* La buona notizia del venerdì: Sedersi su un libro si può…su una panchina letteraria

* La buona notizia del venerdì: Un rifugio galleggiante per gatti

Succede ad Amsterdam!

Non è il solito rifugio per gatti, è la Cat boat, una barca interamente abitata dai felini randagi che si trova attraccata sulle sponde di una canale di Amsterdam, poco distante dalla stazione centrale.

La Cat boat, più che una barca sembra una sorta di arca di Noè, solo che a bordo non ci sono tutti gli animali del mondo ma una colonia di gatti. 

La struttura è gestita da “De Poezenboot”,un’associazione fondata da Henriette ven Weelde.

La donna si prende cura dei felini randagi da sempre, li recupera dalla strada e li aiuta nella crescita finché non sono in forze per essere adottati. Attualmente, ci sono più di cinquanta gatti, alcuni ‘padroni di casa’ della Cat boat, altri di passaggio.

Come si legge sul sito dell’associazione, ogni gatto viene sterilizzato, vaccinato e dotato di microchip.

L’Poezenboot è l’unico rifugio per animali che è letteralmente in acqua ed è un punto di riferimento per gli animali. Tutti i nostri gatti trovano alla fine una casa, ma nel frattempo, hanno bisogno di tutte le nostre cure e il nostro affetto”.

Nel 1968, Henriette ven Weelde ha comprato una barca, ma non per far fare ai turisti un giro sul canale di Amsterdam, ma per dare una casa fissa o temporanea a tanti trovatelli che per strada avrebbero avuto meno probabilità di sopravvivenza.

 

La prima randagia era una neomamma che si era rifugiata con i cuccioli nel giardino di casa della donna, ma man mano che la famiglia si allargava, lo spazio non bastava più. Così l’idea di spostare tutti i felini in barca, il Tjalk.

Oggi le case galleggianti sono due, oltre il Tjalk anche l’Ark, ma solo una è adibita a vera e propria pensione con ciotole per l’acqua e cibo e spazi divisi per gli animali. Qui ci sono trovatelli, gatti malaticci, ma tutti vengono sostenuti dalle donazioni e dallo straordinario lavoro dei volontari, infatti l’associazione è riconosciuta come un ente benefico.

https://www.greenme.it/abitare/cani-gatti-e-co/23785-rifugio-gatti-amsterdam

Potrebbero interessarvi:

  • LA CASA TRASFORMATA IN UN PARADISO PER GATTI (FOTO)
  • LA CASA IN LEGNO DIVENTA UN PARCO GIOCHI PER GATTI (FOTO)
  • AOSHIMA, L’ALTRA ISOLA DEI GATTI IN GIAPPONE (FOTO E VIDEO)
  • LANAI, L’ISOLA DEI GATTI DELLE HAWAII (FOTO E VIDEO)
  • LA SPIAGGIA DEI GATTI: IN SARDEGNA UN’OASI DI TRANQUILLITÀ PER I FELINI (FOTO)

*La buona notizia del venerdì: dopo 56 Anni riapre a Roma il Giardino delle Cascate

Dopo ben 56 anni riapre al pubblico lo spettacolare Giardino delle Cascate dell’Eur, un gioiello di architettura paesaggistica realizzato nel 1961 su progetto di Raffaele De Vico.

Esempio di moderno giardino di paesaggio ispirato alla tradizione italiana, si fa apprezzare per la sua simmetria e regolarità e colpisce il visitatore con giochi d’acqua, fontane zampillanti, scogliere, pietre naturali e numerose piante di varie specie. Un momento di pace e relax, in barba al caos e allo stressante traffico cittadino quotidiano.

………….

 

Se il quartiere dell’Eur fa subito pensare allo stile monumentale e al razionalismo architettonico, non bisogna dimenticare che questa moderna area progettata in epoca fascista per la realizzazione dell’Esposizione Universale Romana del 1942, mai avvenuta a causa della guerra, prevedeva da subito una particolare attenzione per la creazione di ampie aree verdi, quali parchi, giardini e viali alberati.

Per quel quartiere che doveva testimoniare il “genio della civiltà italica” ed era pensato come primo nucleo di espansione verso il mare, il coordinatore del progetto Marcello Piacentini nominò nel 1939 come consulente per la realizzazione dei parchi e dei giardini l’architetto Raffaele De Vico, uno dei paesaggisti più importanti dell’epoca, già noto per aver curato la sistemazione del Parco di Colle Oppio, del Giardino degli Aranci e della nuova piazza Mazzini.

Fu proprio De Vico a ideare per l’E42 il sistema delle aree verdi settentrionali oltre al centrale Giardino delle Cascate, ma a seguito dell’occupazione tedesca e dei disastri della guerra i lavori furono sospesi e ripresi solo nel decennio 1951-1961, quando il celebre architetto fu richiamato dall’allora Ente Eur per sovrintendere le operazioni necessarie al ripristino e alla manutenzione del patrimonio verde di tutta l’area.

In virtù di questa meritoria attività, oltre che per il complesso residenziale, gli importanti edifici storici, le sedi di istituzioni pubbliche e l’ampia area commerciale e ricreativa, l’Eur merita oggi di esser considerato anche per la sua funzione di vero e proprio polmone della “Città Eterna”. Attualmente questo quartiere così ricco di verde pubblico può contare su un sistema di cinque grandi parchi, in aggiunta a numerose aiuole e giardini.

Il più noto è il Parco Centrale dell’Eur, chiamato anche “Laghetto”, caratterizzato da ampi giardini collocati proprio intorno a quel lago artificiale che ha ospitato le gare di canoa e canottaggio in occasione delle Olimpiadi del 1960, ancora oggi meta di attività sportive, ricreative e culturali.

Un’oasi verde particolarmente ricca dal punto di vista floro-faunistico, basti pensare alla notevole quantità e varietà di piante (querce, pioppi, aceri, magnolie, olivi, pini, pittosporo, cedri del Libano, lecci, taxus disticum, ligustrum e lauroceraso), uccelli (gabbiani, anatidi), specie ittiche (persico sole, carpa, carassio, trota, tinca, scardola), nonché tartarughe.

Progettato nel 1937 ma realizzato solo per le Olimpiadi di Roma del 1960, il Laghetto dell’Eur è un bacino artificiale con una superficie di ben 85.120 metri quadrati, profondo al massimo tre metri circa.  L’acqua viene immessa dalla parte più pregiata e suggestiva del parco, il Giardino delle Cascate nel lato sud, mentre fuoriesce da sbocchi che si trovano principalmente nel lato settentrionale.

Questa meravigliosa opera oggi riconsegnata ai cittadini, che secondo lo stesso architetto Franco Zagari rappresenta forse «il giardino moderno italiano più interessante della seconda metà del Novecento», non si limita a svolgere una funzione estetica ma contribuisce anche all’ossigenazione delle acque e a integrare il sistema idroelettrico, composto dalla centrale di sollevamento di viale Oceania e dal serbatoio idrico principale noto ai romani come “il Fungo”.

Bellezza non fine a se stessa ma funzionale, perché il notevole esborso economico per la restaurazione dell’opera da parte di Eur Spa, assolve anche il compito non secondario di evitare le interruzioni del sistema idrico grazie a un apposito sistema di bypass, in pratica una nuova rete ausiliaria volta a limitare gli eventuali disservizi nel quartiere.

Le cascate, il cui impianto di sollevamento delle acque fu già ammodernato nel 2010, ritornano finalmente al loro splendore.

Il giardino riapre in seguito alla riparazione del ponte pedonale che passa sulla cascata centrale e connette le diverse sponde, che aveva subito un atto vandalico con il danneggiamento della sua pavimentazione vetrata.

Si tratta del ponte Hashi di Zagari, protagonista di una delle più belle passeggiate del parco, quella giapponese, disegnata da Raffaele De Vico e completata con l’impianto dei graziosi ciliegi (prunus da fiore), donati dalla città di Tokyo.

Ponte Hashi che fornisce una splendida veduta delle cascate, ottima anche dal Teatro Verde del Parco Centrale, da cui è possibile assistere agli spettacoli unici di suoni, giochi d’acqua e luci nelle sere d’estate.

Non più sporadico set per riprese cinematografiche (in questi luoghi fu girato anche “L’ultimo bacio” di Gabriele Muccino), il Giardino delle Cascate, aperto tutti i giorni dalle 7 alle 20, torna a deliziare romani e non con il suo tripudio di verde, zampilli e getti d’acqua.

Marco Grilli

http://www.eticamente.net/56903/giardino-delle-cascate-dopo-56-anni-riapre-il-gioiello-delleur.html

( P.S. Questa è una buona notizia a metà, dato che riguarda solo la metà del “Laghetto dell’Eur”! Ci vorranno altri 56 anni per il resto?)

*La buona notizia del venerdì: Alessandra e Gerardo che resistono

La merceria di Alessandra che resiste a Roma all’Esquilino!

In mezzo a tante scritte orientali quella gialla in lettere corsive, un po’ antica, del negozio di Alessandra Santori continua a rappresentare un baluardo di romanità in un quartiere ormai a completo appannaggio dei commercianti cinesi. Oltre alla passione, per portare avanti la sua attività, punta sulla qualità dei prodotti

Resistere, resistere, resistere: è questo il motto di Alessandra Santori e del marito Gerardo che da oltre sessant’anni gestiscono una splendida merceria, dove il tempo sembra essersi fermato, e rifiuta continuamente le offerte, soldi contanti alla mano, dei soliti cinesi che vorrebbero acquistare il loro negozio.

Siamo in via Principe Eugenio, all’Esquilino, a Roma, una vera e propria Chinatown, dove ormai i cinesi sono i padroni della zona, senza alcuna autentica integrazione con le altre comunità, italiani in testa.

Qui, Alessandra e Gerardo, una coppia di audaci e coraggiosi ottantenni, di fatto hanno alzato una trincea, respingendo l’Oriente che sta conquistando questo storico Rione. “Sapesse quanto spesso i cinesi sono venuti a chiedermi di vendere il negozio – ha ammesso Alessandra in una recente intervista al Corriere della Sera -, direi che me l’hanno chiesto almeno diecimila volte e ogni anno, anche con i soldi in mano. Ma io non ho mai voluto vendere”.

E così il suo negozio è l’ultimo baluardo di romanità in questa zona che è una delle porte della città, essendo a due passi dalla stazione Termini. Intorno ci sono grossisti cinesi, ristoranti indiani e perfino l’antica e classica gelateria Fassi, all’interno del “Palazzo del freddo” è passata di mano ed è diventata al cento per cento coreana perché acquistata dal gruppo Haitai.

Un destino simile è toccato anche alla vicina piazza Vittorio, dove i negozi “made in Italy” si contano praticamente sulle dita di una mano.

Alessandra è restia a cedere alle lusinghe di tanti soldi perché tra i fili colorati e le scatole di bottoni ci ha trascorso un’intera vita. In merceria ci ha cominciato a lavorare quando aveva 14 anni e adesso ne ha 77, 63 lunghi anni.

Da sempre accanto a lei c’è il marito, Gerardo, 81 anni, che prima in casa e adesso in negozio le dà la forza di portare avanti l’attività. L’uomo, infatti, una volta andato in pensione si è messo anche lui a vendere calze e nastri, chiusure lampo e spille da balia, ma ci tiene a specificare che “il negozio è di Alessandra”. Ciò che gli permette di rimanere a galla è la qualità dei prodotti che vendono: “i nostri –spiegano – sono un po’ più cari, ma di ottima qualità, tutte marche serie, sicuramente durano più a lungo. E i clienti lo apprezzano”.

Anche una merceria, una semplice ed elegante merceria, è un presidio, un pezzo di identità e di anima, di un quartiere. E la sua scomparsa, per cedere alla seduzione dell’avanzata dei cinesi, è un grande spreco non solo per le attività commerciali made in Italy, ma per l’intera comunità del quartiere.

Così in mezzo a tante scritte orientali continua a resistere quella gialla in lettere corsive, un po’ antica, del negozio di questa splendida coppia che proteggono un simbolo dei tempi che furono e che è doveroso preservare da un presente che vuole omologare tutto, uccidendo la poesia.

 

Foto La presse

COME IL WEB PUÒ AIUTARE I PICCOLI COMMERCIANTI

*A Bari, sconti in cinema e negozi e bonus in busta paga per chi sceglie di muoversi in bicicletta

*Saldi, scegliete i negozi sotto casa. Risparmiate e salvate l’anima del quartiere

*Share second hand reuse: a Milano il negozio solidale di abiti usati. In vendita a 1 euro

Passamano”: a Bolzano il primo negozio italiano non sprecone in cui non si paga nulla

*Mercatopoli, il negozio dove lo shopping è ecosostenibile e non sprecone

 

 

Fonte:http://www.nonsprecare.it/vecchi-negozi-che-resistono

LEGGI ANCHE: Piccoli negozi e botteghe, la crisi non è il mercato ma la stupidità dei sindaci

http://www.pianetablunews.it/2017/02/15/ha-89-anni-ed-opera-ancora-4-pazienti-al-giorno-e-lei-il-chirurgo-piu-anziano-del-mondo/

* La buona notizia del venerdì: Anna e la sindrome di down.

 

Anna e la sindrome di down.

I suoi compagni di classe le ‘insegnano’ ad essere autonoma

I giornali anche a scadenza giornaliera, raccontano di storie di ordinaria emarginazione di persone con disabilità.

Bambini che non sanno cosa vuol dire integrazione,  perchè si imbattono in insegnanti e compagni di scuola che non hanno voglia di entrare in contatto con la disabilità.

Che non vanno in gita e non hanno le opportunità che invece, per i normodotati sono un diritto.

A Sarcedo  (Vicenza) invece, grazie alla sensibilità e alla professionalità di chi crede ‘nel sostegno’ come ruolo educativo per soggetti  diversamente abili e non solo, Anna,  con sindrome di Down, frequenta la prima media a Sarcedo ed i suoi compagni hanno imparato a considerare il suo handicap come motivo di crescita e di educazione. Hanno voluto addirittura avere per lei un ruolo attivo. Vogliono aiutarla nella riabilitazione e a diventare indipendente, meta più importante a cui ambire quando sei affetto da certe sindromi.

Come accadde per tutte le ragazzine della sua età sta tastando il terreno dell’autonomia: ogni giorno va a scuola, ci va a piedi, ma non ci va da sola e non sono nemmeno i suoi genitori ad accompagnarla. Perché Anna se ha una particolarità spiccata, che non sia quella impressa dai suoi geni, è quella di attorniarsi dei suoi compagni di classe che le vogliono bene, che a turno e in gruppo di cinque o sei, puntualmente la aspettano ogni mattina davanti al municipio di Sarcedo e poi la ‘scortano’ a scuola.

Da oggi, Anna è ancora più autonoma perchè prende addirittura il bus. Anche in questa ‘impresa’, ha avuto il sostegno dei suoi compagni di classe e di scuola che hanno fatto letteralmente a gara per proteggere la bambina, in quel gesto quotidiano che per qualcuno è normale, ma quando c’è un certo tipo di disabilità di mezzo, risulta straordinario.
Un sapere stare assieme che se fa da antidoto alla sindrome di Anna, crea nel contempo uno spirito di responsabilità nei suoi compagni.

Alcuna forzatura in tutto ciò, perché difficilmente le cose imposte riescono bene, anzi: ben felicemente i suoi compagni hanno colto il segnale dato dall’insegnate di sostegno di Anna e subito si sono mossi per accompagnarla a scuola.

Il Comune paga il servizio

Un bell’ esempio di comunità che non è sfuggito all’occhio accorto e sensibile del sindaco Luca Cortese: “E’ un grande esempio che Anna e i suoi compagni ci stanno dando. Mi dà tanta speranza vedere che insegnante e compagni ci sono per questa bimba”.

Ma non si è fermato alle parole il sindaco Cortese ed è passato ai fatti: “Come amministrazione comunale vogliamo contribuire a dispiegare le ali della libertà personale di Anna, mettendo a disposizione il trasporto comunale scolastico gratuitamente per lei assieme a suoi due compagni ed all’insegnante di sostegno, ogni giovedì, per permetterle di prendere dimestichezza con i mezzi di trasporto – conclude il sindaco Cortese – A Sarcedo non dimentichiamo nessuno, è un progetto semplice con una valenza sociale altissima”.

Paola Viero

http://www.altovicentinonline.it/attualita-2/attualita/sarcedo-anna-e-la-sindrome-di-down-i-suoi-compagni-di-classe-le-insegnano-ad-essere-autonoma/

 

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo”.

(Maria Montessori)

* La buona notizia del venerdì: la Street Art a qualunque età


Dopo una vita trascorsa a lavorare nei campi, la nonna artista ha deciso di coltivare la sua passione imparando a disegnare.

Oggi abbellisce i muri esterni delle case

l suo colore preferito è il blu oltremare e i motivi ricorrenti dei suo dipinti sono prevalentemente i fiori che adornano le facciate delle abitazioni.

La street artist in questione è Anežka Kašpárková, residente in un piccolo villaggio nel sud della Repubblica Ceca.

 

La particolarità di questa speciale artista è la sua età: Anezka, per gli amici Agnes, ha 90 anni, ma nonostante l’età avanzata non rinuncia alla sua passione, ovvero la pittura. 

Nata e cresciuta a Louka un piccolo villaggio con settanta abitanti, Agnes ha scoperto questa inclinazione per i colori e i pennelli circa trent’anni fa, dopo essere andata in pensione. Dopo aver lavorato per una vita nei campi, la donna ha deciso di trascorrere il suo tempo libero a prendere lezioni di disegno da un’altra anziana del paese.

Quando quest’ultima è venuta a mancare, Agnes ha deciso di proseguire l’opera abbellendo gli edifici del villaggio con elaborati disegni blu, che risaltano sul bianco candido dell’intonaco dei muri. 

Faccio soltanto quello che mi piace“, ha raccontato a un quotidiano ceco che l’ha intervistata. “Cerco di contribuire a decorare un po’ il mondo”

Agnes, tutt’oggi non rinuncia a salire su una scala per dipingere periodicamente la cappella del suo paese.

Tra i suoi lavori la donna vanta anche la decorazione interna ed esterna della cappella di Louka, risalente al XVIII secolo. 

 

Le sue decorazioni, tutte a tema floreale, ma nel contempo tutte diverse e originali, vengono realizzate con una vernice piuttosto costosa, che garantisce una durata di almeno due anni, nonostante l’esposizione alle intemperie e la scarsa qualità degli intonaci. 

 

http://www.tpi.it/mondo/repubblica-ceca/anezka-kasparkova-artista-novantenne-dipinge-facciate-villaggio-repubblica-ceca

* La buona notizia del venerdì: Orti urbani, una rivoluzione verde si propaga in Italia e nel mondo: triplicate le coltivazioni in città


Una scelta urbanistica che vincola un suolo altrimenti destinato a cadere, prima o poi, nelle grinfie della speculazione edilizia, ma non solo.

L’orto urbano è anche un mezzo per permettere la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e una risposta alla Grande Crisi . 

A Berlino le verdure si coltivano in aeroporto. A Parigi una legge obbliga gli edifici pubblici e i grattacieli commerciali a dotarsi di uno spazio verde, a Tokyo invece le verdure si coltivano nell’ex fabbrica di floppy disk Toshiba. A New York un gigantesco parco urbano, con orto, lungo una ex linea ferroviaria.

Gli ultimi dati parlano chiaro: l’agricoltura è uno dei pochi settori in crescita, soprattutto nel nostro Paese, e – come emerge dal Rapporto Ismea-Svimez – sono sempre di più i giovani che tornano a lavorare la terra, in particolar modo al Sud.

Sono ben 20mila le imprese agricole fondate al Sud lo scorso anno.

Aumenta inoltre la consapevolezza riguardo la necessità di alimentarsi in maniera sana ed equilibrata e sono ogni giorno di più i contadini di città che coltivano frutta e verdura bio nei tanti urbani sorti ovunque, dal Nord al Sud del Paese.

Gli orti urbani stanno ridisegnando la pianta delle nostre città: tantissimi quelli che hanno permesso di recuperare spazi urbani altrimenti destinati alla speculazione edilizia o all’abbandono. Un autentico strumento di politica urbanistica in grado di migliorare la qualità estetica e ambientale di interi quartieri, soprattutto nelle periferie. Danno lavoro a migliaia di persone che si organizzano anche con micro-imprese, permettono di investire in maniera positiva e costruttiva il proprio tempo libero favorendo la socializzazione e lo scambio di conoscenze e diffondono le buone pratiche relative al rispetto della stagionalità dei prodotti e la lotta agli sprechi alimentari. Un pezzo importante del nostro futuro e un’ottima strategia per migliorare la nostra qualità della vita.

ORTI URBANI IN EUROPA E NEL MONDO –

Ma non solo in Italia: gli orti urbani si stanno diffondendo ovunque, in Europa e nel mondo. E spopolano anche le torri di orti urbani, le fattorie verticali e gli orti sul tetto.

  • PARIGI

A Parigi un progetto che rientra nel piano strategico 2014-2020, prevede di arrivare a 100 ettari di verde in più su tetti e pareti verticali. Un obiettivo raggiungibile grazie alla legge che obbliga edifici pubblici e grattacieli commerciali a dotarsi di uno spazio verde. E sui tetti delle Galeries Lafayette si producono ben 300 varietà di piccoli frutti.

  • ROMAINVILLE

A Romainville, sobborgo di Parigi, ha invece aperto al pubblico la Agro-main-ville, una torre di orti urbani: ben otto piani e sette enormi terrazzi in cui i cittadini possono coltivare le loro piante e curare gli orti condivisi. Una struttura ecosostenibile ed a risparmio energetico in cui sono stati previsti anche sistemi di raccolta e filtraggio dell’acqua piovana e per il compostaggio degli scarti delle fattorie verticali e dei rifiuti organici della popolazione.

  • BERLINO

Nella capitale tedesca invece, zucchine, pomodori e cavoletti di Bruxelles si coltivano nei 300 piccoli appezzamenti ricavati al posto della pista di atterraggio dell’aeroporto Tempelhof chiuso definitivamente nel 2009.

E al di fuori dell’Europa, le vertical farm sono una realtà anche in:

  • GIAPPONE

Qui alcune tipologie di verdura tra cui la lattuga sono davvero difficili da trovare a causa dell’eccessivo livello di inquinamento dei terreni, motivo per cui vengono importate e vendute a costi molto elevati. A Yokosuka, a soli quaranta chilometri da Tokyo, gli ortaggi si coltivano nell’ex fabbrica di floppy disk che Toshiba ha ora trasformato in una fattoria verticale idroponica.

  • NEW YORK

Nella Grande Mela invece, le verdure si coltivano nel Brooklyn Grange, il più grande orto sul tetto dove, ogni anno, vengono prodotti venticinquemila chilogrammi di verdure fresche, erbe officinali, uova e miele. E non solo: la High Line Park, un parco lineare di circa 2,3 chilometri, è diventata in pochissimi anni una delle principali attrazioni della metropoli americana, e ha circa 5 milioni di visitatori l’anno, più della Statua della Libertà. Nella West Manhattan invece, una vecchia linea ferroviaria, la West Side Line, ormai in disuso, è stata completamente trasformata in un fantastico parco urbano, dove ci sono anche spazi tipici da orto, molto amato dai cittadini e dai turisti. Un esempio di riqualificazione urbana, sotto il segno del verde, dell’orto, dei nuovi stili di vita, senza cancellare le tracce della memoria (lungo il percorso ci sono ancora i vecchi binari).

  • CHICAGO

Sul tetto-parco “Green Roof City Hall” di Chicago invece, si coltivano ben 20mila specie di piante.

Progetti molto importanti, non solo dal punto di vista di una migliore vivibilità dei nostri centri urbani ma anche per favorire il risparmio energetico. 

Le vegetazioni in cima agli edifici, gli orti e i boschi verticali forniscono alla struttura un effetto isolante e questo permette di risparmiare sull’utilizzo e, di conseguenza, sui costi in bolletta di riscaldamento e condizionatori.

Senza contare che le coltivazioni sui tetti permettono di produrre frutta e verdura priva di sostanze inquinanti come piombo e metalli pesanti che fuoriescono dai tubi di scappamento delle auto e si posano sul terreno.

TETTI VERDI E ISOLAMENTO TERMICO

Il tetto verde è una forma naturale di coibentazione dello spazio, che con l’isolamento termico consente di abbattere le isole di calore dei tipici tetti neri con le guaine d’asfalto.

In pratica: scenderanno le vostre bollette invernali per il riscaldamento e quelle estive per il condizionamento.

In secondo luogo, il tetto verde ha una potente funzione ambientale. Assorbe i rumori, quindi vivrete in palazzi più silenziosi, trattiene le polveri trasportate dal vento e filtra le sostanze inquinanti grazie al processo di fotosintesi delle piante. In pratica è come costruire un impianto di depurazione dell’aria.

Infine, c’è l’elemento estetico da non sottovalutare (che si traduce anche in aumento di valore della casa: volete mettere la differenza tra un giardino pensile e una superficie di asfalto o di cemento?

AGEVOLAZIONI FISCALI PER TETTI VERDI

Quanto ai costi, il mio interlocutore mi ha spiegato che la spesa per un tetto verde oscilla tra gli 80 e i 140 euro a metro quadrato: mi rendo conto, non è poco.

Però non è cifra molto differente da una normale ristrutturazione del lastrico solare, e poi non sono da sottovalutare gli incentivi fiscali, detrazioni oggi pari al 65 per cento del costo dell’opera.

Un motivo in più per pensarci.

LEGGE PER ORTI

Era ora che qualcuno ci pensasse sul serio. E adesso finalmente, grazie all’iniziativa del parlamentare ds biellese Gianluca Susta, esiste in calendario, presso la Commissione Finanze del Senato, una legge che premia chi coltiva un giardino o un orto. Come? Con incentivi fiscali sia per i lavori iniziali sia per la manutenzione.

LE LEGGE CHE PREMIA CHI COLTIVA UN GIARDINO O UN ORTO

Questa legge non è una mancia o un regalo agli italiani con il pollice verde.

È piuttosto un modo concreto per spingere tutti i cittadini, a vario livello, ad attrezzare spazi esterni con piante, fiori, alberi. Per migliorare l’estetica dei luoghi, e dunque delle città, per contrastare l’inquinamento e migliorare l’aria, per evitare la tentazione di piccole o grandi speculazioni edilizie.

La proposta prevede una detrazione dell’imposta lorda pari al 36 per cento delle spese documentate fino a un massimo di 30mila euro annui e fa uno specifico riferimento alla «sistemazione a verde» di aree scoperte private di edifici già esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni. Si applica, in cinque quote annuali, anche agli inquilini.

I VANTAGGI DI ORTI E GIARDINI –

D’altra parte le detrazioni già esistono per chi trasforma in aree verdi i lastrici di copertura e i terrazzi solari: non si capisce perché non debba estendersi a chi il giardino lo fa al piano terra o in uno spazio adiacente alla propria abitazione. «Tutti i giardini, non solo quelli realizzati su un tetto, migliorano la qualità della vita e rendono più belle le nostre città. Da qui la mia proposta di estendere le agevolazioni fiscali» spiega il senatore Susta. Adesso bisognerà trovare il consenso parlamentare e  innanzitutto la copertura finanziaria all’interno della prossima legge di stabilità.

E speriamo presto che la proposta diventi legge dello Stato.

 

TUTTO QUELLO CHE DOVETE SAPERE SUI TETTI VERDI:

  • Tetti verdi e pannelli solari, in Francia diventano obbligatori per legge
  • Scomparsa api, sui tetti di New York lavorano 200 apicoltori
  • Quanto vale una casa verde e quanto aumenta di valore (Video)
  • Casa passiva, un modello abitativo per tagliare i consumi ed eliminare gli sprechi (Foto)
  • Facebook e la città verde per i dipendenti, un grandioso progetto nella baia di San Franciscofonte:http://www.nonsprecare.it/orti-urbani-nel-mondo-grandi-quanto-28-paesi-della-ue

http://www.nonsprecare.it/vantaggi-tetti-verdi-efficienza-energetica-isolamento-termico-acustico

http://www.nonsprecare.it/orti-urbani-rivoluzione-triplicati-in-due-anni

http://www.nonsprecare.it/recupero-terreni-incolti-stati-uniti-los-angeles-ron-finley-orti-urbani-video

LEGGI ANCHE: Giardini pensili, è il momento giusto per farli con il maxi bonus fiscale (fino al 65 per cento)

LEGGI ANCHE: In Spagna l’autobus con il tetto verde

https://www.greenme.it/abitare/orto-e-giardino/17480-come-creare-orto-piccoli-spazi

http://www.nonsprecare.it/agro-ecologia-urbana