* Se ti piace l’ albicocca

Quest’anno il mio albero di albicocche è così

L’albicocca è uno dei miei frutti preferiti,e, colta direttamente dall’albero, ha un profumo inebriante che fa venire subito l’acquolina in bocca. Ma questi frutti maturano tutti insieme appassionatamente, così…ho dovuto fare  parecchi chili di marmellata!

Sull’etimologia della parola “albicocca” esiste qualche perplessità. La maggioranza degli studiosi concorda sul fatto che la parola di riferimento sia araba (al-barquq=susina) e quindi al latino “praecox”, come suggerito da Plinio il Vecchio che ne sottolineava la maturazione precoce rispetto alla pesca.

In numerosi dialetti italici, infatti, si indica ancora la pesca con il nome di “percoca”.

Il nome scientifico Prunus armeniaca, trae in inganno: infatti le albicocche non sono originarie dell’Armenia ma della Cina dove erano note già 2000 anni prima di Cristo.
L’introduzione delle al
bicocche nel mondo greco-romano è senza dubbio avvenuta a seguito delle campagne di Alessandro Magno.
Columella, nel “De re rustica” (Il secolo d.C.) parla di una varietà precoce “arbor precox” da cui deriva appunto il nome albicocco.
Poi furono i romani, cento anni prima della nascita di Cristo, a portare le piante di albicocche in Italia da quella che era stata la Magna Grecia oltre che dalla lontana Armenia (“Prunus armeniaca”); e infatti il segno e la “radice” di quella regione d’origine rimangono nel dialetto romagnolo (“maniaga”) e in quello toscano (“armellino”).

Secondo una leggenda, l’albicocco era considerato inizialmente una pianta ornamentale dalla folta chioma, dal fogliame verde e dai fiori bianchi. Quando l’Armenia fu invasa da un esercito nemico, si dovettero abbattere gli alberi improduttivi per il legname. Una fanciulla, essendo molto affezionata ad un albicocco, trascorse la notte precedente alla guerra piangendovi vicino. Il mattino seguente si risvegliò e vide che sull’albero erano cresciuti frutti dorati, le albicocche.

Nella valle degli Hunza, regno nascosto dell’Himalaya, protetto da gigantesche muraglie che graffiano il cielo sfiorando gli 8000 metri, sorprende la coltivazione dell’albicocca, frutto dalle virtù quasi “magiche” che ha permesso a questo popolo di sopportare gli stenti e le privazioni di una vita difficile, segnata da lunghi inverni.

E proprio durante le “primavere di fame” quando erano ormai esaurite le scorte di cibo, che le albicocche, abilmente seccate durante l’estate precedente, fornivano sostentamento alle popolazioni delle montagne.

Tra fine giugno e luglio ogni pietra, ogni tetto (rispettando la tradizione tibetana, le coperture delle case sono una sorta di terrazzo “vivibile”) si tinge di mille sfumature di arancio vivo, trasformando il paesaggio in un irreale quadro naïf.

Ovunque, i frutti dell’albicocco, aperti e privati del seme legnoso (la cui mandorla verrà anch’essa seccata e messa da parte per essere consumata come “snack” pregiato) seccano lentamente al sole, mutando dal colore vivo e brillante di quelli freschi alle sfumature ocra e ruggine della frutta ormai pronta per essere immagazzinata nelle dispense.

Il panorama, in quella stretta fascia viva tra l’immobilità delle montagne in alto e la furia del fiume in basso, diventa uno straordinario patchwork di arancioni e verdi declinati in sfumature che nessun pittore può immaginare.”

http://www.focusitalia.com

Eleanor Hardwick

Lalbicocca stimola la produzione di emoglobina, la proteina che trasporta il ferro e da’ colore al sangue, un frutto anti-anemia per eccellenza. I medici arabi la usavano per curare il mal d’orecchi, i disturbi della gola e l’afonia.  La mandorla contenuta nel nocciolo, oleaginosa, è commestibile solo quando è dolce; di solito è invece amara: contiene, in tal caso, una sostanza che genera acido cianidrico, un potente veleno. 

Il succo fresco dell’albicocca è un eccellente tonico per la pelle del viso. 

Il colore albicocca è particolare: un po’ di rosso vermiglione, una punta di giallo e di bianco. E’ il colore dell’immortalità e della giovinezza eterna. E’ stimolante, dolce e rigeneratore.

Le albicocche sono paragonate, per forma e colore, alle guance femminili

Nel linguaggio dei fiori significa: “Il mio amore non è ricambiato”

La tradizione popolare di alcune località inglesi vuole che sognare albicocche porti fortuna.

E Dulcis in fundo…

La marmellata di albicocche, è uno degli ingredienti principali della torta Sacher.



Fonti. www.alimentipedia.it * http://web.dsc.unibo.it *http://it.wikipedia.org *http://www.bussolaverde.it



7 thoughts on “* Se ti piace l’ albicocca

  1. Cara Laura, anche io oggi sono andata a cogliere le albicocche. Fortunatamente quelle degli altri due alberi sono ancora immature…perchè ne ho in casa quattro cassette e l’albero è ancora carico. Sono alle prese con marmellate, composte e aceto di frutta (per usarlo come anticalcare e ammorbidente in lavatrice)….l’odore delle albicocche si sente in tutta casa…è meglio del deodorante.

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  2. Ho mangiato due albicocche bellissime, viaggiando con la fantasia sul cavallo di Alessandro Magno attraverso deseri, altopiani, valli segrete, montagne altissime, attraversando molti Paesi e vari continenti fra cui l’Armenia, la Magna Grecia e Roma antica ove mi sono fermato a conversare con Plinio il Vecchio.
    Con la torta Sacher poi la Natura diventa Anima e regala l’elisir della divinità!
    Bravissima!!!

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  3. Adoro le albicocche. Per un certo periodo ho temuto che finisse tra i frutti dimenticati. Sul mercato infatti si trovava solo una varietà più simile alla patata che al delizioso frutto arancione 😦 Ultimamente la situazione mi sembra migliorata: sono presenti più varietà e tutte zuccherine. Ho letto questo post con molto interesse: è ricco di notizie e curiosità e ho scoperto che in questo periodo … avrei bisogno di sognare qualche albicocca!
    Un abbraccio.

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  4. Laura cara, le albicocche sono il mio frutto preferito, e, leggendo da te, ho scoperto cose che non sapevo come ad esempio della loro diffusione e coltivazione della valle degli Hunza, sei sempre un bel leggere…e poi, dulcis in fundo, adoro anche la Sacher solo che quella fa un po’ meno bene delle albicocche 🙂 L’anno scorso ho fatto anche io la marmellata per le stesse tue ragioni ed è venuta davvero buona…io non amo la marmellata, ma i miei figli l’hanno gradita assai.Quest’anno ancora nulla, pensavo di optare per quella di pesche. Un bacione e l’augurio di una buona giornata.
    laura

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  5. 30 anni fa, dopo aver mangiato delle albicocche secche portate dalla valle dell’Hunza, mi è nato un’albero da uno dei noccioli e ora ho un albero di albicocche nella mia casa di campagna. L’albero è alto 8/9 metri e quando la stagione è propizia, produce più di 100 kg di meravigliose albicocche di cui ne faccio marmellate, le faccio secche per l’inverno e vendo i noccioli su internet,

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