* I gatti di Doris

se un pesce

è la personificazione, l’essenza stessa

del movimento dell’acqua

allora il gatto è  diagramma e modello

della leggerezza dell’aria


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Nella vita di Doris Lessing i gatti hanno sempre avuto un ruolo molto importante. 

Ci ha sempre convissuto, ha imparato presto a conoscerli. Il primo gatto risale ai tempi della Persia, quando aveva tre anni. poi da bambina, in Sudafrica, dove ne era letteralmente circondata: i selvatici, che andavano tenuti lontani da quelli di casa, e i domestici, che a loro volta subivano il richiamo del bush. da allora una lunga confidenza ha unito la scrittrice ai felini, in un rapportarsi sempre intenso, felice in certi casi, drammatico in altri.

A Londra ha avuto animali più cittadini, ormai adeguatisi alla vita umana e abituati a relazionarsi con i padroni. e qui i sentimenti si fanno ancora più profondi e complessi. In particolare con i due con cui viveva, uno grigio e l’altro nero, dalle psicologie così diverse tra loro. 

Di molti dei gatti conosciuti descrive carattere, temperamento, gusti e, con la stessa lucidità con cui ha analizzato se stessa e la società umana nei suoi libri, ha saputo guardare al mondo felino, alle qualità che lo fanno insieme simile e dissimile al nostro.

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( feltrinelli – wikipedia)

” era davvero molto bella

era al suo meglio quando se ne stava seduta sul letto e guardava di fuori. le zampe anteriori color crema, leggermente striate, erano ripiegate all’ingiù, una accanto all’altra, per terminare su due estremità argentee.

le orecchie, lievemente frangiate, con la parte bianca che sembrava d’argento, si alzavano e si muovevano, indietro, in avanti, tese ad ascoltare e a percepire. e ad ogni nuova cosa percepita, il muso si girava leggermente, vigile. la coda si muoveva, in un’altra dimensione, quasi che la punta cogliesse dei messaggi che altri organi non riuscivano ad afferrare. sedeva in posa, leggera come l’aria, guardando, ascoltando, sentendo, respirando con tutta sè stessa, con il pelo, con i baffi, con le orecchie – con ogni parte di sè, attraverso una delicata vibrazione. se un pesce è la personificazione, l’essenza stessa del movimento dell’acqua, allora il gatto è diagramma e modello della leggerezza dell’aria.

“oh, gatta” le dicevo o per meglio dire invocavo “bellissima gatta !  gatta splendida ! dolcissima gatta ! gatta di seta ! gatta che sembri un morbido gufo, gatta con le zampe come farfalline, gatta preziosa come un gioiello, prodigiosa gatta!” gatta, gatta, gatta, gatta.

sulle prime lei mi ignorava poi girava la testa, morbidamente arrogante, e a ciascuno di questi elogi, per ognuno di essi,  separatamente, socchiudeva gli occhi. poi, quando avevo finito, sbadigliava, intenzionalmente, con atteggiamento fatuo, mettendo in mostra una bocca rosa come un gelato e la rosea lingua arricciolata.

oppure, di proposito, si accucciava e mi seduceva con lo sguardo. io fissavo quegli occhi a forma di mandorla contornati da un sottile tratto di matita scura, attorno al quale si inarcava un secondo tratto color  crema.

sotto ciascuno di essi una pennellata più scura. verdi, occhi verdi, che nell’ombra si facevano color oro scuro, fumoso: una gatta dagli occhi scuri. ma alla luce diventavano verdi, un verde smeraldo limpido e freddo. dietro i bulbi trasparenti degli occhi, guizzi di ali di farfalla, venate e lucenti. ali che parevano gioielli – l’ essenza stessa delle ali. …

negli occhi della gatta grigia si rintracciava la verde lucentezza delle ali di una farfalla di giada, come se un artista avesse detto: che può esservi mai di altrettanto grazioso, di altrettanto delicato di un gatto? e quale creatura dell’aria può mai essere affine ad un gatto? ma la farfalla, naturalmente! e là, in fondo agli occhi di un gatto, giace questo pensiero, un pensiero solo accennato con un mezzo sorriso; nascosto dietro la frangia delle ciglia, dietro la sottile palpebra, interna, bruna, e i sotterfugi della civetteria felina.

gatta grigia, perfetta, magnifica, regale; gatta grigia con tracce di leopardo e di serpente; con cenni di farfalla e di gufo; leone in miniatura con artigli d’acciaio per uccidere; gatta grigia piena di segreti, di affinità, di misteri …”

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Doris Lessing, Premio Nobel per la letteratura nel 2007. 

Doris Lessing era una gattara di quelle forti, come T. S. Eliot ed Hemingway, e sui mici ha scritto vari libri. Voleva sempre vicini i suoi gatti quando scriveva e a Londra, nel quartiere di Hampstead in cui viveva, lei era la gattara ufficiale della zona: la sua casa era diventata un rifugio sicuro per gatti randagi e cuccioli che scavalcavano alla ricerca di cibo. E Doris Lessing non faceva mai mancare nel suo giardino una ciotola d’acqua e una di crocchette.

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Uno dei suoi libri ha per titolo “Gatti molto speciali “(in Italia è pubblicato da Feltrinelli) e in esso Doris Lessing vi racconta la sua vita con i gatti, a partire dall’africa. La scrittrice ci parla dei gatti, descrivendoci i loro amori, le paure e riesce a farlo entrando nella psicologia dei questi splendidi animali.

Oltre a Gatti molto speciali, Doris Lessing ha scritto anche” particularly cats and rufus the survivor (contenuto nell’edizione della Feltrinelli di “gatti molto speciali”e “ la vecchiaia di el magnifico”(pubblicato in Italia da Archinto) che era il gatto con cui la scrittrice aveva un rapporto speciale, come ebbe a raccontare ella stessa:

” quello con cui ho comunicato meglio era “el magnifico”, un gatto di grande intelligenza. passavamo molto tempo a guardarci, toccarci.”

 

Fonti:

http://www.petsblog.it/post/67947/

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