* Più libri più liberi 2018 nella Nuvola a Roma. Per un nuovo umanesimo. Una risposta agli egoismi del nostro tempo

 

Roma, 4 dicembre 2018.

Apre le porte  l’edizione 2018 della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria Più libri più liberi, l’evento editoriale più importante della Capitale dedicato esclusivamente ai piccoli e medi editori italiani, promossa e organizzata dall’Associazione Italiana Editori (AIE), con il sostegno del Centro per il libro e la lettura, del Ministero dei beni e delle attività culturali, della Regione Lazio, di Roma Capitale, della Camera di Commercio di Roma e di ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, con il contributo di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e di BNL Gruppo BNP Paribas.  

La cerimonia inaugurale  il 5 dicembre, alle ore 10.30, presso il Caffè letterario RAI con gli interventi di Vito Crimi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Informazione e all’Editoria, Annamaria Malato, Presidente Più libri più liberi, Ricardo Franco Levi, Presidente AIE, Luca Bergamo, Vicesindaco con delega alla crescita culturale di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio, Vicepresidente e Assessore Formazione, Diritto allo Studio, Università e Ricerca, Attuazione del Programma della Regione Lazio.

Primo appuntamento della fiera sarà, alle 12.45 nella Sala La Nuvola, la diretta RAI con lo speciale di Quante storie condotto da Corrado Augias, durante il quale interverranno, tra gli altri: Flavio Caroli che racconterà le bellezze della Capitale, Enrico Vanzina, sceneggiatore e autore del libro “La sera a Roma”, la storica dell’architettura Claudia Conforti che ripercorrerà la storia del quartiere Eur, Aurelio Picca che parlerà di periferie. E poi, Gigi Proietti in un video in cui reciterà un sonetto del Belli su piazza Navona, un filmato di Andrea Rolli sulla Street Art delle periferie raccontato da Sabina De Gregori, un raro documentario con Federico Fellini che parla del Eur, un ricordo di Bernardo Bertolucci e uno sketch di Lillo e Greg dedicato a Roma.

Nei cinque giorni della Fiera, che cresce negli spazi e nei numeri, con più di 650 appuntamenti e 545 espositori, si moltiplicheranno le opportunità per incontrare grandi autori italiani e internazionali, assistere a convegni, dibattiti, mostre o performance musicali sul tema scelto per quest’edizione: Per un nuovo umanesimoUna risposta agli egoismi del nostro tempo. Tra i molti appuntamenti della giornata inaugurale, alle ore 12.30, nella sala Luna, il direttore del Corriere della sera Luciano Fontana dialogherà con il capo della Polizia Franco Gabrielli in un incontro dal titolo L’etica della responsabilità, in collaborazione con Poliziamoderna.

Alle 16.15, nella sala La Nuvola, interverrà Ilaria Cucchi insieme a Carlo Bonini, per presentare il graphic novel Il Buio. La lunga notte di Stefano Cucchi di Emanuele BissattiniFloriana BulfonDomenico EspositoFabio Anselmo Claudia Giuliani.

Alle ore 17.30 al Caffè Letterario Rai, appuntamento con Neri Marcorè che leggerà il libro di Matt Haig Come fermare il tempo. Alla stessa ora, nella sala Luna, Paolo Contiintervisterà il Ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli nell’incontro Lettura: primo motore della cultura. Ancora alle 17.30, nella sala La Nuvola, Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, racconterà la sua vicenda al giornalista Francesco Merlo. A conclusione della giornata, alle 18.45 in sala La Nuvola, il grande scrittore israeliano Abraham Yehoshuadialogherà con Leonetta Bentivoglio.

Tra gli eventi speciali, alle 15.30 nella sala Luna, Il Centro per il libro e la lettura premierà le iniziative de Il Maggio dei Libri che si distinguono per originalità, inclusività e capacità di fare rete. Insieme ai premiati di questa edizione conosceremo gli studenti di scuola primaria e di scuola secondaria di primo grado che si sono distinti nel concorso Il mondo che hai scoperto in un libro”.

Quest’anno il programma professionale sarà aperto al confronto con l’estero e gestito a partire da una fitta rete di incontri preparatori curati dal Gruppo piccoli editori di AIE, che porrà al centro il tema cruciale della distribuzione e, in modo più ampio, della visibilità nei canali di vendita e non solo. Il programma si aprirà alle ore 14 in sala Polaris con il convegno internazionale, in collaborazione con Aldus, Sfide comuni, che vedrà la partecipazione di editori stranieri provenienti da Francia, Gran Bretagna, Spagna, Italia. E per fotografare l’andamento del mercato del libro 2018, e le performance della piccola e media editoria in particolare, spazio ai dati Nielsen e AIE nell’incontro alle 16.30 in sala Aldus A un mese dal Natale. Come si sta concludendo il 2018.

Più libri più liberi conferma e incentiva, la vocazione internazionale della piccola e media editoria attraverso un fitto programma di scambi di diritti. Il 5 e il 6 dicembre sarà così in funzione – all’interno del nuovo polo business e professionale – il Rights Centre per gli appuntamenti B2B, a cui parteciperanno 30 operatori stranieri provenienti da 21 Paesi: Canada, Cina, Colombia, Repubblica Ceca, Egitto, Francia, Germania, Indonesia, Giappone, Lituania, Messico, Norvegia, Portogallo, Romania, Russia, Spagna, Svezia, Turchia, Ucraina, Regno Unito, USA.

Il programma completo è consultabile sul sito www.plpl.it

La Fiera è presente sui principali social network. Gli hashtag ufficiali della manifestazione sono #LaNuvola e #piulibri18. Disponibile anche l’app ufficiale della manifestazione per dispositivi iOS e Android.

Per questa edizione, infine, la Fiera lancia il suo chatbot, fruibile attraverso Facebook Messenger, grazie al quale gli utenti interessati potranno recepire più velocemente tutto ciò che riguarda eventi, biglietti, indicazioni su come raggiungere la Nuvola e restare aggiornati sulle ultime news.

leggere fa bene

https://lauracarpi.wordpress.com/2016/12/05/leggere-fa-bene-2/

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* La buona notizia del venerdì: La prima Highway Art Gallery è ad Abu Dhabi

 

La nuova, e attesissima, sede del Louvre di Abu Dhabi è stata finalmente completata secondo il progetto firmato dall’architetto francese Jean Nouvel.

È la prima apertura al di fuori del territorio francese del museo più importante e conosciuto al mondo, arrivata al termine di un processo lungo undici anni partito nel 2006 con il conferimento dell’incarico all’architetto francese da parte del Tourism Development & Investment Company.

Il Louvre di Abu Dhabi si aggiunge alla prima, e per ora unica, succursale a Lens che, firmata da SANAA, dal 2012 accoglie una parte della collezione parigina, e la vittoria del concorso che nel 2015 ha affidato a Rogers Stirk Harbour la progettazione del nuovo polo con archivio e annesso centro ricerca a Lievin, non lontano da Lens. Realizza il primo museo “universale” di tutto il Medio Oriente, perseguendo l’ambizioso obiettivo di rinnovare lo stesso concetto di museo onnicomprensivo, che include nelle sue collezioni tutte le epoche dell’arte.

Da una parte conferma per la città araba una strategia di costruzione del futuro che, non priva di ombre, punta sulla costruzione del distretto culturale di Saadiyat, dove sorgeranno anche un nuovo Guggenheim progettato da Frank O. Gehry e lo Zayed National Museum di Norman Foster, accomunandola al progetto avviato dalla vicina Doha, che sta affidando la realizzazione dell’ambiziosa (e costosa) “2030 Qatar National Vision” a progetti museali firmati da Elemental, Ieoh M.Pei e dallo stesso Jean Nouvel, autore del National Museum of Qatar attualmente in costruzione.


 Il Louvre, versione araba, narra la storia della civilizzazione attraverso 23 sale costruite cronologicamente per raccontare i temi fondamentali della storia dell’uomo: nascita e maternità, morte e religione, potere e commerci sino ai capolavori della storia dell’arte, in particolare francese.

Un invito alla tolleranza e alla comunanza dei valori religiosi, dove guerra e terrorismo scompaiono magicamente, le 300 opere reperti archeologici, manufatti, libri, pitture fino a installazioni contemporanee – sono prestate dal Louvre e 13 musei francesi e 265 delle 620 della collezione permanente del nuovo museo costruito dall’archistar Jean Nouvel.

Il direttore del museo Manuel Rabaté afferma: «Qui i visitatori possono scoprire l’origine della loro cultura e le connessioni con quelle degli altri paesi».

Lo sforzo è sorprendere i visitatori e dar loro la possibilità di superare le barriere culturali. Valore dell’investimento poco più di un miliardo di euro, ma dal management bocche cucite. L’accordo per la cessione del brand Louvre con il governo francese, datato 2008, durerà 30 anni e sei mesi durante i quali le istituzioni francesi presteranno fino all’11° anno dall’apertura opere a Abu Dhai.

La “città bianca museo” del Louvre Abu Dhabi da 87.000 mq è uno spazio composto da 55 edifici bianchi ispirati alle medine e circondato dall’acqua su cui campeggia la cupola geometrica di metallo che filtra la luce e difende il prezioso tesoro dai 40 gradi esterni. 
Regia, gestione manageriale e supervisione scientifica dall’Agence France-Muséums, il cui direttore Manuel Rabaté è stato nominato nel 2016 direttore del Louvre Abu Dhabi. Obiettivo: trasformare la città in hub del turismo culturale e artistico.

L’isola di Saadiyat accoglierà anche lo Zayed National Museum firmato da Norman Foster (dedicato alla storia del fondatore degli Emirati Sheikh Zayed bin Sultan Al Nahyan) e il Guggenheim progettato da Frank Gehry.

Per promuoverlo, ora, è stata ideata una curiosa e originale campagna pubblicitaria.

Sull’autostrada E/11 Sheikh Zayed Road che collega Dubai ad Abu Dhabi sono stati messi dieci enormi cartelloni pubblicitari con le riproduzioni giganti dei pezzi più famosi in collezione nel museo. Ogni volta che un autista, con la radio accesa, passa davanti al cartellone pubblicitario partono 30 secondi di spiegazione sul lavoro riprodotto nel billoboard.

L’hanno chiamata, e non poteva essere altrimenti, Highway art gallery.

Fra le opere stampate troviamo lavori di Leonardo da Vinci, Van Gogh, Eduard Manet e Piet Mondrian. 

Qui li potete vedere tutti e dieci ben sapendo, come ricorda il sito del museo, che sono solo una parte della collezione che conta oltre 600 pezzi

Ecco di cosa parliamo: http://tinyurl.com/ybnekcbs

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2017-11-07/il-louvre-inaugura-succursale-abu-dhabi-141231.shtml?uuid=AEuQkj5C

* La buona notizia del venerdì: un artista costruisce rifugi per i senzatetto con rifiuti abbandonati

Gregory Kloehn è un “esploratore” dei cassonetti della spazzatura, ma non per il motivo che tutti pensano!

Non è un senzatetto, bensì un artista di Oakland che cerca di aiutare i meno fortunati utilizzando i suoi lavori. Invece di realizzare sculture da vendere a ricchi collezionisti, preferisce concentrare le forze per regalare una casa ai poveri che vivono in strada in California.
Gregory si avventura tra i cumuli di rifiuti abbandonati in strada per recuperare materiali utili.

Con quello che trova, costruisce piccoli rifugi ad un posto destinati ad accogliere senzatetto: le “little homeless homes” sono della dimensione di un divano – non molto grandi, ma vitali per chi non ha un tetto sotto il quale ripararsi – e sono tutte fornite di tetto a spiovente, in modo da far drenare l’acqua in caso di pioggia, e di rotelle, così che ogni proprietario possa spostare il rifugio e portarlo con sè.

La struttura delle casette è realizzata con vecchi pallet , mentre il resto dei dettagli è affidato a materiali di recupero rivisitati dall’incredibile estro di Gregory.

 

L’idea di aiutare i più sfortunati gli venne quando un senzatetto un giorno si affacciò nel suo studio chiedendo una coperta per ripararsi; tutto quello che Gregory aveva però era l’ultima opera su cui stava lavorando: una piccola casa-mobile equipaggiata con cucinino, una cisterna d’acqua e una botola per smaltire rifiuti.

E’ così che Gregory ha capito come rendersi utile per aiutare la comunità.

 

Adesso il suo obiettivo è cresciuto: non solo continua a realizzare rifugi mobili per i senzatetto, ma insegna ai meno fortunati a costruirsi da soli queste originali abitazioni!


Un’iniziativa bellissima, che può essere sostenuta con donazioni effettuate sul profilo facebook di Gregory.

 

 Fonte:  www.bioradar.net

http://www.pianetacomefare.it/2014/07/01/artista-costruisce-case-ai-senzatetto-con-unidea-semplice-ed-unica/#more-16584

 

*La buona notizia del venerdì: Arriva the growroom, l’orto sferico fai-da-te per ortaggi a km zero

 Il cibo a km zero rappresenta un’alternativa sempre più amata dai consumatori: anche in città, dove si avverte sempre di più la necessità di uno stile di vita più sano e sostenibile.

Coltivare ortaggi e piante in casa oggi è più facile con The Growroom, un progetto di design dello studio danese Space10, il laboratorio di ricerca di Ikea dedicato all’innovazione del living. Si tratta di una sfera in compensato “abitabile” alta poco meno di tre metri e adatta a ospitare piante e ortaggi.
Ma se pensate di poterla trovare in un punto vendita Ikea o di ordinarla via internet vi sbagliate: The Growroom è per gli amanti del fai-da-te, da creare e montare, dopo essersi procurati il compensato necessario, seguendo le istruzioni on-line ora completamente open-source e gratuitamente disponibili sul sito

 

L’orto sferico The Growroom di Space10, il laboratorio di Ikea

The Growroom, nasce a Copenhagen, all’interno di Space10, il laboratorio di ricerca di Ikea: è qui che si sperimentano nuove soluzioni per l’abitare, da oggi con un’attenzione sempre maggiore all’ambiente. Il design di Growroom, infatti, vuole promuovere in modo creativo la produzione casalinga di frutta e verdura a km zero.

Il futuro immaginato da Space10 è un mondo in cui la natura torna nelle città e nel quale chiunque può coltivare il proprio cibo in modo semplice. Gli architetti Sine Lindholm e Mads-Ulrik Husum hanno così voluto creare un giardino sferico, proprio allo scopo di incentivare la coltivazione di cibo in modo sostenibile e autonomo.

Come si legge sul sito ufficiale di Space10, l’interesse per The Growroom è stato notevole negli ultimi tempi.

Presentato lo scorso anno alla fiera di arte e design Chart Art Fair di Copenhagen, il progetto ha raccolto molto interesse: da Taipei a Helsinki e da Rio De Janeiro a San Francisco erano sempre di più le richieste per acquistare la struttura o per farla esporre in giro per il mondo.

Ma non ha molto senso promuovere la sostenibilità e la produzione del cibo a km zero se poi si spediscono imballaggi in tutto il globo. Proprio per questo motivo, gli orti sferici non si troveranno nei negozi Ikea e non sarà possibile ordinarli a distanza.

E così, da solo pochi giorni The Growroom è finalmente un progetto “open source”, dedicato a tutti coloro che hanno voglia di cimentarsi, prima che con l’agricoltura fai-da-te, con il bricolage. Le istruzioni complete sono disponibili online, pronte per essere messe in pratica da zelanti ecologisti con il pallino per le costruzioni. Gli ideatori del progetto sono convinti che con la diffusione di tecnologie tipicamente da fab lab, come le stampanti 3D o le fresatrici laser, oggi sia facile per chiunque, perlomeno in linea teorica, realizzare l’orto sferico.

 

Per questo, i materiali e gli strumenti di base richiesti sono pochi: basteranno 17 fogli di compensato, 500 viti, due martelli di gomma e una fresa CNC a disposizione che taglia i pezzi in base a un modello computerizzato, facilmente reperibile in un fab lab, ormai realtà in molte città, anche in Italia. Il design è pensato affinché la struttura possa essere assemblata in modo economico, semplice e intuitivo, da (più o meno) chiunque in tutto il mondo.

 

La struttura stessa dell’orto sferico, una volta che i ripiani in legno saranno impermeabilizzati, permette la perfetta diffusione di luce e acqua su ogni suo livello e allo stesso tempo può accogliere uno o più persone all’interno, che potranno così godere dall’interno dell’atmosfera e della visione di piante e ortaggi rigogliosi. 

Ma quello, si sa, dipende tutto dal vostro pollice verde.

 

https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/23236-orti-urbani-marciapiedi

http://www.vanillamagazine.it/growroom-l-orto-casalingo-fai-da-te-di-ikea/

http://www.repubblica.it/ambiente/2018/02/20/news/tokyo_il_grattacielo_da_record_sara_di_legno-189290764/

* C’è posto per tutto e tutto è uno!

 

 

…e in ogni angolo della mia anima c’è un
altare a un dio differente.
(Fernando Pessoa)

Giulio Romano: Palazzo Tè

* La buona notizia del venerdì: Come un notaio pazzo ha cambiato Favara

 

A Favara, il paese dell’agrigentino conosciuto fino a qualche anno solo per gli l’abusivismo edilizio dilagante, lo chiamano il notaio “pazzo”, ma se di pazzia trattasi di sicuro è follia redentrice.

Lui è Andrea Bartoli, ha scommesso in un sogno: ha scelto Favara, paese d’origine della moglie Florinda, invece di Parigi per provare le condizioni per vivere bene nella comunità di appartenenza.

Farm Cultural Park, così rinasce paese dellagrigentino
Il sogno di Andrea Bartoli, la cultura crea sviluppo

E così hanno fondato il centro culturale indipendente Farm Cultural Park il primo “parco turistico culturale” made in Sicily, un esempio tangibile «di rigenerazione urbana» riconosciuto persino dall’Ue.

La Farm ha ridisegnato il volto della cittadina che da luogo da cui fuggire – dove dice scherzando Bartoli «chi vive ad Agrigento fino a qualche tempo fa, non sarebbe andato nemmeno per sbaglio» – s’è trasformato in attrattore di energie e talenti, dove i giovani restano per provare a creare un futuro possibile.

Già, perché in sette anni, secondo un primo studio sugli impatti economici legati alla nascita del centro culturale innestato nel centro storico, sono stati investiti più di 20 milioni di euro. La Farm, e quindi Favara, è diventata meta turistica da 120 mila visitatori all’anno.

Sono nate nuove attività economiche, create opportunità di lavoro (150 occupati stabili) oltre l’indotto. Ma c’è di più, perché la Farm, che annovera tra le altre cose una scuola di architettura per i più piccoli, spazi espositivi e residenze per artisti, non è solo un luogo di produzione, sperimentazione e fruizione di Cultura, punta a creare un nuovo senso di comunità e con il recupero dell’intero centro storico a trasformare il Paese in meta turistica per diventare la seconda attrazione della provincia di Agrigento, dopo la Valle dei Templi.

«Io e Florinda – racconta Andrea Bartoli – abbiamo scelto Favara, invece di Parigi. E qui adesso stiamo facendo delle cose che forse all’estero non avremmo mai fatto. Il nostro desiderio era restare nella nostra comunità e stare bene. All’inizio ci consideravano degli “alieni”, c’era diffidenza, poi ci sono stati i primi riscontri. Stiamo mettendo le nostre idee e competenze a disposizione di tutti – prosegue – la scommessa era dimostrare che con arte e cultura si può».

«In questo forse sta nostra follia – aggiunge – le molla sono state la fiducia e l’entusiasmo. E poi qui succedono proprio cose belle. E’ una piccola capitale di rigenerazione urbana: è una comunità di persone che sta provando a cambiare lo status quo creando un modo nuovo di stare nel futuro».

E se persino dagli States pensano all’apertura di sede dell’ambasciata culturale americana proprio a Favara, nella factory della cultura a ridosso della Valle dei Templi, prenderanno il via sette giorni di festa per i sette anni di Farm Cultural Park con un calendario di eventi dal 23 giugno al 1 luglio.

Il primo appuntamento ai Sette Cortili è il 23 giugno alle ore 20 con l’Architetto Raul Pantaleo dello studio TAMassociati, già curatore del padiglione Italia della quindicesima Biennale di Architettura di Venezia, che dopo aver incontrato i bambini di Sou della scuola presenterà «La sporca bellezza, indizi di futuro tra guerra e povertà».


http://www.lasicilia.it/news/agrigento/90405/cosi-il-farm-cultural-park-ha-cambiato-favara.html

http://www.nonsprecare.it/farm-cultural-park-favara-sicilia?refresh_cens

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Turismo sostenibile, in Sicilia la cooperativa “Fiori di Campo”, bene confiscato alla mafia

* 18 Febbraio 1564 Quattrocento cinquantesimo anniversario della morte di Michelangelo

 

 


„Firenze ha festeggiato il 450° anniversario della morte di Michelangelo Buonarroti avvenuta il 18 febbraio 1864“

( magari Michelangelo fosse stato così longevo da arrivare fino a ben tre secoli dopo! )

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