* La buona notizia del venerdì: Una piscina a 94 anni!

Succede a Morris, Minnesota!

 

 

La pace e la tranquillità sembrano una buona cosa, finché non ne hai avuta troppa.

Così si è sentito troppo solo Keith Davison, dopo la morte di sua moglie Evy nel 2016 con la quale aveva trascorso ben 66 anni di matrimonio.

Troppa pace e tranquillità!

Ora non è più tranquilla la casa di Davison.

Alla fine di questa primavera il giudice pensionato di 94 anni ha costruito nel suo giardino una piscina poi la ha aperta ai bambini del quartiere.

«Sapevo che sarebbero venuti», dice Davison, ridendo.

La piscina del cortile di Davison è un fior di piscina , di 10 metri di lunghezza – e di 3 metri di profondità .

È una grande iniziativa in una città che non dispone di una piscina pubblica all’aperto.

Molti di loro pensavano che fosse uno scherzo quando Davison propose l’idea.

Davison ammette che, anche dal punto di vista economico, non avrebbe senso a 94 costruire una piscina . Ma lui non si preoccupa.

“Meglio che stare solo a guardare i muri!”, sorride.

D’altra parte, dice Davison : “Che altro potrei fare per avere la compagnia di un gruppo di ragazzi ogni pomeriggio?”

Davison dice che i bambini non sono gli unici a divertirsi , anche lui ama ancora nuotare dopo che loro sono andati a casa .

Mentre una dozzina di bambini nuotano e si tuffano nell’acqua e e giocano a pallavolo in piscina, Davison si siede vicino all’ombra, godendo lo spettacolo dalla sua sedia a sdraio.

Le regole della piscina richiedono che un genitore o un nonno siano presenti anche quando i bambini stanno nuotando.

Davison ha tre figli adulti, ma non nipoti, quindi ha adottato l’intero quartiere dei bambini.

Il dolore può essere un luogo profondo e solitario.

Keith Davison ne è uscito dal giorno in cui ha aperto il suo giardino ed il suo cuore al quartiere

 

fonte: http://www.kansascity.com/news/nation-world/article167156502.html

* La buona notizia del venerdì: Andiamo al museo? sì all’ aereoporto!

L’aeroporto di Fiumicino diventa museo grazie a tre statue di Ostia Anticaa a

 

L’Aeroporto si trasforma così in un museo attraverso queste sculture che hanno un legame particolare con il territorio.

Provengono dalla zona che diventerà per secoli la base di arrivo e di partenza dei traffici dell’antica Roma, attraverso un sistema portuale capace di collegarsi con tutto il mondo allora conosciuto, la stessa area che oggi ospita l’Aeroporto internazionale Leonardo da Vinci. E’ dunque sulla base di questa significativa relazione storica, logistica e culturale con Ostia Antica che Aeroporti di Roma ha scelto di ospitare le tre statue.

La storia delle tre sculture è stata raccontata dai giovani attori del Teatro di Roma, che si sono esibiti di fronte ai passeggeri in un happening artistico-musicale nel corso dell’inaugurazione dell’area espositiva. L’area espositiva è stata inoltre dotata di alcuni supporti multimediali che descrivono la mostra e le bellezze del Parco Archeologico di Ostia Antica.

Sempre in collaborazione con il Parco di Ostia Antica, è in corso anche il progetto ’’Navigare il Territorio”, che consente a cittadini e passeggeri di visitare gratuitamente i Porti Imperiali di Claudio e Traiano, collegati direttamente con lo scalo da un servizio navetta gratuito. 

L’amministratore delegato di Adr, Ugo de Carolis, ha sottolineato:

”Con l’esposizione di statue originali di Ostia antica, diamo rilievo internazionale a un’altra grande realtà storica e archeologica del nostro territorio. Chi parte o atterra a Fiumicino – ha continuato de Carolis – può trovarsi immerso in una mostra, ascoltare un talento dell’Accademia di Santa Cecilia esibirsi al pianoforte, visitare il Porto di Traiano tra una coincidenza e l’altra, gustare le prelibatezze di grandi chef stellati che operano nei nostri Terminal”.

”E’ questo il nostro modo di accogliere i passeggeri, che ci hanno confermato il loro apprezzamento votandoci come primo aeroporto europeo per qualità dei servizi” ha concluso de Carolis. 

Mariarosaria Barbera, Direttore del Parco archeologico di Ostia antica ha dichiarato;

 ”la mostra costituisce il primo passo di un percorso appena avviato, che mira ad inserire lo splendido Parco di Ostia-Portus in un circuito più ampio di conoscenza e fruizione, da parte di un vasto pubblico che intendiamo estendere anche ai viaggiatori internazionali. Il Parco ha lavorato per concretizzare un’idea di Alfonsina Russo, in un’ideale staffetta tra Direttori, mossa dalla volontà di esplicitare lo stretto collegamento fra la più importante infrastruttura portuale dell’antichità e la più grande infrastruttura aeroportuale del nostro Paese, significativamente situati a brevissima distanza”.

Alfonsina Russo, Sovrintendente Belle Arti, e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, ha spiegato: 

“La statua del dio Tevere è centrale nell’esposizione, a richiamare lo stretto rapporto di Ostia antica con il fiume e con Roma, mentre la statua di Venere, dea che nasce dalle spume del mare, evoca il rapporto tra la città e il mare. La statua di Apollo, ritratto mentre suona la cetra, rimanda alla passione degli antichi Romani per la musica, le arti e le rappresentazioni teatrali e invita a visitare il teatro del I secolo d.C., il monumento forse di maggior fascino degli scavi di Ostia”

Fonte:

http://www.artemagazine.it/attualita/item/4495-l-aeroporto-di-fiumicino-diventa-museo-con-le-opere-di-ostia-antica

http://www.romeguide.it/index.php?pag=tour_roma&kw=tour&bbot=bb&lang=it -boat tours

https://www.paesionline.it/italia/come-muoversi-bari/aeroporto-bari-palese-karol-wojtyla

 

*La buona notizia del venerdì: Pedalare con le stelle si può!

Ecco La Pista Ciclabile Che Si Illumina Di Notte… E Si Ricarica Col Sole!

Sappiamo quanto andare in bicicletta sia ecologico, un modo per spostarsi e viaggiare in totale rispetto dell’ambiente, ma appena cala il sole spesso preferiamo utilizzare automobili o comunque mezzi di trasporto che possano percorrere sentieri illuminati.

Ma cosa accadrebbe se anche le piste ciclabili diventassero veri e propri sentieri che magicamente si illuminano non appena il giorno volge al termine?

È esattamente questo ciò che accade nel nord della Polonia, vicino a Lidzbark Warminski, dove è stata ideata una particolare pista ciclabile capace di accumulare energia solare e di auto-illuminarsi al calar del sole.

Ecco come appare la pista ciclabile non appena il buio si manifesta.

Il cemento di cui è composta la pista inizia ad emanare una luce di un blu intenso che guiderà i ciclisti lungo il sentiero.

La TPA Instytut Badań Technicznych ha realizzato questa pista servendosi di un materiale sintetico che può illuminarsi fino a 10 ore.

Sebbene ce ne sia un tipo simile in Olanda, lì usano LED, mentre qui si fonda solo sull’accumulo di energia solare.

 

 

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L’Olanda celebra Vincent Van Gogh con una pista ciclabile luminescente che si ispira al celebre dipinto del 1889, “Notte stellata”, conservato al MoMA di New York, in cui il maestro olandese del post-impressionismo morto a soli 37 anni catturò uno splendido paesaggio notturno tra i cieli di Saint-Rémy-de-Provence, in Francia.
“Pedalare” in un quadro, dunque, ora si può grazie al Van Gogh-Roosegaarde Cycle Path di Nuenen, vicino Eindhoven, in Olanda, intitolato proprio al grande pittore dell’Ottocento dove, per una volta, è la realtà a evocare la pittura e non viceversa.

Il percorso ciclabile, inaugurato nel novembre 2014, è stato progettato in occasione del “Van Gogh 2015 International Theme Year” dedicato ai 125 anni dalla scomparsa dell’artista . Collega due mulini e aggiunge un nuovo tratto alla pista ciclabile lunga 335 chilometri che si snoda nella regione del Brabante del nord, unendo la casa di famiglia in cui nacque Van Gogh al paese di Nuenen, dove trascorse buona parte della sua vita e dove, nel 1885, dipinse il suo primo capolavoro, “Il Mangiatore di Patate”.

L’Olanda, patria dei mulini a vento, dei tulipani, delle dighe e soprattutto delle biciclette, il mezzo più diffuso per via del territorio pianeggiante, non smette di stupire in particolare per le sue piste ciclabili. E quest’ultima è davvero un’opera d’arte unica al mondo realizzata dalla compagnia Heijmans e dallo studio Roosegaarde per ricreare la stessa magica atmosfera del quadro di Van Gogh con un artificio tecnologico e poetico allo stesso tempo: 50mila sassolini scintillanti incastonati nel tracciato accumulano energia durante il giorno per rilasciarla nella notte fino a brillare come stelle. Una sorta di cielo precipitato al suolo percorribile su due ruote per un vero incanto ecosostenibile per ciclisti, turisti e residenti. È ciò che l’artista e designer Daan Roosegaarde definisce “tecno-poesia”, ovvero la tecnologia combinata con l’esperienza attiva.

Il metodo di illuminazione non provoca fastidio agli occhi e non interferisce con la natura circostante e, anzi, permette di pedalare di sera con molta più facilità rispetto alle piste tradizionali. Inoltre, lungo alcuni punti, ci sono LED che garantiscono luce supplementare nel caso in cui l’energia solare non sia sufficiente a illuminare l’intero percorso, ad esempio dopo una giornata nuvolosa.
La vita di Van Gogh, la sua terra, le sue origini, i suoi blu pastosi e i suoi gialli di grano, le sue visioni liriche e le sue ossessioni, “srotolate su un sentiero di luce” per celebrare e riscoprire il suo genio in modo originale e nel massimo rispetto dell’ambiente. 

Una pista che coniuga arte, fascino e cultura per pedalare tranquillamente in bicicletta sopra una scia di stelle “sulle tracce” di Van Gogh.

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fonti:
http://www.curioctopus.guru/read/10384/ecco-la-pista-ciclabile-che-si-illumina-di-notte…-e-si-ricarica-col-sole?utm_source=fb&utm_medium=EVERGREEN&utm_term=10384

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/29/olanda-pista-ciclabile-per-van-gogh-pedalare-notte-stellata/1234363/

* Paese che vai opera d’arte che trovi: la mappa europea dell’Arte

 

Arriva la mappa europea dell’arte, ogni stato ha la sua opera artistica

 

 

In questa cartina, ogni Stato è ricoperto con l’immagine dell’opera d’arte ambasciatrice dell’espressione artistica e culturale di quella nazione e del suo popolo…

Paese che vai, opera d’arte che trovi.

Non è solo un detto riadattato, ma un’idea realizzata e pubblicata su Reddit : una mappa in cui ogni paese dell’Europa viene rappresentato dalla sua opera d’arte più famosa.

Un’idea che ricorda quella di “Backforward24”, il quale realizzò una mappa della letteratura del mondo.

Ogni stato, stavolta, è ricoperto con l’immagine dell’opera d’arte ambasciatrice dell’espressione artistica e culturale di quella nazione e del suo popolo.

Per l’Italia, sicuramente l’autore avrà avuto l’imbarazzo della scelta nel decidere quale opera d’arte rappresentasse lo “Stivale”. La decisione è ricaduta sul sorriso della Monna Lisa di Leonardo da Vinci. Nonostante la celebre Gioconda non si trovi nel nostro Paese ma al Louvre, in Francia, resta comunque l’opera italiana più iconica e conosciuta in tutto il mondo.

A proposito di cugini francesi, a rappresentare l’arte transalpina è stata scelta “Impressione il levare del sole” di Claude Monet, una delle opere più celebri dell’Impressionismo francese dell’Ottocento.

Altre celebri nazioni ricche di arte sono senza dubbio i Paesi Bassi, per i quali è stata scelta in rappresentanza la “Ragazza col turbante” di Jan Vermeer, (soprannominata anche la Monna Lisa olandese), la Spagna, il cui ambasciatore è Picasso con “Guernica”, l’Austria con il romanticissimo “Bacio” di Gustav Klimt.

Anche la Germania viene rappresentata con una celebre opera, il “Viandante sul mare di nebbia” del pittore tedesco Caspar David Friedric,  mentre a rappresentare la Norvegia non poteva non mancare il famoso “Urlo” di Munch.

Meno celebri, ma degne di essere conosciute, sono le opere che rappresentano i territori dell’est Europa.

 

LEGGI ANCHE: Arriva la Mappa della Letteratura, il sogno di ogni amante dei libri

http://libreriamo.it/arte/arriva-la-mappa-europea-dellarte-ogni-stato-ha-la-sua-opera-artistica/

*La buona notizia del venerdì: dopo 56 Anni riapre a Roma il Giardino delle Cascate

Dopo ben 56 anni riapre al pubblico lo spettacolare Giardino delle Cascate dell’Eur, un gioiello di architettura paesaggistica realizzato nel 1961 su progetto di Raffaele De Vico.

Esempio di moderno giardino di paesaggio ispirato alla tradizione italiana, si fa apprezzare per la sua simmetria e regolarità e colpisce il visitatore con giochi d’acqua, fontane zampillanti, scogliere, pietre naturali e numerose piante di varie specie. Un momento di pace e relax, in barba al caos e allo stressante traffico cittadino quotidiano.

………….

 

Se il quartiere dell’Eur fa subito pensare allo stile monumentale e al razionalismo architettonico, non bisogna dimenticare che questa moderna area progettata in epoca fascista per la realizzazione dell’Esposizione Universale Romana del 1942, mai avvenuta a causa della guerra, prevedeva da subito una particolare attenzione per la creazione di ampie aree verdi, quali parchi, giardini e viali alberati.

Per quel quartiere che doveva testimoniare il “genio della civiltà italica” ed era pensato come primo nucleo di espansione verso il mare, il coordinatore del progetto Marcello Piacentini nominò nel 1939 come consulente per la realizzazione dei parchi e dei giardini l’architetto Raffaele De Vico, uno dei paesaggisti più importanti dell’epoca, già noto per aver curato la sistemazione del Parco di Colle Oppio, del Giardino degli Aranci e della nuova piazza Mazzini.

Fu proprio De Vico a ideare per l’E42 il sistema delle aree verdi settentrionali oltre al centrale Giardino delle Cascate, ma a seguito dell’occupazione tedesca e dei disastri della guerra i lavori furono sospesi e ripresi solo nel decennio 1951-1961, quando il celebre architetto fu richiamato dall’allora Ente Eur per sovrintendere le operazioni necessarie al ripristino e alla manutenzione del patrimonio verde di tutta l’area.

In virtù di questa meritoria attività, oltre che per il complesso residenziale, gli importanti edifici storici, le sedi di istituzioni pubbliche e l’ampia area commerciale e ricreativa, l’Eur merita oggi di esser considerato anche per la sua funzione di vero e proprio polmone della “Città Eterna”. Attualmente questo quartiere così ricco di verde pubblico può contare su un sistema di cinque grandi parchi, in aggiunta a numerose aiuole e giardini.

Il più noto è il Parco Centrale dell’Eur, chiamato anche “Laghetto”, caratterizzato da ampi giardini collocati proprio intorno a quel lago artificiale che ha ospitato le gare di canoa e canottaggio in occasione delle Olimpiadi del 1960, ancora oggi meta di attività sportive, ricreative e culturali.

Un’oasi verde particolarmente ricca dal punto di vista floro-faunistico, basti pensare alla notevole quantità e varietà di piante (querce, pioppi, aceri, magnolie, olivi, pini, pittosporo, cedri del Libano, lecci, taxus disticum, ligustrum e lauroceraso), uccelli (gabbiani, anatidi), specie ittiche (persico sole, carpa, carassio, trota, tinca, scardola), nonché tartarughe.

Progettato nel 1937 ma realizzato solo per le Olimpiadi di Roma del 1960, il Laghetto dell’Eur è un bacino artificiale con una superficie di ben 85.120 metri quadrati, profondo al massimo tre metri circa.  L’acqua viene immessa dalla parte più pregiata e suggestiva del parco, il Giardino delle Cascate nel lato sud, mentre fuoriesce da sbocchi che si trovano principalmente nel lato settentrionale.

Questa meravigliosa opera oggi riconsegnata ai cittadini, che secondo lo stesso architetto Franco Zagari rappresenta forse «il giardino moderno italiano più interessante della seconda metà del Novecento», non si limita a svolgere una funzione estetica ma contribuisce anche all’ossigenazione delle acque e a integrare il sistema idroelettrico, composto dalla centrale di sollevamento di viale Oceania e dal serbatoio idrico principale noto ai romani come “il Fungo”.

Bellezza non fine a se stessa ma funzionale, perché il notevole esborso economico per la restaurazione dell’opera da parte di Eur Spa, assolve anche il compito non secondario di evitare le interruzioni del sistema idrico grazie a un apposito sistema di bypass, in pratica una nuova rete ausiliaria volta a limitare gli eventuali disservizi nel quartiere.

Le cascate, il cui impianto di sollevamento delle acque fu già ammodernato nel 2010, ritornano finalmente al loro splendore.

Il giardino riapre in seguito alla riparazione del ponte pedonale che passa sulla cascata centrale e connette le diverse sponde, che aveva subito un atto vandalico con il danneggiamento della sua pavimentazione vetrata.

Si tratta del ponte Hashi di Zagari, protagonista di una delle più belle passeggiate del parco, quella giapponese, disegnata da Raffaele De Vico e completata con l’impianto dei graziosi ciliegi (prunus da fiore), donati dalla città di Tokyo.

Ponte Hashi che fornisce una splendida veduta delle cascate, ottima anche dal Teatro Verde del Parco Centrale, da cui è possibile assistere agli spettacoli unici di suoni, giochi d’acqua e luci nelle sere d’estate.

Non più sporadico set per riprese cinematografiche (in questi luoghi fu girato anche “L’ultimo bacio” di Gabriele Muccino), il Giardino delle Cascate, aperto tutti i giorni dalle 7 alle 20, torna a deliziare romani e non con il suo tripudio di verde, zampilli e getti d’acqua.

Marco Grilli

http://www.eticamente.net/56903/giardino-delle-cascate-dopo-56-anni-riapre-il-gioiello-delleur.html

( P.S. Questa è una buona notizia a metà, dato che riguarda solo la metà del “Laghetto dell’Eur”! Ci vorranno altri 56 anni per il resto?)

* La buona notizia del venerdì: la Street Art a qualunque età


Dopo una vita trascorsa a lavorare nei campi, la nonna artista ha deciso di coltivare la sua passione imparando a disegnare.

Oggi abbellisce i muri esterni delle case

l suo colore preferito è il blu oltremare e i motivi ricorrenti dei suo dipinti sono prevalentemente i fiori che adornano le facciate delle abitazioni.

La street artist in questione è Anežka Kašpárková, residente in un piccolo villaggio nel sud della Repubblica Ceca.

 

La particolarità di questa speciale artista è la sua età: Anezka, per gli amici Agnes, ha 90 anni, ma nonostante l’età avanzata non rinuncia alla sua passione, ovvero la pittura. 

Nata e cresciuta a Louka un piccolo villaggio con settanta abitanti, Agnes ha scoperto questa inclinazione per i colori e i pennelli circa trent’anni fa, dopo essere andata in pensione. Dopo aver lavorato per una vita nei campi, la donna ha deciso di trascorrere il suo tempo libero a prendere lezioni di disegno da un’altra anziana del paese.

Quando quest’ultima è venuta a mancare, Agnes ha deciso di proseguire l’opera abbellendo gli edifici del villaggio con elaborati disegni blu, che risaltano sul bianco candido dell’intonaco dei muri. 

Faccio soltanto quello che mi piace“, ha raccontato a un quotidiano ceco che l’ha intervistata. “Cerco di contribuire a decorare un po’ il mondo”

Agnes, tutt’oggi non rinuncia a salire su una scala per dipingere periodicamente la cappella del suo paese.

Tra i suoi lavori la donna vanta anche la decorazione interna ed esterna della cappella di Louka, risalente al XVIII secolo. 

 

Le sue decorazioni, tutte a tema floreale, ma nel contempo tutte diverse e originali, vengono realizzate con una vernice piuttosto costosa, che garantisce una durata di almeno due anni, nonostante l’esposizione alle intemperie e la scarsa qualità degli intonaci. 

 

http://www.tpi.it/mondo/repubblica-ceca/anezka-kasparkova-artista-novantenne-dipinge-facciate-villaggio-repubblica-ceca

* La buona notizia del venerdì: Orti urbani, una rivoluzione verde si propaga in Italia e nel mondo: triplicate le coltivazioni in città


Una scelta urbanistica che vincola un suolo altrimenti destinato a cadere, prima o poi, nelle grinfie della speculazione edilizia, ma non solo.

L’orto urbano è anche un mezzo per permettere la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e una risposta alla Grande Crisi . 

A Berlino le verdure si coltivano in aeroporto. A Parigi una legge obbliga gli edifici pubblici e i grattacieli commerciali a dotarsi di uno spazio verde, a Tokyo invece le verdure si coltivano nell’ex fabbrica di floppy disk Toshiba. A New York un gigantesco parco urbano, con orto, lungo una ex linea ferroviaria.

Gli ultimi dati parlano chiaro: l’agricoltura è uno dei pochi settori in crescita, soprattutto nel nostro Paese, e – come emerge dal Rapporto Ismea-Svimez – sono sempre di più i giovani che tornano a lavorare la terra, in particolar modo al Sud.

Sono ben 20mila le imprese agricole fondate al Sud lo scorso anno.

Aumenta inoltre la consapevolezza riguardo la necessità di alimentarsi in maniera sana ed equilibrata e sono ogni giorno di più i contadini di città che coltivano frutta e verdura bio nei tanti urbani sorti ovunque, dal Nord al Sud del Paese.

Gli orti urbani stanno ridisegnando la pianta delle nostre città: tantissimi quelli che hanno permesso di recuperare spazi urbani altrimenti destinati alla speculazione edilizia o all’abbandono. Un autentico strumento di politica urbanistica in grado di migliorare la qualità estetica e ambientale di interi quartieri, soprattutto nelle periferie. Danno lavoro a migliaia di persone che si organizzano anche con micro-imprese, permettono di investire in maniera positiva e costruttiva il proprio tempo libero favorendo la socializzazione e lo scambio di conoscenze e diffondono le buone pratiche relative al rispetto della stagionalità dei prodotti e la lotta agli sprechi alimentari. Un pezzo importante del nostro futuro e un’ottima strategia per migliorare la nostra qualità della vita.

ORTI URBANI IN EUROPA E NEL MONDO –

Ma non solo in Italia: gli orti urbani si stanno diffondendo ovunque, in Europa e nel mondo. E spopolano anche le torri di orti urbani, le fattorie verticali e gli orti sul tetto.

  • PARIGI

A Parigi un progetto che rientra nel piano strategico 2014-2020, prevede di arrivare a 100 ettari di verde in più su tetti e pareti verticali. Un obiettivo raggiungibile grazie alla legge che obbliga edifici pubblici e grattacieli commerciali a dotarsi di uno spazio verde. E sui tetti delle Galeries Lafayette si producono ben 300 varietà di piccoli frutti.

  • ROMAINVILLE

A Romainville, sobborgo di Parigi, ha invece aperto al pubblico la Agro-main-ville, una torre di orti urbani: ben otto piani e sette enormi terrazzi in cui i cittadini possono coltivare le loro piante e curare gli orti condivisi. Una struttura ecosostenibile ed a risparmio energetico in cui sono stati previsti anche sistemi di raccolta e filtraggio dell’acqua piovana e per il compostaggio degli scarti delle fattorie verticali e dei rifiuti organici della popolazione.

  • BERLINO

Nella capitale tedesca invece, zucchine, pomodori e cavoletti di Bruxelles si coltivano nei 300 piccoli appezzamenti ricavati al posto della pista di atterraggio dell’aeroporto Tempelhof chiuso definitivamente nel 2009.

E al di fuori dell’Europa, le vertical farm sono una realtà anche in:

  • GIAPPONE

Qui alcune tipologie di verdura tra cui la lattuga sono davvero difficili da trovare a causa dell’eccessivo livello di inquinamento dei terreni, motivo per cui vengono importate e vendute a costi molto elevati. A Yokosuka, a soli quaranta chilometri da Tokyo, gli ortaggi si coltivano nell’ex fabbrica di floppy disk che Toshiba ha ora trasformato in una fattoria verticale idroponica.

  • NEW YORK

Nella Grande Mela invece, le verdure si coltivano nel Brooklyn Grange, il più grande orto sul tetto dove, ogni anno, vengono prodotti venticinquemila chilogrammi di verdure fresche, erbe officinali, uova e miele. E non solo: la High Line Park, un parco lineare di circa 2,3 chilometri, è diventata in pochissimi anni una delle principali attrazioni della metropoli americana, e ha circa 5 milioni di visitatori l’anno, più della Statua della Libertà. Nella West Manhattan invece, una vecchia linea ferroviaria, la West Side Line, ormai in disuso, è stata completamente trasformata in un fantastico parco urbano, dove ci sono anche spazi tipici da orto, molto amato dai cittadini e dai turisti. Un esempio di riqualificazione urbana, sotto il segno del verde, dell’orto, dei nuovi stili di vita, senza cancellare le tracce della memoria (lungo il percorso ci sono ancora i vecchi binari).

  • CHICAGO

Sul tetto-parco “Green Roof City Hall” di Chicago invece, si coltivano ben 20mila specie di piante.

Progetti molto importanti, non solo dal punto di vista di una migliore vivibilità dei nostri centri urbani ma anche per favorire il risparmio energetico. 

Le vegetazioni in cima agli edifici, gli orti e i boschi verticali forniscono alla struttura un effetto isolante e questo permette di risparmiare sull’utilizzo e, di conseguenza, sui costi in bolletta di riscaldamento e condizionatori.

Senza contare che le coltivazioni sui tetti permettono di produrre frutta e verdura priva di sostanze inquinanti come piombo e metalli pesanti che fuoriescono dai tubi di scappamento delle auto e si posano sul terreno.

TETTI VERDI E ISOLAMENTO TERMICO

Il tetto verde è una forma naturale di coibentazione dello spazio, che con l’isolamento termico consente di abbattere le isole di calore dei tipici tetti neri con le guaine d’asfalto.

In pratica: scenderanno le vostre bollette invernali per il riscaldamento e quelle estive per il condizionamento.

In secondo luogo, il tetto verde ha una potente funzione ambientale. Assorbe i rumori, quindi vivrete in palazzi più silenziosi, trattiene le polveri trasportate dal vento e filtra le sostanze inquinanti grazie al processo di fotosintesi delle piante. In pratica è come costruire un impianto di depurazione dell’aria.

Infine, c’è l’elemento estetico da non sottovalutare (che si traduce anche in aumento di valore della casa: volete mettere la differenza tra un giardino pensile e una superficie di asfalto o di cemento?

AGEVOLAZIONI FISCALI PER TETTI VERDI

Quanto ai costi, il mio interlocutore mi ha spiegato che la spesa per un tetto verde oscilla tra gli 80 e i 140 euro a metro quadrato: mi rendo conto, non è poco.

Però non è cifra molto differente da una normale ristrutturazione del lastrico solare, e poi non sono da sottovalutare gli incentivi fiscali, detrazioni oggi pari al 65 per cento del costo dell’opera.

Un motivo in più per pensarci.

LEGGE PER ORTI

Era ora che qualcuno ci pensasse sul serio. E adesso finalmente, grazie all’iniziativa del parlamentare ds biellese Gianluca Susta, esiste in calendario, presso la Commissione Finanze del Senato, una legge che premia chi coltiva un giardino o un orto. Come? Con incentivi fiscali sia per i lavori iniziali sia per la manutenzione.

LE LEGGE CHE PREMIA CHI COLTIVA UN GIARDINO O UN ORTO

Questa legge non è una mancia o un regalo agli italiani con il pollice verde.

È piuttosto un modo concreto per spingere tutti i cittadini, a vario livello, ad attrezzare spazi esterni con piante, fiori, alberi. Per migliorare l’estetica dei luoghi, e dunque delle città, per contrastare l’inquinamento e migliorare l’aria, per evitare la tentazione di piccole o grandi speculazioni edilizie.

La proposta prevede una detrazione dell’imposta lorda pari al 36 per cento delle spese documentate fino a un massimo di 30mila euro annui e fa uno specifico riferimento alla «sistemazione a verde» di aree scoperte private di edifici già esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni. Si applica, in cinque quote annuali, anche agli inquilini.

I VANTAGGI DI ORTI E GIARDINI –

D’altra parte le detrazioni già esistono per chi trasforma in aree verdi i lastrici di copertura e i terrazzi solari: non si capisce perché non debba estendersi a chi il giardino lo fa al piano terra o in uno spazio adiacente alla propria abitazione. «Tutti i giardini, non solo quelli realizzati su un tetto, migliorano la qualità della vita e rendono più belle le nostre città. Da qui la mia proposta di estendere le agevolazioni fiscali» spiega il senatore Susta. Adesso bisognerà trovare il consenso parlamentare e  innanzitutto la copertura finanziaria all’interno della prossima legge di stabilità.

E speriamo presto che la proposta diventi legge dello Stato.

 

TUTTO QUELLO CHE DOVETE SAPERE SUI TETTI VERDI:

  • Tetti verdi e pannelli solari, in Francia diventano obbligatori per legge
  • Scomparsa api, sui tetti di New York lavorano 200 apicoltori
  • Quanto vale una casa verde e quanto aumenta di valore (Video)
  • Casa passiva, un modello abitativo per tagliare i consumi ed eliminare gli sprechi (Foto)
  • Facebook e la città verde per i dipendenti, un grandioso progetto nella baia di San Franciscofonte:http://www.nonsprecare.it/orti-urbani-nel-mondo-grandi-quanto-28-paesi-della-ue

http://www.nonsprecare.it/vantaggi-tetti-verdi-efficienza-energetica-isolamento-termico-acustico

http://www.nonsprecare.it/orti-urbani-rivoluzione-triplicati-in-due-anni

http://www.nonsprecare.it/recupero-terreni-incolti-stati-uniti-los-angeles-ron-finley-orti-urbani-video

LEGGI ANCHE: Giardini pensili, è il momento giusto per farli con il maxi bonus fiscale (fino al 65 per cento)

LEGGI ANCHE: In Spagna l’autobus con il tetto verde

https://www.greenme.it/abitare/orto-e-giardino/17480-come-creare-orto-piccoli-spazi

http://www.nonsprecare.it/agro-ecologia-urbana