* La buona notizia del venerdì: La storia di Zia Caterina e del suo taxi “Milano 25”

A Firenze c’è un taxi speciale che solca le strade della città.

 

 

Un taxi pieno di colori, giocattoli, fiori, foto e pupazzi guidato da Zia Caterina, anche lei dalle vesti variopinte, con un grande cappello fiorito e un’allegria contagiosa, tra Mary Poppins e Patch Adams.

La storia di Milano 25 e di Caterina è una delle storie più belle di Firenze.

Caterina perde il suo compagno, Stefano, nel 2011 a causa di un tumore. Stefano le dona ciò che possiede di più prezioso, Milano 25, il suo taxi a Firenze, strappandole la promessa “Tu sarai Milano 25”.

Caterina non si arrende al dolore e trova la forza di intraprendere una nuova esistenza che la porta poi a diventare Zia Caterina e a dedicarsi ai piccoli malati dell’Istituto Meyer, che lei definisce “i supereroi, perché per vincere la malattia devono fare cose straordinarie”.

Ha con sé un cartello “Il viaggio è meglio della meta” e un ombrello, il simbolo della capacità di volare oltre la paura.

Le corse con Milano 25 per i giovanissimi pazienti dell’ospedale pediatrico Meyer e le loro famiglie sono gratuite. Zia Caterina condivide con loro non solo i viaggi in taxi, ma anche tanti altri momenti in ospedale e non solo, per donare loro spensieratezza sostenerli nei momenti di sconforto e difficoltà.

Caterina vuole celebrare ogni giorno il ricordo del suo compagno diffondendo allegria, vita e speranza.

A Firenze potrebbe capitarvi di salire su Milano 25 e di conoscere Zia Caterina, che da 15 anni dona allegria e gioia ai suoi piccoli e coraggiosi ospiti e alle loro famiglie, riempiendo di colori le strade della città con il suo taxi impreziosito dai disegni dei bambini!

La sua frase preferita? Amor omnia vincit, perché l’amore vince davvero su tutto.

 

Il taxi colorato, i vestiti sgargianti, quella instancabile opera di benefattrice per i bambini malati: la storia di Zia Caterina e del suo taxi finisce sul New York Times e finisce così sotto i riflettori di tutto il mondo.

La celebre testata dedica un’ampio servizio alla tassista Caterina , che  con la sua auto inconfondibile percorre le strade d’Italia e d’Europa accompagnando in tanti ospedali bambini bisognosi di cure.

Bambini con patologie gravi. “Taxi therapy for young cancer patients in Italy”, ovvero “Terapia del taxi per giovani pazienti ammalati di cancro”: così recita il titolo dell’articolo che ripercorre la storia di Caterina Bellandi e della sua attività in memoria del compagno scomparso .

Nell’articolo parla anche il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani, mentre Zia Caterina viene dipinta non certo solamente come una tassista, ma come una presenza amica sempre a fianco dell’infanzia che soffre.

fonti:

http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/zia-caterina-new-york-times-1.3590012

https://www.ilguelfobianco.it/it/taxi-firenze-zia-caterina/

* La buona notizia del venerdì: “Dress for success”, a Roma la prima boutique che aiuta le donne a trovare lavoro

 

 

In via Giolitti 36, presso il Mercato Centrale a Roma, l’evento di lancio di ‘Dress for success Rome’, la prima filiale italiana dell’associazione no profit americana che aiuta le donne svantaggiate e donne che ricevono la disoccupazione da più di quattro mesi a trovare lavoro.

Sono state illustrate le attività promosse dall’organizzazione e come i privati, le aziende, le associazioni, i centri d’impiego, le scuole e le università possono collaborare con essa.

L’organizzazione, creata nel 1996 dalla studentessa americana Nancy Lublin, dona alle donne in cerca di un’occupazione gli abiti giusti per il colloquio e per la prima settimana di lavoro.

I capi, nuovi o comunque in buono stato, sono messi a disposizione, gratuitamente, dai privati o dalle aziende di moda che intendono sponsorizzare il progetto.

La formula di Dress for success, nata in origine per favorire l’emancipazione delle donne svantaggiate del Bronx, ha conquistato negli anni le più svariate realtà: conta più di 152 sedi in 30 paesi, ha aiutato oltre 55 mila donne in tutto il mondo e oggi arriva anche in Italia.

Dress for Success Rome nasce nel 2017 a Roma grazie all’intuizione e all’iniziativa di Francesca Jones (Presidente dell’Associazione e consulente di comunicazione) e all’ecletticità delle socie fondatrici Teresa Ferrarese (insegnante) e Rosalba Saltarelli(imprenditrice e counsellor).

Sono venuta a conoscenza di Dress for Success Worldwide circa un anno fa, grazie a una mia amica che si è trasferita a New York e ha iniziato a prestare attività di volontariato presso l’Associazione. Mi ha raccontato delle numerose attività svolte all’interno dell’organizzazione e di quanto fosse utile e stimolante questo servizio per l’intera comunità. Conquistata da questo progetto, ho deciso di aprire Dress for Success anche in Italia, a Roma, coinvolgendo una rete di professioniste ed esperte del settore desiderose di mettere a disposizione delle donne più bisognose le proprie capacità e competenze”.

Dress for Success Rome, in collaborazione con il movimento di volontariato italiano della regione Lazio (MoVi), offre anche programmi di mentoring, seminari per la crescita professionale e supporto nella ricerca dell’impiego.

E così, tra una camicetta ben stirata, un abito colorato o scarpe coi tacchi, si organizzano seminari e si offre anche un aiuto a scrivere un buon curriculum.

Insomma, si dà una mano a chi adesso è in difficoltà.

Un sostegno, a ritrovare la forza, ed anche l’aspetto, per continuare a cercare un lavoro. A non mollare. Ad andare avanti. Ad insistere, anche se è difficile.

Perché alla fine qualche porta si apre.
Se il colloquio va bene, alle donne vengono regalati abiti per coprire la prima settimana di lavoro.

Perché bisogna farcela, e farcela bene.
È possibile per tutti dare una mano.

Accettano infatti donazioni di abiti nuovi o quasi nuovi, tutti i giovedì dalle 18:00 alle 20:00.
Aiutare è sempre bello.

Aiutare una donna, lo è ancora di più.

 

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/563128/Dress-for-success-a-Roma-la-prima-boutique-che-aiuta-le-donne-a-trovare-lavoro?UA-11580724-2

https://rome.dressforsuccess.org/

https://www.2duerighe.com/attualita/97527-francesca-jones-porta-roma-dress-for-success-aiutare-le-donne-trovare-lavoro.html

https://www.facebook.com/1656914074328063/photos/rpp.1656914074328063/1750823371603799/?type=3&theater

http://www.nonsprecare.it/negozi-della-solidarieta

https://lauracarpi.wordpress.com/2014/05/09/la-buona-notizia-del-venerdi-se-cerchi-un-abito-da-sposa-santa-rita-te-lo-offre-gratis/

* La buona notizia del venerdì: Misterlino, il knitting café dove si lavora a maglia e a uncinetto

Misterlino: il knitting café dove si lavora a maglia e a uncinetto

 

Avete mai desiderato sorseggiare un buon caffè al bar e allo stesso tempo dedicarvi alla vostra passione per maglia e uncinetto?

Unire queste due cose è possibile nei bar Misterlino – officina lana e caffè, aperti da qualche tempo in Emilia Romagna.

Immaginate di trovarvi in un bar dotato di tutti i comfort ma circondati da un ambiente arredato con scaffali pieni di gomitoli di lana colorati.

È questo l’originale scenario che si presenta di fronte a chi entra in uno dei bar Misterlino presenti a Parma(uno in stazione e l’altro al Barilla Center) e a Reggio Emilia.

Non si tratta però solo di arredamento, quei gomitoli sono lì per uno scopo molto preciso: essere utilizzati! 

Nel locale infatti si possono adoperare ferri e uncinetti per realizzare accessori unici e irripetibili e allo stesso tempo rilassarsi sorseggiando tè, caffè o cioccolata circondati da amici o da altre persone che condividono la stessa passione

In programma corsi e iniziative, il più delle volte gratuite, anche per chi è alle prime armi e vuole imparare l’arte dello sferruzzamento o per chi vuole perfezionare la tecnica o imparare ad esempio l’uso del telaio.

L’intento alla base della nascita del connubio caffè-lana è anche quello di rivalutare tradizioni antiche che rischiano di scomparire se non portate avanti.

E via libera anche ad iniziative di knitting d’assalto e beneficienza come ad esempio “cuore di maglia” che ha visto la realizzazione di capi fatti ai ferri o all’uncinetto per bambini nati prematuri.

Caffè tostato dunque e gomitoli di lane pregiate è quanto si può trovare in questi locali ideati dal torrefattore Lino Alberini e, come lui stesso racconta, sembra che il grande successo vede sempre più clienti esigenti in fatto di filati piuttosto che di caffè.

E nei locali non mancano neppure i libri, per unire a tutto questo anche un po’ di cultura!

 

https://www.greenme.it/mangiare/ristoranti/19314-misterlino-knitting-caffe-maglia-uncinetto

https://lauracarpi.wordpress.com/2015/01/24/la-buona-notizia-del-venerdi-knitting-mania-per-uomini-duri/

https://lauracarpi.wordpress.com/2017/09/08/la-buona-notizia-del-venerdi-combattere-il-machismo-si-puo-lavorando-a-maglia/

La buona notizia del venerdì: Le scarpe di Kenton Lee che crescono con i bambini

“The Shoe that Grows” di Kenton Lee porta molta innovazione al design delle calzature

Nel 2007, Kenton Lee viveva e lavorava a Nairobi, in Kenya, quando ha notato quanti bambini nella comunità erano senza scarpe o indossavano scarpe che non si adattavano ai loro piedi.

Dopo aver lavorato con i bambini in un orfanotrofio dell’AID e aver visto quanto fossero inefficaci le loro calzature, ha parlato con il direttore dell’orfanotrofio che gli ha detto che pur ricevendo donazioni di scarpe dagli Stati Uniti, la maggior parte dei piedi dei bambini cresceva in appena sei mesi .

Nel 2009, Lee ha creato Because International, “un’organizzazione con una nuova voce giovanile e un nuovo messaggio di innovazione per portare un aiuto e una speranza al mondo.”

Poco dopo, la sua organizzazione ha lanciato il suo primo progetto, “The Shoe that Grows“, una scarpa che si adatta a cinque diverse dimensioni e dura per cinque anni.

Realizzate in pelle e gomma compressa (simile a quella di uno pneumatico), le scarpe durano a lungo e aiutano a proteggere i piedi dei bambini dalle malattie e dai parassiti trasmessi dal suolo, un problema che colpisce oltre 2 miliardi di persone in tutto il mondo.

Lee ha detto che l’esperienza all’orfanotrofio lo ha portato ad “aprire gli occhi e il cuore sul fatto che possiamo fare molto meglio con gli aiuti umanitari internazionali”. Crede che l’innovazione sia la chiave per il successo delle aziende a scopo di lucro cercando di migliorare i loro prodotti, l’innovazione è altrettanto importante, se non di più, nel settore umanitario.

A livello globale ci sono 300 milioni di bambini che vivono in condizioni di estrema povertà senza scarpe.

Anche se i bambini nelle comunità in difficoltà ricevono spesso scarpe donate, le superano velocemente o le logorano e rimangono nuovamente senza alcuna protezione dagli elementi.

L’aspetto di design più rivoluzionario di The Shoe that Grows non è solo la sua capacità di resistere a maggiori segni di usura, ma di cambiare le dimensioni in base alle esigenze.

La scarpa è disponibile in due taglie: piccola, adatta ai bambini dalla scuola materna alla quarta, e grande, che si adatta dalla quinta alla nona classe. Attraverso una serie di semplici scatti, la scarpa può essere stretta o allentata per adattarsi alle mutevoli dimensioni.

Dal 2009, The Shoe che Grows si è fatto strada in Kenya, Ecuador, Haiti e Ghana, così come nei paesi visitati dall’organizzazione benefica Hands of Hope.

Le scarpe vengono trasportate e consegnate da organizzazioni partner in tutto il mondo, ma è attraverso le donazioni che arrivano alle comunità che ne hanno più bisogno.

Il modo più semplice per essere coinvolti con l’organizzazione è donare $ 10 USD per aiutare a riempire un borsone con le scarpe. Ogni borsone contiene 50 paia di scarpe e una volta che i borsoni sono pieni, sono fuori dalla loro destinazione.

Se fai parte di un gruppo di volontari, di un gruppo ecclesiastico o di un’impresa che viaggia a livello globale, puoi anche acquistare le scarpe alla rinfusa per distribuirle.

Se sei interessato a collaborare con Why International e The Shoe che cresce, puoi offrirti volontario per un po ‘di tempo,e puoi contattare direttamente Lee per telefono o via email.

Oltre alle scarpe, anche perché International sta iniziando a lavorare al progetto “A Better Bednet” che mira a proteggere le persone dalle malattie trasmesse dalle zanzare come la malaria. L’idea è ancora nelle sue fasi iniziali, ma stanno cercando qualcuno che pensa di poter aiutare.

Se hai qualche suggerimento per diffondere il progetto in rete, Lee e il suo team possono essere contattati qui.

 

Tutte le immagini via Because International

Fonte:

https://www.deejay.it/news/le-scarpe-che-crescono-con-te-lidea-dellanno-dedicata-ai-bambini-di-tutto-il-mondo/430021/

* La buona notizia del venerdì: La Paint Back cancella l’odio e dipinge la pace

Paint Back: La bellezza ci salverà

Ci sono ricorrenze che segnano date importanti per l’umanità, date che in un certo senso dovrebbe servire da monito oggi e in futuro, date che hanno segnato l’inizio di uno dei periodi più violenti e neri della nostra storia più recente.

Ricorrenze che dovrebbe portare a pensare, ricordare e allontanarsi completamente da quello che il nazismo e tutti i regimi totalitari hanno provocato e provocano.

In Germania, però, molti ancora non le interpretano così.Al contrario, si è assistito ultimamente ad un “rigurgito” neonazista e alla comparsa di svastiche, croci uncinate e scritte antisemite e che incitano all’odio.

Purtroppo molte grandi città non sono nuove, durante il corso di tutto l’anno, a queste esperienze: capita spesso (forse sarebbe meglio dire troppo spesso) di veder apparire simili graffiti sui muri. 

Berlino, città che ospita un altissimo numero di writer, è diventata protagonista di un movimento, il Paint Back, che mira a sovvertire questi avvenimenti.

Una sorta di risposta all’odio tramite l’arte, che lancia messaggi di pace.

Su un muro appare una svastica? Il gruppo di writer si mette all’opera e la copre con coniglietti, zanzare, cubi di Rubik o coppie di fidanzat intenti a baciarsi. Trasformano orrore e odio in bellezza.

Il movimento è partito da Ibo Omari.

Proprietario di un negozio di colori nel quartiere di Shoeneberg, era costretto a dover fare i conti con rune, croci uncinate, disegni razzisti e scritte inneggianti all’odio con troppa frequenza. Giunto all’esasperazione, dopo aver visto apparire l’ennesima svastica in un parco per bambini, in un moto di rabbia ha deciso di prendere delle bombolette e di coprirla con un bel disegno.

In un periodo nel quale xenofobia ed antisemitismo stanno prendendo sempre più piede, e la destra estrema guadagna sempre più voti, Omari non ha fortunatamente faticato a trovare “adepti”, altri writer che seguissero il suo esempio e decidessero di fare lo stesso.

Sono già molte le scritte coperte e i cittadini stanno iniziando a collaborare con il movimento, segnalando dove si trovano svastiche da dover trasformare.

Armati di bombolette contro i nazi, diffondono bellezza per cancellare l’odio.

 

Irmela Schramm da almeno trent’anni gira la Germania cancellando o modificando i simboli che inneggiano all’odio e al razzismo

Raschietto, acetone, bomboletta spray, diario di bordo e macchina fotografica: con evidente orgoglio Irmela Mensah-Schramm dispone la sua attrezzatura sul tavolo di un bistrot vietnamita nel quartiere di Zehlendorf a Berlino.

Poi si mette tranquilla e inizia a sorseggiare una limonata fatta in casa. È strano vederla seduta e composta. Chi conosce le sue imprese sa infatti che Irmela non gradisce stare con le mani in mano: il suo posto è là fuori, dove da oltre trent’anni, su e giù per la Germania, contribuisce a ripulire il mondo dall’odio rimuovendo qualsiasi adesivo e graffito a sfondo razzista, neonazista o xenofobo trovi sul suo percorso.

Irmela ha 72 anni, porta i capelli a caschetto, lisci e bianchi e indossa occhiali sottili dalla montatura tondeggiante che fanno a pugni con il registro colorito con cui si esprime. Il suo entusiasmo è tanto travolgente che seguire il suo racconto è difficile a causa dei continui salti temporali che impartisce alla narrazione.

Ha l’aria di chi non intende fermarsi davanti a niente e a nessuno, che si tratti di poliziotti in tenuta antisommossa, di una banda di neonazisti o di una denuncia per danni materiali per aver dipinto un cuore rosa sopra una svastica nera disegnata su un muro. «Nulla mi spaventa. Se necessario andrò anche in prigione, ma non intendo fermarmi»: così si era espressa in occasione dell’ultimo processo, poi sospeso, che l’aveva condannata a una multa di 1.800 euro per aver modificato con una bomboletta spray un graffito che polemizzava contro la politica dell’accoglienza di Angela Merkel auspicando la morte della cancelliera.

Al giudice che l’accusava di non mostrare pentimento, Irmela aveva rinfrescato la memoria snocciolando i riconoscimenti collezionati negli anni per il suo coraggio civile.

Persino alle minacce di morte ricevute da estremisti di destra ha reagito con sguardo fiero e sorriso beffardo, un atteggiamento che ha colpito anche il regista italiano Vincenzo Caruso che sulla storia di Irmela ha girato un documentario dal titolo The Hate Destroyer, presentato al Festival Biografilm 2017 a Bologna dove si è aggiudicato il Premio Ucca.

Al Postmod 2018 ha incontrato il pubblico in occasione della proiezione del documentario ‘The hate destroyer’ di Vincenzo Caruso il 23 gennaio a Perugia per celebrare La Giornata della Memoria che ricorre il 27 Gennaio pv.

Per ricordare le vittime del nazifascismo.

http://www.bejournal.it/2016/11/16/paint-back-la-bellezza-ci-salvera/

https://www.tpi.it/2016/12/22/settantenne-tedesca-cancella-svastiche-con-spray/#r

https://www.umbria24.it/noise24/giornata-delle-memoria-la-distruttrice-dodio-arriva-perugia-mensah-schramm-racconta-la-sua-storia-al-postmod

 

*La buona notizia del venerdì: Sporchi la strada? E allora pulisci i giardini. Per tre mesi, gratis, e con la scopa in mano

Sporchi la strada? E allora pulisci i giardini. Per tre mesi, gratis, e con la scopa in mano

 

La storia di Tiziano, che aveva il vizietto di gettare all’aria i cassonetti dei rifiuti, è esemplare.

Invece della solita multa, magari mai pagata, e di un lungo processo, il ragazzo si occuperà della pulizia dei parchi. Nella sporchissima Roma.

In fondo, è solo una ragazzata, considerando l’età del protagonista. 

Tiziano C., 19 anni, aveva il vizietto di gettare all’aria il cassonetto della spazzatura nel quartiere Monte Sacro di quella Roma che viene considerata la capitale più sporca d’Europa. Per colpa di decenni di cattiva gestione dei servizi pubblici, ma anche per le note, pessime e incivili abitudini di tanti dei suoi abitanti.

Tiziano è stato colto con le mani nel sacco, in flagrante, e oltre una multa (150 euro) per imbrattamento, se e quando la pagherà, corre il rischio di un processo, di una condanna, e di una fedina penale macchiata, cosa molto grave per un giovane.

Invece, grazie alla ragionevolezza di un bravo magistrato, il gup Livio Sabatini, e di un avvocato che non cerca solo di allungare i tempi delle cause per gonfiare le parcelle, Andrea Forte, il diciannovenne Tiziano ha concordato una pena alternativa rispetto ai tanti rischi penali che correva. 

Andrà a lavorare, gratis ovviamente, per tre mesi al Servizio Giardini del I Municipio di Roma e in particolare curerà il verde di Villa Borghese, il più grande parco urbano d’Europa talvolta ridotto a una discarica, e della zona dei giardini di Colle Oppio.

Fornito di ramazza e di pennello, Tiziano dovrà raccogliere quelle carte che lui, stupidamente, ha lanciato per aria da un cassonetto, recuperare le foglie morte, fare la pulizia degli alberi, e imbiancare qualche muro sporco. Tutti lavori, o lavoretti, preziosi, utili, nella direzione degli stili di vita ispirati all’idea di Non sprecare.

Innanzitutto il verde urbano, l’ambiente più prossimo nella nostra vita di comunità: parchi, giardini, strade.

Ma la cosa che più convince di questa saggia conciliazione davanti a un giudice, è il fatto che si è evitato un altro spreco.

Di tempo e di risorse della macchina della Giustizia (per un processo comunque lungo, se solo considerate che il reato commesso da Tiziano risale al 2015), e anche di sanzioni.

Già, andare a pulire un parco per tre mesi, dopo che hai insozzato una strada, è un’ammenda molto più efficace dei 150 euro di multa e di una fedina penale macchiata per quella che magari è solo una ragazzata.

C’è sempre una proporzione tra la colpa, il reato, il danno arrecato alla comunità e la pena che poi deve scontare il colpevole: e in questo modo la proporzione regge. Senza chiudere tutto “a tarallucci e vino”, cioè con la solita impunità all’italiana, e senza però andare a perseguitare un ragazzo che ha fatto un gesto grave ma magari con l’inconsapevolezza del giovane ubriaco del sabato sera.

Infine, noi di Non sprecare lo ripetiamo in modo quasi ossessivo: il verde, l’ambiente, la sostenibilità, siamo noi. Tutti noi.

E ciascuno può dare il suo contributo, meglio ancora se lo fa dopo essere stato dall’altra parte del campo, ovvero con chi i parchi non solo non li protegge ma rischia di rovinarli.

http://www.nonsprecare.it/come-cancellare-condanna-penale?refresh_cens

  1. Cade un tabù: bonus verde a chi sistema piante e alberi. Bene, ma non vada solo ai ricchi con ville
  2. Parchi violentati dai cittadini incivili: il caso di Villa Pamphili a Roma, 184 ettari di scempi
  3. Orti sui tetti delle case popolari, il verde urbano non può essere un’esclusiva dei ricchi (foto)
  4. Difendiamoci con il verde: alberi, aiuole e orti come barriere contro i terroristi
  5. Orti urbani in Italia, la rivoluzione verde nelle città: i più belli (foto)

* La buona notizia del venerdì: La voce delle donne che fa crescere la coscienza del mondo


 

Nel 1964, ero una ragazzina seduta sul pavimento in linoleum a casa di mia madre nel Milwaukee che guardava Anne Bancroft che consegnava l’Oscar come miglior attore durante la trentaseiesima edizione dell’Academy Awards. Aprì la busta e pronunciò sei parole che hanno letteralmente fatto la storia: “The winner is Sidney Poitier”. Sul palco arrivò l’uomo più elegante che io avessi mai visto. Ricordo che aveva la camicia e il papillon bianchi, e ovviamente la sua pelle era nera. Non avevo mai visto un uomo nero celebrato in quel modo. Ho provato tante, tante volte a spiegare che cosa un momento del genere significhi per una ragazzina, una bambina che guarda sua madre che torna a casa stanca morta per aver pulito le case degli altri. Tutto quello che posso fare è citare, e dire che la spiegazione è nella performance di Sidney nel film “I gigli del campo”: “Amen, amen, amen, amen”.

Nel 1982, Sidney ha ricevuto il premio Cecil B. DeMille proprio qui ai Golden Globes e mi fa un certo effetto pensare che in questo momento ci siano delle ragazzine che stanno guardando la prima donna nera che riceve lo stesso premio. E’ un onore, un onore e un privilegio condividere questa serata con tutte loro e anche con gli uomini e le donne incredibili che mi hanno ispirata, stimolata, sostenuta e che hanno reso possibile il mio viaggio fino a questo premio. Dennis Swanson che ha creduto in me per “A.M. Chicago”. Quincy Jones che mi ha vista in quello show e ha detto a Steven Spielberg: “Sì, lei è Sophia ne ‘Il colore viola’”. Gayle che è l’incarnazione della parola amico e Stedman che è stato la mia roccia, e molti altri.

Voglio ringraziare la Hollywood Foreign Press Association perché tutti sappiamo quanto la stampa sia sotto assedio in questo periodo. Sappiamo anche che è l’insaziabile dedizione verso la scoperta della verità assoluta che ci impedisce di chiudere un occhio davanti alla corruzione e all’ingiustizia. Davanti ai tiranni e alle loro vittime. Davanti ai segreti e alle bugie. Voglio dire che oggi apprezzo la stampa più che mai, mentre tentiamo di attraversare questi tempi complicati che mi hanno portata a una conclusione: dire ciò che pensiamo è lo strumento più potente che abbiamo. Ed io sono particolarmente orgogliosa e ispirata dalle donne che si sono sentite abbastanza forti e abbastanza emancipate da far sentire la propria voce e condividere le loro storie personali. Noi, ognuno di noi in questa stanza viene celebrato per le storie che racconta; quest’anno noi siamo diventate la storia.

Ma non si tratta di una storia che riguarda solo l’industria dell’intrattenimento. Trascende ogni cultura, geografia, razza, religione, politica o lavoro. Quindi, questa sera io vorrei esprimere la mia gratitudine a tutte quelle donne che hanno sopportato anni di abusi e violenze perché, come mia madre, avevano bambini da mantenere e bollette da pagare e sogni da inseguire. Sono le donne di cui non conosceremo mai il nome. Sono casalinghe e contadine. Lavorano nelle fabbriche, nei ristoranti, all’università, nell’ingegneria, nella medicina o nella scienza. Fanno parte del mondo della tecnologia, della politica e degli affari. Sono le nostre atlete alle Olimpiadi e sono i nostri soldati nell’esercito.

E c’è qualcun altro, Recy Taylor. Un nome che io conosco e penso dovreste conoscere anche voi. Nel 1944, Recy Taylor era una giovane moglie e madre. Stava tornando dalla messa a Abbeville, in Alabama, quando sei uomini bianchi armati l’hanno rapita, stuprata e abbandonata con gli occhi bendati sul ciglio della strada che dalla chiesa portava a casa sua. Le dissero che l’avrebbero uccisa se lei avesse raccontato il fatto a qualcuno, ma la sua storia è stata riportata dalla Naacp dove a capo dell’indagine venne nominata una giovane di nome Rosa Parker e insieme hanno cercato di ottenere giustizia. Ma la giustizia non era una possibilità ai tempi di Jim Crow. Gli uomini che hanno cercato di distruggerla non sono mai stati indagati. Recy Taylor è morta dieci giorni fa, alla soglia del suo novantottesimo compleanno. Lei ha vissuto, come tutte noi abbiamo vissuto, troppi anni in una cultura ferita da uomini potenti. Per troppo tempo le donne non sono state ascoltate o credute quando hanno osato raccontare la loro verità al potere di questi uomini.

Ma il loro tempo è finito. Il loro tempo è finito.

Il loro tempo è finito! E io spero, spero che Recy Taylor sia morta nella consapevolezza che la sua verità, così come la verità di tante altre donne che in questi anni sono state tormentate, o che lo sono tuttora, sta venendo fuori. Doveva essere da qualche parte, nel cuore di Rosa Parks, quasi 11 anni dopo, quando ha preso la decisione di rimanere seduta in quell’autobus a Montgomery ed è qui con ogni donna che ha deciso di dire “Me too”. E in ogni uomo, in ogni uomo che ha deciso di ascoltare.

https://lauracarpi.wordpress.com/2013/12/01/1-dicembre-1955-rosa-parks-prende-un-autobus/

Nella mia carriera, quello che ho sempre cercato di fare al meglio, in televisione o nei film, è di raccontare qualcosa di come le donne e gli uomini si comportano davvero. Di raccontare come proviamo vergogna, amore o rabbia, come falliamo, come ci ritiriamo, come perseveriamo e come vinciamo.

Ho intervistato e ritratto persone che hanno sopportato alcune delle cose più brutte che la vita possa gettarti addosso, ma l’unica qualità che ognuna di loro sembrava avere in comune con le altre era quella di mantenere la speranza in un mattino più luminoso, persino durante le nostre notti più buie. Quindi io voglio che tutte le ragazze che ora stanno guardando sappiano che c’è all’orizzonte un nuovo giorno!

E quando questo nuovo giorno sarà finalmente sorto, sarà grazie a tante donne meravigliose, molte delle quali sono proprio qui, questa sera in questa stanza, e grazie ad alcuni uomini piuttosto fenomenali che stanno lottando duramente per essere certi che loro saranno i leader che ci condurranno fino al momento in cui nessuno dovrà dire di nuovo: “Me too”. Grazie!

Traduzione integrale del discorso tenuto da Oprah Winfrey durante la cerimonia dei Gloden Globe celebrata domenica sera