* La buona notizia del venerdì:Donne e scienza, Il Nobel per la fisica a Donna Strickland  e quello per la chimica a Frances H. Arnold sono la migliore risposta a chi ancora dubitasse della capacità delle donne di eccellere in ambiti scientifici.

donne, scienza e Nobel

Il Nobel per la fisica 2018 va ad Ashkin, Moureau e Strickland per i loro studi innovativi nel campo della fisica dei laser.

Donna Strickland – la terza donna al mondo, dopo Marie Curie e Maria Goeppert-Mayer, a ricevere il Nobel per la fisica – è una ricercatrice canadese in forza alla University of Waterloo. Si è laureata in ingegneria fisica alla McMaster University e ha completato il dottorato di ricerca alla University of Rochester.

Fu proprio durante il periodo di dottorato che lavorò, insieme a Mourou, alla chirped pulse amplification, il tema per cui le è stato assegnato il massimo riconoscimento. Attualmente dirige un gruppo di ricerca che si occupa di laser ultraveloci e ad alta intensità per studi nel campo dell’ottica non lineare.

 

Imbrigliare il potere dell’evoluzione, e sfruttarlo per realizzare nuovi materiali ecologici, energia pulita, nuovi farmaci e terapieantitumorali.

Di tutto e di più, insomma, spostando in provetta i processi che hanno creato, modificato e adattato la vita dalla sua comparsa sul nostro pianeta. E in particolare, i suoi elementi costitutivi: le proteine. È questo il tema del premio Nobel per la chimica di quest’anno, assegnato a Frances H. Arnold, scopritrice dell’evoluzione diretta degli enzimi, ed ex aequo a George P. Smith e Sir Gregory P. Winter, inventori di una tecnica definita phage display, con cui è possibile realizzare in laboratorio nuovi anticorpi e peptidi.

 

 

Frances H. Arnold ha iniziato la sua carriera come ingegnere aerospaziale, nel 1979. L’allora giovane ricercatrice americana voleva sviluppare nuove tecnologie che aiutassero l’umanità a ridurre il suo impatto sull’ambiente.

All’inizio degli anni ‘80 Frances decise di seguire un approccio completamente differente: imitare la natura, e affidarsi all’evoluzione.

Nel 1981 scopre le incredibili potenzialità della genetica. “Era chiaro – racconta oggi la scienziata – che la capacità di riscrivere il codice della vita ci avrebbe permesso di sviluppare un metodo completamente nuovo per creare materiali e sostanze chimiche che usiamo nella vita di tutti i giorni”..

E oggi il comitato dei Nobel ha deciso di premiare i suoi sforzi con l’onorificenza più alta per uno scienziato.

Eh già perché c’è ancora chi dubita.

E se nessuno osa più parlare di inferiorità dell’intelligenza femminile, presunte differenze psico-cognitive di genere vengono ancora addotte per spiegare il motivo per cui  solo poche donne intraprendono studi e carriere universitari nell’area STEM (Science Technology Engineerings Mathematics).

Una ricerca svolta dalla University of New South Wales (UNSW Sydney) pubblicata su Nature Communications qualche giorno prima dell’annuncio dei Nobel,una meta-analisi  che prende in considerazione le performance scolastiche e universitarie di 1,6 milioni di studenti e studentesse di 268 scuole di tutto il mondo.

Come atteso – lo dicono tutte le statistiche mondiali – i voti delle ragazze sono risultati in media più alti di quelli dei loro compagni, e con una minore variabilità (differenza tra il voto più alto e quello più basso).  Sorprendentemente, però, entrambe queste differenze di genere sono risultate minori nelle materie scientifiche che in tutte le altre, per esempio, l’inglese.

In definitiva, nelle materie STEM le prestazioni di maschi e femmine sono molto simili. Ma è invece nell’area umanistica che le differenze tra i due sessi sono significative, sia nella media sia nella variabilità. E in questo caso a essere svantaggiati sono gli uomini.

 Secondo Rose O’Dea, Ph.D. studente e autrice dello studio della UNSW di Sydney, l’orientamento delle ragazze verso carriere in ambiti umanistici sarebbe motivato dalla sensazione, confermata anche dai dati statistici, che in questi campi vi sia una minore competizione maschile.

Ma contano anche aspetti psicologici e culturali: lo stereotipo ancora largamente diffuso secondo il quale le donne sarebbero meno portate per la matematica influisce sullo stesso modo di aprocciarsi alla materia fin dalla più tenera età. Perché si tende a interiorizzare le percezioni degli altri come proprie e quindi ad allinearsi con gli stereotipi vigenti.

A tenere lontane le donne dalle carriere scientifiche, evidentemente, non è la “natura” ma la cultura dominante, e lo status quo:  il fatto che negli altri campi ci siano meno uomini con cui competere.  

E per cambiare questa cultura e incoraggiare le ragazze a intraprendere carriere nella scienza e nella tecnologia servono nuovi modelli di riferimento.

Figure scientifiche femminili che suscitino emulazione, come Donna Strickland  e Frances H. Arnold, che con il loro lavoro provano che a una donna nessun traguardo può essere precluso nella scienza.

 

https://www.galileonet.it/2018/10/donne-e-scienza-studio-demolisce-stereotipi/

https://www.galileonet.it/2018/10/studio-laser-nobel-fisica-2018/

 

 

La buona notizia del venerdì: Chi la fa l’aspetti…soprattutto con una donna!

Era stata ‘derubata’ del Nobel per la sua scoperta

44 anni dopo è stata premiata con 3 milioni di dollari, da studentessa Jocelyn Bell Burnell aveva, infatti, scoperto i pulsar, ma il premio era stato riconosciuto al suo relatore di tesi Anthony Ewish.

Oggi l’astrofisica si prende la sua rivincita con il Breakthrough Prize.

(Photo by Jane Barlow/PA Images via Getty Images)

La sua storia ha fatto il giro del mondo, perché dopo quell’ingiustizia subita, Jocelyn Bell Burnell si è battuta con tutte le sue forze per la parità in un mondo, quello scientifico, sempre proiettato verso il sesso maschile.

E ce l’ha fatta aggiudicandosi finalmente il Breakthrough prize 2018 per la Fisica Fondamentale, il più ricco riconoscimento per la ricerca scientifica (vale 3 milioni di dollari, oltre 2,5 milioni di euro).

Denaro che ha già deciso di investire per la causa che più le sta a cuore, ovvero la sua battaglia contro la discriminazione delle donne in ambito accademico.

Nata il 15 luglio 1943 nell’Irlanda del Nord, Jocelyn Bell Burnell ha una laurea in fisica all’Università di Glasgow e un dottorato di ricerca all’ Università di Cambridge. Proprio da studentessa ascoltando il rumore di fondo della registrazione compiuta sul cielo aveva scoperto un segnale che pulsava regolarmente.

All’inizio la sorgente venne chiamata “LGM” (Little Green Men, piccoli omini verdi in inglese) poichè si pensava potesse essere un segnale proveniente da esseri extraterrestri.

In seguito Jocelyn Bell capì che si trattava di una nuova classe di stelle, denominata pulsar, ovvero stelle rotanti ultracompatte che emettono radiazioni a intervalli regolari.

La scoperta però diventò come per magia opera del suo relatore e l’allora studentessa non venne neanche nominata durante la cerimonia.

Col tempo però Jocelyn Bell Burnell è riuscita a volare alto, oggi è a capo del Dipartimento di Fisica della Open University, in Inghilterra, ha vinto numerosi premi e medaglie e oggi questo importassimo riconoscimento.

sebben che siamo donne !

* La buona notizia del venerdi:I profughi salvano Riace dal declino

 

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Mezza Europa chiude le porte agli immigrati, ma in Italia, un paesino di pescatori offre asilo ai profughi garantendosi così la sopravvivenza.

Domenico Lucano, ma nessuno lo chiama così, è il sindaco di Riace, paesino di pescatori della costa calabra. Tre chiese per appena 1500 abitanti, per strada un paio di dozzine di polli e qualche cane un po’ acciaccato.

Lucano ha proclamato patria dei profughi il suo paese natale, mentre mezza Europa tenta di arginare isolare i migranti clandestini imponendo confini sempre più invalicabili.

Nel nostro paese” dice Lucano “accogliamo i rifugiati a braccia aperte”. Oggi a Riace vivono più di 500 migranti, negli ultimi anni quasi un residente su tre  è un immigrato. Nessuno possedeva un permesso di soggiorno o un documento di lavoro valido. Sono giovani uomini dalla Tunisia, dal Senegal ed Eritrea, donne e bambini dalla Siria e Algeria, fuggiti dai paesi di origine a causa della guerra e della povertà.

I rifugiati contribuiscono a ricostruire il paese
“A Riace la solidarietà non è a senso unico”, dice il sindaco Lucano. “Cerchiamo di offrire ai profughi un’altra casa qui, e in cambio essi ci aiutano a tenere in vita questa casa”. I profughi, che altrove sono respinti perché clandestini, a Riace trovano lavoro, s’integrano nel paese e aiutano anche a ricostruire un luogo che 14 anni fa era quasi estinto.

Il paese è collocato in una delle regioni italiane meno sviluppate. Per decenni la gente è scappata da qui, dei 3000 abitanti di una volta, a Riace oggi ne sono rimasti solo 800. Le ultime pizzerie e gelaterie del paese avevano chiuso i battenti. “La nostra amata patria” dice Lucano “era come un malato terminale che attende la sua ultima ora“.

Poi è successo ciò che ancor oggi gli abitanti di Riace considerano un miracolo: la notte del primo luglio del 1998 un’imbarcazione con a bordo 218 curdi approdò sulla nostra costa. Erano in fuga diretti verso la Grecia, ma avevano perso la rotta. Mezzi morti di fame ed esausti per il freddo e la stanchezza, la maggior parte di loro aveva già perso ogni speranza. Lucano si diede da fare affinché i profughi venissero accolti e ospitati dalla gente del posto.

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Con il passare degli anni sono arrivati sempre più rifugiati, e lui si è accorto che avevano ridato vita alla sua città. Lucano ha chiesto un mutuo a favore del Comune, per poter ricostruire le case diroccate del paese e dare un salario ai migranti. Ha chiesto inoltre alla regione Calabria un’autorizzazione speciale per accogliere senza troppi cavilli burocratici i migranti.

Secondo i dati della Croce Rossa Italiana la sistemazione di profughi nei campi di accoglienza in Calabria costa circa 55 euro al giorno pro capite. Riace invece necessita per ogni migrante solo della metà del denaro. “Perché i neoarrivati si ambientano rapidamente” dice Lucano.

La sua ultima invenzione è l’euro di Riace, con cui i migranti, che a volte per ottenere denaro da parte del governo, debbono attendere anche fino a sette mesi, sono in grado di fare acquisti nei negozi del posto con una moneta locale, in modo da procurarsi l’essenziale per sopravvivere . Una volta arrivati i pagamenti pubblici, i negozianti possono convertire le monete locali  con i contanti. I profughi inoltre hanno contribuito in questi ultimi anni al boom economico di Riace. Officine, panifici e parrucchieri hanno ripreso le loro attività. Le arti tradizionali della tessitura e della ceramica hanno ripreso vita e nel frattempo è stata riaperta persino una scuola, dove  i bambini che arrivano qui, assieme ai propri genitori, apprendono le prime nozioni di italiano.

Gli adolescenti hanno bisogno di più tempo, per adattarsi qui”, dice la maestra Emilia, di 51 anni. Molti sono cresciuti in un paese dominato dalla guerra civile e dalle persecuzioni, e conoscono solo la vita della fuga.

Inizialmente gli abitanti temevano di venire spodestati dal proprio paese.
Anche i residenti hanno avuto bisogno di tempo per abituarsi ai molti volti nuovi nel proprio paese. In particolare erano quelli più anziani ad essere scettici.

Oggi i vecchi Riacesi stanno a guardare i ragazzini africani che giocano a pallone sulla piazza del paese. Dalle panetterie che sprigionano profumo di pane fresco proviene musica araba e nei negozi di artigianato, dove vengono prodotti decorazioni e vasellame, lavorano nativi e stranieri, fianco a fianco.

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Tutta questa armonia è una spina nel fianco solo per la ‘ndrangheta. La mafia calabrese, che ha saputo sfruttare per decenni la povertà di Riace, ha tentato fino ad oggi di sabotare la ricostruzione del paese. Poco dopo la rielezione di Lucano a sindaco, nel 2009, i mafiosi gli avvelenarono il cane e crivellarono con una dozzina di colpi le pareti della Trattoria Donna Rosa, dove Lucano era a cena con degli amici. Un paio di giorni dopo però, il sindaco fece affiggere un cartellone su cui si legge ancora oggi a caratteri cubitali: “Riace – città dell’ospitalità”.

Due anni fa, per il suo impegno civile, Lucano è stato premiato con il World Mayor Award [lI premio del miglior Sindaco del mondo ndt]. A Riace lo hanno persino proposto per il premio Nobel per la pace, ma il sindaco replica: “ciò che conta di più è che la vicenda degli abitanti di Riace sia  un modello per tutti ”.

I paesi vicini di Stignano e Caulonia hanno già seguito l’esempio di Riace e ora stanno accogliendo anche loro i rifugiati.

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E nel frattempo il nome Riace arriva anche a Hollywood: nel 2010 il regista Wim Wenders è venuto in Calabria per girare un documentario sul problema dei rifugiati. Ma dopo aver sentito del paese dei rifugiati, ha deciso di raccontare la storia di Riace con una pellicola dal titolo “Il Volo”.

La vera utopia” ha dichiarato Wenders lo stesso anno, in occasione dei festeggiamenti per l’anniversario della riunificazione delle due Germanie, “Non è stata la caduta del muro di Berlino, ma la convivenza serena della gente di Riace”. In questo paesino senza nessuna attrattiva, tra brulle pareti rocciose e il mormorio del mare ho scorto un mondo migliore.

http://www.ilfattoquotidiano.it/

Altre buone notizie:

La moneta greca che batte l’euro

Lascia lavoro per fare volontariato

Tinteggia la scuola gratis per sdebitarsi

* La buona notizia del venerdì: Attenzione, bambini!Tutti insieme nello scuolabus a pedali !

 

Nuove soluzioni per rendere la scuola più sostenibile ed anche il viaggio che ogni giorno porta i piccoli alunni ad essa. La via della sostenibilità scolastica include la mobilità dei suoi studenti che inevitabilmente passa per le scelte delle famiglie.

Nelle piccole cittadine, dove tutto è a portata di mano e la maggior parte delle persone si conosce, è più semplice andare a scuola a piedi o in bicicletta. Nelle grandi città italiane, vista l’assenza di piste ciclabili praticabili e sicure, è purtroppo impensabile e non realizzabile.

Secondo dati forniti da Legambiente, grande o piccolo che sia il centro abitato e nonostante l’86% delle famiglie italiane abiti vicino agli edifici scolastici, sono ben 10 milioni i genitori in Italia che non rinunciano all’automobile per percorrere il breve tratto che separa l’abitazione dalla scuola.

Eppure tutti sono consapevoli che una grossa fetta di traffico automobilistico quotidiano è rappresentata dai cittadini che accompagnano a scuola i propri pargoli. Istituzioni e associazioni ambientaliste, consci che il traffico genera smog e sia fonte di inquinamento che fa male tanto all’ambiente quanto alla salute di tutti, hanno cercato soluzioni per limitare questa cospicua quantità di traffico.

Si sono così diffusi scuolabus, pedibus, bicibus, ma mai nessuno ha pensato in Italia allo “scuola bus a pedali”, come invece sperimentano ormai da qualche anno gli asili nido di Malmö(Svezia).

Si tratta di particolari e innovativi mezzi non a motore ma a propulsione umana seppur con pedalata assistita. Tricicli che a noi forse appaiono pittoreschi ma che in realtà risultano essere a basso impatto ambientale oltre che pedagogici.

Il Cykelbussen, così si chiama lo scuolabus a pedali, ha importanti valenze educative in quanto permette ai bambini non solo di spostarsi e di incidere meno sul pianeta ma anche di scoprire nuove prospettive e nuovi spazi della città, che in auto non avrebbero visto, oltre a rafforzare il grado di autonomia del bambino stesso.

È chiaro che per servirsi e poterlo utilizzare con successo, un servizio simile deve essere pensato nei minimi dettagli, soprattutto al fine di garantire la sicurezza e la serenità dei baby passeggeri. Per questo tutti i bambini sono legati con le cinture di sicurezza e indossano il casco protettivo.

Il mezzo non solo percorre il tragitto casa-scuola e viceversa, ma viene anche utilizzato per le uscite didattiche degli alunni, per portare quindi i bimbi in gita, a fare una passeggiata o a una visita al vicino museo

Nils Wedin uno degli autisti ammette che: “Trasportare bambini è diverso dal trasportare le solite merci“. E questo non facciamo fatica a crederlo.

Tuttavia assicura che “I piccoli passeggeri stanno buoni e l’unica richiesta che fanno una volta a bordo è quella di andare più veloce”

 

http://www.ehabitat.it/2015/09/14/cykelbuss-a-scuola-con-lo-scuolabus-a-pedali/

* la buona notizia del venerdì:“ Pedibus”, “Ventibus”, “Ombrellibus” a piedi i bambini vanno a scuola con più entusiasmo

* La buona notizia del venerdì: Le Farfalle Azzurre vincono i mondiali di Sofia 2018

Le ginnaste italiane vincono l’Oro ai Mondiali di ginnastica ritmica, il loro esercizio ha stregato tutti.

 

Le farfalle azzurre così è soprannominata la squadra nazionale di ginnastica ritmica allenata da Emanuela Maccarani si è distinta per l’esercizio eseguito.

Oro, argento, bronzo. Tre medaglie. Le farfalle della ginnastica ritmica portano l’Italia in cima al mondo grazie alle straordinarie conquiste degli ultimi giorni, in occasione dei mondiali di Sofia.

Tre vittorie eccezionali, che hanno permesso alla nazionale di conquistare anche i Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Eppure la loro impresa è passata quasi sotto silenzio.

Nel clamore del calcio tornato dopo la sosta per via della nazionale e dominato da nomi blasonati, quelli di Alessia, Martina, Anna, Letizia. Agnese e Martina sembrano non dire nulla ai più.

Ma la loro impresa sportiva è straordinaria. A Sofia, in occasione dei Mondiali le nostre farfalle tigri hanno affilato le loro unghie e hanno incantato il mondo.

La classe e l’eleganza delle farfalle azzurre, il talento dimostrato, la grazie e l’abilità nel gestire palla e funi in modo sincronizzato hanno reso la loro performance davvero sublime.

Le farfalle hanno interpretato al massimo la magica coreografia e da farfalle si sono trasformate in vere e proprie tigri.

Nel video si vede la simbiosi tra le compagne di squadra che riescono a compiere l’esercizio in maniera sincronizzata.

Ogni passo, ogni movimento, ogni passaggio di attrezzo è gestito in modo perfetto. Non un errore.

L’eleganza e la coordinazione nell’esecuzione della coreografia a ritmo di musica è formidabile

L’argento

La prima medaglia è arrivata sabato quando le aviere del Gruppo Sportivo dell’Aeronautica Militare Alessia Maurelli e Martina Centofanti, componenti del team di Rio de Janeiro, con Anna Basta (Polisportiva Pontevecchio Bologna), Letizia Cicconcelli (Faber Ginnastica Fabriano), Agnese Duranti (Polisportiva La Fenice Spoleto) e Martina Santandrea (Estense Putinati Ferrara) hanno conquistato il secondo gradino del podio grazie a due esercizi quasi impeccabili, con il punteggio complessivo di 44.825.

Meglio di loro solo la Russia. Al terzo posto si è piazzata invece la Bulgaria.

L’oro

La nazionale di Ginnastica Ritmica si è aggiudicata poi la medaglia d’oro mondiale nell’esercizio misto con 3 palle e 2 funi montato su un remix di “Eye of the tiger”.

Una splendida performance che ha permesso loro di salire sul gradino più alto del podio con il punteggio di 22.550.seguite dalle atlete russe e ucraine.

 

https://www.greenme.it/vivere/sport-e-tempo-libero/28844-mondiali-ginnastica-ritmica-oro-farfalle

.Sebben che siamo donne …

* La buona notizia del venerdì: Semafori a forma di cuore per ricordarsi di sorridere…

Succede in Islanda,

ad Akureyri semafori a forma di cuore per ricordarsi di sorridere

L’iniziativa della cittadina è nata nel 2008 per rispondere alla pesantissima crisi economica, e dieci anni dopo rientra nell’elenco delle attrazioni turistiche

Un cuore rosso visibile a tutti. Attaccato alle vetrine, appeso a maniglie di porte e finestre, stampato su volantini e brochure, persino usato in sostituzione del classico e inconfondibile segnale che obbliga a fermarsi ai semafori: cosi Akureyri, piccola cittadina nel Nord dell’Islanda, ha risposto alla crisi economica che ha travolto il paese nel 2008, con una campagna di sensibilizzazione, “Brostu med hjartand”, caratterizzata appunto da un cuore rosso che ha finito per diventare un simbolo.


Scopo dell’amministrazione quando ha lanciato la campagna (che in italiano si traduce “Sorridi con il cuore”), mostrare vicinanza e sostegno ai residenti e invitarli a sperare nel futuro usando una delle forme più comuni e riconoscibili che esistano.

La stesso che ancora oggi compare davanti agli occhi degli automobilisti fermi in attesa del verde ai semafori di Akureyri, diventati ormai una delle attrazioni della cittadina, famosa soprattutto per la posizione (sul fiordo, a picco sul mare, circondata da vallate verdeggianti, cascate e laghi), strategica anche per l’avvistamento delle balene.

E anche se sono trascorsi 10 anni da quando la crisi ha colpito, e nel frattempo l’Islanda è riuscita a uscirne diventando una delle mete cult per il turismo da ogni parte del mondo, i cuori rossi ai semafori sono rimasti per ricordare a tutti che “anche i periodi peggiori alla fine passano” e che “bisogna restare positivi”, come spiega una giovane dipendente dell’ufficio turistico di Akureyri. 

All’epoca della crisi ero piccola, ma ricordo il clima che si respirava, la tristezza e la preoccupazione – ha raccontato alla Stampa -.

Ogni anno, l’ultimo weekend di agosto, Akureyri festeggia la fine dell’estate con il ‘Town Festival’, e nel 2008 l’amministrazione decise di lanciare questa campagna incentrata sul cuore rosso per cercare di tirare su il morale dei residenti. Stamparono migliaia di adesivi con il cuore e il motto della campagna e iniziarono a distribuirli in tutta la città. I cuori rossi comparvero ovunque, anche ai semafori”. 

.

”. 

Con il passare dei mesi, però, gli adesivi iniziarono a rovinarsi e divenne troppo costoso stamparne di nuovi.

L’idea che venne all’amministrazione fu quella di mantenere le luci dei semafori, che assunsero così un doppio significato: attrazione turistica per chi si ritrova a visitare la città, memento a “sorridere con il cuore” per i residenti. Che, soprattutto nei lunghi, bui e freddi inverni, guardano con gioia alla decisione della municipalità di sostituire con regolarità le luci bruciate o fuori uso mantenendo l’ormai caratteristica forma.

 

http://www.lastampa.it/2018/09/10/motori/islanda-ad-akureyri-semafori-a-forma-di-cuore-per-ricordarsi-di-sorridere-vnclHD6KagHA71BcBPreHI/pagina.html

Sono le piccole cose a fare la differenza e portare il cambiamento

 

* La buona notizia del venerdì: Quando ci si sente al posto giusto al momento giusto è libertà!

la storia della nonna che vende presine cucite all’uncinetto in strada

Una nonna vende presine in strada e cuce sotto gli occhi dei passanti che, incantati si fermano a guardarla.

La scena è stata notata difronte al Tribunale, nel quartiere Prati di Roma e ha riscosso grande interesse.

Molte persone si sono preoccupate per lei credendo che fosse sola e bisognosa e si sono attivate per aiutarla.

La signora Angela ha una grande passione, l’uncinetto e con le sue preziose mani ha realizzato tante creazioni.

La donna, di ben 98 anni, ha allestito un grazioso mercatino perché ama sentirsi attiva e stare in mezzo alla gente. Ha attirato l’attenzione di moltissime persone che l’hanno vista sul marciapiede, da sola, seduta su una sedia e hanno pensato che si trattasse di una donna bisognosa, che chiedeva l’elemosina. L’affetto e la vicinanza delle persone non ha tardato a manifestarsi: nel giro di poche ore in tanti hanno cercato di informarsi su di lei e su come comprare i suoi centrini, per aiutarla.

In tanti si sono interessati alla signora pensando in un primo momento che avesse bisogno di aiuto.

Un ragazzo, Claudio, un giorno fa ha creato un gruppo WhatsApp al quale hanno aderito una cinquantina persone che hanno chiesto informazioni su come poter acquistare i lavoretti realizzato all’uncinetto. “Ho notato il post con le foto della signora su Facebook condiviso dai miei amici e non sono riuscito a restare indifferente. Mi sono organizzato per occuparmi personalmente delle spedizioni” ma quando si è recato sul posto, il figlio l’ha informato che la donna non era sola e che si trattava di un equivoco.

 

Mia madre non ha bisogno di aiuti economici, perché ha la pensione e ci sono io a prendermi cura di lei – ha spiegato il figlio Stefano a Fanpage.it – Cucire la fa sentire attiva e lo fa per lei, non vuole stare in casa ma uscire all’aria aperta e vedere il movimento delle persone che passeggiano in strada. L’ho sempre lasciata libera”.

La signora Angela, gode di ottima salute, è autosufficiente e, nonostante l’età, non ha l’accompagno.

“Nelle ultime 24 ore sono stato avvisato da molti amici su una foto di mia madre che era finita su Facebook e che io non ho notato”.

Poi ha ringraziato le persone di buon cuore pronte a donare e le ha incoraggiate a dare i propri soldi a chi veramente ne ha bisogno.

 

https://roma.fanpage.it/nonna-vende-presine-cucite-alluncinetto-davanti-al-tribunale-di-prati-e-si-guadagna-da-vivere/

http://roma.fanpage.it/