. La buona notizia del venerdì: Le donne marocchine hanno manifestato per chiedere l’abolizione della poligamia

“Sebben che siamo donne paura non abbiamo…”

Le donne marocchine hanno manifestato per chiedere l’abolizione della poligamia

Le rivendicazioni più importanti riguardano l’abolizione completa della poligamia e la parità delle quote ereditarie tra uomo e donna

Il 10 ottobre migliaia di donne marocchine hanno manifestato in varie città del paese per chiedere l’abolizione della poligamia, la revisione del diritto di famiglia e la parità di genere tra uomini e donne.

Secondo le organizzazioni per i diritti delle donne, ciò che viene sancito nella Costituzione marocchina, non è rispettato nei fatti. I manifestanti hanno quindi chiesto una revisione del codice di famiglia e l’abolizione delle leggi che violano i loro diritti e la loro dignità. 

La Mudawwana – o codice di Statuto personale marocchino – è la legge fondamentale sul diritto di famiglia, approvata da re Mohamed VI nel 2004, che rappresenta delle innovazioni rispetto alla Costituzione varata negli anni Cinquanta.

 

Nel 2011 il re del Marocco ha approvato una nuova Costituzione, che all’articolo 19 sancisce – solo sulla carta – l’uguaglianza tra i sessi e la parità dei diritti politici, sociali ed economici. 

Le donne marocchine vengono costantemente discriminate ed emarginate. Nonostante la Costituzione sancisca la parità tra uomini e donne, le donne sono escluse da diversi settori”, ha dichiarato Yasmin Wardi, sociologa marocchina, al quotidiano Al Arabiya. 

Soprattutto in ambito lavorativo, le donne hanno degli stipendi molto più bassi rispetto agli uomini. Anche le donne istruite non ottengono mai posizioni di rilievo. Bisogna tener conto dei cambiamenti che stanno avvenendo all’interno della nostra società”, ha proseguito la sociologa. 

Le rivendicazioni più importanti riguardano l’abolizione completa della poligamia e la parità delle quote ereditarie tra uomo e donna. 

Alle donne in Marocco attualmente spettano per legge quote minori rispetto agli uomini.

 

In Marocco la poligamia è autorizzata solo se vengono rispettati determinati criteri: deve essere approvata da un giudice, la prima moglie deve acconsentire e l’uomo deve avere sufficiente reddito per mantenere entrambe le famiglie. Le donne marocchine ritengono tuttavia che la poligamia leda i loro diritti e la loro dignità.

Le altre rivendicazioni delle manifestanti riguardano il diritto delle donne di poter sposare uomini non musulmani. Finora tale diritto spetta solamente agli uomini, mentre le donne che vogliono sposare un non musulmano devono consegnare un documento che attesti la conversione all’Islam del fidanzato.

Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook.

https://www.tpi.it/2017/10/12/marocco-donne-chiedono-abolizione-poligamia/#r

Donne cristiane, musulmane ed ebree in marcia per la pace

Partita domenica scorsa dal nord di Israele la Marcia della Pace in Terra Santa organizzata dal Movimento “Donne Costruttrici di Pace”

Ha avuto inizio domenica 24 settembre, la Marcia della Pace in Terra Santa organizzata dal Movimento WWP, e cioè, delle “Donne Costruttrici di Pace” in collaborazione con le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), con la Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa (Cili-Italia) e il Movimento Internazionale “Uniti per Unire”.

Il Movimento WWP è nato nel 2014 e nell’ottobre 2016 ha raccolto in una marcia per la pace dal nord di Israele a Gerusalemme circa quattromila donne di diverse religioni.

Questa marcia storica che unisce donne ebree, musulmane, cristiane e laiche che, semplicemente, si sentono unite come donne a favore della pace, terminerà il 10 ottobre a Gerusalemme”, ad annunciarlo è Foad Aodi, Focal Point per l’Integrazione in Italia per l’Alleanza delle Civiltà (UNAoC), Fondatore di #Cristianinmoschea e Co-mai che si è recato questa estate in missione in Terra Santa aprendo il Convegno organizzato da WWP con più di cinquecento donne di tutte le religioni presso Taibeh.

Della Marcia ha parlato anche l’Osservatore Romano. “È molto di più di un flash mob, spiegano le attiviste di Women Wage Peace, un movimento senza leader organizzato grazie al passaparola che corre sui social network. Lo dimostrano i numeri – ha scritto il quotidiano della Santa Sede – : migliaia di donne ebree, musulmane e cristiane hanno camminato insieme in Israele per la pace durante l’ultima iniziativa dell’ottobre scorso, una marcia verso Gerusalemme lunga duecento chilometri”.

Non ci fermeremo – si legge nel sito dell’organizzazione – finché non sarà raggiunto un accordo politico che porterà a noi, ai nostri figli, ai nostri nipoti un futuro sicuro”.

http://www.interris.it/2017/09/27/128448/cronache/religioni/terra-santa-donne-cristiane-musulmane-ed-ebree-in-marcia-per-la-pace.html
http://www.bocchescucite.org/marcia-delle-donne-cristiane-ebree-e-musulmane-cantano-la-preghiera-delle-madri/

Sebben che siamo donne... Nata nella valle Padana tra 1890 e 1914, entra presto nel repertorio delle mondine. L’autore è anonimo e ne esistono diverse versioni. La canzone è inserita nel film “Novecento” di Bernardo Bertolucci.

Vettori Giuseppe, Canzoni italiane di protesta 1794 – 1974, Roma, Newton Compton, 1975

* Ottobre, è tempo di raccogliere

Quando pensiamo alla parola Karma, l’immaginazione ci porta verso mondi di un passato che spesso abbiamo visto nei libri di storia o nei film al cinema, perchè quel termine riguarda qualcosa che abbiamo fatto nel “passato”, di buono o di meno buono.

In questi anni, da quando mi occupo di astrologia energetica, ho potuto notare che questo tempo trascorso non è sempre così lontano e spesso le fasi cicliche della reincarnazione possiamo vederla nell’esistenza che stiamo vivendo.

Quante volte ricordando qualcosa hai detto “era una vita fa”? E’ esattamente questo che è successo.

Abbiamo sempre l’opportunità di ricostruire scenari e opportunità in linea con i nostri cambiamenti.

E’ necessario farlo per sostenerci e proteggere il lavoro di evoluzione che costruiamo ogni giorno verso quell’equilibrio di noi stessi che è energetico, mentale, fisico, spirituale, che possiamo chiamare “serenità”.

Durante il mese di ottobre una buona energia sostiene la raccolta energetica del buono (e del meno buono) che abbiamo seminato nei primi mesi di quest’anno con le nostre scelte, con i nostri cambiamenti.

Questo periodo precede un momento collettivo dove saremo chiamati a sommarci nelle nostre forze e nella nostra disponibilità verso un atto di coraggio o di sottomissione. 

Come ho detto più volte, durante questi anni e fino al 2025 saremo protagonisti di un cambiamento mondiale che sarà il mondo del futuro.

Niente è deciso finchè non lo fai. Il destino è solo nel tempo che sta arrivando ma sarai sempre e solo tu a determinarne il valore.


https://energiamaya.org/2017/10/11/e-tempo-di-raccogliere-ottobre-2017/#like-3252

* La buona notizia del venerdì; il pronto soccorso poetico aiuta più di qualsiasi farmaco, è nata l” Emergency poet” che prescrive “poemcetamols”

E’ una scrittrice, una poetessa e un po’ dottoressa e con la sua ambulanza degli anni ’70 percorre da nord a sud le strade della Gran Bretagna prescrivendo ai suoi pazienti delle poesie contro il male di vivere.

Deborah Alma, ascolta i suoi pazienti, che sono circa duemila ogni anno, e prescrive loro medicine per l’anima attraverso le sue poesie; il suo Pronto soccorso poetico aiuta più di molti farmaci, e quando parcheggia la sua ambulanza c’è la fila nella “tenda d’aspetto” per alcuni dei suoi versi.

I bambini possono scrivere sulle lavagne e se non si ha il tempo per un consulto un’”infermiera” può dare loro del “poemcetamols” una sorta di paracetamolo poetico, che cura un po’ tutti i mali, si tratta di pillole di poesia, da prendersi con calma, durante un momento di relax e pace.

Deborah Alma ha rilasciato un’intervista a La Stampa spiegando il suo lavoro:

Fin da bambina volevo fare la scrittrice. Quando mi sono trovata a dover crescere due figli da single, con pochissimo tempo a disposizione, mi sono avvicinata alla poesia perché mi permetteva di essere immediata, di creare qualcosa negli spazi ridotti che avevo per me. 

Con la scrittura ho poi lavorato sia con persone affette da demenza senile e sia con i bambini nelle scuole primarie: nel constatare quotidianamente il benessere che possono dare le parole giuste dette o lette al momento giusto è nata l’idea della «Emergency poet»”. 

La dottoressa scrittrice fa accomodare i suoi pazienti, con i quali parla a lungo per scoprire i loro punti caldi:

Formulo domande in grado di evocare zone belle e tranquille della mente. Citando il poeta irlandese Yeats, per esempio, chiedo di descrivermi la stanza ideale per quando saranno “vecchi, grigi, sonnolenti, col capo tentennante accanto al fuoco”, entrando in empatia con loro e offrendo così un canale per sognare e aprirsi senza inibizioni. In questo confronto faccio una sorta di radiografia di chi ho davanti a me: chi è, cosa pensa, quali sono le sue abitudini, cosa lo rende felice e infelice, quanto è abituato a rilassarsi o a prendersi cura di sé. Poi, una volta individuati i sintomi, cerco la poesia più adatta tra le oltre 300 che conservo nel mio archivio”

Deborah prescrive poesie per ogni male e secondo lei ci sono poesie adatte per ogni sintomo, per esempio il mal d’amore è curabile con “Amore dopo amore” di Derek Walcott…

Amore dopo amore ❣

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola. 

Mentre contro lo stress Deborah consiglia “Poscritto” di Séamus Heaney

Poscritto ❡

E trovare il tempo a volte di andare in auto a Ovest,
Nel Clare, lungo la Flaggy Shore,
A settembre oppure ottobre, quando il vento
E la luce si contrastano
Così che da una parte l’oceano è pazzo
Di schiuma e di bagliori, mentre all’interno tra le pietre
La superficie di un lago grigio ardesia è illuminata
Dal lampo terreno di uno stormo di cigni
Le piume arruffate e mosse, bianco su bianco
Le teste adulte e testarde
Chine o affioranti o indaffarate sott’acqua.
Inutile pensare di parcheggiare e di afferrarlo
Meglio. Non sei né qui né là,
Nel premere e passare di cose estranee e note
Mentre soffici e forti raffiche prendono l’auto di traverso
E colgono il cuore alla sprovvista, e lo spalancano.

E per chi ha perso una persona cara niente è meglio di “Oche selvatiche” di Mary Oliver.

Oche selvatiche❞

Non devi essere buono.
Non devi camminare sulle ginocchia
per un centinaio di miglia attraverso il deserto del pentimento.
Devi solo lasciare che l’animale tenero del tuo corpo
ami ciò che ama.
Parlami di disperazione, la tua, e ti dirò la mia.
Nel frattempo il mondo va avanti.
Nel frattempo il sole e i chiari cristalli della pioggia
si muovono attraverso i paesaggi,
sulle praterie e le distese di alberi,
le montagne e i fiumi.
Intanto le oche selvatiche, alte nell’aria blu e tersa,
ancora una volta fanno ritorno a casa.
Chiunque tu sia, non importa quanto solo,
il mondo si offre alla tua immaginazione,
ti chiama come le oche selvatiche, severe ed emozionanti
ripetutamente annunciando il tuo posto
nella famiglia delle cose. 

Se invece avete bisogno di un buon ricostituente allora vi prescriverà “Agio” di William Henry Davies

Agio ❢

Cos’è questa vita se, pieni di preoccupazioni,
Non abbiamo il tempo di fermarci ad osservare.
Non il tempo di fermarci sotto i rami
Ed osservare a lungo come le pecore o le mucche.
Non il tempo di vedere, quando passiamo nei boschi,
Dove gli scoiattoli nascondono le noccioline nell’erba.
Non il tempo di vedere, alla luce del giorno,
Ruscelli pieni di stelle come cieli di notte.
Non il tempo di volgere lo sguardo alla bellezza
Ed osservare i suoi piedi danzare.
Non il tempo di spettare che la sua bocca arricchisca
Il sorriso che i suoi occhi hanno cominciato.
Povera vita è mai questa se, piena di preoccupazioni,
Non abbiamo il tempo di fermarci ad osservare.

Deborah racconta che i suoi pazienti troppo spesso sono afflitti da solitudine, hanno bisogno di qualcuno con cui confidarsi, di cui fidarsi e a cui affidarsi, le sue cure funzionano bene perchè spezzano la frenesia, la freddezza della vita moderna, le poesie che prescrive vanno “prese” seguendo una sorte di rituale, 10 minuti di pausa, 10 minuti per staccare la spina, nel silenzio o nella natura, accompagnati da suoni rilassanti o suoni naturali, profumi di bosco o di prati fioriti, luci soffuse ma chiare che armonizzino l’anima.

Nel suo viaggio lungo le strade britanniche è accompagnata dal marito Jamesun “poemedic”, poeta di professione e medico dell’anima per passione, l’aiuta con la tenda d’aspetto e la sprona nel suo progetto.

Molte persone cambiano umore dopo una seduta con Deborah, è incredibile il potere di una poesia,

basta poco per sentirsi meglio, in pace con se stessi e con gli altri e soprattutto alleggeriti dal peso della vita.

 

http://www.eticamente.net/44572/pronto-soccorso-poetico-come-ti-curo-con-una-poesia.html?refresh_ce

* Anche io sono una maga


Anche io sono una maga

Io sono una Maga

fattucchiera di me stessa

Regina del mio Regno.

Mi diletto tra incantesimi ed immaginazioni

Guerriera di pace, indeterminabile figura.

Io sono una Maga

e tutto posso.

Disegnare il mio destino con la matita della magia.

Allo schioccar di due dita l’energia risponde.

Io sono una Maga e vivo assieme a un Lupo

tra fumi e brillii e perenni incanti.

Io Maga, caparbia e testarda

onesta e leggera,

imperscrutabile.

Addestrata a continuare.

Io Maga delicata e violenta

assaporo l’anima nell’estasi della beltà.

Io Maga buona e malvagia

alla ricerca di risposte

al fidarmi vulnerabile.

Io Maga indifesa e coraggiosa

potente e delicata come gli zefiri dell’atmosfera.

Che ama il Cosmo e Madre Terra

e coccola la fiamma della vita.

Io Maga dal sapor di vino

governo astri e betulle e considerazioni.

Io Maga, io vita, certezza e utopia.

Un sogno, il vero. Sono io.

(MAGAMEG)

 Anche tu sei  una maga

* La buona notizia del venerdì: Così si cambia “ la scuola dei bulli”

L’anno scolastico si è inaugurato in una scuola che un anno fa era data per spacciata.

Alla media Drovetti di via Bardonecchia, a Torino ,anche la sindaca a salutarne la rinascita.

Ora si caratterizzerà per didattica innovativa, aule per discipline, ragazzi e docenti in movimento.

E sarà Centro civico aperto al territorio.  

La Drovetti, la media di Borgo San Paolo, era da anni «la scuola dei bulli»: per un eccesso di accondiscendenza nei confronti di ragazzi difficili, atteggiamenti arroganti e violenti erano dilagati.

E la fuga era stata generale: lo scorso anno non si era arrivati formare neppure una prima.

Ma il destino nell’estate del 2016 ha fatto incontrare la Drovetti con Maria Teresa Furci, preside alla media Antonelli, madre di quattro figli, vincitrice del concorso del 2011 dopo essere stata per vent’anni insegnante di violino alle medie di Vibo Valentia, città che ha lasciato scegliendo Torino.

«Sono andata alla Drovetti – racconta – per gli esami di terza media e allora, pur rendendomi conto delle difficoltà, ho visto le potenzialità di sviluppo. In primo luogo, il quartiere, poi la grande capacità di accoglienza di alcuni insegnanti, il desiderio di riscatto». La scuola era rimasta senza dirigente e lei l’ha chiesta in reggenza.

Da quel momento non ha smesso di lavorare per invertire la rotta.  

«C’erano tante cose da mettere a posto. La Drovetti fa parte dell’Istituto comprensivo di corso Racconigi e nella sede di via Luserna c’erano problemi di sicurezza. Per questa ragione la media, che doveva essere trasferita là, è rimasta dov’era. Circostanze negative alla fine hanno portato una soluzione positiva».

Già, ma i bulli? «Nessun pregiudizio, poi la facilità è venuta dal trovare ben poco della vecchia scuola. Gli alunni erano pochi, è stato facile riportarli al rispetto delle regole...».

Il ricordo va al primo giorno dello scorso anno, all’eccesso di rossetto sulle labbra delle ragazze, alle canottiere dei ragazzi, a certi sguardi. «Ho fatto leggere agli studenti il patto di corresponsabilità». Poi, niente pietismi, rispetto dei ruoli e partecipazione delle famiglie. «Il “ridimensionamento” si è percepito quel giorno stesso».

Con gli insegnanti storici, i neoassunti e con le possibilità date dall’indirizzo musicale, la scuola ha dato il via a un progetto di continuità con la scuola primaria di musica, arte e inglese. «Si è stabilito così un forte legame tra media e primaria. Abbiamo dato vita al coro che si è esibito in tante occasioni con l’orchestra delle medie. Nelle famiglie della primaria è nata la fiducia, hanno visto da vicino che sono ragazzi come tutti».

Una convinzione che non l’abbandona mai. 

In febbraio le iscrizioni sono arrivate: 52. Due prime, un successo.

Ma prima, la preside violinista aveva tessuto anche una rete di contatti fondamentali, sostenuta dal direttore regionale del Miur, Manca. «Avevo scritto alla sindaca, visto il suo impegno per i quartieri in campagna elettorale. Ho contattato la Circoscrizione.

Nel complesso della Drovetti c’è anche un nido e la scuola dell’infanzia.

Alla fine il progetto è decollato, la scuola poteva vivere.

Ma c’è stato un giorno in cui ho avvertito che le cose stavano cambiando: davanti è stata aperta una cartoleria», ricorda Maria Teresa Furci, prof che il preside, a Vibo Valentia, faceva parlare per prima nei consigli di classe perché «nelle lezioni di strumento sei a tu per tu con i ragazzi e impari a conoscerli a fondo».  

Il quartiere ha ricominciato ad amare la sua scuola. «Abbiamo messo nei negozi le locandine dei nostri concerti, abbiamo creato la pagina Facebook, organizzato open day». Domani il debutto. «A volte mi pare incredibile. Poi, penso che ho imparato a calibrare i tempi in camera oscura quando aiutavo mio padre, fotografo. E allora mi dico che sì, è possibile».

C’è un territorio che si stringe intorno alla sua scuola, la Drovetti, e che spera di non vederla chiudere o trasformarsi in qualcosa di diverso. Lo ha dimostrato nel primo «open day» per le iscrizioni in prima media, a cui sono state invitate le quinte delle primarie Casati e Battisti dell’Istituto comprensivo che include, appunto, la media di via Bardonecchia 34, in passato al centro di polemiche e via via abbandonata dalle famiglie.

E la Drovetti , sabato 12 novembre, ha dato il meglio di sé con l’orchestra e il coro (la scuola media ha l’indirizzo musicale) e la preside Furci, violinista, che ha suonato con i ragazzi nel singolare auditorium aperto che impreziosisce l’atrio. Sulla balconata-salone, poi, le spiegazioni sul Piano dell’offerta formativa, sul patto scuola-famiglia, i progetti artistici che proseguono dalla primaria alla media, le rassicurazioni sulla stabilità del corpo insegnante (solo un docente è precario).

«Le famiglie hanno dimostrato grande attenzione – ha detto la preside a fine mattinata -, il desiderio di riappropriarsi di questa scuola c’è, ma i genitori hanno bisogno di certezze. Per questo abbiamo chiesto un incontro all’assessora all’Istruzione Federica Patti».

Servirebbe un impegno con un comune obiettivo da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale e della Città. «I nostri ragazzi sono sempre andati con ottimo profitto in licei come il Cavour, il Berti. Non ha senso che il quartiere perda la media avendo due primarie e un oratorio frequentato da 700 ragazzi», riflette la professoressa Gianna Savant Levet.

Dal prossimo anno, tra l’altro, la Drovetti dovrebbe diventare scuola polo per le certificazioni Trinity. 

 

C’è stato un giorno in cui la preside Furci ha capito di avercela fatta ad invertire la rotta: quando è stata aperta una cartoleria davanti alla scuola, in via Bardonecchia

http://www.lastampa.it/2017/09/10/cronaca/la-preside-violinista-ha-cambiato-la-storia-della-scuola-dei-bulli-xutXrhHmmOpx8VU9fPgRBM/pagina.html

* A quelli che non amo

 

“Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore non perdonerebbe mai.

Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.

E’ merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perchè mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

“Non devo loro nulla” –
direbbe l’amore
su questa questione aperta.”

 

fonte :www.jungitalia.it

 

Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012) è stata una poetessa e saggista polacca.

Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti, è generalmente considerata la più importante poetessa polacca degli ultimi anni, e una delle poetesse più amate dal pubblico della poesia e non solo di tutto il mondo d’oggi.

In Polonia, i suoi volumi raggiungono cifre di vendita (500.000 copie vendute – come un bestseller) che rivaleggiano con quelle dei più notevoli autori di prosa, nonostante Szymborska abbia ironicamente osservato, che la poesia piace a non più di due persone su mille.

* Io dico sì alla vita! Grazie Louise!

 

Solo se amiamo, accettiamo e approviamo realmente noi stessi, così come siamo, tutto andrà bene nella nostra vita. L’approvazione e l’accettazione di se stessi, qui e ora, sono le chiavi per arrivare a cambiamenti positivi in ogni aspetto della nostra vita.” 

 

Sul mio comodino...

 

Pensa allo sviluppo di una rosa a partire da quando è ancora un timido bocciolo. Fiorendo nel pieno del suo splendore e fino all’ultimo petalo, essa è sempre bella, sempre perfetta, sempre in mutamento. Lo stesso vale per noi. Siamo sempre perfetti, sempre belli, sempre in mutamento. Facciamo del nostro meglio con la comprensione, la consapevolezza e la conoscenza che abbiamo.”

 

nuovi schemi di pensiero sullo specchio ogni giorno

 

Nell’infinità della vita che vivo, tutto è perfetto, integro e completo, eppure la vita è in continua evoluzione.

La vita non è mai difficoltà, né statica, né esaurita, perchè ogni momento è sempre nuovo e fresco.

Ogni istante della vita è un nuovo passo in un continuo allontanarsi dalla vecchia strada. Ogni istante per me è un punto di partenza esattamente qui e ora.

Nel mio mondo tutto va per il meglio.

Grazie Louise!

 

 

leggi anche 

http://puoiguarirelatuavita.it/louise-hay12-consigli-per-amare-se-stessi

https://lauracarpi.wordpress.com/2014/03/19/per-ricordare-di-essere-donne/