* Le donne sì che hanno il potere di creare l’Armonia…

Così vedete:

sia gli uomini che le donne sono stati feriti in passato.


La ferita delle donne è situata nella pancia,

la ferita degli uomini è come un buco nel loro cuore.


Desidero dire alle donne oggi: mentre riguadagnate il vostro potere,
mentre riconoscete la vostra vera forza, rivolgetevi verso gli uomini.


Hanno bisogno del vostro aiuto; si sono allontanati, si sono alienati da casa.


Abbiate la gentilezza nel vostro cuore di essere compassionevoli verso loro.


La Nuova Terra può nascere soltanto se voi due fate pace.


Se comprendono le reciproche ferite,

gli uomini e le donne possono costruire un ponte tra loro.


Maria Maddalena-

canalizzato da Pamela Kribbe


http://www.visionealchemica.com/diffondiamo-energia-amore/#aTuigaiBTzhmZmAH.99

*1 dicembre 1955, Rosa Parks prende un autobus

1 dicembre 1955, Rosa Parks prende un autobus

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Rosa Parks

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“Sii tu il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”

Mahatma Gandhi

 

Fonte:http://womenoclock.com/2013/12/01/1-dicembre-1955-rosa-parks-prende-un-autobus/

*La buona notizia del venerdì : Anche così le donne cambieranno il mondo:Sofia Guidi, prima italiana al Ted Ed

 

 

Ha diciotto anni e frequenta la terza liceo classico all’Alfieri Sofia Guidi, la prima ragazza italiana a salire sul palco del Ted-Ed Usa il 17 novembre a New York.

Il Ted (Technology Entertainment Design) è un marchio di conferenze statunitensi gestite dall’associazione privata no profit The Sapling Foundation.

I Ted sono delle riunioni pubbliche in cui, personaggi famosi e non, si mettono in gioco su un palco proponendo un proprio discorso che ha come obiettivo quello di «Attivare il potere delle idee di cambiare il mondo».

Il concetto è quello di far circolare (i video sono gratuiti sul sito ufficiale) «pensieri che vale la pena diffondere».

I Ted hanno ospitato ex presidenti come Bill Clinton e premi Nobel.

Ai Ted Conference si è aggiunto il Ted Global e anche i Tedx, eventi organizzati autonomamente che seguono linee guida ben precise.

I Ted-Ed sono dedicati agli studenti.

A Torino il primo club Ted-Ed nacque nel 2016 per volontà della professoressa Gabriela Alvarez, insegnante d’inglese e di «pubblic speaking» che è l’attuale licenziataria per conto di Ted-Ed Usa.

La rete globale di Ted-Ed conta oltre 250 mila insegnanti che portano il mondo Ted nelle loro scuole incoraggiando i ragazzi ad esprimersi.

Il primo evento in città si è tenuto nell’aprile 2017 presso la Scuola Holden (nel 2019 sarà il Museo Egizio la sede prescelta). I ragazzi devono scegliere un tema che argomenteranno in maniera convincente di fronte al pubblico.

Sofia, allieva di Gabriela, non aveva ben chiaro perlomeno all’inizio di che cosa le sarebbe piaciuto parlare.

Lesse sul Corriere della Sera un articolo che parlava della depenalizzazione della violenza domestica in Russia. Ne rimase sconvolta.

Nacque così il suo speech dal titolo «A russian way to preserve families» che iniziava raccontando le terribili vicende accadute a donne russe massacrate dai loro mariti cui la polizia non solo non forniva aiuto ma molto spesso le scherniva.

La commissione americana è rimasta da subito colpita.

Racconta Sofia: «Parlo di come sia cresciuta la mia consapevolezza in merito e di come sia diventato l’aspetto prevalente dei miei interessi. Infatti, farò psicologia all’università perché vorrei essere di sostegno a queste vittime».

 

https://torino.corriere.it/economia/18_novembre_14/sofia-guidi-prima-italiana-ted-ed-c265998e-e7fb-11e8-b8c4-2c4605eeaada.shtml?fbclid=IwAR3TS4BHjR_7Mui94Q1oipMfaZU5cS74omt0PNwgpDnBjBtK2ygzdrmv3lg

sebben che siamo donne

 

 

* A che serve la giornata internazionale “contro” la violenza sulle donne

A che serve?

Bella domanda… che fa riflettere.
L’ora del momento significa “ una presa di posizione di donne  e uomini “ che scendono in piazza per richiamare l’attenzione … le motivazioni sono varie e tutte valide.
A me viene in mente “ dignità
Una parola dimenticata, obsoleta, fuori moda.
Un valore che impegna ogni essere umano a rispettare la sua umanità, la sua qualità di entità pensante e consapevole delle sue scelte.
Parole, parole, parole, soltanto parole…parole d’amore!
Se non ora, quando?
Il primo amore è verso se stessi. Cosa penso di me. Cosa voglio essere in questa vita. Quali cose voglio fare per raggiungere i miei obbiettivi. Quali mezzi ho a disposizione.
Quali qualità e risorse riconosco in me.
Poi le scelte.
Se non ora, quando?
Il primo rispetto è verso se stessi.
Essere coerente con le scelte fatte ed impegnarmi ad ottenere gli obbiettivi.
Essere per essere, esistere con dignità.
Non essere per avere. L’avere è effimero, non è una esigenza del cosmo.
Il primo amore è verso se stessi, poi automaticamente è per gli altri.
Negli altri mi riconosco, riconosco la loro umanità, le loro qualità di esseri pensanti e consapevoli delle loro scelte.
Come rispetto me stessa rispetto gli altri.
Se non ora, quando?
L a prima lealtà è verso se stessi.
Il primo avversario sono io, i giudizi che mi do, le scuse che mi trovo per giustificare le mie paure, il trasgredire alle regole che io stessa mi sono date, per opportunità, per pigrizia, il mettermi in dubbio invece di agire.
Se non sono leale verso me stessa come posso pretendere lealtà da altri.
Se non ora, quando?
La prima uguaglianza è sentirmi parte dell’umanità.
Sentirmi quell’essere umano che ha coscienza della sua umanità, la sua qualità di entità pensante e consapevole delle sue scelte.
Un essere umano degno di questa nominalizzazione è un abitante di questa terra.
Esseri umani compongono ogni nazione, ogni razza, ogni religione, ogni stato sociale, ogni età, ogni sesso.
Una pecularietà degli esseri umani è la necessità di rapportarsi tra loro.
Per creare, costruire, progredire, conoscere il micro ed il macrocosmo.
Così è nata quella che chiamiamo civiltà.
Se non ora, quando?
La prima responsabilità è verso se stessi.
Come posso creare un rapporto paritario, di amore, rispetto, lealtà, se ho un rapporto ambiguo con me stessa?
Se costruisco un rapporto ingabbiato in rigidi ruoli predeterminati dalle consuetudini?
Se considero una libertà raggiunta il ribaltamento di questi ruoli ?
Se considero l’altro comunque un avversario ?
Se non ora, quando?
Quando affermare dignità è uno dei miei valori fondamentali.
Quando lo sono e lo insegno con i miei comportamenti, le mie scelte.
Quando mi sento degna di appartenere al gruppo umanità.

Ieri, oggi , sempre.

“Se non lo faccio io, chi lo farà?
Se non lo faccio adesso, quando lo farò?
Se lo faccio solo per me stesso, chi sono io?”
(Hillel, cabalista del 2° sec. a. C.)

Opere di Marc Chagall

* La buona notizia del venerdì: Le donne saudite sfidano lo stato per essere riconosciute come esseri umani senzienti

Vestite alla rovescia, la sfida delle donne saudite allo Stato


«Siamo donne che rifiutano tutti i costumi e le leggi che offuscano la nostra esistenza e la nostra identità», scrivono le attiviste che usano per la loro campagna proprio il camice nero che sono costrette ad indossare su imposizione dello Stato e degli uomini

Qualcuno parla di iniziativa sovversiva, altri di atto di liberazione.

Certo è che le donne saudite tornano ad alzare la voce e a reclamare diritti che molto spesso non sono negati, come si crede in Occidente, dalla religione islamica ma da tradizioni tribali fatte diventare leggi dalla dinastia Saud.

Con una originale forma di protesta le saudite da alcuni giorni postano su twitter (#insideoutabaya) foto dell’abaya indossato alla rovescia per affermare il loro rifiuto dell’abbigliamento imposto loro dallo stato.

Una protesta semplice ma che sta avendo una risonanza mondiale.

 

 

 

«Poiché le femministe saudite sono infinitamente creative, hanno escogitato nuove forme di protesta e su #insideoutabaya stanno postando immagini in cui indossano in pubblico l’abaya alla rovescia come obiezione silenziosa alla pressione per indossarlo», ha scritto @Ana3rabeya, l’attivista Nura Abdelkarim. @Sadax1, Athena, sottolinea nel suo tweet il metodo pacifico della protesta e aggiunge:

«Siamo donne che rifiutano tutti i costumi e le leggi che offuscano la nostra esistenza e la nostra identità».

Alla campagna si è unita anche Malak al Shehri, arrestata nel 2016 dopo aver postato una foto in cui appare con i capelli scoperti, senza velo.

Le donne in Arabia saudita – dominata sin dalla sua creazione dall’alleanza tra il rigidissimo clero wahhabita e la dinastia Saud – sono obbligate ad indossare in pubblico un abaya, un lungo camice nero che copre tutto il corpo eccetto la testa, i piedi e le mani. Per la testa si usa un altro indumento, il niqab, che la copre tutta eccetto gli occhi. Anche le donne straniere hanno l’obbligo dell’abaya in pubblico. Queste regole sono fatte osservare con pugno di ferro dalla muttawia, la polizia religiosa agli ordini del Comitato per l’imposizione della virtù e l’interdizione del vizio, impegnata anche ad impedire la «promiscuità» in tutti i luoghi pubblici.

Le donne saudite anche sui social non possono mostrarsi senza l’abaya.

Ne sa qualcosa la modella Khulood arrestata nel 2017 per essere apparsa in un video in shirt e minigonna mentre camminava in una fortezza storica nel villaggio di Ushaiqer. Ed è bene ricordare che a una donna saudita è anche vietato aprire un conto bancario, richiedere un passaporto e viaggiare all’estero senza il permesso di un uomo. Ogni donna deve avere un tutore di sesso maschile.

La campagna #insideoutabaya è anche una protesta contro il principe ereditario Mohammed bin Salman, da un mese e mezzo al centro dell’attenzione mondiale perché ritenuto coinvolto nell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi.

L’erede al trono, che i media occidentali hanno frettolosamente dichiarato un “innovatore”, aveva annunciato a inizio anno l’alleggerimento delle norme sull’abbigliamento femminile, nel quadro di un processo di riforme volte a modernizzare il regno saudita.

«Le leggi sono molto chiare e stabilite dalla Sharia: che le donne indossino abiti decorosi e rispettosi, come gli uomini» aveva detto Bin Salman alla Cbs TV, «e la Sharia non specifica in particolare un abaya nero. Spetta alle donne decidere quale tipo di abbigliamento dignitoso e rispettoso indossare».

E subito dopo l’importante religioso Ahmed bin Qassim al-Ghamdi e lo sceicco Abdullah al Mutlaq del Consiglio degli studiosi anziani hanno affermato che la Sharia non impone l’abaya e neppure che sia solo di colore nero. «Oltre il 90 per cento delle pie donne musulmane nel mondo musulmano non indossano l’abaya, quindi non dovremmo costringere le persone a indossare gli abaya», ha spiegato al Mutlaq. Alle belle frasi del principe e dei due religiosi non sono però mai seguite decisioni ufficiali, nero su bianco, e la maggiore libertà per le donne saudite, almeno nell’abbigliamento, è rimasta una affermazione vuota e incompiuta.

E’ ormai nota l’ambiguità di Mohammed bin Salman, di fatto già a capo del regno da quando è stato nominato erede al trono dal padre, re Salman. A giugno, su suo impulso, è stato finalmente concesso alle donne di guidare l’auto, in accoglimento di una battaglia durata quasi trent’anni.

Ma il principe “modernizzatore” subito dopo ha fatto arrestare alcune fra le più note attiviste saudite dei diritti delle donne.

https://www.repubblica.it/esteri/2018/11/18/news/donne_saudite-211989865/?rss

* L’Arcangelo Sachiel di Giove e del Sagittario

Arcangelo Tdsaquiel o Sachiel

E’ uno degli Arcangeli più invocati dall’antichità ai nostri giorni.

Rappresenta l’opulenza, la maestà, la ricchezza, il benessere fisico, il prestigio, il danaro.
Sachiel è molto generoso e non disdegna di aiutare gli umani nel raggiungimento del benessere.
Se nel destino di un uomo la ricchezza è ritenuta dannosa per la sua evoluzione spirituale, se la povertà è una prova che deve superare perchè la ricchezza è  vissuta male , non vi saranno suppliche né invocazioni che smuoveranno Sachiel o qualsiasi altro Angelo. Nessuno, se non il diretto interessato, con la sua volontà, superando le prove che incontrerà sul suo cammino, potrà modificare il proprio destino.

Sachiel ed i suoi Angeli, sono gli attenti dispensatori dell’energia-danaro poiché il danaro, come il sangue, è una vera e propria linfa vitale. La sua circolazione deve avvenire in modo equilibrato, come per tutti i fluidi all’interno del corpo umano, senza ristagni, senza carenze e senza emorragie.

“l suo difficilissimo nome si pronuncia semplicemente “Sachiel”. Oggi pochissimi conoscono la sua esistenza, ma lo confondono vagamente con la “Dea Bendata”.

Viene raffigurato con una cornucopia da cui riversa sul pianeta ed i suoi abitanti, petali di rose e monete d’oro. In effetti è dispensatore di fortuna, abbondanza della ricchezza in tutti i suoi aspetti, in denaro, in raccolti agricoli, la maestà dei regnanti, lo sfarzo deitempli e delle dimore, il prestigio.

La sua presenza infonde speranza, benessere, aiuta a combattere la depressione, la tristezza, lo sconforto.

Sachiel elargisce doni seguendo leggi per noi incomprensibili, ma entro e precisi limiti disposti dal karma.La povertà o la ricchezza sono prove da superare,e ciascun vivente è libero di scegliere come…

Noi umani non comprendiamo, ad esempio, che esiste un disegno preciso anche nelle vincite delle lotterie miliardarie. Nel momento stesso in cui il biglietto vincente viene stampato, già invisibili fili cominciano a collegarlo al suo fortunato possessore, ovunque esso sia… La ricchezza improvvisa sarà per lui una prova importante, l’uso buono o cattivo che farà del denaro segneranno, indelebilmente, il suo destino in questa e nelle prossime vite..

Non è vero che il denaro sia collegato al demonio, è invece una forma solidificata di energia e come tale può essere usata in modo positivo o negativo. Il denaro, come il sangue, è una vera e propria linfa vitale che deve scorrere in modo fluido e armonioso, senza carenze, senza ristagni nè emorragie…

L’energia-denaro deve fluire liberamente fra tutti i popoli, anche questo rientra nei propositi della Nuova Era in cui giusti e retti rapporti umani si dovranno estendere e consolidare fra tutti gli uomini; in questa opera colossale, Tdsaquiel, vestito d’oro e d’azzurro ci assiste e ci mette alla prova.

Nel suo aspetto più elevato, la presenza di Tdsaquiel suscita nel cuore degli uomini la solidarietà, la generosità, lo spirito altruistico.

E’ il patrono della Guardia di Finanza, dei banchieri, degli amministratori, cambiavalute, operatori di Borsa, commercialisti, politici e tutti coloro che lavorano per migliorare il livello economico dell’umanità.

Purtroppo non ha incontrato molta comprensione da parte degli umani che cercano di accaparrare senza dare nulla in cambio, ma con la nuova capacità di comprendere, c’è ancora molto spazio per collaborare.

Simbolicamente è portatore di fertilità a tutto il pianeta Terra e agiscesulla Terra coprendola di erbe, fiori e frutti. E’ anche il custode del regno animale a cui assicura fertilità e benessere.

(Giuditta Dembech)

Giove è l’astro che governa il giovedì. Sachiel è il padrone di Giove, il suo potere si estende su tutte le questioni finanziarie.

Rappresenta l’ottimismo nell’affrontare la vita, il senso di coordinamento delle cose, la fusione organica di istinto e ragione, la passione e la riflessione. Regola la giustizia, la politica, il potere, il comando, gli onori, le responsabilità.E’ in analogia con le ricchezze, il benessere, l’allegria, l’espansione.

Lo spirito olimpico di Giove è Bethor che riconcilia l’uomo con gli spiriti dell’aria, e fa si che essi forniscano risposte sincere, trasportino pietre preziose e distillino medicamenti sublimi.  Assegna spiriti familiari e può prolungare la vita

Giove è l’archetipo della crescita e del desiderio di andare “oltre”, o meglio di conoscere sempre qualcosa di diverso, di nuovo, in modo da permettere ad ogni essere umano di non rimanere confinato dentro ai limiti di ciò che è noto e già sperimentato.
Giove in astrologia è quella parte di noi che spinge a percepire che c’è un “oltre la coscienza” e a permetterci di avventurarci per incontrare questa parte.

Giove è il governatore del Sagittario

Mezzo uomo e mezzo cavallo era un essere immortale che eccelleva nelle arti, tanto che insegnò ad Esculapio, figlio del dio Apollo, quella della medicina. Fù anche il tutore di Achille, l’eroe di Troia, oltre che di Giasone e di Ercole. Proprio quest’ultimo ne decretò la morte ferendolo per errore con una freccia durante lo scontro con l’Hydra. Chirone, gravemente ferito, supplicò allora Zeus affinchè lo liberasse dalle sofferenze togliendogli il dono dell’immortalità. Il dio accolse le sue richieste portandolo poi eternamente in cielo a ricordo della sua saggezza.

Il simbolo del segno è l’arciere,un centauro che combina l’istinto (animale) con il raziocinio ( umano).      La freccia significa che ogni azione andrà a segno solo se il ” tiro ” è ben impostato fin dall’inizio; il sagittario non deve lanciarsi in improvvisazioni nate dal nulla o rischia di non andare a segno.Una freccia che dal basso punta verso l’alto simboleggia la sintesi armonica della natura che conduce alla meta superiore dell’Essere soprasensibile.

E’ un segno di fuoco, la funzione della coscienza che Jung lega a questo elemento è l’intuizione.Il Fuoco del Sagittario è brace che continua ad ardere anche se il fuoco sembra spento.

 La stagione corrispondente è la fine dell’autunno in cui i semi iniziano a germinare sotto la terra come in un grembo materno.

Fiori: Calicanto viola.

Pietre: zaffiro topazio

( Dedicato ad un Sagittario Illuminato )

fonti:

www.angelologia.it

digilander.libero.it

http://www.magicavalon.com

* Hilma af Klint la pittrice dell’invisibile

 

Nelle arti figurative il concetto di astratto assume il significato di “non reale”.

L’arte astratta è quella che non rappresenta la realtà.

Essa crea immagini che non appartengono alla nostra esperienza visiva, cioè, cerca di esprimere i propri contenuti nella libera composizione di linee, forme, colori, senza imitare la realtà concreta in cui noi viviamo. 

L’astrattismo nasce, quando nei quadri non vi è più alcun riferimento alla realtà. I pittori procedono in maniera totalmente autonoma rispetto alle forme reali, per cercare e trovare forme ed immagini del tutto inedite e diverse da quelle già esistenti, dando vita all’invenzione. Cosa esprimono? Il senso del caos, che è una rappresentazione della realtà, forse, più vera di quelle che ci propone la razionalità umana.

Hilma af Klint , la pittrice e teosofa svedese che, esplorando incessantemente l’energia e i processi della vita, giunse all’astrattismo prima di Kupka, Mondrian, Malevic e Kandinski.
La pittrice svedese (1862-1944) chiese espressamente nel suo testamento che le sue opere venissero mostrate al pubblico solo vent’anni dopo la sua morte. Ne passeranno invece quarantadue.

Ben lontana dall’art pour l’art, Hilma af Klint concepisce una visionaria strada tutta per sé verso una pittura che coniuga regole geometriche e ricerca metafisica, così da farsi medium di un ordine altro: “Trasmettere i messaggi dal mondo spirituale all’umanità di luce”. 

Aderisce alla teosofia di Helena P. Blavatsky e tiene sedute spiritiche regolari insieme ad Anna Cassel, dando vita a una forma occulta di autocoscienza e di singolare sperimentazione artistica. Attraverso la scrittura e il disegno automatico durante queste sedute, si arriva all’espressione massima di arte.

Proprio in una di queste sedute, nel 1904, l’artista si vede proporre il compito di eseguire “dipinti sul piano astrale”al fine di rappresentare l’invisibile e l’eterno per la creazione di un tempio futuro.

 

Nonostante il difficile periodo che le viene prospettato (“Diventerai cieca, dovrai negare te stessa per piegare il tuo orgoglio. Barcollerai quando la tua debolezza sarà messa alla prova. Diventerai una voce potente, ma prima sarai ridotta in polvere”), Hilma accetta: sa di essere scelta perché affine alle antiche vestali, e si impegna ad abbandonare la pittura figurativa per dedicare un anno di lavoro ai “Dipinti per il Tempio”.

Dipingevo direttamente sulla tela senza disegni preliminari, con grande forza. Non immaginavo l’esito finale, eppure lavoravo alacremente e sicura di me, senza modificare una sola pennellata”.

Completa così centoundici dipinti.

Verde, giallo e blu dominano la prima serie cui dà il nome di -WU-: W per materia, U per spirito, intimamente connessi nella sua concezione del mondo. “Gli spiriti guida”, afferma, le impongono di non mostrarli a nessuno e le danno sette mesi per ultimare la missione. 

Nella primavera del 1908 incontra Rudolf Steiner. Il padre dell’antroposofia le predice che i suoi dipinti, troppo avanti nel tempo, saranno compresi solo cinquant’anni più tardi.

Per questo Hilma decide di non mostrare la sua opera al pubblico e, per vivere, riprende la pittura ritrattista fino al 1912, quando gli spiriti guida si manifestano di nuovo, stavolta però come immagini interiori.

Tutta la differenza sta nell’impegnarsi in un primo tempo, nella grazia e nella sofferenza, con poteri parzialmente sconosciuti per giungere con il loro aiuto alla conoscenza di sé, e poi, una volta ottenuto il livello di autoconoscenza necessario, intraprendere lo studio da sé. Adesso so di essere, in verità, un atomo nell’universo suscettibile di infinite possibilità di sviluppo. Possibilità che voglio gradualmente rivelare”. 

Mirando con precisione matematica alla rappresentazione dell’invisibile, spesso con l’ausilio della “geometria divina” (triangoli, cerchi, quadrati), dipinto dopo dipinto Hilma af Klint elabora così un complesso sistema visivo in cui ogni opera, intitolata e numerata in ordine progressivo, costituisce un gruppo, anch’esso numerato e intitolato, a formare un’ulteriore serie.

 

Alla sua morte, lascia al nipote Erik af Klint più di mille dipinti e disegni, nonché centoventiquattro manoscritti in cui descrive la sua pratica artistica e spirituale.

Ispirata dalla teoria della relatività di Albert Einstein, alla teosofia, all’antroposofia, e al cristianesimo, commenterà sull’esistenza di Dio in questo modo:“Dio non è un essere ma una forza – dice – non una creatura ma l’eternità, non qualcosa che ha forma, bensì vita che assume forme infinite”.

 

 

https://www.londonita.com/la-pittrice-degli-spiriti-hilma-af-klint-a-londra/

sebben che siamo donne