* La buona notizia del venerdì: Donne che salvano il mondo

Ha solo 29 anni ma da sola è riuscita a fermare oltre 900 matrimoni di spose bambine nello stato settentrionale del Rajasthan, in India. 

Kriti Bharti è una psicologa e un’attivista che da anni lotta contro la pratica inconsueta che vede l’unione matrimoniale tra bambine e uomini adulti.

Grazie alla sua organizzazione di beneficenza “Saarthi Trust”, Bharti è riuscita anche a far annullare 29 matrimoni e ha aiutato nella riabilitazione oltre 6mila bambini e più di 5mila donne.

Il mio lavoro significa tanto per me e dedico tutta la mia vita ad aiutare questi bambini indifesi che vengono costretti dalle loro famiglia a sposare uomini adulti senza il loro volere. Il tutto solo per rispettare una tradizione, ha detto la donna


Anche se ormai sono vietati in numerosi stati, nelle zone più povere dell’India, il fenomeno delle spose bambine continua con gravi risvolti psicologici nei confronti dei minori.

In Rajasthan i matrimoni sono all’ordine del giorno. Una volta che essi vengono interrotti, la bambina viene trattata come un emarginata sociale. L’organizzazione che dirigo lavora in tal senso, aiuta i piccoli a diventare di nuovo parte della società, ha spiegato Kriti Bharti.


Al Saarthi Trust ci sono tantissime bambine. Alcune famiglie, ma anche gli organi di governo organizzano attività di consulenza, mentre i volontari sensibilizzano la popolazione indiana sugli effetti negativi dei matrimoni tra i bambini.

Ci sono visite alle scuole, manifestazioni in luoghi pubblici tese a dimostrare che l’alternativa c’è ed è possibile. Ma sicuramente la sfida più grande, oltre quella di scardinare questa tradizione assurda, rimane quella legata all’annullamento del matrimonio perché richiede il consenso non solo della sposa, ma anche quello dei genitori dello sposo e degli anziani del villaggio. E non è strano che si arrivi alle vie legali per poter ridare l’infanzia e la spensieratezza alle bambine.

Accanto alle tante storie di bimbe salvate ci sono anche quelle delle adolescenti.

Bharti ha rischiato la vita per salvare una giovane diciassettenne che era scappata dal marito alcolizzato.

Ho trovato la ragazza alle 4 del mattino in mezzo al deserto del Rajasthan, era terrorizzata. Era così esasperata dal marito che preferiva rischiare la propria vita nel deserto piuttosto che rimanere in quella famiglia. Piangeva, l’ho presa in macchina con me e lei mi ha abbracciato forte, ha raccontato.


Adesso la preoccupazione più grande di Bharti è quella di mantenere al sicuro la ragazza tentando di annullare il matrimonio. Cosa per niente facile, perché la diciassettenne viene dalla comunità Bhandiawas del Rajasthan, dove i delitti d’onore sono abbastanza comuni.

La sua riabilitazione nella società è la nostra massima priorità. Cercherò di parlare con la sua famiglia e quella del marito e far capire loro che questo tipo di matrimoni sono insostenibili, ha continuato.


Una donna coraggio che non si ferma davanti a niente, una scelta quella di Bharti influenzata probabilmente dalla sua triste infanzia dettata dall’abbandono del padre dopo la sua nascita.

Anche la gravidanza della madre era stata turbolenta, i parenti volevano l’interruzione. Da bambina poi la donna era stata avvelenata e costretta a lasciare la scuola. Nel corso della vita è riuscita con la sua tenacia a riprendere gli studi e conseguire un dottorato in psicologia. Il suo impegno è diventato il simbolo di una comunità che lotta e per questo Bharti ha ricevuto numerosi premi internazionali.


Fino a quando ce la farò lotterò per impedire i matrimoni tra bambini. È una tradizione che deve fermarsi e dobbiamo educare le comunità rurali a un cambiamento possibile, ha concluso la donna.

sebben che siamo donne…

fonte:
https://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/20216-spose-bambine-india

* La buona notizia del venerdì: Soluzioni originali per il traffico! per l’ Estate ma non solo!

Invece di trascorrere intere giornate sui mezzi pubblici per raggiungere il suo ufficio, quest’uomo si è inventato un modo del tutto originale, magari un po’ folle, ma sicuramente salutare.

La maggior parte dei pendolari a Monaco di Baviera in Germania impiega molto tempo per arrivare sul luogo di lavoro, addirittura c’è chi passa ore sul bus, sul treno o in metropolitana.

Stanco di questa vita, il quarantenne Benjamin David, ha deciso di non utilizzarli più. L’alternativa? Andare in ufficio a nuoto, attraversando il fiume Isar: con due chilometri di bracciate David arriva fino in Kulturstrand. Da due anni,infatti, ha cambiato vita e rotta.

L’uomo è uno dei tanti pendolari di Münchners che trascorreva troppo tempo sui mezzi per raggiungere Kulturstrand, dal suo appartamento situato a Baldeplatz. Un giorno, David ha un’illuminazione: perché non utilizzare il fiume che scorre sotto casa per evitare il traffico?
Ma invece di salire su di una barchetta, il quarantenne tedesco, sicuramente stravagante, ha scelto il nuoto. Ogni mattina, David che è fondatore e portavoce di una struttura commerciale, lascia il suo appartamento a Baldeplatz, attraversa la strada e si tuffa nel fiume Isar. 

Deve nuotare due chilometri per raggiungere il suo ufficio, ma dopo tutto questo allenamento, ci mette solo mezz’ora. 

Una volta uscito dall’acqua, si asciuga e si cambia con degli abiti che porta in una sacca speciale che non solo impermeabile, ma che si riempie di aria fungendo da boa.

La tecnologia che si chiama “Wickelfisch” ed è stata progettato a Basilea, in Svizzera, permette di far arrivare sani e salvi non solo gli abiti, ma addirittura portatile e documenti di lavoro. 

A seconda della stagione, David indossa un semplice costume o una muta e non rinuncia mai alle sue scarpe di gomma, visto che il fiume soffre l’inquinamento.  Anche se eccentrico, l’uomo sposato con dei figli, non mette a rischio la sua vita.

Controlla sempre temperatura, livello dell’acqua e correnti.

Per adesso nuota in solitaria, ma con 30mila persone che ogni anno si trasferiscano nella città tedesca, non è detto che qualcuno lo segua, voi lo fareste?

fonte:
https://www.greenme.it/tecno/24664

Esercitare liberamente il proprio ingegno, ecco la vera felicità 

ARISTOTELE


* La buona notizia del venerdì: Arriva anche in Italia il “cestino intelligente”


Aiutare cani e gatti randagi e contribuire al riciclo della plastica.

Ecco l’idea di diffondere in Italia e nel mondo dei distributori automatici di cibo per animali da ottenere inserendo nel dispositivo delle bottiglie di plastica e lattine da riciclare.

In cosa consiste esattamente questo progetto?

L’idea di realizzare dei distributori automatici di cibo per animali randagi è nata in Turchia con il progetto Pugedon per alleggerire il problema del randagismo a Istanbul, dove numerosi cani e gatti soffrivano la fame, talvolta fino a giungere alla morte.

Da qualche tempo il progetto Pugedon è arrivato anche nel nostro Paese. L’idea nasce per dare un contributo reale al randagismo e all’ambiente attraverso la raccolta differenziata.

Pugedon è una parola che non ha un equivalente in turco o in qualsiasi altra lingua ed è stata ideata per indicare un progetto sociale a favore degli animali e dell’ambiente.

Pugedon viene soprannominato ‘Cestino intelligente’, come dispositivo che in cambio di rifiuti da riciclare offre nutrimento per gli animali randagi.

Come funzionano i distributori per randagi?

Si tratta di distributori di cibo per animali randagi che accettano bottiglie di plastica da riciclare e in cambio offrono razioni di cibo e acqua. Il funzionamento, semplice ed economico, si basa quindi sullo scambio tra plastica e cibo, praticamente a costo zero, dal momento che i contenitori riciclati coprono per intero l’acquisto dei pasti dei randagi. 

Nell’estate 2016 è stata lanciata la nuova versione di Pugedon in Italia.

Alcuni dei distributori sono sponsorizzati da aziende che hanno deciso di supportare il progetto.

In Italia le spese per la gestione degli animali randagi sono molto elevate. Esistono realtà di volontariato che si finanziano con le donazioni per mettere a disposizione cibo e coperte agli animali abbandonati e per accoglierli nei rifugi. Con i distributori automatici ora tutti possono contribuire a dare gratuitamente cibo agli animali randagi. Infatti basta inserire nei distributori automatici bottiglie di plastica o lattine per ricevere in cambio cibo per animali.

L’associazione Cani Sciolti, ad esempio, mira ad installare ad Avola (SR) il primo distributore di cibo per i cani randagi PUGEDON, alimentato ad energia solare e rifornito grazie alla raccolta differenziata della plastica.

Per sostenere il progetto clicca qui Per maggiori informazioni visitate la pagina Pugedon Italia

Pugedon è una parola, che non ha un equivalente in turco o in qualsiasi altra lingua.
E’ un’eredità preziosa da lasciare alle generazioni future per un ambiente migliore e garantire un eco-sistema sostenibile.

E’ quindi soprattutto un progetto sociale.

Pur essendo un dispositivo tecnicamente molto semplice il progetto Pugedon ha un fine molto nobile ed è quello di introdurre una nuova filosofia ambientale intesa nella sua accezione globale.
Aumentare sempre più la percentuale del riciclo è un gesto dovuto per la nostra generazione ma soprattutto per quelle future al fine di tutelare la natura in cui viviamo e, contemporaneamente, nutrire gli animali randagi che, indissolubilmente, del nostro ambiente fanno parte. Questo progetto, contribuirà all’adeguamento che l’Italia dovrà perseguire per il recepimento delle normative europee in materia di raccolta differenziata e riciclo.
Sinteticamente potremmo chiamarlo “Cestino Intelligente”
Quindi un cestino che nutre gli animali randagi.

Ogni comune d’Italia dovrebbe avere un Pugedon.

Vorrebbe dire che noi italiani abbiamo raggiunto un grado di civiltà degna della nostra storia.

https://www.pugedon.com/en/pugedon/

Fonte: http://www.vendingnews.it/pugedon-distributore-automatico-sostegno-del-randagismo/

* La buona notizia del venerdì: Andiamo al museo? sì all’ aereoporto!

L’aeroporto di Fiumicino diventa museo grazie a tre statue di Ostia Anticaa a

 

L’Aeroporto si trasforma così in un museo attraverso queste sculture che hanno un legame particolare con il territorio.

Provengono dalla zona che diventerà per secoli la base di arrivo e di partenza dei traffici dell’antica Roma, attraverso un sistema portuale capace di collegarsi con tutto il mondo allora conosciuto, la stessa area che oggi ospita l’Aeroporto internazionale Leonardo da Vinci. E’ dunque sulla base di questa significativa relazione storica, logistica e culturale con Ostia Antica che Aeroporti di Roma ha scelto di ospitare le tre statue.

La storia delle tre sculture è stata raccontata dai giovani attori del Teatro di Roma, che si sono esibiti di fronte ai passeggeri in un happening artistico-musicale nel corso dell’inaugurazione dell’area espositiva. L’area espositiva è stata inoltre dotata di alcuni supporti multimediali che descrivono la mostra e le bellezze del Parco Archeologico di Ostia Antica.

Sempre in collaborazione con il Parco di Ostia Antica, è in corso anche il progetto ’’Navigare il Territorio”, che consente a cittadini e passeggeri di visitare gratuitamente i Porti Imperiali di Claudio e Traiano, collegati direttamente con lo scalo da un servizio navetta gratuito. 

L’amministratore delegato di Adr, Ugo de Carolis, ha sottolineato:

”Con l’esposizione di statue originali di Ostia antica, diamo rilievo internazionale a un’altra grande realtà storica e archeologica del nostro territorio. Chi parte o atterra a Fiumicino – ha continuato de Carolis – può trovarsi immerso in una mostra, ascoltare un talento dell’Accademia di Santa Cecilia esibirsi al pianoforte, visitare il Porto di Traiano tra una coincidenza e l’altra, gustare le prelibatezze di grandi chef stellati che operano nei nostri Terminal”.

”E’ questo il nostro modo di accogliere i passeggeri, che ci hanno confermato il loro apprezzamento votandoci come primo aeroporto europeo per qualità dei servizi” ha concluso de Carolis. 

Mariarosaria Barbera, Direttore del Parco archeologico di Ostia antica ha dichiarato;

 ”la mostra costituisce il primo passo di un percorso appena avviato, che mira ad inserire lo splendido Parco di Ostia-Portus in un circuito più ampio di conoscenza e fruizione, da parte di un vasto pubblico che intendiamo estendere anche ai viaggiatori internazionali. Il Parco ha lavorato per concretizzare un’idea di Alfonsina Russo, in un’ideale staffetta tra Direttori, mossa dalla volontà di esplicitare lo stretto collegamento fra la più importante infrastruttura portuale dell’antichità e la più grande infrastruttura aeroportuale del nostro Paese, significativamente situati a brevissima distanza”.

Alfonsina Russo, Sovrintendente Belle Arti, e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, ha spiegato: 

“La statua del dio Tevere è centrale nell’esposizione, a richiamare lo stretto rapporto di Ostia antica con il fiume e con Roma, mentre la statua di Venere, dea che nasce dalle spume del mare, evoca il rapporto tra la città e il mare. La statua di Apollo, ritratto mentre suona la cetra, rimanda alla passione degli antichi Romani per la musica, le arti e le rappresentazioni teatrali e invita a visitare il teatro del I secolo d.C., il monumento forse di maggior fascino degli scavi di Ostia”

Fonte:

http://www.artemagazine.it/attualita/item/4495-l-aeroporto-di-fiumicino-diventa-museo-con-le-opere-di-ostia-antica

http://www.romeguide.it/index.php?pag=tour_roma&kw=tour&bbot=bb&lang=it -boat tours

https://www.paesionline.it/italia/come-muoversi-bari/aeroporto-bari-palese-karol-wojtyla

 

*La buona notizia del venerdì: Pedalare con le stelle si può!

Ecco La Pista Ciclabile Che Si Illumina Di Notte… E Si Ricarica Col Sole!

Sappiamo quanto andare in bicicletta sia ecologico, un modo per spostarsi e viaggiare in totale rispetto dell’ambiente, ma appena cala il sole spesso preferiamo utilizzare automobili o comunque mezzi di trasporto che possano percorrere sentieri illuminati.

Ma cosa accadrebbe se anche le piste ciclabili diventassero veri e propri sentieri che magicamente si illuminano non appena il giorno volge al termine?

È esattamente questo ciò che accade nel nord della Polonia, vicino a Lidzbark Warminski, dove è stata ideata una particolare pista ciclabile capace di accumulare energia solare e di auto-illuminarsi al calar del sole.

Ecco come appare la pista ciclabile non appena il buio si manifesta.

Il cemento di cui è composta la pista inizia ad emanare una luce di un blu intenso che guiderà i ciclisti lungo il sentiero.

La TPA Instytut Badań Technicznych ha realizzato questa pista servendosi di un materiale sintetico che può illuminarsi fino a 10 ore.

Sebbene ce ne sia un tipo simile in Olanda, lì usano LED, mentre qui si fonda solo sull’accumulo di energia solare.

 

 

***

L’Olanda celebra Vincent Van Gogh con una pista ciclabile luminescente che si ispira al celebre dipinto del 1889, “Notte stellata”, conservato al MoMA di New York, in cui il maestro olandese del post-impressionismo morto a soli 37 anni catturò uno splendido paesaggio notturno tra i cieli di Saint-Rémy-de-Provence, in Francia.
“Pedalare” in un quadro, dunque, ora si può grazie al Van Gogh-Roosegaarde Cycle Path di Nuenen, vicino Eindhoven, in Olanda, intitolato proprio al grande pittore dell’Ottocento dove, per una volta, è la realtà a evocare la pittura e non viceversa.

Il percorso ciclabile, inaugurato nel novembre 2014, è stato progettato in occasione del “Van Gogh 2015 International Theme Year” dedicato ai 125 anni dalla scomparsa dell’artista . Collega due mulini e aggiunge un nuovo tratto alla pista ciclabile lunga 335 chilometri che si snoda nella regione del Brabante del nord, unendo la casa di famiglia in cui nacque Van Gogh al paese di Nuenen, dove trascorse buona parte della sua vita e dove, nel 1885, dipinse il suo primo capolavoro, “Il Mangiatore di Patate”.

L’Olanda, patria dei mulini a vento, dei tulipani, delle dighe e soprattutto delle biciclette, il mezzo più diffuso per via del territorio pianeggiante, non smette di stupire in particolare per le sue piste ciclabili. E quest’ultima è davvero un’opera d’arte unica al mondo realizzata dalla compagnia Heijmans e dallo studio Roosegaarde per ricreare la stessa magica atmosfera del quadro di Van Gogh con un artificio tecnologico e poetico allo stesso tempo: 50mila sassolini scintillanti incastonati nel tracciato accumulano energia durante il giorno per rilasciarla nella notte fino a brillare come stelle. Una sorta di cielo precipitato al suolo percorribile su due ruote per un vero incanto ecosostenibile per ciclisti, turisti e residenti. È ciò che l’artista e designer Daan Roosegaarde definisce “tecno-poesia”, ovvero la tecnologia combinata con l’esperienza attiva.

Il metodo di illuminazione non provoca fastidio agli occhi e non interferisce con la natura circostante e, anzi, permette di pedalare di sera con molta più facilità rispetto alle piste tradizionali. Inoltre, lungo alcuni punti, ci sono LED che garantiscono luce supplementare nel caso in cui l’energia solare non sia sufficiente a illuminare l’intero percorso, ad esempio dopo una giornata nuvolosa.
La vita di Van Gogh, la sua terra, le sue origini, i suoi blu pastosi e i suoi gialli di grano, le sue visioni liriche e le sue ossessioni, “srotolate su un sentiero di luce” per celebrare e riscoprire il suo genio in modo originale e nel massimo rispetto dell’ambiente. 

Una pista che coniuga arte, fascino e cultura per pedalare tranquillamente in bicicletta sopra una scia di stelle “sulle tracce” di Van Gogh.

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fonti:
http://www.curioctopus.guru/read/10384/ecco-la-pista-ciclabile-che-si-illumina-di-notte…-e-si-ricarica-col-sole?utm_source=fb&utm_medium=EVERGREEN&utm_term=10384

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/29/olanda-pista-ciclabile-per-van-gogh-pedalare-notte-stellata/1234363/

La buona notizia del venerdì: salve le lenticchie di Castelluccio !

 

La Fioritura a Castelluccio di Norcia c’è stata anche quest’anno perché dopo il sisma del 30 ottobre, il paese ha fatto di tutto per rinascere. Non più a rischio, quindi, la produzione delle lenticchie, una festa naturale ammirata da oltre 250mila turisti.

Seppur con mille difficoltà logistiche, i mezzi sono riusciti a raggiungere Castelluccio. Nel mese di marzo era scoppiata la polemica: gli agricoltori lamentavano il fatto che, per raggiungere il paese da Norcia, si arrivava a fare anche 5 ore di viaggio per appena 90 chilometri.

L’intervento dell’amministrazione comunale aveva placato gli animi e dal 18 marzo, si era ritornati a seminare. Dimostrazione che era ed è, nell’interesse di tutti, andare avanti e che anche la fioritura può rappresentare un segno tangibile di ripresa.

Proprio in questi giorni sono state pubblicate le prime foto della fioritura 2017, anche se le difficoltà continuano ad esserci. Scatti che mostrano un mosaico di colori che rompe la monotonia cromatica del pascolo umbro.

Ogni anno tra la fine di maggio e la prima metà di luglio si ripete un paesaggio mozzafiato: i toni variano dal giallo ocra al rosso, con punte di violetto e di blu. Per diverse settimane la zona regala un incantevole spettacolo. 

La festa della fioritura ricade solitamente nella terza e ultima domenica di giugno, ma gli abitanti assicurano che non è possibile prevedere il giorno esatto in cui si raggiunge il massimo splendore. Come è normale che sia tutto dipende dal clima stagionale.

Chiamata dagli abitanti di Castelluccio “Lénta”, è il prodotto rappresentativo del paese per eccellenza.

L’uso di questo legume è antichissimo come dimostra il ritrovamento di semi in tombe neolitiche datate 3000 A.C. 

La lenticchia è una pianta annuale, che fiorisce tra maggio e agosto, appartenente alla famiglia delle leguminose.

L’inconfondibile sapore, le dimensioni molto piccole, la resistenza ai parassiti e la coltivazione esclusivamente biologica, oggi ne fanno un prodotto ricercatissimo.

Viene seminata, non appena il manto nevoso è completamente disciolto.

Verso la fine di Luglio primi di Agosto viene raccolta.

Una volta questa operazione veniva svolta esclusivamente a mano, “la carpitura”.

Affluiva manodopera dai paesi limitrofi; Gualdo, Pescara Del Tronto, San Pellegrino, per la maggior parte donne, “le carpirine”, un lavoro faticoso e lungo.

Oggi si ricorre, quasi sempre, alle falciatrici meccaniche, ma comunque i ritmi e i “rituali”, obbligatori, fanno della raccolta un momento di massimo impegno per i contadini del posto.

Ingredienti per preparare la Zuppa di Lenticchie di Castelluccio di Norcia:

Lenticchie di Castelluccio di Norcia: 120 gr
Carote: 2
Cipolle piccole: 1
Aglio: 1 spicchio
Sedano: 1 costa
Patate: 1
Passata di pomodoro
Sale: q.b.
Pepe: un pizzico
Olio extravergine di oliva: un filo
Brodo vegetale oppure acqua: 1 lt
Pasta per minestra: 80 gr

Lavorazione

Tagliare a cubetti gli ortaggi, tritando l’aglio e facendo rosolare il tutto in una pentola con un filo di olio extravergine di oliva.

Aggiungere le lenticchie e farle tostare a fiamma vivace. Aggiungere un poco di passata di pomodoro (a seconda di quanto la minestra si voglia rossa), amalgamare e unire brodo (o acqua) abbastanza da coprire le lenticchie.

Appena inizia a bollire, aggiustare di sale, aggiungere un poco di pepe, abbassare la fiamma, coprire e portare il tutto a cottura. Se necessario, aggiungere altra acqua o brodo. Quando le lenticchie sono pronte (ossia dopo circa 30-35 minuti) versare nella pentola anche la pasta e terminare la cottura.

A piacere si può aggiungere del prezzemolo tritato.

La vostra Zuppa di lenticchie è pronta, buon appetito!

https://www.greenme.it/viaggiare/europa/italia/umbria/24507
http://www.castellucciodinorcia.it/italiano/lenticchia_castelluccio.htm

http://www.sibilliniweb.it/citta/zuppa-di-lenticc

* La buona notizia del venerdì: Se questo è un Re!

 
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Sua Maestà Céphas Bansah, sovrano di Hohoe, monarca e guida spirituale della tribù degli Ewe è re del Ghana da 22 anni, ma ripara Golf scassate a Ludwigshafen – Appena nominato governava via fax, ora per fortuna ci sono le videoconferenze. Vola in Ghana 8 volte l’anno e dalla Germania organizza la vita dei suoi sudditi…

Quando si parla di regnanti, di qualunque casata e nazionalità essi siano, non si può mai evitare di parlare di privilegi e stili di vita nemmeno lontanamente paragonabili a quelli delle persone comuni. Spesso infatti chi sta al potere è più famoso per le sue vicende amorose e i suoi vizi che per le azioni a favore del popolo.

Esistono però nel mondo delle figure così umili e virtuose che possono ribaltare questo luogo comune.

Oltre al famoso e mai sufficientemente celebrato presidente del Paraguay, José Mujica, che vive in una fattoria e dona il 90% del suo stipendio alle organizzazioni umanitarie, vi raccontiamo oggi la storia di Bansah Hohoe, che lavora full-time come meccanico in Germania e part-time come… regnante.

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A Ludwigshafen vive riparando Golf vecchie o nuove e Suv d’ogni tipo, come molti stranieri integrati ama la Germania più d’un tedesco e parla più nel dialetto locale che con l’accento d’origine. Ma nella sua vita parallela è un illustre re africano, discendente di un’antica, mitica dinastia. Governa due milioni di anime nel lontano Ghana, amministra il mini Stato tribale ogni giorno grazie a internet e a Skype.

Questa è la storia di Herr Céphas Bansah, o meglio di Sua Maestà Céphas Bansah, sovrano di Hohoe, monarca e guida spirituale della tribù degli Ewe.

Sovrano designato, eletto dagli anziani, ci tiene a precisare Céphas Bansah narrando la sua vita alla Sueddeutsche Zeitung che gli ha dedicato un reportage- ritratto a piena pagina. Ha ereditato il trono dal nonno ventidue anni fa, quando era già da tempo in Germania, quando aveva già deciso nell’animo di non tornare più nella terra natale. Lo elessero gli anziani di tutti i villaggi della tribù, perché suo padre, essendo mancino, non sarebbe mai stato autorizzato a salire sul trono. È un’avventura singolare, quella di Sua Maestà il meccanico di Ludwigshafen.

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«Oggi ho 65 anni, venni qui in Germania nei lontani Settanta», ha spiegato alla Sueddeutsche. Partì per volere del nonno, che fin da giovane ammirava la Germania. Non c’era mai stato, sapeva per sentito dire di quel paese lontano e ricco, così avanzato, dove tutto funziona. «Almeno uno dei miei nipoti deve trasferirsi tra i tedeschi», ordinò il monarca.

Toccò a Céphas, e lui scelse di mettercela tutta.

Mostra ancora oggi orgoglioso le due Meisterbriefe, gli ambiti diplomi tedeschi da meccanico specializzato. Sono nell’officina al piano terra della sua casetta, ma lui li venera, quasi più di quanto rispetti i simboli del potere al primo piano: il trono in legno, lo scettro e la corona, le due tigri e la zebra imbalsamate. Non era erede designato, Céphas Bansah, quando lasciò il Ghana – la più moderna e stabile democrazia dell’Africa occidentale, che coesiste con i poteri tribali – per la fredda Europa centrale.

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Dovendo eleggere il nuovo re, gli anziani della tribù pensarono a lui solo per dovere verso il nonno che tra tanti nipoti suoi e delle sue dodici mogli ammirava più di tutti l’emigrato. Ok, sarà un bravo ragazzo, ma come farà a governarci da tanto lontano?, si dissero scettici. Fu un fax appena installato in un villaggio dal governo a convincerli che era possibile. Da allora, Céphas ripara, compra e vende auto di giorno, e a sera fino a tarda ora si occupa online del suo popolo.

Vola in Ghana otto volte l’anno, organizza ogni giorno donazioni di beneficenza, sceglie le ditte che devono costruire scuole strade e ponti tra i villaggi, telefonando con Skype al suo vicario amministra le finanze del regno. Una sola volta ha avuto paura. Quando la polizia venne a casa sua per avvertirlo: il suo nome era sulla lista nera della Nsu, la cellula del partito armato neonazista che, scoperta con colpevole ritardo dalle autorità tedesche, per anni aveva ucciso migranti colpevoli solo di essere stranieri.

 

Fonte:

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/re-spinterogeno-sovrano-ghana-meccanico-71541.htm

se questo è un Re, viva viva il Re