* La buona notizia del venerdì: I medici cantano e suonano all’Azienda Sanitaria di Biella

Regaliamo svago puro che nella malattia diventa un momento di normalità”.

Matera 3 (1)

Le doti canore della dottoressa Paola Matera, operativa presso lAzienda sanitaria di Biella, agiscono come pratica di cura, ma mirano a diffondere un messaggio più profondo: l’ospedale è anche un luogo di buona vita.

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L’iniziativa è parte di un progetto ben strutturato che coinvolge tutta l’Azienda sanitaria, anche se, chiaramente, l’essere appassionata di musica gioca un ruolo determinante – spiega la dottssa Matera -. Il mio amore per il canto nasce da una vicenda personale. In passato ho avuto un problema serio di salute. 

La musica mi ha sempre accompagnata, permettendomi di ritornare alla vita dopo tre mesi di ospedale, durante i quali la mia unica gioia era ascoltare una piccola radio che mi aveva regalato mia sorella; anche perché non potevo ricevere visite o fiori, nulla. La musica emessa dalla radio mi teneva a contatto con il mondo. In seguito al ricovero, ho dovuto fare fisioterapia per recuperare la mobilità e fra le cose ho voluto fare ginnastica respiratoria, prendendo lezioni di canto. Da lì è scattata la passione, anche se già da piccola ero legata ad alcuni strumenti musicali. 

Forte di questa esperienza, ho proposto alla dirigenza dell’Ospedale degli Infermi di organizzare piccoli concerti, prima con l’introduzione di un pianoforte nell’atrio della struttura e dopo con brevi incontri nei reparti meno critici, in modo da entrare nel vivo del nosocomio.

Abbiamo ottenuto il consenso di geriatria, fisiatria, pediatria e di psichiatria e ogni settimana programmiamo un momento di musica. Quando è stato il mio turno, anche se sono abituata a cantare sul palco, a sentire le emozioni, in reparto quegli sguardi spenti, che soffrivano, sono stati forti. Dopo dieci minuti però la scena è cambiata, tutti hanno iniziato a cantare e ad applaudire. Abbiamo regalato, c’erano anche i musicisti, un’ora di puro svago”.

Paola Matera alla voce con il pianista Andrea Cavallo_2_0

La dottoressa Matera ha lavorato per diciassette al pronto intervento del 118 e poi per due anni nel reparto di Medicina d’urgenza. Di recente, in seguito ad una riorganizzazione dell’Azienda, è stata destinata al pronto soccorso.

Quando si è in ospedale si attendono soltanto due momenti: la visita dei propri cari, che è un attimo di normalità, e il pasto che porta a pensare ‘sto mangiando, sono vivo’. Almeno, a me era accaduto così . Se a tutto questo aggiungiamo un momento di svago, permettiamo ai pazienti di staccare il pensiero dal dolore e dalla paura. Ora io ringrazio la musica, portandola nei reparti. La direzione dell’Asl per la quale lavoro l’ha accolta e ora appartiene ad una serie di eventi di musica e cultura voluti per migliorare la condizione di vita dei pazienti, dove intervengono tantissimi colleghi medici, volontari e operatori, nonché altri musicisti. Non sono sola. L’esperienza che vivo la condivido volentieri, ma desidero che vengano ricordate tutte le persone meravigliose che stanno dedicando il loro tempo, anche libero, al progetto”.

L’ospedale, focalizzando sulle attività musicali, conta una decina di persone, di musicisti e di cantanti che propongono brevi sessioni di animazione.

Accanto a tutto questo – aggiunge il direttore dell’area Formazione e Comunicazione dell’Asl Bi Vincenzo Alastra -, da un anno e mezzo svolgiamo, a cadenza settimanale, letture ad alta voce con una trentina di volontari. Nel reparto psichiatrico invece, da un anno, conduciamo una sperimentazione dove alle letture abbiniamo la musica ed è accaduto che un paziente, che da tempo non comunicava, stimolato forse dalla musica, ha ripreso a parlare.

Stiamo creando gruppi di persone che non hanno mai cantato e non importa neppure se sono stonate, che vengono dirette da una guida professionale, fino a produrre una forma canora piacevole.

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Lavoriamo al progetto di ‘Digital storytelling’ con narrazioni proposte da pazienti che possono essere utili ad altri. 

Tutte pratiche educative, di cura e di sostegno, che permettono di vivere il ricovero in modo migliore. Fanno dell’ospedale un luogo di buona vita.

E’ in corso anche una mostra con le immagini delle quattrocento donne che operano nella struttura, nei diversi ruoli, e rappresentano un messaggio di impegno.

Vogliamo costruire intorno all’ospedale l’idea di attenzione alla dimensione umana; lo chiamiamo ‘umanesimo della cura’ che passa per tutte le forme di arte”.

http://www.ilpapaverorossoweb.it/article/paola-matera-la-dottoressa-che-canta-i-suoi-pazienti

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