* O capitano! Mio capitano!

O capitano ! Mio capitano!

O Captain! My Captain!

our fearful trip is done;

The ship has weather’d every rack, the prize we sought is won;

The port is near, the bells I hear, the people all exulting,

While follow eyes the steady keel, the vessel grim and daring

 But O heart! heart! heart!

O the bleeding drops of red,

Where on the deck my Captain lies,

Fallen cold and dead.

 O Captain! My Captain!

rise up and hear the bells;

Rise up-for you the flag is flung-for you the bugle trills;

For you bouquets and ribbon’d wreaths-for you the shores a-crowding;

For you they call, the swaying mass, their eager faces turning

Here Captain! dear father!

……………………………………………….


O capitano! Mio capitano!

il nostro viaggio tremendo è finito,

La nave ha superato ogni tempesta, l’ambito premio è vinto,

Il porto è vicino, odo le campane, il popolo è esultante,

Gli occhi seguono la solida chiglia, l’audace e altero vascello;

 Ma o cuore! cuore! cuore!

……………………………………………………………

O capitano! Mio Capitano,

àlzati e ascolta le campane; àlzati,

Svetta per te la bandiera, trilla per te la tromba, per te

I mazzi di fiori, le ghirlande coi nastri, le rive nere di folla,

Chiamano te, le masse ondeggianti, i volti fissi impazienti,

Qua capitano! padre amato!

…………………………………………………………………………………..

 La nave è ancorata sana e salva, il viaggio è finito,

Torna dal viaggio tremendo col premio vinto la nave;

Rive esultate, e voi squillate, campane!

…………………………………………………………………………………

Walt Withman

……………………………………………………………………………………………………….

Mi è sempre piaciuta questa ode alla vittoria, al raggiungimento di obbiettivi condivisi, tutti insieme con il capitano a vele spiegate sulle onde del mare .

ll capitano, è essenziale.

Il capitano sa dove andare, come andare e quando.

Ha già percorso tante e tante volte le onde su e giù. Ne ha esperienza.

Il capitano sa affrontare le tempeste e la bonaccia e trarne vantaggio per la sua rotta.

Il capitano è consapevole di tutto e di tutti sulla sua nave. E si sente responsabile.

l capitano sa come stimolare il suo equipaggio con la visione della meta.

Il capitano è l’autorità, è il comandante, è il padre: è la guida nel bene e nel male.

La nave è la solida casa, l’equipaggio è la famiglia, il suo scopo è portare entrambi nel porto sicuro. E lui sa bene quale. Li conosce tutti. Ne ha esperienza.

Il capitano ha sempre presente quale è il porto sicuro, fa la sua scelta di volta in volta, secondo il tempo e la missione, e vuole portarci e la sua casa e la sua famiglia.

L’equipaggio è essenziale.

L’equipaggio è fatto di competenze, di ruoli, di livelli di responsabilità.

Una nave senza equipaggio non può navigare.

Una nave senza equipaggio non ha bisogno di un capitano.

La nave con il capitano e con l’equipaggio scivola sicura e veloce sulle acque verso la sua meta.

Arrivare può sembrare una fine, una morte dell’ideale che ha legato la nave, il capitano e l’equipaggio per tutto quel tempo che sono stati insieme.

Ma ciò che si è conquistato è ormai celebrato e certo ed è motivo per cambiare.

A volte il cambiamento può apparire come una morte.

Ma il capitano sta già studiando la prossima rotta. Per aggiungere una altra esperienza alla sua conoscenza e e maturare saggezza.

Siamo sulla stessa barca” mi ha sempre suggerito un senso di appartenenza.

Ho visto e vedo l’umanità come l’equipaggio, la nave come il bagaglio delle esperienze, il mare come l’acqua della conoscenza, la meta come l’evoluzione…

E il capitano?

Ogni essere umano è il capitano di se stesso, con le sue scelte, le sue esperienze , le sue mete si arricchisce in conoscenza e saggezza.

 

 

E insieme sulla stessa barca,

con la meta bene in vista,

sul Mare dell’Evoluzione,

guidati dal Capitano delle Stelle,

continua il viaggio,

da sempre e per sempre.

(Dedicato ad un Capitano delle Stelle Illuminato)

8 thoughts on “* O capitano! Mio capitano!

  1. Un articolo speciale e bellissimo, scritto con passione e sentimento, racchiudente in una splendida poesia le epopee dei viaggi oceanici del passato ai tempi delle navi a vela e delle colonie britanniche alle quali la vissuta poesia chiaramente si riferisce.

    Oltre che di amore e passione, la poesia ha odore di salsedine e fa risuonare l’ululato di mille violini prodotto dal Re dei venti oceanici dei “quaranta ruggenti” o “roaring forties” alle alte latitudini australi ove le onde sono le più grandi e maestose del mondo.

    La tua squisita sensibilità artistica fa sì che tu scelga sempre argomenti belli ed interessanti perché questa tua poesia profuma inoltre di storia vera vissuta principalmente dai britannici durante il secolo XIX° nei loro viaggi di popolamento dell’Australia e Nuova Zelanda dopo l’attraversamento degli oceani Atlantico ed Indiano.

    Solo in mezzo agli oceani, fuori da qualsiasi comunicazione con la terra ferma, su piccole navi a vela, con enormi difficoltà di approvvigionamenti e razionamenti di acqua dolce, in viaggi che duravano parecchi mesi, forniti solo di una bussola magnetica e del proprio cervello e forse dei primi cronometri marini, usando il Sole per calcolare la latitudine e la Luna per la longitudine, il Capitano era investito di una responsabilità senza fine ed i suoi sforzi e difficoltà erano sentiti, osservati, vissuti, condivisi, metabolizzati e capiti dai passeggeri che, con l’equipaggio ed il Capitano, formavano una sola anima collettiva alla disperata ricerca di raggiungere vivi la destinazione finale.

    Per le infinite e colossali difficoltà che tali viaggi comportavano essi non sono paragonabili a nessun altro tipo di viaggio della storia, ad eccezione forse del viaggio di Argo con i suoi Argonauti della storia o mitologia.

    Gli arrivi perttanto erano sempre un avvenimento festoso e memorabile e tutti accorrevano partecipando alla riuscita impresa con canti, musiche, danze, onorificenze, saluti, abbracci, evviva, coriandoli, e ringraziamenti del Signore per la vincita dell’ambito premio dell’essere arrivati sani e salvi.

    Tutti i britannici hanno parenti e familiari sparsi per i continenti ove sono giunti facendo più volte le dette esperienze.

    Queste esperienze fatte sulla propria pelle hanno contribuito enormemente a cementtare un sentimento di unità nazionale nel quale il Capitano Mercantile è stato riconosciuto quale elemento di valore, di merito e di rispetto.

    Ancora oggi i britannici considerano il capitano mercantile “a priori” sempre un eroe, salvo poi a dimostrare il contrario. Mentre nelll’Europa continentale lo si considera “a priori” sempre un pirata ed un bandito, salvo poi a dimostrare il contrario.

    Questo enorme bagaglio di esperienze maturate sul mare ha fatto sì, inoltre, che oggi pressocchè tutte le vertenze e processi riguardanti navi mercantili di tutti i Paesi del Mondo vengano risolti e giudicati presso il foro di Londra.

    La tua interpretazione del detto “siamo sulla stessa barca” mi sembra pertanto, alla luce di quanto detto, quanto mai appropriata.

    Sta per iniziare un altro nuovo viaggio millenario dei Cittadini della Terra verso una nuova Civiltà fatta di nuovi valori basati sull’Amore e sul Rispetto per sè stessi, la natura ed il proprio simile, sulla sobrietà, armonia, equilibrio, misura, onestà, assenza di eccessi e disuguaglianze abissali, e solo se sapremo sentirci amalgamati “sulla stessa barca” e formamdo un tutt’uno con l’equipaggio ed il suo Capitano, potremo superare tutte le enormi difficoltà del viaggio giungendo sani e salvi alla destinazione finale della nostra nuova tappa evolutiva verso la Civiltà dell’Amore e Conoscenza.

    Tutto questo, e molto di più, traspare dal tuo bellissimo articolo.

    Sei Grande, anzi Grandissima!!!

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    • Grandissimo il tuo commento, come sempre! Pubblicherò per il Solstizio del 20 giugno il tuo appello a tutti i Cittadini della Terra a procedere verso la Civiltà dell’Amore e della Conoscenza. Facendo riferimento al tuo interessantissimo blog ” Pensieri dell’Uomo”.
      Grazie Love L

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