1 · ambiente · amore.autostima · armonia · donne · Pace · pensare positivo · Perchè siam donne! · sebben che siamo donne · stare bene · Testimonianze · umanità

Perchè siam donne: Si può essere National Park Ranger a 100 anni? Betty Soskin lo è ! In carica!

Betty Reid Soskin (nata Charbonnet; nata il 22 settembre 1921) è una ranger del National Park Service, assegnata al Rosie the Riveter/World War II Home Front National Historical Park di Richmond, California.

All’età di 100 anni, è la più anziana National Park Ranger al servizio degli Stati Uniti.

Nel febbraio 2018, ha pubblicato un libro di memorie, Sign My Name to Freedom.

Betty Charbonnet nacque nel 1921 a Detroit da Dorson Louis Charbonnet e Lottie Breaux Allen, entrambi cattolici e nativi della Louisiana. Suo padre proveniva da un background creolo e sua madre da un background Cajun.

La sua bisnonna era nata in schiavitù nel 1846. Trascorse la sua prima infanzia vivendo a New Orleans, fino a quando un uragano e un’alluvione distrussero la casa e gli affari della sua famiglia nel 1927, quando la sua famiglia si trasferì a Oakland, in California.

Bettysi è diplomata alla Castlemont High School di Oakland.

Durante la seconda guerra mondiale lavorò come archivista per la Boilermakers Union A-36, un’ausiliaria sindacale tutta nera. Il suo compito principale era quello di presentare le schede di cambio di indirizzo per i lavoratori, che si spostavano frequentemente.

Nel giugno del 1945, lei e il suo allora marito, Mel Reid, fondarono la Reid’s Records a Berkeley, in California, una piccola azienda di proprietà nera specializzata in musica Gospel. Si trasferirono a Walnut Creek, in California, nel 1950, dove i loro figli frequentarono scuole pubbliche migliori e una scuola elementare e media privata alternativa chiamata Pinel.

La famiglia ha incontrato un notevole razzismo e lei e suo marito sono stati oggetto di minacce di morte dopo aver costruito una casa nel sobborgo bianco.

Si convertì all’unitarianismo e divenne attiva nella Mount Diablo Unitarian Universalist Church e nel Black Caucus dell’Unitarian Universalist Association, e nel 1960 divenne una nota cantautrice nel Civil Rights Movement.

Divorziò da Mel Reid nel 1972 e successivamente sposò William Soskin, professore di psicologia all’Università della California, Berkeley.

Nel 1978, dopo che la salute e le finanze di Mel Reid erano diminuite, assunse la gestione del negozio di musica, il che la portò a diventare attiva nelle questioni civiche della zona e un’importante attivista della comunità. Reid’s Records è ancora in attività dal 10 maggio 2018.

In seguito ha servito come rappresentante sul campo per le donne dell’Assemblea dello Stato della California Dion Aroner e Loni Hancock, e in quelle posizioni è stata attivamente coinvolta nelle prime fasi di pianificazione e sviluppo di un parco per commemorare il ruolo delle donne sul fronte interno durante la seconda guerra mondiale.

Riflettendo sul suo ruolo nella pianificazione della creazione del parco e su come ha portato i suoi ricordi personali delle condizioni in cui le donne afroamericane lavoravano in quell’ambiente ancora segregato per sostenere gli sforzi di pianificazione, ha detto che, spesso, “era l’unica persona nella stanza che aveva qualche motivo per ricordare”

Nel 2003, ha lasciato il suo lavoro statale ed è diventata consulente presso il parco che ha contribuito a creare prima di diventare un ranger del parco con il National Park Service nel 2007 all’età di 85 anni.

A partire dal 2019, Betty Soskin è impiegata nel parco come ranger del parco e conduce tour del parco e funge da interprete, spiegando lo scopo del parco, la storia, i vari siti e le collezioni museali ai visitatori

È stata celebrata come “una voce instancabile per assicurarsi che l’esperienza di guerra afro-americana – sia i passi positivi verso l’integrazione che la presenza di discriminazione – abbia un posto di rilievo nella storia del Parco”.

Park Ranger Betty Soskin ha detto, commentando la sua vita nel 2015 all’età di 93 anni: “Vorrei aver avuto la fiducia quando la giovane Betty ne aveva bisogno per navigare attraverso i pericoli della vita quotidiana sul pianeta. Ma forse sono più in grado di trarre beneficio dall’averlo ora – quando avrò la maturità per valutarlo e l’audacia di brandirlo per quelle cose care.

Betty ha subito un ictus mentre lavorava al parco nel settembre 2019 ed è tornata a lavorare in una attività limitata e informale a gennaio 2020.

Nel 2021, è ancora considerata una ranger del parco attiva ed è la più anziana ranger del parco degli Stati Uniti.

Per celebrare il suo 100 ° compleanno, il distretto scolastico unificato di West Contra Costa ha ribattezzato la Juan Crespi Middle School in Betty Reid Soskin Middle School. ]

]Betty Reid Soskin – Wikipediaranger

PERCHé SIAM DONNE!!!

1 · amore.autostima · arte · cultura · donne · eventi · Perchè siam donne! · punti di vista · Riflessioni · scienza · sebben che siamo donne · Testimonianze

Perchè siam donne: Dopo 130 anni Il DNA rivela che il celebre guerriero vichingo era in realtà una principessa guerriera di alto rango

Nel 1889 a Birka, in Svezia, l’archeologo Hjalmar Stolpe scopriva durante lo scavo di un villaggio vichingo la tomba Bj581. Lo scheletro del personaggio sepolto era vestito in seta intarsiata d’argento e attorniato da un ricco corredo che lo identificava come appartenente alla élite guerriera vichinga. Erano state deposte assieme al corpo infatti armi, frecce, asce, coltelli da battaglia, e ben due cavalli evidentemente usati in combattimento. Nonostante le dimensioni insolite della mandibola e delle ossa pelviche, lo scheletro fu identificato come quello di un uomo proprio per il corredo tombale, e per i successivi 128 anni nessuno mise in dubbio che si trattasse di un potente principe guerriero vichingo. Anzi la sepoltura fu considerata un punto di riferimento per lo studio delle tombe maschili di guerrieri vichinghi.

…………………………………………………………………………………………………………………………………………….

La cosa più strana di tutta questa storia è che la presenza di donne guerriere nelle società vichinga era ampiamente e diffusamente documentata dalla fonti letterarie, che parlano di “donne con lo scudo” e le ritraggono mentre prendono parte a battaglie e scontri armati.

Ma il pregiudizio e il bias cognitivo era stato così forte che per un centinaio di anni gli archeologi (ovviamente in larga maggioranza maschi) avevano considerato questi racconti come pure leggende e rifiutato di riconoscere come femminili le ossa dello scheletro, perché, secondo gli schemi mentali della società patriarcale e borghese, gli uomini combattono e si occupano degli affari politici ed economici, e le donne stanno a casa e curano la famiglia …………………………………………………………………………………………………………………………………………….

La guerriera di Birka è la punta di un iceberg di cui solo adesso si comincia a percepire l’ingombro. L’archeologia, come molte altre scienze, deve oggi fare i conti con il gender, ovvero chiedersi quanto in passato i dati degli scavi siano stati interpretati in maniera scorretta per via di pregiudizi che impedivano di leggere correttamente i ritrovamenti, e questo abbia portato a ricostruzioni del passato che non tengono conto, sottostimano o completamente disconoscono l’importanza della presenza femminile o della presenza degli individui gender fluid nelle società antiche.

Questi misconoscimenti sono legati al fatto che per la maggioranza della sua storia la ricerca archeologica è stata praticata da maschi occidentali bianchi appartenenti alle classi dominanti. Che potevano essere studiosi competenti, e molto spesso sono stati grandi maestri geniali. Ma che assai spesso, anche, leggevano e interpretavano i dati dei loro scavi sulla base dei bias cognitivi che derivavano, appunto, da queste loro condizioni di partenza. Per questo da almeno una trentina d’anni si è sviluppata la gender archaeology, che attraverso la disamina attenta dei dati di scavo cerca di ricostruire i rapporti fra i sessi e le strutture sociali e di potere nelle antiche culture

Gli uomini della preistoria erano anche donne

Proiettare sul passato i nostri schemi mentali è un errore comunissimo e spesso inconscio: è umano pensare che ciò che per noi è “normale” debba essere stato considerato tale da tutti gli esseri umani e in tutte le epoche storiche. Ma quando chi si occupa di archeologia cade in questa trappola commette un clamoroso errore metodologico, e oggi non ha scusanti.

Uno dei periodi su cui più in questi ultimi anni si e ragionato è la preistoria. Qui la mancanza di fonti scritte rende l’interpretazione dei reperti materiali assolutamente centrale. Oggi alcune rappresentazioni delle società preistoriche fatte anche solo alcuni decenni fa sono molto contestate o addirittura vengono ritenute ormai inaccettabili. L’idea per esempio che nei villaggi preistorici gli uomini si dedicassero alla caccia e le donne invece si occupassero della famiglia e della raccolta di cibo ha ormai la stessa attendibilità scientifica di un cartone animato degli Antenati. Le tribù preistoriche erano poco numerose e la sopravvivenza della comunità richiedeva che i ruoli fossero coperti senza distinzioni di genere: i padri trascorrevano lungo tempo con la prole, anche raccattando erbe e radici, le madri e le ragazze cacciavano e pescavano assieme ai maschi, e all’occorrenza, combattevano tutti contro animali o altre tribù. Anche i “lavori di casa” pare che fossero distribuiti equamente. I nostri antenati maschi preistorici non trovavano strano pulire, cucire o rammendare vestiti, cucinare e rassettare la capanna.

Artiste, gladiatrici, ginnaste, imprenditrici

La presenza femminile risulta sottostimata in quasi tutte le epoche storiche, questo perché spesso i pregiudizi sessisti fanno dare per scontato che determinati ruoli fossero una prerogativa maschile. Per esempio, quando si parla delle rappresentazioni nelle grotte preistoriche, si dà quasi per certo che gli artisti fossero maschi, anche se poi, viste le dimensioni delle mani che sono stampate all’interno delle grotte, è probabile che si trattasse invece di femmine. Donne sono state anche le artiste che hanno scolpito o plasmato gli idoletti femminili delle dee madri paleolitiche e neolitiche. ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………

La Tolita-Tumaco, Museo Nazionale dell’Ecuador, Quito (MUNA). Foto di Fernanda Ugalde 

Tutti questi dati non sono nuovi, spesso provengono da fonti letterarie conosciute da secoli e da ritrovamenti materiali noti da decenni

Ma quello che impediva di leggerli correttamente era il pregiudizio sessista.

Oggi grazie alla maggiore sensibilità sull’argomento, è possibile invece formulare ipotesi più corrette sulla presenza femminile nel passato e capire che l’idea che certi ruoli siano immutabili o fissati dalla natura e in realtà frutto di una mentalità che si è sviluppata solo in determinate epoche e che noi prendiamo invece per eterna.

Molte delle ricostruzioni storiche a cui siamo abituati non riflettono affatto la mentalità delle epoche antiche, ma, molto spesso, quella per esempio borghese del Novecento in cui sono state pensate.

È ora di liberarci da queste interpretazioni errate, per essere più liberi di conoscere davvero il nostro passato, e anche forse per essere più liberi di vivere senza vecchi pregiudizi il nostro presente.

per saperne di più leggere l’intero articolo:

Lezioni di Storia / Gender archaeology: l’archeologia che smaschera stereotipi e pregiudizi sul ruolo delle donne nell’antichità – Valigia Blu

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporanea
mente dimenticate.

1 · ambiente · amore.autostima · armonia · Comunicazione · cultura · donne · eventi · pensare positivo · Testimonianze · umanità

Sebben che siamo donne: Le raccoglitrici di gelsomino

Il mestiere delle raccoglitrici di gelsomino era un lavoro duro, veniva mal pagato a peso e per mettere insieme tanti fiori non bastava alle volte una giornata intera

Il gelsomino fu una pianta molto apprezzata dagli antichi, lo dimostra anche la scoperta di suoi piccolissimi frammenti rinvenuti sulla mummia di un faraone, nella necropoli di Deir-el-Bahri in Egitto.

Nei paesi arabi è diffusa ancora oggi la credenza che il paradiso sia profumato di gelsomino e viene spesso paragonato al simbolo dell’amore divino.

Candido e delicato fiore dal profumo intenso, si schiude la sera, emanando tutto il suo amabile aroma, per poi richiudersi al mattino. La pianta di gelsomino, molto diffusa in Sicilia, è originaria dell’Asia centrale. Nella campagna siciliana, durante le afose notti d’estate, un accostamento immancabile è la sua fragranza diffusa nell’aria accompagnata dal canto ininterrotto delle cicale.

Un tempo, nelle mattine d’estate, si usava mettere a bagno in un bicchiere d’acqua un bel po’ di fiori di gelsomino e si lasciavano decantare tutta la notte, coprendo il bicchiere con un piccolo tovagliolo di stoffa, per ricavarne l’acqua di gelsomino necessaria per la preparazione del gelo di melone, delizioso e rinfrescante fine pasto estivo tipico della tradizione siciliana. Il gelsomino siciliano fiorisce d’estate e la fioritura prosegue a lungo, fino a Natale.

L’olio essenziale che si ricava dai suoi petali è molto utilizzato in profumeria ed erboristeria, tanto che fino alla prima metà del secolo scorso in Sicilia, ma anche in Calabria dove ritroviamo la Costa dei Gelsomini sul versante ionico, se ne effettuava la coltivazione.



La raccolta dei fiori era prettamente un lavoro femminile, perché richiedeva estrema delicatezza per non sciupare i fiori, con le donne che durante la notte e fino alle prime luci dell’alba passavano tra i cespugli di gelsomino per raccogliere i boccioli da cui estrarre la preziosa essenza.

Quella delle raccoglitrici di gelsomino fu una storia amara della Sicilia della povera gente. Furono storie tristi, anche se si trattava della raccolta di profumatissimi e delicati fiori, storie di donne sottopagate e sfruttate, di madri con i piccolissimi figli al seguito che lavoravano di notte.

Ma anche storie di donne coraggiose che alla fine seppero farsi rispettare dando vita ad una storica protesta e ad uno sciopero che si diffuse a macchia d’olio in diversi centri dell’isola. La coltivazione del gelsomino per finalità industriali fu introdotta nel 1928.

Questa coltivazione era diffusa sulla sponda tirrenica della Sicilia, con il suo centro principale a Milazzo, dove esistevano parecchie distillerie per la lavorazione primaria del gelsomino e di altre essenze. Il prodotto semilavorato veniva inviato principalmente in Francia, per l’industria dei profumi.

Il mestiere delle raccoglitrici di gelsomino era un lavoro duro, veniva mal pagato a peso e per mettere insieme tanti fiori non bastava alle volte una giornata intera.

La povertà del tempo trovò subito buona manodopera nelle ragazze e donne dell’epoca che, per racimolare qualcosa per la famiglia, lavoravano notti intere chine a raccogliere i minuscoli fiorellini stellati, e dalle prime ore dell’alba fino al sorgere del sole che altrimenti avrebbe ossidato il bianco del fiore.

Non di rado venivano impiegate nella raccolta anche bambine. Per eseguire la raccolta le donne indossavano dei grembiuloni con una grande tasca cucita davanti che, una volta riempita, veniva svuotata nelle ceste di canna.



Le grosse ceste, dopo essere state pesate per decidere la paga, venivano poi trasportate con carretti in fabbrica, dove gli uomini si occupavano della lavorazione: i fiori venivano pestati e macinati fino a formare una poltiglia giallastra e intensamente profumata che veniva quindi spedita in Francia, soprattutto nella cittadina di Grasse, dove si provvedeva alla distillazione per ottenere pregiati profumi.

Le raccoglitrici lavoravano scalze e molto spesso si portavano dietro i neonati caricati sulle spalle e tenuti da fasce di stoffa o addormentati nelle ceste accanto a loro.

I più grandicelli aiutavano la mamma a raccogliere il prezioso e delicato fiore che è leggerissimo, ce ne volevano tantissimi per riempire una cesta che veniva pagata poche lire. La paga era di 25 lire al kg e per fare un kg, di fiori ce ne volevano circa 10.000. E bisogna considerare che 25 lire non bastavano nemmeno a compensare il costo di un chilo di pane.

Nell’agosto del 1946 ci fu una svolta col primo sciopero indetto dalle raccoglitrici della piana di Milazzo, che furono le prime a ribellarsi e per protesta calpestarono i fiori raccolti. «Ma un giorno le raccoglitrici incrociarono le braccia e fecero cadere a terra il gelsomino delicato, che il sole appassì e fece nero», così lo scrittore Vincenzo Consolo narrò la storica protesta nel suo racconto “L’olivo e l’olivastro” (1994).

Fu l’inizio di uno sciopero che durò 9 giorni, a proclamarlo e a coordinare le rivendicazioni delle lavoratrici siciliane fu il sindacalista milazzese Tindaro La Rosa della Cgil, e vide in piazza quelle donne maltrattate e sfruttate, stanche di continue soverchierie. Le gelsominaie divennero simbolo della speculazione del lavoro femminile e si interessarono anche al destino di altre lavoratrici sfruttate, le loro gesta si diffusero per tutta l’ isola, molte di loro conobbero la cella.

Ma queste donne continuarono a difendersi e a difendere, consapevoli di essere parte e rappresentanza di una categoria, e lo sciopero proseguì, si estese e coinvolse diversi comuni del messinese: le impiegate che si occupavano dei semenzai di Mazzarrà Sant’ Andrea, le cavatrici di agrumi di Barcellona Pozzo di Gotto, le incartatrici di Capo d’ Orlando, le salatrici di sarde di Sant’Agata di Militello, le portatrici di argilla di Santo Stefano di Camastra, le raccoglitrici di olive dei monti Nebrodi e delle Madonie.

Questa onda di protesta superò perfino lo Stretto, tracciando un’inquietante mappa del lavoro nero femminile. Grazie a questa storica battaglia per i loro diritti, il salario delle raccoglitrici riuscì a raddoppiare e la paga divenne di 50 lire al kg. Fu il primo di una lunga serie di scioperi che attirarono l’attenzione della stampa nazionale ed estera e che continuarono periodicamente sino agli anni Sessanta, quando il numero delle raccoglitrici arrivò a circa 2.500 unità.

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.

https://www.balarm.it/news/furono-il-simbolo-di-una-storica-protesta-chi-erano-le-raccoglitrici-di-gelsomino-in-sicilia-122835

1 · ambiente · amore.autostima · architettura · armonia · arte · Comunicazione · cultura · donne · eventi · Testimonianze · umanità

* Sebben che siamo donne: Niki e il suo Giardino Esoterico dei Tarocchi

Il MOMA di New York la celebrerà dall’11 marzo al 6 settembre 2021 con l’esposizione “Structures For Life”, retrospettiva con oltre 200 opere create dalla metà degli anni ’60 fino alla morte dell’artista. Sculture, stampe, disegni, gioielli, film e materiali d’archivio evidenzieranno l’approccio interdisciplinare di Saint Phalle e il suo impegno nelle principali questioni sociali e politiche. “Gli uomini sono molto inventivi. Hanno inventato tutte queste macchine e l’era industriale, ma non hanno nessuna idea di come migliorare il mondo”.

Lei è Niki de Saint Phalle, pseudonimo di Catherine Marie-Agnès de Saint Phalle,

pittrice, scultrice, regista francese. nata in Francia a Neuilly-sur-Seine, ad ovest di Parigi, il 29 ottobre 1930 e naturalizzata californiana, dove muore, alla Jolla.

All’inizio degli anni Cinquanta, ventiduenne moglie e madre, ex modella e aristocratica decaduta, Niki viene ricoverata in manicomio: la sanità mentale le verrà restituita dall’arte, dirà lei più tardi, e per questo è sempre stata convinta che il suo monumentale giardino di sculture avrebbe guarito gli altri.

È il 1955 quando Niki si reca in Spagna, per la prima volta, a visitare le opere di Antoni Gaudí, che segneranno profondamente la sua opera.

Da quel viaggio, infatti, Niki inizia a sognare di costruire il suo giardino di sculture, ispirato alla simbologia delle carte dei tarocchi e realizzato con materiali ed oggetti di diversa natura. Gli anni passano e la scultrice, che continua a lavorare principalmente con il poliestere, viene ricoverata in ospedale per un ascesso ai polmoni causato proprio da questo materiale. Così, nel 1974, è “costretta” ad un periodo di convalescenza a St. Moritz dove rivedeMarella Caracciolo Agnelli conosciuta nel 1950 a New York. che assieme ai fratelli Carlo e Nicola Caracciolo decide di mettere a disposizione dell’artista un loro terreno nella proprietà a Garvicchio in Toscana.

l 21 maggio del 2002 – realizza un unico, incredibile, giardino esoterico ispirato al gioco dei tarocchi. Un parco d’arte popolato di statue giganti ispirate alle figure dei tarocchi.

Ci ha lavorato per diciassette anni, Niki .Ventidue arcani in forma di scultura. Sculture abitabili, passegiabili, attraversabili.

Una vera foresta di sculture rappresentanti le 22 carte degli Arcani realizzate con materiali diversi: vetro, acciaio, porcellana, I colori accesi sono proposti secondo un codice simbolico: il rosso è connesso alla forza creatrice, il verde alla vitalità primigenia; il blu è il segno «della profondità del pensiero, del desiderio ardente e della volontà», il bianco rappresenta la purezza; il nero indica «la vanità e i dolori del mondo», mentre l’oro è simbolo dell’intelligenza e della spiritualità. Sulle stradine del parco Niki incide appunti di pensiero, memorie, numeri, citazioni, disegni, messaggi di speranza e di fede, snodando un percorso materiale e soprattutto spirituale.

Ci sono la Sfinge, la Sacerdotessa, il Mago, il Vescovo, e così via. Queste sculture vengono armate d’acciaio, poi viene steso il reticolo in fil di ferro e dopo una pompa ci stende sopra il cemento, infine il “duro” lavoro: ricoprire a mosaico questa forma malinconica, compito dell’artista affiancata dal suo team che non la lascia mai sola in questo infinito ‘work in progress’.

Le sculture più piccole del giardino vengono realizzate a Parigi, in poliestere, poi ricoperte da mosaici di tessere fatte con vetri provenienti da varie parti del mondo.

È Niki stessa a chiedere, anni dopo, all’architetto Mario Botta “di creare l’ingresso al Giardino dei Tarocchi in contrasto con l’interno del Giardino. Botta costruì uno spesso muro di recinzione simile ad una fortezza, che aveva un aspetto ‘maschile’, utilizzando la bella pietra locale, e in questo modo l’esterno e l’interno furono ben distinti. “Per me il muraglione di Mario è una protezione come lo è il drago che nelle favole è il custode del tesoro”.

Sebben che siamo donne” è il titolo di uno dei tanti canti delle donne mondine che rivendicavano il loro salario come al solito minore di quello degli uomini.
Con questo titolo pubblicherò articoli che parlano di donne che non hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti e per il loro ingegno e per il lavoro fatto. Solo per il fatto di essere donne. O temporaneamente dimenticate.

1 · amore.autostima · anima e corpo · armonia · Astrologia · astronomia · cultura · Energia · eventi · futuro · natura · pensare positivo · stagioni · stare bene

*La luna piena in Bilancia : la scelta è fare splendere il tuo Cuore !Perchè tu vali !

* La luna piena in Bilancia ci svela la Sovranità del Cuore, e a riconoscere nel profondo il nostro valore

Questa è una Luna che ci mette uno specchio davanti: quella della nostra sovranità connessa con il cuore
L’archetipo del sovrano è un archetipo molto complesso a cui ne sono collegati altri.
Quando non riconosciamo nel profondo il nostro valore, ci sentiamo svalutati, abbiamo bisogno del responso altrui. E quando non arriva cadiamo alle volte in mortificazione, altre volte quella frustrazione sfocia in atteggiamenti che possiamo definire invidia o cattiveria: ovvero il tentativo di distruggere l’altro.

Sicuramente qualcuno che rappresenta qualcosa che vorresti esprimere tu.
Oppure sminuire, togliere valore a qualcosa la fuori nel mondo.

Perché se ti senti tu non di valore, tutto ciò che esprime valore ti fa sentire ancora più sminuito: quindi il meccanismo d’ombra ti guida nel demolire per sentire meno quella frustrazione.
Proprio dalla frustrazione riconosciuta c’è l’opportunità per fare un grande salto grazie all’energia di questa Luna piena in Bilancia che fa emergere il cuore o tutte le dinamiche connesse alla sua chiusura.

Il salto è portare l’attenzione verso di te e riconoscere il tuo valore come unico e irripetibile. Ma non per questo superiore o inferiore a qualcuno.

Il sovrano ha un regno: per essere sovrano deve sedersi su un trono. Quel trono esotericamente nella Luce di questo archetipo rappresenta l’amore di sé stessi. E l’amore verso gli altri. Uscire da tutti i meccanismi di paragone, competizione poiché ognuno è unico e ha la sua strada. Perfetta per lui. Riconoscere il tuo valore e smettere di guardare fuori è il primo passo.

Da quel valore poni sulla tua testa la corona: rappresenta le scelte. Cosa meriti, cosa non ti risuona più, cosa desideri ricevere, cosa desideri offrire. Da questa scelta il tuo regno prenderà una forma. Cosa non sei più disposto ad accettare. Di cosa non vuoi più essere schiavo.
Non metti più il tuo cuore sotto scacco dei bisogni.
Sei disposto a restare anche solo piuttosto che tenere in piedi ciò che non risuona più con te.
E giunge la bilancia con il suo onore di verità connessa al cuore. Verità interiore che guida le tue scelte. Che ti fa uscire dai compromessi in cui non stai più bene, seppur ti hanno donato “comodità” fino ad oggi.


È una Luna che ti fa sentire quanto distante sei dai doni dell’amore, quanto lo hai messo nelle tue priorità, quanto lo hai temuto, o quanto lo hai elemosinato.
Il Sovrano non da colpe all’esterno MAI, ma si prende le sue responsabilità ringraziando con cuore tutto ciò che gli ha dato l’opportunità di riconoscere il suo valore. Ha una visione dall’alto e benedice l’altro affinché trovi la sua gioia e la sua verità. Affinché creda in se stesso come ha imparato a fare lui. Il sovrano aiuta l’altro a divenire sovrano, non teme nessuno. Benedice e riconosce l’unicità di ognuno e di sé stesso.

Questa Luna crea un’onda benedetta per guardare tutto questo. È chiaro che se non vissuta  con osservazione e consapevolezza può agire dal punto di ombra di queste dinamiche.
È Una Luce che  le pone davanti a noi per far splendere il cuore.

Guarda sempre dentro di te,ascolta la tua voce interiore e ricorda che l’unico vero maestro è l’Essere che sussurra la tuo interno.

Ascoltala: è la verità ed è dentro di te.

Sei divino, non lo dimenticare mai.

La separazione non esiste.

Siamo tutti Uno, in eterno contatto con l’Anima Unica

Giordano Bruno

Fonte : http://arasurti.com/la-luna-della-sovranita-del-cuore-28-marzo-2021-di-sara-surti/

1 · ambiente · amore.autostima · armonia · arte · buone notizie · Comunicazione · cultura · donne · eventi · Fantasia · futuro · pensare positivo · Poesia · stare bene · Testimonianze

*La buona notizia del venerdì: E’ nato il Teatro Delivery a testimoniare che la Cultura è indispensabile tanto quanto il cibo!

Ricordate le proiezioni di cinema nei cortili condominiali e nelle piazzette? A Milano nasce il Teatro Delivery che porta il teatro nei condomini e perfino nelle case , a domicilio appunto e su richiesta!

Si tratta di un progetto di resistenza culturale per tenere vivo il teatro e tentare nuove modalità di contatto tra artisti e spettatori. Si cerca di correre ai ripari, dato che non si sa ancora con certezza quando riapriranno teatri e musei.

Si possono ordinare alcune cantiche dell’Inferno dantesco oppure il “Pacchetto famose ‘na risata”; si può scegliere tra il riadattamento de La Locandiera di Goldoni e il “Rodari Remix”, incluso nel Menù Speciale, oppure proporre un testo a proprio piacimento.

Sono solo alcune delle opzioni contenute nel menu di Teatro Delivery, iniziativa nata a Milano lo scorso dicembre per portare il teatro a domicilio.

Per contrastare l’incertezza totale che grava sui teatri,chiusi dal 26 ottobre 2020 e non ancora riaperti – l’USCA – Unità Speciali di Continuità Artistica ha deciso di costituire un servizio alternativo che porta il teatro e la recitazione nei cortili dei condomini, negli atri, nei giardini pubblici, negli spazi aperti o in qualsiasi luogo in cui sia possibile la realizzazione della performance in completa sicurezza per attori e loro committenti.

Come nel caso di un normale delivery, basta scegliere ciò che pare più “appetibile” (per un ordine minimo di 20 euro), contattare gli organizzatori e accordarsi sulle modalità di fruizione.

Le responsabili del progetto Marica Mastromarino diplomata al Piccolo Teatro nel 2017, con un vissuto legato al teatro di prosa e alla performance, e Roberta Paolini, attrice comica e di prosa.

Sono entrambe attiviste nel movimento dei lavoratori e lavoratrici dello spettacolo nato in questa fase emergenziale, il Coordinamento Spettacolo Lombardia; Roberta, inoltre, è attiva nella Associazione di attrici Amleta, recentemente costituitasi, impegnata sulle tematiche della parità di genere e lotta contro la violenza sulla donna.

L’idea nasce dall’attore leccese Ippolito Chiarello, da dieci anni attivo in Italia e non solo con il suo progetto Barbonaggio Teatrale, con il quale si propone nelle piazze con il suo banchetto e un menù per fare teatro in strada. Dopo la chiusura di tutti i teatri per la pandemia ha trasformato il progetto in un Teatro a domicilio: chiamando colleghi attori conoscenti in giro per l’Italia!

Il menù delle due attrici è composto da monologhi di repertorio, o comunque tratti dai loro precedenti spettacoli: si va da Dante a Benni, incluse proposte scritte da loro stesse.

Il pezzo più richiesto è senz’altro la Fame dello Zanni, riadattato da uno dei lazzi del Mistero Buffo di Dario Fo, e non è un caso. In generale, dopo lo Zanni, i pezzi più richiesti sono quelli comici ma anche il V canto dell’Inferno.

Il pubblico che le ha chiamate e ha assistito ai lorospettacoli è stato sempre entusiasta e tutto ciò ha sorpreso non poco. I bambini, insieme ai nonni e ai genitori, con la signora che stende il lenzuolo e sbircia, ecco questo il pubblico che dà la percezione di quanto sia indispensabile il contatto vis a vis, di quanto calore umano ci si può scambiare in presenza!

Con questo progetto, diciamo a gran voce che la Cultura è indispensabile tanto quanto il cibo.”dicono le attrici!

Del resto in realtà i Teatri sono spazi che ben si prestano al mantenimento delle distanze e quindi ad un monitoraggio sicuramente maggiore dei centri commerciali che invece sono aperti e super affollati.

Le attrici si augurano che questa iniziativa possa diffondersi anche in altre città, e che possa riportare la gente a teatro quando questi ultimi saranno finalmente riaperti.

Leggi anche:https://lauracarpi.com/2019/08/02/la-buona-notizia-del-venerdi-scendi-ce-il-cinema-stasera-in-cortile-basta-che-scendi-e-ce-pure-languria/

Liberamente tratto da una intervista alle responsabili del progetto Teatro Delivery

Fonte:https://www.artribune.com/arti-performative/teatro-danza/2021/01/milano-teatro-delivery-condomini-case/?

anima e corpo · armonia · bambini · Comunicazione · eventi · felicità · Leggere · Natale · Pace · pensare positivo · Poesia · stagioni · Testimonianze · usanze

* Succede nel paese della Befana

Befana_in_volo

La scopa e… la Befana

Quando la Befana di Roma ha finito il suo giro, torna nel paese delle Befane dove, per prima cosa, sgrida sua sorella perché non ha lavato i pavimenti, non ha spolverato i mobili e non è andata dal parrucchiere.
Alla sorella della Befana non va di viaggiare sta sempre in casa a mangiucchiare cioccolatini e a succhiare caramelle all’anice. È più pigra di ventiquattro mucche.
Le due sorelle hanno un negozio .di scope.
Lì si servono tutte le Befane del paese.
Le Befane sono migliaia e consumano un monte di scope. Gli affari vanno benone.
Quando le vendite diminuiscono si pensa a lanciare una nuova moda.
La moda della miniscopa, ad esempio, fa furore.
In principio le Befane più anziane protestano.
Poi i cominciano anche loro a fare delle prove di nascosto in casa, con le tende ben tirate.
E un bel giorno escono anche loro con la miniscopa.
Dopo un po’ di tempo le vendite tornano a diminuire.
E allora viene lanciata la moda della maxiscopa: una scopa lunghissima.
Due volte più del necessario.
Il giorno che una Befana giovane giovane, molto graziosa, si fa vedere in giro con la maxiscopa, tutte le altre diventano matte per l’invidia.
L’anno dopo la sorella della Befana inventa la scopa midi e diventa ricca.
Mette su un negozio di aspirapolvere.
E qui cominciano i guai. Perché le Befane viaggiando con l’aspirapolvere, aspirano nuvole, comete, uccellini, paracadutisti, satelliti naturali e artificiali, pipistrelli, professori di latino.
Già, per i viaggi è più pratica la vecchia scopa.

Befanarodari

Gianni Rodari

Gianni Rodari è autore di molti libri per bambini. E’ un autore che aiuta a immaginare cose sempre nuove in fondo alle quali c’è sempre un messaggio.

 

 

calze-befana-586x381

amore.autostima · anima e corpo · armonia · Astrologia · buone notizie · Comunicazione · cultura · Energia · eventi · evoluzione · felicità · futuro · Natale · Pace · pensare positivo · stare bene · umanità · usanze

* La prima buona notizia del primo venerdì 2021: Oggi è il primo giorno dell’anno 2021!

venerdì 1 gennaio

Eh già !

E tutti chiedono a tutti di tutto! Già sento il clamore!

Chi previsioni astrologiche, chi fa proclami, chi liste di propositi, chi gesti scaramantici , chi schemi di comportamento, chi promesse, chi cose da non fare mai più, chi cose da fare assolutamente, chi spera, chi crede che è possibile, chi ce la posso fare, chi il futuro sarà luminoso…

Ciaff!  Acquario, che si è proclamato protagonista dei prossimi anni a venire, getta una secchiata amorevole di tranquillità su tutta la folla tumultuosa che si agita nel mondo intero!

Di certo è che oggi è il 1 gennaio del 2021 e che è venerdì !

Venerdì è il giorno dedicato al pianeta Venere!

Venere rappresenta la forza dell’amore universale, l’intelligenza del cuore, l’impulso primordiale che unisce gli esseri quando si riconoscono simili.

E’ l’affetto e la purezza, l’amore passionale, l’energia, l’entusiasmo per i nostri obbiettivi.

E’ l’Armonia, l’intesa , la pace, l’aiuto reciproco,la percezione dell’altro da noi.

Venere ci stimola ad amare, ad aprirci all’amore che siamo e a condividerlo con il resto della manifestazione tutta.

Ci invita ad amare la vita in ogni sua forma.Ad accogliere ogni emozione senza respingerla.

Ci suggerisce di essere amorevoli con noi stessi prima di tutto, e soprattutto di trovare il coraggio di essere vulnerabili sia verso noi stessi che con l’altro

Venere è il pianeta che ci indica come desideriamo relazionarci agli altri, condividendo i nostri sentimenti e indirizzandoli verso azioni comuni.

Stiamo imparando a fare spazio all’amore. Senza più paura ed in assenza di sforzo..

Venere ci stimola,soprattutto in momenti di difficoltà, a vedere sempre la bellezza che ci circonda e a trovarla in ogni nostra espressione.

Venere è la Signora delle Arti, soprattutto della Musica, della Creatività, della Scienza e Conoscenza, e della Bellezza di forme e colori presenti nella natura della quale siamo parte integrata.

La Bellezza è un abitudine di pensiero.Per riconoscere la Bellezza è necessaria la Conoscenza . La Conoscenza è il diritto allo studio Per tutti.

La Conoscenza genera Coscienza di sé e del mondo tutto intorno. Forma individui consapevoli dei valori di tutta l’umanità e fa crescere la responsabilità rispetto alla realtà condivisa.

E non vi sembra una Coincidenza che oggi sia il venerdì del Pianeta Venere?

Proprio il primo giorno del nuovo anno?

Non ci sono ricette o previsioni certe. Ora potete sbizzarrirvi che ognuno nel suo profondo sa cosa farà.

Ora il nuovo ci spaventa …ma forse ci siamo solo liberati di stereotipati modi di essere, di credenze e di mode obbligate: la scelta è essere o apparire nel riconoscimento e nel rispetto degli altri.

Ora come bambini smarriti e sgomenti ma curiosi di vedere l’effetto che fa la riscoperta di valori che riempono di nuovo il cuore, ci incamminiamo insieme, sì insieme, con la volontà di percorrere nuove strade.

Siamo l’umanità che è uno dei tanti abitanti su questo pianeta Terra.

Il 2021 ci aspetta! E potrebbe sorprenderci!