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Perchè siam donne: “Non dubitare mai che anche un piccolo gruppo di cittadini responsabili possa cambiare il mondo” Margaret Mead

“Uno studente chiese all’antropologa Margaret Mead quale riteneva fosse il primo segno di civiltà in una cultura. Lo studente si aspettava che Mead parlasse di ami, pentole di terracotta o macine di pietra. Ma non fu così.

Mead disse che il primo segno di civiltà in una cultura antica era un femore rotto e poi guarito.

Spiegò che nel regno animale, se ti rompi una gamba, muori. Non puoi scappare dal pericolo, andare al fiume a bere qualcosa o cercare cibo. Sei carne per bestie predatrici che si aggirano intorno a te. Nessun animale sopravvive a una gamba rotta abbastanza a lungo perché l’osso guarisca.

Un femore rotto che è guarito è la prova che qualcuno si è preso il tempo di stare con colui che è caduto, ne ha bendato la ferita, lo ha portato in un luogo sicuro e lo ha aiutato a riprendersi.

Mead disse che aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto preciso in cui la civiltà inizia. Noi siamo al nostro meglio quando serviamo gli altri. Essere civili è questo”. il punto esatto del senso di comunità e cura dell’altro.

Da Monolitium

Rete Nazionale Donne in Cammino

Oltre che una grande antropologa, Margaret Mead fu anche uno straordinario personaggio, dalla vita intensa e anticonformista.

Nacque a Filadelfia il 16-12-1901 da una famiglia di religione quacchera: era la primogenita di quattro figli. Suo padre, Edward Sherwood Mead, era professore di economia all’Università di Pennsylvania, sua madre, Emily Fogg, una sociologa.

Nel 1923, entrò nella Columbia University, dove studiò antropologia con i due famosi antropologi  Franz Boas e Ruth Benedict (che divenne sua amica).

Il suo primo libro, Coming of Age in Samoa (L’adolescenza in Samoa, 1928). primo dei ventitré libri da lei pubblicati è stato per anni un best seller: in esso l’antropologa riportava le sue osservazioni sulla pubertà e l’adolescenza delle ragazze, osservando che il disagio adolescenziale non è un fatto naturale ma appreso, una conseguenza di aspetti culturali e non biologici.

Viaggiò molto per osservare i vari stadi dell’evoluzione umana nelle società primitive, soprattutto in Nuova Guinea, il modo nel quale diventavano adulti ,dell’influenza dei ruoli sessuali nella formazione del temperamento maschile e femminile, sostenendo che la personalità individuale era da considerarsi effetto della cultura e della organizzazione sociale che ne conseguiva.

I libri furono considerati di importanza eccezionale nella teoria dell’educazione.

I riferimenti culturali dell’antropologa erano il determinismo culturale e la psicoanalisi, per cui le sue riflessioni erano centrate sui rapporti tra elementi biologici e psicologici, i fattori culturali e i tratti individuali nella formazione della personalità individuale e nell’organizzazione sociale.

Nel 1942 uscì il libro Il carattere balinese, scritto con il marito Gregory.

Nel 1944 Margaret Mead fondò un Istituto per gli Studi Interculturali.

Dopo la guerra (1949) pubblicò Maschio e Femmina: uno studio sui sessi in un mondo che cambia, che trattava delle sue osservazioni sulle persone conosciute nel Pacifico del Sud e nelle Indie dell’est.

Morì a New York il 15 novembre del 1978.

Dal 1926 e per tutta la sua vita la Mead lavorò per l’ American Museum of Natural History di New York; fu Presidente della Society for Applied Anthropology e della American Anthropological Association.

Fu la prima donna a diventare Presidente dell’American Association for the Advancement of Science. Insegnò al Vassar College (1939-41) e alla Columbia University (1947-1978). Ricevette 28 lauree ad honorem.

Come personaggio pubblico si interessò di razzismo, identità di genere, cultura, giustizia, educazione, salute e nutrizione, psicologia evolutiva, femminismo, emancipazione sociale delle minoranze, spiritualità e sovrappopolazione. Credeva che fossero gli aspetti culturali a portare al razzismo, alle intolleranze, alle guerre, a causa di pregiudizi appresi, e che i membri di una società potevano/dovevano lavorare insieme per modificare i loro pregiudizi e costruire nuove istituzioni.

Il suo slogan in proposito era: “Never doubt that a small group of thoughtful, committed citizens can change the world.

In una società sempre più pessimista riguardo alle capacità umane di cambiamento, lei insisteva sull’importanza di favorire e supportare tale motivazione nelle persone di buona volontà.

Si poteva imparare dagli altri popoli: le diversità umane sono una grande risorsa, pensava la Mead, non un ostacolo, e gli esseri umani sono tutti in grado di apprendere ed insegnare l’un l’altro.

I have spent most of my life studying the lives of other peoples — faraway peoples — so that Americans might better understand themselves.”

Margaret Mead


Tratto dal sito psicolinea.it, online dal 2001: https://www.psicolinea.it/margaret-mead/


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* Il 24 giugno è passato! Hai preparato il nocino?Sei ancora in tempo!


Ogni anno, il 24 Giugno (cioè nel giorno di San Giovanni Battista) procurati 39 (non 38 e non 40) delle noci acerbe che quella mattina stessa saranno state abbacchiate.
……………..

La tradizione vuole che le noci vengano raccolte il 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista, allorché la maturazione del frutto non è ancora completata ed il mallo risulta verde e tenero. L’antica credenza popolare voleva che la rugiada (guazza) formatasi nella notte tra il 23 e il 24 giugno fosse una panacea per ogni male, specie per i problemi dell’apparato digerente e per i disturbi gastro-intestinali, per i quali il Nocino era considerato un rimedio eccellente.

Le origini del liquore sono incerte. Si sa che esistono versioni di liquore di noci in molti paesi europei, dall’Italia, agli Urali, all’Inghilterra. Documenti romani antichi riportano che i Picti, cioè i Britanni, si radunassero nella notte di mezza estate e bevessero da uno stesso calice uno scuro liquore di noce. Successive fonti riportano che tra i francesi era in uso un liqueur de brou de noix o ratafià di mallo. Probabilmente dalla Francia fece il suo ingresso in Italia, diffondendosi prima nella zona del Sassello e poi nel Modenese.

ricetta su tavola di legno Certosa di Pavia

 Il noce mantenne sempre un alone di leggenda, legato alla presenza di streghe e incantesimi, che si comunicò alla preparazione del liquore.

Tradizionalmente, infatti, le noci venivano raccolte nella notte di San Giovanni dalla mano di una vergine che, salita sull’albero a piedi scalzi, staccava solo le noci migliori a mano e senza intaccarne la buccia. Lasciate alla rugiada notturna per l’intera nottata, si mettevano in infusione il giorno dopo. La loro preparazione terminava la vigilia di Ognissanti, cioè la notte di Halloween.

Nella raccolta la tradizione chiede di non usare attrezzi di ferro. Il metallo, infatti, intaccherebbe le proprietà delle piante officinali. È un fatto che i vegetali tagliati con lama di metallo ossidano prima e appassiscono più in fretta di quelli tagliati, ad esempio, con una lama di ceramica. L’usanza è comunque molto antica e già i druidi la seguivano cogliendo il vischio con un falcetto d’oro.

Uomo di scienza, cultura, critico letterario, nazionalista, scrittore attentissimo ai fatti di lingua, igienista, gastronomo, Pellegrino Artusi trascorse la sua vita fra la Romagna e la Toscana.

Autore del famosissimo manuale di alimentazione La Scienza in Cucina e l’Arte di Mangiar Bene, che ebbe larghissima popolarità per la sua prosa scorrevole e simpatica, grazie al corretto italiano con cui fu scritto, contribuì all’unificazione linguistica della Nazione. Infatti, nei suoi scritti si percepisce un’idea di Nazione ed il progetto di unificare il futuro dell’idioma italico, basato su tali valori, nel rispetto di tutte le regioni e dei loro passati splendori.

Ecco il nocino del grande Artusi:

Il nocino è un liquore da farsi verso la metà di giugno, quando le noci non sono ancora giunte alla maturazione. *Noci (col mallo) n. 30; spirito, litri uno e mezzo; zucchero in polvere, grammi 750; cannella regina tritata grammi 2; chiodi di garofano interi 10 di numero; acqua decilitri 1; la corteccia di un limone di giardino a pezzetti.* Tagliate le noci in quattro spicchi e mettetele in infusione con i suddetti ingredienti in una damigiana od un fiasco della capacità di quattro o cinque litri. *Chiudetelo bene e tenetelo per quaranta giorni in luogo caldo scuotendo a quando a quando il vaso. *Colatelo da un pannolino e poi, per averlo ben chiaro, passatelo per cotone o per carta, ma qualche giorno prima assaggiatelo, perché se vi paresse troppo spiritoso potete aggiungervi un bicchier d’acqua”.

Ingredienti e quantità:
Noci col mallo verde 300g
Spirito di vino gradi 36 1500g
Zucchero in polvere 750g
Cannella 2g
Chiodi di garofano n. 10
Acqua 400g
Scorza di limone q.b

…..e un pò di pazienza perchè deve maturare per almeno 6 mesi!

Fonti:

http://www.artusi.net/

http://blog.greenme.it/

http://www.peccatidigolaediamicizia.com/

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La buona notizia del venerdì: Sonni tranquilli con le bambole della preoccupazione

Una piccola bambolina in abiti tradizionali a cui raccontare tutto quello che ci angoscia: la soluzione all’insonnia che arriva dai Maya

Spesso, quando ci mettiamo a letto, la nostra mente è ancora affollata dallo stress accumulato durante la giornata, dalle preoccupazioni per il giorno successivo, dall’incombenza di scadenze o urgenze di cui bisogna occuparsi.

È chiaro che, con una disposizione d’animo tanto agitata, prendere sonno e dormire tranquilli per tutta la notte è praticamente impossibile. Ci vorrebbe qualcuno a cui raccontare i problemi che ci attanagliano e ci tolgono il sonno, qualcuno che si prendesse carico delle nostre preoccupazioni per permetterci di riposare bene.

Anche gli antichi Maya avevano le loro preoccupazioni e avevano trovato un metodo geniale per metterle momentaneamente da parte e dormire sonni tranquilli.

Questo metodo, arrivato fino ai giorni nostri, è rappresentato dalla presenza di una Muñeca quitapena sotto il nostro cuscino.

Potremmo tradurre questo nome con “bambola della preoccupazione”: si tratta di una piccola bambolina (alta appena tre o quattro centimetri) realizzate a mano dagli artigiani indigeni che attualmente popolano gli altipiani del Guatemala, costituite da un’anima in legno e fil di ferro e agghindate con colorati abiti della tradizione Maya

Il “rituale” è molto semplice: prima di mettersi a letto, si prende in mano la bambolina e le si confessano paure, preoccupazioni, ansie e progetti che ci tengono la mente occupata, poi la si sistema sotto al cuscino e ci si addormenta.

Nella notte, la piccola bambola attrarrà a sé le nostre preoccupazioni e ci concederà un riposo sereno.

Ma non solo: secondo alcuni indigeni, le bambole della preoccupazione hanno il magico potere di risolvere i nostri problemi, trasformandoli in amuleti.

Non ci sono prove scientifiche dell’effettiva efficacia della Muñeca quitapena come rimedio all’ansia e alle preoccupazioni: ciò che di certo può aiutarci a dormire sonni tranquilli è il fatto di nominare ad alta voce tutto quello che ci stressa e, in questo modo, farlo uscire dalla nostra mente in una sorta di sano “transfert” indirizzato alla piccola bambola.

Un processo molto simile a quello messo in atto dai bambini che raccontano al proprio peluche preferito o all’amico immaginario ciò che li angoscia, liberando la mente

Fonte:

Le tradizionali “bambole della preoccupazione” realizzate dagli indigeni del Guatemala per portarci sonni più tranquilli – greenMe

Avete provato con il vostro gatto? Chi vi capisce e vi consola più del vostro gatto? Un gatto è indispensabile!

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Perchè siam donne: Prestigiatrice o maga o illusionista . La figura femminile nell’Arte Magica.

La  storia della magia, della prestigiazione, mette in evidenza il mago, quale stereotipo maschile, che indossa un frac ed un cilindro, almeno nel mondo occidentale. Ma allora è esistita, in passato, la “donna prestigiatore”, la “donna maga” e attualmente esiste tale figura artistica?”.

A 16 anni Elisa Valle è già un’apprezzata illusionista e un’influencer di successo.

Disinvolta nella manipolazione delle carte, consapevole delle dinamiche dei social e capace di fare rete con importanti conferenzieri e affermate colleghe, l’artista alessandrina sta coltivando la sua passione per la magia senza chiedere il permesso a nessuno, facendo leva sulla propria bravura e senza nutrire alcun senso di inferiorità.

Elisa usa la notorietà raggiunta con il suo profilo social e i suoi dodicimila fans per appassionare il suo pubblico alla sua passione la Magia, contribuendo alla divulgazione di questa meravigliosa Arte, grazie anche ai mezzi tecnologici attualmente utilizzati (Internet; piattaforme telematiche…) e alla presenza di alcuni Circoli Magici sul territorio internazionale.

E’ questo lo spirito con il quale organizza una lezione al Camp Magico di Canazei.

Al Camp di Magia Assokappa, i partecipanti possono mettere alla prova e migliorare le proprie abilità magiche nella Cartomagia, Cubomagia, Mental magic e tanto altro ancora! In tutto il percorso hanno modo di confrontarsi con i principali giovani esponenti della magia italiana.

Qui Elisa sfrutta la visibilità raggiunta sui social per puntare il riflettore sulla figura della donna illusionista; non c’è lei, sotto il fascio di luce, ma tre illusioniste dimenticate che – grazie a un lodevole lavoro di ricerca – ritrovano uno spazio dove raccontarsi e riprendere voce.
Ricostruendo la vita di tre donne che hanno fatto della magia la loro professione, Elisa ci accompagna in un giro del mondo che parte dalla sua regione (Fatima Miris era piemontese 1882/1954), attraversa la Parigi della belle epoque (con Benita Anguinet) e approda alla New York contemporanea (con Dorothy Dietrich 1969;) ed è un viaggio che si estende non solo nello spazio ma anche nel tempo, coprendo oltre due secoli di storia: l’illusionista parigina era nata nel 1819 mentre Dietrich è in attività ancora oggi.


In modo sottile, l’autrice forza le barriere dell’immaginario senza doversi affidare a una narrazione fantascientifica: anche se sembrano provenire da un universo parallelo, Anguinet, Miris e Dietrich sono vissute nel nostro stesso mondo e hanno trovato nell’illusionismo uno strumento attraverso cui conquistare la visibilità e guadagnarsi uno spazio di emancipazione e indipendenza, in un mondo a loro ostile perché ritagliato solo alla figura maschile.

La figura femminile, in passato, è stata per molto tempo considerata lontana dal mondo artistico della Magia.

Se consideriamo le fiabe antiche, come diverse storie del passato, e che ci sono state raccontate da piccoli, esse contengono un immaginario fatto di streghe, con poteri paranormali. Ed il periodo storico denominato “Caccia alle streghe” (XIV– XV secolo), come pure determinati stereotipi di genere, contesti storici, sono tutti elementi che hanno contribuito ad accettare le donne solo in forme artistiche quali la danza, la musica e il canto.

La donna relegata nel ruolo di assistente del mago, e coinvolta nelle cosiddette “grandi illusioni” da palcoscenico, la possiamo associare al “suo taglio in due parti”, una volta inserita all’interno di una cassa.

La prima donna ad essere tagliata a metà fu la donna che partecipò allo show del dicembre 1920, cioè Jan Glenrose, che all’epoca era l’assistente principale del mago Selbit, oltre ad essere anche partner del mago Fred Culpitt.

Gli assistenti maschili diventano comuni fino all’epoca vittoriana, poiché i vestiti ingombranti imposti alle donne dalle mode del tempo rendevano difficile il rannicchiarsi negli spazi ristretti all’interno della scatola, richiesti da alcuni effetti.

Con il cambiare delle mode degli inizi del XX secolo, il ruolo femminile della “vittima” diventò più pratico. “…al di là delle preoccupazioni pratiche, l’immagine della donna in pericolo è diventata una moda particolare nello spettacolo…

I maghi moderni, donne comprese, hanno replicato con un interprete maschile, nel ruolo originariamente ricoperto da una donna.

L’illusionista Dorothy Dietrich, che da adolescente si è affermata come mago di spicco, è stata definita la “prima donna a tagliare un uomo a metà“.

Elisa non ci sta ad abbassare la testa o a farsi segare in due dal maschio di turno: raccontandoci tre storie femminili piene di coraggio e ribalderia, l’illusionista alessandrina offre alle sue colleghe altrettante antenate a cui ispirarsi per coltivare la propria passione libere da condizionamenti e dare spazio alla creatività in ogni direzione; soprattutto quella ostinata e contraria.

Fonti:
Elisa Valle “Studio della figura femminile nella storia della magia”, Alessandria 2022) 

La figura femminile nell’arte della Magia – Il Torinese

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* La magia delle erbe di San Giovanni

E’ nella festa di San Giovanni , il 24 Giugno, che convergono i riti indoeuropei e celtici esaltanti i poteri della luce e del fuoco, delle acque e della terra feconda di erbe, di messi e di fiori.

Sunrise at Summer Solstice (week)
Sunrise at Summer Solstice (week)

Tutte le leggende si basano su di un evento che accade nel cielo : il 24 giugno il sole, che ha appena superato il punto del solstizio, comincia a decrescere, sia pure impercettibilmente, sull’orizzonte : insomma, noi crediamo che cominci l’estate, ma in realtà, da quel momento in poi, il sole comincia a calare, per dissolversi, al fine della sua corsa verso il basso, nelle brume invernali. Sarà all’altro solstizio, quello invernale, che in realtà l’inverno, raggiunta la più lunga delle sue notti, comincerà a decrescere, per lasciar posto all’estate.
E’ così che avviene, da millenni, la corsa delle stagioni.

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Nella notte della vigilia di San Giovanni, la notte più breve dell’anno, in tutte le campagne del Nord Europa l’attesa del sorgere del sole era (è ?) propiziata dai falò accesi sulle colline e sui monti, poiché da sempre, con il fuoco, si mettono in fuga le tenebre con le tenebre e con esse gli spiriti maligni, le streghe e i demoni vaganti nel cielo. Attorno ai fuochi si danzava e si cantava, e nella notte magica avvenivano prodigi : le acque trovavano voci e parole cristalline, le fiamme disegnavano nell’aria scura promesse d’amore e di fortuna, il Male si dissolveva sconfitto dalla stessa forza di cui subiva alla fine la condanna la feroce Erodiade, la regina maledetta che ebbe in dono il capo mozzo del Battista.

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Allo spuntar del sole si sceglievano e raccoglievano in mazzi per essere benedetti in chiesa dal sacerdote. Ed ancora oggi le donne si recano in processione, recando con loro i fiori da benedire.
I fiori di San Giovanni, dunque : l’artemisia, l’arnica ; le bacche rosso fuoco del ribes ; la verbena, della quale è credenza diffusa che, colta a mezzanotte della vigilia di San Giovanni, costituisca un’infallibile protezione contro i fulmini, ed è conosciuta in Bretagna come “erba della croce”, perché si ritiene che protegga chi la porta con sé da qualsiasi male ed anche come “erba della doppia vista” perché il berne un infuso facilita la visione di realtà altrimenti nascoste.

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E ancora, tipico della notte di San Giovanni, il raro, misterioso fiore della felce che cresce nella notte magica, e si dice fiorisca a mezzanotte.
La storia relativa ai fiori magici è interessante, ed è frutto di credenze molto diffuse. Ad esempio, si crede che il fiore della felce risplenda come l’oro, o come il fuoco, nella notte di San Giovanni : chiunque lo possieda in questa magica notte, e salga una montagna tenendolo in mano, scoprirà una vena d’oro, e vedrà brillare di fiamma azzurra i tesori della terra.
Oppure chi riesce ad impadronirsi del meraviglioso fiore nella vigilia di San Giovanni, se lo getta in aria, lo vedrà ricadere per terra nel punto preciso dove è nascosto un tesoro. Pare che questo fiore fiorisca improvvisamente, talvolta, a mezzanotte precisa della magica notte del solstizio d’estate.

E si racconta che chi abbia la fortuna di cogliere l’istante di quella fioritura improvvisa, potrà nello stesso tempo assistere a tanti altri spettacoli meravigliosi : gli sarebbero apparsi tre soli, e una luce avrebbe illuminato a giorno la foresta, e avrebbe udito un coro di risa, ed una voce femminile chiamarlo.

Il fortunato a cui accade tutto questo non deve spaventarsi : se riesce a conservare la calma, raggiungerà la conoscenza di tutto ciò che sta succedendo o succederà nel mondo. Anche se resta da vedere se quest’ultima sia una buona magia.

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Un altro fiore, questo facilmente rintracciabile e che appare d’oro anche ad occhio nudo, è legato nella memoria popolare al solstizio d’estate. La densità della sua fioritura è tale da risaltare sulle grandi distese, come una gran macchia di colore giallo oro misto a rame ; i fiori infatti, così numerosi e brillanti, durano poco, un giorno soltanto, e subito appassiscono e assumono un colore rosso ruggine.

Si tratta dell’iperico, un fiore dei campi che è detto erba di San Giovanni, perché anticamente chi si trovava per strada la notte della vigilia, quando le streghe si recavano a frotte verso il luogo del convegno annuale, se ne proteggeva infilandoselo sotto la camicia insieme con altre erbe, dall’aglio, all’artemisia, alla ruta. IL suo stretto legame col Battista sarebbe testimoniato dai petali che, strofinati tra le dita, le macchiano di rosso perché contengono un succo detto per il suo colore “sangue di San Giovanni”.

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Nelle leggende si parla anche di un ‘erba piccolissima e sconosciuta, detta Erba dello Smarrimento. Si dice che essa venisse seminata dalle Fate e dai Folletti nei luoghi da loro frequentati e, calpestata, avrebbe allontanato dalla retta via il malcapitato.

A questa leggenda si intreccia quella, di origine tedesca ma alquanto diffusa che, se taluno passa vicino alla magica fioritura della felce, nella notte di San Giovanni, senza raccogliere il seme che la pianta lascia cadere, sarà condannato a smarrirsi per via, anche se percorre strade a lui note.


Altrettanto conosciuta era l‘Erba Lucente, che consentiva, se portata sul corpo, di vedere la verità delle cose senza mascheramenti o inganni. Poiché quest’erba era invisibile agli uomini, ma non ai bovini domestici, la si poteva raccogliere solo seguendo un vitello al suo primo pascolo, oppure le mandrie, nella notte di San Giovanni.

Si raccontava infatti che in quelle occasioni i bovini mangiassero solo quell’erba, dando così la possibilità a chi proprio lo desiderava di individuarla.

Le vecchie storie non tramandano cosa accadesse agli incauti che ci riuscivano, cui da allora, conoscendo ogni verità, era negata la possibilità dell’illusione.

Fonte: http://www.ginevra2000.it/fiori/fiori_leggende/giugno.

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Domani è il Solstizio d’estate e l’inizio di un nuovo ciclo carico di energia

” mi illumino di immenso “

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21 giugno…è il giorno più lungo dell’anno e dura ben 20 ore di luce…
Il giorno del Solstizio d’Estate è una data ricorrente attesa da tutta la manifestazione sulla terra: le forze naturali presenti in questo momento dell’anno permettono infatti l’acquisizione di un grande potere energetico.
La Terra inizia a percorrere la sua parte di orbita che la porterà verso il solstizio invernale del 22 dicembre che segna l’inizio dell’anno astronomico del 2023
E’ in questo momento che si aprono le porte del Regno delle Acque Superiori, il regno della Luna e delle forze che la Grande Madre rappresenta. Intorno a questa data sogno e realtà si confondono poiché il mondo conscio, rappresentato dal Sole, e quello inconscio, rappresentato dalla Luna, sono messi in comunicazione.
Il Fuoco e l’Acqua sono gli elementi purificatori che rappresentano il Solstizio d’estate: da sempre si usa bagnarsi nelle acque dei fiumi o dei laghi e accendere fuochi su cui saltare per purificarsi.
L’acqua del Solstizio è direttamente collegata alla luna e al segno del Cancro:  il glifo di questo segno zodiacale è composto da due segni  che si oppongono in un simbolo simile allo Yin-Yang orientale,  indicanti le due metà dell’anno che ora si incontrano.
Il Sole, simbolo del fuoco divino, entra nella costellazione del Cancro, simbolo delle acque e dominato dalla Luna dando origine all’unione delle due opposte polarità che si incontrano. Il Sole è la parte maschile e la Luna quella femminile e il Sole, al solstizio d’estate, raggiunge la sua massima inclinazione positiva.
Simbolicamente questo fenomeno è rappresentato dalla stella a sei punte dove il triangolo di Fuoco e il triangolo dell’Acqua si incrociano.

Nella tradizione occulta l’incontro del Sole nella casa della Luna conduce alle nozze tra i due astri.
Tali nozze divine segnano il passaggio tra il mondo dell’uomo con il  mondo divino eterno dando origine alla suddivisione in due poli: maschio e femmina, luce e tenebra, positivo e negativo ecc….
I due solstizi sono anche chiamati “porte”: porta degli dei il solstizio invernale e porta degli uomini quello estivo.
E’ tempo in cui possiamo ricevere il massimo della potenza solare: la mistica forza che unisce cielo e terra è ora più forte.
Questa elementare verità, era conosciuta dagli antichi popoli che pare fossero a conoscenza del fatto che le “ley lines”, le misteriose linee energetiche che solcano la superficie terrestre aumentano la loro carica energetica tramite la potenza solare. Anche monumenti come menhir, dolmen e cerchi di pietre erano forse focalizzatori artificiali del sistema energetico terrestre.

L’inizio del Solstizio coincide con il segno del Cancro, segno d’Acqua Cardinale in cui ha domicilio la Luna, e rappresenta la massima influenza delle forze Lunari dell’Invisibile: da questo momento il sole inizierà il suo declino fino al Solstizio d’Inverno, che coincide con il segno opposto della Capra-Pesce, il Capricorno.
Nella tradizione esoterica astrologica questi due segni sono in relazione al Passaggio e rispettivamente simboleggiano l’entrata e l’uscita dell’Anima dal mondo visibile.
Questi due momenti sono parte di un processo annuale della Natura che ha sicuramente forti analogie con le pratiche alchimiste che avevano come scopo la ricerca di quella Sapienza, quell’Oro che avrebbe condotto alla Vita eterna coloro che sapevano distinguere il grosso dal sottile.
L’anno Magico è costituito da otto festività: otto porte cosmiche che permettono all’individuo di evolversi, percepire, pervenire alla propria realizzazione attraverso i cambiamenti.

Il Chi è l’Energia senza Forma, perché la materia si possa manifestare deve realizzarsi la dualità, Yin e Yang; senza il Principio di Dualità non vi può essere manifestazione della materia né presa di coscienza su di essa.
Yin e Yang,  attraverso l’espressione degli opposti, permettono la comprensione o conoscenza della Forma; infatti, senza il caldo non potremmo conoscere il freddo senza la luce non ci sarebbe il buio, e così via, alla base del Feng Shui c’è il principio di bilanciare tali energie così da pervenire all’armonia ed al benessere.
Il simbolo usato per la loro rappresentazione, conosciuto come Tao, ha origini antichissime; fu ricavato dagli studiosi cinesi dalle ombre, proiettate da un’asta piantata nel terreno, dei cicli solare e lunari misurate durante l’arco di un anno.
L’ombra più corta, considerata il momento della nascita del ciclo Yin -nero, segnava il solstizio d’estate, quella più lunga, considerata l’origine del ciclo Yang – bianco, il solstizio d’inverno; gli studiosi, unendo tutti i punti ottenuti nell’arco dell’anno, ottennero l’immagine delle due “virgole”.
Lo Yin al suo estremo si trasforma in Yang e viceversa, l’uno genera l’altro e questa incessante trasformazione produce un movimento circolare; tali forze quindi non sono condizioni di energie diverse ma fasi della stessa energia.
Nell’Universo tutto contiene Yang e Yin in quantità variabile, nulla è Yang o Yin in senso assoluto, essi si trovano in uno stato di movimento e di trasformazione perpetui.
Ne consegue che niente è immutato in eterno e che tutto per quanto solido e immobile possa sembrare, in realtà, vibra e pulsa. L’energia Yang trasforma e trasporta, l’energia Yin assimila e conserva.
Yin e Yang nutrono il nostro pianeta, attraversandolo dalla Terra verso il Cielo e viceversa, percorrendo l’essere umano, gli animali, le piante, i minerali e tutto ciò che è presente su di esso.




fonti:
http://www.josaya.com
http://www.cronacheesoteriche.com
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La buona notizia del venerdì: Tutto si può riciclare ! Con fantasia e volontà!

l Wine Box Valparaiso è il primo hotel ecologico del Sud America costruito interamente con container riciclati.

Ci troviamo in Cile, esattamente nella vivacissima città portuale di Valparaiso, considerata la capitale dei graffiti nell’America Latina e una delle città più interessanti del mondo per la sua originale e coloratissima architettura.

Valparaiso, o “Valpo” come la chiamano i suoi abitanti, è famosa per gli splendidi murales disseminati lungo tutte le vie e le ripide scalinate delle sue numerose colline. Una meta amatissima da tutti gli appassionati di Street Art.

Il Wine Box è situato nella zona residenziale di Cerro Mariposas, a poca distanza dai noti quartieri turistici di Cerro Concepción e Cerro Alegre.

Un progetto realizzato con ben 25 container di cargo navali ormai dismessi, trasformati in 21 camere con tanto di sala di ricevimento, zone pranzo e due splendide terrazze con vista panoramica sulla città e sull’oceano. La struttura, capace di rappresentare una perfetta fusione tra innovazione e sostenibilità, è il primo hotel ecologico dell’emisfero australe a produrre il proprio vino e la prima cantina registrata di Valparaiso.

L’unico progetto che, nell’edizione cilena di Great Wine Capitals, ha vinto ben sei premi per l’innovativa esperienza enoturistica offerta.

Gli ideatori di questo coloratissimo edificio modulare sono Camilla e Grant Phelps, due architetti e appassionati enologi che, oltre ad offrire una sistemazione alternativa alla tradizionale architettura dei nuovi hotel, vogliono soprattutto mostrare ai propri ospiti come prendersi cura del pianeta.

Una prospettiva di riuso e di attenzione all’ambiente, mirata a vivere in modo sostenibile anche attraverso l’arte del riciclo, oggi sempre più rilevante per chi viaggia.

Fonte:

MyBestPlace – Il Winebox Valparaiso, l’hotel ecologico dei containers riciclati in Cile

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Perchè siam donne: Eva Widdowson Crane l’amica delle api

Eva Widdowson Crane (1912-2007) biologa, scrittrice e intellettuale inglese, ha dedicata la sua vita allo studio delle api e all’ apicoltura.

La sua formazione è iniziata con la matematica quantistica, ma successivamente i suoi interessi si sono rivolti alle api a partire da quando, nel 1942, sposò James Crane e le fu donato un alveare, come regalo di nozze.

Si era nel pieno della seconda guerra mondiale, le scorte alimentari scarseggiavano e il miele prodotto dall’alveare poteva essere un valido sostituto dello zucchero, difficile da reperire.

Per Eva Widdowson-Crane fu una folgorazione e, a partire da quel momento, lo studio delle api diventerà la sua occupazione principale.

La sua mentalità scientifica la portò ad affrontare l’argomento dal punto di vista biologico, agricolo ed ecologico, ma se ne occupò anche dal punto di vista storico e antropologico, essendo l’apicoltura una pratica millenaria, diffusa in decine di culture diverse.

Nel 1945 entrò a far parte del comitato di ricerca dell’associazione degli apicoltori britannici e nel 1949 fondò l’International Bee Research Association (IBRA), che contiene il più ampio database mondiale di ricerche sulle api, realizzato dalla studiosa visitando più di 60 paesi, spesso anche in condizioni primitive.

Eva Crane non smise mai di documentarsi e viaggiò senza sosta per condurre le sue ricerche sulla biologia delle api, sulle proprietà organolettiche del miele e sulle forme di apicoltura praticate dalla preistoria al presente.

Nelle sue peregrinazioni in giro per il mondo attraversò oltre sessanta Paesi.

Scoprì, tra l’altro, che gli antichi babilonesi usavano il miele per preservare i cadaveri, che l’apicoltura praticata in alcune zone del Pakistan è identica a quella diffusa nell’antica Grecia e che durante la guerra del Vietnam le api sono state usate come armi dai Viet Cong.

Realizzò anche uno studio meticoloso sulle raffigurazioni di api e miele nelle opere di arte rupestre, analizzando oltre centocinquanta siti preistorici in diciassette Paesi.

Eva Crane scrisse più di 180 pubblicazioni tra saggi, articoli e libri molti dei quali dai 70 ai 90 anni.Honey: A Comprehensive Survey (1975), testo al quale contribuì per diversi importanti capitoli.

Sebbene oggi non venga più stampato rimane uno dei libri più significativi mai scritti sul miele.

Le api impollinatrici sono fondamentali per l’agricoltura e per il mantenimento dell’equilibrio di numerosi ecosistemi e, ancora oggi, i testi di Eva Crane sono un valido riferimento per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla loro importanza, sulle minacce che affrontano e sul loro contributo allo sviluppo sostenibile.

Nel mondo esistono oltre 20000 specie di api, molte delle quali a rischio di estinzione.

Per questo, il 20 maggio è stato istituito, dall’ Assemblea generale dell’ ONU, il World Bee Day: per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di questi preziosi impollinatori, per la nostra vita e per quella del pianeta.

fonte di ispirazione:

Dea e Donna: Sacro Femminino | Facebook

Leggi anche:

* Non si può non comunicare… ce lo ricordano le api danzando ! – Laurin42 (wordpress.com)

NB

Il 99% delle api sono tutte femmine
Possiamo dire che il l’organizzazione sociale delle api è un matriarcato, poiché le femmine svolgono un ruolo centrale nella colonia. La maggior parte della colonia è composta da femmine, sono responsabili dell’organizzazione, mantenimento ed espansione della colonia, il ruolo dei fuchi è quello di soddisfare i bisogni riproduttivi della Regina.

In un alveare normale, la covata di fuchi inizia in primavera e i fuchi muoiono in autunno. Manterrànno i fuchi fuori stagione, solo quelle colonie che hanno perso la regina per qualche motivo

Al di là di fecondare la regina, le loro funzioni sono di tenere al caldo e ventilare l’alveare.

Le api non hanno una regina. Le api non capiscono la politica.

Un’ape regina è un’ape femmina che viene nutrita appositamente per essere sessualmente matura. In altre parole, sono in grado di riprodursi. Ce n’è sempre solo una in un alveare. Finché le uova vengono fecondate nascono solo femmine,

All’interno degli alveari ciascuno degli abitanti, ha ruoli diversi per la colonia.

Le api regine sono le api più grandi e più importanti della colonia, poiché sono loro che depongono le uova.

Queste uova attraversano varie fasi di metamorfosi.

Le api femmine nascono da uova fecondate, i fuchi invece da quelle non fecondate.

All’interno dell’alveare ogni ape ha un ruolo ben definito.

Le api operaie sono quelle che svolgono più compiti suddividendosi le mansioni in base alle esigenze dell’alveare.

Dal momento in cui nasce una operaia essa passa attraverso diverse mansioni: fare la cera, pulire, nutrire i piccoli e le regine, le guardiane e, infine, le raccoglitrici.

Invito a meditare e trarre conclusioni!

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La Luna Piena nel Sagittario spinge verso il futuro e Saturno retrogrado in Acquario controlla la giusta direzione

Ecco la Luna Piena di Giugno nel Sagittario

Una Luna in Sagittario pronta a correre verso il futuro ad esplorare altri “mondi”. Così concentrata a rincorrere il futuro da solvolare a volte sulle necessità del presente.

Una Luna Piena che aprirà anche un potente portale poiché si trova proprio accanto al Centro Galattico e sarà carica di ulteriori energie potenzianti .

Una Luna che si pone difronte al Sole in Gemelli e la sua luce la rende luminosa ai nostri occhi.

Una Luna in Sagittario!

Il Sagittario è la costellazione più sorprendente del centauro Chirone.Chirone era un saggio insegnante ed un guaritore.

Queste energie ci stanno aiutando a rivedere gli schemi autolimitanti.

Il Sagittario è l’avventuriero, è il ricercatore della saggezza, lo studente della vita che è sempre all’altezza della sfida di continuare ad imparare.

Ricorda che ciò che pensi si manifesta . Scegli bene la direzione della tua freccia, l’obbiettivo da raggiungere e vai con tutta la passione che hai . Ciò su cui stai lavorando, si concretizzerà.

Connettiti con le vibrazioni del Sagittario per mantenere un senso di meraviglia su di te e per ricordare che la vita è davvero un’avventura. Che tu hai scelto !

Saturno si è spostato retrogrado in Acquario dal 4 giugno e ci rimarrà fino al 23 ottobre.

Questo significa scavare nel passato . Così hai la possibilità di rivedere certe situazioni che sono state per te limitanti e trarne insegnamenti e nuovi modi di procedere.

Del resto c’è Saturno che controlla se se stai costruendo un futuro a tua misura.

Dobbiamo imparare a navigare un modo diverso

Nettuno dal segno dei Pesci si pone in quadratura ad entrambi i luminari.

Movimento, scambio sono le parole d’ordine.

Nettuno manda immagini effimere ai naviganti che c’è qualcosa oltre, che esistono altri “sensi” a noi ancora sconosciuti, ma che potremmo iniziare a sperimentare, o, forse altre” terre” , altre possibilità da esplorare.

Certo Nettuno confonde, disorienta, vuole farci perdere la rotta, quella solita vecchia rotta che percorriamo sempre e ci fa sentire che arriveremo nel solito porto sicuro; ma siamo sicuri che scoprire nuovi territori vuol dire perderci?

Si, questa Luna Piena in Sagittario spinge a nuove visioni, ma anche un invito alla prudenza e a verificare la consistenza dei nostri intenti.

Il futuro dipende sempre da noi…

E prima verifichiamo il progetto del nostro percorso! ( Saturno docet)

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SUPERLUNA PIENA DEL SAGITTARIO – 14 GIUGNO 2022 -Intuitive Astrology – Cammina Nel Sole 0

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La buona notizia del venerdì: La settimana lavorativa corta di 4 giorni già in atto in molti paesi

Da oggi più di 3mila dipendenti della Gran Bretagna lavoreranno solo quattro giorni a settimana mantenendo lo stesso stipendio e la stessa produttività

Questo è il progetto coordinato da 4 Day Week Global in collaborazione con ricercatori dell’Università di Cambridge, del Boston College e dell’Università di Oxford, che ha già coinvolto gli Stati Uniti, il Canada, l’Irlanda, l’Australia, la Nuova Zelanda e il Belgio.

Secondo 4 day Week Global, l’adozione di una settimana lavorativa di quattro giorni è una strategia di miglioramento aziendale incentrata sul lavoro in modo più intelligente anziché più lungo e sull’investimento nel benessere della risorsa più importante per qualsiasi azienda: le persone. I test già condotti hanno dimostrato che il 63% delle aziende ha trovato più facile attrarre e trattenere i talenti con una settimana lavorativa di 4 giorni e che il 78% dei dipendenti è più felice e meno stressato.

Lavorare 4 giorni invece di 5 porta a una serie di sorprendenti vantaggi sia per i dipendenti che per le aziende (oltre che per l’ambiente)!

I Paesi in cui la settimana lavorativa corta è già realtà o è in fase di sperimentazione.

In Scozia due lavoratori su tre, inoltre, pensano che questo cambiamento possa avere effetti positivi sulla produttività.

In Scozia due lavoratori su tre, inoltre, pensano che questo cambiamento possa avere effetti positivi sulla produttività.

In Islanda la settimana lavorativa di quattro giorni si è rivelata un successo travolgente. 2019 a Reykjavík, La seconda, svolta tra il 2017 e il 2021, Da uno studio condotto nel Paese, è emerso che il benessere dei lavoratori è migliorato notevolmente in base a una serie di indicatori, senza che ci sia stata una perdita di produttività o qualità dei servizio forniti.

Lo scorso anno il Governo spagnolo ha scelto di lanciare un progetto pilota passando da 39 ore a 32, mantenendo invariati gli stipendi. L’obiettivo principale? Migliorare la salute mentale dei lavoratori e ridurre il rischio di burnout.

Via alla sperimentazione della settimana di lavoro corta anche nel Regno Unito  Quest’anno saranno una trentina le aziende che prenderanno parte ad un progetto pilota coordinato dall’organizzazione no profit 4 Day Week Global.

Il Belgio, invece, è l’ultimo Paese europeo in ordine temporale ad aver approvato la settimana lavorativa corta. ’obiettivo di questa riforma del lavoro è quello di andare incontro alle esigenze dei dipendenti che vogliono godere di una pausa più lunga e creare un’economia più dinamica e produttiva.

Da quest’anno Gli Emirati Arabi sono il primo paese al mondo a introdurre la settimana lavorativa a quattro giorni e mezzo

Anche il Giappone, uno dei Paesi in cui si muore letteralmente di lavoro, sta incoraggiando la riduzione dei giorni lavorativi. Già nel 2019 l’azienda Microsoft aveva deciso di concedere un altro giorno libero in più a settimana ai propri dipendenti.  E l’esperimento ha portato ad un aumento della produttività del 40%.

E in Italia?

Attualmente l’Italia non ha aderito a questo progetto pilota, sul tema interviene Fratoianni:

La produzione di ricchezza è infatti sempre meno legata al lavoro umano ed è sempre più concentrata in poche mani. È quindi evidente perché questa sia una battaglia fondamentale. Perché riduce la disoccupazione, redistribuisce la ricchezza e permette a lavoratori e lavoratrici una vita migliore, con più tempo per sé, i propri cari e i propri interessi, riducendo stress e disagio psicologico, oltre ad aumentare la produttività e far bene all’ambiente in cui viviamo. Non esistono motivi sensati per non andare in questa direzione.

Nel nostro Paese lavorare quattro giorni invece di cinque è ancora quindi un’utopia o quasi. Sono, infatti, pochissime le realtà in cui è stata introdotta la settimana lavorativa corta.

Tra queste spicca la multinazionale Mondelez International,e la PA ADVICE azienda campana che fa consulenza strategica alla Pubblica Amministrazione, che ha ridotto l’orario di lavoro settimanale 40 a 36 ore, lasciando invariato lo stipendio.

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