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Perchè siam donne: A Bologna c’è Isabella Seragnoli e il suo Mast

A Bologna c’è un posto molto bello.

Un posto dove i bambini possono vedere i film come al cinema, senza che le loro famiglie debbano spendere niente.

Oggi in questo posto ho visto bambini con le mamme bionde e piene di gioielli e altri bambini con le mamme col capo coperto dal velo, e altri bambini ancora seduti in mezzo alle loro mamme e ai loro papà che avevano gli occhi di chi è nato in Estremo Oriente.

Ed è stato bello vedere che tutti questi bambini, almeno per una volta, erano perfettamente uguali, che tutti potevano passare la domenica a guardare un film al cinema, senza che questo momento gravasse sul bilancio delle loro famiglie: perché non tutte le famiglie possono regalare ai propri bambini un pomeriggio al cinema.

Ma per fortuna a Bologna c’è una signora molto buona, qualcuno la definirebbe una filantropa, si chiama Isabella Seragnoli.

Io non l’ho mai incontrata, ma questa signora buona ha regalato a Bologna e ai suoi bambini la magia del cinema. Lo ha fatto creando un posto bellissimo dove ci sono mostre aperte a tutti, dove si tengono incontri e presentazioni di libri, e dove i bambini (ma anche gli adulti) possono guardare film che non vedranno in tv senza mai pagare un solo euro.

Possono anche avere biscotti e brick di acqua, cioccolata e the senza dover mai tirare fuori un solo spicciolo.

Questo posto si chiama Mast ed è il regalo più bello che Isabella Seragnoli ha fatto nella sua generosa vita: la cultura ai bambini. ♥️

Fonte:

Deborah Dirani | Facebook

Il “MAST. Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia” di Bologna è un grande centro polifunzionale che si estende per più di 25.000 m² e che ospita al suo interno – oltre a diversi spazi espositivi – anche un auditorium da 400 posti, una academy dedicata alla tecnologia, un asilo nido, una palestra, un ristorante e un caffè, e laboratori per bambini.

Si trova nella prima periferia bolognese, nel quartiere Santa Viola.

È stato creato dalla Fondazione MAST dell’imprendrice Isabella Seragnoli, presidente e azionista unica di Coesia, un gruppo che controlla diverse aziende di packaging e della meccanica tra le quali la GD, che la sua sede storica proprio accanto al MAST.

Isabella Seragnoli nasce in una famiglia di industriali bolognesi: i fratelli Enzo e Ariosto (rispettivamente padre e zio di Isabella) hanno strutturato l’impero del packaging e posizionandosi nel giro di pochi anni ai vertici mondiali del settore. È all’inizio degli anni 2000 che Isabella prende le redini delle svariate società di famiglia diventando presidente ed azionista unico di Coesia.

Ad oggi l’impero di Coesia vanta una forza lavoro di oltre 7mila dipendenti dislocati in oltre 38 paesi e si prevede un fatturato 2019 che supererà 2,2 Mld di euro.

Tuttavia la forza di Isabella è anche riversata nella minuziosa cura per i propri dipendenti, il welfare aziendale: con lei alla guida si sono strutturate nuove mense “moderne” con al centro l’educazione al buon cibo e alla sana alimentazione (ricordiamo che Isabella ha conseguito la Laurea in Dietologia); pacchetti per le famiglie con il nido e summer camp per i figli; pacchetti per la formazione personale, oltre alle agevolazioni per palestre ed eventi culturali.

Quest’ultimo punto è ulteriormente sviluppato con il progetto della fondazione MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia), un luogo dove la principale mission è stimolare le nuove generazioni a molteplici interessi nel campo dell’imprenditoria, della tecnologia e dell’arte meccanica.

Isabella quindi pone l’investimento sulle persone come suo obiettivo di vita.

I suoi dipendenti, quindi, sono importantissimi per lei, ma ancora di più coloro che sono in difficoltà. Tramite la sua omonima Fondazione, Isabella riesce a sviluppare e a vincere importanti battaglie a sostegno dei malati non guaribili (gli Hospice dislocati in Emilia), dei disturbi del comportamento alimentare (Centro Gruber); sostiene finanziariamente l’ampliamento dell’Istituto di Ematologia del Policlinico di Bologna e la ristrutturazione di Istituti medici a Pisa; supporta gli sviluppi di nuovi programmi per la ricerca clinica e preclinica (corsi universitari in collaborazione con ASMEPA e UNIBO) a Bologna.

La voglia di Isabella di approfondire e sviluppare i «temi della filantropia nasce probabilmente anche da un trauma personale», dovuto alla scomparsa del fratello, morto per una leucemia a 16 anni: un momento fondamentale per Isabella, che la porterà ad essere una delle più importanti “mecenati sociali” dell’Emilia.

Le imprese, sia materiali che immateriali, di Isabella, ci aiutano a comprendere ancora di più l’importanza di Donne come lei, capaci di avere una salda responsabilità sociale verso il territorio e una visione imprenditoriale che non si limiti unicamente a numeri e dati, ma che converga sulla cura dei propri dipendenti, perno di ogni sana Impresa.

Isabella Seragnoli: esempio limpido di sana imprenditoria italiana.

ISABELLA SERAGNOLI: IMPRENDITRICE, FILANTROPA, DONNA ESEMPIO PER TUTTI – Studio Grimaldi (studiogrimaldipfi.it)

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* Significato dell’Epifania

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Epifania ἐπιφάνεια, epifanèia significa manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina, ma come festa è precedente al cristianesimo .

Epifani sono, nella cultura greca, le divinità che appaiono agli uomini, come Zeus, Atena, Ermete.
L’epifania cristiana non s’ispira al loro culto pagano, poiché si tratta di una celebrazione della manifestazione pubblica di Gesù al mondo, non a partire da una rivelazione esterna all’umanità o sotto gli aspetti dell’umanità, come nella mitologia greca, ma nella nascita di un bambino nel popolo ebreo e che è il suo messia, e l’incontro col mondo pagano, simbolizzato dai Re Magi del vangelo.
La festa si chiama anche “Teofania”, che significa “manifestazione di Dio”.

L’uso di Epifania come festa cristiana appare non prima del III secolo e da subito diventa una celebrazione confusa: alcuni festeggiano la nascita vera e propria di Gesù, in quanto le natività di Luca e di Matteo non erano ancora state redatte e dunque la storia di Gesù partiva dal suo battesimo nel Giordano, altri collegarono la data al primo miracolo di Gesù, e quindi sempre ad una sua manifestazione come divinità, ed infine subentrate le natività, l’adorazione da parte dei Re Magi che ha il significato di manifestazione di Gesù ai pagani.

Questa confusione della festa perdura anche oggi, in quanto i Cristiani orientali associano all’Epifania il suo significato più originale, ovvero il battesimo di Gesù nel Giordano, mentre i cristiani occidentali ormai associano la data alla sola venuta dei Magi.

Nella cultura occidentale vengono addirittura attribuiti ai Magi i nomi di Melchiorre, Gasparre e Baldassare e vengono, ovviamente, identificati nel numero di 3, anche se il Vangelo di Matteo non specifica affatto quanti essi fossero. Il numero 3, oltre ad avere tutti i suoi significati esoterici, fu scelto per via dei doni che i Magi portarono, ovvero “oro, incenso e mirra”.

Non possiamo sapere con certezza chi introdusse la figura dei Re Magi e chi decise i loro nomi, fatto sta che a seconda della zona dove ci spostiamo la comunità cristiana che troviamo li identifica in tre personaggi e gli da tre nomi secondo la propria cultura, ad esempio Hor, Basanater e Karsudan per la Chiesa Cattolica Etiope oppure Larvandad, Hormisdas e Gushnasaphper la Comunità Cristiana della Siria.

Nelle chiese ortodosse, invece, la data è direttamente associata alla nascita biologica di Gesù, facendo diventare il 6 gennaio una sorta di Natale.

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Il verbo greco φαίνω (faïnò), (col senso di ” manifestarsi, apparire, brillare”), riemerge nel nome FANES ( phos= luce; phane= torcia), divinità dei seguaci dell’orfismo, che onoravano in lei la fase ultima dell’evoluzione della vita, dunque un nuovo tempo di redenzione, di apocalisse (apo: sopra, calypso: il velo= al di là del velo).

L’immagine qui sopra di Fanes, rappresenta un uomo posto al centro dello cerchio zodiacale inquadrato da quattro teste (le quattro direzioni dello spazio); tiene nella mano sinistra lo scettro del potere, nella destra il folgore; porta ali d’oro. Pone i piedi biforcuti sulla meta dell’uovo cosmico che esala fiamme, l’altra meta, sempre con fiamme , è posta sulla testa del Dio; suo corpo è avvolto dal serpente cosmico di cui si vede la testa sulla parte superiore dell’uovo.

L’Uomo è un composto in perpetuo divenire delle dodici energie primordiali ( rappresentate dalle forze zodiacali), nelle quali si è scissa l’Energia UNA, rappresentata dalla rottura dell’uovo celeste. Lo scopo supremo dell’esistenza dell’uomo nello spazio, nel tempo e nella materia è il suo ritorno alla sua origine immortale facendo coscientemente la sintesi di queste energie dissociate, attraverso un lavoro d’introspezione, di osservazione di Sé stesso e di attività interiore.

Fanes il raggiante è l’intelligenza e la luce divina che si manifestano nell’uomo, è l’Epifania divina nell’umanità, l’uomo vittorioso che finalmente vive come anima cristica, la coscienza risvegliata, l’Adam Kadmon.

Se abbiamo capito il senso del Natale, come presa di coscienza di essere anche noi una particella divina, di esser creato all’ immagine di Dio, sapremo con questa rivelazione trovare la forza, il coraggio, la determinazione per finalmente manifestare – epifania- questa nostra natura, nella nostra vita quotidiana ?

Nessun organizzazione esterna, nessun guru, nessuna legge umana potrà salvare lo Spirito umano dalla sua totale immersione nel materialismo, se la coscienza continua ad ignorare sé-stessa, rimanendo preda delle forze infra-razionali che l’asservono psicologicamente, fisicamente e socialmente.

L’inizio di questa nuova Era- con l’anno simbolico 2012- segnala un giro di boa decisivo nella nostra storia.

Ed è ora che tutta l’umanità è confrontata con la sfinge antica, dal corpo leonino, dalle ali dell’aquila scorpionica, dal busto umano: la sua voce risuona sempre più potente ed imperiosa, esigendo la soluzione dell’Enigma dell’uomo: se questo saprà o no, trovare la risposta giusta, iscritta nel cerchio zodiacale, entrerà nella via del suo glorioso avvenire, oppure sarà divorato.

E la Befana? 

befana

Il personaggio della Befana e la sua festa nasce e si evolve dai culti atavici della Dea Madre e dai riti e miti legati all’agricoltura e alla fertilità.

In diverse ere e culture i giorni che vanno dal Natale al 6 Gennaio venivano festeggiati perché legati alla fine del solstizio d’inverno. In popoli la cui sussistenza era legata all’abbondanza dei raccolti e ai frutti della terra, la fine dell’inverno e la rinascita del sole erano un’occasione troppo importante per non venire considerata “sacra”.

Nel grande nord, dove l’inverno è particolarmente freddo e buio si narra che Odino,in questi giorni in cui il sole riprende vigore e le giornate cominciano ad allungarsi, percorresse l’arco del cielo portando doni ai comuni mortali.

Nell’antica Grecia era la dea Hera a percorrere il cielo portando doni e abbondanza durante i dodici giorni solstiziali.

In Egitto il 6 Gennaio si festeggiava la nascita del dio Eone con una processione sulle sponde del Nilo. Statuette raffiguranti Epona, la dea amazzone, venivano poste dai celti in piccole edicole nelle stalle con il compito di proteggere gli animali e di favorire l’abbondanza dei raccolti e la fertilità della terra.

Nella tradizione rurale italiana la Befana è venuta ad incarnare la figura pagana di Madre Natura nei giorni in cui si celebra la morte e la rinascita della natura.

La dodicesima notte dopo il Natale, Madre Natura, stanca per aver dato agli uomini cibo e doni della terra per dodici mesi, prende le sembianze di una vecchia strega per farsi bruciare come un ramo secco e far sì che dalle ceneri possa nascere una nuova madre Natura, giovane e piena di forze per donare la vita alla terra per altri dodici mesi. 

Prima di partire però la vecchia passa a distribuire a tutti i semi che sarebbero nati l’anno successivo. Per questo in molte parti d’Italia si eseguono diversi riti purificatori in cui si scaccia il male e la cattiva sorte facendo un gran rumore percuotendo dei pentoloni o si accendono dei grandi falò in cui spesso viene bruciato un fantoccio dalle sembianze di vecchia strega.

Poiché la Befana è l’immagine della Madre Terra, colei che presiede a tutto ciò che si rinnova e dispensatrice di doni e frutti, alla terra sono legati i regali che nella tradizione elargisce ai bambini: fichi secchi, noci, castagne, mele diventati ai giorni nostri tanti dolciumi industriali.

Con il trascorrere dei secoli la Befana perde la propria connotazione benigna di Madre Natura e, sotto la spinta del cristianesimo, comincia ad essere considerata una sorta di strega.  Nel Medioevo, periodo a tinte fosche in cui forti sono le credenze e le paure popolari, la componente magica e demoniaca trasforma una divinità della fertilità in una vecchia malvagia e dissoluta legata a satana.

Il mito legato al periodo romano di Diana, dea notturna e dell’abbondanza che, in compagnia di altre donne, sorvolava i campi appena seminati per renderli fertili, decade sino a trasformare queste donne in malvagie streghe brutte e sdentate, dai capelli arruffati a dagli abiti cenciosi, aprendo così la strada all’iconografia della Befana giunta sino ai giorni nostri.

La chiesa cristiana che condannò questi rituali di fertilità pagani come demoniaci e la fantasia popolare, portarono alla credenza che queste streghe fossero solite solcare il cielo a cavallo di una scopa nella notte tra il 5 e il 6 Gennaio per compiere i loro sortilegi.

Poiché una dea buona e generosa non può trasformarsi improvvisamente in una strega assolutamente malvagia, nella credenza popolare questi due aspetti continuarono a convivere.
La Befana divenne quindi una vecchia signora capace di portare in sé sia il bene che il male.
Gentile e benevola come dea della terra e della fertilità si sa dimostrare cattiva e spietata con chi non rispetta le regole.

Sino alla fine del ‘500 comunque la Befana non è ancora una persona sola, che viene incarnata da queste donne/streghe, ma soprattutto è una festa.
Una festa in cui si accendono fuochi e si suona e si balla per esorcizzare l’inverno con le sue paure (la faccia demoniaca della Befana) e si festeggia l’arrivo di una nuova stagione, si spera, ricca di messi e di doni (la faccia buona della befana).
Sino alla fine del ‘600 esiste la credenza che le Befane siano due, una buona ed una cattiva.
Con il passare degli anni le due diventano una, buona e cattiva al tempo stesso, ma rimane sempre una splendida occasione per fare festa.
Una festa a cui partecipano tutte le classi sociali senza distinzioni tra nobili e plebei.

Da questo periodo in avanti la Befana diventa sempre di più la figura fantastica e folcloristica che è arrivata sino ai giorni nostri.
Una vecchia spaventosa nell’aspetto ma buona nell’animo che viene a portare doni per i bimbi buoni e carbone (nero, il simbolo del peccato) per chi si è comportato male.

Fonte: http://www.kurokumoryu.wordpress.com
http://biblia.wordpress.com
http://masseria.over-blog.com

 

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Perchè siam donne: * Sospese sulle stelle…a ricordarsi chi sono e di cosa sono capaci!

«Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di cosa sono capaci.

Non devono temere di attraversare gli sterminati campi dell’irrazionalità’, e neanche di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo.

Non devono aver paura del buio che inabissa le cose, perché quel buio libera una moltitudine di tesori.

Quel buio che loro, libere, scarmigliate e fiere, conoscono come nessun uomo saprà mai».

Virginia Woolf

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Perchè siam donne: Le donne che hanno creato i grandi classici Disney

L’Età dell’Oro del cinema d’animazione non sarebbe stata possibile senza queste illustratrici, animatrici e art director

Cenerentola (1950), Dumbo (1941), Biancaneve e i sette nani (1937) e Bambi (1942) sono classici Disney che hanno segnato l’infanzia di milioni di bambini nel mondo ed hanno tutti una cosa in comune: il ruolo giocato dalle donne nella loro realizzazione è stato inestimabile.

Anche se sono stati i leggendari animatori dei primi giorni della Disney Production (noti come Disney’s Nine Old Men) a passare alla storia dell’animazione, la fabbrica dei sogni creata da Walt Disney ha aperto la strada a centinaia di donne. Ma le loro storie non sono così note come quelle delle loro controparti maschili.

Durante gli anni ’30 circa 100 donne lavoravano nei reparti di inchiostrazione e pittura della compagnia. Tuttavia, era difficile per loro accedere a posizioni di animatrici, si può notare questo atteggiamento discriminatorio in una delle lettere di rifiuto venute alla luce solo di recente.

In esse la Disney productions sosteneva che:

“Le donne non fanno nessuno dei lavori creativi legati alla preparazione dei cartoni animati per lo schermo, poiché questo lavoro è svolto interamente da giovani uomini.Per questo motivo, le donne non sono considerate per la scuola di formazione. L’unico lavoro aperto alle donne consiste nel ricalcare i personaggi su fogli di celluloide con inchiostro di china e riempire il ricalco sul retro.”

A partire dagli anni ’40, sempre più donne poterono accedere a posizioni migliori dei tradizionali lavori di inchiostratore e pittore.

Il 10 febbraio 1941, Walt Disney annunciò che lo studio avrebbe iniziato a formare donne come animatrici.

Tra le ragioni elencate per la formazione delle donne, Disney sostenne che sarebbe stato vantaggioso per le impiegate acquisire nuove competenze e mantenere il lavoro nella possibilità di una guerra che avrebbe arruolato giovani uomini. Aggiunse anche che le donne avevano il diritto di avere le stesse possibilità di avanzamento degli uomini.

Da quel momento in poi, decine di donne cominciarono a lavorare in altri dipartimenti, come animatrici, art director e character designer. Quelle che seguono sono solo alcune delle pioniere che sono riuscite ad arrivare a posizioni solitamente riservate agli uomini:

Retta Scott Animatrice

Retta Scott è considerata la prima donna ad essere riconosciuta come animatrice per un film Disney. Scott entrò nella casa di produzione nel 1938, dove iniziò a lavorare nel reparto storie.

Uno dei più grandi classici Disney, Bambi (1942), era in fase di produzione all’epoca. i.

La straordinaria qualità di alcuni dei suoi schizzi, come quello che mostra la famosa lotta tra alcuni cani da caccia e Bambi, catturò l’attenzione dei leggendari animatori Frank Thomas e Ollie Johnston.

La velocità, il dinamismo e l’energia degli schizzi erano tali che sia Thomas che Johnston decisero che solo Scott sarebbe stata la persona migliore per animare quelle scene.

E così fu. Quando iniziò la produzione di Bambi, Retta Scott fu promossa al dipartimento di animazione della Disney e animò l’agghiacciante scena di lotta che tenne migliaia di bambini incollati allo schermo. Scott ha partecipato anche alla realizzazione di Fantasia (1940) e Dumbo (1941)

Retta Davidson Animatrice

Retta Davidson iniziò la sua carriera alla Disney, come molte altre donne artiste, nel reparto inchiostrazione e pittura e lavorò nelle produzioni di Pinocchio (1940), Bambi (1942), e Fantasia (1940). Nel 1941, quando gli animatori maschi cominciarono ad essere arruolati per combattere nella seconda guerra mondiale, lo studio chiese alle pittrici e alle inchiostratrici di mostrare i loro lavori per valutare se fossero adatte a fare l’animatrice. Davidson fu selezionata, ma nel 1942, decise di arruolarsi in Marina rinunciando a questa opportunità.

Maria Blair Illustratrice e direttore artistico

La più conosciuta tra le donne animatrici degli anni d’oro della Disney è stata l’artista Mary Blair. I suoi disegni sono leggendari e ha contribuito a molte delle produzioni Disney di maggior successo. Mary Blair iniziò a lavorare nello studio nel 1940 come illustratrice per il film Dumbo (1941).

Nel 1941, Mary intraprese un viaggio in America Latina con altri animatori della compagnia. Blair e i suoi colleghi visitarono Messico, Cile, Argentina, Brasile, Perù e altri paesi, Questi viaggi ebbero un impatto significativo nell’evoluzione dello stile di Mary Blair.

L’artista assorbì l’estetica e la ricchezza di colori di quei paesi e la rifletté in concetti artistici colorati in film come Cenerentola (1950), Alice nel paese delle meraviglie (1951) e Peter Pan (1953).

La carriera di Mary Blair alla Disney non si limitò ai film d’animazione: Mary progettò It’s a Small World, una delle attrazioni più popolari di Disney World.

Ruthie Tompson Animatrice

Ruthie fu un’altra pioniera dell’animazione al femminile, anche lei iniziò il suo percorso professionale nel dipartimento di inchiostrazione e pittura. Nel corso di quattro decenni, lavorò a vari progetti, rivedendo i rodovetro di animazione prima che venissero girati e pianificando le scene per film come Fantasia (1940), Dumbo (1941), La bella addormentata (1950) e Mary Poppins (1964)

Ci sono state molte altre professioniste che hanno dovuto superare gli ostacoli del tempo per accedere alle opportunità nel mondo dell’animazione. Così facendo, hanno creato film classici per la gioia di migliaia di bambini in tutto il mondo.

Per curiosità:

Attualmente le tecniche di animazione non sono assolutamente comparabili con quelle impiegate in quel passato!

Ieri:

La tecnica di animazione dello stop motion. o animazione a passo uno. Si tratta di una delle tecniche più usate e apprezzate anche nel mondo del cinema, tanto che uno dei primi a usarla fu Georges Méliès – uno dei padri fondatori della settima arte – che la utilizzò nel 1902 per il suo film Viaggio nella luna.

La tecnica di per sé è molto semplice: si tratta di fotografare degli oggetti, dei disegni, delle marionette o delle persone in pose successive in cui la posizione o piccoli dettagli sono sempre leggermente variati. Questi fotogrammi mostrati poi all’occhio umano ad alta velocità (12 o 24 fotogrammi al secondo) simuleranno una particolare sensazione del movimento.

5 originali corti di animazione per lasciarsi ispirare | Pixartprinting

Oggi

L’animazione digitale (anche detta computer animation, intesa come parte della grafica compiuterizzata) cominciò a diffondersi negli anni sessanta . Dopo varie sperimentazioni le prime applicazioni commerciali furono quelle di realizzazioni di grafiche ed effetti speciali per film e sigle di programmi televisivi.

Animazione digitale – Wikipedia



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Perchè siam donne: Mamma Natale? Ma certo! e fin dal 1849!

Mamma Natale è conosciuta ancora poco; anche se i nomi con cui può essere chiamata sono diversi: mamma Natale, signora Claus, Mrs.Claus!

Qualcuno pensa che Mamma Natale sia la moglie di Babbo Natale e sia adirittura la Befana

Come moglie di Babbo Natale è menzionata per la prima volta nel racconto “A Christmas Legend” (1849), di James Rees, un missionario cristiano di Philadelphia.

Nel racconto, un uomo e una donna anziani, entrambi con un fagotto sulla schiena, vengono ospitati in una casa la vigilia di Natale come stanchi viaggiatori. La mattina dopo, i bambini della casa trovano un’abbondanza di regali per loro, e la coppia si rivela non essere “il vecchio Babbo Natale e sua moglie”, ma la figlia maggiore dei padroni di casa, da tempo perduta, e suo marito sotto mentite spoglie.

La signora Santa Claus è menzionata nelle pagine dello Yale Literary Magazine nel 1851, dove lo studente autore (il cui nome è dato solo come “A. B.”) scrive dell’apparizione di Santa Claus ad una festa di Natale.

Un altro riferimento alla presenza della signora Babbo Natale è in un articolo dell’ Harper’s Magazine nel 1862;e nel romanzo comico The Metropolites (1864) di Robert St. Clar: appare in sogno ad una donna, indossando “stivali alti di Assia, una dozzina di sottovesti corte e rosse, un vecchio, grande, cesto di paglia” e portando alla donna una vasta selezione di articoli da indossare.
Una donna che potrebbe o non potrebbe essere la signora Babbo Natale è apparsa nel libro per bambini Lill in Santa Claus Land and Other Stories di Ellis Towne, Sophie May e Ella Farman, pubblicato a Boston nel 1878. Nella storia, la piccola Lill descrive la sua visita immaginaria all’ufficio di Babbo Natale (non nell’Artico,eh)



Come in The Metropolites, la signora Babbo Natale appare in un sogno dell’autore Eugene C. Gardner nel suo articolo “A Hickory Back-Log” nella rivista Good Housekeeping (1887), con una descrizione ancora più dettagliata del suo vestito:

Era vestita per viaggiare e per ripararsi dal freddo. Il suo cappuccio era grande e rotondo e rosso ed era abbellito con un nodo di nastro verde. Il suo aspetto generale non era diverso da quello fino ad allora immaginato L’ampio volant bianco del suo berretto di pizzo sporgeva diversi centimetri oltre la parte anteriore del cappuccio e si agitava avanti e indietro come le singole foglie di un grande papavero bianco
Il suo mantello a quadri di colore brillante arrivava fino al pavimento. Il suo braccio destro sporgeva attraverso una fessura verticale al lato del mantello e teneva in mano un foglio di carta coperto di figure. Il braccio sinistro, sul quale portava un grande cesto era nascosto dalle ampie pieghe dell’abito. Il suo volto era acuto e nervoso, ma buono


Dal 1889, la signora Claus è stata raffigurata nei media come una donna anziana, abbastanza robusta, gentile e dai capelli bianchi che prepara i biscotti da qualche parte sullo sfondo del mitico Babbo Natale.

A volte assiste nella produzione di giocattoli e sorveglia gli elfi di Babbo Natale.

A volte viene raffigurata da giovane con i capelli rossi.

Di solito viene raffigurata con un vestito di pelliccia rossa o verde.

La sua ricomparsa nei media popolari negli anni ’60 è iniziata con il libro per bambini How Mrs. Santa Claus Saved Christmas, di Phyllis McGinley.

Oggi, la signora Claus è comunemente vista nei cartoni animati, sui biglietti d’auguri, in soprammobili come ornamenti per l’albero di Natale, bambole ,e nei libri di storia, nelle recite scolastiche stagionali e nelle sfilate, in un grande magazzino “Santa Lands” come personaggio vicino al Babbo Natale sul suo trono.trono, nei programmi televisivi e nei film d’animazione e d’azione che trattano del Natale e del mondo di Babbo Natale.

La sua personalità tende ad essere abbastanza coerente; di solito è vista come una donna calma, gentile e paziente, spesso in contrasto con Babbo Natale stesso, che può essere troppo esuberante.

In film più recenti come la serie The Santa Clause, Fred Claus, e la serie The Christmas Chronicles, la signora Claus non è sempre rappresentata secondo lo stereotipo dell’anziana dai capelli bianchi, ma talvolta appare più giovane di Babbo Natale.

Nel caso di The Christmas Chronicles, questo è vero nonostante il fatto che Goldie Hawn, nota per mantenere il suo aspetto biondo e giovanile, abbia in realtà sei anni in più di Kurt Russell che interpreta Babbo Natale.

La signora Claus si allontana ancora di più dallo stereotipo in film più recenti, come il film di Mel Gibson del 2020 Fatman, dove è una donna di colore interpretata da Marianne Jean-Baptiste.

Fonti:

Mrs. Claus – Wikipedia

Mamma Natale: chi è e come sfruttarla al tuo evento! – Vero Babbo Natale

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La buona notizia del venerdì: i ragazzi sostengono la libertà delle donne indossando minigonne.

Gli alunni dell’ultimo anno hanno dato il via all’iniziativa in solidarietà delle compagne, il cui corpo viene costantemente sessualizzato, andando a scuola in gonna

Per un ambiente più inclusivo e una scuola che sappia portare una gonna!, così si legge sul loro profilo Instagram, arrivato in poche ore a quasi 1000 follower. Il loro obiettivo? Manifestare il desiderio di vivere in un luogo in cui sentirsi liberi di essere ciò che si è e di non essere definiti dai vestiti che si indossano: così i ragazzi del Liceo classico Zucchi di Monza hanno deciso di dire la loro. Anzi, di indossare la loro: una gonna, per dire a tutti – e soprattutto ai loro coetanei – che si è “contro la sessualizzazione del corpo” e la “mascolinità tossica”.

L’iniziativa, già al secondo anno, chiama Zucchingonna ed è stata ideata dagli alunni dellultimo anno riprendendo eventi simili organizzati in altri Paesi.

Sui social lo scopo lo spiegano gli stessi ragazzi:Viviamo in una società che, per quanto ami definirsi libera e inclusiva, non si dimostra tale. Le problematiche riguardanti le discriminazioni sono tantissime, ma impossibili da affrontare tutte insieme. Come in tutte le cose infatti bisogna fare piccoli passi alla volta, e perché non partire da un oggetto semplice e concreto?Una gonna, per esempio, ci permette di sollevare due importanti questioni, attuali ed evidenti a chi combatte per l’inclusione: la sessualizzazione del corpo femminile e la mascolinità tossica. Sono problematiche diffuse nella nostra società, e quale luogo migliore se non la scuola riflette il sistema nel quale ci troviamo a convivere con tanti altri. L’ambiente scolastico infatti dovrebbe farci sentire protetti e compresi nel nostro esprimerci liberamente.

A dire la sua circa questa tematica è anche la dirigente scolastica dell’Istituto Zucchi, la dottoressa Rosaria Caterina Natalizi Baldi:Gli studenti e le studentesse stanno difendendo uno sguardo pulito sulla donna, dotata di intelligenza e cuore, anche di una fisicità , che ne palesa la differenza e non la subalternità. La vera lotta, secondo me, è per esempio rivolgersi alle compagne guardando al loro volto, alla loro intelligenza, alla loro sensibilità. Sempre.

Sui social lo scopo lo spiegano gli stessi ragazzi:Viviamo in una società che, per quanto ami definirsi libera e inclusiva, non si dimostra tale. Le problematiche riguardanti le discriminazioni sono tantissime, ma impossibili da affrontare tutte insieme. Come in tutte le cose infatti bisogna fare piccoli passi alla volta, e perché non partire da un oggetto semplice e concreto?Una gonna, per esempio, ci permette di sollevare due importanti questioni, attuali ed evidenti a chi combatte per l’inclusione: la sessualizzazione del corpo femminile e la mascolinità tossica. Sono problematiche diffuse nella nostra società, e quale luogo migliore se non la scuola riflette il sistema nel quale ci troviamo a convivere con tanti altri. L’ambiente scolastico infatti dovrebbe farci sentire protetti e compresi nel nostro esprimerci liberamente.

A dire la sua circa questa tematica è anche la dirigente scolastica dell’Istituto Zucchi, la dottoressa Rosaria Caterina Natalizi Baldi:Gli studenti e le studentesse stanno difendendo uno sguardo pulito sulla donna, dotata di intelligenza e cuore, anche di una fisicità , che ne palesa la differenza e non la subalternità. La vera lotta, secondo me, è per esempio rivolgersi alle compagne guardando al loro volto, alla loro intelligenza, alla loro sensibilità. Sempre.

Un giorno a scuola con la gonna per i ragazzi del Liceo classico Zucchi di Monza, contro la sessualizzazione del corpo della donna – greenMe

Gli uomini sostengono i diritti delle donne indossando minigonne.

Sta accadendo in Turchia, da dove è partito l’hahstag che ha spopolato sui social #ozgecanicinminietekgiy, che tradotto significa “indossa una minigonna per Ozgecan.

Come spiega la nota avvocato e attivista Hulya Gulbahar, la protesta della gonna è “molto efficace” ed è la prima volta che i diritti delle donne vengono così ampiamente sostenuti in Turchia. Nonostante i progressi nella legislazione turca, i dati più recenti sulla violenza contro le donne mostrano che due donne su cinque ancora esposte a soprusi di natura sessuale e fisica.

La protesta della minigonna, in questo senso, ha fatto centro. Anche ricordando agli uomini turchi l’importanza di riconsiderare i loro atteggiamenti. Certo, è una goccia nel mare, ma il suo significato simbolico è molto potente. E decisamente virale.

Uomini turchi in minigonna contro la violenza sulle donne (#ozgecanicinminietekgiy) – greenMe

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Perchè siam donne: Josephine Baker la ” Venere nera” entra nel Pantheon di Parigi

Josephine Baker, prima donna nera nel Pantheon di Parigi. –

L’omaggio della Francia all’artista, ballerina, combattente nella resistenza all’occupazione nazista e attivista contro il razzismo –

Oggi è il giorno in cui Josephine Baker entra simbolicamente nel Pantheon di Parigi: la prima donna nera a ricevere la più alta onorificenza francese.

Una “figura eccezionale” che “incarna lo spirito francese”, “una donna la cui intera vita è stata dedicata alla ricerca della libertà e della giustizia” si legge nella motivazione con cui Emmanuel Macron ha spiegato la scelta di celebrare Josephine Baker che è anche la prima persona nata negli Stati Uniti e la prima ‘performer’ a essere immortalata nel nel Pantheon, raggiungendo figure come Marie Curie, Voltaire, Victor Hugo e altri personaggi che hanno illustrato la Francia. Ballerina, cantante, nata negli Stati Uniti in povertà e segregazione, star della “Revue Nègre” a Parigi tra le due guerre, combattente della resistenza all’occupazione nazista, attivista contro il razzismo: ecco chi era Josephine Baker. –

Nata Freda Josephine McDonald, il 3 giugno 1906 a Saint Louis nel Missouri, da madre nativa americana e padre di origine spagnola, trascorre gli anni della gioventù nella povertà e nella segregazione. Messa a servizio domestico abbandona la scuola. A 13 anni il primo matrimonio. Successivamente si unisce a una compagnia di artisti di strada e nel 1921 sposa Willie Baker, di cui  manterrà il nome anche dopo la separazione. Parte per tentare la fortuna a New York e a sedici anni debutta a Broadway. Nel 1925 arriva a Parigi con Sidney Bechet. l 2 ottobre 1925, diventa la star della “Revue Nègre” al Théâtre des Champs-Elysées. Qui, in breve tempo conquista il ruolo di prima ballerina e diventa una celebrità a Parigi. La sua danza, un infuocato charleston eseguito in un’ambientazione esotica che unisce il gusto piccante e ricercato del varietà francese al folklore della musica africana, lascia il pubblico a bocca aperta. 

Nel 1927, alle Folies Bergères, Josephine Baker si spinge ancora oltre nello sfruttare le fantasie coloniali dell’epoca esibendosi vestita soltanto di una cintura di banane, accompagnata da una pantera. La prima canzone che esegue nel 1930 al Casino de Paris, “J’ai deux amours, mon pays et Paris”, la consacra definitivamente come diva. –

Nel 1937 ottiene la cittadinanza francese attraverso il matrimonio con Jean Lion. Il matrimonio dura un paio d’anni e nel 1940 la “Venere nera” si rifiuta di cantare davanti ai tedeschi nella Parigi occupata dalle truppe naziste. In realtà, già dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Josephine Baker era entrata nel controspionaggio francese. Durante tutta la guerra, fornisce informazioni alla Resistenza e si esibisce per le truppe alleate, per le quali riceve la medaglia della Resistenza nel 1946 e la Legion d’onore nel 1957 da Charles De Gaulle.

Dopo la guerra Josephine Baker partecipa alla lotta contro il razzismo in Francia e negli Stati uniti. Con il suo ultimo marito, il direttore d’orchestra Jo Bouillon, sposato nel 1947, adotta dodici bambini di diverse culture e origini da tutto il mondo, la sua “tribù arcobaleno”, per dimostrare che “esiste una sola razza umana”. 

Nel 1963, durante la marcia per i diritti civili a Washington guidata da Martin Luther King, il “giorno più felice della sua vita”, Josephine Baker tiene il suo discorso nell’uniforme dell’esercito francese, con le sue decorazioni. –

Negli ultimi anni assume un ruolo importante l’incontro, l’amicizia e il sodalizio con Grace Kelly, già principessa di Monaco, che apprezza il suo talento e l’aiuta concretamente.

Ma c’è anche il riconoscimento istituzionale da parte della Francia, nella persona dell’allora presidente della repubblica, V. Giscard d’Estaing, che in un famoso telegramma scrive: “Nel rendere omaggio al suo talento universale e nell’esprimerle la riconoscenza della Francia il cui cuore ha così spesso battuto insieme al suo, le invio, cara Joséphine, i miei più amichevoli auguri in occasione delle nozze d’oro (1925-1975) che Parigi celebra con lei” Joséphine continuerà a cantare e a ballare fino all’ultimo (sessantotto anni), instancabile, allegra, piena di sogni e di forza.

Il 12 Aprile del 1975 muore in seguito ad un’emorragia cerebrale. I funerali, a cui partecipano ventimila persone, si svolgono nella chiesa della Madeleine de Parise e Joséphine viene poi sepolta nel cimitero del Principato di Monaco.

Sapete che ho sempre scelto la strada più difficile. Diventando vecchia, sicura di averne la forza e la capacità, ho preso quel sentiero difficile e ho cercato di renderlo un po’ più facile. Volevo renderlo più facile per voi. Voglio che abbiate l’opportunità di fare tutto quello che ho fatto io, senza che siate obbligati a scappare per ottenerlo.

Fonti

Joséphine Baker | enciclopedia delle donne

Josephine Baker, prima donna nera nel Pantheon di Parigi. La vita attraverso le immagini – Photogallery – Rai News

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* Lucia, portatrice di Luce, colei che libera dal velo dell’illusione

Lucia, intesa come portatrice di luce, portatrice di nuova vita. Colei che libera dal velo dell’illusione, dal velo di maya. Velo che separa gli esseri dalla conoscenza/percezione della realtà.

Il 13 dicembre si celebra santa Lucia, una festivita’ particolarmente sentita nel nord Europa, specie in Svezia, anche se Lucia ha origini siciliane.

La tradizione cristiana che celebra santa Lucia si inserisce su culti preesistenti e rituali legati al culto della terra e a quello del sole, su un calendario che ha subito molte traversie fino ad arrivare ai giorni nostri.

Prima della modifica del calendario da parte di Papa Gregorio XIII, il 13 dicembre era considerato il giorno piu’ corto con la notte piu’ lunga dell’anno, da qui il famoso detto “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia” ed era celebrato come il solstizio d’inverno. 

L’assenza di luce perche’ in questo periodo dell’anno il sole tramonta prima, l’assopimento della natura, la caduta delle foglie e l’inasprimento del clima dominato dal freddo, tutto richiamava il concetto della fine della vita e quindi, nelle culture antiche legate all’agricoltura e ai cicli della natura, la paura della morte.

I sacerdoti depositari dei saperi astronomici sapevano anche che da quel giorno in poi le giornate si sarebbero allungate e che, nonostante il rigore della stagione invernale, sotto la neve, i semi stavano preparandosi alla prossima rinascita mentre alberi come l’abete e piante sempreverdi come il vischio e l’agrifoglio potevano significare la capacita’ di resistere alle intemperie e la vitalita’ della natura.

Cosi’ furono istituite celebrazioni che coinvolgevano tutta la comunita’ per assicurarsi il ritorno del sole, per celebrare la luce, per ingraziarsi la natura e fugare ogni timore delle tenebre. 

In questo contesto si colloca la festa di Santa Lucia, una giovane cristiana vissuta nel V secolo.

Gia’ il suo nome deriva dal latino lux traducibile con luce, e’ un richiamo fortissimo alle antiche usanze di offrire una giornata di riti e festivita’ per scongiurare l’espansione delle tenebre e del buio.

La santa viene raffigurata spesso come una giovane fanciulla, con una corona di candele, specie nell’iconografia nordica, mentre essendo una martire nell’iconografia mediterranea oltre a portare una palma, simbolo del martirio, nell’altra mano sostiene una patena con degli occhi.

Secondo la tradizione e la leggenda, la santa stessa se li strappo’ gettandoli ai piedi di un pretendente, diventando anche la patrona della vista. 

Gli occhi di santa Lucia, sono un simbolo molto importante, dunque perche’ indicano la capacita’ di vedere, si sapersi orientare e sono un richiamo spirituale alla saldezza e all’illuminazione.

Per i nativi americani attraverso l’occhio si puo’ catturare l’anima di una persona, per questo non guardano mai direttamente nell’obiettivo delle macchine fotografiche. 

Per gli indu’ il terzo occhio e’ il simbolo di Shiva, che tutto distrugge che tutto purifica, l’occhio dell’onniscenza capace di vedere oltre la manifestazione della realta’ fenomenica.

Anche nel buddismo la raffigurazione degli occhi del Buddha rappresenta la sua onniscienza, di solito sono dipinti sulle quattro pareti esterne degli stupa.

Per gli egiziani era l’occhio all’origine del mondo e anche il dio Ra ha un occhio sulla fronte, perche’ grazie all’organo della vista la realta’ diventa possibile e si percepisce; cosi’ come Platone definisce l’occhio il simbolo dell’anima e della visione interiore.

Su questo concetto si basa anche la tradizione della chiaroveggenza collegata spesso con la cecita’ fisica, per esempio il dio Odino rinuncia ad un occhio per  bere alla fonte di Mimir e acquisire quindi la conoscenza, la stessa sorte che tocca ad Omero, capace di raccontare le storie e le leggende degli eroi greci e delle loro divinita’ ma solo perche’ guidato dalla luce interiore.

Bisogna anche stare attenti al potere della vista, chi non e’ preparato, chi osa alzare lo sguardo sfidando cio’ che la divinita’ consente rischia di perdere la propria vita e l’occhio si trasforma nel veicolo di morte.

Nella tradizione mitologica greca, per non essere trasformati in una statua di sale non si doveva guardare Medusa negli occhi, e un episodio nella Bibbia riporta lo stesso ammonimento, la moglie di Lot durante la fuga, si gira a guardare la distruzione di Sodoma e Gomorra contravvenendo ad un ordine divino e all’istante si tramuta in una statua di sale.

Gli occhi sono un’importante allegoria e un segno anche nel mandala.

L’occhio e’ un mezzo per entrare in contatto con la realta’ sia quella esteriore sia quella interiore.

Guardando la sua forma, l’occhio stesso e’ un mandala, considerando la forma della pupilla con un punto al centro, mentre la sua forma allungata ricorda quella della mandorla.

Secondo C. G. Jung e’  “prototipo del mandala” (citazione da S. Fincher, Mandala).

Quando in un nostro mandala sono presenti piu’ occhi, possono esprimere la nostra sensazione di essere osservati dagli altri e quindi giudicati, piuttosto, potrebbero esprimere il nostro di giudizio sul mondo esterno.

Gli occhi sono anche lo schermo sul quale proiettiamo i nostri sentimenti e le resistenze, quindi cio’ che riceviamo dall’esterno e’ sicuramente influenzato in maniera non obiettiva dai nostri sentimenti.

Un verso del Talmud contiene un concetto che all’incirca dice che non guardiamo le cose come sono, ma come noi le vediamo secondo l’inclinazione del nostro cuore.  Quando nel mandala l’occhio e’ uno e posizionato al centro, di solito indica che siamo molto in contatto con noi stessi e con il nostro “Io”, potrebbe anche essere che stiamo ricevendo conoscenze e “illuminazione” per altre vie superiori a quella fenomenica.

Indica che siamo connessi con la nostra spiritualita’ e il nostro se’ piu’ profondo. 

Fonte:

http://www.mandalaweb.info/approfondimenti/news/ilmandalaegliocchidisantalucia

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* Perchè siam donne: L'(immacolata) concezione

L’ (IMMACOLATA) CONCEZIONE

Il concetto dell’immacolata concezione di Gesù sta al centro della tradizione cristiana ortodossa.
Ciò nonostante viene menzionato soltanto in due dei quattro Vangeli e in nessun altro testo del Nuovo Testamento.
Marco dice…..”
ecco  la Vergine sarà gravida e partorirà un figlio, il quale sarà chiamato Emmanuele, il che interpretato vuol dire: Dio con noi…”
Si fa riferimento ad una profezia di Isaia che fece nel 735 a.C. , per ingraziarsi l‘ allora Re  di Gerusalemme Araz.
Ma nulla fa pensare che si riferisse alla nascita di Gesù 700 anni dopo.
Inoltre Maria e Giuseppe chiamarono il loro figlio Gesù ( in ebraico Yehoshua)
Anche l’interpretazione del testo evangelico non è esatta: infatti la parola semitica tradotta come “vergine” è almah, che significa semplicemente  “giovane donna”,  mentre in latino la parola  “ virgo “  significa  “ nubile ” .
La verginità fisica attribuita a Maria diviene ancora più incredibile riguardo alla dogmatica asserzione cattolica che ella rimase sempre vergine.
Nei Vangeli viene confermato che Maria ebbe altri figli, e Gesù viene citato come il “primogenito”, e i suoi fratelli erano Giacomo, Iosa, Simone e Giuda, e anche delle sorelle.
Le scritture dicono che Gesù era un “
Nazareno”, ma questo non vuol dire che venisse dalla città di Nazareth, la cui effettiva esistenza non è mai stata provata.
Giovanni Battista e il fratello di Gesù, erano Nazareni, individui ascetici , vincolati da rigidi voti durante periodi stabiliti, come nel caso di Mosè.
All’epoca di Giuseppe e Maria, i Nazareni erano affiliati alla
comunità Essena di Qunram.

LA COMUNITA’ ESSENA DI QUNRAM .

La comunità osservava alcune severe regole disciplinari in rapporto al fidanzamento e al matrimonio dinastico.
Queste regole erano molto definite e imponevano una vita di castità eccetto che per la procreazione di figli solo ad intervalli stabiliti.
Tre mesi dopo la cerimonia del fidanzamento, aveva luogo un “ Primo Matrimonio” ufficiale con l’unzione degli sposi, che segnava l’inizio degli sponsali  nel mese di settembre.
Dopo di che erano permessi rapporti fisici, ma soltanto nella prima metà di dicembre.
Scopo di questa limitazione era assicurare che un’eventuale nascita messianica avvenisse in settembre, mese dell’Espiazione.  Se la sposa non concepiva i rapporti intimi erano sospesi fino al dicembre successivo e così via.
Una volta che la sposa in prova aveva concepito, veniva celebrato un “Secondo Matrimonio” con unzione per legalizzare l’unione.
Tuttavia la sposa era ancora considerata una
almah, giovane donna, fino al compimento del Secondo Matrimonio, che non veniva celebrato fino a che lei non era in cinta di tre mesi.
Questo rinvio era stato stabilito in previsione di un possibile aborto.
I Secondi Matrimoni avevano quindi luogo nel mese di marzo.
Quindi Maria poteva benissimo essere la moglie di Giuseppe e allo stessa tempo una
almah.
Ma Maria rimase in cinta mentre stava trascorrendo un periodo di prova come donna sposata  della gerarchia dinastica, un periodo nel quale erano proibiti i rapporti sessuali, e Giuseppe ebbe bisogno di avere l’approvazione del sommo sacerdote Abiatar , il designato Gabriele.
Dal tempo di re Davide, la dinastia di Abiatar era insediata nell’alta gerarchia ecclesiastica.
Oltre ai tradizionali titoli sacerdotali, gli Esseni conservavano anche i nomi degli arcangeli del Vecchio Testamento nella loro struttura governativa.
Quindi , secondo l’ordine gerarchico, sotto al gran sacerdote “
Arcangelo Michele “ era il sacerdote “Angelo Gabriele”, che era anche l’Angelo Ambasciatore del Signore.

Così si spiega l’episodio dell ”Annunciazione”, dove si racconta che a Maria viene annunciata la nascita di Gesù dall’Angelo Gabriele.
In realtà si trattò di una conferma da parte di un alto sacerdote, che aveva il grado di Angelo Gabriele, nella
gerarchia degli Esseni.
E questo permesso fu dato perchè Giuseppe era un diretto discendente di Re Davide e suo figlio avrebbe preso posto nella discendenza regale, quindi non poteva essere  abbandonato come un qualsiasi figlio illegittimo.
Dopo questa dispensa a Giuseppe sarebbero state applicate di nuovo le regole normali: prima fra tutte quella che nessun contatto fisico era permesso tra marito e moglie fino alla nascita del bambino.
Intanto le regole erano state infrante e Maria dette alla luce Gesù nel momento sbagliato dell’anno: domenica 1 marzo del 7 a.C.
Così Maria non solo concepì come
almah, ma partorì anche come tale prima del Secondo  Matrimonio.

continua….: ” Le Marie :Lo sposo e la sposa “

Fonti:

Robert Graves ” La dea Bianca” Adelfi Edizioni

Edoardo Schurè : ” I grandi iniziati” Edizioni Laterza

Illustrazioni : Antonello da Messina / Dante Gabriele Rossetti

 

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*Perchè siam donne:1 dicembre 1955, Rosa Parks prende un autobus

1 dicembre 1955, Rosa Parks prende un autobus

 

Rosa Parks

 


Lei è ClaudetteColvin, la giovanedonna che a 15 anni si rifiutò di lasciare il posto in autobus riservato ai bianchi. Succedeva 6 mesi prima di RosaParks. Disse di quel momento che era come se SojournerTruth da un lato e
HarrietTubman dall’altro la spingessero a non alzarsi. Così riuscì a farlo. Tenendo in mente due straordinarie donne che prima di lei avevano scritto pagine di storia.

“Sii tu il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”

Mahatma Gandhi

 

Fonte:http://womenoclock.com/2013/12/01/1-dicembre-1955-rosa-parks-prende-un-autobus/