il suo cavallo (perché ne ha uno: bianco a pois neri) o mette e toglie al signor Nilsson (la sua scimmia) il suo vestitino.

Una così non s’era mai vista spuntare dalle pagine di un libro di favole. E da quel giorno ogni bambina del mondo poteva finalmente fare spazio, nella sua fantasia, alla possibilità di non dovere aspettare per forza, per svegliarsi dal sonno, il bacio di un principe azzurro su un cavallo bianco.

Fare spazio alla possibilità non più di lottare contro un universo cattivo fatto di streghe, matrigne e sorellastre, ma di riuscire a tirare fuori la creatività, a dispetto di un mondo di adulti arido e incastrato nelle regole.

Perché se Pippi, a scuola, vuole disegnare un cavallo e si accorge che nel quaderno non ci sta, allora riempie il banco e poi la parete. Chi l’ha detto che deve entrare per forza nel quaderno a quadretti? Perché Pippi è fortissima, così tremendamente forte che in tutto il mondo non esiste un poliziotto forte come lei. Così forte che può sollevare un cavallo, se appena lo vuole. E mandare in fuga i ladri e vivere da sola senza che nessuno possa farle del male.

La magia di Astrid Lindgren è che lei racconta alla maniera discontinua e autentica delle persone piccole: a volte è incoraggiante e disinvolta – come nelle avventure di Pippi – a volte è silenziosa e sensibile – come nelle storie quotidiane della piccola città di Bullerbyn (Tutti noi bambini di Bullerbyn del 1946).

Nata a Vimmerby, in Svezia, il 14 novembre 1907, è diventata famosa come scrittrice di libri per l’infanzia insieme alle treccine e alle lentiggini rosse di Pippi Calzelunghe, che negli anni Settanta arriva anche sui nostri teleschermi.

Da noi poco si sa di quel che è successo dell’ingegno e del talento di questa “signora delle fiabe” negli anni successivi. Sappiamo però che nei suoi ultimi due libri, I fratelli Cuordileone (Bröderna Leonhjärt, del 1973 e Ronja Rövardotter del 1981), è passata a trattare temi seri come la morte e il male visti dalla parte dei piccoli.

Si sa anche che da entrambi è stato tratto un film.

Si sa, in ultimo, che qualche anno fa tutti i bambini e le bambine svedesi hanno aperto una sottoscrizione che ha raccolto una cifra pari a quella del Premio Nobel e gliel’hanno consegnata.

Una sorta di regalo sincero per risarcirla del fatto che la giuria del Nobel è sempre fatta di adulti troppo adulti.

Fonte :Omaggio a Astrid Lindgren

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Perchè siam donne: L’effetto Skully

Nel 1993, gli scrittori televisivi hanno deciso di non fare ricorso ai soliti stereotipi . Hanno creato Dana Scully e hanno promosso le donne nelle carriere STEM.

l personaggio dell’agente speciale Dana Scully, MD è stato presentato nell’episodio pilota della serie televisiva X-Files come una contrapposizione necessaria per il personaggio di Fox Mulder, il cui incessante bisogno di trovare “la verità” (un concetto che comprendeva la scomparsa della giovane sorella e il sospetto di continui insabbiamenti governativi sull’esistenza di extraterrestri) aveva irritato i suoi colleghi dell’FBI. Il suo superiore all’ufficio, il vicedirettore Walter Skinner, incarica l’agente Dana Scully di frenare l’entusiasmo di Fox Mulder mettendo costantemente in dubbio le sue teorie fantascientifiche.

Dana Scully, era una talentuosa dottoressa laureata in fisica, e la sua infanzia come cattolica le dava una certezza in Dio che la metteva costantemente in disaccordo con Mulder. Un ateo, ma uno che voleva disperatamente credere nei misteri dell’universo, Mulder era “il credente” mentre Scully era “lo scettico” che si affidava solamente alla scienza.

La presenza di Dana Scully era sempre conseguente, non solo nella sua immagine, ma nel suo comportamento. Era estremamente intelligente, razionale e coraggiosa, era in grado di tener testa ai funzionari presuntuosi dell’FBI!

Dana Scully era spesso la persona più pronta e intuitiva in ogni discussione.

Viveva da sola in un grazioso appartamento senza ascensore a Georgetown, trascorreva le serate leggendo e pulendo la sua Glock e tendeva ad avere sfortunati rapporti con gli uomini

Si comportava come una donna molto competente, affidabile e leale che raramente causava contrasti nell’ambiente di lavoro. Non ne aveva bisogno: le persone si fidavano delle sue capacità, quindi la ascoltavano a prescindere.

La determinazione con cui Dana Scully ha condotto la sua carriera – e la sua vita – l’ha resa un’icona della cultura pop delle donne che cercano di intraprendere una carriera nei campi STEM.

Al Comic Con di alcuni anni fa, all’attrice che l’ha interpretata, Gillian Anderson, è stato chiesto se fosse a conoscenza dell’Effetto Scully: l’afflusso di giovani donne che hanno scelto carriere STEM che a lei si erano ispirate guardandola come Dana Scully in X-Files .

Gillian Anderson: “È stata una sorpresa per me . Abbiamo ricevuto molte lettere durante tutta la durata del Serial , e mi è stato detto abbastanza spesso da ragazze che stavano entrando nel mondo della medicina o nel mondo della scienza o nel mondo dell’FBI o in altri contesti dove appariva il mio personaggio, che erano state spinte a fare le loro scelte in quegli ambiti proprio perchè Dana Skully rappresentava lla realizzazione delle loro ambizioni.”

L’aumento dell’interesse delle ragazze è sopravvissuto alla serie, che si è conclusa dopo nove stagioni nel 2002. Lo spettacolo ha continuato a ispirare, essendo disponibile su Netflix e Hulu, il che significa che la generazione di giovani ragazze di oggi può avere ancora Scully come modello.

Siti web come Steminist offrono profili delle ” Scully” della vita reale: donne intelligenti, impegnate ed estremamente determinate che sono in prima linea nell’innovazione scientifica.

Il megalite cosmetico L’Oreal ha attivato una borsa di studio per donne nel campo della scienza nel 2003 e, da allora, ha assegnato più di 2 milioni di dollari a studentesse post-dottorato nei campi STEM.

Discover ha compilato la sua lista delle 10 scienziate da seguire su Twitter. Dana Scully sarebbe orgogliosa.

L’effetto Scully è reale. È lì e sta ispirando molte donne a perseguire i loro sogni nella scienza e fare la differenza proprio come ha fatto l’agente Scully.

La domanda viene spontanea! E’ stata una scelta premeditata da parte di autori televisivi illuminati? O c’è lo zampino degli extraterresti?

L’effetto scully: come “x – Storia 2022 (9unknownfacts.com)

STEM, dall’inglese science, technology, engineering and mathematics

( ebbene sì ,ero una follower di X- Files) ( se non lo avete pensato)

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Perchè siam donne: Joy Mangano, una donna che ha inventato per le donne

Joy Mangano, negli anni Cinquanta, ha inventato un “mocio” innovativo che l’ha resa multimilionaria.

Nata a New York nel 1956 da una famiglia italo americana Joy fin da piccola era vivace, fantasiosa e affermava con sicurezza “non ho bisogno di un principe”.

Costruire giocattoli e invenzioni per la casa erano le sue passioni.

Da ragazza, mentre lavorava in un ospedale veterinario, ha inventato un collare fluorescente per cani per proteggerli dalle pulci. per evitare che cani e gatti venissero investiti di notte.

Dopo essersi laureata in economia aziendale nel 1978 alla Pace University, di New York , sposata e divorziata con tre figli, per seguirli lasciò il lavoro

Occupandosi dei lavori di casa e in particolare delle pulizie, ebbe la sua seconda idea dopo quella del collare: nel 1990 pensò a un innovativo tipo di mocio e investendo i suoi risparmi realizzò i primi modelli del Miracle Mop, “il mocio miracoloso”.

Il Miracle Mop era leggero, maneggevole e aveva una novità assoluta: i circa 300 fili di cotone che servivano a pulire i pavimenti potevano essere comodamente strizzati nell’apposito secchio, senza bisogno di bagnarsi o sporcarsi le mani.

Per i primi mesi Joy vendette la sua invenzione porta a porta, partecipando a fiere locali di Long Island e mettendosi in contatto con piccoli negozi della zona.

La svolta che permise al Miracle Mop di diventare famoso e diffuso negli Stati Uniti e poi nel mondo arrivò però negli anni Novanta, grazie alla televisione.

Le prime pubblicità del Miracle Mop non erano fatte da Joy e gli acquisti di Miracle Mop furono pochi. Solo quando Joy diventò la protagonista delle televendite i risultati furono ottimi: arrivarono circa 18mila ordini.

Da quei 18mila ordini in poi la storia di Joy è stata quella di una imprenditrice “che si è fatta da sola” e che dà un’idea ha creato una società di successo ed è diventata un volto piuttosto famoso delle televendite statunitensi. Nel 1999 Joy ha venduto la società da lei creata, la Ingenious Designs.

Ma Joy ha fatto anche molto altro!

Alcuni dei suoi altri prodotti includono Comfort & Joy Tessuti, lettori di tonalità, piattaforme di performance e sistema di valigeria per bagagli, tra gli altri, ha vinto il titolo di imprenditrice di Long Island di Ernst & Young dell’anno nel 1997.

È stata classificata al numero 77 nella lista delle 100 persone più creative nel mondo degli affari da Fast Company nel 2009. Inoltre, è stata tra le 10 donne più creative della Fast Company. nel mondo degli affari nel 2010.

Nel 2005 è stata giudice del programma tv statunitense Made in the USA, nel 2009 ha aperto a Huntington un ristorante (il Porto Vivo) e dal Miracle Mop in poi ha ideato molte altre cose. 

Vanity Fair scrive che Joy è proprietaria di oltre 100 brevetti, alcuni dei quali hanno portato a prodotti molto venduti. Il più famoso e remunerativo, a parte il Miracle Mop, è quello degli Huggable Hungers, grucce particolarmente funzionali.

Joy continua a vendere i suoi prodotti in tv e ora anche su internet, tramite  Home Shopping Network, un canale di televendite quotato alla borsa di New York.

Si stima che Joy abbia un patrimonio di circa 50 milioni di Euro!

Una ribelle partita dal nulla che ha creato un impero grazie alla sua inventiva, passione e tenacia.

La sua vicenda è diventata famosa grazie al film “Joy” del 2015 che racconta la sua storia.

In Italia Vileda lancia nel mercato italiano il suo sistema per lavare i pavimenti nel 1975, con l’ingresso di SuperMocio Vileda, dotato di un fiocco con strisce in tessuto non tessuto.

Fonte :

https://it.wikipedia.org/wiki/Joy_Mangano

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La buona notizia del venerdì: Vietato usare i cellulari al parco!

In provincia di Palermo ha aperto i battenti il primo parco giochi italiano inclusivo e social free, dove sono messi al bando cellulari e dispositivi elettronici come i tablet! Un luogo unico che invita a divertirsi e ad essere più sociali e meno social

Riponi qui il tuo smarphone e dedica del tempo ai tuoi bimbi” si legge in un cartello sopra gli armadietti, dove bisogna lasciare i cellulari per entrare al parco. Un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria che fa del nuovo parco giochi di Balestrate(in provincia di Palermo) un luogo unico.

In quest’area coloratissima, appena inaugurata, ci si diverte giocando, saltando e chiacchierando.

C’è spazio per le risate e le corse, ma non per gli smartphone, che spesso non ci fanno godere a pieno i momenti di svago con i nostri bambini.

Il nuovo parco giochi, progetto promosso dall’associazione Genitori balestratesi e realizzato in collaborazione con l’amministrazione comunale, sorge in un’area di mille metri appartenente alla scuola elementare Aldo Moro ed è recintata.

Per realizzare questo parco urbano social free, con altalene e scivoli, nel corso di 5 anni sono stati raccolti 30mila euro, donati da cittadini e negozi di Balestrate.

Questo parco  nasce con l’obiettivo di lanciare un segnale, a genitori e bambini, di attenzione e cura dei beni pubblici. – spiega l’ideatore Riccardo Vescovo – Non usare social e smartphone significa riflettere sull’importanza della realtà che ci circonda, riscoprire i valori autentici della vita. Un invito a essere più sociali e meno social.

Il parco, inaugurato lo scorso martedì, si è già rivelato un vero successo. Sono centinaia i visitatori ogni giorno.

Per bambini e genitori è una grande novità – commenta Piera Testaverde, presidente dell’associazione Genitori balestratesi – I piccoli sono molto attenti a seguire il divieto, anche gli adulti trovano piacevole staccare la spinta per qualche ora. Abbiamo inserito anche dei giochi di una volta per favorire a nonni e bambini di stare insieme.

(15) Un parco giochi vietato ai social per Balestrate | Facebook

E’ vero che i cellulari e altri ” imbrogli”, diceva mia nonna, hanno reso possibile la comunicazione immediata a distanze impensabili , e a vedere contemporaneamente luoghi e persone senza muoversi dalla nostra comoda poltrona

Ma ciò che unisce dei potenti mezzi social anche divide.

E più che una comoda abitudine diventa una dipendenza.

Si crea un filtro inconscio tra noi e la realtà circostante , la realtà è

quella virtuale. Si tratta sempre della giusta misura nell’uso.

E allora perchè non dare l’esempio?

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* La buona notizia del venerdì: Soluzioni originali per il traffico! per l’ Estate ma non solo!

Invece di trascorrere intere giornate sui mezzi pubblici per raggiungere il suo ufficio, quest’uomo si è inventato un modo del tutto originale, magari un po’ folle, ma sicuramente salutare.

La maggior parte dei pendolari a Monaco di Baviera in Germania impiega molto tempo per arrivare sul luogo di lavoro, addirittura c’è chi passa ore sul bus, sul treno o in metropolitana.

Stanco di questa vita, il quarantenne Benjamin David, ha deciso di non utilizzarli più. L’alternativa? Andare in ufficio a nuoto, attraversando il fiume Isar: con due chilometri di bracciate David arriva fino in Kulturstrand. Da due anni,infatti, ha cambiato vita e rotta.

L’uomo è uno dei tanti pendolari di Münchners che trascorreva troppo tempo sui mezzi per raggiungere Kulturstrand, dal suo appartamento situato a Baldeplatz. Un giorno, David ha un’illuminazione: perché non utilizzare il fiume che scorre sotto casa per evitare il traffico?
Ma invece di salire su di una barchetta, il quarantenne tedesco, sicuramente stravagante, ha scelto il nuoto. Ogni mattina, David che è fondatore e portavoce di una struttura commerciale, lascia il suo appartamento a Baldeplatz, attraversa la strada e si tuffa nel fiume Isar. 

Deve nuotare due chilometri per raggiungere il suo ufficio, ma dopo tutto questo allenamento, ci mette solo mezz’ora. 

Una volta uscito dall’acqua, si asciuga e si cambia con degli abiti che porta in una sacca speciale che non solo impermeabile, ma che si riempie di aria fungendo da boa.

La tecnologia che si chiama “Wickelfisch” ed è stata progettato a Basilea, in Svizzera, permette di far arrivare sani e salvi non solo gli abiti, ma addirittura portatile e documenti di lavoro. 

A seconda della stagione, David indossa un semplice costume o una muta e non rinuncia mai alle sue scarpe di gomma, visto che il fiume soffre l’inquinamento.  Anche se eccentrico, l’uomo sposato con dei figli, non mette a rischio la sua vita.

Controlla sempre temperatura, livello dell’acqua e correnti.

Per adesso nuota in solitaria, ma con 30mila persone che ogni anno si trasferiscano nella città tedesca, non è detto che qualcuno lo segua, voi lo fareste?

fonte:
https://www.greenme.it/tecno/24664

Esercitare liberamente il proprio ingegno, ecco la vera felicità 

ARISTOTELE


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* Un gelato può cambiare il tuo umore…..dimmi come lo mangi e ti dirò chi sei…


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Ma quando è stato inventato il gelato?

Ci sono riferimenti alla refrigerazione di frutta, latte e miele  sia negli antichi testi sia nelle cronache delle scoperte archeologiche più note.
Pensate che nella Bibbia Isacco offre ad Abramo latte di capra misto a neve e si narra che Alessandro Magno, durante le sue campagne in India, pretendesse un continuo rifornimento di neve da consumare mescolata a miele e frutta durante le lunghe marce e la preparazione delle battaglie.

Alcuni studiosi fanno risalire l’origine del gelato a circa 3.000 anni prima di Cristo, in estremo Oriente, precisamente in Cina.

In seguito alle invasioni mongoliche, il gelato sarebbe poi approdato in Grecia e in Turchia, diffondendosi negli altri Paesi del bacino del Mediterraneo.

Gli antichi faraoni egizi, tra le portate più ambite dei loro sontuosi banchetti, annoveravano primitive forme di granite e la stessa Cleopatra offrì con successo a Cesare ed Antonio frutta mescolata a ghiaccio.

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Gli antichi Romani si distinsero ben presto grazie alle loro nivatae potiones”, veri e propri dessert freddi.
Il generale Quinto Fabio Massimo inventò una ricetta molto simile a quella del sorbetto. La parola sorbetto sembra tragga origine proprio dall’arabo scherbet = dolce neve oppure dall’etimo, sempre arabo, sharber = sorbire, da cui passando attraverso la lingua turca, sarebbe stato coniato il termine chorbet.

Marco Polo, verso la fine del XIII secolo, al termine del suo famoso viaggio in Asia, portò dalla Cina nuove idee per il congelamento artificiale, grazie ad una miscela di acqua e salnitro.

Nel corso del Medioevo invece i sorbetti insieme ad altri cibi raffinati finirono addirittura di sparire dalle mense perchè ritenuti simbolo del peccato.

Il  trionfo di questo dolce freddo sulle tavole dei ricchi avviene, tuttavia, nel Cinquecento, in seguito allo sbarco in Europa d’ingredienti provenienti dai nuovi continenti: frutta, piante nuove, aromi e spezie, tè, caffè, cacao.

Fu Caterina de’ Medici che diffuse oltralpe un dessert semifreddo a base di crema dolce, dopo aver sposato il futuro re Enrico II di Francia nel 1533. Questo dessert assomigliava molto al gelato attuale.

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Fino ad allora il gelato seppur nella sua forma di crema ghiacciata era stato prerogativa solo dei più ricchi, per la difficoltà di conservare il ghiaccio d’estate ma  verso il 1560 un medico spagnolo che viveva a Roma, Blasius Villafranca, scoprì che, aggiungendo salnitro alla neve e al ghiaccio, si poteva congelare molto più rapidamente qualsiasi cosa: fu questa la scoperta che segnò l’inizio di tutto e trasformo il ghiaccio e la neve in quello che oggi chiamiamo gelato dando il via ad una produzione destinata, siamo convinte, a non finire mai.

Bisogna però aspettare il Cinquecento per assistere al trionfo di questo alimento. In particolare, è Firenze a rivendicare l’invenzione del gelato ‘moderno’, che per primo utilizza il latte, la panna e le uova. Golosa innovazione che si deve all’architetto Bernardo Buontalenti. Altro grande epigono del gelato fu anche un gentiluomo palermitano, Francesco Procopio dei Coltelli che, trasferitosi a Parigi alla corte del Re Sole, aprì il primo caffè-gelateria della storia, il tuttora famosissimo caffè Procope.

Ma la storia moderna di questo goloso alimento comincia ufficialmente quando l’italiano Filippo Lenzi, alla fine del XVIII secolo, aprì la prima gelateria in terra americana. Il gelato si diffuse a tal punto da stimolare una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young.

Il primo gelato industriale su stecco, il Mottarello al fiordilatte nasce in Italia nel 1948. Subito dopo, negli anni 50, arriva il primo cono con cialda industriale il mitico Cornetto. Gli anni 70 e la diffusione del frezeer domestico battezzano invece il primo secchiello formato famiglia, ilBarattolino. 

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Fino ad arrivare al primo biscotto famoso diventato un gelato di successo, il bicolore Ringo.

Gelato e…psicologia

Da una ricerca sulle scelte del gelato e la psicologia umana, la psicologa Viviana Finestrella, esperta in tematiche nutrizionali dice:

Il gelato è un alimento che si gusta in maniera semplice e diretta (senza posate, e non c’è bisogno di sedersi a tavola) che quindi permette alla persona di “spogliarsi” degli aspetti formali e vivere un momento di piacere senza imporsi rigidità e controllo, atteggiamenti che invece predominano in altri momenti e periodi dell’anno (in inverno, ad esempio, quando si è al lavoro). Il gelato contribuisce a disattivare (quanto meno ad abbassare) le nostre difese (in altre parole…”scioglie il Super-Io!”) e a vivere in maniera più autentica e genuina, anche nelle relazioni.

Ci sono le prove, lo hanno verificato i ricercatori dell’Istituto di psichiatria di Londra, secondo i quali il gelato «accende» gli stessi centri del piacere nel cervello stimolati da una vincita di denaro o dall’ascolto della musica preferita.

Dimmi come lo mangi e ti dirò chi sei?

Il Cono con cialda è scelto da chi predilige un’esperienza sensoriale completa non negandosi nulla, costituito dalla parte cremosa e da quella croccante del cono, contando comunque sulla sicurezza di un appagamento finale (la parte terminale di cioccolato). Chi mangia il cono di solito è un tipo Voglioso.

Lo Stecco: a prima vista chi mangia questo tipo di gelato è una persona intraprendente, che ama curiosare nella moltitudine di gusti possibili, ma allo stesso tempo si tratta di un tipo Insicuro… Questa persona ha bisogno che rimanga qualcosa di tangibile, lo stecco appunto, con cui giocare o anche solo da tenere in bocca.

 – Il Ghiacciolo: si addice ad una personalità Effimero/Indipendente, a colui che preferisce un piacere da gustare immediatamente, convinto che non c’è nulla da aspettare (come nel cono). Questo tipo di persona tollera poco la frustrazione dell’attesa.

Il Biscotto: per chi ha bisogno di grande rassicurazione: è quasi la merenda preparata dalla mamma, dove c’è di tutto, anche la parte di biscotto che rimanda al bisogno di un surplus di nutrimento affettivo. Non è croccante né duro, è un piacere adatto al bambino.

La Coppetta: scelta di solito dal tipo Controllato/Misurato. È l’unico gelato “contenuto”, e quindi non libero, neanche nella modalità di assunzione dovendo utilizzare il cucchiaino. Il formato preferito da chi non riesce a lasciarsi andare fino in fondo e concedersi un piacere (che a volte “sporca” le mani o i vestiti), e da chi deve mantenere le buone maniere, anche con se stesso.

Le Praline: sinonimo di personalità Moderno/Attuale. Si tratta infatti di una scelta un po’ “mordi e fuggi”, caratteristica dei nostri tempi, molto veloci. Sono il gelato di chi ama portarsi una “scorta” di benessere, un piacere più piccolo, non dilagante, ma ripetuto nel tempo, da gustarsi in contesti diversi, tra cui quello lavorativo.

Che sia un croccante cono, uno stecco o una coppetta, il gelato ci regala sempre un attimo di felicità: è veramente magico come ci faccia tornare bambini … Anche solo per un minuto!

Miami, Florida, USA --- Woman and young girl on outdoor patio eating ice cream --- Image by © Ocean/Corbis

Fonti:

http://lifepretaporter.it/il-gelato-storia-curiosita-e-psicologia/

http://www.istitutodelgelato.it/

Gelato sospeso: anche quest’anno puoi lasciare pagato il gelato ai bambini meno fortunati

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* Il 24 giugno è passato! Hai preparato il nocino?Sei ancora in tempo!


Ogni anno, il 24 Giugno (cioè nel giorno di San Giovanni Battista) procurati 39 (non 38 e non 40) delle noci acerbe che quella mattina stessa saranno state abbacchiate.
……………..

La tradizione vuole che le noci vengano raccolte il 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista, allorché la maturazione del frutto non è ancora completata ed il mallo risulta verde e tenero. L’antica credenza popolare voleva che la rugiada (guazza) formatasi nella notte tra il 23 e il 24 giugno fosse una panacea per ogni male, specie per i problemi dell’apparato digerente e per i disturbi gastro-intestinali, per i quali il Nocino era considerato un rimedio eccellente.

Le origini del liquore sono incerte. Si sa che esistono versioni di liquore di noci in molti paesi europei, dall’Italia, agli Urali, all’Inghilterra. Documenti romani antichi riportano che i Picti, cioè i Britanni, si radunassero nella notte di mezza estate e bevessero da uno stesso calice uno scuro liquore di noce. Successive fonti riportano che tra i francesi era in uso un liqueur de brou de noix o ratafià di mallo. Probabilmente dalla Francia fece il suo ingresso in Italia, diffondendosi prima nella zona del Sassello e poi nel Modenese.

ricetta su tavola di legno Certosa di Pavia

 Il noce mantenne sempre un alone di leggenda, legato alla presenza di streghe e incantesimi, che si comunicò alla preparazione del liquore.

Tradizionalmente, infatti, le noci venivano raccolte nella notte di San Giovanni dalla mano di una vergine che, salita sull’albero a piedi scalzi, staccava solo le noci migliori a mano e senza intaccarne la buccia. Lasciate alla rugiada notturna per l’intera nottata, si mettevano in infusione il giorno dopo. La loro preparazione terminava la vigilia di Ognissanti, cioè la notte di Halloween.

Nella raccolta la tradizione chiede di non usare attrezzi di ferro. Il metallo, infatti, intaccherebbe le proprietà delle piante officinali. È un fatto che i vegetali tagliati con lama di metallo ossidano prima e appassiscono più in fretta di quelli tagliati, ad esempio, con una lama di ceramica. L’usanza è comunque molto antica e già i druidi la seguivano cogliendo il vischio con un falcetto d’oro.

Uomo di scienza, cultura, critico letterario, nazionalista, scrittore attentissimo ai fatti di lingua, igienista, gastronomo, Pellegrino Artusi trascorse la sua vita fra la Romagna e la Toscana.

Autore del famosissimo manuale di alimentazione La Scienza in Cucina e l’Arte di Mangiar Bene, che ebbe larghissima popolarità per la sua prosa scorrevole e simpatica, grazie al corretto italiano con cui fu scritto, contribuì all’unificazione linguistica della Nazione. Infatti, nei suoi scritti si percepisce un’idea di Nazione ed il progetto di unificare il futuro dell’idioma italico, basato su tali valori, nel rispetto di tutte le regioni e dei loro passati splendori.

Ecco il nocino del grande Artusi:

Il nocino è un liquore da farsi verso la metà di giugno, quando le noci non sono ancora giunte alla maturazione. *Noci (col mallo) n. 30; spirito, litri uno e mezzo; zucchero in polvere, grammi 750; cannella regina tritata grammi 2; chiodi di garofano interi 10 di numero; acqua decilitri 1; la corteccia di un limone di giardino a pezzetti.* Tagliate le noci in quattro spicchi e mettetele in infusione con i suddetti ingredienti in una damigiana od un fiasco della capacità di quattro o cinque litri. *Chiudetelo bene e tenetelo per quaranta giorni in luogo caldo scuotendo a quando a quando il vaso. *Colatelo da un pannolino e poi, per averlo ben chiaro, passatelo per cotone o per carta, ma qualche giorno prima assaggiatelo, perché se vi paresse troppo spiritoso potete aggiungervi un bicchier d’acqua”.

Ingredienti e quantità:
Noci col mallo verde 300g
Spirito di vino gradi 36 1500g
Zucchero in polvere 750g
Cannella 2g
Chiodi di garofano n. 10
Acqua 400g
Scorza di limone q.b

…..e un pò di pazienza perchè deve maturare per almeno 6 mesi!

Fonti:

http://www.artusi.net/

http://blog.greenme.it/

http://www.peccatidigolaediamicizia.com/